Giuseppe Sedilesu: tutta la forza del Cannonau di Sardegna

Fiero ed orgoglioso della sua terra Giuseppe Sedilesu scrive così della sua cantina: la nostra famiglia ha, nei patriarchi Giuseppe e Grazia, gli iniziatori dell'attività vitivinicola. Trenta anni fa l'acquisto del primo ettaro di vigneto coltivato direttamente con l'aiuto dei tre figli. L'azienda Sedilesu ha nell'agro di Mamoiada 10 ettari di vigneto a Cannonau e piccole superfici di uve bianche chiamate in loco Granazza. Per la maggior parte sono vecchi impianti di oltre 50 anni e qualche nuovo impianto. Mamoiada, posta a 650 metri s.l.m. è un paese della Sardegna al centro della Barbagia. Paese dei Mamuthones, ha nella maschera tradizionale un grande patrimonio rimasto integro dopo migliaia di anni, affondando le sue radici nella ritualità sacre delle antiche popolazioni rurali. La filosofia produttiva dell'azienda è improntata al rispetto di questa tradizione. I terreni di Mamoiada sono d´origine granitica molto ricchi in potassio che conferisce grandi qualità alle uve. La forma d´allevamento è l´alberello con sesto d´impianto molto stretto 90 x 170 cm. nei vecchi impianti e 200 x 75 nei nuovi impianti. In queste condizioni si hanno basse produzioni per singola pianta e grande qualità di prodotto. I vigneti sono arati due volte l´anno, quelli posti in forti pendenze sono arati ancora con l´aratro a buoi, come avviene da sempre e in seguito i vigneti sono scalzati a mano con le zappe. I trattamenti antiparassitari sono fatti unicamente con rame e zolfo e sono molto limitati in quanto la zona e vocata naturalmente per questo tipo di coltivazione. In cantina, si esalta la tipicità e l'unicità del vino con l'utilizzo di fermentazioni naturali ad opera dei lieviti autoctoni. Per i rossi, lunghe macerazioni fino a 25 giorni consentono di estrarre tutto il frutto. L'affinamento avviene in botti di rovere di varia grandezza, tonneau e barriques per la maggior parte. La messa in bottiglia è preceduta da filtrazioni leggere che non spogliano il vino. La quantità di anidride solforosa residua in bottiglia è molto bassa, a completamento di una trasformazione seguita con molta cura, sana e naturale.

Giuseppe Sedilesu, durante l'ultimo Vinitaly, mi ha fatto degustare tutta la produzione aziendale, di grande qualità, tra cui posso consigliare:

PERDA PINTA' 2005: da vigne molto antiche e da uva Granazza di Mamoiada (usata in passato per fare il Cannonau), è un bianco passato in legno estremamente potente con i suoi 16°. Complesso, sapido e salino è un vino che ben si adatta a piatti di pesce ben strutturati.

BALLU TUNDU 2005: è un cannonau riserva in purezza ottenuto dalle uve di un unico vigneto posto in località Garaunele a Mamoiada. L'età del vigneto è di 60 anni. A 600 s.l.m. questo terreno è di origine granitica con una componente non trascurabile di argille rosse. E' un vino di corpo ricco di frutto e aromi miditerraneu che si affinerà nel corso della sua vita.


MAMUTHONE 2006 : Dal brillante color rubino e l'aroma fruttato di prugna, melograno, ciliegia e mirto, in bocca si presenta asciutto, fresco e giustamente tannico. Il Mamuthone è un vino ideale per carni rosse alla griglia e formaggi di media stagionatura.

LAGHIDIVINI 2008 - Festival dei vini prodotti sulle sponde dei laghi italiani - Bracciano

I vini ed i laghi costituiscono entrambi territorio, storia e cultura, ma anche realtà di eccellenza per l'Italia, mondi da riscoprire e da far conoscere. L’evento LAGHIDIVINI, ideato da Epulae Bracciano un’associazione culturale con finalità di promozione della cultura enogastronomica, si propone di valorizzare i vini prodotti nei territori lacustri, favorendone la conoscenza e l’apprezzamento, ma anche di divulgare e valorizzare un patrimonio di grande valore: i laghi ed il pesce d’acqua dolce. Il festival vuole proporre un viaggio tra le immagini dei laghi ospiti e presentare, con l’aiuto di sommeliers, le produzioni vitivinicole che insistono nei territori dei relativi bacini idrografici. Le degustazioni avverranno in un apposito banco d’assaggio, suddiviso in settori, uno per ogni lago, presso il cinquecentesco Chiostro degli Agostiniani. Possibilità di cene con menù a tema, di laboratori e di degustazioni guidate. Dalle eccellenze enogastronomiche della regione Sicilia, quest’anno special event della manifestazione, ai dolci della Tuscia viterbese accompagnati da vini da dessert prodotti sulle sponde del lago di Bolsena. Durante le tre giornate sono previste, inoltre, mostre, conferenze, concorsi, film e concerti in tema.

Domaine Leroy: Chambolle-Musigny Les Fremières 2001

Lalou Bize-Leroy è una delle grandi donne del vino della Borgogna e la sua storia parte da molto lontano. Il Domaine Leroy, infatti, è stato fondato nel 1868 e commercialmente è fiorito grazie all’apporto prima di Joseph Leroy, primogenito del fondatore, e successivamente di Henri Leroy, soprattutto dopo che nel 1942 è stato in grado di acquistare la metà del Domaine de la Romanée-Conti.
Fu grazie all’intraprendenza di Henri che nel 1974 Lalou divenne co-manager del famoso Domaine. La storia narra che, all'interno della prestigiosa azienda, il rapporto di lavoro di Madame Leroy è stato talmente burrascoso che, nel 1992, è stata licenziata senza troppi rimpianti anche perché, in quegli anni, aveva già dato avvio ad una impresa concorrente: nel 1988, con l'aiuto di investitori stranieri, aveva acquistato Domaine Noëllat a Vosne-Romanée che, successivamente, è stato rinominato Domaine Leroy.
Al giorno d’oggi il Domaine vanta cira 23 ettari di vigneti, ripartiti in piccole parcelle in una ventina di prestigiosi Grands e 1er Crus. Tutte le viti del Domaine Leroy sono coltivate seguendo i metodi della biodinamica, filosofia che mette al bando tutti i trattamenti chimici, l'uso di tutti i diserbanti, insetticidi, funghicidi e concimi di sintesi, introducendo la conoscenza dei ritmi cosmici essenziali per il lavoro del suolo, la sua rigenerazione e per tutte le cure da apportare alla vigna durante tutto il ciclo dell’anno. Il Domaine Leroy è famoso per le sue rese estremamente basse, in parte a causa del basso rendimento delle vigne vecchie, in parte a causa di una deliberata scelta di limitare i rendimenti per ettaro, in parte perché i metodi biodinamici fanno aumentare le perdite del raccolto per malattia.

Le appellations prodotte sono:

Grands Crus: Chambertin - Corton-Charlemagne - Corton-Renardes - Clos de Vougeot - Clos de la Roche - Latricières-Chambertin - Musigny- Richebourg - Romanée-Saint Vivant;


Premiers Crus: Chambolle-Musigny Les Charmes - Gevrey-Chambertin Les Combottes - Nuits-Saint Georges Les Vignerondes - Nuits-Saint Georges Les Boudots - Savigny-les-Beaune Les Narbantons - Volnay Santenots Les Santenots du Milieu - Vosne-Romanée Aux Brûlées - Vosne-Romanée Les Beaux Monts;


Village: Chambolle-Musigny Les Fremières - Gevrey-Chambertin - Nuits-Saint Georges Aux Allots - Nuits-Saint Georges Aux Lavières - Nuits-Saint Georges : Au Bas de Combe - Pommard Les Trois Follots - Pommard Les Vignots - Vosne-Romanée Les Genaivrières;


In una delle tante serate enologiche che passo con i miei amici, mi dicono che andremo a bere un Leroy. Che emozione penso io, i vini di Madame Leroy sono tra i migliori in assoluto della Borgogna, e mi preparo alla degustazione con un misto di ansia e rispetto reverenziale nei confronti della bottiglia. Appena mi servono il vino, leggo l’etichetta, e mi accorgo che andrò a bere un “semplice” village: Chambolle-Musigny Les Fremières 2001. Piccola delusione, mi aspettavo di meglio, questo sarà un altro di quei vini base privi di anima e che scorderò come ho fatto con tutti gli altri. Così pensavo. Mi versano il vino nel bicchiere e mi accorgo subito di aver sbagliato. Ho davanti a me un Borgogna che ha un naso a dir poco meraviglioso, dove finezza ed espressività si fondono in un equilibrio magico. Un caleidoscopio di profumi in continua evoluzione, minuto dopo minuto, dove i sentori piccoli frutti rossi maturi si fondono e lasciano spazio alla viola, all’iris, alla lavanda e alla genziana. Poi escono le note di arancia rossa, di rabarbaro, incenso e caffè. Non so più contare quante emozioni ci sono in quel bicchiere. Al palato il vino non può che confermare di essere un vero fuoriclasse: morbido, elegante, fresco, riempie la bocca della sua trama tannica vellutata, e chiude con un finale lungo, lunghissimo, con una bella corrispondenza gusto-olfattiva e restituendo una vena sapida molto intrigante.

Cos’altro dire? Ho finalmente capito perché i vini di Leroy sono venerati nel mondo. Se questo è un village, non oso pensare a cosa posso andare incontro se degusterò uno Chambertin Grand Cru. Dovrò soltanto avere la volontà e la possibilità di cercare e, soprattutto, di pagare questi vini magici. Alla prossima emozione.

LO CHAMPAGNE DI LEGRAS & HAAS

L'azienda, di tipo familiare, risiede a Chouilly, cittadina dove si trovano i vigneti Grand Cru di Chardonnay. Il marchio Legras & Haas è stato depositato solo recentemente, nel 1991, ma la famiglia è da moltissime generazioni nel campo della vitivicoltura di qualità: il primo acro, infatti, è stato acquistato circa 200 anni fa, e da allora sette generazioni di viticoltori e 3 generazioni di elaboratori hanno portato l'azienda a possedere circa 30 ettari di vigneto. La produzione annua si aggira attorno alle 300.000 bottiglie, ripartite tra cinque cuvée che, ad eccezione del Rosé, sono tutte caratterizzate dall'eleganza e dalla mineralità dello Chardonnay Grand Cru di Chouilly. L'elevata qualità del prodotto parte da una attenta gestione del vigneto, con una vendemmia rigorosamente manuale, e da una accurata vinificazione che viene effettuata cru per cru, parcella per parcella, vite per vite. La prima fermentazione dura circa 7 mesi e, dopo la fase di "tirage", lo champagne riposa nelle cantine aziendali per circa tre anni. Al termine di questo periodo lo champagne effettua il normale dégorgément, concluso il quale le bottiglie sono di nuovo approvvigionate in cantina fino ad assicurare al vino un equilibrio perfetto.

In tutti i vini di LEGRAS & HAAS (ad eccezione del Rosé), il naso è dominato dallo Chardonnay: i suoi delicati sentori di mandorla, brioche, agrumi, miele, pane tostato e frutta bianca, conferiscono allo champagne tipicità e grande raffinatezza.

Le cinque cuvées sono:

Tradition: è lo champagne "base". Da uve Pinot Nero (25%), Pinot Meunier (25%) e Chardonnay (50%) che, vinificate separatamente, vengono poi assemblate tra loro per ottenere il miglior equilibrio armonico possibile. Fresco e delicato, è adatto particolarmente come aperitivo o come vino a tutto pasto.

Rosé: 100% Pinot Nero per uno champagne di bella struttura dove al naso spiccano netti i sentori di piccoli frutti di bosco. Accostamento ideale con carni bianche, pesce e crostacei. La sua finezza lo rende adatto anche ad accompagnare dessert alla frutta.

Grand Cru Blanc de blancs: prodotto interamente da uve Chardonnay del Grand Cru Chouilly, nasce dall'unione di "vins de réserve" della Maison, che assicurano a questa cuvée costanza e finezza qualitativa anno dopo anno. Questo splendido Champagne può essere degustato come aperitivo oppure, grazie alla sua finezza ed eleganza, può essere ottimo partner per accompagnare pesce e carni bianche salsate.

Grand Cru Blanc de blancs Millésimé: prodotto solo nelle annate eccellenti e da un solo Cru, il Grand Cru Chouilly, al naso presenta classiche note di tiglio e fico fresco. Champagne che coniuga potenza e struttura con tutta la finezza e l'equilibrio di un blanc de blancs. Può essere degustato come aperitivo ma è ideale con i crostacei. L'ultimo champagne millesimato dell'azienda è il 2002.

Cuvée Prestige: questo champagne, da uve provenienti da "vieilles vignes", è frutto dell'assemblaggio di Chardonnay (grand cru Chouilly) e Pinot Nero di Aÿ (Grand Cru Pinot Noir). Champagne di grandissimo equilibrio gusto olfattivo in quanto lo chardonnay dona al vino finezza ed eleganza mentre il pinot nero garantisce carattere e struttura. Produzione limitata a circa 2000 bottiglie l'anno. Vino quasi da meditazione, lo abbinerei a piatti di mare ben strutturati come i gamberoni col lardo di colonnata.

Ancora in tema di contraffazioni...ora tocca all'Erbaluce

Dopo il “Brunello di Montalcino” è la volta di un noto vino canavesano, l’Erbaluce. Nel mirino di discrete ma serrate indagini condotte nel quadro di un’inchiesta che coinvolge i più noti Doc della penisola.Mentre il “Museo del Gusto” di Torino annuncia per domenica prossima la festa del “Sommelier 2008”, la più importante rassegna enologica piemontese, i vignaioli di mezza regione non dormono sonni tranquilli.
Vent’anni dopo
Agitati dall’incubo per quanto accaduto vent’anni fa. Quando l'Italia scoprì che i Ciravegna, i Fusco, i Baroncini “fabbricavano” il vino con il bastone, fatto con miscele di liquidi usati anche per lacche e vernici. In tutto furono 60 le aziende coinvolte e 22 i morti accertati. Uno scandalo, come quello che oggi riguarda altre cantine. La vicenda nasce dalle confidenze di un enologo pentito: «Un piccolo proprietario, socio di una cantina sociale presso la quale vendeva le sue uve». L’uomo, un dipendente di un comune dell’eporediese, venuto a conoscenza di retroscena scottanti, si sarebbe rivolto ai carabinieri.
Le confidenze del pentito
«Il vino che si fa da queste parti - avrebbe confidato il denunciante - è di ottima qualità. Ma quante bottiglie di Erbaluce Doc si possono produrre con i vigneti che abbiamo qui in Canavese? Certamente non tutte quelle che che vengono messe in vendita». Dunque, troppo vino in circolazione e pochi vigneti. «Non sarebbe sufficiente radere al suolo i comuni del Canavese, piantando vitigni, per giustificare il numero di bottiglie». Non ci si trova di fronte ad una frode come quella di 20 anni fa: «Il vino non viene fatto con il metanolo - continua il pentito - ma importato direttamente dall’estero, dai paesi dell’Est europeo, principalmente dalla Romania».
Occhio all’etichetta
Un business al centro del quale ci sarebbero aziende emiliane di import - export. Una vera e propria frode coperta da blande regole d’etichettatura: «Non si è obbligati a scrivere sulla bottiglia dove il vino è prodotto, basta citare l’azienda che l’ha imbottigliato. E poi - conclude il pentito -, bisogna fare attenzione a due diverse diciture: “prodotto imbottigliato a..” e “prodotto e imbottigliato a...”, quella “e” fa la differenza».
Fonte Cronacaqui.it
Che dire? Ancora una volta da questo blog chiediamo chiarezza e trasparenza. Vi terremo informato circa possibili sviluppi

Strade Vigne del Sole: una piacevole scoperta laziale

Avete mai sentito parlare di Tor de Passeri, Cacchione, Albarosa, Chiapparone o Usignola? No? Bene, allora non avete mai degustato i vini dell'azienda vitivinicola Strade Vigne del Sole. L'Azienda come marchio nasce nell'aprile 1998, ma ha alle spalle l'esperienza e la cultura vinicola databile 1730, ma soprattutto del Cav. Antonio Cugini che fino al 1977 "serviva" i migliori locali di Roma con i suoi eccelsi vini, ma che a causa di un terribile incidente con il trattore, fu costretto a conferire le uve alle cantine sociali o venderle a vinificatori privati nonostante la determinatezza e la forza di volontà della moglie, Elisabetta e dei quattro figli allora ancora molto piccoli. Ciò nonostante, non ha mai abbandonato le oltre trentotto tipologie di vitigni autoctoni dei Castelli Romani, che con la corsa alla produzione degli anni '70-'80, erano ormai andate perse del tutto se non estinte. Oggi il Cav. Antonio Cugini con grande soddisfazione ha avviato all'antica professione il figlio Alessandro, classe 1975, ed insieme animati dalla passione di sempre e da quella cultura vinicola ormai persa, stanno ritirando fuori tutti quei sapori di un tempo che resero famosi in tutto il mondo i vini cosidetti "castellani" utilizzando esclusivamente vitigni autoctoni recuperati tanto da suscitare l’attenzione dei ricercatori di Conegliano Veneto e da ricevere lo status di azienda sperimentale. Dal 1998 ad oggi hanno recuperato dodici tipologie di vini che hanno portato l'azienda, nel corso degli anni, a ricevere numerosi riconoscimenti, fra i quali in ordine di tempo, quello ottenuto presso l'Enoteca Italiana di Siena, con l'ammissione del Grugnale, del Morato e del Tradizionale Rosso, quest'ultimo giudicato nel 2002 come miglior vino d'Italia per rapporto qualità prezzo al Salone del Gusto di Torino.

La vinificazione, che pur rispettando la tradizione si avvale di moderne attrezzature, prevede sempre una pressatura soffice, fermentazione in cisterne termocondizionate dove, per i bianchi, è prevista una temperatura controllata di 13° con il conseguente allungamento dei tempi di fermentazione di oltre due mesi, mentre per i rossi la temperatura sale a 23°. La scelta di questo formato intermedio è stata resa necessaria dalla ricerca di quei sapori di un tempo tipici dei vitignio autoctoni laziali che l'azienda cerca di difendere, da qui la necessità di avere selezioni delle masse per creare successivi tagli a seconda delle specifiche esigenze. I terreni, invece, sono localizzati a Montagnano, vicino ad Ardea, a Colle dell'Asino, vicino Ciampino, e a Valle Preziosa, vicino Grottaferrata dove, tra l'altro, si trova la nuova cantina.

Il Cavalier Cugini e suo figlio Alessandro mi hanno fatto degustare, durante la visita in cantina, molti dei loro vini che, a mio giudizio, trovo tutti gradevolissimi e dal rapporto qualità/prezzo straordinario costando al massimo dieci euro. Tra quelli da me provati metterei in risalto:

Adelaide 2005: da uve trebbiano giallo, trebbiano verde, malvasia rossa, pecorino, cesanese bianco, chiapparone, tutti in ugual misura, il vino ha un colore giallo carico e presenta al naso intensi aromi di pesca matura, frutto della passione e fiori gialli, ma anche splendidi richiami di salvia e peperone giallo, tipico sentore conferito dal vitigno pecorino. In bocca il vino è di media grassezza e avvolgente, con un finale molto lungo giocato su toni fruttati ed erbacei. Bellissima scoperta per un vino bianco unico.

Albarosa 2005: forse l'unico vino rosato da uve rosa. E già perchè il vitigno autoctono Albarosa è un uva a bacca rosa ciclamino che viene vinificata in rosso con una fermentazione sulle bucce per circa 10 giorni a 18°. Un vero caso raro. Il vino che ne esce si presenta di un bel colore rosa e presenta al naso sentori pepe rosa, menta, fragolina di bosco e ciliegia. In bocca è intenso, di buona sapidità, e dopo la deglutizione lascia il palato fresco in quanto ritorna la bella scia mentolata che avevamo sentito all'olfattiva. Grande vino che, grazie alla vinificazione in rosso, durerà per molto tempo senza che il colore ne risenta minimamente.

DR. LOOSEN: EMOZIONI DI RIESLING

L’azienda Dr.Loosen è stata di proprietà della famiglia per più di 200 anni. Quando Ernst Loosen ne ha assunto il controllo nel 1988, lui capì che con viti a piede franco con una età media di 60 anni nei vigneti più vocati nella Mosella centrale, aveva la materia prima per creare vini di sbalorditiva intensità e di classe mondiale. Per fare ciò, Ernst ridusse drasticamete le rese per ettaro, decise di usare solo fertilizzanti organici a discapito di quelli chimici, e introdusse pratiche di cantina col solo obiettivo di permettere al vino di svilupparsi in tutta la sua potenzialità utilizzando al minimo le pratiche tecnologiche. Dr. Loosen produce solo riesling che, secondo lui, è l'unica uva che permette di cogliere l'essenza del terroir e che, in aggiunta a questo, permette di produrre grandissimi vini sia secchi che dolci. Dr. Loosen produce riesling dalle sue vigne, classificate nel 1868 come “Grand Cru” nella classificazione prussiana, dislocate lungo tutta la valle della Mosella.

L'elevata qualità dei suoi cru è dovuta a tre fattori: anzitutto l'eccezionale clima che si ha lungo l'area della valle della Mosella. I pendii ripidi con esposizione a sud permettono all'uva di raggiungere una piena maturazione, le notti fresche, anche in piena estate, mantengono l’acidità caratteristica dell’uva, mentre la vicinanza del fiume riflette i raggi solari e trattiene il calore aiutando così l’uva a maturare e proteggendo le viti dalle gelate. L'altro fattore di qualità riguarda il terreno ricco di ardesia e sostanze minerali: il suolo roccioso di ardesia e le numerose rocce affioranti mantengono anch’esse il calore del giorno ed assicurano la piena maturazione. Uno strato superficiale sottile forza le viti a scavare in profondità nel terreno per reperire le sostanze nutrienti, producendo così vini di intensa mineralità e vibranti. Ultimo fattore di qualità è dovuto all'elevata età dei vigneti aziendali che hanno un'età media di oltre 60 anni (con punte di 120 anni) e ancora sono a piede franco visto che la fillossera non ha potuto svilupparsi lungo l'area della Mosella.

Come detto in precedenza, DR. LOOSEN possiede cinque vigneti che hanno le seguenti caratteristiche:

Bernkasteler Lay: è il vigneto presenta una pendenza più gentile rispetto agli altri ed è quello con maggior ardesia. Vini di grande ricchezza.
Wehlener Sonnenuhr: ha suolo molto sottile e l'ardesia blu è di una grande purezza. Questa caratteristica fornisce al vino una vivace mineralità e una delicata acidità. È un vino aristocratico ed affascinante che danza con grazia sul palato.
Ürziger Würzgarten: il vigneto presenta un suolo rosso, ricco di vulcanina e ardesia. Vini esotici, speziati.
Graacher Himmelreich: suolo con abbondante ardesia blu che garantisce ai vini una grande complessità e un potenziale di invecchiamento molto elevato.
Erder Treppchen: il terreno ricco di ferro e ardesia rossa si traduce in vini che sono muscolari e complessi, con una fine minerale ed intenso.
Erdener Prälat: il terreno è ricco di ardesia rossa e il vigneto è inserito all'interno di un microclima straordinariamente caldo che assicura sempre una eccezionale maturazione. I vini prodotto sono di grande potenza e nobiltà.

Le mie degustazioni:

Dr Loosen Ürziger Würzgarten Kabinett 2005: Al naso gli aromi di agrumi, in particolare buccia di limone e arancia amara, e frutta esotica lasciano spazio ad una spiccata mineralità data dal terreno estremamente ricco di ardesia. Al palato il vino è intenso, grasso e vigoroso con buona acidità. Chiude con bella persistenza su note di frutta e spezie esotiche. Da bere in una bella notte d'estate ma, se volete, da dimenticare in cantina per qualche anno. Darà ancora grandi emozioni.

Dr Loosen Bernkasteler Lay Riesling Kabinett 1999: naso molto intenso dove alla freschezza delle note di lime e di fiori gialli, si aggiunge un sottofondo minerale di idrocarburi e gesso. In bocca, nonostante l'età, si conferma ancora molto fresco e con una acidità vibrante. Chiusura su note di frutta gialla matura e fiori di acacia. Durerà ancora altri 10/15 anni.