Terroir Marche si presenta a Roma

I vignaioli di Terroir Marche, finalmente, sono sbarcati a Roma e all'interno del The Corner, il nuovo ristorante gestito da Marco Martini, hanno presentato alla stampa e al pubblico di appassionati della Capitale i principi e le idealità condivise da questo Consorzio che ad oggi conta ben 13 cantine associate per circa 118 ettari di vigneto. 


Foto: Primapaginaonline.it

Cosa accomuna questi piccoli grandi vignaioli è presto detto:

Il territorio e l’origine

Pensiamo che i prodotti agro-alimentari non siano merci come le altre. Sono prodotti che vedono la luce sulla e nella Terra. Per questo invochiamo il principio dell’origine, cioè del legame assoluto col territorio. Questo è il solo principio valido nell’identificare un prodotto agricolo poiché ne valorizza il territorio e le genti che vi abitano e che hanno contribuito alla evoluzione di una determinata qualità/specie. 
I territori e le varietà autoctone sono beni comuni.
Tale legame col territorio, però, non deve assolutamente essere interpretato come una difesa di localismi politici e identitari frutto dell’attaccamento conservatore alle radici, ma al contrario come un percorso per costruire una agricoltura cosmopolita, che leghi insieme le produzioni e le culture di tutto il mondo nella diversità dell’origine.

La terra e la sua difesa 

Vogliamo un nuovo rapporto con la terra. Quella stessa terra che un tempo era fonte di stenti e povertà, oggi può proporre una nuova visione dell’ambiente e dei rapporti sociali. Gli agricoltori devono porsi come difensori, e non sfruttatori, dei territori e delle terre. In questo senso l’agricoltura riveste un ruolo fondamentale come presidio ambientale.
In questo contesto, e non come semplice marchio commerciale, si colloca la nostra visione di agricoltura organica, biologica o bio-dinamica. 
Questa idea di agricoltura come presidio del territorio ci porta, conseguentemente, a sostenere tutte le forme di lotta delle comunità locali contro le grandi devastazioni ambientali.

Le relazioni sociali e produttive 

Condividiamo un’idea etica e solidale di economia. Un’idea che pone al centro l’uomo e la natura e per cui l’economia sia un mezzo e non il fine. Siamo convinti che il progresso si misuri secondo variabili che sono anche culturali e sociali; che un vino - ad esempio - non sia solo una merce con un determinato prezzo ma il risultato di una storia complessa, che vede il dispiegarsi continuo dei rapporti fra vignaioli, territori, stagioni, comunità locali. 
Pensiamo che vadano sviluppate tutte le forme possibili di economia e di distribuzione alternative che promuovono una visione umana del commercio, come i Gruppi di Acquisto Solidali, i mercati contadini locali, itineranti o biologici, le botteghe del commercio equo, la vendita diretta, la produzione per famiglie su prenotazione ed in generale tutte le forme che relazionano direttamente produttori e consumatori "critici", visti come co-produttori. Allo stesso tempo invochiamo l’agricoltura contadina (nelle sue molteplici forme di azienda famigliare, di piccola cooperativa, di piccola azienda a conduzione diretta) per la sua intrinseca capacità di esprimersi secondo relazioni produttive differenti da quelle della grande azienda industriale, incentrate sul conto/terzismo, sul lavoro precario e sul lavoro in nero, sullo sfruttamento, sulla rendita.

La tracciabilità dei prodotti e del prezzo

Il rapporto fra produttori e consumatori oltre che diretto deve essere trasparente. Per questo noi vogliamo certificare direttamente come lavoriamo la terra, quali sono i nostri rapporti con il lavoro ed il capitale, come trasformiamo i prodotti della terra e il prezzo di cantina a cui vendiamo gli stessi.

Rivendicare la terra, rivendicare la vita. 

Rivendicare la terra significa per noi rivendicare la vita, riappropriarci certamente del valore economico, ma riappropriarci anche di un intero mondo di relazioni, di tradizioni e di sentimenti, divenendo una comunità organizzata e diffusa che abbia coscienza che si è giunti ai limiti dell’irreversibilità dell’insensatezza globale.  Le prossime generazioni si troveranno costrette a produrre prevalentemente per riparare i danni delle produzioni precedenti.  Non abbiamo nulla contro la tecnologia e la scienza. Ciò che critichiamo è la riduzione della vita a macchina, la sostituzione di ogni elemento della vita con un prodotto di sintesi da laboratorio. Per questo ci batteremo contro gli Organismi Geneticamente Modificati. Gli Ogm costituiscono oggi la più grande minaccia alla sensibilità planetaria. Contro di essi non c’è tempo da perdere né alcuna possibilità di mediazione. 
La ricerca, la sperimentazione, le legislazioni permissive, l’uso degli Ogm costituiscono un crimine contro la terra e contro l’umanità. Occorre fare di tutto perché ciò non accada.


Durante la serata Giampaolo Gravina ha condotto un interessante laboratorio di degustazione dove sono stati presentati tredici vini rappresentativi dei vignaioli di Terroir Marche. Io, umilmente, ho preso qualche appunto che spero possa servirvi da stimolo per futuri approfondimenti e/o acquisti!


Peruzzi - Verdicchio Metodo Classico Dosaggio Zero 2011: Liana Peruzzi, dal 1998, produce solo spumante metodo classico usando il verdicchio proveniente dal suo vigneto di circa due ettari coltivato secondo il regime biologico. Questo spumante matura 40 mesi sui lieviti e si fa apprezzare per un perlage setoso e per una sapidità a tratti irriverente che invita continuamente alla beva. Bellissima scoperta!


Valturio - Tamerice 2015l'azienda nasce nel 2002 sul progetto ambizioso di riportare il Montefeltro, regione di confine a cavallo di Marche, Toscana e Romagna, alla produzione di vino di alto livello. Dal sapiente uvaggio di moscato, incrocio Manzoni e viognier, nasce questo vino dall'anima estroversa e gioviale la cui aromaticità dona carattere senza alcun eccesso.


Paolini & Stanford Winery - B54 2015: Raffaele e Dwight sono i due soci fondatori di questa cantina dal respiro internazionale specializzata sui vini rossi ma che, come in questo caso, non disdegna di fare delle prove anche sui bianchi. Questo vino, ad esempio, è un incrocio Bruni al 100% (incrocio per impollinazione di verdicchio di Jesi e sauvignon blanc) che si fa apprezzare per un corredo aromatico composto da fiori gialli e frutta matura e per un sorso estremamente salino con finale quasi "acciugoso". 


La Marca di San Michele - Capovolto 2015: da una delle aziende simbolo di Terroir Marche, essendo tra i suoi soci fondatori, nasce questo vino che da anni è un inno alla territorialità di Cupramontana anche in una annata, come la 2015, decisamente calda e difficile da gestire sia in vigneto che in cantina. Vino bandiera!




La Distesa - Terre Silvate 2015: altra azienda fondamentale per il Consorzio grazie all'estro di Corrado Dottori che pur condividendo con La Marche di San Michele lo stesso territorio, dà vita come sempre ad un verdicchio molto più "estremo" o, per dirlo alla Gravina, scarsamente civilizzato che sicuramente non passa inosservato per personalità e dinamismo. Una volta bevuto lo si ricorderà per sempre, parola mia!

Col di Corte - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore "Vigneto di Tobia" 2015 : questa azienda giovanissima, con vigneti tra Montecarotto ed Ostra, produce due Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico di cui questo, derivante da una unica parcella, rappresenta la versione più rappresentativa. All'olfattiva conquista per finezza agrumata e floreale mentre alla gustativa è assolutamente coerente ed armonico donando un finale di assoluta purezza sapida. Bellissima scoperta!



Di Giulia - Il Grottesco 2013: Giulia Fiorentini gestisce tre ettari di vigneto a Cupramontana e questo verdicchio, fuori dalla DOC, mi ricorda molto il vino di Dottori per il suo essere ribelle e poco avvezzo ad essere inquadrato nonostante il suo respiro agrumato e la sua chiusura asciugante e "buccioso". Sono sicuro che Giulia stia ancora cercando la sua strada ma se questa è la direzione sono sicuro che la meta non è lontana.

PievaltaVerdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2013: altra azienda fondatrice del Consorzio e altro Verdicchio di assoluto valore grazie ad un delizioso equilibrio tra l'aspetto mediterraneo del vino e quello della freschezza ben ben si fondono donando una persistenza solida e territoriale di qualità sopraffina.

La Valle del Sole - Pecorino 2014: situata nella valle di Offida, questo piccola azienda marchigiana, che è anche agriturismo, ha creduto da sempre nel biologico e nella riscoperta delle uve locali del territorio Piceno come questo pecorino in purezza che si fa ricordare per il suo carattere molto "minimal" che rende la beva di grande piacevolezza nonostante manchino i soliti acuti aromatici a cui spesso siamo abituati quando degustiamo questa tipologia di vino.



Pantaleone - Onirocep 2013: il nome del vino è un piccolo gioco visto che se lo leggete al contrario vi riporterà al nome del vitigno che, tempo fa, non poteva essere menzionato in etichetta in quanto l'azienda non si trovava in zona DOC. Oggi, invece, Nazzareno Pantaloni e le figlie Federica e Francesca si trovano in zona Doc Faleria (la denominazione è stata allargata territorialmente) e producono a Colonnata Alta, sulle montagne vicino ad Ascoli Piceno, dove il panorama, caratterizzato da calanchi, sembra essere più adatto alla coltivazione di Müller-Thurgau o pinot bianco. Questo pecorino, di converso, è algido e verticale ed è assolutamente dirompente per bontà e territorialità.



Fiorano - Giulia Erminia 2014: questo pecorino in purezza, che fermenta e affina per 12 in tonneau di rovere francese, durante la degustazione è risultato estremamente giovane con ancora del legno da digerire. Più interessante è invece il Donna Orgilla la cui vinificazione in acciaio preserva tutte le caratteristiche del vitigno dotato in questo caso di notevole spessore agrumato e minerale.

Aurora - Fiobbo 2014: da molto tempo il Fiobbo rappresenta un punto di riferimento per chi cerca un pecorino elegante ma al tempo stesso slegato dagli senza eccessi aromatici a cui spesso siamo abituati bevendo questa tipologia di vino. L'annata 2014, con il suo clima freddo e piovoso, regala un pecorino dal passo decisamente lento che dovrà sicuramente dialogare col tempo per potersi esprimere ai massimi livelli. Intendiamoci: io lo amo anche ora questo vino!!

Vigneti Vallorani - Avora 2010: Rocco Vallorani chiude la degustazione di Terroir Marche con un grande ma poco conosciuto Falerio DOP, prodotto in tiratura limitata di 6660 bottiglie marchiate e registrate a mano, il cui uvaggio è composto da un sapiente mix di uve locale come passerina e pecorino (proveniente da vigneti di circa 25 anni) e trebbiano (vigneti di circa 45 anni). Sei anni di affinamenti in bottiglia regalano a questo vino una complessità inaspettata che giocata su note olfattive di fieno, camomilla, ginestra essiccata, agrume candito e tanta sapidità che ritrovo anche al sorso dove l'armonia di fondo è costantemente incalzata senza posa da una spinta acida e sapida che terminano in una persistenza salmastra di grande impatto. Grandissimo vino e grandissima sorpresa finale. Grazie Rocco!


Foto: almavinocuatre.blogspot.com

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