Una storia triste con vari insegnamenti: la guida ai vini italiani in russo.....

Di Carlo Macchi

Non è un modo per farsi pubblicità, è purtroppo un modo per fare pubblicità alla mia dabbenaggine!

La guida ai vini italiani interamente in russo che potete ammirare nelle foto di questo articolo, in realtà non esiste. Oddio, per esistere esiste: io ne ho ben due copie e probabilmente in qualche magazzino moscovita ci sono le altre 3000-4000(boh?) copie che l’editore russo BBPG (www.bbpg.ru) ha forse stampato e messo in una improbabile e impossibile vendita online.


Quindi dov’è il problema? Il problema sta nel fatto che l’autore (cioè io) e il fotografo (cioè il mio caro amico Bruno Bruchi, che nonostante questo non mi ha ucciso) non sono stati pagati, se non con acconti insignificanti.
La solita fregatura data da un russo a un italiano direte voi e probabilmente è così, però su questa guida, oltre ad averci speso molto tempo e sudato almeno 7-8 camicie, ci puntavo per rendere anche un servizio alla conoscenza del vino italiano in un mercato (come si dice in questi casi) in crescita.
La guida era strutturata proprio per questo: una piccola storia del vino italiano seguita da una breve presentazione dei territori regione per regione. Poi qualche pagina su come si legge un’etichetta italiana (con esempi pratici) e quindi le principali uve coltivate. Questa essenziale prima parte doveva essere corredata da una serie di cartine con le varie DOC e DOCG italiane e qui iniziò a cascare l’asino.
Per le cartine avevo contattato Roberto Giuliani e assieme a lui selezionato alcune delle bellissime cartine che ha pubblicato su Lavinium. A quel punto ci rendemmo conto di una cosa: l’impossibilità di rendere ad un comune mortale la difficoltà degli incroci nelle varie denominazioni italiane, visto che spesso sullo stesso terreno coesistono più di una DOC o DOCG. Decidemmo così con Roberto di sfrondare molto e lasciare solo le principali denominazioni: insomma erano venute fuori delle mappe  abbastanza chiare. L’editore  decise di renderle ancora più chiare, non pubblicandole.
Ma andiamo avanti: la parte importante del libro era una presentazione di circa 200 cantine italiane  (con storia, foto, vini, etc) seguita da un’altra serie di cantine con il solo indirizzo e tipologia di vini prodotti. Questa era la parte veramente importante e nel prepararla ho capito che la stragrande maggioranza delle cantine italiane, anche se di ottimo livello, non ha assolutamente idea di come presentarsi al mondo.
  • Non hanno un responsabile della comunicazione  e se ce l’hanno forse svolge un altro lavoro;
  • Se riesci a parlarci o a parlare con un titolare, non hanno la minima  voglia di stare due minuti ad ascoltarti, anche se non gli chiedi soldi ma solo qualche foto e 10 minuti di tempo per riempire un questionario. Qualcuno mi ha anche chiesto di non essere inserito anche se, ripeto, era tutto gratuito e le cantine in oggetto vendevano da tempo vino in Russia;
  • Non hanno fotografie aziendali adeguate dei titolari, dei vini e della cantina, salvo alcune foto di grappoli d’uva, ma in formato francobollo.
Insomma, quando una cantina si lamenta del fatto che non vende all’estero, forse è anche colpa dell’assoluta disorganizzazione dal punto di vista comunicativo e di marketing. Ma nonostante i produttori italiani assolutamente disorganizzati siamo riusciti a finire il libro e a consegnarlo. Peccato che nel frattempo la Russia era entrata  in guerra con la parte filoccidentale dell’Ucraina e così per quasi 18 mesi non abbiamo saputo più niente. Poi tutto è ripartito velocissimo e abbiamo dovuto spedire altre foto, altri aggiornamenti (nel frattempo mail e telefoni potevano essere cambiati) e tutto in fretta. 

Poi ci hanno detto che andava in stampa, poi ne ho ricevute due copie, poi più nulla. Il bello è che il proprietario della casa editrice ogni tanto viene in Italia (è anche su Facebook) e così una volta gli ho scritto dicendo  che cosa gli costava darmi un assegno “brevi manu”. Mi ha risposto OK e mi ha girato il numero di una sua amica che doveva consegnarmi i soldi. E’ una russa, si chiama Irina…lavora… a Montecatini Terme… probabilmente è anche molto disponibile. Oltre al danno la beffa.

Morale. Cari colleghi, fatevi pagare prima. Cari produttori, attrezzatevi meglio dal punto di vista comunicativo. Caro editore, vedi un po’ di andare a fan…

Una e-label per i vini?


I produttori di bevande alcoliche Ue presenteranno il 12 marzo al commissario Ue alla salute Vytenis Andriukaitis la loro proposta per fornire ai consumatori informazioni su ingredienti e valori nutrizionali, come le calorie. Si tratterà di un sistema "flessibile" secondo i diversi prodotti (vino, birra, distillati) spiega ad ANSA il segretario generale della Comitato europeo vini Ignacio Sànchez Recarte. "Una soluzione condivisa da tutti è l'etichettatura elettronica, che prevede di dare informazioni tramite smartphone e web".


"Abbiamo potuto trovare un denominatore comune - continua Recarte - con l'e-label che è una soluzione condivisa da tutti i settori. Per quanto riguarda il vino, siamo pronti a comunicare tutto dalle informazioni nutrizionali alla lista degli ingredienti, ma il nostro è un prodotto che cambia di anno in anno e serve un sistema moderno e flessibile". La Commissione esaminerà la proposta e, qualora la ritenesse insoddisfacente, presentarne un'altra.

Nel marzo dell'anno scorso la Commissione europea aveva dato ai produttori un anno di tempo per presentare proposte per informare i consumatori su calorie e ingredienti delle bevande alcoliche.

Fonte: Ansa

Cantine Babbo - Campi Flegrei Falanghina Harmoniae 2016 è il Vino della settimana di Garantito IGP

Di Roberto Giuliani

La Campania non è solo fiano e greco, ma anche questa splendida Falanghina di Pozzuoli, ultima nata di casa Babbo, dai profumi di timo, macchia mediterranea, cedro, tanta mineralità e un sorso travolgente, succoso, salato, ricco di personalità, con un finale lunghissimo e stimolante.

www.cantinebabbo.it

Il vignaiolo universale: viaggio tra gli uomini e i luoghi che hanno fatto la storia e la cultura del vino - Garantito IGP

Di Roberto Giuliani

La crisi provocata dallo scandalo al metanolo nel 1986 ha prodotto numerosi cambiamenti nel vino italiano, anzi, una vera e propria rivoluzione: nel giro di pochi anni da una parte si è lavorato per spostare sempre più l'attenzione sulla qualità, abbandonando le vecchie abitudini iper produttive, dove i quintali d'uva a ettaro contavano molto più del liquido ottenuto nella bottiglia; dall'altra sono fiorite guide che, attraverso un sistema di valutazione, offrivano la possibilità ai lettori di avere un quadro ampio dei migliori prodotti in commercio ogni anno. Intanto si dibatteva, nascevano fazioni pro e contro l'ingresso delle barrique al posto delle tradizionali botti di rovere, nelle cantine giungevano anche macchinari che facevano discutere, che davano più concentrazione ai vini; il sistema premiante delle guide fruttava, le aziende che ottenevano riconoscimenti vedevano salire le vendite, parte di esse approfittava del momento proficuo alzando i prezzi dei vini, investiva in cantine sempre più grandi e costose, spesso firmate da architetti famosi; gli enologi diventavano il simbolo del cambiamento, il vignaiolo era un termine che sembrava appartenere al passato; il vino, da prodotto per l'uso quotidiano, e quindi per tutti, diventava oggetto di culto.
Con il trascorrere del tempo la letteratura enoica ha assunto una connotazione sempre più ampia e variegata: romanzi da cui sono nati film, monografie di grandi uomini del vino: imprenditori, vignaioli, enologi; volumi dedicati a territori di particolare pregio, raggiungendo dettagli un tempo impensabili come nei lavori cartografici di Enogea, in arte Alessandro Masnaghetti.


Poi l'attenzione si è spostata sui vini naturali, sono nate le associazioni e gli eventi dedicati, l'argomento ha alimentato testi critici o favorevoli, dibattiti, contrapposizioni ideologiche, mitizzazioni e molto altro; sono diventati argomento di discussione i lieviti, l'anidride solforosa, la gomma arabica, gli enologi da miti sono mutati in artefici della standardizzazione dei vini. Nel frattempo internet ha conquistato sempre più spazio, sono nati i social, whatsapp, i siti di e-commerce che hanno messo in crisi le enoteche, il web ha progressivamente allontanato le persone dalla carta stampata (con conseguente crisi dell'editoria e delle librerie), senza che questa venisse realmente rimpiazzata da una lettura on line; la realtà è che oggi si legge molto meno, si fa tutto in fretta, in modo sommario, si vive di messaggi sui social, di like, si rischia anche la vita ogni giorno in auto, in moto, in bicicletta per rispondere ad un sms o per inviare un emoticon. La vita virtuale si sta sostituendo a quella reale, così come la moneta virtuale è diventata più potente di quella reale. In un contesto così trasformato e in continuo mutamento (evoluzione mi sembra un termine poco appropriato), produrre un nuovo libro, un testo che miri ad un contenuto non banale ma con forti spunti di riflessione, diventa impresa implicitamente eroica.

Certamente "Il vignaiolo universale" si pone in questa fascia, del resto Piero Gorgoni e Andrea Grignaffini sono due diffusori di cultura, la loro lunga esperienza a tutto tondo nel campo dell'enogastronomia e il loro incontaminato amore per tutto ciò che l'uomo è capace di rendere arte, sono la garanzia che questo libro è un'opportunità per riprendere il controllo del tempo, che sia su una panchina di un parco o sulla poltrona di casa sotto la luce giusta di un abatjour davanti a un buon bicchiere di vino, si può, si deve tornare a leggere!

Duecentoventiquattro pagine comprensive di 16 illustrazioni a colori di opere artistiche di Paolo Rui dedicate al vino, in acrilico e olio su tela; uno stimolante glossario eno-filosofico, contributi di Luciano Di Lello, Alessio Pietrobattista, Leila Salimbeni, Alessandra Piubello e Laura di Cosimo.

Perché "vignaiolo universale"? Gorgoni e Grignaffini si immergono nel liquido enoico passando dal Metodo Classico nelle sue declinazioni nazionali e francofone, alla Georgia e alle sue influenze nel percorso di Joško Gravner, dal Pinot Noir di Borgogna al Riesling alsaziano, dalla nascita dei Super Tuscan ai Barolo Boys, dagli artigiani del Lambrusco ai Vinoveristi, dalle ossidazioni alla lezione di Bepi Quintarelli, dalla biodinamica alla biotica, passando per il Sudamerica, l'Australia, il Portogallo, la California. Si parla di personaggi fondamentali, visionari del vino italiano moderno, come Giacomo Bologna, Franco Ziliani, Vittorio Moretti, Maurizio Zanella, Gianni Masciarelli, Diego Planeta, Mauro Lunelli, Mario Schiopetto.

Un viaggio culturale, ma anche appassionato, non per dare lezioni ad alcuno, ma per cercare denominatori comuni in un mondo più complesso e affascinante di quanto si possa immaginare. Brevi, interessantissimi capitoli, che i meno abituati alla lettura potranno leggere singolarmente, come se mangiassero dei deliziosi cioccolatini, senza bisogno di finire in un solo giorno la confezione.

Forse anche voi, arrivati in fondo all'ultimo capitolo, vi renderete conto che leggere un buon libro come questo è un dono prezioso al quale sarebbe davvero insensato rinunciare.

Il vignaiolo universale. La cultura nel bicchiere
di Piero Gorgoni e Andrea Grignaffini
Fondazione Cologni / Marsilio Editori - Collana Mestieri d'Arte
Prezzo € 35

Vivino Market e Vivino Premium rappresentano la nuova frontiera per la vendita online di vino?

Vivino, la app dedicata al vino più scaricata al mondo e il più grande marketplace online di vino, prosegue la sua fase di crescita raggiungendo i 29 milioni di utenti nel mondo e i 2,3 in Italia. Forte del suo successo dato dai numeri e da grandi capacità tecnologiche, che includono ora il machine learning, Vivino annuncia ulteriori importanti novità che riguardano direttamente l’Italia: Vivino Market, che rende l’esperienza all’interno della community ancora più personale e Vivino Premium, il programma di spedizioni gratuite delle bottiglie di vino acquistate. 

Vivino Market

Vivino Market è la nuova tecnologia implementata all’interno della app e del sito Vivino in grado di suggerire il vino in base ai gusti personali dell’utente. Vivino Market sfrutta i dati raccolti dalla community di 29 milioni di utenti per raccomandare quei vini, con i punteggi più alti, che soddisfano il gusto personale e le preferenze di prezzo di ogni utente Vivino, in base alla cronologia delle sue valutazioni e delle scansioni di vini effettuate. Più l’utente utilizza Vivino, più la sua esperienza sarà personale e i suggerimenti customizzati.  Ogni vino all’interno di Vivino Market proviene dalla vasta rete di partner Vivino in tutto il mondo e qualsiasi bottiglia può essere acquistata immediatamente tramite Vivino Checkout, la tecnologia Vivino per poter procedere agli acquisti sulla app con due semplici click. Vivino Market segna l’evoluzione di Vivino, dall’essere l’app dedicata al vino più scaricata al mondo a diventare il più grande e il migliore marketplace di vino online.

Il mercato del vino è prospero, in crescita e anche divertente. Ma anche molto affollato e quando i consumatori cercano nuovi vini rimangono ancorati a quelli che già conoscono”, ha dichiarato Heini Zachariassen, Fondatore e CEO di Vivino. “Con la nascita di Vivino Market nasce un nuovo modo per cercare, selezionare e acquistare vino. La personalizzazione è la chiave per offrire un’esperienza soddisfacente agli utenti e farli tornare. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di utilizzare i dati e il machine learning per costruire un motore personalizzato, focalizzato sulla scoperta e capace di dare consigli. Utilizziamo i dati dello storico delle preferenze, prendendoli dalle valutazioni e dalle recensioni, per offrire dei suggerimenti che permettono ai nostri utenti di comprare un vino senza neanche aver bisogno di assaggiarlo. Siamo fiduciosi che l’acquisto di un vino con Vivino Market sia un metodo tanto affidabile quanto provare il vino in prima persona”. 


Vivino Premium

Vivino Premium è il programma di spedizioni che consente agli utenti un numero illimitato di spedizioni gratuite, per tutti gli acquisti effettuati attraverso Vivino. In occasione del lancio, Vivino offre un periodo di prova gratuito di 30 giorni (il servizio costa 24 euro all’anno). Vivino Premium è un passo importante per sbloccare il potenziale del mercato online del vino, sia per i consumatori che per i partner  di mercato in tutto il mondo. Abbinando la community al concetto delle spedizioni gratuite, Vivino continua a cambiare il modo in cui gli amanti del vino in tutto il mondo trovano e comprano il vino. In Italia, Vivino connette i suoi partner a 2,3 milioni di utenti, portando nuovi vini a nuovi pubblici e rivoluzionando il modo in cui i commercianti raggiungono i potenziali acquirenti. Oltre a beneficiare delle spedizioni gratuite, gli utenti Vivino Premium riceveranno anche l’accesso anticipato a offerte selezionate, con sconti fino al 50%.


Ce la farà Vivino a diventare leader mondiale nella vendita online di vino dopo che sua maestà Amazon ha abbandonato l'idea di sviluppare la piattaforma “Amazon Wine” (la sezione enoica del suo store ha chiuso i battenti a fine 2017)? Vedremo, nel frattempo inizierò a capire se per noi italiano Vivino Market possa essere davvero conveniente.
A breve novità.

Cantina Mattiello - Colli Berici DOC “Rosso Carmenère” 2016 è il Vino della settimana di Garantito IGP

Di Andrea Petrini

Andrea Mattiello, vignaiolo dei Colli Berici, possiede nella sua bella azienda un bellissimo vigneto di carmenère, vitigno confuso per anni con il cabernet franc, grazie al quale riesce a dar vita a questo vino che riesce a coniugare egregiamente la speziatura e la nota vegetale tipica di questa varietà con l’anima schietta e sincera del territorio veneto. 


Vino godurioso anche in annata calda come questa.


www.cantinamattiello.it

Domaine André et Mireille Tissot: il Jura ha il suo centro naturale - Garantito IGP

Di Andrea Petrini

La storia dei Tissot inizia nel 1962 quando André e Mireille Tissot decidono di iniziare a produrre vini in Jura, esattamente a Montigny les Arsures (pochi chilometri da Arbois) con l’obiettivo di produrre vini di qualità che valorizzassero al massimo le specificità del territorio. Bisogna però aspettare gli anni ’90 affinchè l’azienda riceva la scossa decisiva grazie all’entrata di Stéphane Tissot, figlio di André e Mireille, che dopo un’esperienza come enologo in Australia e Sud Africa ha deciso, con sua moglie Bénédicte, di prendere in mano le redini dell’impresa famigliare cercando, come prima regola, di evitare il più possiible l’uso della chimica in vigna. Questa filosofia “green” ha portato la coppia a convertire i vigneti di proprietà all’agricoltura biologica mentre bisogna aspettare il 2004, grazie al passaggio alla biodinamica, per ottenere la certificazione Demeter.


Oggi Stéphane e Bénédicte Tissot coltivano circa 45 ettari di vigneto dislocato tra i terroir più qualitativi del Jura ovvero Curon, La Mailloche, Les Bruyères e Château-Chalon. Anche in cantina, ovviamente, si segua una filosofia assolutamente non interventista che prevede vinificazioni separate (si arriva anche a 30 cuvée), uso esclusivo di lieviti indigeni, scarso uso di solforosa e nessuna filtrazione.


Tutto questo comporta che i tanti vini della gamma aziendale, dallo spumeggiante Crémant du Jura fino ad arrivare al Macvin du Jura passando per i vari Vin Jaunes e Vin de Paille, siano sempre e comunque prodotti di personalità e purezza aromatica, ciascuno con la propria dignità e personalità, perché così 55 anni fa hanno voluto André e Mireille e così, per il presente e il futuro, vorranno Stéphane e Bénédicte che è pronta, calici in mano, per la degustazione che mi ha preparato presso il loro caveau situato nella piazza principale di Arbois.


Arbois “Les Graviers” 2015 (100% chardonnay): proveniente da sette parcelle (Rosières, Béranger, en Muzard, Corvées, Chevrettes, Corvées sous Curon) piantate tra il 1952 e il 2002 con esposizione sud/est per un totale di circa un ettaro e mezzo. Naso molto fruttato, minerale, con piccoli intarsi di spezie e fiori bianchi. Sorso incisivo e pieno. Nota tecnica: la fermentazione è spontanea in fusti di legno da 228 litri, di cui un terzo nuove. L'affinamento avviene negli stessi contenitori per 16 mesi.


Côtes du Jura Chardonnay “En Barberon” 2015 (100% chardonnay): da vigne del 1974/1975 piantate su terreno argilloso del Lias, misto a calcare, nasce questo vino dall’anima solare, densa e speziata. Meno minerale rispetto al precedente. Sorso goloso, appassionante, lungo. Nota tecnica: fermenta spontaneamente e riposa per due anni in fusti di legno da 228 litri.

Arbois “Le Clos de La Tour de Curon” 2006 (100% chardonnay): il vino deriva da uno vigneto a terrazze piantato nel 2002 a 12.000 ceppi per ettaro e circondato da un muretto (Clos) come avviene in Borgogna. Nella parte alta della parcella di circa un ettaro esposta a sud e caratterizzata da suolo prettamente calcareo si trova una vecchia torre dalla quale il vino prende il nome. Questo millesimo, ancora esuberante nella sua freschezza e prorompente nella vitalità fruttata, fa ben comprendere le potenzialità degli chardonnay del Jura. Di questo vino i Tissot producono circa 1700 bottiglie grazie anche ad una resa “ridicola” che si attesta attorno ai 14 hl/ha. Nota tecnica: Nota tecnica: la fermentazione è spontanea in fusti di legno da 228 litri, di cui un terzo nuove. L'affinamento avviene negli stessi per 24 mesi.


Arbois “La Mailloche” 2014 (100% chardonnay): La Mailloche è un lieu-dit di circa un ettaro e mezzo, esposizione est, caratterizzato dalla presenza di argilla estremamente compatta che dona al vino un carattere forte, deciso e dal lungo epilogo fruttato e leggermente fumè. Nota tecnica: la fermentazione è spontanea in fusti di legno da 228 litri, di cui un 20% nuove. L'affinamento avviene negli stessi per 24 mesi.

Savagnin “Amphore” 2015 (100% savagnin): Stephane da innovatore come è ha deciso da qualche anno di sperimentare una vinificazione del savagnin in anfora la cui tecnica consiste nel far macerare le uve per circa 6 mesi senza uso di solforosa. Successivamente il vino viene fatto affinare in barrique usate per 3 mesi prima di essere imbottigliato. Il vino, dal colore quasi arancione, è complesso e dotato al naso di sensazioni di albicocca e frutta secca a cui segue un sorso pieno, leggermente tannico, e dal finale terroso.


Cuvée DD 2016 (1/3 pinot noir, 1/3 trousseau e 1/3 poulsard): questa cuvée è il frutto di una macerazione di tre mesi di queste tre uve che vengono vinificate separatamente in botti di legno centenarie. E’ un vino estremamente giovane che punta molto sulla vivacità aromatica della frutta rossa e delle spezie nere. La massima goduria è abbinarlo ad un piatto di salumi non troppo stagionati.


Pinot Noir “Sous la Tour” 2015 (100% pinot noir): sotto la Tour de Curon si trova anche una piccola parcella di 40 anni di pinot nero piantata su suolo calcareo che Tissot vinifica per due settimane in tini di legno troncoconici per poi affinare il vino in botti borgognone (15% nuove) per circa un anno. Il pinot nero in questione è stupendo nella sua veste floreale e di pregevolissimo equilibrio e sensualità. Una delle migliori espressioni di pinot nero “extra Borgogna” che ho degustato negli ultimi tempi.


Savagnin “Seis” 2009 (100% savagnin): il nome, di origine spagnola, è un chiaro omaggio all’Andalusia e al suo mitico Sherry Fino dal quale questo vino trae ispirazione per potenza e caratteri mediterranei. Nota tecnica: il vino viene affinato per 6 anni (seis in spagnolo) in botti di legno scolme (sans ouillage).


Vin Jaune “En spois” 2010 (100% savagnin): da vigneti di savagnin piantati tra il 1993 e il 1995 su argille dure del Trias nasce questo vino “di pazienza” affinato tradizionalmente per 6 anni e tre mesi in botti scolme e con presenza di flor così come vuole il disciplinare per ottenere il mitico Vin Jaune. Il risultato è un vino elegante, complesso dal punto di vista aromatico per via di un intenso bouquet di spezie dolci, frutta secca, fiori gialli essiccati e caramella all’orzo. Sorso statuario, equilibrato e fine tanto da poter rivaleggiare con i migliori Château-Chalon.


Château-Chalon 2010 (100% savagnin): stesso metodo di vinificazione ma cambia nettamente il terroir dove i Tissot posseggono vecchie vigne di savagnin di 40 anni di media. Il risultato è un vino “ossidato” totalmente diverso rispetto al precedente visto che questo magnifico Château-Chalon è dominato da una verticalità inaspettata dove gli agrumi, il sale, le erbe aromatiche e l’ampio spettro iodato foderano i sensi del degustatore costantemente stimolato a bere questo Vin Jaune di interminabile e vibrante persistenza gustativa. Il futuro non potrà che essere dalla sua parte.


Audace 2011 (100% poulsard): trattasi di un generico Vin de France e non del tradizionale Vin de Paille perché, nonostante la vinificazione in linea col disciplinare, Tissot ha raggiunto con questo vino passito un titolo alcolometrico di soli 8% vol. anziché i canonici 14% vol. utili per l’approvazione come Vin de Paille. Detto ciò questo vino, nonostante i 350 grammi di zucchero residuo (!!), ha classe ed equilibrio e dopo averlo bevuto sei in grado di percepire ancora per ore le sensazioni di frutta nera, rancio e spezie nere di cui fieramente si compone e si decompone continuamente dal punto di vista aromatico. Un vino spiazzante, unico nel suo genere, che sento di consigliare di bere a tutti gli appassionati almeno una volta nella vita.

120 year-old Pol Roger champagne unearthed from old collapsed cellar


One of the world’s oldest champagne makers has just struck liquid gold.

Pol Roger, the French champagne house whose bubbly was famous for being Sir Winston Churchill’s favourite tipple, has unearthed a treasure trove of bottles that lay hidden in the ruins of collapsed cellars for more than a century.

Experts say the 26 bottles so far recovered could well still be drinkable, and that there may well be many more from the million or so lost at the time. The fate of the bottles has been the stuff of “dreams and nightmares for generations of the family and cellar masters,” Pol Roger CEO Laurent d’Harcourt told The Telegraph.

The story began in nightmarish fashion on February 23, 1900 when two floors of cellars collapsed overnight.

Credit: Pol Roger

Le Vigneron Champenois, the local trade paper, reported at the time that “at about two o’clock in the morning, a dull rumble similar to the sound of thunder” awoke Maurice Roger, who had taken over the house with his brother Georges from their father Pol in 1899.
Another “much louder noise” ensued, prompting Roger and his chef de cave to get up. To their horror they found part of the huge cellars had caved in, along with the adjoining buildings. The waterlogged earth had given way, the ground sinking 13 feet.
“When the workers arrived a few hours later, the disaster was complete,” it wrote.

Thankfully nobody was hurt. But in terms of champagne the loss was devastating as around 1.5 million bottles and 500 casks of the legendary fizz had been buried in the process.
The Roger brothers mulled tunnelling into the cellars to retrieve the wine. But when a neighbour’s cellar also collapsed the following month, they ruled it was too risky and chose to give up the hunt for the lost vintages.
Instead, they built new cellars on Avenue de Champagne, and despite the setback, their house went from strength to strength.
The wine was not totally forgotten but previous, tentative bids to salvage the bottles came to nothing.

Pol Roger cellar and buildings collapsed on February 23, 1900 CREDIT: Pol roger

However, more than a century later, a new project to build a packaging facility on the site of the historic cellars gave the fifth generation of the family another crack at locating them.
On January 15, construction workers digging underground came across a “void”.
Dominic Petit, who retires next month as cellarmaster, and his successor, Damien Cambres, widened the cavity further.

“We found a lot of broken glass. Then we found one bottle on the first day, six the second and 19 on the third,” said Mr d’Harcourt. “We think we’ll find more.”
The hunt for more is now on hold, however. “We’ve had so much rain in the past two months that the chalk is saturated with water and it could be dangerous. We don’t want to have a new drama in Epernay,” said Mr d’Harcourt.

Encrusted in chalky soil, the hand-blown bottles are in good condition. The wines are clear and the levels are correct, said Pol Roger. The corks, held in place by a metal staple, have withheld the test of time.
Records suggest the vintages are between the years 1887 and 1898. Many would have been destined for Britain, Pol Roger’s prime market then as now. A fair few may well have ended up drunk by Sir Winston, who ordered his first Pol Roger, a 1895 vintage, in 1908, and, it has been claimed, drunk 42,000 bottles in his lifetime.
In the coming weeks, the bottles will be hand-riddled (shaken, tilted abruptly downard and placed back in the rack to move the sediment to the neck), and disgorged.
"They’ll definitely be tasted, but we’re taking our time," said Mr d’Harcourt. “We’re pretty sure they’re drinkable”.

CREDIT: MICHAEL BOUDOT - WWW.MKB.PHOTOS

Previous tastings of ancient champagne suggest he may well be right. In 2015, researchers tried 170-year old champagne recovered from a Baltic Sea wreck.
The initial aroma was off-putting, with smells of animal, mushroom and cheese.  Once exposed to oxygen, however, “the wines became more pleasant, with a lot of flowers,” as well as oak, leather and tobacco. Upon tasting, Dominique Demarville, chef de caves of Veuve Clicquot,  was pleasantly surprised by the wines’ sweetness and discernible acidity and freshness.

CREDIT: MICHAEL BOUDOT - WWW.MKB.PHOTOS

Mr d’Harcourt said he had already tasted a 1892 vintage and found it had “amazing youth” if a little like an “old Burgundy”. “It had a little maturation, what we call ‘goût anglais’ (English taste), which I like,” he said.
In this case, the wine “has not been touched and has been in a quiet environment for so many years”, so likely in good condition.
News of the discovery came as Champagne’s wine board announced record sales of French fizz of €4.9 billion (£4.4bn) last year, boosted by exports to markets “outside Europe”.

However, the French market fell by 2.5 per cent, with a major drop of around 10 per cent in December - normally the festive month. Figures for the UK will be released next month.

Articlehttp://www.telegraph.co.uk

Cantina Valpolicella Negrar - Recioto della Valpolicella Classico "Vigneti di Moron Domini Veneti" 2008 è il Vino della settimana di Garantito IGP

Di Angelo Peretti

Non c’è dubbio che Moron sia uno dei cru del comune di Negrar, nella Valpolicella Classica, e che da lì venga uno dei vini più “classici” della zona, ossia il Recioto che fa la Cantina Valpolicella. 


Nelle annate di grazia è un tripudio di frutto rosso appassito, di spezie orientali, di fiori essiccati, di erbe officinali. La 2008 fu annata di grazia.


Il campano Luigi Sarno vince il Premio Giulio Gambelli 2018


Va a LUIGI SARNO, enologo e titolare della Cantina del Barone di Cesinali (AV), il PREMIO GIULIO GAMBELLI 2018, riconoscimento istituito nel 2012 da ASET (Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana) ed IGP (blog network  “I Giovani Promettenti”) che premia ogni anno l'enologo under 40 il cui lavoro abbia al meglio incarnato l'idea di vino che fu del grande Maestro del Sangiovese: rispetto ed esaltazione delle tipicità di ogni singolo vitigno, delle caratteristiche del territorio e delle peculiarità dell'annata.


Campano classe 1983, al timone dell'azienda di famiglia dal 2008, Luigi Sarno è stato scelto fra i numerosi candidati (ed autocandidati) in gara da tutta la Penisola per l'impronta dei suoi vini, degustati “alla cieca” nelle scorse settimane da una giuria formata da giornalisti ASET ed IGP e rivelatisi più di tutti in linea con quel profilo stilistico che il Premio Gambelli vuole riconoscere e valorizzare.

La consegna del premio si è svolta mercoledì 14 febbraio a Montepulciano in occasione dell'anteprima vinicola organizzata dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, alla presenza del presidente del Consorzio Piero Di Betto

Esprimere l’immensa gioia nel ricevere questo grandissimo riconoscimento non è semplice. Sono abituato a lavorare sempre a testa bassa, tenendo ben saldi i piedi nella terra, il cuore alle origini e la mente aperta al futuro - ha dichiarato Sarno durante la cerimonia di premiazione - Negli anni ho sempre ricercato la coerenza nei miei vini cercando di interpretare l’andamento stagionale a favore di un prodotto lineare nella sua complessità aromatica, data da tanti piccoli odori ma senza una accentuata prevalenza del varietale. Un vino rappresentativo della sua terra di origine, nitido, aggraziato ed elegante, ottenuto riducendo il più possibile interventi invasivi ”. 

Al vincitore oltre alla targa ricordo anche un assegno da 1500 euro, possibile grazie al contributo di alcune delle aziende di cui Giulio Gambelli è stato amico e consulente: Bibbiano, Fattoria Rodàno, Il Colle, Montevertine, Ormanni e Poggio di Sotto. Restano partner del premio il Consorzio Vino Chianti Classico, il Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, il Consorzio Vino Brunello di Montalcino e il Consorzio della Denominazione di San Gimignano. 

Il regolamento del Premio Gambelli è visionabile sul sito www.asettoscana.it

I VINCITORI DELLE PASSATE DIZIONI:
Premio Gambelli 2013 - Fabrizio Torchio (Grape - Gruppo Ricerche Avanzate Per l’Enologia) 
Premio Gambelli 2014 - Gianluca Colombo (Az. Segni di Langa, Roddi – CN / Cordero Consulenze)
Premio Gambelli 2015 – Francesco Versio (Az. Bruno Giacosa, Neive – CN)
Premio Gambelli 2016 – Sebastian Nasello (Az. Podere Le Ripi, Montalcino – SI)
Premio Gambelli 2017 – Diego Bonato (Az. Tolaini, Castelnuovo Berardenga – SI) e Luca Faccenda (Az. Valfaccenda, Canale - CN)

La lussuriosa gastronomicità mantovana della Stazione di Castel d’Ario - Garantito IGP

Di Angelo Peretti

Chiamasi “alla pilota” il risotto che nel Mantovano si fa sgranato, non mantecato, e condito con il pistume, ossia la carne di maiale tagliata a coltello nella medesima maniera con la quale si prepara per il confezionamento del salame. Si dice alla pilota perché la tradizione ne attribuisce l’origine ai piloti, gli addetti alla pilatura del riso, che lì si coltiva abbondantemente da secoli.




Chiamasi invece “col puntèl” il risotto alla pilota rinforzato con una braciola o con delle costine di maiale cotte a parte e poi posate sopra al riso direttamente nel piatto.
Chiamasi infine “col puntèl misto” il risotto alla pilota accompagnato da braciola, costine e salamella alla griglia servite a parte e da alternarsi alla forchettata di riso.
Delle tre versioni, la mia preferita è il risotto col puntèl e il luogo d’elezione per il suo consumo è la trattoria Stazione, fondata nel 1968 proprio accanto alla piccola stazione ferroviaria di Castel d’Ario, paese mantovano che al risotto alla pilota ha attribuito una propria denominazione comunale e che diede i natali alla leggenda automobilistica di Tazio Nuvolari, quello di cui Lucio Dalla cantava “quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari, la gente aspetta il suo arrivo per ore e ore e finalmente quando sente il rumore salta in piedi e lo saluta con la mano, gli grida parole d'amore, e lo guarda scomparire come guarda un soldato a cavallo, a cavallo nel cielo di aprile”.

Risotto col puntèl misto
Ora, si sappia che alla Stazione la cura dei dettagli di cucina è tale che il risotto lo preparano con il riso che viene da una risaia di proprietà e che hanno imbracciato anche i dettami di un “progetto autonomia” che guida all’utilizzo di materie prime che siano prodotte direttamente o che vengano da aziende del territorio con le quali vi sia un rapporto diretto. Il che è bellissima cosa, soprattutto se si aggiunge a una sapienza straordinaria nelle prassi della gastronomia storica dei luoghi, come accade qui. Si sappia altresì che per forza di cose la consumazione del risotto col puntèl qui è abbondante, in quanto consistente è di già la porzione in sé, ma i solerti camerieri insidieranno i vostri non così ferrei buoni propositi dietetici proponendovi il riassaggio del riso dal vassoio.

Va da sé che prima del risotto alla pilota o della sua variante col puntèl è d’obbligo quanto meno, a mo’ di apri-stomaco, un antipasto di sorbir d’agnoli, che consiste in una tazza di tortellini (qui li chiamano agnolini) in brodo, che personalmente prediligo nella versione del bevr’in vin, ossia versandovi dentro un po’ di scuro Lambrusco Mantovano, ottenendo un colore violaceo-brunastro che taluni reputano poco accattivante dal punto di vista visivo, ma che viene compensato dalla sublime quintessenza dei sapori locali.

Altrettanto irrinunciabile è l’assaggio dei tortelli di zucca, con la farcia che unisce alla zucca l’amaretto e la mostarda di mele. Conditi col burro fuso. Altro monumento della gola.
Al che sarete non solo sazi ma addirittura di più e non ci penserete neppure a prendere un dessert. Solo che appena arriverà al tavolo il carrello dei dolci ripudierete nuovamente la vostra intenzione di morigeratezza e vi farete servire porzioni lussuriose di zuppa inglese, torta helvetia, bignolata, sbrisolona, torta tenerina, che sono le ipercaloriche ghiottonerie della pasticceria mantovana.


C’è poi, alla Stazione, tanto altro, e ogni volta che ci vado mi riprometto di assaggiare questo tanto altro, ma poi puntualmente torno sui miei passi, ché proprio non so resistere: sorbir d’agnoli, risotto col puntèl, tortelli di zucca, carrello dei dolci, il tutto sui 35 euro, con l’aggiunta di una bottiglia scelta da una lista molto bella e a prezzi giusti, che offre parecchia attenzione anche alle produzioni che si usano definire “naturali”.
Fortuna che abito sufficientemente lontano da Castel d’Ario, cosa che m’induce a non recarmici più di sovente alla Stazione, a beneficio della mia bilancia, altrimenti costretta a cedere più ancora alle conseguenze degli eccessi mangerecci.
Un posto che merita la sosta e l’applauso.

Trattoria Stazione - Via Della Rimembranza, 56 - Castel D'Ario (Mantova) - Tel. 0376 660217 - www.trattoriastazione.com

Tenuta La Pazzaglia - Lazio Igp Grechetto “109” 2016 è il Vino della settimana di Garantito IGP

Di Lorenzo Colombo

“109” è in nome del clone del grechetto di Orvieto, diverso rispetto a quello di Todi che si chiama “g 5”. Questo “109” con la sua freschezza, sapidità e con note vegetali e agrumate che rimandano al pompelmo unite ad accenni tannici e con un fin di bocca piacevolmente amarognolo, ben rappresenta la tipologia. 


Ce lo rende ancor più simpatico la chiusura, effettuata con tappo Stelvin. 

(Ante) La Prima del Torcolato - Garantito IGP

Di Lorenzo Colombo

Da molti anni nel mese di gennaio si svolge la “Prima del Torcolato”, evento al quale più volte abbiamo partecipato e che prevedeva negli anni passati, una degustazione di Torcolato, riservata alla stampa, al mattino della domenica, un tour tra i fruttai d’appassimento  aperto a tutti, mentre nel pomeriggio durante un grande evento aperto al pubblico, si svolgeva la torchiatura delle uve appassite di vespaiola e la cerimonia di investitura dei nuovi confratelli della Magnifica Fraglia del Torcolato.

uve in appassimento

Quest’anno si sono fatte le cose in grande, per la stampa è infatti stato organizzato un press tour che ci ha portato, a scoprire le cantine del territorio; numerose poi le degustazioni, di vini a base vespaiola ma anche di altri vitigni qui coltivati, ciliegina sulla torta è stata poi la degustazione di vini da vitigni bordolesi della Doc Breganze confrontati con quelli prodotti da alcuni famosi Cru di Bordeaux. Ne scriveremo prossimamente.

Ora vogliamo iniziare la nostra serie di degustazioni da quella più classica, ovvero da quella dei Torcolato, che si è tenuta presso la cantina Maculan nella mattinata di sabato 20 gennaio.Del Torcolato abbiamo più volte scritto, è un vino prodotto dalle uve appassite di vespaiola e si può presentare con stili assai differenti: se affinato in acciaio emergono le note di frutta sciroppata, miele, canditi, se invece si utilizzano botti o, più spesso barriques, assume un’impronta più ossidativa ed a volte una maggiore complessità.

Nella nostra degustazione, che comprendeva undici vini, entrambi questi stili erano presenti.

I vini degustati:

Iniziamo con un piccolo appunto all’organizzazione: solitamente le sale di degustazione sono ambienti piuttosto silenziosi, dove i degustatori possono assaggiare i vini in tutta tranquillità e concentrazione (si tratta pur sempre di esprimere valutazioni su vini nei quali sono state poste le massime attenzioni da parte dei produttori) senza essere minimamente disturbati da fattori esterni; in questa pur bella e luminosa sala non è che ci fosse stato un grande silenzio. I vini di annate diverse sono stati degustati a bottiglie scoperte, non esprimiamo quindi valutazioni numeriche ma elenchiamo unicamente i prodotti secondo il nostro ordine di gradimento. Se non altrimenti specificato le uve utilizzate sono vespaiola in purezza.


Col Dovigo S.S.: Torcolato di Breganze Doc 2015

Le uve provengono da vigneti in proprietà situati sulle colline breganzesi.
La vendemmia è stata effettura a fine agosto e l’appassimento –in cassette- si è protratto sino a gennaio.La fermentazione lenta è durata novanta giorni, quindi il vino è maturato per due anni in barriques francesi, ulteriore sosta di cinque mesi in bottiglia prima della commercializzazione.
Oro luminoso, brillante. Pulito al naso, mediamente intenso, con sentori di miele e canditi.
Fresco alla bocca, fruttato (pesca sciroppata, albicocche in confettura, accenni di datteri e fichi secchi), con note di miele, la dolcezza non è mai stucchevole mentre la persistenza è lunga.

Vignaioli Contrà Soarda di Mirco Gottardi: “Sarson” Torcolato Riserva 2013

I vigneti si trovano sulle colline di Bassano del Grappa, ad altitudini tra i 150 ed i 300 metri, i suoli sono di natura vulcanica, ricchi di minerali. La vendemmia è stata effettuata in settembre e l’appassimento si protrae per sei mesi. La resa dell’uva fresca in mosto è del 20%, la fermentazione alcolica avviene in barriques, dove i vino s’affina sulle fecce nobili per due anni prima d’essere imbottigliato senza filtrazioni. 
Ambrato, intenso e luminoso.Intenso al naso, con accenni evolutivi e sentori di macchia mediterranea e rosmarino. Strutturato, con leggere e piacevoli note ossidative, si colgono erbe officinali, con nuovamente il rosmarino in primo piano, dolce ma supportato da una bella vena acida, son sentori di fichi secchi, leggermente bruciante, lunga la persistenza. Assai diverso dagli altri.

Miotti Firmino Az. Agr.: Breganze Doc Torcolato 2010 

Le uve provengono dal Colle Santa Lucia, situato a Breganze, i suoli sono di natura vulcanica. Vendemmia a settembre ed appassimento in fruttaio. Fermentazione ed affinamento avvengono in acciaio. 
Color ambrato di buona intensità. Buona l’intensità olfattiva, con leggeri accenni evolutivi, si colgono erbe officinali, frutta secca e datteri. Intenso alla bocca, con dolcezza pronunciata ma ben bilanciata dalla vena acida, vi troviamo albicocca sciroppata e datteri, leggeri accenni brucianti, buona la persistenza. 

Maculan Soc. Agr.: Torcolato Breganze Doc 2012 

Uve provenienti dalla zona Doc Breganze, suoli vuocanico-tufacei. Vendemmia a metà settembre, appassimento in fruttaio. Fermentazione in acciaio ed affinamento per un anno in barriques per un terzo nuove. 
Color oro antico, luminoso. Mediamente intenso al naso, accenni vanigliati, leggere note affumicate. Buona la struttura, bella freschezza, dolcezza in equilibrio con l’acidità, leggeri accenni un poco brucianti, buona la persistenza. 

Azienda Agricola Ca’ Biasi di Dalla Valle Innocente: Breganze Doc Torcolato 2013  

Le uve provengono dalla località Le Fratte, sulle colline di Breganze, i suoli sono di natura vulcanica con prevalenza di calcare e basalti, l’esposizione dei vigneti è sud-est. La vendemmia è stata effettuata il 13 settembre, le uve sono stata appassite sino al mese di gennaio. La maturazione del vino è avvenuta parzialmente in rovere e le bottiglie prodotte sono state 1.798. 
Oro luminoso, il colore di questo vino. Mediamente intenso al naso, presenta sentori di fichi secchi, datteri e confettura d’albicocche. Fresco alla bocca, con una dolcezza ben equilibrata dalla vena acida, si colgono sentori di miele e di pesca ed albicocca sciroppata. Buona la sua persistenza. 

Vitacchio Emilio: Torcolato Breganze Doc 2014 

I vigneti sono situati in località Costa di Breganze, a 200 metri d’altitudine su suoli vulcanici con esposizione sud. La vendemmia è stata effettuata nella terza decade di settembre e la pressatura in febbraio. La fermentazione prosegue per alcuni mesi, quindi il vino riposa in vasche d’acciaio per almeno tre anni. 
Color oro antico. Un poco chiuso all’inizio, diventa via via più intenso aprendosi su sentori di fichi secchi, datteri ed erbe officinali. Di buona struttura, molto dolce ma con spiccata vena acida, fichi secchi ed albicocche sciroppate le prime sensazioni, buona la persistenza che sfuma su sentori d’agrumi canditi. 


Villa Angarano: “San Biagio” Breganze Torcolato Riserva Doc 2014 

Vigneti situati a Bassano del Grappa, a 118 metri d’altitudine, con esposizione nord-sud, su suoli calcarei franco-argillosi. Vendemmia a metà settembre e torchiatura in febbraio, con resa del 25%. Lunga e lenta fermentazione in barriques, dove il vino s’affina per ventiquattro mesi. 
Color ambrato, luminoso e brillante.Buona l’intensità olfattiva, si colgono erbe officinali e miele di castagno.Di buona struttura e bella vena acida, dolce-non dolce, ritroviamo i sentori di miele di castagno e d’erbe officinali, oltre che di datteri, lunga la persistenza su note piacevolmente amaricanti. 

Le Colline di Vitacchio: Giampietro 2015 

La zona di produzione delle uve è situata in Via Brogliati Contro, sulle colline a nord di Breganze, i suoli sono tufacei, di natura vulcanica. E’ l’unico vino prodotto non da vespaiola in purezza, le altre uve utilizzate sono 10% sampagna (nome locale della marzemina bianca) e 5% tai. La vendemmia è stata effettuata nella terza decade di settembre, e l’appassimento in fruttaio. La maturazione avviene in serbatoi d’acciaio per un periodo di due anni. Le bottiglie prodotte annualmente sono circa mille. 
Dorato intenso e luminoso. Media l’intensità olfattiva, non molto ampio, accenni di caramella al rabarbaro e d’erbe officinali. Di buona struttura, si percepisce il miele di castagno ed i sentori d’erbe officinali. Buona la persistenza. 

Cantina Beato Bartolomeo da Breganze: Torcolato Breganze Doc 2013 

Le uve provengono dalle colline di Breganze, l’appassimento prosegue sino al mese di gennaio , la resa in mosto, da uva fresca, è del 25%. La fermentazione avviene in acciaio, quindi il vino s’affina per diciotto mesi parte in botti da venti ettolitri e parte in barriques, segue un’ulteriore sosta in bottiglia di almeno sei mesi. 
Color oro, intenso e luminoso. Molto buona l’intensità olfattiva, il vino presenta sentori di caramella al rabarbaro ed erbe officinali (timo ed origano). Alla bocca si colgono note ossidative, frutta secca, erbe officinali ed accenni di legno. 

Le Vigne di Roberto: Torcolato Breganze Doc 2012 (prima annata di produzione) 

Vigneti situati a Fara Vicentino e Breganze, messi a dimora nel 2009, suoli di origine vulcanica. Vendemmia a metà settembre ed appassimento sino a gennaio. Maturazione in acciaio inox.
Color oro luminoso. Mediamente intenso al naso, un poco chiuso all’inizio, s’apre su accenni d’erbe officinali. Di media struttura e dolcezza contenuta, sentori di caramella al rabarbaro.

IoMazzuccato: Torcolato Breganze Doc 2014 

Uva provenienti dalla zona di Breganze, vendemmiate in settembre e pigiate in gennaio. La maturazione avviene per un anno in acciaio ed un ulteriore anno in barriques. La produzione è di circa 4.000 bottiglie/anno.
Color oro, intenso e luminoso. Discreta l’intensità olfattiva, presenta sentori di tabacco, frutta secca, note tostate, legno percepibile ed accenni sulfurei. Alla bocca si colgono note tostate/affumicate e sentori di caramella al rabarbaro, buona la vena acida, chiude un poco amarognolo.