Il Lambrusco vince la sfida nelle vendite nella GDO


Crescono le vendite di vino sugli scaffali e lo fanno grazie ai vini autoctoni regionali e ancora grazie alla spinta degli spumanti che non sembra essersi esaurita. È quanto emerge dalle prime anticipazioni dell’annuale ricerca condotta da Iri-Infoscan sulle vendite di vino in supermercati e ipermercati che sarà poi presentata nei dettagli nel corso del prossimo Vinitaly (a Verona dal 15 al 18 aprile). Nel corso del 2017 nella Gdo italiana (compreso anche il canale dei disconut) sono stati venduti vini per 648 milioni di litri per un valore sempre più vicino ai due miliardi (con 1.849 milioni). Per quanto riguarda il vino confezionato le vendite sono calate dello 0,2% in volume ma sono cresciute dell’1,9% in valore grazie a un significativo incremento del prezzo medio del 2,2% (giunto a quota 2,85 euro al litro). Performance che sono state migliori per i vini Doc e Docg che infatti hanno registrato una crescita del 2% in volume, del 4% in valore e del 2% nel prezzo medio (che per i vini a denominazione tocca i 4,54 euro al litro).
Tra gli altri formati cala il vino in brik (-0,6% in volume e -0,7% in valore).



Per quanto riguarda le tipologie continua il momento non brillante dei vini rossi (calati dell’1,3% in volume, ma cresciuti dell’1,5% in valore grazie a un incremento del prezzo medio del 2,8%). Meglio va per i vini bianchi cresciuti dello 0,9% in volume, del 3% in valore grazie al +2,1% registrato nei prezzi medi.

Non si ferma l’onda lunga degli spumanti che in questi anni hanno letteralmente trainato le performance del vino italiano all’estero e continuano a farlo anche in Italia. Le loro vendite nella Gdo sono aumentate infatti del 4,9% in volume, del 6,7% in valore nonostante la quasi stabilità dei prezzi (+1,7%).

Tra le singole denominazioni regionali italiane il vino più venduto sugli scaffali della grande distribuzione organizzata continua a essere il Lambrusco venduto anche nel 2017 in 13,12 milioni di litri (-0,1% in volume ma + 2,9% in valore). Al secondo posto a pochissima distanza il Chianti che con 13,10 milioni di litri che ha riportato una crescita in volume dell’8,5% ma con una sostanziale stabilità dei valori (-0,4%). Al terzo posto il Montepulciano d’Abruzzo con 8,4 milioni di litri (-3% in quantità e +0,7% in valore). Primo vino bianco lo Chardonnay (7,8 milioni di litri, -5% in quantità e – 0,8% in valore).

Ma al di là dei numeri assoluti vanno poi ricordate invece le denominazioni e tipologie di vino che sugli scaffali della grande distribuzione hanno fatto registrare le migliori perfomance. E tra queste vanno annoverate il siciliano Grillo (aumentato del 22,8% in quantità e del 21,2% in valore). Seguito da un altro vino del Sud, il Primitivo le cui vendite sono aumentate del 20,5% in volume e del 23,5% nel giro d’affari. Una vera e propria new entry al terzo posto tra le etichette più performanti con l’Ortrugo dell’Emilia Romagna che ha messo a segno un +18,8% in quantità e un +16,2% in valore. 

A seguire tra le denominazioni con le migliori performance nel 2017 la Ribolla del Friuli, il Veneto Ripasso della Valpolicella, il Cortese del Piemonte, la Passerina marchigiana e il Chianti classico.


«Se la quantità di vino acquistato nella Grande Distribuzione è stabile da anni, i consumatori mostrano di apprezzare le novità, accogliendo favorevolmente le proposte delle cantine – ha commentato il spiega il Business Insight Director di Iri e coordinatore della ricerca, Virgilio Romano –. I vini a denominazione d’origine vendono 5,5 milioni di litri in più nel 2017, così come crescono bollicine e vini bianchi, inoltre aumentano le tipologie regionali che si fanno apprezzare ogni anno per i tassi di crescita. I vini emergenti si fanno apprezzare per posizionamenti di prezzo non bassi (oltre la metà superiore a 4 euro) e questo è un aspetto positivo perché dimostra la disponibilità del consumatore a premiare novità e valore».

«La grande distribuzione organizzata si mantiene un canale di vendita molto importante per il mercato italiano –ha aggiunto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – capace di far emergere nuovi vini e territori e di assecondare nel tempo la richiesta di prodotti di maggiore qualità anche per il consumo quotidiano. Un’evoluzione che Vinitaly sta seguendo negli anni diventando il luogo di analisi e confronto tra gdo e settore enologico e soprattutto proponendo alle cantine espositrici incontri B2B con i buyer delle insegne della distribuzione organizzata. Con l’International Packaging Competition Vinitaly da oltre venti anni promuove la cultura del comunicare con efficacia attraverso l’etichetta e la confezione il valore del prodotto».

                            Articolo di Giorgio dell'Orefice - Fonte Il Sole24Ore

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