Il Boca di Silvia Barbaglia

Come al solito arrivo a scrivere sul blog con notevole ritardo rispetto al giorno in cui con EnoRoma ho organizzato l'interessante verticale del Boca di Silvia Barbaglia che ho intercettato durante uno dei suoi wine tour in giro per l'Italia.

Silvia e suo marito
Dopo aver scritto abbondantemente su Le Piane mi sembrava giusto dar spazio ai vini di questa piccola realtà dell'Alto Piemonte fondata nel 1946 da Mario Barbaglia che, prima con la bicicletta e poi grazie ai primi camion, porta a conoscere i suoi vini da Cavallirio alla Valsesia, dai vicini laghi fino alla periferia di Milano con l'intento di valorizzare la cultura e le tradizioni della propria terra di origine.

Attualmente l'azienda si estende per circa 3 ettari di vigneto composto da nebbiolo, vespolina, croatina, uva rara ed erbaluce greco novarese le cui radici affondano all'interno di un terreno minerale formato da porfido rosa.

Il terreno del Boca
Prima di passare alle note di degustazione dei vini presentati da Silvia durante la serata, ricordo che il Boca, secondo disciplinare, viene prodotto attraverso l'assemblaggio di nebbiolo (70% al 90%) assieme a vespolina e uva rara (da sole o congiuntamente dal 10% fino al 30%).

I vini portati in degustazione son stati i seguenti:

Boca 2007: l'annata sostanzialmente calda regala un vino inizialmente con qualche sbuffo alcolico di troppo che, col tempo e la giusta areazione, lascia spazio ad un corredo olfattivo di grande fascino e territorialità dove la spinta minerale, rossa come il pordido, è netta anche se smussata da una nota floreale di grande eleganza. Al gusto il vino si caratterizza per due autostrade, una sapida e l'altra acida, che asfaltano la bocca lasciando nel finale la sensazione che quel porfido, chissà come, è ormai parte di te.


Boca 2008: il colore tradisce una maggiore concentrazione polifenolica che, dai racconti di Silvia, deriva da una importante grandinata la quale avuto l'effetto (non troppo voluto) di aver abbassato le rese di produzione in maniera vertiginosa. Nonostante tutto, la giovane produttrice ci conferma che la 2008 è stata un'annata equilibrata e non tardiamo a crederle dopo aver messo il naso nel bicchiere che regala un ventaglio aromatico più complesso della 2007 grazie ad una maggiore presenta di sentori di frutta rossa ed evidenze vegetali. Il sorso è succoso, tonico, senza eccessi strutturali e dotato di persistenza sapida di grande fascino. Un Boca che, a mio parere, ha un grande potenziale ancora inespresso.

Boca 2009: la gioventù avanza ma, a dispetto di ciò, questo vino sembra essere quello più introverso e, per certi versi, ha un approccio talmente aristocratico che alla cieca farebbe spostare il focus gustativo dalle colline novaresi alla Langa più blasonata. All'olfattiva si dota di un corredo aromatico dove frutta scura, fiori rossi, sedimentazioni speziate e fervida mineralità la fanno da padrone. Sorso di fulgida espressione dove la struttura si colora di fitti tannini e vigore sapido che, in armonia tra loro, delineano una persistenza di grande piacevolezza. Postilla: a partire da questa annata la famiglia Barbaglia ha modificato il blend del Boca che ora è composto da 80% nebbiolo e 20% vespolina.


Boca 2010: già dal colore, un rubino trasparente brillante come una mattina estiva, mi sono innamorato di questo vino che, sul filo di un equilibrio sofisticatissimo, emette pulsazioni luminose di rara eleganza e territorialità. E' ancora giovanissimo ma, se il buongiorno lo si vede dal mattino, sono sicuro che in futuro sentiremo ancora parlare di questo Boca che, senza dubbio, diventerà uno dei fari di tutta la denominazione. Un 19/20 de L'Espresso che ci sta tutto!


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