L'Orvieto DOC, un vino buono da scoprire. Certo, se fatto bene!

Orvieto, chi non la conosce? Le sue imponenti rupi di tufo, il magnifico Duomo, il Pozzo di San Patrizio, i colombari, l'Umbria Jazz Festival sono tutte parti di un mosaico a cui, spesso e volentieri, manca il tassello "vino di qualità" per essere veramente completo.
Infatti, l'immagine dell'Orvieto Doc è colpevolmente legata a vini di quantità, che definisco "da battaglia", che spesso e volentieri varcano i confini nazionali per invadere i mercati esteri che richiedono l'equazione errata grandi numeri=vino di territorio.
C'è un modo, invece, per comunicare che esiste una piccola percentuale di Orvieto Doc di grande qualità che nulla deve invidiare agli altri grandi bianchi italiani? Certo, mettere assieme Sergio Mottura, PalazzoneDecugnano dei Barbi, Barberani, Le Velette, senza dubbio i migliori produttori della denominazione, e creare una piccola verticale dei loro vini.


Foto: Lavinium

Prima di entrare nei particolari è opportuno capire come viene fatto l'Orvieto Doc. Il disciplinare di produzione, sottoposto negli anni a varie modifiche, ha riformato profondamente l'uvaggio tradizionale che vedeva il Procanico prevalente (dal 50% al 65%) con la presenza di Verdello (dal 15 al 25%), Grechetto, Drupeggio, Malvasia (dal 20 al 30%, di cui la Malvasia toscana non più del 20%). Oggi, infatti, i vini a denominazione di origine controllata “Orvieto” devono essere ottenuti da Trebbiano Toscano (Procanico) e Grechetto (minimo 60%) con un 40% massimo di altri vitigni di colore analogo.

L'area DOC dell'Orvieto è dunque suddivisa in Orvieto Classico, che copre la zona intorno alla Rupe e al suo circondario, e in Orvieto, che la completa a nord e a sud. Dalla vendemmia del 1997 è possibile produrre un Orvieto e un Orvieto Classico con la qualificazione "Superiore". Questo vino, che si ottiene grazie a una drastica diminuzione della produzione per ettaro (da 11 a 8 tonnellate) e a un contenuto alcolico minimo di 12% vol., può essere messo in commercio solo dopo il primo marzo dell'anno successivo alla vendemmia.

Le tipologie della DOC Orvieto, inclusa la sottozona Orvieto Classico sono: secco, abboccato, amabile, dolce, superiore e vendemmia tardiva.

Il wine tasting, organizzato presso la Rimessa Roscioli, prevedeva le degustazione di ben Orvieto Doc di varie annate, partendo dalla 2011 fino ad arrivare alla 2008.



Orvieto Classico Superiore "Lunato" 2011 - Tenuta Le Velette (Procanico 20%, Grechetto 40%, Malvasia 20, Verdello 15%, Drupeggio 5%): l'azienda storica della famiglia bottai ha vigneti che si estendono su terreni vulcanici per oltre 100 ettari sulla collina di fronte ad Orvieto. Il Lunato proviene da una porzione di 45 ettari chiamata Podere Belvedere dove sono presenti i vitigni più vecchi. Il vino è intensamente minerale, sapido e la sua durezza è corroborata solo in parte da una bella vena di frutta gialla croccante.. Sorso misurato, sottile, fresco e dalla persistenza calcarea. Vinificazione ed affinamento in acciaio.

Orvieto Tragugnano 2011 - Sergio Mottura (Procanico 50%, Verdello 25% e Grechetto 25%): questa azienda che si estende ai confini del Lazio non ha bisogno di molte presentazioni visto che il suo Grechetto in purezza che prende la forma del Poggio della Costa e del Latour a Civitella rappresenta il meglio della produzione nazionale. Il loro Tragugnano, selezione delle migliore proveniente dai loro vigneti nell'areale dell'Orvieto Doc, è un vino che rispetto al precedente ha un naso più complesso ed intenso dove spiccano le note di calcare, glicine, frutta bianca ed erbe di campo. Sorso ampio che riempie il palato di note minerali chiudendo lunghissimo su toni ammandorlati. Vinificazione ed affinamento in acciaio.



Orvieto Classico Superiore "Campo del Guardiano" 2011 - Palazzone (Procanico 50% Grechetto 30%,Verdello, Drupeggio e Malvasia il restante 20%): l'azienda della famiglia Dubini si estende per circa 25 ettari piantati su terreni collinari di origine sedimentaria e argillosa di Rocca Ripesena, con una vista emozionante sulla rupe di Orvieto. Il Campo del Guardiano rappresenta un vero e proprio Cru per l'azienda e, rispetto ai precedenti due vini, si presenta con un naso meno duro dove spiccano le note di fieno, agrumi, pesca, pera a cui solo in parte seguono note salmastre e di iodio. Bocca freschissima, diretta, avvolgente e di ottima persistenza sapida dove ritornano le note di gesso ed erbe di campo. Vinificazione in acciaio ed affinamento per 24 mesi in bottiglia.

Orvieto Classico Superiore "Il Bianco" 2011 - Decugnano dei Barbi (Grechetto 50%, Vermentino 20%, Procanico 20% e Chardonnay 10%) : appartenente alla famiglia Barbi, l'azienda si estende sui colli che dominano il Lago di Corbara per circa 32 ettari. Le vigne sono piantate su terreni di origine marina, ricchissimi di fossili. Questo vino, prodotto grazie all'ausilio di Cotarella,  ha un disegno olfattivo ancora giovane dove i ritorni iodati e salmastri sono ben evidenti assieme a sentori di frutta bianca, anice e biancospino. Sorso morbido, sinuoso, di grande avvolgenza ed equilibrio. Chiusura salata.  Vinificazione ed affinamento in acciaio.

Veniamo alla batteria dei 2010!

Orvieto Classico Superiore "Luigi e Giovanna" 2010 - Barberani (Grechetto, Trebbiano Procanico e Chardonnay): la famiglia Barberani da decenni ha impiantato vigneti sulle colline che dominano il lago di Corbara. Attualmente si estende per circa 100 ettari, di cui 55 a vigneto specializzato, su terreni vulcanici, sedimentari e calcareo-argillosi. Il vino, nato nel 2011 per celebrare il 50° anniversario dell'azienda, presenta all'interno dell'uvaggio una piccola percentuale di muffa nobile che inesorabilmente crea un profilo gusto-olfattivo di grande morbidezza e suadenza con ritorni di frutta matura ed erbe secche. La mineralità stavolta è più nascosta. Persistenza davvero impressionante.

Orvieto Tragugnano 2010 - Sergio Mottura (Procanico 50%, Verdello 25% e Grechetto 25%): rispetto al 2010, complice l'annata che dalle parti di Orvieto è stata meno equilibrata che in altre zone di Italia, è un vino più pronto, morbido, con frutta gialla in evidenza e mineralità rarefatta. Bocca di polpa e consistenza. Ottima la persistenza.

Orvieto Classico Superiore "Campo del Guardiano" 2010 -Palazzone (Procanico 50% Grechetto 30%, Verdello, Drupeggio e Malvasia il restante 20%): anche in questo caso il naso è un cesto di frutta gialla ed erbe aromatiche con sottofondo salmastro. Bocca che gode della solita grande sapidità e progressione da urlo.


Orvieto Classico Superiore "Il Bianco" 2010 - Decugnano dei Barbi (Grechetto 50%, Vermentino 20%, Procanico 20% e Chardonnay 10%) : naso che si fa più tenebroso del 2010, con aromi quasi di porto e frutta secca. Bocca di grande impatto, salata, iodata, dotata di tanta polpa e dinamicità. Deve ancora aprirsi, forse troppo giovane!



Veniamo alla batteria dei 2009!

Orvieto Classico Superiore "Luigi e Giovanna" 2009 - Barberani (Grechetto, Trebbiano Procanico e Chardonnay): l'ottima annata per tutta la denominazione si fa sentire immediatamente nel vino che diventa nobile, austero e dotate di grandissimo equilibrio ed intensità. La parte morbida data dalla botrite è totalmente integrata. Un sorso che in bocca spinge come un toro. Grande versione.

Orvieto Tragugnano 2009 - Sergio Mottura (Procanico 50%, Verdello 25% e Grechetto 25%): il naso del Tragugnano cangia e diventa floreale, l'Orvieto inizialmente odora di camomilla e glicine all'interno di un quadro dove la mineralità si fa più setosa e meno irruenta rispetto alla precedenti annate. Al sorso si conferma la grande eleganza e l'equilibrio del millesimo che chiude intenso, persistente su ritorni di erge e gesso. Grande bicchiere!

Orvieto Classico Superiore "Campo del Guardiano" 2009 -Palazzone (Procanico 50% Grechetto 30%, Verdello, Drupeggio e Malvasia il restante 20%): una versione granitica e solenne di questo Orvieto Doc Superiore che sembra irrorato di iodio e fa della durezza e della escalation gustativa il suo punto di forza. Ficcante come una lama nel burro, alla cieca potresti portarlo dalla parti di Vouvray!

Giovanni Dubini - Palazzone

Orvieto Classico Superiore "Il Bianco" 2009 - Decugnano dei Barbi (Grechetto 50%, Vermentino 20%, Procanico 20% e Chardonnay 10%): piccolo accenno di terziarizzazione nel vino che prende aromi quasi autunnali di nocciola, foglie secche, mela golden, fieno bagnato. Rispetto a tutti gli altri vini esce una inedita nota fumè. Bocca tridimensionale che riempi il palato e non lo lascia più. Persistenza record su ricordi di frutta secca e mineralità scura.

La batteria dei 2008 ha previsto solo due vini.

Orvieto Classico Superiore "Lunato" 2008- Tenuta Le Velette (Procanico 20%, Grechetto 40%, Malvasia 20, Verdello 15%, Drupeggio 5%): per la prima volta percepisco abbastanza bene note di evoluzione che vanno dal tostato al miele di castagno fino ad arrivare alla mela cotogna. Al sorso il vino spinge fino ad arrivare al centro bocca poi un pò si perde ma, nonostante tutto, chiude su una bella scia sapida.

Orvieto Classico Superiore "Luigi e Giovanna" 2008 - Barberani (Grechetto, Trebbiano Procanico e Chardonnay): la lieve punta di muffa nobile in questa versione è ben evidenziata e, assieme ad una struttura di tutto rispetto, dà vita ad un vino di grande morbidezza e sensualità dove spiccano anche cenni aromatici di curcuma e zafferano avvolti in una cornice di odori di affumicatura. Bocca da vecchio Silex, molto più dritta e verticale rispetto al naso. Ha ancora tanto da dire questo vino. Da tenere e servire tra cinque anni almeno!



Chiudo questo post ringraziando i produttori che mi hanno invitato a questo interessantissimo wine tasting che pone in risalto una denominazione da scoprire se il prodotto viene da vignaiolo che hanno a cuore il territorio e le sue potenzialità. L'Orvieto DOC è un vino con una sua anima, di grande freschezza in alcuni casi, sapida in altri, che ad oggi può tranquillamente inserirsi nella short list dei grandi vini bianchi italiani, anche da invecchiamento. L'importante è crederci e rimanere uniti come adesso. 

Line Up orvietana


1 commento:

  1. Bravo Andrea tutto vero ...... ma ricordiamoci che Orvieto non e' solo sicuramente la Doc rivista negli anni , ma è il territorio molto particolare che anche ad altri vitigni di uve bianche , permette di esprimere forti ed unici caratteri ....cmq :-)

    RispondiElimina