Molise ed Abruzzo: i tre bicchieri 2017 Gambero Rosso

Abruzzo


Il comparto vitivinicolo abruzzese non è mai stato tanto in salute. Perlomeno a giudicare dal livello medio della produzione, in continua ascesa, e sempre più competitivo per rapporto qualità prezzo. Non sono tanti i distretti europei dove è possibile bere così bene spendendo così poco. Ma la straordinaria convenienza delle gamme “entry level” rischia talvolta di togliere appeal ai progetti più ambiziosi. E rappresentano vere e proprie eccezioni i vini abruzzesi che rivaleggiano nel segmento premium con le etichette mito dei più blasonati terroir mondiali. Se aggiungiamo la quota consistente di sfusi imbottigliati fuori regione, diventa più chiaro perché l’Abruzzo fatichi ancora a trovare una dimensione pienamente riconosciuta presso il pubblico specializzato. Ma lo scenario è decisamente incoraggiante.
Si allarga la rosa di opzioni caratterizzate e affidabili, ogni anno è più difficile scegliere i “titolari” della nostra Guida e quelli che restano fuori solo per motivi di spazio. Nel primo gruppo convivono armonicamente marchi storici e nomi emergenti, piccole imprese artigiane e aziende di grandi dimensioni, e una fitta rete di cooperative ben strutturate per affrontare le sfide dei mercati. In tutte le zone, inoltre, si infoltisce il gruppo di realtà “verdi”, che puntano su protocolli biocompatibili in vigna e soluzioni “modernamente antiche” in cantina: fermentazioni spontanee, vinificazioni “sottrattive”, affinamenti modulari, con le anfore e il cemento ad affiancare le botti di legno e l’acciaio.
Non deve allora ingannare la sensibile riduzione del numero di Tre Bicchieri, in buona parte legata ai limiti delle vendemmie protagoniste negli ultimi test. Come la fredda e umida 2014, complicata per i rossi più rappresentativi, o la speculare 2015, non certo la migliore possibile per i principali bianchi e rosati quanto a profondità sapida e nerbo.
Come sempre tocca al Montepulciano il ruolo di “azionista di maggioranza” dell’eccellenza regionale, con le sue molteplici declinazioni territoriali e stilistiche, tipologia Cerasuolo inclusa. Ma ci conquistano anche le più autorevoli interpretazioni di Pecorino e Trebbiano, capaci di restituire quello speciale connubio di Adriatico e Appennino che rende così originale il paesaggio abruzzese.
Cerasuolo d'Abruzzo Villa Gemma 2015 Masciarelli
Montepulciano d'Abruzzo 2012 Valentini
Montepulciano d'Abruzzo 2014 Villa Medoro
Montepulciano d'Abruzzo Amorino 2012 Castorani
Montepulciano d'Abruzzo Chronicon 2013 Zaccagnini
Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane Zanna Ris. 2011 Illuminati
Montepulciano d'Abruzzo Luì 2013 Terraviva
Montepulciano d'Abruzzo Mo Ris. 2012 Tollo
Pecorino 2015 Tiberio
Pecorino Frontone 2013 Cataldi Madonna
Trebbiano d'Abruzzo Bianchi Grilli per la Testa 2014 Torre dei Beati
Trebbiano d'Abruzzo V. del Convento di Capestrano 2014 Valle Reale


Molise

Parlando di viticoltura eroica facciamo riferimento anche all’epopea di agricoltori e produttori che con coraggio e determinazione portano avanti il loro lavoro in zone per molti versi invisibili sulle mappe del vino mondiale. Partiamo da qui, per l’annuale ricognizione sulle migliori bottiglie e cantine del Molise: è una sparuta rappresentanza, per questo va incoraggiata e sostenuta.
Ne siamo convinti, prima o poi emergerà a pieno il valore aggiunto del suo essere territorio di confine e frontiera. Crocevia di popoli e culture, ponte naturale tra basso Abruzzo e Frusinate interno, Sannio e Daunia, Adriatico e Appennino. Influenzato da un variegato puzzle geologico e altimetrico, e da un vasto campionario di tradizioni produttive e ampelografiche, ostiche da tenere insieme in un racconto organico. Molteplicità che troppo spesso finisce per sfociare in confusione o, peggio, viene neutralizzata da un modello enologico in buona parte sorpassato, anacronistico e in ultima analisi ingenuo.
Al netto delle difficoltà commerciali e di posizionamento, i più ambiziosi vignaioli della regione potrebbero e dovrebbero osare di più per far emergere la personalità peculiare dei loro rossi da montepulciano, aglianico e soprattutto tintilia. Senza trascurare le doti di fragranza e freschezza dei più riusciti bianchi a base falanghina, greco, trebbiano, malvasia, con qualche concessione “internazionale” a sauvignon e chardonnay.
Speranze di ulteriore crescita ben riposte, crediamo, nel percorso segnalato da realtà decisamente in forma come Borgo di Colloredo, Claudio Cipressi, e Tenimenti Grieco, titolari inamovibili della nostra selezione molisana. Alle finali nazionali approdano tre etichette ed è un risultato da non sottovalutare alla luce del numero risicato di assaggi. Così come è da sottolineare la brillante prova dell’unico Tre Bicchieri assegnato, il Molise Tintilia ’13 della Di Majo Norante, storica cantina di Campomarino nonché leader indiscussa della vitienologia regionale.
Molise Tintilia 2013 Di Majo Norante

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