Come riciclare il pessimo vino regalato dalla zia?

Siete dei rossisti e la vostra lontana zia vi ha regalato l’ennesima bottiglia di Falanghina comprata al supermercato in offerta speciale?
Siete dei grandi sommelier e i vostri amici, per fare bella figura con voi, vi hanno regalato un vecchio Barolo del 1947 morto e stramorto col livello del vino ormai a metà bottiglia? Vi fa schifo il vino e come ogni anno vi regalano una cassetta di cabernet del discount?

Bene, c’è un solo imperativo per voi: riciclare

La cosa non sembra così strana visto che, secondo l'osservatorio dell'Adoc, raddoppiano rispetto allo scorso anno i regali riciclati, che sono ormai quasi il 15% dei regali complessivamente ricevuti, ovvero un regalo su sei, e raddoppiano anche quelli messi in vendita su E-Bay. In particolare, sempre secondo l’Adoc, il vino rappresenta un buon 10% del totale dei regali riciclati.

Non male come percentuale se si pensa che è dietro solo alle solite cravatte e ai guanti e cappellini vari.

Allora che fare con queste bottiglie “scomode”?

Oltre al classico consiglio di metterle in vendita su Ebay, ma solo nel caso abbiano un minimo di valore economico, Percorsi di Vino vi fornisce, tra il serio e il faceto, qualche consiglio utile per il riciclo:
  • creare un serbatoio d’acqua per le piante quando partite per le ferie;
  • se avete delle magnum, svuotatele e con la bottiglia fate dei lumi;
  • creare delle dei portavasi moderni;
  • creare un simpatico recinto al vostro giardino
  • creare degli scaffali a casa vostra;
  • creare un tavolo;
  • fare collane “enologiche”
  • creare dei bicchieri
  • creare dei portacandele;
  • creare dei lampadari;
  • creare dei simpatici piattini.
Basta un po’ di fantasia no?

Vini Naturali a Roma 2010 - Seconda giornata

Vini Naturali a Roma 2010, sicuramente un grande successo anche se tanta gente a volte è deleteria per chi come me vorrebbe cercare di parlare qualche minuto col produttore preferito e magari prendere qualche appunto sul suo taccuino reso improponibile dalle tante botte delle persone che richiedevano l’ennesimo bicchiere di vino. Mission Impossibile.

Vabbè, detto questo, provo a buttar già qualche note dei vini che la scorsa domenica mi hanno colpito di più:

Franco Terpin – Sauvignon 2006: a me questi vini naturali fanno impazzire, sia dal colore che dai profumi non direi proprio si tratti di quel vitigno, alla cieca perderei alla grande. Colore ambrato e una complessità esplosiva che va dalla scorza di arancio allo zenzero, dal mallo di noce alla pietra minerale per eccellenza. Vino di grande struttura ed equilibrio grazie ad una sferzante acidità di fondo. Forse da meditazione o abbinato a qualche pesce molto grasso e strutturato.

Kristancic/Nando – Rebula 2004: la canzone “anvedi come balla Nando….” da oggi diventa “anvedi come vinifica Nando….”! Un estremista della macerazione sulle bucce questo Andrei Kristinacic che, con i suoi 5 ettari di vigneto posti a pochi passi dal collio italiano, tira fuori una ribolla esplosiva che ha un tannino quasi da sagrantino. Buono sicuramente, estremo, forse troppo per berne una bottiglia a tavola .

Oasi degli Angeli: Casolanetti mi doveva far provare il famoso Kupra però domenica non si è visto. M’ha dato la sòla!!! J

Ar.Pe.Pe.: qua non mi invento nulla, siamo di fronte ad un grandissimo produttore che, contrariamente ad ogni criterio commerciale, mette in vendita il suo vino quando lui pensa sia pronto. A parte un sempre grandissimo ed incantevole Sassella Rocce Rosse 1997, il mio palato e il mio cuore sono andati persi per il Grumello Buon Consiglio Riserva 1999, un vino timido che rilascia suadenti note di rabarbaro, chinotto, semi di papavero e una florealità di grande classe. Mi dicono che è ancora giovane ed inespresso…..

Azienda Agricola Antoniolo - Gattinara San Francesco 2004: più diretto ed essenziale rispetto al suo fratellone Osso San Granato, questo nebbiolo si fa sempre bere con grande gusto, trovo un frutto rosso perfettamente integrato con la componente floreale e speziata. Bocca solida, compatta, con un tannino di buona fattura e un finale ricco di acidità che richiama costantemente la mano verso l’ennesimo bicchiere.

Paolo Bea – Montefalco Rosso Riserva 2004: ebbene sì, rispetto al tanto osannato Sagrantino ho trovato questo vino di una categoria superiore, forse perché più pronto, forse perché dotato di una bevibilità disarmante. Intenso, frutta, fiori rossi e spezie sono armonicamente fusi all’interno di un registro olfattivo di grande personalità. Bocca calda, fresca, di ottima struttura tannica. Buoni i ritorni di frutta e spezie.

Il Cantante – Sicilia Igt Bianco 2007: da vigne di oltre 40 anni poste a 1200 metri di altezza nasce questo vino estremamente affascinante, di ottima spinta acido-sapida, che presenta un bouquet aromatico e gustativo fatto di fruttini gialli, mandorla e pietra bianca. Ottima la struttura e la persistenza finale. Da segnalare anche l’Etna Rosso 2002, da vigne di oltre cento anni di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio ottimamente combinati per dar vita ad un vino che ha tutta l’anima irrequieta del vulcano.

Altre ottime bevute:

Podere Le Boncie – Le Trame Chianti Classico 2006: ancora un vino oscuro, in divenire, che comunque rivela una struttura e una grinta da vero fuoriclasse. Da aspettare sicuramente.

Graci – Quota 600 Etna Rosso 2006: grande rosso da Nerello Mascalese, dotato di tanta frutta rossa, mineralità, terrosità e una persistenza da vero campione.


Alla prossima!

Piccolo report su Vini Naturali a Roma 2010

Bella giornata ieri a Vini Naturali Roma 2010, manifestazione creata ed organizzata da Tiziana Gallo. Bella giornata perché, in uno spazio non troppo grande, ho potuto bere vini di grande spessore e, cosa più importante, ho incontrato amici vecchi e nuovi come il mio “collega” Jacopo Cosatter con il quale ho condiviso qualche bicchiere. Butto giù qualche nota su quanto degustato fino ad ora con la promessa di approfondire successivamente.

Champagne Raymond Boulard Prestige Tradition
(Chardonnay 50 %, Pinot Noir 30%, Pinot Meunier 20%): sarà stato il caldo dell’ambiente o il fatto che la bottiglia era aperta da tanto, però mi aspettavo molto di più da questo champagne che si caratterizza per una buona sapidità e per una bocca poco convincente, specialmente in persistenza.

Klinec: lo sloveno timido, come amano definirlo, coltiva 5 ettari di vitigni vari con il sistema dell'agricoltura biodinamica nei pressi di Medana, non lontano dal castello di Dobrovo. Ho degustato in questo caso solo vini bianchi, splendidi, a partire da una Rebula 2007 dalla splendide note agrumate e di fiori, fino ad arrivare ad un Pinot Grigio 2007, dal colore aranciato (vedi foto) che, nel berlo, richiamava intensamente tutti i profumi e i caratteri della buccia dell’uva. Straordinario nella sua tipicità e caratterizzazione. Da non dimenticare, sempre di Klinec, il suo Tocai e la sua Malvasia.
Ciro Picariello: il suo Fiano di Avellino mi incanta sempre, per me la migliore tipologia di questo vigneto. Il 2005 mi intriga per la sua complessità mentre l’ultima annata in commercio, la 2007, è un’esplosione aromatica che non lascia mai la bocca. Un vino che riflette il produttore.
Azienda Agricola Bonaccorsi: altra scoperta, tra i vari vini da segnalare un posto d’onore lo attribuisco sicuramente al Valcerasa Etna Bianco 2007, 100% Carricante allevato ad alberello, caratterizzato da grande acidità e sapidità e profumi complessi. Forse sull’Etna hanno trovato l’altra faccia (bianca) del nerello mascalese.
Emidio Pepe: c’è chi lo odia per i suoi vini a volte “puzzettosi” mentre io, invece, lo amo visceralmente per le emozioni che il suo Montepulciano a volte sa dare, soprattutto nelle grande annate come il 2001 bevuto ieri, un vino di una eleganza netta e disarmante.
Bonavita: molti hanno parlato prima di me del loro Faro, un giusto mix di Nerello mascalese, Nerello cappuccio e Nocera che tra spezie e odori eterei ci porta in un’altra dimensione sensoriale. Ottimo anche il loro rosato, stesso uvaggio del Faro, che rappresenta un’ottima risposta allo stile provenzale.
Radikon: non c’è molto da dire su quest’altro artigiano del vino se non che il loro Merlot 1997 rappresenta un velluto sul mio palato e sulla mia anima. Oggi proverò i loro bianchi.
Oasi degli Angeli: oltre al “solito” Kurni, che nella versione 2007 trovo leggermente più equilibrato, da segnalare c’è soprattutto il loro Fragile 2000, Trebbiano vinificato in stile sherry che esce dopo aver fatto circa otto anni di botte. Un vino spiazzante, grasso, complesso, che non può esser paragonato a nulla se non a se stesso sia per complessità aromatica (ogni descrittore va bene secondo me) sia per impatto gusto-olfattivo (esplosivo). Peccato che sia una riserva privata e, per questo, un vino virtuale.
Camillo Donati: il Mio Lambrusco 2007 rappresenta una risposta, profonda e complessa, a tutte le bottiglie di “vinaccio” emiliano che troviamo in giro per i supermercati italiani. Non c’è dolcezza e stucchevolezza aromatica, la frutta nera si mischia alla terra, tutto è irresistibilmente speziato. Beva compulsiva.

Vini Naturali a Roma 2010

Torna a Vini Naturali a Roma, l’evento curato da Tiziana Gallo che, dopo il successo dello scorso anno, ha voluto bissare organizzando questa seconda edizione.

Il fine della manifestazione è permettere al consumatore di conoscere e degustare vini prodotti nel rispetto del territorio, della vite e quindi della natura. Alla manifestazione saranno presenti vignaioli aderenti a varie associazioni quali
Vini Veri, VinNatur, Triple "A", Renaissance Italia oltre ad alcuni indipendenti.

Sarà possibile degustare ai banchi di assaggio il 30 e 31 gennaio e il 1 febbraio 2010 presso le sale dell'
Hotel Columbus in via della Conciliazione, 33.

Noi di Percorsi di Vino saremo là con altri blogger ed appassionati romani, magari scopro qualcosa di davvero interessante all’interno di un modo che ancora non mi convince pienamente.


State sintonizzati perché ci saranno aggiornamenti costanti sull’evento.

Podere San Lorenzo, piccoli grandi Brunello crescono a Montalcino

Ho conosciuto Luciano Ciolfi quasi due anni fa, un rapporto di stima reciproca che si è concretizzato e ha preso vita solo qualche mese fa in occasione di Benvenuto Brunello 2009, happening enologico che raduna tutti i produttori del famoso vino toscano che, anno dopo anno, mostrano al mondo in anteprima il loro Brunello.
Luciano Ciolfi e Podere San Lorenzo sono una giovane realtà ilcinese, un connubio di tradizione ed innovazione che sta conquistando, vendemmia dopo vendemmia, bottiglia dopo bottiglia, traguardi importanti sia in Italia che all’estero.
Luciano è l’ultimo di cinque generazioni di vignaioli autentici, con la terra nel sangue, che ha preso il meglio da suo nonno Bramante e da suo padre Paolo (che lavorano tuttora in azienda) per ricercare un solo obiettivo: produrre un Brunello di Montalcino eccellente. Sanlorenzo si trova sul versante sud-ovest del comune di Montalcino e si sviluppa a 500 metri di altitudine sulla cresta delle colline che dal poggio della Civitella si allungano morbide fino al fiume Ombrone. I terreni si estendono sui due versanti delle colline, con il bosco verso nord e la Val d'Arbia, e i vigneti esposti verso sud e la Maremma.
Il terreno è mediamente argilloso e ricco di pietre, tendenzialmente magro e arido.
Il particolare microclima e le precipitazioni concentrate nei mesi primaverili e tardo autunnali caratterizzano la crescita dei tipici vitigni autoctoni e conferiscono alle uve un aroma unico. Sono quattro le principali vigne del podere: le principesse di Sanlorenzo. Si trovano nel versante sud della proprietà e sono esposte verso est o verso ovest, a seconda della morfologia naturale del territorio.
La "principessa della luce" esposta a sud-est è, fra tutte, la preferita dal Sole che la scalda dall'alba fino al tramonto. E' la vigna più grande con 6800 viti di Sangiovese Grosso che, per 1,4 ettari producono uve destinate a divenire Brunello di Montalcino, e per 0,4 ettari, Rosso di Montalcino.
La "principessa del risveglio" è la prima, al mattino, ad essere accarezzata dal sole. Quando ci si trova in questa vigna il silenzio è così intenso che sembra di essere soli al mondo. La principessa del risveglio è composta da due appezzamenti, impiantati a distanza di molti anni l'uno dall'altro, e coltivata a Sangiovese Grosso.
La "principessa di Bramante" è la vigna più antica, la signora del Brunello. Di sicuro è la più piccola per estensione, ma nessuno più di lei ha storie da raccontare e persone da ricordare. Dalla principessa di Bramante si produce unicamente Brunello di Montalcino che ha preso il nome di Bramante in onore del più anziano dei fondatori dell'azienda ancora in vita.
La "principessa di Lorenzo" è la vigna più giovane, anch'essa coltivata a Sangiovese Grosso rappresenta l’unione tra il passato e il futuro della famiglia. I suoi filari corrono giù lungo una piaggia scoscesa e nelle notti d'estate, quando la Luna è piena e il cielo limpido, i riflessi scintillano lungo i tralci e la principessa di Lorenzo sembra un pezzetto di cielo attraversato da milioni di stelle cadenti.
Durante l’anno le principesse vengono costantemente curate selezionando prima i tralci con la potatura verde che evita ammassi disomogenei di uva, successivamente, dal mese di agosto, selezionando i grappoli e controllando lo stato delle uve.
Verso la metà di settembre, si tolgono le foglie più vicine all'uva per
arieggiare e soleggiare i grappoli, e infine, di ottobre, si controlla l'avanzamento della maturazione perché per ogni vigna c'è un giorno esatto, che ogni anno viene scelto accuratamente, per iniziare la vendemmia che, di solito, cade verso la metà di ottobre, all'inizio dell'autunno, quando la terra è ancora tiepida dei solleoni estivi, e l'aria del mattino è già quella frizzante dell'autunno inoltrato. Immediatamente dopo raccolta, l'uva viene trasportata in cantina e accuratamente diraspata. Gli acini vengono spremuti e il tutto passa in apposite vasche d'acciaio dove avviene la fermentazione e la successiva macerazione che di solito ha la durata di 20-25 giorni ad una temperatura che varia dai 28 gradi dei primi giorni fino ai 20 degli ultimi giorni.
Durante tutto questo tempo vengono effettuate per
iodiche rimonte e delestage. Al termine della vinificazione il vino passa in vasche per il deposito dei residui solidi.
A questo punto, analizzando e assaggiando il vino, si decide la sua destinazione ultima, cioè se diverrà Rosso di Montalcino oppure Brunello di Montalcino.
Il vino destinato a diventare Rosso di Montalcino viene passato nei barriques senza togliere le fecce leggere.
Qui rimane per 10 mesi e viene periodicamente sottoposto a batonage. Trascorso questo tempo viene imbottigliato e lasciato riposare per almeno altri 3 mesi. Il Rosso di Montalcino viene messo in commercio dal febbraio del secondo anno dopo la vendemmia.

Il Brunello viene messo a riposare in grandi botti di legno da 30 ettolitri per 3 anni. Al termine di questo lungo periodo viene passato in acciaio per il tempo
necessario e successivamente imbottigliato e lasciato di nuovo riposare per almeno 6 mesi. Il Brunello di Montalcino viene messo in commercio dal primo gennaio del quinto anno successivo alla vendemmia.
L'annata 2004, come ormai anche i sassi sanno, si è distinta per il suo andamento climatico equilibrato, roba da far meritare al Brunello di tale millesimo il voto massimo delle cinque stelle.


Per i vigneti di Sanlorenzo questa (presunta) ottima annata si ritrova anche nel bicchiere dove il vino presenta al naso con un bouquet molto intenso di viola, ribes nero, mora e un filo di spezie scure. Al palato mostra stoffa da vendere con una trama tannica molto levigata, potente ed elegante.
Vino di grande personalità, davvero gustoso, da bere con un filetto di manzo alle ciliegie.

Foto tratte dalla rete

Arriva il personal wine shopper?

Sembra essere l’ultima tendenza del momento o, meglio, la professione del futuro: il personal food-shopper.
Leggendo l’articolo comparso tempo fa su TGCOM comprendiamo che questo consulente si occupa di accompagnare il goloso cliente tra i migliori indirizzi della città per permettergli di mangiare e/o acquistare i migliori prodotti enogastronomici.
Spiega
Alessandra Lepri, storica del costume e organizzatrice di sfilate ed eventi di moda: "Si tratta di una professione già diffusa in America, che va a braccetto con quella del 'personal shopper' e che sicuramente prenderà piede anche qui. Cibo, vino, olio, tartufi, cioccolato, formaggi e altre delizie sono apprezzatissimi dai turisti e dagli italiani stessi che vogliono conoscere anche questo aspetto della città in cui si trovano. Un 'food shopper' saprà indicare i prodotti tipici da acquistare, accompagnerà alle degustazioni, conoscerà i ristoranti, osterie, enoteche, cantine e non solo".

Proprio quest’ultima frase mi ha acceso la famosa lampadina: e perché no un wine-shopper? Accompagnare i tanti appassionati di vino in giro per le cantine del Lazio e d’Italia, far conoscere loro direttamente i produttori che potranno vendergli le bottiglie a prezzo di cantina, organizzare wine tasting personalizzati, organizzare mini corsi di vino direttamente al domicilio del cliente, portarlo nelle migliori enoteche e consigliarlo nell’acquisto di un determinato vino e sul relativo abbinamento gastronomico.
Sogni, stronzate e possibile realtà? Intanto butto il sasso e di certo non nascondo la mano, oggi è solo un pensiero, domani chissà….

Un'enoteca storica della mia città: Trimani

Trimani per gli appassionati di vino romani rappresenta da sempre un nome e una garanzia. Qualche giorno fa, spulciando tra la rassegna stampa enologica nazionale, ho trovato questo articolo su Il Giornale.it che, ultimo di tanti altri articoli scritti in merito, va a suggellare storica e culturale di questa importante famiglia di vinai di Roma.

Ecco cosa hanno scritto:
Dal 1876 è un punto di riferimento per i romani. Uno dei più antichi negozi di vini della Capitale, tra i più importanti punti vendita specializzati d’Italia, Trimani affonda le proprie radici nel lontano 1821. «Si ha notizia certa che già a quell’epoca un mio avo, Francesco Trimani, vendesse vino in un negozio su via di Panico - spiega Marco, titolare dello storico negozio di via Goito -. Fu però nel 1876, dopo un momentaneo trasferimento in via di Porta Salaria, l’odierna via Piave, che iniziò la nostra vera attività.
Mio padre Pietro e io poi ci stabilimmo nell’attuale sede e da allora abbiamo adeguato il punto vendita a seconda delle richieste del mercato, passando da vinaio con cucina fino all’attuale negozio che conta circa 4mila referenze tra vini italiani e da tutto il mondo. Nel 1991, al negozio di vini si è poi affiancato il Wine Bar di via Cernaia».

Marco Trimani, che oggi gestisce l’attività assieme alla moglie Rosalena e ai figli Paolo, Carla, Francesco e Giovanni, è un fiume in piena. Stimato critico enologico (ha lavorato anche per la Treccani), animatore dei primi programmi tv dedicati all’enogastronomia, spetta a lui il merito di aver fatto conoscere il Brunello di Montalcino a Roma e a «importare» la moda del wine-bar.

La crisi lo ha sfiorato appena, anche per merito di una clientela affezionata attenta più alla qualità che al prezzo. «Negli ultimi 3-4 anni abbiamo riscontrato la ricerca di una qualità molto alta, per tutte le zone e per tutte le fasce di prezzo- continua Trimani-.

Proponiamo vini selezionati in anni ed anni di pazienti peregrinazioni e puntuali assaggi tra i viticoltori nazionali». Oltre a nobili, politici, attori, professionisti, la famiglia Trimani annovera tra i fedelissimi anche personaggi del passato quali Luigi Pirandello, Ignazio Silone, Vittorio Emanuele Orlando e l’artista Mino Maccari che disegnò per la famiglia il logo che ancora oggi li rappresenta in tutto il mondo: le tre mani stilizzate.

Anche il presidente Giuseppe Saragat si affidò ai Trimani per un ricevimento in onore della Regina Elisabetta d'Inghilterra nel 1969. «In quell’occasione- racconta Marco Trimani-, invece dello champagne il presidente fece servire spumante italiano, superando anche le perplessità di chi reputava inopportuno apportare modifiche al consueto cerimoniale».

Delle atmosfere di un tempo, Trimani ha conservato nel negozio alcuni arredi originali degli anni Venti. Oltre all’antica fontana per la mescita, vi è anche una lista di prezzi a parete con lettere in foglia d’oro datata 1919 in cui erano riportati i prezzi dei prodotti di maggior vendita di quegli anni (Vermouth, Marsala, Ferro China).

Oggi, vino e olio Marco Trimani se li produce pure da sé. È infatti titolare dell’azienda vitivinicola Colacicchi di Anagni (nota per il rosso Torre Ercolana), e proprietario di alcuni oliveti nella zona di Torri in Sabina, da cui ricava un olio extravergine d’oliva biologico Dop, il San Vittore degli Uccellatori.

Foto prese dalla rete