MenoDodiciIgp: Le Chocer - Valleé d’Aoste Pinot Noir 2021


di Roberto Giuliani

Per darvi un’idea di cosa sia la Valle d’Aosta dal punto di vista viticolo, l’azienda di Danilo Charrère conta solo 4,5 ettari vitati suddivisi in ben 41 appezzamenti! Difficile trovare altri territori in Italia con una simile frammentazione.Da quattro di questi, che sommati arrivano a malapena a 6000 mq, arriva questo Pinot Noir 2021 vinificato e maturato in acciaio, dai suggestivi profumi di viola, ciliegia, lampone, ribes e menta.


Nitido e gradevolissimo al palato, con un tannino leggero ma fondamentale per dare carattere a un corpo dove la freschezza ha un ruolo prioritario. Solo 4000 bottiglie, ma si trova facilmente sul web, dove ha un prezzo variabile dagli 8,90 ai 12,50 euro.

InvecchiatIGP: Vini Franchetti - Terre Siciliane IGP "Passobianco" 2016


di Roberto Giuliani

Andrea Franchetti è stato sicuramente uno dei personaggi più significativi nel mondo del vino. Morto nel 2021 a 72 anni dopo una lunga malattia, era un uomo del tutto particolare, un visionario, amava la solitudine e il vino rappresentava per lui un tramite tra l’uomo e la natura, cui era profondamente legato. Il suo primo progetto è iniziato in Val d’Orcia con la Tenuta di Trinoro, che fece ben presto parlare di lui, vini profondi, originali, con un proprio linguaggio che li rendeva distinguibili tra mille. Poi arrivò l’amore per la Sicilia e, in particolare, per l’Etna, lì si rese conto dell’enorme affinità che quelle terre avevano con la sua visione, la sua ricerca di una solitudine che non è mai stata isolamento, piuttosto il bisogno di trovare una dimensione interiore attraverso la quale ottenere vini che raccontassero questo profondo connubio con la terra. Si racconta che era quasi astemio, ma non disdegnava assaggiare la terra e riconoscerne la composizione.


Il Passobianco 2016 (prima annata 2007) arriva da Passopisciaro; a testimonianza dell’unicità del suo percorso non è ottenuto dal classico carricante, vitigno oggi in grande rispolvero e uno dei principali “esponenti” a bacca bianca dell’enologia etnea, ma nientemeno che dallo chardonnay, quattro ettari in Contrada Guardiola, tra gli 850 e i 1000 metri di altitudine, piantati al suo arrivo su terreno sciolto e profondo, composto da cenere lavica dall’alto contenuto minerale, che dal 2014 affina ben 2 anni in bottiglia prima di essere commercializzato. Non ha mai nascosto la sua predilezione per la Borgogna e questo vino ne è un chiaro omaggio, pur mantenendo traccia evidente del territorio a cui appartiene.

Andrea Franchetti

Figlio di un’annata eccellente nell’areale etneo (ma anche in gran parte dello Stivale), la 2016 mi ha impressionato per l’acidità vibrante, per la nota agrumata intensa e oggi giustamente matura, corroborata da una pennellata di miele che lo rende particolarmente invitante. Oggi è quasi una bestemmia parlare di mineralità nel vino, almeno dal punto di vista olfattivo, ma sinceramente la sensazione di avere a che fare con la pietra focaia, la cenere, la roccia sgretolata è piuttosto evidente e non frutto di fantasia.


Al palato conferma tutto, rivelando una baldanza che dopo dieci anni certamente evidenzia l’assoluta qualità di questo vino, goduto alla grande presso il Ristorante degli Angeli di Magliano Sabino (RI), al prezzo a mio avviso assolutamente corretto di 40 euro (basti pensare che sul web arriva anche a 240 euro!).

Fratelli Vagnoni - Toscana Rosso Sodi Lunghi 2020


di Roberto Giuliani

Sangiovese 90% e Colorino per la restante parte. A San Gimignano, nella terra dove la bianca Vernaccia domina la scena, si fanno anche ottimi rossi ma se ne parla decisamente poco. 


Quello dei Vagnoni regala profumi di prugna, ciliegia nera, cannella e pepe, sapore intenso, persistente, sapido.

Fattoria Sardi e il "15 Primavere": la nobiltà del rosato secondo Matteo e Mina


di Roberto Giuliani

Non so quante aziende vinicole italiane abbiano scelto di puntare sul rosato come vino identitario, base di un progetto che lo collochi in una posizione ben diversa da quella usuale, Matteo Giustiniani e Mina Samouti lo hanno fatto. Ci troviamo nella Lucchesia, a pochi chilometri dalle mura della splendida città di Lucca, tra i fiumi Freddana e Serchio, ai piedi della Alpi Apuane. Nella parte più in pianura i vigneti si trovano su suoli sciolti, limo-sabbiosi e ciottolosi, mentre in collina c’è più argilla e un buono scheletro; le esposizioni vanno da sud-est a sud-ovest.


Matteo e Mina ha deciso da subito di lavorare perseguendo la strada biodinamica e biologica, puntando al massimo rispetto del territorio, alla ricerca del migliore equilibrio per il suolo e le piante, in un ambito dove i boschi hanno un ruolo tutt’altro che secondario. Tutto parte dalla vigna, in cantina si deve intervenire il minimo possibile e preservare le caratteristiche espressive di ogni annata. 

Matteo e Mina

Le uve allevate sono vermentino, sangiovese, syrah, cabernet sauvignon, merlot, tre di queste contribuiscono alla composizione del rosato “Primavere” (il cui numero cambia di anno in anno, infatti questa è la quindicesima vendemmia effettuata dal 2010): il sangiovese viene pressato a grappolo intero in modo soffice, poi in macerazione a freddo contribuiscono il syrah e il vermentino. La sfecciatura del succo ottenuto viene fatta a bassa temperatura, la fermentazione è spontanea ed è attivata da uno specifico pied de cuve ottenuto dalla vigna. Affinamento in acciaio sulle fecce fini per 4 mesi. In pratica è un assemblaggio di mosti fiore.

LA DEGUSTAZIONE

Più rosa di così non potrebbe essere, davvero molto bello, un pastello, ricorda in parte la buccia di cipolla ma con una tonalità rosa più netta. Il bouquet è molto gradevole e fine, ricorda la rosa canina, il pompelmo rosa, il melone, il mandarancio.


Palato fresco, succoso, assolutamente privo di derive dolci, incedere di notevole fascino che invita a portarlo a tavola, magari gustando un paio di fette di prosciutto Bazzone o una garbugia primaverile. Ah, dimenticavo! Il 15 Primavere ha 12 gradi di alcol, valore perfetto per questa tipologia, che ne conferma ulteriormente la dote di gaudente bevibilità.