Carbone Vini e la verticale d Stupor Mundi

Luca Carbone ci aspetta con la sua macchina a Melfi, nei suoi occhi ancora l'euforia per la prima giornata di Cantinando. Con noi, oggi, non c'è Sara, sua sorella, che dal 2004 gestisce con Luca l'azienda di famiglia ereditata dai genitori che già nei primi anni '70 producevano vino in questo territorio.
Andiamo subito a visitare i vigneti di proprietà, un patrimonio ampelografico di grande bellezza e valore, che attualmente si compone di circa 18 ettari di vigneto, in prevalenza aglianico.
Il nucleo storico dei vigneti si trova a Melfi, in località Piani dell'Incoronata (5.5 ha di aglianico con impianti di circa 40 anni) e Montelapis (3 ha di aglianico impiantato tra il 1985 e il 1989), ad oltre 500 metri s.l.m., su terreni che non tradiscono la loro origine vulcanica. L'esposizione delle vigne, per chi vuole spaccare il capello, va da ovest ad est.
Le altre vigne, prevalentemente di nuovo impianto, si trovano in Contrada Braide (4 ha di aglianico), dove poi visiteremo la nuova cantina di vinificazione, e in località Vizzarro nella quale, oltre a 2 ha di aglianico, troviamo anche fiano (1 ha) e moscato (1 ha). In questo caso, mi spiega Luca, i terreni essendo maggiormente distanti dal Vulture hanno una minore presenza di cenere e lapilli e una maggiore concentrazione di argilla.

Il vigneto a Pian dell'Incoronata
Vecchie vite a Pian dell?incoronata
Nuovi impianti in Contrada Braide
Per tutto ciò che riguarda la vinificazione, come già detto sopra, l'azienda nel 2010 ha finito di costruire la nuova cantina, nella parte più alta della collina di Braide. Il luogo è incantevole, silenzioso, dominato dai falchi che ci girano sopra la testa e dalle vigne che circondano la struttura. Questo è un pò il mondo di Luca Carbone che, assieme all'enologo Sergio Paternoster, ha il privilegio di trasformare in vino ciò che Natura ha dato. 
Come è possibile vedere dalle foto, la nuova cantina è moderna ed essenziale, c'è tanto acciaio e qualche barrique. 


Arriviamo in cantina!!
L'interno
L'interno
Ci aspetta la verticale storica di Stupor Mundi per cui è tempo di riprendere la macchina in direzione Melfi perchè a Via Nitti 48, sede operativa dell'azienda con annesso wine shop, ci aspetta un luogo magico, unico, la bottaia della famiglia Carbone.
Scendiamo oltre i 15 metri sotto il livello stradale per visitare questi meravigliosi tunnel scavati col piccone nella roccia lavica. Ancora possiamo vedere i segni sulle pareti le cui gradazioni di colore, che passano dal nero al marrone chiaro, rappresentano un libro di storia sull'attività eruttiva del Vulture nel corso del tempo. Stupendo! 
Luca, tra le varie cose, mi spiega anche che tutto ciò è stato trovato quasi per caso visto che tutto ciò era interrato fino a pochi anni fa. Nessuno della famiglia avrebbe potuto immaginare quanta meraviglia era lì ad attendere pazientemente i Carbone!!

Si scende
Meraviglia 
Meraviglia 
Notate le picconate?

Non trovate anche voi che difficilmente si possa trovare un posto migliore per far riposare il vino dentro le botti?

Risaliamo le scale di pietra e torniamo verso la sala che accoglie il wine shop. Sopra un tavolino vedo che sono aperte alcune bottiglie. Guardo meglio. La verticale di Stupor Mundi è pronta!

Il vino, vero e proprio Cru di aglianico proveniente dalla vecchie vigne di Piani dell'Incoronata e dedicato a Federico II di Svevia, rappresenta la sfida più importante dei fratelli Carbone che producono altre due tipologie di Aglianico del Vulture, il 400 Some e il più "facile" ed immediato Terra dei Fuochi. Non dobbiamo dimenticare, poi, gli ottimi Rosa Carbone (2012 prima annata) e il Fiano, unico bianco aziendale che se la batte tranquillamente con i più blasonati campani.  

Torniamo alla verticale.

Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2009: la carica cromatica visiva annuncia un vino ricco, profondo, dal frutto nero ben maturo, succoso, a cui segue un invitante abbraccio balsamico fatto di bacche di ginepro, eucalipto. Col tempo, evolvendo nel bicchiere, esce tutta la carica minerale del territorio di origine. Spessore gustativo innervato dal calore e tannino ancora scalpitanti. E' giovanissimo, da domare, conservare ma, nonostante ciò, la beve risulta scorrevole e senza pesantezze dovute a quell'apporto di legno che spesso rappresentava in passato la principale criticità. Il vino, dopo 20 giorni di macerazione, affina circa un anno in legno (barrique e tonneau) per il 50% nuovo e per il 50% di secondo passaggio.

Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2008: rispetto al precedente, questa annata si caratterizza per un naso voluttuoso, quasi erotico, a causa di un ventaglio aromatico che va dalla rosa appassita fino all'incenso e ai profumi orientali di spezie. Al sorso conferma il suo carattere sinuoso, rotondo, dalla trama tannica molto fitta, intensa, che supporta una struttura ben domata anche dalla sferzante acidità. Vino dal carattere internazionale. Macerazione di circa 20 giorni e sosta in barrique nuove.



Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2006: il vino, nonostante quasi 8 anni, mantiene una sua compostezza di fondo con richiami di erbe medicinali, infuso al rosmarino, humus, mon chery e, ovviamente, pietra lavica. Palato deciso, complesso, caratterizzato da un tannino grintoso ed austero che ben si integra in una struttura dove alcol e legno ancora devono essere perfettamente assorbiti. Persistenza minerale, giocata su sensazioni scure ma al tempo stesso nobili. Il vino ha fatto 12 mesi di barrique da 225 lt nuove.

Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2005: il colore del vino, rubino scuro con riflessi violacei, ci svela fin da subito che questo è un aglianico possente, che non ha perso nulla, o quasi, in circa otto anni di età. Il naso è scuro, austero, sa di grafite, humus, terra, macis, catrame, bacche nere selvatiche. Il tutto, perfettamente integrato all'interno di una cornice dal respiro speziato. Al sorso è intenso, struggente per fittezza gustativa e tattilità. E' un "vinone", probabilmente è stato concepito per esserlo, mi piacerebbe risentirlo tra altri 5 anni per capire se sarà in grado di rompere i suoi argini e diventare ancora più esplosivo. 


Ringrazio Luca per la bella esperienza, una cavalcata temporale di quasi cinque anni che ben fa capire, oggi, dove vogliono arrivare i ragazzi. Il territorio del Vulture ha bisogno di qualità e costanza per rilanciarsi e per comunicare i suoi grandi vini. Il Vulture ha bisogno dei fratelli Carbone.

Luca Carbone


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