di Luciano Pignataro
Vai in California e non passi per la Napa Valley? Un sistema enoturistico perfettamente organizzato, con tanto di trenino, dove ogni cantina è attrezzata da oltre trent’anni a ricevere visitatori e appassionati, con tanto di shop in cui, oltre al vino, si vende di tutto secondo un modello anglosassone che ben conosciamo e che consente ai clienti di portarsi a casa dei ricordi. In Italia pensiamo — mi riferisco ovviamente a chi non è dentro il mondo del vino — che negli USA questo sia un fenomeno recente rispetto alla cara vecchia Europa.
Per questo ho scelto di parlarvi di un vino la cui prima etichetta risale al 1939, prodotta da un'azienda fondata nel 1900 da Georges De Latour: la leggenda racconta che il nome dell’azienda (ovviamente abbreviato in BV Wines) si debba all’espressione francese “quel beau lieu” pronunciata dal fondatore quando acquistò il primo nucleo della tenuta. La storia la trovate su Wikipedia oltre che sul sito aziendale; qui a me interessa sottolineare solo qualche aspetto che fa di questo posto nell’area di Rutherford (non lontana dalla famosa Opus One) una tappa obbligata per chi visita la Napa e per chi si approccia al mondo enologico americano che, lo ricordiamo, è un grande mercato di produzione e importazione come nessun altro paese al mondo.
In primo luogo siamo a casa di uno dei pionieri della lotta alla fillossera negli USA, il primo a trovare un portainnesto che risolvesse il problema anche in Napa. Il secondo motivo di visita è la ristrutturazione, conclusa proprio lo scorso mese di luglio, dell’area accoglienza: un’ampia sala dominata da un bancone circolare in perfetto stile americano e una sala privata dove siamo stati accolti per una degustazione. Ad ogni vino (Chardonnay Reserve 2022, Pinot Noir Reserve 2023, Malbec 2022, Muscat e, appunto, il Georges de Latour 2022) è stato abbinato un piatto dello chef Sam McKenzie. Lo cito perché si tratta di un cuoco molto conosciuto che qui ricopre il ruolo di Winery Chef ed è impegnato a studiare i migliori abbinamenti possibili per il percorso degustazione. Le vecchie ricette della storica tenuta vengono rielaborate con una grande attenzione alla qualità delle materie prime prodotte dall’orto aziendale. Il terzo motivo per cui bisogna venire qui è che parliamo di un'azienda che ha creato il benchmark del Cabernet Sauvignon in Napa: un’uva che, a mio avviso, resta la chiave principale con cui approcciare la produzione di vino negli USA.
L’azienda ha una storia lunghissima, basti pensare che durante gli anni del Proibizionismo si reinventò come cantina di vini da messa mentre tante altre realtà chiudevano, e che nei decenni ’50-’60 del secolo scorso era considerata uno dei Big Four della Napa. Oggi il Georges De Latour è considerato un vino iconico, pluridecorato, spesso servito nei banchetti della Casa Bianca, e si vende a un prezzo tutto sommato non proibitivo (in rete sui 180 euro al massimo). Parliamo di un blend in cui il Cabernet Sauvignon è accompagnato da un 10% di Petit Verdot che gli conferisce un tocco di bevibilità al palato, decisamente impegnativo visti i 15 gradi alcolici.
L’azienda non ha inseguito le mode e non ha rinunciato al suo stile: il rosso è potente e muscoloso come si diceva un tempo, ma l’acidità consente di berlo con piacevolezza oltre a offrirgli una sicura e buona longevità. L’esperienza ha permesso di interpretare al meglio quella che viene considerata un'annata fresca in Napa, e il bilanciamento tra il frutto e la barrique ci è apparso perfetto perché dosato con grande maestria.
Due parole sugli altri vini provati: il Pinot Nero è sicuramente più esile, ma va bevuto senza pensare alla Borgogna; semmai si avvicina di più allo stile italiano che lascia via libera al frutto. Il Malbec è il classico "vinone" americano che ha imposto quello stile di potenza esibita che da noi andava molto di moda negli anni ’90. Qui, ci dicono, funziona molto. Mi è particolarmente piaciuto lo Chardonnay Riserva: agrumato, sicuramente potente, ma anche complesso al naso e sapido in bocca. Insomma, parliamo di vini molto diversi da quelli che in questo momento vanno di moda in Italia, ma che hanno uno stile preciso e sono ricchi di storia.








