In Giappone si beve così!!


Dopo il precedente articolo che poneva particolare enfasi sul mercato del vino in Giappone, vi propongo oggi una carrellata delle principali bevande diffuse nel paese nipponico.  

Birra: è la principale bevanda alcolica giapponese. I principali produttori sono Asahi, Kirin, Suntory e Sapporo. Le procedure di birrificazione, come facile pensare, sono state importate dalla Germania durante il Periodo Meiji grazie ad un progetto di sviluppo creato nel Nord dell’Isola di Hokkaido.

Birra giapponese
Happoshu: letteralmente “alcol frizzante”, è conosciuta come la birra a basso contenuto di malto ed è un’invezione recente dell’industria giapponese. Ha lo stesso sapore ed alcol di una birra normale ma la bevanda contiene meno malto e, pertanto, un approccio più light. La “birra” costa anche di meno visto che la minore presenza di malto è tassata diversamente (in meno) dalle autorità fiscali giapponesi.

Third beer: conosciuta anche come “Shin Janru" o "New Genre”, questa birra è l’ultimo ritrovato dell’industria birraria del Giappone. Non avendo tra gli ingredienti di produzione il malto ma, bensì, piselli, soia, frumento, la Shin Janru è la “birra” più economica che si trova in commercio.

Tipica Third beer
Nihonshu o Sake: in giapponese, la parola "sake" designa in senso stretto una bevanda liquorosa ottenuta dalla fermentazione del riso. È anche chiamato Nihonshu (letteralmente, vino giapponese). Per estensione, col termine "sake" si intende qualsiasi bevanda alcolica. Questo doppio senso si spiega col fatto che, fino alla metà del XIX secolo, prima che il paese si aprisse ai prodotti occidentali, fu per la maggior parte dei Giapponesi l’unica bevanda alcolica conosciuta. Fu solo con la comparsa di diversi tipi di bevande come il vino, la birra o il whisky, che si fece innanzi la necessità di nominare il sake con un nome specifico.
Il Sake è una sorta di "birra di riso", visto che viene prodotto facendo fermentare del riso in acqua di fonte, dopo saccarificazione con l’aiuto di un fungo chiamato koji il cui nome scientifico è Aspergillus flavus var. oryzae. La qualità di un sake dipende da tre fattori chiave individuati dall’espressione waza-mizu-kome: waza (la competenza), mizu (la qualità dell’acqua), e kome (la qualità del riso e del grado di lucentezza).
Si contano circa una cinquantina di selezionate varietà di riso per produrre il sake. Fra i più prestigiosi si possono citare lo Yamada-nishiki (Provincia di Hyogo), l’Omachi (Province di Okayama e Hiroshima), il Gohyakuman-goku (Provincia di Niigata), e il Miyama-nishiki (Provincia di Nagano). Il riso è lucidato per liberarlo dal grasso e dall’albumina, in modo che rimanga solo il cuore del chicco, ricco di amido. Più la grana è lucida, più il residuo di seimaibuai sarà basso e più il sake sarà fine. Come per il vino in Francia, ogni regione ha il suo sake. I sake prodotti nella regione del Tohoku sono particolarmente rinomati. Si adduce generalmente il clima più freddo e la qualità dell’acqua per spiegare l’eccellenza delle diverse annate. Al contrario nel sud, le Province di Kyoto e Nada (Kobe), storicamente le prime ad aver sviluppato metodi di produzione moderni per la fornitura della corte imperiale e grandi santuari, mantengono oggi un’alta tradizione legata alla conoscenza e ad un sapere antichi. A livello locale è la presenza di sorgenti e la qualità dell’acqua che permettono di fare la differenza. L’acqua, inoltre, è anche oggetto di una legislazione specifica che riguarda la sua origine geografica e la sua purezza.

Produzione di sake
Shochu, Awamori: è un distillato contenente in media il 30% di alcol. Comunemente ha tra gli ingredienti di base il riso, le patate dolci, il lievito e/o la canna da zucchero. È di solito servito miscelato ad acqua e ghiaccio, succo di frutta e acqua tonica o tè oolong. L’Awamori è la versione del shochu di Okinawa. Differisce dall’originale in quanto è prodotto a partire da riso di stile tailandese anziché giapponese e utilizza la muffa nera Koji indigena di Okinawa.

Chuhai: sono bevande al gusto di frutta con un grado alcolico che varia tra il 5 e l’8 percento. I gusti classici includono il limone, la pesca, il lime, il pompelmo e il mandarino. Ultimamente sono stati prodotte bevande al gusto ananas, nashi, e pera invernale. Disponibili ovunque in lattina.

Umeshu: prodotto a partire dalla macerazione di prugne giapponesi all’interno di Shochu o Sihonshu. Molto dolce, fruttato, l’Umeshu è molto apprezzato da chi è non molto avvezzo all’alcol. Comunemente prodotto in casa, è facilmente reperibile ovunque siano vendute bevande alcoliche. Di solito è servito on the rocks, mescolato con soda, o come Sawa Umeshu (Umeshu acida).

Umeshu
Vino: rispetto all'articolo precedente posso aggiugere che non è stato molto apprezzato in passato per via della sua scarsa tradizione in terra nipponica, ma, ultimamente, sta guadagnando popolarità soprattutto tra le donne. Generalmente è importato dalla Francia, dall’Italia, dagli USA e dall’Australia anche se, poco alla volta, si sta sviluppando una fiorente industria domestica. I vini locali più famosi sono prodotti nella Prefettura di Yamanashi.

Altri distillati: il whisky è forse la bevanda occidentale più popolare in Giappone e spesso viene servito “on the rocks” o miscelato con acqua e ghiaccio. Bevande a base di Gin e vodka sono molto di moda nei bar, nei ristoranti e nei tipici Izakaya.

Yakitori restaurant (izakaya) in Ota

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