Da Romanée-Conti a Petrus, il mondo del vini contraffatti è una realtà tutta francese


Château Petrus, Domaine de la Romanée-Conti, Château Lafite Rothschild, Château Mouton Rothschild, Château d'Yquem, Château Lafleur, Domaine Comtes George de Vogüé, Domaine Henri Jayer, Château Haut Brion e Château Cheval Blanc. Ecco, secondo la specialista "enoico-forense" Maureen Downey, la top 10 delle etichette più contraffatte del mondo. 


Una lista, comprensibilmente, tutta francese, ma che è solo la punta dell'iceberg di un fenomeno che, secondo la stessa Downey, è letteralmente endemico al mondo del vino e a tutti i livelli: secondo quella che è conosciuta come la "Sherlock Holmes del vino", come riportato da "Forbes" (www.forbes.com), "almeno il 20% di tutto il vino del mondo è contraffatto in qualche modo, e se si considerano tutti i tipi di contraffazione, dallo sfuso le cui varietà di produzione vengono denominate male in etichetta fino al Lafite, la cifra è probabilmente bassa".

Credit: FBI.com
Un panorama effettivamente desolante, e che viene da una fonte indiscutibile sul tema: Downey ha non solo rappresentato uno dei testimoni chiave del processo che ha letteralmente "sollevato il coperchio" sul mondo delle contraffazioni di vini di lusso, quello a Rudy "Dr. Conti" Kurniawan, ma è tutt'ora una delle consulenti più autorevoli nel mondo delle case d'aste e del collezionismo enoico. E, nonostante il fatto che i casi di contraffazione si siano moltiplicati nel corso degli ultimi anni, Downey ha rincarato la dose: "i casi di contraffazione", ha affermato a colloquio con la wine writer Jeannie Cho Lee, "sono in aumento, e non in diminuzione, a livello globale, e anche il crimine organizzato è entrato nel settore. Le bottiglie contraffatte non vengono tolte dal mercato, ma vengono spesso rivendute da venditori che le fanno passare di mane, in certi casi anche sapendo che si tratta di falsi. L'ho visto succedere in molte occasioni". Parole indubbiamente pesanti, e che assumono un'importanza ancora maggiore se si considera che la maggiore preoccupazione dell'esperta è l'Estremo Oriente, dove la contraffazione "è un problema molto più diffuso e rilevante che nel resto del mondo. Sfortunatamente i compratori nei mercati emergenti non sono esperti in tema di cosa fare per tutelarsi in tema di autenticazione del vino, e di conseguenza quei mercati sono un bersaglio primario per chi crea falsi e per chi li commercia. Si stima che all'incirca metà di tutti i vini di lusso in Cina siano contraffatti".

Credit: CBS News
Inoltre, ha aggiunto Downey, la situazione non è migliorata nemmeno dopo i numerosi casi eclatanti che hanno popolato le cronache di settore negli ultimi quindici anni: "I vini contraffatti da Kurniawan valgono almeno 50 milioni di dollari nel mercato attuale, e anche se non c'è modo di dire con esattezza quante di quelle bottiglie sono arrivate in Asia, se si guarda al numero di aste tenute da Acker Merral & Condit a Hong Kong, direi sicuramente più della metà". Un "j'accuse" in piena regola, quello di Downey, dato che secondo l'esperta non solo il ceo della casa d'aste, Jonh Kapon, ha finanziato le compravendite di Kurniawan, ma "Kurniawan ha avuto un ruolo fondamentale nel creare la figura professionale di Kapon, e anche nel creare la presenza di Acker Merrall & Condit come player mondiale". Infine, la preoccupazione maggiore ora è rappresentata dai falsi di Borgogna: "Stiamo assistendo, ora come ora, a un numero di bottiglie contraffatte dall'Europa, e in quantità senza precedenti. Sono annate recenti, prodotte da nuove fonti e vendute da case d'aste sospette. Vengono dal Belgio, dalla Francia e dalla Svizzera", ha concluso l'esperta.

Rocca delle Macie – Chianti Classico Gran Selezione Sergio Zingarelli 2012 è il Vino della settimana di Garantito IGP

Sergio Zingarelli ha sempre creduto nella Gran Selezione del Chianti Classico e questo suo vino (90% sangiovese e 10% colorino) rappresenta un vero e proprio riferimento che fornisce reale credibilità alla piramide qualitativa della denominazione. 

Profondo, complesso e dotato di tannini setosi è indubbiamente il mio coup de cœur per questo mese.
www.roccadellemacie.com

I Diversi Vignaioli Irpini si sono presentati a Roma! - Garantito IGP

Mi ricordo come fosse ieri quando, dalla pagine del wine blog di Luciano Pignataro, lessi la notizia della costituzione dell’associazione denominata “Diversi Vignaioli Irpini” (DiVi). Era il 9 marzo del 2011 e, a quel tempo, l’atto costitutivo fu firmato da ben 11 cantine la cui formazione, nel corso di questi sei anni, si è leggermente modificata prevedendo attualmente la presenza di 8 cantine del territorio: Antico Castello, Bambinuto, Contrade di Taurasi, Guastaferro, Luigi Tecce, Le Ormere, Villa Diamante, Tenuta Sarno 1860. Oggi, così come ieri, l’obiettivo dei DiVi è rimasto lo stesso: promuovere il vino di qualità del territorio cercando di fare “massa critica” al fine di garantire a questi piccoli vignaioli un maggiore potere contrattuale nei confronti di fornitori, banche e partner cercando, al tempo stesso, di sviluppare o ampliare nuovi canali commerciali. 

Foto: Andrea Federici
Francesco Romano (Antico Castello), da poco succeduto a Maura Sarno (Tenuta Sarno 1860) nella carica di presidente DiVi, durante l’incontro che si è tenuto a Roma presso l’Hotel Columbus, ha tenuto a ribadire che per entrare a far parte dell’associazione ci sono regole molte restrittive ovvero una produzione aziendale che non superi le 100.000 bottiglie e, soprattutto, l'alta qualità dei vini prodotti (Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi) che, grazie ai loro differenti territori di elezione, presentano caratteri unici e “diversi” fra di loro.


Foto: Andrea Federici
Oltre a parlare di territorio irpino, ovviamente, si sono degustati alcuni dei vini prodotti dai DiVi e, grazie alla professionale guida di Monica Coluccia, abbiamo avuto modo di apprezzare:

Fiano di Avellino 2015 - Tenuta Sarno 1860: nel 2002 Maura Sarno ha deciso di piantare fiano in località Candida (AV) che, fino ad allora, non era mai stata riconosciuta come un areale “apprezzabile” per produrre un grande Fiano di Avellino. Quindici anni dopo, senza dubbio, possiamo dire che Maura ha vinto la sua scommessa e questo Fiano di Avellino 2015, proveniente da un appezzamento di 3 ettari situato a circa 500 metri s.l.m., può rappresentare benissimo il suo alter ego: caparbio, tenace e dotato di ottima forza aromatica il cui DNA si apprezza soprattutto al gusto dove il timbro salino tende a donare equilibrio ad una dolcezza di frutto solo inizialmente marcata.


Fiano di Avellino “Vigna della Congregazione” 2015 – Villa Diamante: non c’è più il caro Antoine ma Diamante, sua moglie, si è rimboccata le maniche e con grande sforzo sta portando avanti l’eredità di suo marito che tanto ha dato sia all’Associazione che al territorio irpino. Questo Fiano di Avellino è splendido, esprime purezza e luce, verticalità e mineralità. Al sorso conferma il suo impatto acido/sapido che prende la forma dell’agrume e del salgemma. Molti in sala lo hanno paragonato ad un grande bianco francese ma, per me, è un solo un grande vini irpino a cui i francesi dovrebbero inchinarsi. Punto!


Greco di Tufo 2015 – Le Ormere: l’ultima azienda ad essere entrata nei DiVi è in mano a Carmine Iannaccone e Fiore Cecere che in località Santa Paolina (AV) producono un solo vino ovvero questo Greco di Tufo dagli inconfondibili aromi di mela renetta, pera, noce e sambuco. Vitale ed appagante al gusto dove si delinea un centrato bilanciamento tra morbidezze e durezze tra le quali possiamo apprezzare un sottilissimo tannino che pulisce il palato donando progressione e voglia di bere.


Greco di Tufo 2014 – Bambinuto: ero andato a trovare Marilena Aufiero nel 2013 e già a quel tempo la “tosta”, così come viene definita per il suo carattere, mi aveva fatto una grandissima impressione per la cura che dedicava ai suoi vigneti e, di conseguenza, ai suoi vini. Oggi, dopo quasi quattro anni, ho ritrovato una vignaiola ancora più brava e convinta del suo ruolo e questo Greco di Tufo 2014 è l’esempio lampante di come si può lavorare bene nonostante l’annata piovosa. E’ un vino arioso dotato di due grandi ali bianche che, nonostante tutte le avversità del millesimo, riescono comunque a sostenere e a far emergere tutti i caratteri del greco i quali vengono solamente imbrigliati dentro un soffio di leggerezza in più. Un piccolo grande capolavoro.


Taurasi 2012 – Antico Castello: a San Mango sul Calore i fratelli Chiara e Francesco Romano portano avanti con modernità e slancio la propria azienda di famiglia dando vita a cinque linee di vini (Falanghina, Aglianico, Greco, Fiano e Taurasi DOCG) e producendo circa 10.000 bottiglie l’anno. Questo Taurasi, figlio di un vigneto di aglianico di circa 10 ha piantato nel 2000, si caratterizza fin da subito per la sua esuberanza fruttata e per un sorso succoso e ghiotto dove bevibilità ed equilibrio vanno a braccetto regalando un finale dinamico e ricco di spezie.


Taurasi “Poliphemo”2012 – Luigi Tecce: quando un contadino alfa dominante riesce a produrre un aglianico che prende le sembianze di una donna alfa dominante le possibili alternative sono due: scontro totale o totale attrazione. In questo caso Tecce, grazie anche ad una annata poco calda, è riuscito a tirar fuori un Taurasi di Paternopoli buonissimo e talmente tanto godurioso che, simbolicamente, ci faresti l’amore per ore. W gli alchimisti della Terra, W Tecce!!!

Luigi Tecce - Foto: Andrea Federici

Taurasi “Coste” 2011 – Cantine Lonardo: ho conosciuto Sandro Lonardo tanto tempo fa ad un Vinitaly quando un po’ tutti noi blogger eravamo “impazziti” per il Grecomusc' le cui fantasmagoriche recensioni erano, ormai sei anni fa, all’ordine del giorno all’interno dei vari wine blog nazionali. Cantine Lonardo, però, è anche e soprattutto Taurasi le cui sperimentazioni in azienda vanno avanti da molto tempo tanto che la prima vinificazione dei Cru “Le Coste” e “Vigna d’Alto” risalgono rispettivamente al 2007 e al 2008. Questo aglianico in purezza, proveniente da un appezzamento argilloso-calcareo di 4 ettari in zona Taurasi, offre un variegato olfatto dotato di freschezza balsamica, spezie nere, bacche di ginepro, prugna matura e sbuffi vegetali. Al sorso è subito contratto, la componente acido-tannica si percepisce immediatamente ma, pian piano, si distende e col tempo rilascia al palato tutto l’imprinting fruttato e speziato di cui è dotato il vino che chiude lungo e sapido.


Taurasi “Primus” Riserva 2007 – Guastaferro: da vigne di aglianico prefillosseriche (età media 150 anni) piantate su terreno vulcanico (le ceneri del Vesuvio sono arrivate anche qua) sito in località Piano d’Angelo, nasce questo vino la cui descrizione olfattiva mi riporta in mente quanto già letto su “Vini da Scoprire” ovvero ha un quadro aromatico all’interno del quale possiamo ritrovare ogni tipologia di frutta rossa, spezie e legni che il buon Dio ci ha donato. Tutte eh, non ne manca una. Il sorso, facile pensare, è di importante spessore, ricco e dotato di fittissimi e dolci tannini. Finale esuberante e grintoso, con persistenza tesa e senza strappi che non lascia il palato per lunghi minuti. 


Il sessismo tra le donne del vino


Sono imprenditrici molto vocate all'internazionalizzazione, le vignaiole hanno mediamente titoli di studio più alti e parlano lingue straniere. E dal Dopoguerra, ha ricordato la produttrice piemontese Cristina Ascheri, hanno saputo raccogliere le redini di aziende agricole svuotate dall'emigrazione degli uomini verso il fronte, e i poli industrializzati. Eppure il loro ruolo è misconosciuto, hanno stipendi più bassi degli uomini, al secondo figlio viene sancita la fine agli obiettivi di carriera, e la domanda più frequente nelle fiere è "mi fa parlare con suo marito?". E' questo l'esito di un'indagine-sondaggio promossa dall'Associazione nazionale Le Donne del Vino e presentata a Roma presso la Stampa Estera. Un lavoro che in parte andrà a confluire nell'indagine mondiale di Wine Business International, agenzia britannica di analisi sul vino.

Il sessismo nel settore è "superiore alle aspettative e c'è ancora tanto da fare per raggiungere una reale parità di genere" commenta la presidente nazionale dell'Associazione Donatella Cinelli Colombini nell'annunciare per sabato 4 marzo la prima Festa delle donne del vino, evento diffuso che avrà per tema "Donne vino e motori" e vuole celebrare l'ascesa di nuove protagoniste.

Nel comparto vino tutto sembra "a misura d'uomo", lamentano le circa 700 produttrici, ristoratrici, enotecare, sommelier e comunicatrici associate a "Le Donne del vino". Tutte le produttrici esportano molto e il 52% ricava oltre la metà del proprio business nei mercati esteri, ma questa dimensione global non trova riflessi in busta paga. E nel 63% dei casi le enotecare e le sommelier di enoteche sono certe o sospettano di guadagnare meno dei colleghi maschi. 

Pia Berlucchi, produttrice in Franciacorta e past president dell'associazione, ha sottolineato che "la differenza dei talenti tra uomini e donne deve dare nell'impresa vitivinicola il senso della complementarità. Ma le donne spiccano per tenacia, sanno stringere i denti e andare avanti. Una guerra tra sessi non fa bene a nessuno, meglio andare a braccetto, ma per le imprenditrici - ha detto - sarà vittoria sul filo della cultura"

FONTE: ANSA

Torna a Roma Sangiovese Purosangue 2017

SANGIOVESE PUROSANGUE
Vini e Vignaioli d’Italia
Sabato 28 e domenica 29 gennaio 2017

28/1/2017 - ore 14.00 - 20.00
29/1/2017 - ore 12.00 - 19.00
Radisson Blu Hotel
Via Filippo Turati 181
Roma

Ingresso euro 20
Ridotto euro 15 (Soci Enoclub Siena, Riserva Grande, sommelier muniti di tessera)
www.sangiovesepurosangue.com/

Lo storico appuntamento di gennaio a Roma sul Sangiovese. Come da alcuni anni, ancora al Radisson Blu Hotel

L’Associazione EnoClub Siena rinnova l’appuntamento con il Sangiovese, un evento che ormai si ripete da 6 anni. 

Siamo arrivati al decimo evento romano con il marchio Sangiovese Purosangue. Il progetto di valorizzazione del vitigno trova ogni colta nuovi spunti di approfondimento e riflessione, cercando di non banalizzare mai un tema estremamente complesso e importante, affrontando la conoscenza delle molte zone italiane in cui si coltiva. Partendo dal nucleo del Sangiovese toscano (sempre dettagliato per aree e sottozone, con ulteriori approfondimenti), indagando e confrontando poi anche le altre zone italiane: Romagna, Umbria, Lazio, con le rispettive sottozone e cru.
60 produttori presenti, con un’ampia rappresentanza di produttori di Brunello di Montalcino (18) e Chianti Classico (20)

Attraverso i banchi di assaggio e i seminari potremo valutare la diversa declinazione territoriali (in purezza o con l’apporto di altri autoctoni). Il marchio SANGIOVESE PUROSANGUE, usato in più occasioni per dare un senso di appartenenza e unità all’ampio gruppo di produttori toscani aderenti alle iniziative scorse, diventa un nome unificante attorno al quale cercare di scoprire e valorizzare la qualità in quei produttori italiani che hanno deciso, per vocazione e tradizione, di puntare sul Sangiovese.


PROGRAMMA PARZIALE SANGIOVESE PUROSANGUE 

Sabato 28 gennaio 2017

ore 14.00 – Apertura banchi di assaggio
ore 15.00  – Seminario-degustazione sulle aree del Sangiovese: Chianti Classico, Volterra, Montepulciano, Umbria. A cura di Marco Cum e Davide Bonucci (euro 35 con ingresso incluso)
- Modigliana, l'Appenino alto della Romagna. Degustazione con Giorgio Melandri e Davide Bonucci (ingresso gratuito)

ore 17.30 – Verticali parallele Brunello di Montalcino, Vigna Vecchia vs. La Fornace, Le Ragnaie 2007-2012, con Riccardo Campinoti. A cura di Davide Bonucci (euro 45 con ingresso incluso)
Brunello di Montalcino Vigna Vecchia Le Ragnaie 2007-2008-2009-2010-2011-2012
Brunello di Montalcino La Fornace Le Ragnaie 2007-2008-2010-2011-2012

ore 20.00 – Chiusura banchi di assaggio

Domenica 29 gennaio 2017

ore 12.00 – Apertura banchi di assaggio
ore 19.00 – Chiusura banchi di assaggio

ELENCO PARZIALE DELLE AZIENDE PARTECIPANTI

TOSCANA

CHIANTI CLASSICO
SAN CASCIANO VAL DI PESA
La Sala
LAMOLE
I Fabbri
Podere Castellinuzza
PANZANO
Candialle
Il Palagio
RADDA IN CHIANTI
Caparsa
Monterinaldi
GAIOLE ALTA
Monterotondo
MONTI IN CHIANTI
La Montanina
CASTELNUOVO BERARDENGA
Lecci e Brocchi
MONTALCINO
Castello di Velona
Castello Tricerchi
Col d'Orcia
Collemattoni
Greppone Mazzi
Le Chiuse
Le Macioche
Le Potazzine
Le Ragnaie
Piombaia
Querce Bettina
Sanlorenzo
Terre Nere
Tiezzi
Ventolaio
Villa I Cipressi
MONTEPULCIANO
Bindella
Il Molinaccio
TERRICCIOLA
Fattoria Fibbiano
VOLTERRA
Il Rifugio dei Sogni
Podere Il Mulinaccio
Terre De' Pepi
FIESOLE
Poggio La Noce
MONTESPERTOLI
Podere dell'Anselmo
GAVORRANO
Tenuta Casteani

ROMAGNA

MODIGLIANA
Canova
Il Teatro
Il Pratello
La Casetta dei Frati
Lu.Va.
Mutiliana
Torre San Martino
Villa Papiano
MARZENO
Ca' di Sopra
BERTINORO
Tenuta La Viola

BERTINORO/SAN VICINIO
Cantina Braschi
PREDAPPIO
Condè
SAN VICINIO
Tenuta Casali
RIMINI
Le Rocche Malatestiane

UMBRIA
TORGIANO - Terre Margaritelli
SPOLETO - Cantina Ninni

LAZIO
SERRONE - Terenzi

AZIENDE OSPITI
CASTIGLIONE TINELLA CN - Icardi

BANCO COLLETTIVO CON SOMMELIER, ELENCO PARZIALE:

SAN CASCIANO VAL DI PESA - Cigliano
GREVE IN CHIANTI - Villa Calcinaia
RADDA IN CHIANTI - Castello di Radda
RADDA IN CHIANTI - Colle Bereto
RADDA IN CHIANTI - Fattoria Vignavecchia
RADDA IN CHIANTI - Istine
RADDA IN CHIANTI - Val delle Corti
CASTELLINA IN CHIANTI - Bibbiano
CASTELLINA IN CHIANTI - Pomona
CASTELNUOVO BERARDENGA - Felsina
SAN GIMIGNANO - Il Colombaio di Santa Chiara
SAN GIMIGNANO - Le Volute
MONTALCINO - Fattoria dei Barbi
MONTALCINO - Il Marroneto

CHIUSI - Colle Santa Mustiola 

Sancerre Clos de Beaujeu 2012 - Gérard Boulay: il vino della settimana di Garantito IGP

Di Angelo Peretti

Uno di quei (rari) vini bianchi che uso definire “assoluti”.
Perché rasentano la mia maniera di pensare la perfezione bianchista.


Territoriale, infinito eppure mai invasivo, cangiante in dieci, cento sfaccettature dentro al calice e ricco nella personalità.
Iodato, marino, affilato, cristallino, nitido.

Spettacolare.


Foreau, il terroir è la colonna vertebrale del vino - Garantito IGP

di Angelo Peretti
Al portone della cantina di Clos Naudin ci sono arrivato che era una caldissima giornata dell’agosto dell’anno scorso. Dire calda, in realtà, e un eufemismo. Lì fuori, di mattina, c’erano 36 gradi. Un forno.
Philippe Foreau 
Philippe Foreau è arrivato col suo furgone. Mi ha chiesto se avessi un maglione. Subito non ho capito. Però vedendo che lui si infilava un cardigan, ho preso dalla macchina un giubbino e l’ho seguito. Entrati, un altro portone, e poi, di là, le gallerie, scavate nella roccia, e il freddo. Ci sono 14 gradi naturali, estate e inverno, là dentro. Naturali, ribadisco. Bastano due portoni di legno a far da isolamento. C’è poi un’umidità enorme (mi pare mia abbia detto che arriva intorno al 95%), perfetta per conservare il vino, terribile per le etichette, invece. Tant’è che lì dentro, in quel caveau, le bottiglie non sono etichettate. L’etichetta ce la mettono al momento, a mano, prima della spedizione.

Credo che il nome di Foreau sia notissimo tra gli appassionati dei grandi bianchi. Lui è uno di quei personaggi che appartengono alla leggenda del vino. Una divinità superiore. Che dalle uve dello chenin blanc e dal terroir di Vouvray, lassù nella Loira, tira fuori dei capolavori. Non è un’esagerazione. Capolavori è la definizione corretta. Certo, poi si finisce magari per dare un punteggio a ciascuna bottiglia, giusto per avere un riferimento, ma non è il rating che conta, è l’appartenenza a un’idea, e l’aspetto identitario, qui, è sempre nell’assoluto.
Lui si schermisce e sostiene che basta rispettare la natura. Del resto, la sua è la terza generazione che fa vino a Clos Naudin e non hanno mai usato la chimica in vigna. “Lavoriamo la terra all’antica”, spiega.

Dopo la vendemmia, gli interventi sono vicini allo zero. Fermentazione in piccola botte, ogni anno se ne cambia un cinque per cento al massimo, qualcheduna ha anche trent’anni, perché le barrique “non devono dare sapore di legno”. Il vino va in bottiglia prima dell’estate, e incomincia l’attesa. Per anni, anche tanti. Bianchi dall’incredibile potenziale d’invecchiamento.
“Il terroir è la colonna vertebrale del vino. Il terroir non è copiabile”, mi ha detto, mentre stappava alcune bottiglie, là sotto, nelle gallerie. Bisognerebbe scriverla grande in ogni cantina, quella doppia definizione.
Ma da scolpire nella pietra è anche l’altra regola di Philippe Foreau: “Il vino deve essere molto digeribile”. Ha ragione, perbacco, ha ragione. Così come è perfettamente nel giusto quando insiste sull’abbinabilità. Perché lui, gastronomo raffinatissimo, il vino lo vede sulla tavola, compagno della cucina. Esattamente.

Giusto per far ingolosire (e magari anche ingelosire), ecco, in breve, quel che ho assaggiato in cantina. Ripetendo che il punteggio è solo indicativo, per dire quali vini riberrei d’un fiato prima degli altri.
Vouvray Brut 2011. Giovanissimo, verde, teso. (88/100)
Vouvray Brut 2005. Miele d’acacia, materia, equilibrio. (90/100)
Vouvray Sec 2014. Agrumi e freschezza, erbe officinali. (89/100)
Vouvray Sec 2015. Très minéral, dice Foreau. Salato. (91/100)
Vouvray Sec 2007. Affumicato, speziato, opulente, classico. (88/100)
Vouvray Demi Sec 2015. Pepe, litchie, sale, agrumi. Energico. (92/100)
Vouvray Moelleux 2002. Tartufo bianco, verbena. Equilibrio. Eleganza. (94/100)
Vouvray Moelleux 2015. La complessità fruttata. “C’est magic!”, esclama. (98/100)
Vouvray Moelleux 2005. Un mercato di spezie. Vibrante d’eterna giovinezza. (92/100)
Vouvray Moelleux 1989. L’eleganza floreale. Créme brulée, lavanda. Frutti. (94/100)

Il Lessini Durello stasera a Roma con Percorsi di Vino ed Enoteca Trimani

Dopo il recente successo di Discover Durello le bollicine berico-scaligere tornano sotto i riflettori della Capitale per una serata di presentazione e degustazione in uno dei wine bar più rinomati.



"Lessini Durello, bollicine diverse per natura" ecco il nome dell'appuntamento da non perdere in programma mercoledì 18 gennaio alle 20.30 alla prestigiosa Enoteca Trimani di Roma (via Cernaia, 37/b). L'evento, che comprende degustazione guidata e cena, è organizzato dal Consorzio di Tutela del Lessini Durello in collaborazione con Andrea Petrini di Percorsi di Vino, mentre i piatti serviti saranno ideati er ealizzati da Carla Trimani.


Nel corso della serata, condotta da Giovanni Ponchia del Consorzio di Tutela del Lessini Durello, saranno presentatinove spumanti di altrettante aziende vinicole produttrici. I partecipantipotranno dunque assaporare il LessiniDurello, lo spumante di Verona e Vicenza, in nove differenti declinazioni ein abbinamento con alcune perle gastronomiche della tradizione laziale eitaliana. Ecco i vini scelti in assaggio:

Lessini Durello DOC spumante "Settecento33" - Cantinadi Soave
Lessini Durello DOC spumante "Agliaia" - Tamaduoli di Bastianello
Lessini Durello DOC spumante 36 mesi - Tonello
Lessini Durello DOC spumante 36 mesi - Vitevis
Lessini Durello DOC spumante 36 mesi - Casarotto
Lessini Durello DOC spumante 36 mesi - Sandro De Bruno
Lessini Durello DOC spumante Riserva brut 2009 - Fongaro
Lessini Durello DOC spumante AR 2006 - Marcato

Dopo il successo dello scorso novembre, in occasione del doppio appuntamento con Discover Durello e Durello&Friends, lo spumante di Verona e Vicenza torna dunque nella Capitale in veste ufficiale, in occasione di una serata frizzante in una delle enoteche più prestigiose di Roma.
L’iniziativa rientra in un più ampio progetto di valorizzazione e di promozione del Lessini Durello a partire dalle città italiane più grandi e punta a stimolare la curiosità rispetto a questo fenomeno enologico di nicchia, sempre più apprezzato dal consumatore evoluto interessato alle novità. Tra queste, infatti, occupano un ruolo rilevante anche gli spumanti di territorio ottenuti da vitigni autoctoni,che non sono più il semplice completamento di gamma da parte delle cantine ma,al contrario, sono il risultato consapevole di scelte produttive mirate a soddisfare il consumatore sempre più alla ricerca di un vino di qualità.
Il costo della serata è di 29 euro e per partecipare è necessaria la prenotazione.

Per info e prenotazioni: enoteca Trimani 06 – 446 9661