Enrico Crola, Colline Novaresi Nebbiolo Giulia (Riserva) 2009 - Garantito IGP


di Roberto Giuliani

Enrico Crola non è più una sorpresa, a Mezzomerico, nel cuore delle Colline Novaresi, è diventato uno dei massimi rappresentanti della nuova generazione di viticoltori illuminati, capace di fondere al meglio l'esperienza del passato con le nuove tecnologie. La sua recentissima cantina è un esempio di efficienza e, allo stesso tempo, di attenzione all'ambiente, il concetto di "dispersione" qui non esiste, tutta la struttura è stata concepita per garantire un rapporto ottimale fra suolo, edificio, sole, energia. L'uva deve arrivare in cantina nelle migliori condizioni possibili e non subire alterazioni durante tutto il processo di lavorazione.

vigna

Il Nebbiolo Giulia 2009 è dedicato alla figlia, quindi prima annata in commercio, ma anche prima annata che ha subito un duplice percorso. Infatti una parte è maturata solo in acciaio ed è stata messa in commercio a partire dal 2011, mentre un'altra è stata trasferita in barrique di secondo passaggio dove è rimasta fino ad agosto 2016, ovvero 6 anni abbondanti, poi ha traslocato in botte grande dove ha sostato per un altro anno, a ottobre 2017 è stata imbottigliata.

cantina

Non c'è stata premeditazione al 100%, Enrico non aveva riferimenti quando ha fatto questa scelta, lo scopo era, tenendo conto dell'ottima qualità dell'annata, provare a vedere come si sarebbe comportato in legno; gli assaggi effettuati durante il trascorrere degli anni lasciavano ben sperare, ecco perché il vino è rimasto così a lungo. A tutti gli effetti è una riserva, ma in etichetta non può essere specificato perché la Doc Colline Novaresi non prevede la menzione. È il caso anche di ricordare che si tratta di un nebbiolo al 100%, visto che il disciplinare consente fino al 15% di altri vitigni autorizzati dalla Regione Piemonte.


Nel calice si offre di un classico colore granato caldo, come solo il nebbiolo sa dare; il bouquet mette subito in evidenza come il legno sia stato perfettamente assorbito, a tutto vantaggio di una complessità superiore, che si manifesta nelle note speziate di ginepro, cannella, liquirizia, pepe, cuoio, che si fondono a un frutto maturo e intenso, non mancano effluvi floreali, intarsi mentolati, richiami a foglie e muschio, con una chiusura che rivela le basi del futuro goudron.
Sorprendente la tenuta al palato, quella freschezza che ben si percepiva nella versione in acciaio, qui non ha perso grinta, mentre il tannino pur ingentilito rimane con il carattere da nebbiolo, nato per conquistare il tempo e piegarlo al proprio volere. Un vino eccellente, di grande eleganza e persistenza, che dimostra le notevoli potenzialità di casa Crola.

Il vino del Lazio tra speranze e naturalità

Il vino del Lazio, lo sappiamo un po' tutti, non gode di grande fama e questo lo possiamo facilmente desumere sia sfogliando le guide di settore, dove i premi sono ridotti al lumicino, sia parlando con la maggior parte dei ristoratori/enotecari di Roma e provincia che, non esenti loro stessi da colpe di carattere comunicativo e commerciale, ne vendono davvero poco e di non eccelsa qualità.


Eppure il vino del Lazio, tanto tempo fa, non era così male, evito di citare per la milionesima volta ciò scriveva Columella ma, senza scavare troppo nella notte dei tempi, è interessante soffermarsi su ciò che scriveva Salvatore Mondini* nel 1899:"Nel Velletrano e nei Castelli romani si coltivano le vigne intensamente, in terreni d’origine vulcanica. I vini che se ne ottengono sono robusti, sapidi e conservabili; e se ne aiuta la conservazione facendoli passare a primavera dalle cantine sopra terra, o tinelli, in ottime grotte sotterranee. (....) A questo primo gruppo di vigneti appartengono anche quelli del Suburbio di Roma, ora più estesi che nel passato; i quali danno prodotto meno pregiato di quello dei Castelli romani, principalmente a causa delle colture orticole che vi si intercalano in abbondanza. La natura vulcanica dei terreni impartisce ai vini dei Castelli romani caratteri speciali, che acquistano pregio con l’invecchiamento e li rendono ottimi anche pei buongustai più esigenti. 
Il secondo centro di produzione vinicola è costituito principalmente dal Viterbese, dove la coltura della vite non è così fitta ed intensiva come nei Castelli romani, ma è quasi sempre a palo secco; e le strisce di terreno, che si lasciano tra un filare e l’altro, sono assai strette. Prevalgono le uve bianche; le cantine sotterranee sono meno numerose, ma tuttavia i vini ben fatti si conservano facilmente. 
Il terzo gruppo è costituito dal circondario di Frosinone, confinante colla provincia di Caserta, dove le viti sono principalmente coltivate maritate agli alberi. I vini, che se ne ottengono, sono ordinariamente buoni e conservabili nell’inverno. (…) un notevole aumento nelle piantagioni di viti nella provincia di Roma, si è verificato in questi ultimi anni lungo il litorale marittimo e specialmente presso Civitavecchia, Nettuno e Terracina. 
I vini del Lazio in generale si possono classificare in vini secchi e in vini pastosi o alquanto dolci. Il più importante mercato pei vini di questa regione è la città di Roma, dove sono ancora preferiti, ed un tempo erano anche molto ben pagati, i vini dolci, volgarmente detti pastosi o sulla vena.»


Qualche anno prima, Camillo Mancini nel testo "Lazio Viticolo e Vinicolo" descriveva così alcune gemme del Lazio:
  • il Cesanese, specie quello castellano, che regge il confronto con il pinot nero da cui si possono ottenere vini comparabili alle migliori produzioni del Bordeaux
  • l’Aleatico di Gradoli
  • discreti anche i moscati
Inoltre, proseguiva, “già qualcuno si industria di fabbricare dello champagne”, non con grande successo a parere dell’autore, e “Interessante anche la produzione di vermouth che potrebbe diventare un’ottima industria per molti paesi del Lazio”.

E allora, perchè nel Lazio ci siamo persi? Beh, la risposta la fornisce lo stesso Mondini che, a termine delle sue disquisizioni, già al tempo potrebbe aver capito un problema nascente: "(....) se i vini del Lazio fossero fabbricati bene ed accuratamente conservati, non vi è dubbio che la loro composizione ed i loro caratteri organolettici li farebbero classificare fra i migliori prodotti in Italia. Disgraziatamente però, tanto la fabbricazione che la conservazione del vino lasciano molto a desiderare, e tranne alcune eccezioni, la massa dei produttori è ancora assai lungi dall’avere adottato quelle pratiche, che altrove hanno fatto ottima prova".


Per uscire da queste sabbie mobili c'era bisogno di una scossa, probabilmente di un cambio generazionale che portasse con sé nuove idee e voglia di rischiare. Non è stato facile e, ancora oggi, parliamo di una nicchia, ma c'è un gruppo di produttori, spesso giovani, che sta cercando di dare nuovo impulso alla viticoltura della Regione cercando, in maniera "naturale", di rispettare in cantina quanto di buono ha dato la Terra. Per capire a che punto siamo arrivati è stata Palazzo Tronconi, assieme a Sandro Sangiorgi, hanno organizzato un seminario dove sono stati invitati dieci vignaioli della "nouvelle vague" del vino del Lazio. Dieci i vini degustati, cinque bianchi e cinque rossi, rigorosamente alla cieca. 

Di seguito le mie note di degustazione:

Inizialmente è pungente poi col tempo e la giusta ossigenazione si apre sferzando il naso con ventate di frutta gialla estiva e succosa contornata da sensazioni di fiori di camomilla. Si beve senza problemi grazie ad una freschezza e una sapidità decisamente corroboranti. Un vino centrato e diretto che, scoperto, si è rivelato essere il Convenio "Malvasia Puntinata" 2017 di Casale Certosa

Dal colore, un giallo quasi ambrato, capisco che lo stile di questo vino tende all'ossidazione e il corredo olfattivo, tutto frutta secca, terra e fiori gialli secchi, non fa che confermare, spero, le mie aspettative che sono superate alla gustativa dove il vino si fa apprezzare per grande equilibrio, sostanza e deciso allungo sapido. Un vino che, scoperto, si è rivelato essere Arcaro 2016 dell'azienda D.S. Bio (100% maturano).

Col terzo vino non ci siamo proprio, è scomposto, inespresso, con sensazioni aromatiche "perose" che fatico a comprendere. Lo bevo e se non sapessi che è vino direi che, forse, è una buona birra artigianale sperimentale. Una volta rivelato ci sono rimasto male perchè l'etichetta era quella del Ribelà Bianco 2017 (malvasia, trebbiano, bombino) Fortunatamente è un vino non ancora in commercio e, fossi stato nei produttori, non lo avrei portato in degustazione visto quanto ancora è indietro. P.s.: di Ribelà ho degustato in passato ottimi vini e questa, fortunatamente, è solo un'eccezione!

Foto: Sara Hoehn

Il quarto vino mi ha messo in difficoltà appena messo il naso nel bicchiere per via di una volatile decisamente sopra le media che, a mio giudizio, tendeva a mettere un coperchio piuttosto pesante alla complessità olfattiva di questo nettare che, scavando scavando, si componeva di tante sfumature fruttate e vegetali. Sorso molto rustico, qualcuno direbbe "buccioso", ma la tanta materia a disposizione viene ben gestita da una carica acido/sapida davvero interessante. Un vino anch'esso giovane che promette bene. Trattasi del Costa Fredda 2016 (100% passerina) di Carlo Noro.

Il quinto bianco parte anch'esso con una carica olfattiva sulfurea che, inizialmente, tendeva a sopraffare ogni altro aroma del vino che, fortunatamente, col tempo si apre svelando tutta la sua carica meterica composta da sensazioni di cera e agrumi che si fondono con soffi minerali e di erbe aromatiche. La bocca è graffiante, tesissima e ricca di sapidità. Forse il miglior bianco della batteria. Trattasi del Donna Rosa 2015 (100% passerina) di La Visciola.

La batteria dei rossi si apre con questo vino gioviale grazie alle sua carica aromatica di fruttini rossi leggermente surmaturi che, leggermente freddo come ci è stato servito e mancando quasi totalmente di tannino, tende all'irresistibilità di beva. Probabilmente nessuna guida avrà il coraggio di recensirlo ma, vivaddio, questo è un vino che sa di festa, amici e tanti taglieri di salumi. Trattasi, una volta svelato, del Zitore 2016 (100% lecinaro) di Palazzo Tronconi.

Il rosso successivo, appena lo versano, lo riconosco alla cieca almeno per quanto riguarda la zona. E' color granato, sa di erbe aromatiche, terra nera, radici, macis, piccoli frutti rossi. Al gusto fa venire i brividi per gusto, carattere, equilibrio e profondità. Un rosso stupendo fatto da chi ha trovato la quadratura del cerchio. Non poteva non essere il Cirsium 2015 (100% cesanese) di Damiano Ciolli. Nota: vino ancora non in commercio.


Foto: Sara Hoehn

Terzo rosso e terza sorpresa positiva. Davanti a me un vino straordinariamente espresso, almeno inizialmente, e dotato di un corredo aromatico di rara eleganza dove ad un attacco ciliegioso seguono note di viola, erbe aromatiche fresche e profonde sensazioni minerali. Al sorso mi scompiglia i sensi grazie ad una bocca fresca e succosa, ad un corpo apparentemente snello ma gustoso, tannini di buona estrazione e finale lungo e sapido. Se dovessi trovargli proprio un difetto riguarda la tenuta nel bicchiere: dopo un'ora il vino mi è sembrato sedersi leggermente ma siamo di fronte ad un (quasi) capolavoro. Trattasi del Rosso 2016 (sangiovese e grechetto rosso) di Podere Orto.

Il quarto rosso anch'esso è inconfondibile una volta che avvicini il naso al bicchiere da cui emergono, emozionanti, toni di confettura di visciole, gelso, pepe, viola sotto spirito, cioccolato bianco. Piacevolissimo all'assaggio, mai banale o seduto grazie ad una acidità sferzante che rende la beva irrefrenabile grazie anche ad un finale gustoso e pulito. Anche alla cieca non potevamo non riconoscere l'Alea Viva (100% aleatico) 2016 di Andrea Occhipinti

L'ultimo rosso della giornata è probabilmente quello più "crudo" della batteria, c'è un mare molecole odorose che aspettano solo il tempo per districarsi da questa matassa aromatica che promette ma, al tempo stesso, sembra abbandonarti. Al palato è ancora esuberante, graffiante, distratto ma il degustatore attento non può non accorgersi di questa materia gustativa affascinante ma al tempo stesso adolescente che sembra dirti "ciao, ci vediamo tra qualche anno se vuoi uscire con me". Il vino è un altro grande Cesanese di Olevano Romano ovvero è il Calitro 2015 (100% cesanese) di Cantine Riccardi Reale.


Foto: Sara Hoehn

Dovendo tirare le somme direi che, limitatamente a questa serata dove alcuni vignaioli hanno giocato non presentando i loro vini di punta, il Lazio che in tanti vedono come una Regione bianchista mi ha invece sorprese per i suoi rossi che ho trovato più inquadrati da un punto di vista aromatico e, soprattutto, di maggiore lettura territoriale. Il risultato comunque è abbastanza convincente e io, pur toccando ferro, comincio a crederci veramente....

*Salvatore Mondini, Produzione e commercio del vino in Italia, Ulrico Hoepli, Milano 1899

Tenute Cuffaro - Sicilia Bianco Doc "Euphrasía" 2016

di Andrea Petrini

A due passi dalla Valle dei Templi ed a pochi chilometri dalla Riserva naturale Torre Salsa nasce queste inzolia in purezza dal carattere mediterraneo i cui ricordi di fiori d'acacia, timo, muschio e salsedine non possono non riportare alla mia amata Sicilia e alle prossime vacanze estive. 


Rapporto q/p decisamente ok! Bella scoperta.

www.tenutecuffaro.it

La riscossa del Vino Nobile di Montepulciano passa anche per l'Associazione Terra Nobile - Garantito IGP

Diciamoci la verità, se tra noi amanti del vino facessimo un sondaggio per capire quanto Nobile di Montepulciano abbiamo comprato e bevuto nel 2017, più o meno, che risposta daremmo? Provo ad azzardare: sguardi estraniati e voci balbettanti sarebbero i riscontri maggiori.



Diciamoci la verità, tranne qualche rara eccezione, a lume di naso la denominazione non è che negli ultimi tempi goda di ottima salute nonostante le enormi potenzialità di un territorio, come quello di Montepulciano, dove si fa vino fin dai tempi degli Etruschi. 
E allora, dove sta il problema? Tirando le somme, a mio giudizio, i grattacapi, tra ipotesi più o meno realisstiche e dati oggettivi, possono essere così riassunti:
  • può sembrare una banalità, soprattutto per gli esperti di vino, ma la confusione tra Montepulciano città e il vitigno montepulciano d'Abruzzo di certo non aiuta e questo soprattutto quando devi spiegare che il Nobile di Montepulciano è a base sangiovese;
  • la forte rivalità con Montalcino e il suo Brunello che, soprattutto negli ultimi anni, è una denominazione che ha conquistato sempre di più più le luci della ribalta, anche mediatica, a sfavore proprio del Nobile di Montepulciano relegato al ruolo di "figlio di un dio minore". Faccio due esempi per capire meglio: durante le Anteprime Toscane di febbraio, vuoi per una migliore organizzazione, vuoi per un mero discorso di "brand identity", non si fa altre che parlare, soprattutto in Rete, di Benvenuto Brunello, grazie anche al carrozzone mediatico che lo segue mentre l'Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano è relegata, anche dagli stessi giornalisti, in un angoletto schiacciata anche dalla Chianti Classico Collection e, a seguire, dalla Vernaccia di San Gimignano. 
  • il Vino Nobile annaspa nei confronti del Brunello anche, e soprattutto, in termini di prezzo. Il Consorzio del Vino Nobile Nobile di Montepulciano riporta un prezzo medio franco-cantina di € 7.50 per bottiglia mentre per il Brunello di Montalcino è stimato di € 20. Anche per acquistare un vigneto le differenze sono enormi: a Montepulciano un ettaro lo si acquista attorno ai 100.000 euro mentre a Montalcino si deve spendere almeno cinque volte di più per acquistare una vigna iscritta a Brunello;
  • la realtà dei grandi imbottigliatori (90 in tutto dei quali 76 associati al Consorzio dei produttori) che, assieme alla cantina sociale, rappresentano oltre la metà della produzione di Vino Nobile che sta invadendo supermercati e discount, soprattutto esteri, con prodotti di scarsa qualità e dal prezzo che fa fatica ad oltrepassare i cinque euro. Come fare, allora, a giustificare un grande Vino Nobile da 20 euro a scaffale in enoteca quando la stessa tipologia la si può trovare al market sotto casa ad un quarto del prezzo? Il consumatore finale può dirsi davvero garantito da queste logiche di mercato che, giustamente, non è tenuto a conoscere fino in fondo?
A tutto questo va aggiunto, forse, il problema maggiore ovvero l'assoluta mancanza di identità territoriale del Nobile di Montepulciano grazie alle recenti modifiche di un disciplinare che permette la produzione del vino, a base di sangiovese (prugnolo gentile), con la possibilità di aggiungere un 30% di vitigni complementari idonei alla coltivazione nella Regione Toscana purché la percentuale dei vitigni a bacca bianca non superi il 5%. In totale, basta scaricare il disciplinare, si possono usare come taglio ben 81 vitigni tra cui, ovviamente, merlot e cabernet sauvignon.
Questa logica, stabilita tutta a vantaggio dei grandi industriali del vino, oltre che a portare a quella che è stata definita "supertuscanizzazione" del Vino Nobile ha contribuito, fatto per me fondamentale, ad avere sul mercato tanti "stili" differenti di vino che, esulando dal territorio, hanno creato quella che ho definito mancanza di identità del Nobile di Montepulciano soprattutto a scapito del concorrente Brunello di Montalcino che ancora oggi, pur lottando, è un sangiovese in purezza.



Diciamoci la verità, le difficoltà, che in maniera anche superficiale ho cercato di sintetizzare precedentemente, sono ben conosciute da tutti gli attori della denominazione tanto che da qualche tempo alcune aziende stanno cercando di dare una scossa creando alleanze ed associazioni complementari al Consorzio. E' il caso, ad esempio, di Alliance Vinum (La Braccesca, Avignonesi, Boscarelli, Dei, Poliziano e Salcheto) che si pone l'obiettivo di dar vita ad un Nobile (senza ulteriori menzioni geografiche) da sangiovese in purezza e, soprattutto, di Terra Nobile che è un'associazione composta da ben 10 aziende (Casale Daviddi, Croce di Febo, Fassati, Il Molinaccio, Metinella, Montemercurio, Podere Casanova, Romeo, Talosa, Tiberini) nata ponendosi obiettivi e regole ben più restrittive rispetto alla precedente avendo sempre come riferimento il ritorno alla tradizione e alla qualità eccelsa del Vino Nobile di Montepulciano.



In particolare Terra Nobile si prefigge i seguenti obiettivi e regolamenti interni che così possiamo sintetizzare: esclusivo utilizzo di vitigni autoctoni minimo 85% di Sangiovese e/o  Prugnolo gentile, 15% di vitigni autoctoni toscani, riduzione del 10% delle rese rispetto all'attuale disciplinare. Eliminazione dei superi, cioè l'aumento del 20% delle di uve, in annate particolarmente favorevoli. Progressivo e rapido indirizzo verso una produzione eco sostenibile entro il 2020, per chi non è già certificato biologico, adesione al protocollo della “Lotta Integrata” così come previsto dalla Regione Toscana. Nessuna pratica di cantina finalizzata a snaturare la qualità di partenza delle uve con tecniche invasive tanto dal punto di vista meccanico che chimico (dealcolizzazione, trattamenti termici shock, concentrazione ad osmosi, acidificazione e disacidificazione, elettrodialisi, scambiatori di cationi e l’eliminazione della solforosa attraverso procedimenti fisici). Imbottigliamento esclusivamente nella zona di produzione.
Interessante è anche l'impegno nella determinazione di pratiche tecniche molto restrittive nella produzione di una o entrambe le menzioni particolari individuate in aggiunta al Nobile di Montepulciano rosso e rosso Riserva. Tali menzioni sono “Nobile di Montepulciano Tradizione” e “Nobile di Montepulciano Vigne vecchie” (il nome non è definitivo perché sarà necessario verificarne la possibilità legale d’uso).



Nell’ultimo anno, avendo lavorato costantemente insieme, i produttori si sono potuti confrontare sul piano tecnico e stanno affinando le idee e gli obiettivi produttivi che già avevano in comune. L’anno zero sarà quindi la vendemmia 2018, ma fin da ora è chiaro che si è partiti da basi comuni che ho avuto il privilegio di testare attraverso una degustazione di Vino Nobile di Montepulciano 2015 delle sole aziende aderenti all'associazione.

Azienda Agricola Casale Daviddi - Vino Nobile di Montepulciano 2015 (sangiovese 90%, mammolo e canaiolo nero 10%): diretto ed essenziale, fruttato e di buona freschezza. Gli manca solo un po' di complessità ma  la premesse ci sono tutte.

Croce di FeboVino Nobile di Montepulciano 2015 (sangiovese, mammolo, ciliegiolo e canaiolo): vino biologico che si esprime su sentori di spezie, amarena ed essenza di viole. Sorso dinamico, succoso, finale suadente.

RomeoVino Nobile di Montepulciano 2015 (sangiovese, colorino e mammolo): altro vino biologico ed altra grande vino territoriale che si caratterizza per un substrato di sentori fruttati e floreali con tipici riconoscimenti di amarena e spezie scure. Buona trama tannica e viva freschezza.



Montemercurio - Vino Nobile di Montepulciano "Messaggero" 2015 (sangiovese in purezza): grande struttura e bagagli olfattivo improntato su frutti selvatici, pepe in grani, ciliegia nera e terra rossa. Giovane al sorso, dal tannino in assestamento. Chiude su note sapide.

Fassati Vino Nobile di Montepulciano "Gersemi" 2015 (sangiovese e canaiolo): ottima complessità giocata su aromi di rosa canina, agrumi, frutta selvatica e spezie. Al sorso è pieno, intenso, fruttato e lungo nel finale sapido.

Talosa Vino Nobile di Montepulciano Riserva Chiusino 2015 (sangiovese in purezza): dal naso arrivano bordate sapide di alga e sale marino e smaccate sensazioni di timo, chiodi di garofano e frutta nera. Sorso equilibratissimo, tannino sartoriale, sapido il finale.

Podere CasanovaVino Nobile di Montepulciano Riserva 2015 (sangiovese in purezza): naso brioso grazie da una verticalità olfattiva derivante da sensazioni agrumate e di frutta rossa croccante. Al sorso di conferma di vivida freschezza e sapidità e dal finale pulito e lineare.

Il MolinaccioVino Nobile di Montepulciano "La Spinosa" 2015 (sangiovese in purezza): olfatto che richiama in sequenza sensazioni di prugna, more e ciliegie sotto spirito accompagnate da lievi soffi di spezie rosse ed erbe aromatiche. In bocca sguaina corpo e tannino polputo, finale corroborante e pulito.



Metinella Vino Nobile di Montepulciano "142-4" 2015 (sangiovese in purezza): fresco e godibile all'olfattiva dove ritrovo effluvi di viola mammola, ribes, fragoline di bosco e ricordi di pepe e papavero. Sorso scorrevolissimo, senza impuntanture, va via che è una bellezza...

Podere Le Gaggiole Vino Nobile di Montepulciano (sangiovese, canaiolo e mammolo): ottima complessità aromatica dove emergono suadenti sensazioni aromatiche che spaziano dalla frutta rossa matura alla rosa canina seguite da bordate olfattive di spezie rosse, richiami balsamici e minerali. Al sorso ha identità territoriale ed intensità. 

Montonale - Garda Classico Chiaretto DOC "Rosa di Notte" 2017 è il Vino della settimana di Garantito IGP

di Lorenzo Colombo

Groppello, marzemino, barbera e sangiovese. Questi vitigni, unitamente al clima (ed ai suoli) del Lago di Garda ci danno un vino dal color petalo di rosa, con delicati e quasi timidi sentori di frutti di bosco, fresco al palato, con una marcata nota salina e dalla lunga persistenza. 


Accompagnamento ideale per i freschi piatti dell’estate (ma non solo).

https://www.montonale.com


Weiβburgunder: il pinot bianco in Germania - Garantito IGP

Di Lorenzo Colombo

Pinot Blanco (Argentina e Uruguay), Weiβer Burgunder o Weiβburgunder (Austria e Germania), Beli Pinot (Slovenia), Rulandské Bílé (Repubblica Ceca), Pinot White (Ucraina), Pinot Bijeli (Croazia), questi sono i nomi utilizzati nei vari paesi di produzione per il vitigno da noi chiamato Pinot Bianco. 


Dei 15.900 ettari vitati con questo vitigno nel mondo, poco meno di 5.000 (31%) si trovano in Germania dov’è principalmente diffuso nelle regioni vitivinicole del Rheinhessen e del Rheinland-Pfalz, e soprattutto in quella più a sud del Baden-Würtemberg.


Dei centosettanta vini presenti in degustazione libera, lo scorso 4 maggio, presso la Cantina di San Michele Appiano, durante la terza edizione di Spatium Pinot Blanc, cinquantasette provenivano appunto dalla Germania, e di questi, la maggior parte (quarantasette) dalla regione vitivinicola del Baden-Würtemberg. 


Ci siamo quindi concentrati per i nostri assaggi su quest’ultimi, degustandone una trentina.
Di seguito una sintetica descrizione e la nostra personale valutazione dei vini assaggiati (solitamente non evidenziamo i punteggi assegnati quando degustiamo a bottiglie scoperte, in questo caso non abbiamo timore a farlo, non essendo assolutamente influenzati da nomi di vini e produttori che comunque non conoscevamo):

Weingut Heitlinger – Eichelberg GG 2015 
Balsamico al naso, affumicato, sentori di legno dolce.
Di buona struttura, complesso, elegante, notevole. 89/100

Weingut Clauβ – Urbanus 2016
Intenso al naso, balsamico, vanigliato, elegante.
Di buona struttura, tostato, legno presente ma ben amalgamato, complesso. 89/100

Weingut Fritz Waβmer – Schlossberg Staufen 2014
buona l’inytensità olfattiva, frutto giallo mature dolce, note tropicali.
Di buona struttura, legno ben dosato, tostato, lunga la persistenza. 88-89/100

Weingut Fritz Waβmer – R 2015
Intenso al naso, tostato, con leggere note affumicate.
Legno dolce in evidenza ma ben amalgamato, elegante, lunga la persistenza e buona la complessità. 88-89/100

Weingut Clauβ – Weiβburgunder 2017
Pulito al naso, intenso, fruttato (pesca bianca), di buona eleganza.
fresco, fruttato, verticale, con bella vena acida ed accenni minerali. 87-88/100

Weingut Koch – Dielheimer Teufelskopf “R” 2015
Buona l’intensità olfattiva, balsamico, sentori di legno dolce.
Intenso, sentori vanigliati-nocciolati, note dolci, lunga la persistenza. 87-88/100

Weingut Ihle – Weiβburgunder Spätlese 2016
Buona l’intensità olfattiva, frutta bianca (pesca), note minerali.
Fresco, verticale, sapido, lunga la persistenza. 87/100

Weingut Berker – Burkheimer Fuerberg Haslen 2016
Bel naso, elegante, fresco, fruttato. Fresco alla bocca, verticale, minerale, lunga la persistenza. 87/100

Weingut Knab - Endinger Weiβer Burgunder Wihlbach*** 2016
Fresco al naso, vertical, agrumi e frutta a polpa Bianca.
Verticale, minerale, sapido, fresco, con accenni affumicati e lunga persistenza, chiude leggermente amarognolo. 87

Weingut Rosenhof – Rosenhof 2016
Bel naso, fresco, fruttato (pesca bianca), note di canditi.
fresco, verticale, con bella vena acida, agrumato (cedro), buona la persistenza. 86-87/100

Weingut Bös – Malscher Ölbaum Kabinett 2016
Pulito, fresco, fruttato-floreale al naso.
Verticale, fresco, minerale, con bella vena acida e lunga persistenza. 86-87/100

Weingut Dr. Heger – Achkarren Schlossberg 2016
Bel naso, elegante e complesso.
Legno ben amalgamato, vanigliato, buone sia la persistenza che la complessità. 86-87/100

Weingut Knab – Endinger Engelsberg Weiβer Burgunder Kabinett 2017
buona l’intensità olfattiva, frutta Bianca (pesca e mela), agrumi.
Fresco, pulito, agrumato, verticale, con spiccata vena acida. 86/100

Weingut Adrian Zimmer – Pinot blanc 2016 
Interessante il naso, presenta sentori di confetto.
fresco alla bocca, verticale, sapido, dalla buona persistenza. 86/100

Weingut Gravino – Weiβburgunder** Alte Rebe 2016
Intenso al naso, fresco, fruttato (pesca Bianca), note di frutta tropicale.
Fresco, verticale, frutto dolce, buona la persistenza. Residuo zuccherino. 85/100

Weingut Seeger - Weiβer Burgunder Oberklamm 2016
Tostato-affumicato al naso, legno in evidenza, balsamico.
Tostato, sentori di caffè, legno percepibile, lunga la persistenza. 85/100

Weingut Rudolf Bosch – Esprit 2016
Intenso al naso, frutta gialla matura (pesca gialla), note tropicali.
Buona la struttura, note di frutto tropicale e pesca gialla, residuo zuccherino. 84-85/100

Weingut Martin Waβmer – Staufener Schlossberg  Spätlese 2015
Di media intensità olfattiva, note balsamiche.
Leggere note tostate e di legno dolce, accenni burrosi, buone sia la vena acida che la persistenza. 84-85/100

Weingut Seeger – Weiβer Burgunder AS 2017
Buona l’intensità olfattiva, balsamico, elegante.
Di buona struttura, pesca gialla, nocciole, bella vena acida e lunga persistenza, chiude leggermente amarognolo. 84-85/100

Weingut Schlör – Reicholzheimer First 2017
Intenso e pulito al naso, fruttato (pesca bianca matura), note tropicali.
Fresco, di buona struttura, frutta bianca matura, accenni di legno. 84-85/100

Weingut Michel – Achkarrer Schlossberg Spätlese*** 2016
Sentori nocciolati e leggere note tostate.
Nocciole tostate, legno dolce, buona la persistenza. 84-85/100

Weingut Otto & Martin Frey – Gneis 2016
Intenso e fresco al naso, leggeri accenni vegetali, erbe aromatiche.
Fresco, verticale, erbe aromatiche, accenni affumicati. 84-85/100

Weingut Salwey – Henkenberg GG 2015
Leggere note tostate-affumicate, accenni balsamici.
Frutto giallo maturo, note tropicali e di legno dolce. 84/100

Weingut Schlör – Oberer First 2016
Balsamicoal naso, con leggere note tostate e di legno dolce.
Note tostate-affumicate, chiude con lunga persistenza ma un poco amarognolo. 84/100

Weingur Martin Waβmer – Dottinger Castellberg Spätlese 2016
Intenso al naso, tostato-affumicato, noccioline tostate.
Legno percepibile, bella vena acida, buona la persistenza. 84/100

Weingut Burg Ravensburg – Löchle GG 2015 
Affumicato-tostato al naso.
Strutturato, con legno in evidenza, chiude un poco amarognolo. 84/100

Weingut Hans Winter – Heidelberger Herrenberg Charta Wein 2017
Fresco al naso, pulito, pesca Bianca ed agrumi.
Bel frutto, fresco, di media persistenza. 83-84/100

Weingut Salwey – Kirchberg GG 2015
Buona intensità olfattiva, note tropicali e di legno dolce.
Buona la struttura, tostato, chiude leggermente amarognolo. 83-84/100

Weingut Hummel – Kabinett Malscher Ölbaum 2016
Freswco, vertical, frutta al polpa bianca, pesca, mela.
Fresco, fruttato, verticale, un poco semplice ma di piacevole beva. 83/100

Weingut Bernhard Huber – Weiβer Burgunder 2015 
Leggera nota tostata-affumicata al naso.
legno in evidenza al palato, tostato, chiude un poco amarognolo. 83/100

Weingut Dr. Heger – Ihringer Winkleberg 2016
di media intensità olfattiva, con leggere note vanigliate.
Legno un poco coprente, chiude leggermente amaro. 82-83/100

Come si comportano in Rete le grandi aziende del vino italiano? Una ricerca svela che.....


Dal 2014 a oggi siti migliori e più canali social presidiati. Arrivano poi follower, con boom di Facebook e Instagram. Aggiornamento contenuti più frequente su Facebook, cala su Twitter ed è stabile su Youtube. L’e-commerce viene quasi da tutti esternalizzato a beneficio dei portali specializzati e di quelli generalisti che aprono sezioni su vino e Made in Italy. Inglese e Tedesco sono le lingue straniere più utilizzate, vitigni autoctoni e sostenibilità i contenuti in ascesa. Chat, Wikipedia e SEO da migliorare mentre da blockchain opportunità in arrivo per le certificazioni.


Questi in sintesi i risultati della quinta edizione della ricerca condotta da FleishmanHillard - Omnicom PR Group Italia, società di consulenza strategica in comunicazione attiva con oltre 80 uffici in 30 Paesi, che ha analizzato la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato secondo l’indagine Mediobanca 2018, confrontando i risultati con i trend rilevati dal 2014.

ANALISI 2018 VS 2014, L’EVOLUZIONE DIGITALE DEL COMPARTO:

Canali presidiati
Rilevante crescita di Instagram: 15 aziende su 25 gestiscono un canale nel 2018, contro le sole 6 del 2014. In crescita, Facebook rimane il canale più amato (oggi 21 aziende contro le 17 del 2014), seguito da YouTube (18 vs le 15 del 2014) e Twitter (oggi 15 vs 11 del 2014). Come in passato, solo poche aziende (3) presentano una sezione dedicata all’e-commerce sul proprio sito: la maggioranza delle cantine preferisce affidare le vendite online a piattaforme esterne specializzate. 9 aziende presenti su Wikipedia contro le 3 del 2014.

Follower e iscritti
Crescita verticale del numero di follower e iscritti su tutte le piattaforme utilizzate dalle prime 25 aziende per fatturato, evidenziando come le cantine abbiano investito sui propri canali social negli ultimi 5 anni. Alcuni dati, i follower Facebook ammontano oggi in aggregato a 3.333.627, +657% rispetto ai 440.999 del 2014. Crescita importante soprattutto per Instagram, che assiste a un vero e proprio boom di follower, 63.064 nel 2018, contro i soli 746 del 2014 (+8.354%). Trend positivi anche per Twitter e YouTube, rispettivamente con oltre 27.000 e 4.000 follower in più.

Frequenza aggiornamento
L’analisi ha messo in luce anche una maggiore attenzione alla frequenza di aggiornamento sul canale Facebook: il 72% delle cantine propone oggi contenuti su base settimanale, rispetto al 65% del 2014. Stabile la situazione su YouTube: la maggioranza delle aziende (73%) preferisce concentrare i propri sforzi altrove, limitandosi alla pubblicazione su base mensile o sporadica. In calo la frequenza di aggiornamento su Twitter: nel 2014 il 91% delle aziende proponeva Tweet su base almeno settimanale, oggi solo il 60%.

Contenuti: vitigni autoctoni al centro del territorio
Nel 2018 il 64% delle aziende parla di vitigni autoctoni (19% nel 2014), e il 40% suggerisce enoteche, percorsi e degustazioni, contro il 15 % del 2014. Infine, il 76% presenta una sezione del proprio sito dedicata alla sostenibilità con focus su agricoltura sostenibile, efficienza energetica, certificazioni e attenta gestione delle risorse naturali.

Lingue, e-commerce e chat
La quasi totalità delle aziende (24 su 25) presenta nel 2018 siti in almeno due lingue, tipicamente italiano e inglese, mentre un’azienda su tre anche in tedesco, cinese a 1 su 25 (stabile). Ancora fermo l’e-commerce diretto: solo 3 aziende hanno adottato piattaforme di vendita sul proprio sito contro le 2 del 2014. Da segnalare un aumento di chat dedicate – quasi tutte su Messenger – che possono favorire il dialogo in tempo reale indirizzando gli utenti verso informazioni per loro rilevanti (come ricerca e educazione su prodotti, eventi delle cantine, disponibilità di visite guidate, etc.). Nel 2018 ne fanno uso ben 16 aziende su 25.

“Negli ultimi 5 anni la digitalizzazione del settore vinicolo italiano si è contraddistinta per il presidio prima quantitativo e poi qualitativo dei principali canali social e con un ripensamento dei siti aziendali per migliorare l’esperienza degli utenti e facilitare visite alle cantine, al territorio e acquisti. Su questo punto abbiamo assistito all’esternalizzazione dell’e-commerce grazie al lavoro di qualità svolto dai principali portali, specializzati e generalisti, che hanno anche supportato in alcuni casi la promozione del vino Made in Italy all’estero. Tuttavia, in questo scenario pur positivo, spesso i brand hanno dovuto rinunciare al presidio del contatto diretto con il cliente lungo il processo di acquisto, che include anche la corretta condivisione dello storytelling sul prodotto”– afferma Massimo Moriconi General Manager & Amministratore Delegato di Omnicom PR Group Italia.

Oggi fare educazione circa valore e cultura del nostro vino, al fine di promuoverlo al meglio, passa anche dal saper cogliere nuove opportunità digitali come le certificazioni rese possibili da tecnologie come blockchain. Sarà interessante vedere lo sviluppo di quest’ambito - e quali investimenti verranno fatti in partnership pubblico-privato – che permetterà a gruppi selezionati di attori la possibilità di condividere e verificare tutta la filiera produttiva, fino all’approdo al consumatore. Uno strumento in più dunque, pensato con il coinvolgimento di partner specifici per i mercati più importanti, al fine di combattere il fenomeno degli “Italian Sounding Products” che continua ad arrecare grande danno alle nostre aziende. Relazioni business-to-business, relazioni istituzionali e comunicazione saranno i fattori chiave per il successo di queste nuove opportunità” conclude Moriconi.

Per l’edizione 2018 guida la classifica Frescobaldi, Mionetto segue al secondo posto, Masi Agricola e Antinori a pari merito al terzo, mentre chiude in quarta posizione Casa Vinicola Zonin (qui di seguito la top 10, mentre la classifica completa è consultabile nell’infografica allegata al presente comunicato).

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Note metodologiche
I risultati della classifica derivano dal punteggio assoluto raggiunto da ogni azienda e calcolato su variabili generali e specifiche relative a: presenza e utilizzo di piattaforme online, tra cui Facebook, Youtube, Twitter, Instagram, sito mobile, e-commerce, video e Wikipedia; numero di fan/iscritti/follower sui 4 principali canali social Facebook, Youtube, Twitter, Instagram; frequenza di aggiornamento dei propri profili social; visibilità nei motori di ricerca, Look & Feel dei siti, ruolo della territorialità online, riferimenti a iniziative riguardanti vitigni autoctoni e sostenibilità, sito multilingua e assistenza clienti tramite chat e chatbot online.
Periodo di riferimento per l’analisi: 12 – 30 aprile 2017

Hortunalus - Turan Brut Rosato Metodo Ancestrale è il Vino della settimana di Garantito IGP

Di Stefano Tesi

Si chiama come un dio etrusco, è Sangiovese 100% coltivato biologicamente e vinificato col metodo ancestrale in una zona enologicamente senza dubbio eccentrica come Seggiano, alle pendici dell’Amiata. 


Segni particolari: buono, fragrante, insolito e godibile. Ma appena 800 bottiglie all’anno, mi dicono.