InvecchiatIGP: F.lli Vagnoni - Vernaccia di San Gimignano Mocali 1993


di Roberto Giuliani

Chi legge gli articoli firmati da uno qualsiasi dei Giovani Promettenti (IGP), saprà certamente che da parecchi anni a San Gimignano si svolge l’Anteprima della Vernaccia di San Gimignano, dal 2023 rinominata “Regina Ribelle”. Finché si è svolta all’interno delle Anteprime Toscane, durava un solo giorno, e questo rendeva impossibile programmare delle visite presso le aziende. Per fortuna la nuova versione si è staccata, è diventata autonoma e, invece che a febbraio, si svolge tre mesi dopo, utilissimi per ritrovare nel calice dei vini comprensibili e avere il tempo di approfondire il territorio con qualche visita mirata. Perché la Vernaccia di San Gimignano, a dispetto di ottuse convinzioni che vada bevuta subito in quanto vino bianco, ha invece una incredibile capacità di evolvere nel tempo e trasformarsi in molti casi in un grande vino.


Hanno cominciato ad accorgersene i ristoratori del territorio, così qualcuno in carta propone un sempre maggior numero di vecchie annate; se ne stanno accorgendo gli stessi produttori, che hanno capito quanto sia importante fare assaggiare vecchie bottiglie a noi pericolosi giornalisti.


Così, durante le visite programmate, abbiamo avuto la possibilità di fare addirittura alcune belle verticali, una di queste è capitata a me presso l’azienda Vagnoni e riguardava la Riserva I Mocali, partendo dalla 2023 per arrivare nientemeno che alla 1993 (allora si chiamava semplicemente “Mocali”). Era l’anno in cui la Vernaccia di San Gimignano è diventata DOCG, primo vino bianco in Italia, ma in casa Vagnoni tutto ha avuto inizio nel 1955, nell’antico borgo di Pancole, a 5 km da San Gimignano. Oggi è un ridente agriturismo che si estende su circa 42 ettari, di cui 20 a vigneto e la restante parte a uliveto, frutteto, bosco e seminativi; dal 2011 l’azienda è certificata biologica. Non sto qui a raccontarvi com’è vinificata la Vernaccia I Mocali oggi, sicuramente non è la stessa di 33 anni fa, ma Luigi aveva una passione per il piccolo legno, voleva che si sentisse (non eccessivamente) e quindi questa 1993 l’ha concepita così, già allora con l’intento di farla invecchiare. Antonio Vallario, suo nipote ci ha spiegato che da quando ha iniziato a lavorarla lui, il legno è molto meno presente.


Ma il punto è che in 33 anni lo ha assorbito perfettamente, rivelando un vino di grande complessità, vivissimo (l’acidità della Vernaccia non teme confronti neanche con il riesling renano), dove l’ossidazione appare solo olfattivamente, cosa del tutto normale perché non è mai stato il punto di forza di questa varietà; è al palato che ti lascia senza parole, rivelando un grip impressionante, una salinità e una generosità di sapore davvero spiazzanti. Così buona che, nonostante i 10 ottimi campioni della verticale, è stata l’unica che non ho potuto fare a meno di bere, con enorme soddisfazione. Una forte emozione da un vino che testimonia in modo incontrovertibile che a San Gimignano si possono fare grandissimi vini bianchi, ed è ora che si sappia!

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