Il mondo del vino in campo per Telethon

Grazie alla disponibilità dell’Associazione Italiana Sommelier Roma e alla generosità di tanti produttori italiani il meglio della produzione vinicola per sostenere la ricerca. E per chi non beve: una Lambretta 125, le magliette della nazionale cantanti e gli abiti di Trilli, la fatina di Peter Pan.
Q
ualità e ricerca, due termini che sono nel Dna di Telethon e che ben si abbinano alle produzioni del nostro Paese. Nell'ambito delle iniziative per la raccolta 2009 e della maratona web, Telethon propone un'asta con eccellenti prodotti del made in Italy.
Grazie al co
ntributo di Bibenda, rivista dell’Associazione Italiana Sommelier di Roma, e del suo presidente Franco Ricci, Telethon mette all’asta su E-bay oltre 40 lotti di bottiglie di vini prestigiosi, regalati a Telethon dai migliori produttori disseminati sul territorio nazionale.
I lotti disponibili, che offrono una copertura geografica pressoché completa della Penisola, comprendono vini rossi, bianchi e da dessert. Una scelta estremamente variegata che spazia attraverso tipologie diverse. Accanto alle confezioni per amatori, invitanti proposte per semplici buongustai ed eleganti confezioni regalo in cassette di legno.
Tra le offerte, per i palati più raffinati ed esigenti, spiccano bottiglie di assoluta ecc
ellenza.
Ma, come detto, non è solo il vino a comporre l’asta di Telethon. Sostenendo la ricerca scientifica sulle malattie genetiche, si possono portare a casa una Lambretta 125 N, alcune magliette della Nazionale cantanti, una prestigiosa confezione comprendente un libro di fotografie e un cd sul film di Giuseppe Tornatore, Baarìa.

L’asta pensa anche ai più piccoli. Tra i lotti pregiati anche due cimeli Disney. Si tratta degli abiti realizzati dall'Accademia di Belle Arti di Firenze utilizzati per la presentazione del Dvd dei film Disney su Trilli, la celebre fatina compagna di avventure di Peter Pan.

Per aggiudicarsi uno dei lotti all’asta c’è tempo dalla mezzanotte tra venerdì 4 e sabato 5 dicembre alla mezzanotte tra sabato 12 e domenica 13 dicembre, visitando il sito www.ebay.it.

Aggiornamento EAT-ALIA 2009

Sono cotto e stracotto, ieri sono stato chiuso a curare tutti i laboratori praticamente tutto il pomeriggio e la sera fino alle 22. Non ho potuto scrivere nulla nel frattempo ed ora mi sto già preparando per ripartire visto che alle 13 ho un interessante laboratorio con i salumi e i vini di una bella realtà laziale che è Ronci di Nepi.
Qualche flash di ieri: bellissa la Freisa di Chieri 2006 di Balbiano, un giovane produttore piemontese che sta puntando molto sul rilancio di questo vitigno molto spesso sottovalutato. Un vino elegante, fine, vellutato che mi davvero entusiasmato per la sua florealità ed aromonia di bocca.
Altra menzione speciale per le birre artigianali italiane, davvero grandi in tutte le loro tipologie. In tale ambito mi è piaciuta molto la Cometa di Atlas Coelestis, la 25 dodici di Birra del Borgo, la 77 del Birrificio Aeffe.
Oggi alle 18 grande evento con l'abbinamento birra, moscato ed ostriche. Presente Teo Musso.
A dopo...se ce la faccio

Ma alla fine, sto vino fa bene o male ai denti?

Prima di immergermi totalmente su Eat-Alia 2009, oggi vorrei fare qualche piccola considerazione su un tema di scottante attualità, direi quasi fondamentale per la sopravvivenza della Repubblica Italiana e cioè: ma il vino fa bene o male ai nostri denti?????
La domanda è fondamentale perchè leggendo quello che scrivono i giornali non ci sto capendo più nulla e questa cosa sta disturbando notevolmente il mio sonno. Voglio sapere, sapere subito, altrimenti divento come il signor Livore!! Tutto parte da una notizia letta sul Corriere della Sera del 21 ottobre 2009 che sostanzialmente afferma l'opportunità preferire vini a pH elevato (minore acidità) se non si vuole che lo smalto dei denti venga intaccato inesorabilmente e diventi pieno di chiazze bruttissime. Quindi, se proprio dobbiamo bere vino, se proprio vogliamo farci del male, che almeno questo sia rosso visto che i bianchi sono inevitabilente più acidi. Prima mazzata per i bianchisti.

Oggi, a distanza di quasi due mesi, esce quest'altra
notizia: noooooooooooo il vino non fa male ai denti, anzi bevetene tanto visto che recenti studi medici rilevano che un calice di vino rosso al giorno leva il dentista di torno. In pratica i ricercatori dell'Università di Pavia hanno scoperto che alcune sostanze contenute nella bevanda sono in grado di neutralizzate l'attacco allo smalto dei denti da parte di batteri come il famigerato Streptococcus mutans, ritenuto responsabile dei danni a incisivi, molari e compagnia bella. I batteri si "nutrono" dei residui di cibo, degli zuccheri e intaccano lo smalto dei denti favorendo la carie. Le sostanze contenute nel vino rosso invece creano una specie dei pellicola protettiva attorno ai denti che impedisce ai batteri di attaccarvisi e compiere la loro opera di devastazione.

Quindi usiamo il vino rosso come colluttorio al posto del Listerine? Seconda mazzata per i bianchisti.


Ora, dopo aver letto questi articoli, mi rispondete alla domanda? Fa bene o male sto vino?
Pure i ricercatori, un pò di coerenza no?

- 1 ad Eat-Alia 2009 - Roma, 5/6/7 Dicembre

Vi aspettiamo tutti a Roma a Palazzo Rospigliosi per una tre giorni dove Percorsi di Vino e i tanti ospiti della manifestazione daranno vita ad una grande varietà di laboratori del gusto che, da come mi dicono, sono già quasi tutti esauriti.
Col mio blog, ovviamente, seguirò in diretta la manifestazione sperando di fornire materiale interessante per tutta una serie di approfondimenti, sulla birra artigianale e sul vino, che posterò nei giorni successivi all'evento. Allora che dire...SEGUITECI!

Le grandi degustazioni dell'Enoclub Siena: la verticale storica di Coulée de Serrant di Nicolas Joly

Oggi Percorsi di Vino riporta una bellissima degustazione fatta dal mio amico Davide presidente dell'Enoclub Siena. Una verticale storica di Coulée de Serrant che ci fa capire pregi e limiti di un vino per certi versi estremo e che incarna l'anima irrequieta del suo produttore: Nicolas Joly.

La
Coulée de Serrant fu piantata nel docicesimo secolo dai Monaci Cistercensi e da allora è sempre restata vitata. I vini de La Coulée de Serrant sono stati sempre considerati come prodotti rari ed unici, sia ai tempi dei re Luigi XIV e Luigi XI che ne tessevano le lodi che ai nostri tempi, visto che molti dei più importanti critici enologici del mondo considerano i vini dell'Azienda tra i più significativi e longevi di Francia.

Il merito va al mitico produttore
Nicolas Joly, che ha dato vita in Francia ad un importante movimento di rinnovamento viticolo ed enologico chiamato "Renaissance des AOC", che ha lo scopo di recuperare le radici naturali ed agricole della coltivazione dei vigneti per valorizzare le peculiarità dei vini attraverso le reali potenzialità del territorio. Oggi a testimoniare il retaggio storico dell'Azienda rimangono i ruderi del monastero cistercense e dello Château de la Roche, una grande fortezza smantellata nel 16° secolo in occasione delle guerre di religione affinchè non diventasse una roccaforte protestante. I sotterranei di questi antichi edifici fungono oggi da cantina di invecchiamento e sono annessi all'abitazione ricostruita due secoli dopo la distruzione del castello e che è la sede attuale della Coulée de Serrant.

A partire dal 1985 la vigna è interamente coltivata in
biodinamica, in parte utilizzando il cavallo al posto di qualsiasi trattore a causa delle forti delle pendenze che caratterizzano questa zona che si affaccia sulla Loira. Attualmente tutte le vigne ricevono compost biodinamico ottenuto da 12 bovini allevati nelle stalle aziendali, a cui si uniscono circa una trentina di pecore che pascolano liberamente mantemento rasata l'erba spontanea che cresce nei filari e nei prati e boschi circostanti. La vendemmia viene sempre effettuata in 4-5 passaggi nell'arco di 4-5 settimane per raccogliere solo i grappoli nelle condizioni ottimali e a maturazione avanzata, mentre le rese di uva non superano i 35-40 quintali per ettaro.
Attualmente sono coltivati a vigneto 7 ettari nella DOC Savennières "Coulée de Serrant", 5 ettari di Savennières "Le Vieux Clos" e 3 ettari di Savennières Roche aux Moines "Clos de la Bergerie.(Fonte enotime.it)

Per avvinare i bicchieri e fare un primo confronto abbiamo iniziato con il
Savannieres 2004, il "base". Certamente godibile e più immediato, una bottiglia da aprire con meno problemi ed impegno intellettuale, seppur assolutamente non banale. Si riconosce la medesima matrice e una parte dello spettro aromatico, l'impegno intellettuale lascia il posto al puro piacere. A ruota, abbiamo versato le prime sei annate. L'impressione iniziale è di una generale uniformità nel colore (dal giallo intenso all'oro brillante) e al naso, una spina acida sempre ben marcata e un grado alcolico che sale molto nelle annate più recenti . Già abbiamo capito che le differenze si giocheranno su pochi decisivi particolari. Le evoluzioni in bicchiere nettamente diverse scaveranno dei netti solchi distintivi per una qualità tutt'altro che uniforme da un'annata all'altra. Di seguito i miei giudizio, assolutamente personali. Seguirà il panel con la media

1981
- Parte molto bene al naso ma si appiattisce dopo un po'. La componente acida prevale nettamente su quella alcolica (nonostante i 14.5% dichiarati all'epoca). Il citrino tende a mortificare il vino nella sua progressione, fino ad un finale monocorde. Con le ore emerge in bocca un netto brodo di verdure, asparagi. 89/100Alla prova a bottiglia aperta mostra tenacia e personalità, molto maggiore della 1988. Iodio, mineralità. L'acidità appare meglio integrata con l'alcool. Il vino si dimostra mobile e vitalissimo. Il mio consiglio è di seguire la bottiglia aperta per molte ore, avendo modo e tempo. Il voto sale nettamente, 92/100

1988
- Inizialmente più vivace del 1981. Più integrato con l'alcool (13.5%). Si appiattisce con le ore, è un peccato. 91/100 alla prima impressione. Diventa un 89/100 dopo ventiquattro ore senza tappo: svanisce quasi completamente, lasciando una flebile spina acida ed un finale appena accennato.

1992
- Non emerge, meno acido del 1981. Negli anni si conserva la comune matrice territoriale e tipologica. 90/100Molto penalizzata nella prova a bottiglia aperta, svanisce. (88/100 di stima)

1993
- Simile al 1992 ma più scarico. Qualcuno ha sospettato che la bottiglia avesse preso del freddo,nel corso degli anni. 91/100 Non è stata possibile la prova a bottiglia aperta ed è un peccato, anche se viene da sospettare un esito simile all'annata precedente.

1994
- Sempre grande carica acida. Parte molto bene, cede un po' e tende ad appiattirsi nel corso delle ore. 92/100

1995
- Molto diverso dagli altri. L'acido è integrato in note terziarie, da uve mature, vere e proprie note passite. Certamente più complesso e piacevole, meno affilato e tagliente. 93/100

1996
- Bel naso. L'alcool è assorbito meglio. La potenza alcolica si esprime in maniera complessa, supportata da un vigorosa spina acida. 94/100

1999
- Tappato. Inizialmente minerale e "strano", il "tappo" esce con certezza dopo una mezz'ora circa. n.g.

2002
- Note terziarie, gioca su registri simili al 1995. A tratti piacione. Generalmente molto apprezzato dagli altri degustatori presenti, valutato come la migliore bottiglia, insieme al 1996. Personalmente ne sono rimasto meno convinto ed entusiasta. Comunque un 91/100

2003
- Naso caldo e lievemente iodato. Bocca meno espressiva del naso. Grande potenza alcolica che annienta la mineralità, una giusta maturità di frutto. 88/100

La grande tenuta e progressione della 1981, penalizzata da una prima degustazione, lascia pensare che le annate più recenti possano avere una longevità e costanza inferiore. Solo una mia impressione. In generale si tratta di uno stile piuttosto freddo e celebrale. Non è un caso che le annate più apprezzate siano state quelle dove il calore e la maturità delle uve trovavano una buona sintesi con la naturale acidità delle uve Chenin.

Dovendo fare una degustazione di annate scelte, opterei per 1981-1994-1995-1996-1999-2002 (visto il tappo sfortunato, una riprova per la 1999 è d'obbligo).

Grazie a Davide per questo bel resoconto...alla prossima.

Ad EAT-ALIA 2009 andremo a Nord e Sud di Roma...

Tra Nord e Sud di Roma è uno dei laboratori di EAT-ALIA del quale sarò relatore, un percorso gustativo che ci farà viaggiare all’interno del territorio laziale, nel comprensorio dei Castelli Romani per quanto riguarda i salumi (il nord) e nei pressi dell’antica città di Nepi, cuore di un territorio ricco di storia, per lunghissimi anni dimora di Papi (il sud).
Come è prodotta la vera Coppietta di Frascati? Quale è la sua storia? Avete mai provato il gusto della vera porchetta fatta ancora totalmente a mano disossando la carne che poi viene condita con aglio, rosmarino, sale e pepe, legata a mano e cotta in forno?

Sapori unici, quasi dimenticati, che riscopriremo la prossima domenica grazie al
Salumificio Castelli, una bella realtà aziendale laziale che oggi Mauro Castelli, artigiano norcino da quattro generazioni, porta avanti con grande orgoglio cercando di tenere viva la tradizione e la cultura della gastronomia locale promuovendo la conoscenza del territorio attraverso la produzione di salumi di eccellenza.
Coppa di testa, spianata romana, coppiette di Frascati e tronchetto porchettato, verranno da me e Marco Greggio (esperto di analisi sensoriale) sapientemente abbinati ai vini della Tenuta Ronci di Nepi, interessantissima realtà vitivinicola che a sud di Roma, nei pressi di Nepi, si estende per circa cinquanta ettari, di cui venti vitati, su fertili colline dal clima dolce e temperato della riserva naturale del parco della Valle del Treja.L’azienda di Simone e Sabrina Improta si avvale della consulenza di Luigi Moio per la parte enologica e produce grandi vini IGT da uve Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Montepulciano, Merlot, Petit Verdeau, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Falanghina e Trebbiano giallo Imperiale.

Per questa degustazione l’
Oro di Né, chardonnay in purezza molto equilibrato e persistente, verrà abbinato alla coppa di testa Castelli per un matrimonio di sapori che esalterà le caratteristiche peculiari di entrambe i prodotti.

Il
Vigna Manti, chardonnay in purezza passato in barrique per sei mesi, sarà invece proposto insieme alla spianata romana Castelli, un abbinamento sicuramente inusuale, per certi versi temerario, ma che darà delle risposte sicuramente interessanti.

I
l Veste Porpora, blend di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot, è il primo rosso della degustazione e lo abbineremo ad un grande classico delle fraschette dei Castelli Romani: le coppiette di Frascati.

L’ultimo vino della Tenuta Ronci di Nepi che andremo a degustare sarà il Ronci, Cabernet Sauvignon al 100%, che con i suoi sentori di frutta croccante e spezie nere, la sua grande struttura e la sua persistenza, sarà il perfetto partner del tronchetto porchettato, altra grande specialità del salumificio Castelli realizzato con le parti pregiate del suino magro lavorate esclusivamente a mano seguendo le tecniche per la preparazione della porchetta.

Non vi è venuta l’acquolina in bocca? E allora che aspettate? Prenotate subito il laboratorio di degustazione su
www.eatalia.eu e seguite Percorsi di Vino!

Bordeaux 2007: focus su Sauternes e Barsac

Qua le cose cambiano di netto, a mio parere siamo di fronte ad una grandissima annata per questa area che si trova nella parte meridionale della regione vinicola di Bordeaux, all'interno del vasto territorio delle Graves, a circa 40 chilometri a sud-est dalla città di Bordeaux.
Vini dolci emozionanti, freschi, dotati di un frutto cristallino e di una botrytis che spesso non si è fatta sentire durante la degustazione, segno che l’annata, a dispetto di quanto scritto da Aline Baly di Coutet, non è stata così ricco di muffa nobile. Oppure è la tanta frutta, giovane e vibrante, che nasconde in questo momento la botrytis?

Chateau Bastor-Lamontagne 2007: che goduria questo naso dove spiccano, intensissimi, aromi di buccia di arancia, limone candito, litchi, pompelmo, pesca, pasticceria. In bocca è denso, pieno, splendidamente bilanciato tra zuccheri (che si sentono subito al primo sorso) e acidità che tende dopo qualche secondo a pulire il palato senza far risultare il vino pesante. Intensissimo e persistente il finale dove torna la pasticceria con una nota di bignè alla crema da sballo.

Chateau Guiraud 2007: naso di media complessità dove di evidenziano sbuffi di agrumi canditi, frutta esotica matura, miele e pasticceria. Piuttosto denso e marcato al palato, forse non ancora equilibrato visto che la dolcezza e la botrytis sono piuttosto marcati. Stimolante il finale su note di miele e frutta esotica candita.

Chateau La Tour Blanche 2007: naso leggermente più delicato rispetto ai precedenti vini, si odono echi di miele e la frutta non è più candita, sento moltissimo la mela golden, la susina matura e il frutto della passione. Leggero cenno floreale. In bocca che irradia un morbido calore, stemperato da succosa freschezza e vena sapida che sfuma in macedonia di frutta esotica. Ricorda molto l’annata 2005.

Chateau Suduiraut 2007: un vino che sprigiona al naso forza ed eleganza con richiami di arance candite, kaki, zafferano, caramello e una lieve nota iodata che denota la presenza di una elegante botrytis. Dolce al palato anche se la freschezza gustativa e la sapidità offrono ampio contrasto. Vino molto elegante che ha dalla sua anche una grandissima chiusura finale incentrata su note tostate e di frutta gialla matura.

Chateau Climens 2007: naso molto esotico il suo, tanti i richiami al mango, all’ananas e al frutto della passione, poi esce la nota tostata, nocciola, mandorla amara, pasticceria da forno. In bocca entra in punta di piedi, cremoso, e poi esplode allargandosi con la sua trama, fresca e sapida, che tengono tutta la struttura in grande equilibrio. Persistenza da record che gioca le sue componenti aromatiche su ritorni iodati, segno di una botrytis presente ma ben amalgamata al tutto. Ottimo davvero.

Chateau Coutet 2007: all’olfatto la prima cosa che sentiamo è l’elegante nota di miele, sembra di mettere il naso in un sacchetto di caramelle Sperlari. Col tempo, poi, esce la frutta, arancia candita e litchi, e una splendida nota di spezie orientali. In bocca il vino è perfettamente armonico anche se manca un po’ della ricchezza che avevano trovato al naso. Rimane un vino estremamente elegante con una splendida nota di miele a chiusura del sorso.