Il vino che vorrei con....Terre Colte

Vi piacerebbe diventare Enologi di un’azienda da semplici appassionati di vino?
Oggi è possibile grazie all’iniziativa di Terre Colte, azienda vinicola di Luogosano (Av)
www.terrecolte.com che ha lanciato l’iniziativa denominata “IL VINO CHE VORREI”. In pratica, chiunque può partecipare compilando, a partire dal primo settembre 2008, sul sito dell’azienda, un’apposita scheda con la quale esprimere le proprie preferenze circa il suo vino ideale. Le scelte verteranno sui tipi di uve da utilizzare e relative percentuali di assemblaggio, sul tipo di affinamento e invecchiamento e sulla filtrazione del vino. Non mancherà la richiesta di proporre il nome per il vino.
Naturalmente, la scheda è predisposta dall’enologo di Terre Colte, in modo da guidare le persone nella compilazione della scheda fornendo informazioni semplici sulle scelte più appropriate. Al termine dell’iniziativa, a giugno 2009, l’azienda valuterà le schede ricevuta e, attraverso il supporto dell’enologo, provvederà ad assemblare le proposte con maggiori percentuali, realizzando il vino prescelto dalla maggioranza dei partecipanti.
Per quanto riguarda il nome, verrà scelto mettendo a votazione i tre nomi ritenuti più validi.
Per finire, ogni bottiglia prodotta avrà un collarino riportante i nomi di tutti i partecipanti all’iniziativa, al fine di riconoscere ufficialmente a tutti il ruolo di “ENOLOGI” dell’azienda.

Bevuta...in una notta di mezza estate

Non ci può essere nulla di meglio, per sfuggire all'afa cittadina, che coinvolgere nove amici in una bellissima bevuta di champagne e spumante d'autore.

Iniziamo con una bella boccia di Perrier Jouet Cuvée Belle Epoque 1995: non si può certo partire meglio, un naso molto complesso che spazia tra note di albicocca, marmellata di limone inglese, nocciola, pietra focaia e lavanda. In bocca questo champagne ha ancora da dire visto che l'acidità, nonostante i 13 anni, è ancora sferzante. Buona la persistenza finale. Noi queste bollicine le abbiamo abbinate ad una straordinaria mortadella al tartufo. Sublime!

Si prosegue con un ospite teutonico, Kinheimer Rosenberg Riesling Spatlese 1994 Merkelbach: riesling molto interessante, all'olfattiva si sentono nette le note di frutta esotica, pompelmo e pesca matura. Col passare del tempo escono i sentori di fiori gialli e di minerali. L'acidità forse risente dell'età, ma in bocca rimane molto equilibrato. Grande l'abbinamento col crostino di salmone norvegese.
Proseguiamo con lo Spumante italiano, Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1992: mi aspettavo molto da questo vino ma sono rimasto deluso. Naso forse più complesso del primo champagne, dove regnano belle note di albicocca candita, granella di nocciola, fieno, frutta secca e humus. In bocca è equilibrato ma ha un finale corto, troppo. Perde tristemente il confronto col primo champagne. Qualcuno ha detto che è come uno stereo che spara la musica ad alto volume ma, questa, è di cattiva qualità.

Arriva la sorpresa della serata, Clos des Goisses 1982 Philipponnat (deg.1988): non conoscevo questa bottiglia, molto rara, e devo dire che forse nella vita enologicamente mi son perso qualcosa (fino ad ora però). Bottiglia in condizioni perfette e naso veramente strepitoso con splendide note di albicocca candita, noce moscata, zenzero, ferro, caramella mou, mogano, cipria, e ancora tanto altro... In bocca è ampio, ancora di bella struttura, con una carbonica di bel vigore. Chiude lunghissimo su note di frutta secca. Grande bottiglia e grande emozione!

Chiudiamo la batteria degli Champagne con Bollinger R.D. 1990 (deg. 03/2002): se non ci fosse stato il Philipponnat sarebbe stata la migliore bottiglia della serata. Naso molto complesso che gioca su note di nocciola, fungo porcino, sottobosco, albicoca, zenzero e legno di cedro. Palato di grande eleganza e finezza anche se meno persistente rispetto allo champagne precedente.

Finale dolce con Vin Santo 1988 Avignonesi: di un bel color mogano, si presenta al naso con sentori di fico secco, uva passa, mallo di noce, carruba, miele di castagno e caramello. In bocca, ancora una volta, si caratterizza per la struttura e la persistenza infinita. Potrebbe essere un gran vino dolce se non fosse per una nota volatile abbastanza fastidiosa. Prosit!




Vino fatto in casa....la nuova frontiera dell'enologia(?) made in USA...

Avete mai pensato di produrre un buon Amarone? Avete mai pensato di mettere nella vostra cantina decine di bottiglie di Montepulciano o Chardonnay con la vostra etichetta? Le nuove frontiere dell'enologia di massa sono aperte, per cui se volete diventare il nuovo Marchese Incisa della Rocchetta non dovete più usare terra, uva, sole e tanto lavoro....basta una semplice telefonata ed ecco a voi che la società E. C. Kraus http://www.eckraus.com vi manderà a casa uno stupendo kit per la produzione del vostro vino da bere nelle grandi occasioni. Con voi tutte le enoteche chiuderanno lo so. La ricetta è molto semplice, non bisogna studiare agronomia ed enologia, e perchè mai? Che servono ormai al giorno d'oggi? Basta seguire le semplici istruzioni della società e che trovate sul sito internet http://www.eckraus.com/wine-making-steps.html. Se non sapete l'inglese ve le sintetizzo:
  1. in base al tipo di vino che vuoi fare, taglia a pezzettoni la tipologia di frutta indicata nella confezione, stando chiaramente attento a togliere i noccioli grandi;
  2. mescola il tutto con quanto c'è nella busta che trovate nella confezione e metti il tutto, ad eccezione dei lieviti, nel fermentatore primario (che devi chiaramente comprare a parte) insieme ad un pò di acqua;
  3. lascia riposare per 24 ore;
  4. versa nel composto i lieviti che trovi nella confezione e fai fermentare per 5/7 giorni. Ovviamente la temperatura non è indicata, tanto a che serve?;
  5. passati i 5/7 giorni versa il tutto nel secondo fermentatore facendo attenzione, altrimenti POTRESTI COMPROMETTERE TUTTO, a non versare i sedimenti;
  6. attacca al secondo fermentatore il gorgogliatore http://www.eckraus.com/LK210.html e lascia che il mosto fermenti per 4/6 settimane o almeno finchè non diventi CHIARO......
  7. al termine della fermentazione, versa tutto nelle bottiglie e.....MUORI. Chiaramente se vuoi diventare biodinamico devi prendere un pò di residuo della fermentazione e metterlo nella bottiglia. Fa molto fico con gli amici.........
IO NON HO VERAMENTE PAROLE E VORREI CHIEDERE ALLE AUTORITA' ITALIANE COME SI POSSA PERMETTERE A UNA DITTA AMERICANA DI VENDERE PREPARATI PER PRODURRE VINI ITALIANI COME SANGIOVESE, MONTEPULCIANO, BARBERA, VALPOLICELLA, ETC... IO PENSO CHE, IN TAL SENSO, IL PRODOTTO ITALIANO VENGA SMINUITO AD UNA SEMPLICE POZIONE CHE TUTTI POSSON FARE. COME TUTELIAMO I VERI VIGNAIOLI? E' COSì CHE SI FA UN BAROLO? http://www.eckraus.com/WINEMAKING/Ingredient_Kits_-and-_Concentrates/European_Select_(7.5_L)/Page_1/ES113.html

Azienda Vitivinicola Columbu: difensori della vera arte della vinificazione

L'azienda nasce per l'impulso e la passione dell'ormai patriarca Giovanni Battista Columbu, che nel 1972 acquisisce da una parente un vigneto di circa 18.000 mq. a coltura mista di vitigni tradizionali da oltre cento anni, situato in località "Fraus", in territorio del comune di Magomadas. Negli anni immediatamente successivi G. Battista Columbu da inizio ad un primo rinnovamento e ristrutturazione del vigneto sostituendo i ceppi invecchiati e incrementando gli innesti del vitigno di Malvasia originario. In quello stesso periodo (1973-1974), assieme allo stimato produttore Salvatore Deriu (noto "Zegone", che per primo intuì l'importanza della selezione del vitigno e degli impianti a monocoltura e sperimentò l'imbottigliamento per la commercializzazione del prodotto) e ad alcuni altri famosi sostenitori del valore del pregiato nettare (come lo scrittore - regista Mario Soldati e il giornalista Luigi Veronelli, che alla Malvasia di Bosa hanno dedicato pagine d'alto pregio), G. Battista Columbu si dedica con entusiasmo allo studio e alla ricerca finalizzata al riconoscimento dell'identità enologica e culturale della Malvasia di Bosa e all'ottenimento dell'iscrizione all'Albo dei vini D.O.C.. Nel 1980 l'azienda s'ingrandisce. Il Sig. Columbu eredita un vigneto di circa 20.000 mq. già appartenuto al Sig. Deriu, situato in località "Campeda", in territorio del comune di Bosa. Attualmente l'azienda è dotata di moderni sistemi d'impianto per la coltivazione e la vinificazione ed è iscritta all'Albo D.O.C. dei vigneti dal 1988. Attualmente la produzione annua di uva si aggira intorno ai 60 quintali per ettaro, di cui circa duemila litri di vino sono destinati.

G. Battista Columbu è un vero vignaiolo, è uno uomo talmente legato alla terra che per due legislature, durante gli anni Ottanta, ha fatto parte del Partito Sardo d'Azione ed è stato tra i promotori della legge sul bilinguismo. Columbu è attaccato alla storia e alle sue tradizioni e non per caso, il regista Jonathan Nossiter, lo ha fatto uomo simbolo del suo film Mondovino. Nossiter di lui dice: "Finche ci saranno uomini come Battista Columbu, che si batte per l'integrità della malvasia e non cede a offerte vantaggiose, potremo sperare. È uno di quei paradossi che ogni tanto capitano: proprio lui, un uomo della Barbagia, cosi chiamata dai Romani per indicare che la popolavano tribù selvagge, dimostra come si possano sconfiggere i nuovi barbari che dominano il business del vino. Con lui e con il figlio Gian Michele il futuro di tutti sarà meno preoccupante”.

Una filosofia e una visione del mondo degna di altri tempi che molto ha in comune anche con Mascarello. Di gente così ne rimane ben poca.

La sua Malvasia di Bosa 1998 di Columbu ha un colore giallo dorato con riflessi ambrati dovuti all'invecchiamento. Al naso il vino è intenso, con bellissime note olfattive che vanno dalla frutta secca (nocciola e mandorla), all'uva passita, dal fico secco ai fiori di pesco. Una vera meraviglia che non delude al palato dove il vino è caldo, morbido, quasi grasso e piacevolmente maderizzato. Persistenza da cavallo di razza. Un vino da abbinare sia alla pasticceria secca che ai formaggi piccanti ma che, secondo me, va bevuto in meditazione davanti al panorama delle coste bosane. vi farà volare con la fantasia....

La Malvasia di Bosa dei F.lli Porcu entra tra i miti dell'enologia italiana

L'azienda nasce su un terreno incolto situato in località "Su e Giagu", in territorio di Modolo, acquistato nel 1971 da Don Giuseppe Porcu, che negli anni successivi progetta ed impianta i primi 20.000 mq di vigneto a monocoltura di Malvasia, introducendo il sistema di allevamento a Guyot. L'intento dell'intrapresa non era solamente quello di dare inizio ad un processo di innovazione nella coltivazione del prezioso vitigno, ma altresì quello di far sì che i suoi due fratelli, allora emigrati in Svizzera, potessero fare ritorno nel piccolo e suggestivo paesino natio. Così avvenne e nel 1975 Don Porcu, assieme a Giovanni e Angelino, effettuano la prima vendemmia e vengono gratificati degli sforzi compiuti con il primo imbottigliamento, avvenuto nel 1977. Nel 1985 l'azienda procede all'impianto di altri 10.000 mq di Malvasia e nei successivi cinque anni estende la superficie vitata portandola ad un totale di circa 40.000 mq. Negli ultimi dieci anni, i fratelli Porcu hanno avviato un importante processo di modernizzazione procedendo all'acquisto di attezzature più idonee per la vinificazione e alla predisposizione di opportuni spazi di accoglienza per i visitatori. L'azienda è iscritta all'Albo D.O.C. dei vigneti dal 1972 e ha una produzione annua di circa 60 quintali per ettaro, che viene interamente destinata all'invecchiamento per almeno due anni in botti di castagno. L'azienda è immersa in uno stupendo ambiente naturale e gode di uno spettacolare panorama. La cantina sorge in mezzo alla vigna e ha una superficie di trecento metri quadri.
La Malvasia di Bosa prodotta dall'azienda è un piccolo capolavoro enologico, soprattutto con l'annata 2004, che la Guida I Vini d'Italia 2008 dell'Espresso ha riconosciuto come la migliore bottiglia isolana conferendogli uno strepitoso 19/20, votazione attribuita di solito ai grandi nomi dell'enologia nazionale.

Di un colore giallo oro brillante, si presenta al naso con caratteristiche note di noce, mandorla, nocciola tostata, uva sultanina e caramello. Al palato il vino è dolce, caldo, morbido e avvolgente e dotato di una grandissima persistenza.

Da servire ad una temperatura intorno ai 10°, si sposa benissimo con le seadas sarde e, in generale, con la pasticceria secca. Grande anche l'abbinamento con i formaggi lievemente piccanti. Un bottiglia dal grande rapporto q/p visto che si trova in enoteca intorno ai 15 euro.

Continueremo il nostro viaggio tra la Malvasia di Bosa andando a scoprire i gioiello dell'azienda Columbu.......

Malvasia di Bosa: magie di Sardegna nel bicchiere

Esiste per questo vino una "letteratura", remota e recente, sia nella tradizione popolare e poetica in "limba" sia "culta" di viaggiatori, esperti del settore e scrittori di grande firma, come Luigi Veronelli e Mario Soldati, che alla Malvasia di Bosa hanno dedicato pagine di alto pregio. Ovunque le testimonianze scritte e orali ne decantano la raffinatezza, la soavità e il valore simbolico, nel contesto di forte identità sociale e culturale della zona di produzione.
Dalle genti che abitano la Planargia la Malvasia è sempre stata considerata un vino nobile ed elitario, un vino particolare da riservare per circostanze e persone speciali, perpetuando in questo modo un consolidato rituale sociale. La Malvasia è un vino "chi cheret chistionadu!", esclamazione questa di gradimento e al tempo stesso complimento al cantiniere-produttore all'atto della degustazione. E' il vino della mattina, non perchè leggero o di poco conto, ma perchè la domenica, dopo la messa, gli uomini fanno il giro delle cantine e si scambiano pareri e saperi sulle sue qualità. La Malvasia è il simbolo dell'amicizia e dell'ospitalità, e la si offre alle persone a cui si tiene particolarmente; è il vino della festa, e non tanto per le caratteristiche organolettiche della classificazione ufficiale dei sommellier, quanto perchè privilegiata nelle ritualità festive, in cui più che altrove si esplicitano lo scambio simbolico e le relazioni di reciprocità.

La Malvasia di Bosa in questo territorio è quindi soprattutto un bene sociale. Così potete stare certi che quando vi viene offerta, il gesto ha un significato che va oltre i consueti rapporti conviviali perchè, come ebbe ad osservare già nel lontano 1895 Pompeo Trentin, "i proprietari difficilmente se ne privano" ma quando lo fanno vi stanno donando molto di più di un bicchiere di pregiata Malvasia di Bosa. Non si può comprendere l'eccellenza raggiunta da questo vino, senza fare riferimento a questo contesto culturale.

La zona di produzione interessa una superficie complessiva di quasi 200 ettari distribuiti su alcune piccole valli e una serie di colline che si aprono verso il mare a partire dai centri urbani dei comuni di Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Modolo e Magomadas. I vigneti si collocano sia lungo le valli che lungo i pendii collinari ad altitudini che vanno da qualche decina di metri sul livello del mare sino a 300 metri, ma la fascia di maggiore diffusione è compresa fra i 70 e i 170 metri s.l.m..

I terreni dove trova maggiore diffusione il Malvasia di Bosa hanno generalmente una colorazione biancastra per un'elevata dotazione di calcare, si distinguono per l'elevato contenuto di potassio, per la bassa fertilità e per la buona capacità di sgrondo dell'acqua. La zona di produzione è inoltre caratterizzata da un clima costiero particolarmente mite d'inverno, con temperature medie annue che oscillano tra i 17-18 gradi di massima e i 12-13 gradi di minima, ma che in ogni caso risultano superiori a quelle delle aree limitrofe più interne. L'eccezionalità del Malvasia di Bosa è fondamentalmente dovuta alla particolare situazione orografica del territorio della Planargia, all'orientamento delle valli e alla vicinanza di queste al mare.


Per produrre il Malvasia di Bosa DOC le uve vengono pressate e successivamente solfitate. Contemporaneamente avviene la sfecciatura, con la quale si allontanano le particelle in sospensione. Segue la fermentazione del mosto pulito, che avviene a bassa temperatura. Al termine, con la svinatura, si allontanano i sedimenti di fermentazione. Il prodotto viene conservato a basse temperature e sottoposto a ulteriori travasi, solfitazioni e filtrazioni. A questo punto il vino è pronto per l’imbottigliamento. Secondo il disciplinare di produzione il vino Doc Malvasia di Bosa non può essere immesso al consumo se non dopo essere stato sottoposto a un periodo minimo di invecchiamento di due anni in botti di rovere o di castagno, e può essere preparato nelle tipologie “dolce naturale”, “secco”, “liquoroso dolce naturale” e “liquoroso secco o liquoroso dry”.

I principali produttori, dei quali farò degli approfondimenti successivi, sono:

Azienda Vitivinicola Fratelli Porcu – Modolo – tel. 0785/35420

Azienda Vitivinicola Columbu – Bosa – tel. 0785/373380

Claude Dugat e il suo Gevrey - Chambertin premier cru

Claude Dugat è uno dei primi dieci produttori di Borgogna e, senza dubbio, uno dei primi tre all'interno del suo comune. E' un vigneron di altri tempi, avvolto forse da un alone di leggenda che gli deriva dal fatto che la sua cantina è all'interno di una chiesetta medioevale sconsacrata che poggia su un tempio longobardo e che, ancora oggi, lavora la sua terra con un cavallo.
Claude Dugat conosce ogni zolla del suo vigneto, è legato in maniera quasi paterna alle sue viti, alcune di oltre 70 anni, che cura in maniera maniacale al fine di ridurre le rese a non più di 18 ettolitri per ettaro. E' questa caratteristica, questo zelo, che rende i suoi vini così straordinari e così ricercati vista la scarsa disponibilità.
Il pinot nero di Claude Dugat è puro terroir di Gevrey - Chambertin e il vino che ne esce sconvolge il palato per l'assoluta purezza del frutto, grazie anche alle quasi inesistenti pratiche di cantina che non prevedono alcuna filtrazione o trattamento del vino.

Ho degustato per Percorsi Di Vino una mini verticale di Gevrey - Chambertin premier cru Claude Dugat: il 2002 si presenta di un bel colore rubino e presenta al naso belle note fruttate di ribes, lampone e anguria matura, seguite da una avvolgente e intensissima nota balsamica e da sentori di spezie orientali e floreali (garofano). Al palato il vino si presenta deciso e fresco, con una trama tannica fine ed equilobrata. Lungo il finale giocato su note fruttate. Grande bevibilità per un vino che potrà dire al sua per molto tempo.Il Gevrey - Chambertin premier cru 2003, anch'esso di un bel rubino brillante, è un vino che al naso gioca su note di frutta rossa di bosco e liquerizia. In bocca si mostra molto più ricco ed intenso del precedente con un palato che viene avvolto da sensazioni di frutta rossa matura. Finale molto lungo e persistente.
Il Gevrey-Chambertin premier cru 2004, di un bel colore rubino, si presenta all'olfattiva con un bouquet complesso: frutta rossa matura, spezie scure, caffè, liquirizia, tabacco e un fondo vegetale. L'ingresso in bocca è abbastanza morbido, di buona intensità, con un tannino ancora giovane ma che sicuramente migliorerà con un pò di "bottiglia". Di bella persistenza il finale che gioca su note di spezie e frutta matura. Dei tre vini degustati, forse è il meno pronto o forse è quello che è stato meno aiutato dall'annata.