Falesco Montiano: una imperdibile verticale di un grande rosso laziale. 2^ parte

Continuiamo con la descrizione della splendida verticale di Montiano andando a scoprire gli anni 2000.

2000: l’anno della svolta, entra in produzione la nuova vigna con un clone di merlot che si caratterizza per l’elevata resistenza alle stagioni siccitose. Cotarella si è reso conto che il clima sta cambiando. Dinamico dinamico al naso, manifesta toni di radice di liquirizia, rosa rossa, ciliegia, cassis, caffè. Si nota la gioventù delle nuove vigne in quanto manca di adeguata profondità e di quella nota mentolata che, complice l’annata calda, non esce come nei precedenti millesimi. Anche la bocca è giovane, pimpante, calda, caratterizzata da intense sensazioni fruttate e un tannino vibrante che copre un po’ la parte morbida del vino e lascia anche poco spazio alla sapidità finale del vino.

2001
: siamo di fronte ad una grande annata e ad un piccolo capolavoro enologico. Già il naso ci emoziona, ci stordisce con la sua intensità e i suoi caratteri aromatici che sono un tutt’uno col territorio. Sensazioni di menta, scorsa di arancio, violetta, ciliegia matura, ribes, mora, ferro, tabacco, spezie impreziosite da nobili ricordi di humus e gratife. Al palato è seta, tutto viene avvolto in una trama di grandissima eleganza, con un tannino “bordolese” e una lunga, lunghissima scia finale che si dipana tra ricordi di frutta, liquirizia e tocchi minerali. Un monumento e il miglior vino della verticale.

2003
: nonostante l’annata calda, Cotarella tira fuori un vino per nulla banale che si caratterizza per un interessante olfatto di ribes, ciliegia, macis, amarena, arricchiti da una lieve scia balsamica. In bocca è coerentemente potente, polposo, quasi masticabile e denuncia tutta la sua gioventù con un tannino scalpitante anche se rotondo e mai troppo asciugante. Arriverà a raggiungere un perfetto equilibrio col tempo. Torna la scia sapida finale.

2004: naso prepotente, caleidoscopico, il cui ventaglio olfattivo spazia tra le note di rosa rossa, viola mammola, ciliegia, mora, note balsamiche e un tocco di grafite. In bocca è ricco, pieno, deciso e lascia il palato con ottimi ricordi di frutta rossa, fiori, grafite e una lunga scia finale di pura sapidità. Non è ancora espresso in tutte le sue potenzialità, sembra ancora compresso, una materia che sta esplodendo. Ha tutte le potenzialità per diventare un grande vino.

2005
: annata anche questa sfigata dove temperature alte e pioggia in vendemmia non hanno creato le condizioni per un’uva perfetta. Naso chiuso, timido, che col tempo tira fuori qualche cenno di fiori rossi, frutta e un lievissimo balsamico. Tutt’altro che dinamico. Anche alla gustativa questo Montiano non eccelle, poca polpa e una struttura esile e poco amalgamata non invitano al prossimo sorso. Insieme all’annata ’96 è il peggiore della serata.

2006: uno dei miei preferiti, anche se giovanissimo promette di diventare, a mio parere, la 2001 del futuro. Lo si può notare subito mettendo il naso nel bicchiere: pieno, complesso, caratterizzato da intensissimi i profumi di frutta croccante, ciliegia e lamponi su tutti, poi si incuneano sensazioni di viola, rosa, ginepro, timo, chiodi di garofano, cannella, vaniglia. Al sorso c’è grande morbidezza, un velluto che accarezza il palato con gli intensi ricordi floreali e balsamici, poi escono le note più dure, un tannino evidente ma polposo, la grande freschezza e una avvolgente sapidità. Grandissimo già da ora ma, se lo aspettiamo, avremo di fronte un altro monumento enologico.

2007
: annata che abbiamo degustato in anteprima assoluta. Un bimbo in fasce con un naso più timido della precedente annata, meno verticale e maggiormente ricco di aromaticità scure, speziate, quasi fosse già leggermente evoluto. Ritorna al palato la caratteristica nota balsamica anche se, sempre rispetto alla 2006, la nota morbida è meno evidente a dispetto di una trama tannica virile accompagnata da degna sapidità. Un vino che sposa potenza giovanile ed accennata eleganza anche se, dal mio punto di vista, non arriverà mai a picchi di qualità estrema. Un vorrei ma non posso.

Falesco Montiano: una imperdibile verticale di un grande rosso laziale. 1^ parte

Il Montiano è un vino del Lazio e ne sono orgoglioso, soprattutto dopo la grandissima degustazione che si è tenuta all’AIS di Roma alla presenza di Riccardo Cotarella. Una verticale di tutte le annate in commercio (compresa la 2007 in anteprima) che ci ha confermato la grandezza di un vino fatto con passione ed orgoglio all’interno di un territorio, Montefiascone, che, a quei tempi, certo non brillava per qualità enologica.
Il Montiano si concretizza nella mente di Riccardo Cotarella nel 1987 durante una tour che l’enologo fece nelle zone di Saint-Émilion e Pomerol, territori particolarmente vocati per il merlot di cui Cotarella si innamora talmente tanto da volerlo piantare a cavallo tra Lazio e Umbria estirpando, non senza problemi con la popolazione, due vitigni classici della zona: Trebbiano e Malvasia. La sfida è iniziata: nel 1993, grazie all’impianto di vecchie marze di merlot provenienti da Château Cheval Blanc, viene prodotta la prima annata di Montiano, mille bottiglia circa, un vino destinato a fare la storia enologica italiana.

Andiamo a scoprire le varie annate presenti in degustazione:

1994: di un colore granato molto brillante, ha un naso senza cedimenti, balsamico, le cui caratteristiche vanno ad alleggerire un quadro generale fatto di sensazione scure, di humus, terra, prugna matura, cardamomo e ferro (ricordo che le viti sono piantate su un terreno prettamente vulcanico). Anche la bocca non cede nulla, perfetta l’amalgama tra componenti dure e morbide. Esaltante il tannino che, ancora in piedi, ci lascia presagire ulteriori evoluzioni del vino. Chiude sapido su sensazioni ferrose.

1995: rispetto al precedente, si notano in questo vino cenni olfattivi di grafite e macchia mediterranea che, col tempo, si arricchisce di una leggera nota di sottobosco, liquirizia e caffè. Sicuramente meno un quadro olfattivo meno scuro del precedente. Al palato il vino è di notevole avvolgenza, soprattutto si nota un tannino e una vena acida di grande carattere, di maggiore qualità rispetto al ’94. Chiusura sapida su toni minerali.

1996: un vino figlio di un’annata scarsa e questo lo riconosce lo stesso Cotarella. Naso ritroso, si percepiscono piccoli sbuffi minerali e tabaccosi. Null’altro. In bocca la fusione di elementi che abbiam trovato nelle precendenti annate non c’è, c’è una netta scissione tra le varie componenti. Esile di corpo ha un finale che non entusiasma per persistenza e profondità.

1997: si cambia nettamente marcia, di fronte abbiamo un vini figlio, stavolta, di una grande annata, sicuramente calda visto che per la prima volta il Montiano supera i 13%. Profilo aromatico intrigante giocato su note di eucalipto, violetta, prugna, sottobosco che, col tempo, vira ad un intenso minerale che sfuma su richiami di cuoio, tabacco e una leggera nota smaltata. In bocca ha lo stesso corpo e la stessa complessità dell’olfatto, tutto è fuso in maniera suprema, polpa, sapidità e freschezza sono equalmente distribuite. Finale grandioso che non cede nulla al tempo e che incanta con una chiusura fruttata e minerale. Da berne a secchiate!

1998: sembra una via di mezzo tra la ’96 e la ’97. Mineralità e un frutta nera caratterizzano il naso, poi sensazioni speziate di rabarbaro, cardamomo, humus, ferro. Non si percepisce la nota mentolata che caratterizzata alcuni millesimi precedenti. E’ un vino che ha un colore aromatico marrone. Bocca più severa del ’97, alla gustativa il vino rispetta pienamente il naso, è un Montiano maschio anche se forse cede qualcosa in sapidità e persistenza finale. Ancora da decifrare totalmente.

1999: naso molto espressivo e tenebroso che riporta a note di ciliegia matura, prugna appassita, tabacco scuro, grafite, tocco di goudron e lieve balsamicità. Il sorso conferma che siamo di fronte ad un vino più evoluto rispetto agli altri millesimi, torna il tabacco, il catrame, tutto è fermo sulla nota scura. Poco dinamico, cede qualcosa anche in freschezza e sapidità. Non penso abbia davanti molti anni.

Per gli anni 2000 dovrete attendere mercoledì....

L’Union des Grands Crus de Bordeaux a Roma: i vini di 74 dei più famosi Chateaux in degustazione

Un pioggia di Grand Crus di Bordeaux cadrà su Roma il prossimo 9 novembre. Un centinaio di fantastici vini della Gironda, di settantaquattro tra le aziende più famose saranno presenti alla manifestazione “L’Union des Grand Crus de Bordeaux a Roma che si terrà nei grandi saloni dell’albergo Parco dei Principi. L’evento sarà un’occasione per degustare la nuova annata in commercio di questi vini prestigiosi, la 2007, in presenza di molti dei proprietari o dei direttori commerciali delle aziende stesse, che si ritroveranno appositamente a Roma per questo evento. La manifestazione, aperta solo su invito e riservata agli operatori del settore e la stampa specializzata, si svolgerà con orario continuato dalle 15,00 alle 19,00 con banchi di assaggio individuali per ogni Château. Sarà possibile degustare quasi cento vini diversi e raccogliere tutte le informazioni necessarie sul millesimo in degustazione, i vini, le aziende presenti, e l’associazione della Union des Grands Crus de Bordeaux. In degustazione quindi una panoramica completa dei migliori vini di quella che viene ritenuta dagli esperti del settore come la più famosa regione vinicola del mondo, Bordeaux: presenti i rossi di Saint-Estephe, Pauillac, Saint-Julien, Moulis, Listrac, Margaux, Pomerol, Saint-Emilion, i vini bianchi e rossi di Graves e Pessac-Léognan, e i vini dolci di Sauternes e Barsac.

Nel pomeriggio, alle ore 16.00, i giornalisti parteciperanno all conferenza stampa di presentazione e riflessione sul tema delle caratteristiche, davvero uniche, di questa associazione di Châteaux e la valorizzazione del loro splendido territorio e dei loro vini. Un patrimonio che si alimenta di una tradizione millenaria e che costituisce una grande ricchezza per la Francia, ma anche per gli appassionati e i collezionisti di vino di tutto il mondo.
La conferenza vedrà la partecipazione di Sylvie Cazes, Presidente della Union des Grands Crus de Bordeaux, nonché co-proprietaria di Château Lynch Bages a Pauillac, che illustrerà le ragioni d’essere dell’associazione, Tristan Kressmann, Vice Presidente della Union des Grands Crus de Bordeaux, nonché co-titolare di Château LaTour-Martillac (a Martillac ), (Pessac-Léognan), che racconterà le caratteristiche dell’annata 2007, e Ian D’Agata, dell’International Wine Cellar e autore del volume “Racconti Bordolesi” di prossima uscita, forse il maggiore esperto italiano di vini di Bordeaux, e che analizzerà la particolare espressione del terroir bordolese nei vini della Union des Grands Crus de Bordeaux.

Creata nel 1973, l’Union des Grands Crus de Bordeaux è una associazione che riunisce 131 dei più prestigiosi Châteaux della Gironda. Unica nel suo genere, l’Union raggruppa i grandi vini delle denominazioni più prestigiose del bordolese. La sua mission è di organizzare la promozione e la difesa degli interessi e i valori della aziende iscritte all’associazione. L’Union organizza annualmente una cinquantina di dégustazioni presso distributori e la stampa specializzata nei mercati mondiali di maggiore importanza commerciale: Unione Europea, Stati Uniti d’America, Canada, Giappone, Corea, Hong-Kong, Singapore, Cina, Russia.

Negli ultimi cinque anni, l’Union des Grands Crus de Bordeaux ha raddoppiato il numero delle manifestazioni organizzate, creando in particolare dei rendez-vous annuali nei principali mercati commerciali del mondo. Infatti, l’Union des Grands Crus organizza ogni anno la degustazione di primavera dei Primeurs, la rassegna dei vini del nuovo millesimo aperta solo ai professionisti del settore. Un centinaio di giornalisti specializzati provenienti da una ventina di paesi diversi sono invitati personalmente come anche l’insieme degli operatori del settore commerciale del vino. L’Union organizza anche una degustazione eccezionale à Bordeaux aperta invece agli appassionati e intitolata il Weekend des Amateurs de Grands Vins. Essa permette al grande pubblico di appassionati di degustare, in un unico luogo, tutti i vini della Union, e di potere scambiare le proprie impressioni e opinioni con coloro che producono i vini, come anche di vistare le aziende.

Percorsi di Vino sarà ovviamente presente e appena possibile produrrò un report di grande dettaglio....se reggerò cento vini...

I furbetti della cantina: sequestro di vino a La Morra

I funzionari del Servizio Antisofisticazioni vinicole della Provincia (sede di Roddi), in una cantina di La Morra, hanno dapprima sequestrato, poi denaturato e, infine, inviato alla distillazione oltre 10 mila litri di vino (pari ad oltre 13 mila bottiglie di vino) prodotti in “nero”, cioè senza giustificazione contabile. Diverse le tipologie di vini a denominazione di origine controllata e controllata e garantita inviate alla distillazione, tra cui Asti docg, Barbera d'Alba doc, Barbera d'Asti doc, Barbera Monferrato doc, Dolcetto d'Alba doc, Dolcetto d'Ovada doc, Oltrepo pavese doc, Roero Arneis doc, nonchè vini ad indicazione geografica tipica quali Sicilia e provincia di Pavia. Il Servizio Antisofisticazioni vinicole della Provincia di Cuneo, operativo dal 1982, ha il compito di vigilare su tutta la filiera produttiva vitivinicola partendo dai vigneti fino alla bottiglia offerta al consumatore finale, passando dalla lavorazione dell’uva in cantina per arrivare alla commercializzazione del prodotto finito. Un controllo importante, specie in questo momento di crisi del settore dove èsempre più prioritario tutelare le produzioni di qualità ed i produttori onesti.
L’operazione dei giorni scorsi fa seguito ad un'intensa attività del Servizio che, alle dipendenze del settore Agricoltura della Provincia, negli ultimi mesi ha eseguito 38 sopralluoghi in aziende agricole e commerciali e 24 in punti di vendita o somministrazione al pubblico, oltre a 85 campionamenti di vini sfusi e/o confezionati. A tale attività ispettiva ha fatto seguito il sequestro di più di 17 mila litri di vino, oltre a quelli inviati alla distillazione, e l’elevazione diretta di sanzioni amministrative per oltre 100 mila euro nonchè l’adozione, da parte di altri organi dello Stato, di provvedimenti sanzionatori per circa 4 milioni di euro.

(fonte: http://www.grandain.com)

Conoscete i vini del Languedoc-Roussillon?

Molto spesso quando parliamo di vino e di Francia il nostro pensiero tira dritto per la Borgogna, la Champagne, l’Alsazia oppure, ovviamente, Bordeaux. Difficile pensare, soprattutto se si leggono i dati che seguiranno, alla regione vinicola del Languedoc-Roussillon come scrigno di preziose gemme enologiche.
Situata nel Sud della Francia, questa area è storicamente caratterizzata da grandi numeri perchè al suo interno i vigneti sono i più estesi del mondo: 300.000 ettari coltivati, più di 3.000 imprese vitivinicole e oltre 2.000 milioni di bottiglie di vino all’anno, che rappresentano un terzo del volume di vini prodotti in Francia. Il risultato di tutto questo? Tanto vino che spesso rasentava la sufficienza e che usualmente veniva utilizzato come prodotto da taglio. Serviva una svolta che è arrivata solo pochi anni fa una nuova generazione di produttori ed enologi si resero conto che ormai l’offerta era diventata superiore alla domanda: occorreva estirpare i vigneti meno produttivi, valorizzare quelli dalle potenzialità migliori, ammodernare le pratiche vinicole e utilizzare nuove strategie di marketing per creare un forte mercato dell’esportazione oltre confine. E’ l’inizio del cambiamento e oggi il Languedoc-Roussillon si può considerare fra le più interessanti e dinamiche realtà vinicole francesi soprattutto per la qualità dei suoi vini dall’ottimo rapporto qualità prezzo.
Questa area, anche prima dell’attuale rinascita enologica, godeva di una consolidata fama per i suoi Vin Doux Naturels, di cui i più celebri rappresentanti sono quelli prodotti con le uve Moscato Bianco, e il Banyuls, prodotto principalmente con Grenache Noir. Nella regione si producono anche altri tipi di vini, di cui i più rappresentativi sono quelli rossi - prodotti principalmente con uve Carignan, Grenache Noir, Mourvèdre e Syrah - oltre al Crémant de Limoux e al Blanquette de Limoux, interessanti spumanti metodo classico prodotti con uve Chardonnay, Picpoul de Pinet, Chenin Blanc e Mauzac.
Per rilanciare l’immagine dei suoi vini, durante questi ultimi due mesi Les Maisons de la Ragion Languedoc-Roussillon di Milano sta organizzando una serie di seminari di degustazione per poter far scoprire al pubblico di appassionati italiani tutta la nuova essenza dei suoi prodotti enologici. In particolare è stato presentato uno vino spumante, un bianco e tre vini rossi.

Interessantissima è stata la Cuvée Réservée della Maison Guinot: prodotta totalmente da uva Mauzac, questa Blanquette de Limoux è un vino spumante metodo tradizionale prodotto attraverso una presa di spuma di 24/36 mesi, un affinamento in bottiglia di circa 36 mesi con remuage manuale e dégorgement à la volée meccanizzato. Il naso è già una sorpresa perché, anche a detta del relatore della serata (e che relatore…), è difficilmente distinguibile alla cieca da uno Champagne: composto, di media complessità, ha sentori di note lievitose, mela gialla, ginestra, limone, mandorla, scorza di arancio e pepe bianco. Al palato si distingue per una carbonica molto raffinata e gentile, una grande freschezza, l’ottima sapidità e una sensazione, dopo la deglutizione, di agrumi ed erbe aromatiche. Il costo? Circa 10 euro in enoteca. Scommettiamo che alla cieca mette in fila qualche prodotto francese più blasonato?

Altro vino interessante è stato il Picpoul de Pinet 2007 del Domaine Fèlines Jourdan: prodotto totalmente con uva Picpoul, questo vino brilla per freschezza e complessità già all’olfattiva dove vi è un susseguirsi di intense note di agrume, ananas disidratato, gardenia, rosa bianca e sottili note speziate. In bocca ha un’acidità prorompente anche se ottimamente integrata con la struttura complessiva del vino. Il frutto si trasforma in lime e la chiusura è nettamente salina. Bianco di grande beva che si finisce in un istante. Costo? Non oltre le 12 euro…

Dei tre rossi ho sicuramente preferito il Clos Bagatelle – Terre de mon Père 2005 (40% Mourvèdre, 30% Grenache, 30% Syrah), un vino molto profondo dove si fondono le due anime del Languedoc: mediterranea e rodanese. Naso concentrato, inciso da tocchi di garriga, ginepro, garofano, mirtillo, incenso, aloe. Ricco di polpa, al palato ha un attacco morbido e un buon equilibrio anche se l’acidità, vista l’annata siccitosa, non è così sferzante. Bocca comunque coerente col naso visti i ritorni di fiori rossi, cioccolato e spezie orientali. Chiude con un leggero amarognolo. Vino sicuramente non banale che nelle annate migliori promette grandi emozioni.

Un nuovo modo di comunicare il vino: solo un sogno?

E’ da un po’ di tempo che ci penso, comunicare il vino utilizzando i semplici descrittori o utilizzando la terminologia classica (AIS, FISAR,ONAV, etc.) di degustazione non ha molto senso, non si riesce a distinguere un vino dall’altro, la mora, la ciliegia, il tabacco, il cuoio, solo per fare un esempio, sono tutti termini che possono essere riferiti a mille tipologie di vino diverse tra loro in tutto e per tutto. Mi spiego meglio con queste due descrizioni reali fatte da professionisti del settore:

Rosso rubino, consistente. Al naso è ampio e intenso, regala piacevoli sensazioni fruttate e speziate. Emergono aromi di frutta rossa matura, tabacco, chiodi di garofano. All’assaggio è fresco, caldo, abbastanza morbido con tannini ben integrati e struttura arrotondata da un sapiente uso del legno. Persistente il finale su ritorni di frutta.

Rosso rubino, profuma intensamente di mirtilli e more, tabacco e spezie. Gustoso e carico di rimandi fruttati, avvinghia il palato con morsa tannica ben calibrata. Chiusura pulita e persistenza giocata sul binomio frutta-spezie.

A parte qualche lieve differenza lessicale, a mio avviso, sembrano due vini abbastanza identici, fruttati, speziati, rotondi, persistenti. Eppure sono due vini totalmente differenti per storia, territorio e persone. Il primo è un sangiovese di Romagna mentre il secondo è un aglianico. Non c’entrano nulla con l’altro eppure sembrano uguali. I voti non cambierebbero il risultato finale, sapere che il primo vino è valutato 89/100 e il secondo quattro grappoli non mi fornisce informazioni rilevanti anche perché, alla fine, questi mi dicono solo che solo della stessa qualità che, come sappiamo, è un concetto spesso personale e sindacabile. L’esempio poi è stato fatto su vini rossi italiani ma poteva essere fatto prendendo a confronto un vino italiano e un vino francese (peggio mi sento) oppure due vini bianchi.

Girando per le cantine, parlando con i produttori, calpestando le vigne, si ha idea che quel vino non è solo mora di rovo, cuoio russo, tamarindo e sbuffi minerali. E’ molto di più. C’è spesso un lavoro artigianale dietro, c’è la passione vera, c’è l’alzarsi la mattina e pregare che non grandini, ci sono le mani callose, c’è una terra che spesso è un pezzo di cuore, c’è il lavoro di un team di persone che ormai sono una famiglia, ci sono le lacrime di gioia, di dolore, c’è il sole, ci sono le scelte coraggiose e le cazzate.
Come far capire tutto questo a chi beve un “semplice” bicchiere di vino?

E negli USA si beve più spumante che champagne....

Per la prima volta si verifica uno storico sorpasso dello spumante Made in Italy sullo champagne francese nel ricco mercato degli Stati Uniti d'America dove le bottiglie di bollicine nazionali esportate sono risultate addirittura il 30 per cento in piu' di quelle dei cugini d'oltralpe. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che si tratta dell'effetto congiunto dell'aumento negli States delle spedizioni in quantita' dello spumante italiano (+9 per cento) e del drastico crollo di quelle francesi che sono diminuite del 27 per cento nei primi otto mesi del 2009 secondo Iwfi.

Nello specifico - sottolinea la Coldiretti - sul mercato statunitense sono state esportate 11,5 milioni di bottiglie equivalenti (da 0,75 litri) di spumante italiano rispetto alle 8,9 milioni di champagne francese, nei primi otto mesi dell'anno, che hanno consentito la conquista del primato tricolore sulle tavole dei ristoranti e delle case dei cittadini americani.

Una conferma del successo che sta riscuotendo la produzione nazionale di spumante che erode quote importanti di mercato ai concorrenti francesi in molti Paesi. I principali consumatori di spumanti italiani si trovano - precisa la Coldiretti - in Germania e negli Stati Uniti ma elevati tassi di crescita si registrano per la Gran Bretagna e nei paesi emergenti. Per effetto della crescita della domanda straniera, che e' aumentata nel mondo del 9 per cento in quantita' nei primi sette mesi dell'anno, le esportazioni dello spumante italiano - continua la Coldiretti - hanno addirittura superato i consumi nazionali contribuendo a far realizzare un fatturato complessivo annuale stimato in oltre 2,5 miliardi di euro per una produzione di oltre 340 milioni di bottiglie.

Il sorpasso sul mercato Usa e' - aggiunge la Coldiretti - il secondo record fatto segnare nel 2009 che e' anche l'anno in cui per la prima volta la produzione di spumante italiano ha superato quella di champagne francese per la quale e' stata decisa una riduzione del 44 per cento nel numero di bottiglie per contrastare la pesante crisi di mercato che sta attraversando. Nel 2009 la produzione stimata in oltre 340 milioni di bottiglie per il prodotto nazionale si colloca ben al di sopra dei 260 milioni dei cugini d'oltralpe, in forte calo rispetto 322 milioni del 2008 e ai 339 milioni del 2007.

Il 2009 - conclude la Coldiretti - e' anche il primo anno di produzione del prosecco a denominazione di origine (DOC) e delle denominazione di origine controllate e garantite Conegliano Valdobbiadene prosecco e Colli Isolani prosecco (DOCG), che si stanno dimostrando particolarmente dinamici nella conquista dei mercati esteri. (fonte asca)

Colpa della crisi, aggiungo io, o di una reale maggiore qualità?