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Vino come garanzia per le banche? Forse si può!

I vini super pregiati come colleterale di un prestito? Sì, se a ricevere il finanziamento è una persona di alto rango che in passato ha lavorato tra i vertici della banca creditrice. E quel che è successo a Goldman Sachs, che ha accettato quasi 15.000 bottiglie di vino proveniente dalle regioni francesi del Bordeaux e della Borgogna come forma di garanzia per un prestito concesso a Andrew Cader, ex direttore della divisione di trading specializzato dell'istituto finanziario. E' quanto emerso da documenti depositati presso le autorità competenti americane secondo cui tra le bottiglie pregiate ce ne sarebbe una datata 1929 e prodotta dal Domaine de la Romanée-Conti.

La mossa, a giudicare dai commenti che circolano negli ambienti bancari e negli studi legali americani, sembra piuttosto insolita: le banche sono state generalmente poco propense a proteggersi da un eventuale default di un cliente debitore con vino, per quanto pregiato. Nemmeno la performance dell'indice benchmark della bevanda pregiata è attraente: il Liv-ex 100 Fine Wine Index, che riflette la variazione dei prezzi dei 100 vini più ricercati, è cresciuto in media a un tasso annuale dell'11% negli ultimi 10 anni fino allo scorso aprile, meglio del +7,9% dell'S&P 500. Eppure opere d'arte e immobili sono sempre stati preferiti come collaterale. Perché? Non è tanto il sapore di tappo a intimidire le banche quanto il sapore di truffa che potrebbe nascondersi dietro casse di vino dall'apparente valore inestimabile.
Lo sa bene il miliardario americano William Koch: pensava di aver comprato 24 bottiglie di pregiato Bordeaux francese e invece si trattava di vino contraffatto. Il fondatore dell'azienda attiva nel campo delle materie prime, Oxbow Group, in Florida, ha ora ottenuto giustizia e, dopo aver vinto una causa da 379.000 dollari contro il venditore truffaldino, ha anche ottenuto 12 milioni di risarcimento danni dalla stessa giuria.
Il giudice di Manhattan che lo scorso aprile ha emesso il verdetto ha giudicato il venditore Eric Greenberg colpevole di aver imbrogliato Koch circa l'autenticità e la provenienza del vino. La cifra stabilita dalla sentenza comprende il costo totale sostenuto da Koch per le bottiglie – comprate all'asta nel 2005 – e 1.000 dollari di risarcimento danni per ogni bottiglia. Cifre, queste, in linea con il valore stimato della collezione di vini dell'ex manager di Goldman Sachs, intorno alle decine di milioni di dollari. Insomma, la banca ribattezzata la 'piovra della finanza' nel mezzo dell'ultima crisi finanziaria si sta proteggendo con quanto prodotto dai migliori vigneti francesi.
Cader si è trincerato dietro un no comment attraverso il suo legale Seth Lapidow, dello studio newyorchese Blank Rome. Goldman Sachs ha replicato all'articolo di Bloomberg - che ha pubblicato la notizia - con la seguente nota: "mentre non rilasciamo commenti in merito a prestiti individuali nel rispetto della riservatezza dei clienti, abbiamo estrema cura nell'usare standard di gestione del rischio di alto livello per valutare ogni forma di collaterale su tutti i prestiti".
Per quanto i termini del prestito restino sconosciuti, quel che è certo è la stretta relazione tra Cader e Goldman. Il manager era a capo di Spear, Leeds & Kellogg quando la banca acquisì la società specializzata nelle transazioni di opzioni put e call per 6,2 miliardi di dollari nel novembre del 2000. Attraverso l'operazione di buyout, Cader ha ricevuto azioni Goldman Sachs. Tra gennaio e ottobre 2002 ha venduto 1,1 milioni di quei titoli con profitti di almeno 85 milioni di dollari. Probabilmente sta ancora brindando all'incasso.
Fonte: America24

Attrezzi (in)utili per il vino


Per il wine blogger che vuole avere le mani libere per scrivere ciò che sente nel vino


Dispensatore di vino?


Un decanter...moderno?



Areare il vino...prima di soggiornare...


Mito!


Per il  motociclista che non deve chiedere mai....

Le nuove professioni del vino: diciamo no al wine blogger & seller


Interessante identikit tracciato da Winenews che fornisce una serie di spunti per affrontare il mercato del vino con nuove figure professionali.

E’ la ricerca di un contatto sempre più personale con gli eno-appassionati a spingere il mondo del vino a rivedere le sue vecchie figure professionali e a crearne sempre delle nuove, perché se da un lato sono gli stessi amanti del buon bere a chiederlo, dall’altro le cantine sono sempre più consapevoli che questa sia la via più giusta per raggiungere più consumatori possibili, in modo più diretto e veloce. 

E’ il caso del wine hunter, la nuova figura professionale a cui, con la vendita diretta che non solo si conferma canale privilegiato di acquisto, ma sempre più interessa anche i vini di alta gamma, per accorciare i tempi e rendere più semplici gli affari, si rivolgono cantine ma anche enoteche, alla ricerca di una clientela sempre più precisa ed esclusiva, semplici appassionati ma anche collezionisti - di cui il wine hunter conosce gusti e preferenze personali in fatto di vini - con cui stringere contatti. Una persona di fiducia, esperta di vino a tutto campo ed appassionata, in grado di consigliare etichette, ma anche di raccontare quel valore aggiunto che c’è dietro alla bottiglia, fatto di storie e aneddoti che da sempre affascinano i wine lovers.

Fonte: robertoventurini.blogspot.com
Una tendenza che si fa strada anche fra chi di vino si occupa quotidianamente e in contatto diretto con gli appassionati: il wine blogger & seller, che, abbandonati i ritmi frenetici con cui racconta di vino e vignerons su internet, lascia il mondo virtuale e si mette a vendere direttamente etichette di persona grazie anche ai contatti nati proprio sul web.
Web di cui sempre di più il mondo del vino comprende l’importanza, come strumento fondamentale per essere sempre in contatto con i suoi appassionati: tanto che, tra le nuove eno-professioni, c’è anche il social wine writer, che piace soprattutto ai più giovani, una persona formata all’interno della cantina - ma anche i consorzi delle principali denominazioni italiane ne hanno uno nel proprio staff - di cui conosce non solo tutti i vini, ma anche la storia, le pratiche in vigna e le diverse fasi della produzione, gli eventi a cui partecipa e quelli che organizza, che comunica puntualmente ai wine lovers attraverso i website, ma anche e soprattutto sui principali social network, da Facebook a Twitter, rispondendo a domande e soddisfando curiosità. E poiché non c’è evento al quale il vino, per sua stessa natura, conviviale e di condivisione, non si possa abbinare, il wine promoter è colui che consiglia alle cantine le occasioni per essere protagoniste con le proprie etichette, sposando la cucina nel caso di kermesse gastronomiche, ma anche quando si tratta di eventi culturali, dove il vino può incontrare l’arte, la musica o la letteratura, ma anche la solidarietà, in iniziative di charity, per raccogliere fondi o essere testimonial di cause importanti.

Ma, tra etilometro che incombe e inasprimento di sanzioni per chi guida oltre i limiti di alcol consentiti, come fare per assaggiare vini in tranquillità? Ci pensa il wine driver, l’autista personale che accompagna e riporta direttamente a casa passeggeri, anche con la macchina di proprietà, che sempre più cantine e locali offrono come servizio aggiuntivo per i propri ospiti, ma che, ormai, gli appassionati hanno a disposizione anche in occasione degli eventi. 

Piccolo appunto finale: non mi piace assolutamente la figura del wine blogger venditore perchè chi scrive non può avere rapporti commerciali con nessuno, altrimenti addio indipendenza e addio strappo con quanto faceva qualche giornalista nel passato....


Gli amanti del vino hanno i loro hotel. Sì, secondo Skyscanner


Il sito Skyscanner ha pubblicato un articolo dove sono menzionati i migliori cinque hotel al mondo per appassionati di vino. Vediamo se li conoscete....

Hotel Cheval, Paso Robles, California

Se siete informati sui vini californiani, probabilmente avete sentito parlare di Paso Robles, una graziosa cittadina a metà strada tra San Francisco e Los Angeles con una reputazione per l'enologia sperimentale e nonconvenzionale, in contrasto con la tradizionale vinificazione di altre parti della California. Proprio vicino al centro storico della cittadina si trova l'accogliente Hotel Cheval, luogo perfetto per visitare le cantine locali, con 16 camere ampie e confortevoli ed un cortile interno con un caminetto. Il suo Pony Club serve alcuni tra i migliori vini di Paso Robles e della California centrale. Paso Robles, oltre alle degustazioni i vino è ottimo per assaggiare dell'olio d'oliva di grande qualità e sapore.

Fonte: tracygallagher.com

 La Bastide de Marie, Menerbes, Francia 

Si tratta di uno dei boutique hotel più splendidi della regione, situato in una posizione ideale nel cuore del Parco Nazionale del Luberon tra Gordes e Bonnieux. Questa cascina del 18° secolo è circondata da 15 ettari di vigneti ed offre un ambiente splendido per un hotel davvero unico. La Bastide de Marie è il posto ideale se siete alla ricerca di una vista mozzafiato, accompagnata da un'ottima gastronomia ed un vino indimenticabile. La cucina è tradizionale, eccellente ma preparata in modo semplice, grazie al giovane chef Gerod Potron descritto come un 'Wonderboy' dalla rivista turistica Food. La proprietà ha anche la sua cantina ed cibo servito è spesso disposto proprio per completare i sapori del vino de La Bastide de Marie. Tra i calici più amati dagli ospiti ovviamente il rosè. Per chi volesse farsi coccolare, il centro benessere 'Pure Altitude' offre i trattamenti di lusso. 

Margaret River Hotel, Cape Lodge, Australia 

Mentre Margaret River produce il tre per cento dell'uva australiana, rappresenta però oltre il 25 per cento dei vini di alta qualità. Nel suo vigneto di proprietà, all'interno di una tenuta circondata da laghi e foreste, il Cape Lodge, oggi con 22 stanze e un tempo casa privata, è stato votato due volte come migliore 'boutique hotel' d'Australia. Produce un esclusivo sauvignon blanc e shiraz per gli ospiti dell'hotel e per il suo premiato ristorante, che vanta inoltre cantina da 14.000 bottiglie e con le migliori annate dai vigneti più prestigiosi. Il ristorante sul lago, gestito dal celebre chef Tony Howell, propone anche corsi di cucina e week-end gastronomici.

Fonte: sito Cape Lodge
Relais San Maurizio, Italia 

Pochi alberghi al mondo possono vantare una tale diversità tra le stesse camere e suite, come quelle di cui dispone l'albergo piemontese Relais San Maurizio. Le 30 stanze, alcune con giardino privato, sono state realizzate grazie al riammodernamento di un convento del 17° secolo, mantenendo però gli stessi spazi e dimensioni. Un luogo immerso nella terra dei vini, abbellito da splendidi giardini e che domina dalla collina il borgo di Santo Stefano Belbo, i vigneti del Barbaresco, Barolo e del Barbera sono a pochi chilometri di distanza. Il ristorante dell'hotel, citato nella guida Michelin e quindi non di certo a prezzo modico, offre una notevole varietà di vini con oltre 2.200 etichette. Nel complesso vi sono anche un bistro con terrazze panoramiche ed un trattamento benessere chiamato la 'Via del Sale'. 

Yeatman, Oporto, Portogallo 

Rendendo omaggio ai vigneti terrazzati più alti della valle, lo Yeatman a Oporto, una collaborazione tra i fondatori di Port Taylor (gestito dalla stessa famiglia dal 1692) e due aziende locali, è stato costruito lungo una riva scoscesa a sud del fiume Douro. Dispone di 82 camere spaziose, ognuna con il nome di un produttore di vino locale, ai quali è stato concesso di decorarle; alcune dispongono di un letto ottenuto da un immenso barile di porto. Tutte si affacciano verso la piscina a forma di decanter, il Douro ed il brulicante centro della città vecchia. L'hotel dispone di circa 25.000 bottiglie in cantina ed è sede della selezione più completa al mondo di vini da tavola portoghese e di porto. Perfettamente mescolati con il sapore intenso delle portate locali, proposte dal pluripremiato chef Ricardo Costa. Ogni Giovedi la cena è proposta da un produttore locale diverso e lo chef crea un menu su quattro dei suoi vini. Il tema del vino continua nel centro benessere Vinothérapie Caudalie, dove i trattamenti sono a base di uva.

Fonte: http://www.the-yeatman-hotel.com

Per me è tutta una mossa pubblicitaria anche perchè il miglior albergo per gli appassionati del vino è.................... Ed il vostro?

Fonte: http://www.skyscanner.it

Riflessioni sulla crisi dei wine blog


Che sta succedendo al mondo del vino sul web? 

Quest'ultima settimana più di una persona che stimo si è concessa una pausa di riflessione dal suo blog, sosta che in alcuni casi diventerà più che definitiva. 
Il primo ad interrompere le trasmissioni è stato Mr. Gary Vaynerchuk, l'inventore della "Wine Library TV" che tre giorni fa, a sorpresa, ha deciso di interrompere le trasmissioni del “Daily Grape”. Nonostante provi simpatia per questo personaggio che con parole semplici ha "rivoluzionato" l'approccio al vino degli americani, Gary Vaynerchuk non mi mancherà moltissimo anche perchè, sono sicuro, ha già in mente qualcos'altro visto che ormai è un'azienda che fattura milioni di dollari. La sua è una pausa studiata....

Fonte: http://www.next-tv.it
La cosa che invece mi addolora di più sono le "pause di riflessione" di due voci libere del web italiano che, con i loro wine blog, contribuivano a diffondere la cultura del vino dove cultura non c'è. Sto parlando di Angelo Peretti e Maria Grazia Melegari.
Le poche righe di commiato lette sui loro blog, Internet Gourmet e Soavemente, sanno di delusione e tradimento, è come se il web avesse prima illuso e poi tolto le speranze di chi sta lì a scrivere solo per passione. 

Mentre Peretti sta cercando di rivedere il "....rapporto con il vino e con il suo mondo e con il mio ruolo in quel mondo. Ruolo minore, da comparsa. Di più temo proprio di non valere", la Melegari lancia un grido di dolore perchè, a conti fatti, tenere un wine blog ormai comporta degli obblighi, doveri di presenza, scrittura, relazioni che, scrive sempre Maria Grazia, alla fine stancano.

Per comprendere le loro inconfutabili ragioni bisogna capire anzitutto perchè tasi entra un bel giorno nel mondo dei wine blog. Provo a dare una mia versione.
La partenza è tutta passione, è un bel gioco, ma ogni persona che inizia un progetto ha anche un obiettivo che, per chi scrive di vino, è quello di diventare un giorno influente, autorevole, stimato e, perchè no, anche pagato per quello che fai. La madre di tutte le domande è proprio questa: girare l'Italia del vino alla ricerca di produttori e vini da raccontare, stare davanti al PC di casa sottraendo tempo alla famiglia e agli amici, prima o poi porterà a qualcosa?


L'illusione del sì spesso ci maschera la principale verità: la risposta è, tranne rari casi, negativa
Fare il wine blogger in Italia non porta proprio ad un ciufolo se non a pacche sulle spalle e a rarissimi momenti di celebrità condivisi tra te e i pochi "eletti" che leggono di vino sul web.
Anche io pensavo di spaccare il mondo quando vinsi nel 2009 il Blog Cafè di Squisito come miglior sito internet di vino. 
Gianpaolo Paglia, vincitore nel 2008, mi scrisse subito dopo che quel titolo non avrebbe spostato nulla nella mia vita. Aveva ragione e lo ringrazio ancora.

Celebrità pochissima, soldi zero, ansia a mille per cercare di capire cosa scrivere nel prossimo post, alte possibilità di entrare in polemica col primo coglione di turno che travisa le tue parole....perchè allora continuare a scrivere? 
La domanda me la faccio spesso anche io e le risposte che mi do portano sempre dritte ad un punto: le soddisfazioni economiche le devo cercare in altri lidi, le soddifazioni esistenziali le cerco nell'abbraccio della mia compagna e nel calore dei miei amici, il vino rappresenta una passione da condividere e non uno scopo della mia vita. Tutto ciò che verrà in più, se verrà, sarà un surplus che mi godrò accanto a ciò che già ho.


Dipende da quale vino.....


ll prezzo di un litro di benzina alla pompa ha sorpassato quello di un litro di vino in vendita sugli scaffali del supermercato.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione del nuovo record storico raggiunto dal prezzo della benzina al sud dove viene pagata 1,67 euro al litro mentre a Napoli il vino da tavola in media costa 1,54 euro al litro, secondo le rilevazioni Osservaprezzi del Ministero dello Sviluppo economico. 

Secondo questi signori, quindi, una bottiglia di vino da 0.75 dovrebbe costare circa 1,15 euro.

Se nel paniere ISTAT il vino ha la forma dell'immagine sottostante allora siamo messi davvero male. E non parlo per snobismo,


C'ha proprio ragione Trilussa:

Sai ched’è la statistica? È ’na cosa
che serve pe’ fa’ un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che sposa.
Ma pe’ me la statistica curiosa
è dove c’entra la percentuale,
pe’ via che, lì, la media è sempre eguale
puro co’ la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
secondo le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra ne le spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perché c’è un antro che ne magna due.

Fonte: Repubblica

































Bendandi e il terremoto dell'11 Maggio a Roma: fine di Percorsi di Vino?


Domani mattina Percorsi Di Vino non potrebbe essere più on line.

Io potrei non essere più qua.

Domani, secondo Raffaele Bendandi ovvero l’uomo che prevedeva i terremoti, Roma sarà colpita da un terremoto devastante. 

Raffaele Bendandi
Dopo aver toccato ferro sono andato a capire chi era costui. Ebbene questo tizio è nato a Faenza nel 1893 e, ad inizi ‘900, ha elaborato una teoria sismogenica, ossia sull’origine e le cause dei terremoti. Egli sosteneva che la luna e gli altri pianeti, così come il sole, influenzano con la loro attrazione gravitazionale la crosta terrestre, inducendo in essa dei movimenti, proprio come accade alle masse liquide degli oceani.
Una prova di queste prime intuizioni la ebbe lo stesso Bendandi quando, spulciando tra i suoi appunti di qualche anno prima, trovò che si era realizzata una sua previsione del terremoto della Marsica, fatta nell’ottobre del 1914. Il sisma si verificò per l’appunto alcuni mesi dopo, il 13 gennaio 1915. 
La sua fama raggiunse il culmine quando, il 23 novembre 1923 davanti ad un notaio a Faenza, fece una previsione su un terremoto che si sarebbe verificato nelle Marche il 2 gennaio 1924. Il terremoto si verificò davvero, ma due giorni dopo.
Da allora Bendandi viene visto in due modi: grande scienziato oppure portatore sano di sfiga.
Bendandi, come trovo scritto in  molti siti poco verosimili, avrebbe predetto un terremoto devastante per la città di Roma e aree limitrofe per il giorno 11 maggio 2011, e un altro di dimensioni ancora più apocalittiche per il 5-6 aprile 2012, affermando che in quella data parecchi terremoti colpiranno a macchia di leopardo tutta la Terra. 


Dal momento che Bendandi è morto 32 anni fa, la persona più titolata a rispondere di questa questione è stata Paola Lagorio, presidente dell’associazione La Bendandiana, che custodisce tutti i documenti manoscritti del sismologo.
Lagorio, intervistata di recente dal programma di Raidue, Voyager, ha rivelato che «Bendandi aveva deciso di bruciare i suoi manoscritti, ma poi ha avuto un ripensamento. E proprio alcuni dei documenti con le sue previsioni per il 2011 erano stati prima gettati nel fuoco e poi salvati. Non si sa chi lo ha fatto, ma la persona si è pentita del suo gesto e quei documenti sono quindi giunti fino a noi. Nei documenti relativi al 2011 non si trova nessun riferimento a luoghi o date precise, come quelle che sono state riportate su Internet. Le notizie su un presunto terremoto previsto per l’11 maggio 2011 a Roma sono quindi destituite di ogni fondamento». 


Avrà ragione la signora Lagorio o Bendandi? Nel frattempo vado a scolarmi tutte le riserve di Borgogna che ho a casa, male che vada a Roma moriremo tutti ubriachi…





Il vino migliore secondo Skyscanner? E' australiano!


E’ bastata una sola domanda: quale paese ha i vini migliori? Il primo portale gratuito in Italia per la comparazione di voli aerei, Skyscanner.it, ha realizzato un sondaggio internazionale tra i suoi utenti, ottenendo una classifica dei paesi più apprezzati al mondo per i loro vini.


Altro che terra dei canguri! Secondo il parere dei viaggiatori, a conquistare il podio, oltre al gusto ed all’olfatto, sono i vini australiani. Grazie a vini come lo Shiraz di Barossa Valley o lo Chardonnay di Hunter Valley, i sapori dell’Australia hanno spiazzato quello delle viti di una grande tradizione nazionale come quella francese, che si è guadagnata un dignitoso secondo posto. 

Medaglia di bronzo all’Italia, che nonstante sia la terra natia del prestigioso Montepulciano o dei prodotti delle terre del Soave, non è riuscita a conquistare la vetta. Proprio in questi giorni tutto il paese è in fervente attesa di uno degli eventi internazionali più noti del settore, un appuntamento fisso per enologi, viticoltori ed appassionati del vino di qualità: la fiera Vinitaly di Verona. Un’ottima scusa per cercarsi dei voli per Milano o meglio ancora per il vicino aeroporto veronese Catullo.
A seguire il Belpaese ci sono i cugini spagnoli, mentre dall’altra parte del mondo il Cile guadagna un meritato quinto posto. Più sotto nella classifica troviamo i vini neozelandesi, seguiti dal Sud Africa al settimo posto, mentre i famosi vini californiani si fermano in ottava posizione. Infine a chiudere la top 10 dei ‘viaggiatori degustatori’ ci sono Germania ed Argentina. 

Risultati del sondaggio di Skyscanner sui migliori vini del mondo:
 
1. Australia
2. Francia
3. Italia
4. Spagna
5. Cile
6. Nuova Zelanda
7. Sud Africa
8. USA (California)
9. Germania
10. Argentina 

Chi è Skyscanner 

Skyscanner è il primo motore di ricerca di voli gratuito in Italia. Fornisce la comparazione istantanea dei prezzi delle offerte voli per più di 670.000 rotte su oltre 600 compagnie aeree, così come la comparazione di prezzi per il noleggio auto, hotel e pacchetti vacanze. Skyscanner è disponibile in 23 lingue diverse tra cui francese, tedesco e spagnolo. 

Fonte: Ansa.it via Businesswire

Le inutilità del vino - parte prima


Avrei potuto scrivere nel titolo anche la parola stronzata però, visto che dietro questi oggetti ci sarà anche tanto lavoro mentale e di design, ho preferito rispettare la scelta imprenditoriale di chi mette in commercio queste cose. 

Oggi vi presento un modo nuovo per bere il vostro vino preferito:

I bicchieri sono stati disegnati da Jim Rokos, industrial designer, la cui creatività lo porta a dar luce ad oggetti per coppie.



Su internet il vino è una questione per grandi?


Poche, sempre le stesse e dai grandi numeri. A leggere il recente rapporto di WineNews su vino e internet emerge l'evidenza che su internet il marketing lo fanno solo le grandi aziende che possono permettersi di spendere cifre che il  piccolo vignaiolo nemmeno si sogna.


In particolare si legge che la  classifica “Cantine in web” (edizione n. 10), dopo aver passato in rassegna oltre 2.300 siti, mette in testa nella “Top 12”, la cantina veneta Santa Margherita (www.santamargherita.com), seguita dalla siciliana Planeta (www.planeta.it); al terzo posto, sale il nuovo sito della cantina irpina Feudi di San Gregorio (www.feudi.it), che scavalca il pur sempre validissimo portale di Donnafugata (www.donnafugata.it); alla posizione n. 5, un altro bel sito, che si è rinnovato, quello di Firriato (www.firriato.it), seguito dall’attivissima Fratelli Muratori (www.arcipelagomuratori.it); nuova entrata, al settimo posto, per la Marchesi de’ Frescobaldi (www.frescobaldi.it); al n. 8, c’è la veneta Carpenè Malvolti (www.carpene-malvolti.com), quindi la cantina chiantigiana Rocca delle Macìe (www.roccadellemacie.com); al decimo posto, un ex aequo per due famose griffe delle bollicine: Ferrari (www.cantineferrari.it) e Ca’ del Bosco (www.cadelbosco.com); alla posizione n. 11, c’è il sito del colosso trentino Cavit (www.cavit.it); a chiudere la “top 12” un altro ex-aequo, quello tra la siciliana Tasca d’Almerita (www.tascadalmerita.it) e l’umbra Arnaldo Caprai (www.arnaldocaprai.it).


La situazione è, in generale, variabile in base alle coordinate geografiche delle aziende

Facendo un rapido excursus partendo dal Nord, vediamo che in Piemonte - regione che negli anni passati si è sempre dimostrata tra le meno propense alle innovazioni tecnologiche, qualcosa comincia a muoversi - anche se c’è ancora da fare molta strada. Pollice verso per la Liguria, dove esistono ancora (incredibile a dirsi) aziende che non hanno né un indirizzo mail, né tanto meno un sito. E’ il Veneto la regione che presenta mediamente la situazione più aggiornata e dinamica, grazie ad un rinnovo totale del suo “parco-siti”. Ancora molto indietro la Toscana, da cui - vista l’importanza che riveste nel panorama enologico del Paese - ci si aspetta senz’altro uno sforzo maggiore. Man mano che si va verso sud, la situazione peggiora ulteriormente: in Puglia, Molise, Abruzzo, Basilicata ci si trova a fare i conti con una serie di siti che risalgono più o meno alla preistoria di internet. Uniche eccezioni, la Campania e, soprattutto, la Sicilia, che si rivela ancora una volta la regione top.

Il giudizio è mediamente buono, con numerosi picchi di eccellenza: non a caso nei primi 12 posti si piazzano ben 4 cantine siciliane. Eppure, siamo già da un pezzo nell’era del Web 2.0, ma le aziende italiane sembrano non essersene ancora accorte. Ciò che ieri era una novità oggi è già obsoleto, e in questa forsennata rincorsa tecnologica nel mondo italiano sono ancora poche - tranne rare eccezioni - le aziende che si sono rese conto dell’enorme potere di internet. Questo vale a maggior ragione nel mondo del vino, in cui la grande maggioranza delle cantine non solo non ha capito come usare il Web 2.0, ma fatica ancora a dotarsi di un sito presentabile e aggiornato. Da Facebook a Twitter, da Flickr a FriendFeed, passando per altri social media emergenti, i luoghi della rete in cui un’azienda può dialogare con potenziali clienti di tutto il mondo si moltiplicano a vista d’occhio.
Internet è il primo medium a cui le persone si rivolgono per farsi un’idea di ciò che vogliono comprare: nella fase pre-acquisto si acquisiscono informazioni sull’azienda, si dà una sbirciatina ai prodotti, si guardano le foto, si confrontano i prezzi e soprattutto si controlla su blog e forum come viene giudicato un determinato prodotto da chi lo ha già acquistato. Infine, last but not least, su internet si acquista comodamente da casa, evitando ricerca dei posteggi e file estenuanti nei negozi.


Ma soprattutto internet è sempre più importante per costruire l’immagine e la reputazione di un marchio. Se una volta tutto ciò era delegato alle agenzie di pubbliche relazioni, oggi questo compito spetta principalmente, o molto di più, alla rete, con i suoi tempi accelerati in cui tutto si moltiplica, e dove ogni utente può commentare, criticare, giudicare un’azienda ed i suoi prodotti.

Chissà cosa ne pensa Soldera di tutto ciò e se Veronelli, da lassù, benedirà questa classifica....

Fonte: WineNews

In Giappone si beve così!!


Dopo il precedente articolo che poneva particolare enfasi sul mercato del vino in Giappone, vi propongo oggi una carrellata delle principali bevande diffuse nel paese nipponico.  

Birra: è la principale bevanda alcolica giapponese. I principali produttori sono Asahi, Kirin, Suntory e Sapporo. Le procedure di birrificazione, come facile pensare, sono state importate dalla Germania durante il Periodo Meiji grazie ad un progetto di sviluppo creato nel Nord dell’Isola di Hokkaido.

Birra giapponese
Happoshu: letteralmente “alcol frizzante”, è conosciuta come la birra a basso contenuto di malto ed è un’invezione recente dell’industria giapponese. Ha lo stesso sapore ed alcol di una birra normale ma la bevanda contiene meno malto e, pertanto, un approccio più light. La “birra” costa anche di meno visto che la minore presenza di malto è tassata diversamente (in meno) dalle autorità fiscali giapponesi.

Third beer: conosciuta anche come “Shin Janru" o "New Genre”, questa birra è l’ultimo ritrovato dell’industria birraria del Giappone. Non avendo tra gli ingredienti di produzione il malto ma, bensì, piselli, soia, frumento, la Shin Janru è la “birra” più economica che si trova in commercio.

Tipica Third beer
Nihonshu o Sake: in giapponese, la parola "sake" designa in senso stretto una bevanda liquorosa ottenuta dalla fermentazione del riso. È anche chiamato Nihonshu (letteralmente, vino giapponese). Per estensione, col termine "sake" si intende qualsiasi bevanda alcolica. Questo doppio senso si spiega col fatto che, fino alla metà del XIX secolo, prima che il paese si aprisse ai prodotti occidentali, fu per la maggior parte dei Giapponesi l’unica bevanda alcolica conosciuta. Fu solo con la comparsa di diversi tipi di bevande come il vino, la birra o il whisky, che si fece innanzi la necessità di nominare il sake con un nome specifico.
Il Sake è una sorta di "birra di riso", visto che viene prodotto facendo fermentare del riso in acqua di fonte, dopo saccarificazione con l’aiuto di un fungo chiamato koji il cui nome scientifico è Aspergillus flavus var. oryzae. La qualità di un sake dipende da tre fattori chiave individuati dall’espressione waza-mizu-kome: waza (la competenza), mizu (la qualità dell’acqua), e kome (la qualità del riso e del grado di lucentezza).
Si contano circa una cinquantina di selezionate varietà di riso per produrre il sake. Fra i più prestigiosi si possono citare lo Yamada-nishiki (Provincia di Hyogo), l’Omachi (Province di Okayama e Hiroshima), il Gohyakuman-goku (Provincia di Niigata), e il Miyama-nishiki (Provincia di Nagano). Il riso è lucidato per liberarlo dal grasso e dall’albumina, in modo che rimanga solo il cuore del chicco, ricco di amido. Più la grana è lucida, più il residuo di seimaibuai sarà basso e più il sake sarà fine. Come per il vino in Francia, ogni regione ha il suo sake. I sake prodotti nella regione del Tohoku sono particolarmente rinomati. Si adduce generalmente il clima più freddo e la qualità dell’acqua per spiegare l’eccellenza delle diverse annate. Al contrario nel sud, le Province di Kyoto e Nada (Kobe), storicamente le prime ad aver sviluppato metodi di produzione moderni per la fornitura della corte imperiale e grandi santuari, mantengono oggi un’alta tradizione legata alla conoscenza e ad un sapere antichi. A livello locale è la presenza di sorgenti e la qualità dell’acqua che permettono di fare la differenza. L’acqua, inoltre, è anche oggetto di una legislazione specifica che riguarda la sua origine geografica e la sua purezza.

Produzione di sake
Shochu, Awamori: è un distillato contenente in media il 30% di alcol. Comunemente ha tra gli ingredienti di base il riso, le patate dolci, il lievito e/o la canna da zucchero. È di solito servito miscelato ad acqua e ghiaccio, succo di frutta e acqua tonica o tè oolong. L’Awamori è la versione del shochu di Okinawa. Differisce dall’originale in quanto è prodotto a partire da riso di stile tailandese anziché giapponese e utilizza la muffa nera Koji indigena di Okinawa.

Chuhai: sono bevande al gusto di frutta con un grado alcolico che varia tra il 5 e l’8 percento. I gusti classici includono il limone, la pesca, il lime, il pompelmo e il mandarino. Ultimamente sono stati prodotte bevande al gusto ananas, nashi, e pera invernale. Disponibili ovunque in lattina.

Umeshu: prodotto a partire dalla macerazione di prugne giapponesi all’interno di Shochu o Sihonshu. Molto dolce, fruttato, l’Umeshu è molto apprezzato da chi è non molto avvezzo all’alcol. Comunemente prodotto in casa, è facilmente reperibile ovunque siano vendute bevande alcoliche. Di solito è servito on the rocks, mescolato con soda, o come Sawa Umeshu (Umeshu acida).

Umeshu
Vino: rispetto all'articolo precedente posso aggiugere che non è stato molto apprezzato in passato per via della sua scarsa tradizione in terra nipponica, ma, ultimamente, sta guadagnando popolarità soprattutto tra le donne. Generalmente è importato dalla Francia, dall’Italia, dagli USA e dall’Australia anche se, poco alla volta, si sta sviluppando una fiorente industria domestica. I vini locali più famosi sono prodotti nella Prefettura di Yamanashi.

Altri distillati: il whisky è forse la bevanda occidentale più popolare in Giappone e spesso viene servito “on the rocks” o miscelato con acqua e ghiaccio. Bevande a base di Gin e vodka sono molto di moda nei bar, nei ristoranti e nei tipici Izakaya.

Yakitori restaurant (izakaya) in Ota

Arte e vino a Roma: I vini dell’Imperatrice. La cantina di Joséphine alla Malmaison


Ancora arte abbinata al vino. Questa volta vi propongo una interessante mostra al Museo Napoleonico di Roma dove tra preziosi calici per lo champagne, bicchieri per acqua e vino, caraffe, rinfrescatoi, etichette e bottiglie sono in mostra “I vini dell’Imperatrice. La cantina di Joséphine alla Malmaison (1800– 1814)” che, dopo la tappa parigina e quella svizzera, é stata presentata stamattina al Museo Napoleonico di Roma.


L’esposizione promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale – Museo Napoleonico, realizzata in collaborazione con la Réunion des musées nationaux, il Musée national des Châteaux de Malmaison et Bois – Préau e il Musée Napoléon Thurgovie, château et parc d’Arenenberg, è a cura di Maria Elisa Tittoni e Giulia Gorgone, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. 

L’idea della mostra nasce dalla lettura dell’inventario, redatto nel 1814 dopo la morte dell’imperatrice Joséphine – prima moglie di Napoleone – nel quale è descritto il contenuto della cantina della Malmaison, dove erano custodite oltre 13.000 bottiglie. La lista dei vini offerti agli ospiti in visita al castello comprendeva un’incredibile quantità di diversa provenienza geografica. I migliori vini di Bordeaux, di Borgogna e di Champagne trovavano posto accanto ai vini del Languedoc-Roussillon, della penisola iberica, a vini italiani come il Picolit , il vermouth e il rosolio. La presenza del rhum e di “liquori delle isole” rimanda alle origini creole di Joséphine. 


La mostra vuole anche analizzare l’evoluzione, in epoca imperiale, della produzione vinicola e della sua commercializzazione grazie ai progressi dell’industria vetraria che incidono soprattutto sul perfezionamento della forma delle bottiglie.


Varie tipologie di bicchieri e di calici, esposti accanto a secchielli da ghiaccio, rinfrescatoi, coppe per il punch in cristallo e in argento, esaltano, grazie alla loro eleganza, la raffinata arte del ricevere e testimoniano i progressi tecnici della cristalleria francese facendo conoscere altresì l’evoluzione delle abitudini a tavola all’indomani dell’epoca rivoluzionaria. Una serie di oggetti posteriori all’Impero mostra le trasformazioni cui andarono incontro le produzioni di cristalleria, le tecniche di imbottigliamento e di etichettatura durante la prima metà del XIX secolo e fino all’alba del Secondo Impero.

Saranno esposti 148 oggetti legati alla cultura del bere e documenti provenienti dalle collezioni della Malmaison, di Fontainebleau, di Compiègne, dal Musée Louis-Philippe d’Eu, dal Musée Carnavalet, dal Musée des Arts Décoratifs, dal Musée National de Céramique di Sèvres, dalla Fondation Napoléon, dal Musée Napoléon Thurgovie, château et parc d’Arenenberg e dal Museo Napoleonico di Roma. In mostra anche materiali provenienti da collezioni private e dagli archivi di famose case di produzione vinicola come la Moët et Chandon.

Museo Napoleonico
 
Piazza di Ponte Umberto I, 1

Orari: martedì – domenica; ore 9-19. La biglietteria chiude 30 minuti prima; chiuso il lunedì.

Biglietto intero € 7 ridotto € 6: cittadini della comunità Europea di età compresa tra i 6 e i 25 anni e superiore ai 65 anni; cittadini residenti a Roma tra i 18 e i 25 anni; per le categorie previste dalla tariffazione vigente. 
Gratuito: sotto i 6 anni di età; cittadini residenti a Roma di età inferiore ai 18 e superiore ai 65 anni; per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Tutte le immagini qua: clicca 

Fonte: http://museiincomuneroma.wordpress.com

L'influenza mi tiene a letto e di vino non posso scrivere...


Week end terribile, una persona a me cara in ospedale ed io con una terribile influenza che mi bloccato a casa e impedito di andare al Salone del Gusto di Torino.
Sto talmente fuso che non riesco molto a scrivere per cui, per questi due giorni, metto on line un pò di notizie prese dalla Rete.


Emissioni: calcolo per bottiglie di vino
 
Per le emissioni può essere effettuato anche un calcolo per bottiglie di vino. In pratica si tratta di riuscire a comprendere la quantità di emissioni di anidride carbonica che viene immessa nell’atmosfera per ogni bottiglia di vino. Bisogna infatti tenere conto del fatto che le azioni dell’uomo hanno un impatto ambientale che varia a seconda dei casi e di cui nemmeno il settore della produzione del vino è immune da eventuali danni ambientali che possono essere provocati. L’idea di calcolare le emissioni relative alla produzione del vino è stata di un’azienda della provincia di Siena. 
 
 
Si tratta della Salcheto, che è riuscita a stimare il calcolo delle emissioni di anidride carbonica derivanti dalla produzione del vino secondo un rapporto di 1,83 Kg di CO2 a bottiglia. In particolare si è potuto vedere che il confezionamento delle bottiglie determina il 38% delle emissioni. Il trasporto delle bottiglie provoca invece il 26% delle emissioni, mentre il processo di coltivazione delle viti ne genera il 27% , soprattutto a causa dei concimi e dei pesticidi che spesso vengono impiegati per ottenere una produzione agricola migliore.
 
È da ricordare inoltre che una percentuale di emissioni di CO2 pari al 9% è determinato dalla fermentazione del vino. Questi sono i dati, che hanno l’obiettivo di far arrivare ad una maggiore consapevolezza riguardo al problema dell’inquinamento ambientale.
 
Naturalmente non basta questa consapevolezza per risolvere la questione dell’inquinamento. Occorre infatti mettere in atto specifiche strategie di intervento che mirino al raggiungimento della sostenibilità ambientale.
 
 

Tutte le stranezze delle etichette del vino - parte seconda


Ho avuto grandi soddisfazioni col precedente post visto che Wikio, per la rivista europea dei blog, mi ha tradotto l’articolo in cinque lingue. 
Perchè, allora, non fare il bis? Tanto di schifezze grafiche in giro ce ne stanno tante.
Iniziamo la carrellata con questa che ho chiamato “l’etichetta del Supereroe”!


Sulla retroetichetta, giuro, c’è scritto più o meno questo:”In un mondo di avidità e corruzione, un supereroe è emerso dal nulla, egli è in missione per salvare la reputazione della vera uva rossa americana. Il Comandante Zinskey ha il compito di trovare e salvare le viti di Zinfandel prima che il nemico White Zin(fandel) Supremicists sovverta il mondo. I cittadini però sono avvertiti, una nuovo nemico minaccia lo Zinfandel: i vigneti dei Merlot America Maniacs! Il Restate sintonizzati per scoprire le nuove avventure del Comandante Zinskey!".
Chi conosce uno psicologo bravo?
Proseguiamo con alcune etichette un po’ spinte. La prima è questa.


Ad una prima occhiata sembra la pubblicità di una marca di boxer ed invece è uno chardonnay americano che, sul retro della bottiglia cita testualmente:”Quando questa bottiglia verrà raffreddata Rude Boy si rivelerà a tutti”. Cosa scopriremo non lo so ma meglio non rischiare….

Per la serie “X Wine Files” ecco a voi l’etichetta extraterrestre. 


Sembra un classica etichetta di Chateau francese circondato da vigne ma…che succede? Dietro gli alberi spunta un UFO con tanto di raggi gamma. Dove è Mazinga??? 
Comunque nessuna paura, l’etichetta si ispira ad una legge francese del 1954 che vieta nel villaggio di Chateauneuf-du-Pape, Rodano, l’atterraggio di dischi volanti per evitare che questi creino danni ai vigneti circostanti. La pena? Una misera multa. Altro psicologo, please!

Questa etichetta, invece, non ha bisogno di troppo presentazione e si ispira al grande Luciano Pavarotti.


Evidentemente da quelle parti, siamo a Tulbagh, Sud Africa, ci sono molte rane canterine…forse troppo!

Infine, ecco un’azienda per erotomani del vino. Forse questi hanno capito tutto della vita, forse non si rivolgono ad un pubblico selezionatissimo, però ste etichette per me tirano…oh se tirano…


Avvertenza: per una cassa di vino, solitamente un blend di Cabernet/Zinfandel/Syrah, potete spendere fino a $450.

Troppo per un peep show!