Spumante in Gran Bretagna e Syrah in Borgogna? Sì, grazie al riscaldamento globale


"Non esistono più le mezze stagioni"

E' il luogo comune per eccellenza e, forse, anche quello più corretto visto che, di questi tempi, anche i più "ciechi" dovranno rendersi conto che qualcosa sta cambiando perchè nel mondo tutto, dal punto di vista del clima, è eccessivo. Fa troppo freddo o troppo caldo, piove molto oppure c'è la siccità. I valori medi sembrano vecchi ricordi.
Il surriscaldamento globale è un problema noto da molto tempo agli agricoltori, vignaioli in primis, visto che ormai, anche in zone di alta collina, difficilmente si riesce a dar vita ad un vino che abbia meno di 13,5°. Quando va bene e l'annata è fresca...
La soluzione? Cominciare ad utilizzare vitigni più resistenti al caldo oppure spostare tutte le viti verso nord!
Per quanto riguarda la prima ipotesi Enrico Peterlunger, esperto di viticoltura dell'università di Udine spiega che "si stanno facendo delle prove, e ad esempio il Refosco dal peduncolo rosso ha mostrato una buona resistenza persino in Sicilia e anche per i rossi come Merlot e Cabernet non ci dovrebbero essere problemi. Le difficoltà maggiori saranno più per i bianchi aromatici, anche se si stanno studiando alcune tecniche, come la diminuzione dell' esposizione al sole dei grappoli, che sembrano in grado di mitigare gli effetti e preservare il patrimonio aromatico".

Fonte: pdbrugherio.blogspot.com
La vera salvezza per la viticoltura, secondo gli esperti, sarà il nord. Secondo le proiezioni sui cambiamenti climatici e l'innalzamento della temperature, presentate da Wilfierd Endlicher (dell'Università Humboldt di Berlino) e Massimiliano Fazzini (Università di Ferrara) ai Colloqui internazionali 2011 Aic (Associazione internazionale di climatologia), nell'ambito dell'evento Climatica...mente, che si sta svolgendo in Trentino (sono presenti 150 esperti di 26 nazioni dei cinque continenti), entro la fine del secolo Berlino avrà un clima tipicamente mediterraneo identico  a quello di Roma e la nostra capitale avrà un clima simile a quello di Algeri, Tripoli e Tunisi o di regioni come l'Andalusia. «Tra 70-100 anni - ha dichiarato Endlicher - si potrà coltivare la vite nella zona del mar Baltico, in Germania, Danimarca e Polonia. Sinora il limite storico a Nord coincideva con le regioni dello Champagne (Francia) e del Reno (Germania) ma già oggi non è più così».
In questo contesto, infatti, sembra che le marnose colline britanniche del Kent, del Sussex e dell’Hampshire siano diventate la nuova terra di conquista delle grandi maison di champagne che vogliono impiantare chardonnay, pinot nero e pinot meunier che dalle loro parti stanno soffrendo troppo il caldo costringendo un po’ tutti ad acidificare (legalmente) il mosto.

Il sud della Gran Bretana, secondo gli esperti, rappresenterà solo il primo tassello del nuovo mosaico della viticoltura europea. “Nel 2080 sarà probabile trovare vigneti nelle Highlands scozzesi, la Côte d’Ecosse, si potrebbe chiamare così – preconizza il geologo Richard Selley, docente all’Imperial College di Londra – E ho sempre fantasticato sull’idea di avere vigneti sulla riva nord di Loch Ness: terrazzata, potrebbe essere adatta al Riesling, al Schönberger e ad altre varietà tedesche”.


Magari Selley non è al corrente ma in Svezia, ben più a nord della Scozia, già dal 2001 esiste un’associazione di viticoltori e Murat Sofrakis, lungimirante vignaiolo di origine turche, coltiva nei dintorni di Malmö un ettaro e mezzo di vigna con le varietà solaris, chenin blanc (bianche) e rondo (rossa). 

Il riscaldamento globale, ovviamente, sta preoccupando anche chi fa vino in altre parti mondo, soprattutto Australia e Stati Uniti. Nel primo caso la siccità rappresenta il maggior problema visto che le sue principali regioni vinicole dipendono dall’irrigazione per sopravvivere e l’alto costo dell’acqua sta causando problemi enormi soprattutto alle piccole proprietà. Per risolvere il problema si sta pensando di importare viti maggiormente resistenti al caldo mentre le classiche varietà come chardonnay, semillon e riesling fra i bianchi e cabernet, merlot e shiraz fra i rossi dovranno traslocare verso i climi più freschi come il sud del Victoria e l’isola di Tasmania. 


Gli Stati Uniti, non stanno messi meglio perché secondo il Nobel Steven Chu, i mutamenti climatici potrebbero spazzare via l'agricoltura della California entro la fine del secolo. "Abbiamo di fronte uno scenario in cui non ci sarà più agricoltura in California", ha aggiunto il premio Nobel. "Spero che gli americani si sveglino", ha detto Chu ribadendo la necessità di utilizzare il prima possibile fonti energetiche alternative.  

Bisogna aggiungere altro? Sì, c’è chi vuole combattere tutto ciò attraverso la tecnica della dealcolizzazione del vino.

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