Mossio, Dolcetto d'Alba Bricco Caramelli 2011 - Garantito IGP

Di Roberto Giuliani

Se si trattasse di un Barolo, un Brunello di Montalcino o un Taurasi, nessuno darebbe importanza all'annata 2011, ma qui stiamo parlando di un Dolcetto d'Alba! Ancora pochi sanno che questo vino, soprattutto se proveniente da vigne di grande spessore, è capace di evolvere bene per molti anni.


Nel 2012 pubblicai per Garantito Igp una bellissima verticale del Bricco Caramelli di Valerio e Remo Mossio di Rodello, dalla 2010 indietro fino alla 2005. Oggi stappo per voi la 2011, a sette anni dalla vendemmia e sei dalla messa in commercio. Il Bricco Caramelli è un vero e proprio cru, si trova a 470 metri di altitudine e viene curato come un figlio, pianta per pianta, nelle annate difficili vengono usati solo rame e zolfo di cava; in cantina subisce una macerazione di circa 10 giorni, completata la fermentazione matura alcuni mesi in acciaio e poi altri due in bottiglia, niente filtrazioni e niente stabilizzazioni.


La prima cosa che colpisce nel calice è il colore: rubino cupo, solo all'unghia appare il granato; al naso si apre poco alla volta, su note di viola e prugna, poi arriva l'amarena in confettura, il cacao, la menta, un filo di tabacco e venature terrose, di grafite e liquirizia.

Al palato impressiona per la freschezza e una struttura piena, quasi grassa, salina e avvolgente nel frutto maturo, non c'è alcun segno di cedimento, il vino ha un equilibrio quasi perfetto e tiene la barra dritta, senza esitazioni, il finale è profondo, lungo e appena amaricante, tratto tipico del dolcetto.

Avercene una cassa...


Il vino in Cina: gli studi Mediobanca presentati al Vinitaly svelano rischi e opportunità


Tutti i produttori di vino con propensione all'export guardano alla Cina come la grande occasione del presente e del futuro, ma il gigante asiatico potrebbe anche essere una grande minaccia per il settore. Dalla ricerca dell'Area studi di Mediobanca che viene presentata ogni anno in occasione del Vinitaly, emerge infatti che l'import cinese di vino è salito dal 2012 del 75%, ma anche che negli ultimi vent'anni la quantità di vigneti impiantati nel Paese è cresciuta di oltre il 400%, esattamente del 407%.

Anche i consumi in Cina sono in aumento, ma nello stesso periodo la crescita è solo del 62% a 11,4 milioni di ettolitri, quindi a un tasso molto inferiore rispetto alla quantità di vigneti impiantati. E' vero che nel 1995 (anno dal quale partono i dati della ricerca Mediobanca) le vigne nel gigante asiatico erano quasi assenti, ma questa differenza sta a significare che la Cina - dove per ora si produce vino di scarsa qualità spesso con aggiunta di distillati e zucchero per il mercato interno - ha una potenzialità produttiva inespressa ancora enorme.
In ogni caso l'Italia nel cruciale mercato cinese, con le conosciute difficoltà e opacità distributive, è ancora molto indietro: l'anno scorso il primo importatore in Cina è stato la Francia con 973 milioni di euro in valore, seguita dall'Australia a 640 milioni in aumento del 23% in un solo anno e che potrà presto sfruttare l'area di libero scambio tra i Paesi dell'area che comprende anche Pechino. Il Cile è terzo a 290 milioni, la Spagna quarta a 171 e le etichette italiane solo quinte a quota 143 milioni di vendite.

Foto: stamptoscana.it

Secondo le proiezioni dell'Area studi di Mediobanca, i dazi che la Cina potrebbe applicare ai vini statunitensi porterebbero ai produttori italiani un beneficio piuttosto limitato (circa cinque milioni nell'ipotesi più estrema), ma anche la decisione della Brexit ha per ora avuto un impatto nullo. L'anno scorso in valore le nostre esportazioni sono cresciute del 6% nel Regno Unito, un mercato che per il 'made in Italy' è il terzo mondiale a oltre 800 milioni di euro, preceduto solo dalla Germania (985 milioni) e da quello statunitense (1,7 miliardi).

Fonte: Ansa

Emiliano Fini – Lazio Malvasia Puntinata IGT “Libente” 2017


Di Andrea Petrini

Vinificare una malvasia puntinata in purezza è già una scelta ardua, produrla anche buona è un miracolo, ma il suolo vulcanico dei Colli Albani aiuta molto le potenzialità di questa prima annata di Libente il cui nome nasce dall’unione dei due venti che battono con intenti opposti delle vigne gestite con amore da Emiliano Fini che da promessa, spero, diventi presto certezza del vino del Lazio.

Le Macchiole: andata e ritorno - Garantito IGP

Me lo ricordo bene quel dicembre del 2009, visitare Le Macchiole è stata un'esperienza unica perché da illustre sconosciuto quale ero (e continuo ad essere), Cinzia Merli mi dedicò quasi una intera giornata portando me e i miei compagni di bevute in giro tra vigne e cantina regalandoci parte del suo tempo anche a pranzo dove si degustarono vecchie annate di Scrio, Paleo e Messorio.

Da quell'inverno di otto anni fa, ovviamente, qualcosa è mutato: io, ad esempio, sono diventato estremamente saggio mettendo qualche capello bianco in più ma, tornando seri e parlando de Le Macchiole, anche Cinzia, al fine di migliorare un progetto in continuo divenire, ha dato vita ad alcuni cambiamenti significativi. Non c'è più lo storico consulente enologo Luca d'Attoma (la sua ultima vendemmia è stata la 2014) che in cantina è stato sostituito da Luca Rettondini che va a rimpolpare una squadra di giovani innamorati del proprio mestiere tra cui Elia, il primogenito di Cinzia, che da qualche anno sta affiancando Massimo Merli nella conduzione dei vigneti mentre Mattia, il figlio più piccolo, si sta progressivamente avvicinando al vino e farà parte dello staff aziendale nell'immediato futuro.


Oltre alle persone, rispetto alla mia ultima visita, il rinnovamento ha colpito anche i 27 ettari di vigneti (recentemente c'è stata l'acquisizione di una piccola parcella di syrah), condotti in  maniera BIO dal 2002, che negli ultimi cinque anni hanno subito una importante innovazione: se, infatti, da una parte si sta sperimentando la diminuzione delle quantità di rame e l’eliminazione dello zolfo con l’ausilio dei cosiddetti induttori di difesa, dall'altra Massimo ed Elia stanno cercando anche di coltivare le piante secondo i principi della biodinamica attraverso l'introduzione dei due principali preparati ovvero il 500 (cornoletame) per migliorare la vitalità del terreno e il 501 (cornosilice) per la parte aerea delle piante e per il frutto. In alcune circostanze sono inoltre utilizzate propoli, valeriana e ortica in aiuto alla difesa fitosanitaria.   


Quando con Cinzia entriamo in cantina mi accorgo che, rispetto al passato, probabilmente è proprio in questo locale che ci sono stati i cambiamenti più importanti: parte dei tank di acciaio per la fermentazione dei vini sono state sostituiti da vasche di cemento e, girando tra barrique e tonneaux di nuovo e vecchio passaggio, la voglia di sperimentare della Merli la possiamo toccare con mano quando incontriamo nella nostra strada due Clayver, ovvero due contenitori di forma sferica prodotti con un particolare gres, che Rettondini sta valutando per quanto riguarda l'evoluzione di una parte del cabernet franc e del merlot che andranno a comporre i futuri Paleo e Messorio che, come tutti gli altri vini della gamma aziendale, si sta cercando, nel rispetto delle annate e del territorio, di rendere meno opulenti e più "verticali" anche grazie, come accade oggi col Messorio, a nuove tecniche di vinificazione usando, tra l'altro, botti di legno grande.

“Raccontare come nascono le etichette Le Macchiole è sempre difficile – spiega Cinzia – perché è come descrivere i propri sentimenti più profondi. Sono infatti le emozioni quelle che ci guidano nel momento in cui un vino prende forma: tanti gli assaggi che si fanno, tanti i momenti di discussione, tante le autocritiche… momenti importanti perché fanno parte della nostra vita professionale ma anche, e soprattutto, personale. Perché gli aspetti fondamentali per chi lavora a Le Macchiole sono la condivisione e la partecipazione.
Quando ci troviamo tutti insieme davanti alle vasche e ai tagli da degustare siamo pronti a metterci in gioco, ad esternare i nostri pensieri, a confrontarci, a volte in modo anche deciso, su dove vogliamo arrivare e sui risultati da ottenere. Credo sia questo il passaggio chiave nella produzione dei nostri vini: è il vino a dover parlare. A noi spetta solo il compito di amplificare la sua voce”.



A Le Macchiole l'unico punto fermo, anche a distanza di otto anni, è la bellissima sala degustazione allestita da Cinzia, Elia e Mattia per dar vita a due mini verticali di Paleo e Messorio precedute dall'assaggio dell'ultima annata dei due piccoli di famiglia ovvero del Paleo Bianco e del Bolgheri Rosso. Con me e Stefania ci sono anche altri importantissimi ospiti: Roberto Giuliani di Lavinium e, per OhmywineAndrea Matteini assieme ad Anita Franzon.

Paleo Bianco 2016 (chardonnay 75%, sauvignon 25%): in tema di cambiamenti questo è un vino che, nel corso degli anni, ha subito una mezza rivoluzione visto che il sauvignon, prima prevalente, è diventato l'uva minoritaria del blend dove oggi prevale decisamente lo chardonnay. Questo bianco, la cui prima annata risale al 1991, sorprende per il suo carattere mediterraneo dove, accanto alle sensazioni agrumate ed erbacee, gioca un ruolo fondamentale la sapidità che rende la beva decisamente accattivante tendendo a smorzare  e ad ingentilire il carattere solare del vino. Nota tecnica: vinificazione in barrique per 10 gg e successivo affinamento per 7 mesi, 30% barrique nuove e 70% in barrique 2° e 3° passaggio.


Bolgheri Rosso 2015 (merlot 50%, cabernet franc 30%, cabernet sauvignon 10%, syrah 10%): raffinati profumi di erbe aromatiche e frutta rossa di rovo vanno ad ingolosire un quadro aromatico le cui sensazioni ritrovo anche al sorso dove ritrovo quell'equilibrio e quella bevibilità che sono oggi, sempre più, stanno diventando i marchi di fabbrica de Le Macchiole. Bellissima versione di questo vino che, più di altri, rappresenta un importante approccio ai grandi rossi di Bolgheri. Nota tecnica: vinificazione in acciaio per 15 gg ed affinamento per 11 mesi per l'80% in barrique di 2 ̊ e 3° passaggio mentre il restante 20% avviene in cemento.


Paleo Rosso 2010 (100% cabernet franc): da una annata fredda come la 2010 nasce un vino il cui primo impatto olfattivo, giocato su intense sensazioni vegetali, potrebbe un po' deludere per via di una certa piattezza aromatica. La sorpresa, come avviene sempre per i grandi vini, arriva col tempo, aspettando che questo Paleo si apra esplodendo in avvolgenti note di mora matura, spezie orientali, chiodi di garofano e ricordi minerali. Bocca elegante, con dolci tannini ed una lunga chiusura sapida definiscono la chiusura del cerchio per uno dei migliori Paleo degustati negli ultimi anni. Nota tecnica: vinificazione in cemento per 30 gg ed affinamento per circa 20 mesi (70% in barrique nuove e 30% in barrique 2° passaggio).


Paleo Rosso 2012 (100% cabernet franc): l'annata calda, anche se interpretata al  meglio, si fa sentire visto che questo Paleo, rispetto al precedente, si caratterizza per una maggiore morbidezza percettibile già all'olfattiva dove le note di ciliegia nera, amarena, lampone, ricordi di mirto e pepe tendono ad avvolgere i sensi in maniera ammiccante ed estroversa. Al palato è avvolgente, con tannini dolci e irruente freschezza che smussa la carica fruttata del vino rendendo la beva decisamente agile.


Paleo Rosso 2013 (100% cabernet franc): la carica vegetale del cabernet franc, causa annata equilibrata, mi sembra molto più nascosta rendendo questo Paleo decisamente complesso e sfaccettato anche se, causa gioventù, tutti gli aromi sono ancora (troppo) nascosti. Nonostante l'alcol, siamo sui 15 gradi, il sorso è agile, di centrato equilibrio e gode di tannini ben sciolti e di un finale ricchissimo e di lunga persistenza. Da tenere d'occhio per il futuro, per me darà grandi soddisfazioni.


Messorio 2008 (100% merlot): questo vitigno a Bolgheri assume sempre connotati mediterranei ma mai scontati così come questo Messorio che ha un profondo e stratificato naso di mora, visciola, legno di cedro e spezie orientali. Al palato è avvolgente, decisamente morbido, ricco di tannini perfettamente maturi e sapidità che si ritrova anche nel finale dove ritornano, travolgenti, le sensazioni di frutta rossa mediterranea. Vino muscolare ma dalla grande beva. Nota tecnica: fermentazione e macerazione parte in acciaio e parte in tini di legno per 25 giorni. Affinamento:14/16 mesi in barrique.


Messorio 2011 (100% merlot): rispetto al precedente ha un impatto olfattivo ancora più carnoso e suadente, il caldo dell'annata si fa sentire nella maggiore concentrazione aromatica che seduce con aromi fittissimi di mirtillo, prugne, sensazioni di macchia mediterranea, toni di torrefazione e tabacco da pipa. In bocca esibisce forza ed equilibrio grazie ad un tannino perfettamente integrato che, assieme alla vena acida del vino, dirige la degustazione verso una chiusura lunghissima ed inebriante di profumi fruttati. Nota tecnica: fermentazione e macerazione parte in acciaio e parte in tini di legno per 25 giorni. Affinamento:14/16 mesi in barrique.


Messorio 2013 (100% merlot): inizialmente chiuso a riccio, ha bisogno di tanto tempo per aprirsi mostrando tutte le sue potenzialità future che sono rappresentate dalla classica trama aromatica ricca di frutta nera, erbe aromatiche, fiori rossi e cuoio. Al gusto si capisce che la materia di cui si compone è di grande qualità anche se ancora in fase di assestamento, ciò che è certo è che si percepisce con questa annata che Cinzia sta lavorando molto su questo vino che, rispetto al passato, è sicuramente più dinamico e "verticale" grazie anche ad un cambiamento della vinificazione (ora in acciaio e cemento termocondizionato) e dell'affinamento (ora in barrique di primo e secondo passaggio). Difficile dire ora quanto sarà "bello" questo vino, so solo che gli amanti del Messorio non potranno non apprezzare questo merlot dal vestito ancora più elegante e regale. 


Paltrinieri - Lambrusco di Sorbara Riserva Brut Lariserva 2014 è il Vino della settimana di Garantito IGP

Di Angelo Peretti

Nocciole appena raccolte. Fresche, a manciate. Un accenno della crosta di pane uscito da poco dal forno. La vena floreale, il carattere citrino. Ondate di sale.


La bolla cremosa. Il colore della buccia di cipolla guardata in trasparenza. Quando il Lambrusco è spettacolare. Il Sorbara ai suoi massimi.


Le radici del Nizza, i tre Neuvsent di Cascina Garitina - Garantito IGP

Di Angelo Peretti

Da quelle parti, nel Monferrato, Garitina è il diminutivo di Margherita. Sta insomma per Margheritina. Era così che chiamavano la bisnonna di Gianluca Morino, vignaiolo a Castel Boglione, nell’Astigiano. L’azienda si chiama Cascina Garitina in ricordo di Margherita.

Gianluca è uno dei fautori della docg del Nizza. È uno di quei produttori moderni che stanno parecchio sui social, che dialogano col mondo. È anche un convinto sostenitore della superiorità della chiusura a vite per i vini, anche i rossi, anche quelli da far invecchiare. Insomma, uno che non ha paura delle sfide.

Gianluca Morino

La sua etichetta di punta si chiama Neuvsent, che vuol dire Novecento, in onore ancora una volta a Margherita, ai giorni in cui cominciava a coltivar vigne da quelle parti. Ovviamente è un Nizza, ex Barbera d’Asti Superiore della sottozona Nizza, passato a denominazione controllata e garantita autonoma nel 2014.
Dal 1994 al 2012 questo Neuvsent è stato prodotto mettendo insieme i vini tratti dalle tre vigne più vecchie dell’azienda. Poi Gianluca ha deciso di imbottigliarle separatamente, come dei veri cru. “Si è iniziato e produrre Nizza da ogni singola vigna per assecondare la natura e valorizzare le differenze che ci regalano gli anni, il terreno, la barbera, i cloni e la nostra storia”, dice. Coraggioso nuovamente.

Ho avuto modo di assaggiarli i vini dalle tre vigne del Neuvsent, stessa annata, la 2014. Qui sotto dico come li ho trovati.

Nizza Neuvsent Margherita 2014 Cascina Garitina
La vigna Margherita è stata reimpiantata nal 2002. Unico clone su portainnesto 420A, per i patiti di questo genere di informazioni. Il suolo è fatto da marne calcaree friabili. Il vino è in tappo a vite. Ha fittissimi i frutti e i fiori. Acidità e tannino dicono d’una giovinezza esuberante. Il sorso è teso, nervoso, caratteriale, tipico dell’annata.


Nizza Neuvsent Vecchia Millenovecentosessantuno 2014 Cascina Garitina
Questa è invece la vigna che sta in cima al Bric ‘d Garitta. Impiantata fra il 1958 e il 1961. Fatta con la selezione massale sulle vigne di barbera che c’erano allora. Terreno calcareo duro, compatto. Stranamente, sembra il vino più evoluto dei tre. Vira infatti sul nocino, sul rabarbaro. Il tannino però sembra più espresso. Chissà come evolverà.


Nizza Neuvsent Cec 2014 Cascina Garitina
Le vigne vecchie hanno una marcia in più. Questa è la vigna più vecchia, piantata nel 1947, vecchi biotipi di barbera. Gianluca dice che “il suolo argilloso dona più materia, più colore, ma anche più acidità che necessita di più lunghi affinamenti in bottiglia”. Io dico che il vino ha un fascino senza tempo, più struttura, maggiore eleganza. La vigna vecchia si sente.


Taste Alto Piemonte 2018: i migliori vini degustati in questa seconda edizione

L'Alto Piemonte, incastonato tra le province di Biella, Novara, Vercelli e Verbano Cusio Ossola, è culla di grandi vini derivanti da storiche denominazioni di origine: due DOCG (Gattinara e Ghemme) e otto DOC (Boca, Bramaterra, Colline Novaresi, Coste della Sesia, Fara, Lessona, Sizzano e Valli Ossolane). Questa terra, dove si coltiva il nebbiolo, uno dei grandi vitigni mondiali, ha caratteristiche uniche che derivano dalla combinazione di un microclima particolare, grazie al Monte Rosa che protegge il territorio dai venti freddi del Nord donando al tempo stesso frescura notturna durante le calde stagioni estive, e da una ricchezza dei suoli davvero unica grazie ad un patchwork geologico dove le morene, le sabbie e i porfidi dell'Alto Piemonte garantiscono terreno molto acidi e, di conseguenza, vini dalle strutture complesse e molto minerali.


Grazie al Consorzio di Tutela Nebbiolo Alto Piemonte, operante dal 1999 ed oggi presieduto da Lorella Zoppis, ho potuto partecipare con Stefania alla seconda edizione della manifestazione Taste Alto Piemonte, andata in scena dal 24 al 25 marzo al Castello di Novara, che ha accolto oltre 150 vini in degustazione presentati da 50 produttori vinicoli di tutte le denominazioni. 

Il wine tasting riservato ai giornalisti, dove ogni produttore poteva presentare un solo prodotto, prevedeva la valutazione di 50 vini del territorio a partire dal Colline Novaresi Bianco DOC fino ad arrivare al Gattinara DOCG. 

Di seguito riporto alcune note di degustazione, sia mie che di Stefania de Carlo, relative ai vini che ci hanno colpito di più:

Colline Novaresi Vespolina DOC 2017 - Platinetti Guido: da uno dei più bravi produttori di Ghemme, di cui scriverò in seguito qualcosa, nasce questa vespolina didatticamente ineccepibile per anima speziata e beva inarrestabile.

Colline Novaresi Nebbiolo DOC "Opera 32" 2015 - La Cappuccina: un vino delizioso, timido ma al tempo stesso intrigante, prodotto da questo Agriturismo di Cureggio che fa della qualità, anche gastronomica, il suo punto di forza. Passateli a trovare, la goduria varrà il viaggio intrapreso.

Colline Novaresi Nebbiolo DOC "Mötziflon" 2014 - Francesco Brigatti: da un altro grande artigiano vinicolo del territorio nasce questo nebbiolo tutto frutti e fiori rossi che fa della piacevolezza e della bevibilità il suo punto di forza. Chi l'ha detto che il 2014 è una cattiva annata?


Coste della Sesia Nebbiolo DOC "Castleng" 2015 - Cascina Preziosa: un piccolo grande nebbiolo che sembra composto di aria di primavera e luce estiva. Ad avercene di vini quotidiani così!

Valli Ossolane Nebbiolo Superiore DOC "Prünent" 2015 - Cantine Garrone: alzi la mano chi sa descrivermi dettagliatamente l'ubicazione delle Valli Ossolane. Nel frattempo, attendendo la risposta, vi dico che questo vino dal respiro balsamico e fruttato, dotato di grandissimo equilibrio e succosità, è una piccola chicca per intenditori.

Foto: Vinomadi
Fara DOC 2014 - Boniperti Gilberto: altra denominazione da scoprire e altro produttore da seguire attentamente visto che già lo scorso anno avevo gradito i suoi vini. Questo 2014 si caratterizza per dinamismo e intensità. Visto il prezzo è da comprare a casse!

Fara DOC 2013 - Francesca Castaldi: la Castaldi e suo figlio sono ormai un punto di riferimento per i vini di questo territorio e questo Fara DOC 2013 si conferma, grazie anche all'ottima annata, un vino di rara eleganza e profondità. Anche in questo caso, visto il prezzo, un grandissimo rapporto q/p!


Bramaterra DOC 2014 - Colombera & Garella: il territorio del Bramaterra è geologicamente variegato e questo vino è un condensato molto preciso della complessità di questo terroir che si esprime nel bicchiere con grande complessità. Questi ragazzi sono proprio bravi ma, ormai, non è più una novità.

Bramaterra DOC 2014 - Le Pianelle: perchè il Bramaterra, anche in annata non propriamente classica, può essere sinonimo di eleganza sapida e freschezza infinita.

Bramaterra DOC 2013 - Antoniotti Odilio e Mattia: vino delizioso che unisce densità e precisione senza andare incontro ad abbondanze o banali ridondanze. Ciò che mi ha lasciato stupefatto è la finezza nella persistenza finale quasi interminabile.

Bramaterra DOC 2013 - Roccia Rossa: il nome dell'azienda svela moltissimo sulla natura dei suolo dove sono piantate le vigne di nebbiolo, vespolina e croatina da cui proviene questo vino luminoso, puro e dal carattere minerale di raro spessore. Roccia rossa sciolta nel bicchiere. Appunto!


Lessona DOC 2014 - La Prevostura: vino di grande classe fatto di giuste proporzioni, struttura salda e tannini ben integrati. Ad oggi un vino estremamente didattico per iniziare a capire questo territorio.

Lessona DOC 2012 - Tenute Sella 1671: un vino nato per non stupire subito ma che si apre lentamente attraverso un meraviglioso ventaglio aromatico che richiama in maniera viscerale il territorio di provenienza di questo nebbiolo. Al sorso tanto dinamismo associato ad una solidità che non lascia indifferenti.

Lessona DOC 2012 - Massimo Clerico: la batteria dei Lessona DOC si impreziosisce con questo nebbiolo in purezza che affascina per un mix aromatico fatto di scorza di agrumi e sale che viene impreziosito al sorso da una trama tannica di assoluta eleganza che suscita una corroborante progressione gustativa.

Lessona DOC "Tanzo" 2011 - Pietro Cassina: il Lessona di Cassina non è più una scoperta ma ad oggi, anche come evoluzione, rappresenta a mio parere una delle migliori versioni degli ultimi dieci anni. Una vera perla!


Boca DOC 2014 "Il Rosso delle Donne" 2014 - Cantine del Castello Conti: come condensare in maniera magistrale l'irruenza di un territorio vulcanico all'interno di un vino concepito da mente femminile? Citofonare Castello Conti.

Boca DOC 2013 - Barbaglia: la gioventù e lo slancio del Boca si condensano all'interno di questo blend di nebbiolo e vespolina dalle grandissime potenzialità evolutive. Da comprare a casse e lasciare in cantina per almeno cinque anni. Silvia non sbaglia un colpo.

Boca DOC 2012 - Poderi Garona: la mia ignoranza, fino ad ora, mi ha tenuto lontano da questa cantina della quale fino a pochi giorni fa avevo poche notizie. Il loro Boca, austero e minerale fino al midollo, mi conferma che ho del terreno perduto da recuperare.


Boca DOC "Vigna Cristiana" 2011 - Podere ai Valloni: parte lento, schivo, poi cresce con rimandi aromatici di grande classe e raffinatezza che, causa l'annata calda, virano su una terziarizzazione leggermente anticipata la quale dona ancora più profondità a questo vino dalla chiusura cenobitica e modulare.

Ghemme DOCG 2013 "Santa Fé" - Ioppa: da un vecchio vigneto del 1969 piantato sulla parte alta della collina di Romagnano Sesia, nasce questo nebbiolo in purezza di profondità e tensione muscolare con tanta materia, tutta di colore rosso, da sviluppare nel tempo.


Ghemme DOCG  "Ai Livelli" 2013 - Tiziano Mazzoni: vino sfavillante e stratificato dove il palato merita il premio maggiore visto che riesce a coniugare ricchezza, territorialità ed equilibrio fino all'ultimo sorso.

Ghemme DOCG "Chioso dei Pomi" 2012 - Rovellotti: vino dai profumi ancora freschi, vivi, intensamente fruttati e dotati di leggiadra carica speziata: Bocca importante, rigorosa, dal tannino graffiante e dal finale ambizioso. 6 anni o 6 mesi? 

Ghemme DOCG 2012 - Torraccia del Piantavigna: rispetto al precedente è ancora più avvolgente, sinuoso, un Ghemme che dopo 6 anni regala ancora solidità, struttura e una bocca maschia e precisa al tempo stesso. Giovanissimo anche lui.

Ghemme DOCG 2011 - Ca' Nova: Giada Codecasa è una bravissima produttrice che anno dopo anno grazie alla sua bravura si sta facendo sempre più conoscere dal grande pubblico che non può essere insensibile a questo Ghemme penetrante che regala bagliori di nobiltà assoluta.

Ghemme DOCG 2009 - Mirù: vino dalla complessità  aromatica travolgente essendo dotato di qualsiasi descrittore che abbia una corrispondenza con frutta, fiori e spezie. Al sorso tanta giovinezza, struttura e concretezza. Un grande esempio di come un Ghemme può evolvere nel tempo.

Gattinara DOCG 2013 "San Francesco" - Antoniolo: rispetto al fratellone Osso San Grato", questo Cru è quello generalmente più pronto e questa versione, in annata decisamente interessante, conferma le qualità di questo Gattinara dal profilo caratteriale esemplare per fascino e finezza minerale. Si distingue al gusto per la netta sapidità che sfuma in una piacevole e lunga persistenza.



Gattinara DOCG 2013 "Vigna Molsino" - Nervi: da questo affascinante Cru del Gattianara nasce questo vino dai piedi antichi e dalla testa "moderna" grazie ad una beva più accattivante e "stilosa" rispetto ai suoi colleghi che spesso fanno dell'austerità la loro virtù principale.

Gattinara DOCG 2012 - Franchino Mauro: invitante al naso grazie ad uno spettro olfattivo che ricorda l'arancia amara, la violetta e le spezie rosse. Al gusto si ammira per gioventù, pienezza e per uno slancio sapido, nel finale, che invita continuamente alla beva.

Gattinara Riserva DOCG 2012 "Borgofranco" - Cantina del Signore: dedicato alla città di Gattinara, simbolo di libertà ed autonomia sin dal 1242 quando ricevette la qualifica di Borgo Franco dalla Repubblica Vercellese, questa Riserva si caratterizza per la fittezza dei profumi speziati e per una sostanza gustativa che rende la beva un piacere estremamente edonistico.

Gattinara Riserva DOCG 2011 "Galizja" - Il Chiosso: l'annata abbastanza calda rende questo vino ampio, poderoso e aitante ma, al tempo stesso, decisamente suadente ed equilibrato grazie ad una bocca invitante grazie a tannini setosi, sapidi, fitti che creano il preludio ad una chiusura minerale e ancora, nonostante il tempo passata, vibrante di frutta e fiori. Bellissima interpretazione di una annata non facile.

Russolo - Venezia Giulia Igt Pinot Nero “Grifo Nero” 2013 è il Vino della settimana di Garantito IGP

di Lorenzo Colombo

Dodici mesi d’affinamento in barriques nuove, in parte francesi ed in parte americane, conferiscono complessità, eleganza e balsamicità a questo vino, fresco, sapido e persistente che mantiene intatti i caratteristici sentori di piccoli frutti di bosco  tipici del vitigno.


Le uve provengono da vigneti situati su suoli alluvionali in provincia di Pordenone.


Il Bardolino Chiaretto alla prova del tempo - Garantito IGP

Di Lorenzo Colombo

Tra i tanti “luoghi comuni” che circolano tra i consumatori di vino uno tra i più accreditati è che i vini rosati abbiano una vita assai breve e che il loro periodo di maggior splendore (e consumo) sia quello dell’estate successiva alla vendemmia, mentre il loro deperimento avvenga già all’inizio dell’autunno. 

In realtà non è (sempre) così, anche se, ovviamente, col passare del tempo le loro caratteristiche organolettiche cambiano abbastanza repentinamente, perdendo la fragranza e le note fruttate della gioventù, per acquisire profumi (e gusti) più complessi ed a volte inaspettati.

Un’ulteriore prova di quanto scritto sopra l’abbiamo avuta domenica 11 marzo durante una degustazione in verticale di alcuni Bardolino Chiaretto, tenutasi nell’ambito dell’Anteprima del Chiaretto 2017, a Lazise.

Abbiamo avuto infatti l’occasione di assaggiare quattro diverse annate (in due casi addirittura cinque) di Bardolino Chiaretto di tre diverse aziende.

Qui sotto potete trovare le nostre sintetiche note di degustazione.

Giovanna Tantini

Di quest’azienda abbiamo preferito il vino più giovane, mentre quello del 2014 appariva un poco stanco e vuoto.


2017
Color rosa confetto poco intenso.
Intenso al naso, pulito e fresco, si colgono sentori di caramella ai frutti di bosco.
Fresco e pulito anche al palato, sapido, con sentori d’agrume maturo, lunga la persistenza.

2016
Color rosa antico. Buona l’intensità olfattiva, sentori di tabacco e fieno. Sapido, si colgono frutti di bosco leggermente macerati ed accenni di tabacco, buona la persistenza.

2015
Ramato scarico. Di buona intensità olfattiva, note di tabacco, fieno ed erbe secche. Erba secca e fino anche alla bocca, bella vena acida e buona persistenza. Succoso.

2014
Tendente al giallo il colore. Tabacco, erba secca e fieno al naso. Intenso, con bella vena acida, note di mela, accenni di tabacco e fieno. Un poco vuoto. 

Cavalchina

Tutti i cinque vini ci sono parsi molto interessanti, soprattutto il 2015 ed il 2013.


2017
Color rosa scarico. Buona l’intensità olfattiva, sentori di fieno e tabacco.
Di media struttura, sapido, con bella vena acida, fieno e tabacco su lunga persistenza.

2016
Color giallo-ramato. Di buona intensità, sentori di tabacco e ricordi di frutti di bosco. Sapido, fresco, elegante, frutti di bosco con leggere note macerate, buona la persistenza.

2015
Ramato il colore. Intenso al naso, tabacco e fieno. Sapido, fresco, elegante, con lunga persistenza. Notevole.

2014
Color giallo dorato. Fieno ed erba secca al naso. Evoluto, sentori di caramella all’orzo, buccia d’uva, mela cotogna, sapido e con bella vena acida, lunga la persistenza.

2013
Giallo tendente al ramato. Bel naso, elegante, quasi balsamico. Intenso alla bocca, balsamico, sapido, elegante, tabacco e fieno, lunga la persistenza. 

Le Vigne di San Pietro

Il migliore dei cinque (secondo noi) è stato ancora una volta il 2013, seguito a ruota dal 2016. Abbiamo invece trovato un poco sottotono sia il 2014 che 2015.


2017
Color rosa, tra l’antico ed il confetto. Intenso al naso, piccoli frutti di bosco, tabacco e fieno. Buono il frutto, sapido, intenso, con sentori vegetali e note di tabacco, buona la persistenza.

2016
Color oro antico, tendente al ramato. Di media intensità olfattiva e buona eleganza, tabacco e fieno i sentori. Fresco e sapido, con spiccata vena acida, piccoli frutti di bosco, lunga la persistenza.

2015
Ramato tendente all’aranciato. Note tostate al naso, tabacco, fieno umido. Tostato anche alla bocca, un poco scomposto.

2014
Color ramato-aranciato. Intenso al naso, tabacco e fieno i sentori. Evoluto, sapido, tabacco e fieno, chiude un poco amaro.

2013
Color ramato. Media l’intensità olfattiva, tabacco, leggere note ossidative. Tabacco anche alla bocca, frutto ancora presente, sapido, lunga la persistenza.


Podere La Madia - Cafaggio 2016 IGT Toscana Bianco è il vino della settimana di Garantito IGP

Di Stefano Tesi

Un migliaio di bottiglie bio da uve di Malvasia bianca lunga ritrovata in una vigna terrazzata del 1945 e ripropagate in loco, ovvero in Valdarno. 


Botti di acacia, poi acciaio. Un naso cangiantissimo su cui misurarsi e discettare per ore. Una bocca asciutta, verticale, ma piena di cascami. Da provare.


www.poderelamadia.com

Una “Follia” gastronomica partenofiorentina - Garantito IGP

Di Stefano Tesi

Questo pezzo è praticamente un invito al compare Luciano Pignataro, pontefice massimo della golosità partenopea, a venirci a trovare a Firenze per un test gastronomico. A meno che, ovviamente e come è probabile, da bravo cronista qual è egli non sia già venuto in riva all’Arno a nostra insaputa (il che accrescerebbe la stima per il professionista, ma anche il risentimento verso l’amico).

Rizzuti e Pescatore

Perché se col campionato in corso non so come andrà a finire – indovinate comunque per quale delle contendenti faccio il tifo – non c’è dubbio che il Napoli in trasferta sia spesso vincente. E sovente lo è anche Napoli, quello senza “il”.

Oddio: difficile parlare di trasferta per chi vive a Firenze da anni e proprio lì ha costruito il successo professionale. Ma sulle radici e sulla veracità vesuviana dei due non si discute.
Parlo di Romualdo Rizzuti e di Daniele Pescatore. Affermatissimo pizzaiolo il primo, specialista del pesce di nome e di fatto, con un curriculum importante alle spalle, il secondo.
La novità però non sta nel fatto che l'uno abbia ormai da mesi aperto con coraggio e successo, nel quartiere di Gavinana, zona periferica difficile e in un locale segnato da precedenti quanto altrettanto difficili esperienze, “Le follie di Romualdo”, pizzeria di alta qualità ai vertici dell’offerta cittadina.

Lasagna

Non sta nemmeno nel fatto che l'altro, reduce da un complicato periodo di transizione, nel gennaio scorso si sia accordato con l’amico per dargli man forte in cucina con una serie di piatti di pesce e della tradizione napoletana che, oltre a garantire coerenza “etnica” al locale, hanno ovviamente molto arricchito le proposte del medesimo.
No: la vera novità, a mio parere geniale (e con risultati qualitativamente eccellenti), è che il connubio si suggella per pranzo. Anzi, solo a pranzo. Nel senso di mezzogiorno.
Insomma, ogni mezzodì Daniele Pescatore affianca i corregionali pizzaioli (già, perché da Romualdo la pizza si mangia anche di giorno, dettaglio non trascurabile) e ammannisce una serie di specialità napoletane altrimenti difficili da trovare a queste latitudini e a questo livello di bontà.
Fritto napoletano

Le ho testate con piglio volutamente non tecnico, anzi espressamente, perfino sbracatamente godereccio, e le ho trovate irresistibili: dall’antipasto di fritto napoletano, con la mozzarella in carrozza sugli scudi, alla lasagna delle feste, un piatto travolgente ripieno di ragù partenopeo che, lo ammetto, mangiato alla luce del giorno e in orario diurno conferisce a chi se lo pappa non solo grande soddisfazione, ma una sensazione opalizzante di euforia onirica, da ultimo giorno di scuola e da liberi orizzonti.

Panuozzo

Se poi si vuole approfondire, si sappia che il ragù è anche il medio gastroproporzionale tra Romualdo e Daniele: delittuoso infatti non assaggiare come minimo “’o panuozzo co’ raù”, versione più bassa e quasi croccante del classico panuozzo, che il maestro della pizza si è inventato e che è subito diventato un classico.
Luciano (magari con gli altri sodali IGP), quando vieni?


Le Follie di Romualdo

Viale Europa 4, Firenze
Tel. 055 6802482
Chiuso mercoledì