Visualizzazione post con etichetta trentino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta trentino. Mostra tutti i post

Tre Bicchieri Trentino 2013 Gambero Rosso


Altemasi Riserva Graal 2004 - Cavit
Methius - Dorigati
Perlè Nero 2004 - Ferrari
Brut Riserva 2006 - Letrari
Aquila Reale 2006 - Cantina La Vis
Balter Riserva 2006 - Balter
Riserva del fondatore Mach - Istituto Agr. di San Michele
Ternet Teroldego "Schwarzhof" 2010 - Zeni
San Leonardo 2007 - Tenuta S. Leonardo
Fratagranda 2008 - Pravis

Cavit: chi ha paura dei grandi numeri?

Ultimamente, in  maniera casuale, nel mio "percorso di vino" ho incrociato alcune storiche cooperative sociali italiane come Dolianova, Colonnara e Cavit, una realtà, quest'ultima, da oltre 60 milioni di bottiglie, cifre che solo a pensarci fanno girare la testa e, a chi come me è amante del piccolo ed artigianale, pone le basi a più di un pregiudizio e qualche domanda. Questo post, simile ad una pagina di diario di una sera, vuole essere testimone di un cambiamento nel mio modo di vedere certe realtà perchè, alla fine, i numeri, i grandi numeri, non sono il male del vino italiano soprattutto se alla base ci sono persone che percepiscono la qualità come mezzo per rispettare territorio e consumatori.

Roma - Vinofòrum - ore 20.30
Sono entrato da pochi minuti e già vorrei andare via da questa manifestazione che non aggiunge nulla alla cultura del vino. Anzi. 
In lontananza scorgo lo stand della Cavit, c'è molta gente in fila per un bicchiere di quelle che, a distanza, sembrano bollicine. Malcelando una certa ritrosia mi son detto:"Ok, andiamo a testare, male che vada un Altemasi Trentodoc mi rinfrescherà in questa giornata di caldo romano".

Roma - Vinofòrum - ore 20.45

Col bicchiere in mano cerco qualcuno che mi spieghi il vino. Il sommelier è troppo occupato con le persone che gridano:"damme un bianco e un rosso!". 
Si avvicina amichevolmente Domenico Jacobone, uno dei responsabili dell'azienda presenti a Roma. Iniziamo a parlare, mi spiega la filosofia di Cavit,  il rapporto stretto e diretto con gli oltre 4.500 viticoltori associati a 11 cantine che rappresentanto il 60% della produzione vinicola trentina (circa 5.500 ha). Nelle sue parole non c'è volontà di vendermi bugie, non sono un grande cliente e non sa che sono blogger (per quello che conta). Cavit, nonostante le apparenze, è una famiglia allargata dove tutto sta cambiando o, forse, non è cambiato mai.

Roma - Vinofòrum - ore 21.15
 
Chiaccherando con Domenico, a cui si aggiunge dopo Stefano Pallaver (wine ambassador) emerge chiaramente la voglia di Cavit di andare oltre le produzioni di massa agganciate alla grande distribuzione che spesso e volentieri, numeri alla mano, servono a scardinare i mercati esteri sempre più competitivi. Oggi, i consorzi di "nuova generazione" come Cavit devono guardare anche oltre cercando di "orientare" una buona percentuale di produzione verso quei concetti di artigianalità e sostenibilità che fino a poco tempo fa erano ritenuti impossibili per queste realtà.
Cavit, infatti, aderisce da oltre venti anni al “Protocollo per una produzione viticola di qualità in Trentino” e sta investendo molto nel fotovoltaico e nel risparmio idrico ma, a prescindere da tutto, sta cercando di dare valore alla produzione enologica di qualità attraverso i suoi spumanti metodo classico linea Altemasi e, soprattutto, attraverso la progetto Masi Trentini in collaborazione con l'Istituto Enologico di S. Michele all'Adige.

Maso Toresella - Fonte:blog.enotourtrento.it

Roma - Vinofòrum - ore 22.00

Sono abbastanza confortato dalle parole di Domenico e Stefano ma, come San Tommaso, se non vedo (degusto) non credo. Inizia la batteria degli spumanti metodo classico.

Buon inizio con l'Altemasi Brut (100% chardonnay) che, con i suoi 15 mesi di affinamento sui lieviti ed un prezzo assolutamente concorrenziale, rappresenta un buon approccio al metodo classico italiano. 

Ovviamente, l'Altemasi Brut Millesimato 2008 (100% chardonnay) è di un altro livello, la maggiore complessità fornita dalla permanenza sui lieviti per 36-48 mesi, fa di questo Trentodoc uno spumante fragrante di crosta di pane con tocchi di cera d'api e soffi minerali. In bocca è beverino, sapido, intenso e per nulla banale. In enoteca costa 11 euro, molto meno rispetto a certi Charmat. Tanto per dire.

L'Altemasi Riserva Graal 2004 (70% chardonnay e 30% pinot nero) non lo scopro certo io, è la perla enologica Cavit premiata dalle migliori guide. Eì un metodo classico che non ha nulla da invidiare a marche e territori più blasonati, è un piccolo capolavoro di artigianale pazienza (per questa annata è rimasto sui lieviti 72 mesi) che mostra un profilo olfattivo che va dalla mela gialla alla susina per poi passare al miele, allo zenzero, all'agrume candito fino ad arrivare ad un minerale di rara eleganza. Bocca complessa, sapida, di grande freschezza e persistenza. Per 30 euro circa in enoteca è una bottiglia dall'ottimo rapporto q/p.



Roma - Vinofòrum - ore 22.30 

Appagato ma non sazio chiedo di degustare qualche vino della linea "I Masi Trentini" che, nelle parole dell'azienda, rappresentano veri e propri "cru" legati ad un territorio ben definito e particolarmente vocato alla produzione di specifici vitigni. Ecco la vera realtà di nicchia dell'azienda, poche migliaia di bottiglie che, nelle aspettative di tutti, dovrebbero rappresentare il meglio della produzione enologica Cavit.

Ho provato, in questo ambito, due vini particolarmente significativi: il Maso Toresella Cuvée e il Maso Cervara Teroldego Rotaliano

Il primo vino è un assemblaggio di uve sauvignon blanc, chardonnay, gewürztraminer e riesling provenienti da Maso Toresella, lago di Toblino, sede dell'azienda e del vigneto sperimentale. Naso molto sensuale di frutta, fiori e spezie dove, col tempo, è possibile capire nitidamente l'apporto che ciascun vitigno offre alla complessità del vino che, al sorso, risulta decisamente più "maschio" e sapido con bella persistenza nel finale.

Il Maso Cervara Teroldego Rotaliano rappresenta invece la massima espressione che il Teroldego può avere in Cavit, c'è molta polpa e sostanza in questo vino che non ha nulla da invidiare ad espressioni di altri celebrei vignaioli territoriali. Alla cieca farebbe la sua porca figura, credetemi.

Fonte: appuntidigola.it

Roma - Vinofòrum - ore 23.15

Esco da Vinofòrum diverso da quello che ero tre ore fa. Le dimensioni non mi fanno più paura, non devono...

Elisabetta Foradori sogno erotico degli appassionati di vino. O di Sandro Sangiorgi?


Ho già vari post su Elisabetta Foradori da pubblicare ma quanto letto su Porthos n°30 del 2008 mi ha fatto cambiare tutti i recenti "piani editoriali". 


Come non postare e condividere questo pezzo di letteratura enoerotica degna del miglior Boccaccio?

A quel tempo non sapevo chi fosse il Foradori che si celava dietro quell’etichetta minimale. Solo l’anno dopo sentì parlare di Elisabetta e non fu grazie al suo talento di produttrice.  
Un amico, per descriverne l’avvenenza fisica, il carattere, lo sguardo e il fascino coinvolgente, mi disse che, durante una visita in cantina, la sua fantasia era possederla lì, tra le barrique.[...]. 
Quando le raccontai l’episodio, durante l’intervista pubblicata su Porthos 1, Elisabetta mi disse che essere una “donna del vino” non era poi così complicato, la parte difficile non era tenere a bada gli occasionali spasimanti, quanto non farli sentire in imbarazzo di fronte alla sua intelligenza.

Capisco che Sangiorgi adori la verità assoluta e abbia un rapporto di amicizia di lunga data con la Foradori però.....non si possono scrivere ste cose.....daiiiiiiiiiii!! Nemmeno presso le caserme! 

O, magari, il Sandro nazionale ha riportato tra le righe il SUO sogno erotico?

Fonte: middlebury.edu

Tre Bicchieri Gambero Rosso 2012 Trentino


LA DISFATTA DEL TEROLDEGO

Bianco Faye 2008 – Pojer & Sandri
Fratagranda 2007 – Pravis
San Leonardo 2006 – Tenuta San Leonardo
Trento Brut Altemasi Graal Ris. 2004 – Cavit
Trento Brut Domini 2007 – Abate Nero
Trento Brut Methius Ris. 2005 – Dorigati
Trento Brut Ris. 2005 – Balter
Trento Brut Ris. 2006 – Letrari
Trento Extra Brut Perlé Nero 2005 – Ferrari

Eugenio Rosi e il marzemino in evoluzione


Penetrare nel mondo di Eugenio Rosi significa privarsi di certezze inconfutabili ed entrare in una sorta di caos calmo formato da vigne in affitto la cui uva verrà fatta fermentare in una cantina di terzi dalla quale partirà il vino che andrà ad affinare in un altro locale, un vecchio palazzo del ‘400 a Calliano con tanto di affresco del ‘500, anche questo preso in locazione. Finito qui? No, perché la sua idea è di spostare qualche pezzo a Volano dove vive con Tamara, sua moglie.

L'affresco del 1500
Questa sorta di puzzle enologico comincia a prendere forma e sostanza appena lasciamo la macchina in cima alla collina che domina i vigneti di marzemino in località Ziresi: da quel momento in poi le parole di Eugenio Rosi e il territorio della Vallagarina si fondono creando solo sicurezze contadine e vecchie verità da scoprire. E cominci a capire…


In vigna Rosi applica un’agricoltura naturale priva di troppi tecnicismi e forzature ed è per questo che, ad oggi, pur essendo incuriosito dal filosofia biodinamica, si professa un biologico col solo obiettivo di dar vita ad un vino migliore. 
Migliore e non diverso” mi ripete, “voglio distinguermi per un grande vino e non per un vino fuori dagli schemi”.


In terra di marzemino questa ricerca è ovviamente partita con l’uva con la quale è cresciuto e che, pertanto, conosce meglio. “Non ce la facevo più a bere prodotti banali che nemmeno mio padre era in grado più di riconoscere”, mi dice con voce ferma e fiera.
Il 1999 è l’anno zero. Si licenzia dalla cantina sociale per la quale lavorava, si sposa, prende un fazzoletto di vigna in affitto dal padre ed inizia la sua rivoluzione culturale.
Si introducono i filari abbandonando la vecchia concezione di pergola trentina, si ritorna alle fermentazioni naturali, all’uso del legno di ciliegio e, sulla base di come erano vinificati alcuni vecchi Marzemino di Avio degli anni ’70 (di cui custodisce ancora qualche bottiglia) si introduce l’appassimento dell’uva in fruttaio per colmare le possibili carenze di maturità del marzemino in una zona fredda come questa.

Entrata cantina
Eugenio ci fa accomodare nella sua cantina di affinamento e ci apre qualche bottiglia tanto per farci testare con mano o, meglio, con bocca il risultato di questa sua “eccentricità” che, lo anticipo subito, dimostra come il marzemino targato Rosi acquisti col tempo eleganza e complessità. Alla faccia del “vinello” da bere subito…

Il Marzemino Poiema 2003 è ricco, complesso, dotato di spalle larghe ma, al tempo stesso, dotato di una agilità da atleta olimpico che allunga la falcata seminando gli avversari quasi avesse le scarpe alate.


Il Marzemino Poiema 2008 parte con note di ciliegia e viola ma subito vira verso accenni più maschi di spezie nere, erbe medicinali e liquirizia. In bocca è equilibrato, dinamico, persistente e con buona corrispondenza degli aromi col naso.

Il Marzemino Poiema 2009 somiglia molto al precedente anche se, a mio giudizio, l’annata ha quel tocco di “ciccia” che rende la beva più piena ed intensa.

Il Marzemino Poiema 2010, campione da botte, è un vino che entra in bocca “facendo a sportellate” e marciando inesorabile all’interno del nostro cavo orale. A Roma si direbbe un vino quasi coatto ma, alla gioventù, se poi diventa quel tipo di adulto, si perdona (quasi) tutto.

Cari produttori di vino, per favore, controllate la vostra posta elettronica


Buongiorno, sono Andrea Petrini, wine blogger di Percorsi Di Vino (http://percorsidivino.blogspot.com).
Il prossimo 16 Luglio sono in Trentino e vorrei passare da voi per redigere un articolo sulla vostra azienda. In particolar modo
mi piacerebbe visitare i vigneti e la cantina per predisporre un quadro a 360° della vostra filosofia. Porterei con me anche una piccola videocamera.Sperando in un vostro riscontro porgo distinti saluti.

Questo che vedete è il testo di alcune email che ho spedito una decina di giorni fa ad alcune importanti aziende del Trentino che vorrei visitare tra un paio di settimane.
Se pensate che abbia l'agenda piena di appuntamenti, però, vi sbagliate di grosso perchè, e lo sottolineo amaramente, nessuno dei produttori a cui ho mandato comunicazione mi ha risposto.
Non mi sembra di essere stato invadente o scortese, ho solo chiesto la cortesia, con molti giorni di anticipo, di visitare vigneti e cantine che, data la distanza da Roma, difficilmente avrò occasione di frequentare a breve termine.


In un mondo dove internet sta diventando fondamentale per le relazioni umane, o oltre che di affari, trovo incredibile che questi (grandi) produttori con tanto di sito web all'ultima moda e dipendenti vari non abbiano avuto modo di scaricare la mail aziendale. 

Oppure la leggono e non vogliono rispondermi? Ancora peggio...

Se così stanno le cose, e non penso che queste aziende siano le uniche che si comportano così, in Italia c'è ancora tanto da fare perchè l'appassionato va tutelato e non evitato.

Slawka, Davide e Pamela avete ancora tanto lavoro davanti...

Ultim'ora: un addetto al ricevimento dopo un mese mi ha risposto!!

Fonte: Italiaatavola.net

La retorica di Natale tra spumante e champagne!



Ogni Natale, ogni fine anno sempre le stesse parole, la stessa retorica.

" Non e' vero che lo Champagne scorre come un fiume in piena ".

" Non e' vero anche perche' da noi e nel resto del mondo ad averla vinta e' lo Spumante italiano ".

" E' a Natale, e' a Capodanno che chiunque puo' capire cosa contano l'agricoltura italiana, l'agroalimentare italiano, in particolare il vino italiano ".

" Il nostro Spumante vince la sua corsa contro lo Champagne. Siamo primi nelle bollicine e, se ci fosse piu' sostegno da parte di Parlamento e Governo, probabilmente anche il Pil andrebbe meglio. Comunque, senza ironia alcuna, ironia che non avrebbe senso, l'agricoltura italiana fa gli auguri al Ministro Tremonti e a ogni cittadino che vive in un Paese dove dalle mie parti si vendono tra Prosecco Docg di Valdobbiadene Conegliano e Prosecco Doc, cioe' il Prosecco Nordestino, piu' di 150 milioni di bottiglie. Auguri e grazie a tutti i nostri produttori di Spumante, dall'Alto Adige e Trentino alla Lombardia, al Piemonte, al Veneto e al Friuli Venezia Giulia ".

Caro Galan, sicuramente i produttori delle Regioni sopracitate ti faranno gli auguri ma, da buon Ministro, perchè dimenticare chi fa una grande spumante nelle altre parti di Italia? Sai che esiste in Puglia un grande spumantista come D'Araprì? Sai che esiste Mottura nel Lazio che fa un grande spumante metodo classico??

E poi, due palle con sta sfida spumante contro champagne!!!

Evvia la retorica!!

Alla scoperta delle "Terre da Cabernet" con Tenuta San Leonardo, Castello del Terriccio, Montevetrano e Tasca d'Almerita


Lo scorso 8 Ottobre a Roma, nella splendida dimora di Palazzo Taverna, il  mondo del vino è andato controtendenza celebrando il principe dei vitigni alloctoni: il Cabernet.
Quattro storiche aziende italiane, la trentina Tenuta San Leonardo, la toscana Castello del Terriccio, la campana Montevetrano e la siciliana Tasca d’Almerita hanno dato vita ad un progetto comune, denominato “Terre da Cabernet”, con l’intento di mostrare al pubblico quanto di buono c’è in questo vitigno col quale, già negli anni settanta e ottanta, ha permesso loro di creare vini dalla grande personalità e territorialità.
L’iniziativa è stata presentata a Roma dal Professor Attilio Scienza, tra i massimi esperti al mondo in materia di vitivinicoltura, che ha raccontato come il Cabernet, quello che Secondat Montesquieu definiva “il vitigno perfetto” già nel 1785, sia il figlio di Cabernet franc e di Sauvignon blanc.

 

Dopo essersi affermato in Francia attorno al 3° secolo d.C. a seguito della ripresa della coltura della vite voluta da Probo, il Cabernet arriva ufficialmente in Italia per la prima volta nel 1820, importato dal C.te di Sambuy, che lo pianta in una sua proprietà nei pressi di Marengo, nei quali i suoli era molto simili a quelli del Medo. Il vino ottenuto venne denominato dapprima Castelceriolo e poi Marengo.
In Piemonte il M.se Leopoldo Incisa della Rocchetta introduce questo vitigno nel 1860 nella sua collezione ampelografica di Rocchetta Tanaro e scrive testualmente “…è un vitigno di robustezza ordinaria, ma vigoroso, che ama un terreno più fertile del Cabernet franc e dà ogni anno una produzione uniforme. L’uva ha un sapore distinto, ma un po’ aspretto. Il vitigno è da ritenersi fra i più pregevoli e degni di essere propagati”.
In Toscana nei vigneti del duca Salviati i primi vigneti di Cabernet sauvignon furono piantati nel 1873, anche attraverso il matrimonio con cui una nobile francese e forse da queste viti venne prelevato il materiale di propagazione utilizzato per creare i vigneti di Sassicaia dal M.se Mario Incisa della Rocchetta.
Inizia il mito italiano del Cabernet, un viaggio che, nel corso del tempo, ci ha condotto fino ai giorni nostri a Palazzo Taverna dove San Leonardo, Lupicaia, Montevetrano, Tasca d'Almerita ci hanno presentato i loro gioielli da “Terre da Cabernet”.


Si parte con i vini più giovani e Anselmo Guerrieri Gonzaga, coadiuvato dal sommelier Andrea Gori, ci presenta il suo San Leonardo 2005, un vino che da subito si esprime sulle caratteristiche intrinseche del vitigno fornendo aromi vegetali (peperone su tutti) a cui seguono odori di spezie nere, fragola, mirtillo, cuoio, anice e una fantastica nota balsamica che infonde freschezza a tutto il contesto. Al palato è raffinato, ampio, ha un tannino ricamato e una acidità ancora vispa. Chiusura vegetale e di liquirizia. Il San Leonardo 2001, presentato successivamente, incanta per eleganza e profondità. Davvero una grande versione e il miglior vino della giornata.


Scendiamo più a sud e Pucci Rossi ci presenta il suo Lupicaia 2005. Altro clima rispetto al Trentino, in queste terre da cabernet c’è tanto sole e mare e, rispetto al San Leonardo, il vino si presenta più cupo, austero, con una nota vegetale meno avvertibile mentre salgono in cattedra gli aromi minerali, di macchia mediterranea e frutta nera. Al gusto è chiuso, manca la nota fresca che invita alla beva ripetuta. Chiude su note di eucalipto e di frutta di rovo. Il Lupicaia 2001, nonostante sia sicuramente più complesso e godibile del precedente, non mi fa strappare i capelli mancando, per me, di quella spinta emozionale propria dei grandissimi vini.


Scendiamo in Campania da Silvia Imparato. Il suo Montevetrano 2005 è il vino più chiuso e ritroso di tutta la batteria e, alla cieca, non lo collocheremmo certo al sud d’Italia. Solo col tempo, pazientemente, si riescono a percepire sensazioni di humus, ginepro, chiodi di garofano, frutta di rovo matura e un leggerissimo peperone. Al palato la piccola percentuale di aglianico del vino si fa notare fornendo con una beva scalpitante caratterizzata da un tannino marcato e da un alcol ancora perfettamente da integrare. Lungo il finale. Il 2001 risulta più evoluto al naso dove si evincono nette note di torrefazione e cannella. Palato più aggraziato, fresco e persistenza infinita.


Ci spostiamo all’interno della Tenuta Regaleali di Tasca d’Almerita che per prima, già nel lontano 1984, ha creduto ad impiantare in Sicilia il Cabernet Sauvignon.
Il millesimo 2005 del loro omonimo vino si esprime da subito su sensazioni di mora di rovo, bacche di mirto, toni vegetali, il tutto all’interno di un quadro olfattivo più dolce e morbido dei precedenti colleghi. Bocca simile al San Leonardo per setosità tannica e bevibilità, manca forse un guizzo di freschezza e di armonia. Rispetto alla precedente annata il Cabernet Sauvignon 2001 mi è parso più minerale e meno vegetale/fruttato, una versione più austera che si riflette anche al palato dove la sensazione ferrosa non ti lascia nemmeno nel lungo finale.


Ultima nota: Terre da Cabernet è un progetto che guarda anche alla solidarietà visto che uscirà un prezioso cofanetto, in 500 esemplari, contenente i quattro Cabernet delle quattro cantine, che sarà venduto sul mercato al prezzo di 250 euro per raccogliere fondi per Wine For Life.

Alla prossima!


Qualche sorso di Spumante TRENTODOC, il metodo classico che sa di montagna


Pisoni Trento Doc Riserva 2005: da una famiglia di grandi distillatori non ci si aspetta un prodotto di questa qualità. Ottenuto dalle uve Chardonnay e Pinot nero, lo spumante ha un naso molto pulito, giovanile, si apre su note fresche di mela e agrumi per terminare la sua parabola olfattiva su cenni di tostato e frutta secca. Bocca di grande tensione, il pinot nero offre struttura mentre lo chardonnay dona la giusta morbidezza gustativa. Ottima la persistenza finale.

Cantina d’Isera Trento Doc Riserva 200
5: piccola grande realtà cooperativa trentina che ha compiuto nel 2007 i suoi “primi” cento anni. 100% chardonnay maturato sui lieviti per oltre 38 mesi, questo spumante ha un naso maturo, di mela cotogna, frutta tropicale appassita, lievito di birra. In bocca è pulito, nitido, con buona corrispondenza al naso anche se la persistenza finale non fa impazzire.

Vetrari Trento Doc Riserva 2005
: Frutto del terroir della Vallagarina, questo spumante è ottenuto Pinot Nero (in prevalenza) e Chardonnay con una permanenza sui lieviti di almeno 36 mesi. Al naso è di bella complessità, odora di biscotto, lievito, frutta gialla, crema pasticcera, nocciola, erbe alpine. Al palato è pieno, rotondo, tornano le note cremose e la vena fruttata. Ottima persistenza.

Zeni Roberto Trento Doc Riserva Maso Nero 2004: Roberto Zeni produce questo spumante con la passione di un artigiano, nella sua azienda i numeri si fanno col teroldego e il metodo classico per il vignaiolo rappresenta solo uno sfizio, un prodotto che anzittutto deve piacere a lui, il miglior cliente di se stesso. Fresco, elegante, armonico, questo spumante ha un naso dolce, di croissant, crema alla vaniglia, frutta dolce, spezie orientali. In bocca non si siede, c’è tanta freschezza e progressione. Ottima persistenza. Sboccato nel 2009.

Maso Martis Trento Doc Riserva 2004
: chardonnay e pinot nero opportunamente spumantizzati danno vita ad un prodotto di grande personalità ed intensità che offre sentori di fiori gialli, vaniglia e agrumi canditi. Al palato colpisce la grande vena acida del vino derivante da un terreno prettamente calcareo. Di grande futuro.

Abate Nero Trento Doc Riserva 2004
: Chardonnay, pinot nero e pinot bianco sono gli ingredienti principali di questo spumante che, anno dopo anno, mi piace sempre di più. Perlage sottile e persistnte, al naso è ricco, pulito, intenso, con le sue note di mela, confettura di albicocche, miele millefiori, pane sfornato. Bocca di grande freschezza e fragranza, ha un finale morbido, equilibrato e di fine persistenza.

Metius Trento Doc Riserva 2004
: Perlage fine e persistente per questo spumante dalla componente aromatica matura e di grande classe. Si percepiscono le note di mela golden, frutta tropicale, caffè, erbe aromatiche alpine. Al sorso ha nerbo e struttura, tornano le note tostate, quasi cremose, che preludono ad una persistenza molto lunga e di grande finezza. Il Metius è 60% chardonnay e 40% pinot nero.

Balter Trento Doc Riserva 2003
: un finissimo perlage dorato e di grande vivacità prelude ad un quadro aromatico di grande complessità: aromi di agrumi canditi, cioccolato bianco, vaniglia, miele, fiori alpini. In bocca è cremoso, di grande polpa, nonostante sia un 2003 non si sente alcuna nota sovramatura. Chiusura elegante dai toni di mela golden e di soffusa mineralità. Da bere e ribere.


Quello che non sapete di Tenuta di San Leonardo

Venerdì sono stato in Trentino per visitare un’azienda che amo e che, come vedrete, amerò ancora di più dopo averla girata in lungo ed in largo. Sto parlando di Tenuta San Leonardo.

Ospite di Anselmo Guerrieri Gonzaga, con Stefania ed altri due amici, abbiamo potuto scoprire un’oasi dove non solo si beve gran bel vino (e dopo parlerò della nuova etichetta) ma, soprattutto, un luogo dove si ricerca, si coltiva e si valorizza la memoria. Già, perché la tenuta traspira storia da ogni mattone, da ogni suo granello di terra, da ogni vigna.

Il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga e, successivamente, Anselmo hanno ricercato e valorizzato il loro passato che, peraltro, è la storia di un territorio e della sua gente: come scrive il sito internet aziendale, le prime testimonianze della Tenuta risalgono al 900 d.C., quando il vescovo di Verona Nokterio concesse in usufrutto al Vescovo di Trento alcune terre da lui possedute in Val Lagarina, boschi, prati e vigneti ubicati nel sito di Sarnis. Furono però, tre secoli dopo, i Frati Crociferi (un ordine assai diffuso in Europa, che rimase a San Leonardo sino al 1656) ad incrementare e a dare uno sviluppo moderno alla coltura della vite nel loro monastero. Nel corso dei secoli la Tenuta è stata teatro di numerosi episodi storici: nel corso delle due guerre mondiali, ad esempio, San Leonardo ospitò dapprima il Comando del XXIX Corpo d'Armata italiano ed è proprio qui che l'Austria formulò la richiesta d'armistizio. Durante la seconda guerra mondiale, inolltre, San Leonardo fu sede della sezione del Controspionaggio del Comando superiore tedesco sul fronte italiano.

Quello che mi ha sbalordito è l'assenza di boria in tutto questo, c'è solo la consapevolezza di un grandissimo patrimonio che vuole essere condiviso con tutti noi grazie alla costituzione del museo etnografico della civiltà contadina, una organica raccolta di testimonianze ed oggetti della civiltà contadina nell'area della bassa Vallagarina e dei Campi Sarni, un ricco archivio agricolo "dal 1500 al 1960" relativo all'azienda e alla storia della famiglia dei marchesi Guerrieri Gonzaga, proprietari e viticoltori a San Leonardo sin dal XVIII secolo, con un particolare interesse per la figura della marchesa Gemma Guerrieri Gonzaga nata de Gresti di San Leonardo, che nel 1916 svolse un'opera meritoria per favorire il rimpatrio dalla Russia e dalla Siberia di dodicimila prigionieri trentini, triestini e istriani, soldati dell'esercito austro-ungarico, detenuti in oltre cento campi di concentramento in Siberia.

La storia, la bellezza dei vigneti e delle cantine della Tenuta, la grande coesione, l’eleganza e la cordialità delle persone di San Leonardo, la splendida cappella fondata nel 900 d.C., sono tutti ricordi, solide certezze, che mi hanno permesso e mi permetteranno nel tempo di avere una concezione a 360° del loro vino, solo in questo modo potremmo apprezzare e capire appieno cosa si cela dietro bicchiere di San Leonardo o di Terre di San Leonardo…….

C’è un novità infatti: a Merano è stato presentata la nuova etichetta aziendale, un classico taglio bordolese frutto di un attento assemblaggio delle uve della Tenuta. "Terre" ricalca le orme del suo fratellone maggiore nascendo dal medesimo terroir.

Un second vin in stile puramente francese che non vuole avere la stessa eleganza e complessità del San Leonardo ma che, invece, risulta estremamente bevibile e di grande immediatezza. Un vino quotidiano, costando meno di 10 euro, che vorrei avere sempre nella mia tavola, una sorta di anticipo di quel godimento edonistico che è stato il San Leonardo 1996, gentilmente offertomi da Anselmo, e che con i miei amici ci siamo bevuti anzi, sgargarozzati, alla Casa del Vino.

A presto.

P.S.: mi son scordato di dire una cosa: sia Carlo che Anselmo Guerrieri Gonzaga, oltre al patrimonio culturale del territorio, tengono moltissimo a preservare i loro boschi, le loro piante, i loro fiori, grazie a progetti di salvaguardia mirata di tutto il micromondo San Leonardo.

Voglia di bollicine,? Abate Nero!

Con questo caldo non avete voglia di bere un bellissimo spumante, magari un TrentoDoc?
La scelta di Percorsi di Vino, questa settimana, è andata ad una piccola cantina trentina, Abate Nero che, nel suo nome, evoca la figura dell’abate francese ritenuto il “papà” dello Champagne. Ma qua non siamo in Francia, ci troviamo in Italia, nello splendido Trentino, e la sfida ai cugini d’oltralpe è partita tempo fa dall’impegno di un gruppo d’amici, tutti legati al comparto agronomico e del vino, decisi ad elaborare delle “bollicine” di ottima qualità ma di grande originalità, indiscutibili esempi del TrentoDoc. La prima “cuvèe” viene assemblata quasi per gioco, per provare l’ebbrezza di far rivivere un vino in bottiglia. Il risultato? Un successo tanto che la sfida s’è trasformata in una gioiosa impresa produttiva.
Il carattere originario però è rimasto identico: produzione artigianale, rispettosa dei dettami della spumantistica classica, massima cura di ogni fase, a partire dalla cernita delle uve destinate ai “mosti base”, quelli che consentiranno al vino di rifermentare lentissimamente in bottiglia. E trasformarsi in Abate Nero. La pazienza qui è di casa. Il vino riposa sui lieviti “per la presa di spuma” molto più a lungo del solito. Non stupitevi, dunque, se in etichetta trovate date che risalgono a vendemmie di qualche lustro addietro. Ogni fase è manuale, per un controllo diretto di ogni singola bottiglia. Solo in questo modo l’Abate Nero raggiunge il suo fascino, uno charme che soprattutto il TrentoDoc Brut Riserva Cuvée dell’Abate pare avere incastonato nel suo DNA visto che, tutte le volte che l’ho degustato, mi ha davvero incantato.
Il millesimo 2003 non tradisce le aspettative, già appena si versa nel bicchiere si può subito notare l’eleganza della spuma e la finezza del perlage. Al naso è molto fresco, intenso, si percepiscono note di frutta bianca e un bouquet di fiori di montagna che ci rimanda con la testa alle rigogliose valli trentine dove lo Chardonnay, il Pinot Nero e il Pinot Bianco vengono piantati per dare origine a questa cuvée. Qualche sbuffo minerale esce alla distanza man mano che la temperatura del vino aumenta.
In bocca lo spumante mostra tutta la sua stoffa e la sua eleganza con una bocca di grande spessore, profondità ed eleganza. Ottima la scia finale che ancora una volta richiama i fiori bianchi, specialmente il giglio e la margherita, e una garbata mineralità.

Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 14.00. Tenuta San Leonardo

Era da molto tempo che io e Anselmo Guerrieri Gonzaga dovevamo vederci e il Vinitaly è stata la giusta occasione per questo speciale incontro. Per me che sono un fan sfegatato del "suo" taglio bordolese arrivare allo stand della Tenuta San Leonardo ed essere trattato da “vecchio amico” è stata una grandissima emozione, lo ammetto.
Con Anselmo parliamo un po’di tutto, discutiamo di vino, di wine blog (a proposito lui è un affezionato di Percorsi di Vino ma non ditelo a nessuno…), del caos del Vinitaly, della visita in azienda che prima o poi dovrò fare. L’atmosfera è molto cordiale, rilassata, mi sento “quasi” a mio agio.
Il tempo a disposizione è poco, c’è tanta gente che vorrebbe parlare con lui, lo stand di Tenuta San Leonardo devo ammettere che è un via vai di importatori, distributori, giornalisti e semplici appassionati. Nessuno, e dico nessuno, viene snobbato, tutti hanno il loro piccolo/grande spazio per poter bere o, semplicemente, per poter parlare con qualcuno dell’azienda.
Decidiamo di aprire le danze e subito ci viene versato nel bicchiere il Villa Gresti 2004, ottimo rosso “base” dell’azienda da uve Merlot (90%) e Carmenère (10%). Di un rosso rubino intenso, il Villa Gresti è un vino che fin dalla prima olfazione fa presagire che si è di fronte al frutto di una annata molto importante in Trentino. Tutto è estremamente pulito, elegante, i profumi sono intensi e complessi e spaziano dal ribes al mirtillo, dalla peonia alla violetta, dal tabacco da pipa al cioccolato al latte. Palato di grande equilibrio dove la tannicità evidente e ben sorretta dall’alcol e da una soave morbidezza donata dal sapiente uso del legno (un anno di barrique di rovere francese). Finale avvolgente e persistente.
Arriva il San Leonardo 2004, Anselmo mi aveva avvertito che era “grande” ma la realtà stavolta ha superato le mie aspettative. L’ho sempre detto e l’ho sempre sostenuto, il vino è spesso l’espressione del produttore e se conoscete Carlo ed Anselmo Guerrieri Gonzaga non potete non ritrovare nel loro taglio bordolese la stessa classe che li contraddistingue. Il San Leonardo 2004 stupisce fin da subito per la grande eleganza e la raffinatezza che trovo fin dal colore, un rubino non particolarmente carico che strizza l’occhio alla Francia e che nel bicchiere, rotazione dopo rotazione, ti inebria con profumi di ribes nero, mora di rovo, scorza di arancia, marasca, pepe, humus, cuoio, tabacco, cacao, liquirizia e la solita, grande e inconfondibile nota mentolata, caratteristica ormai imprescindibile di ogni grande San Leonardo. Al palato rivela un bel carattere, con tannini di ottima fattura e una vena acida che bilanciano egregiamente le morbidezze del vino. Chiude su ritorni di frutta di rovo e sottobosco. Non oso immaginare cosa potrà diventare questo vino tra 5/6 anni. Un monumento.
Chiudiamo il nostro piacevole incontro con altri due grandi annate di San Leonardo: 2001 e 1999.
Il millesimo 2001 è sicuramente quello che ad oggi preferisco, raffinato, complesso e potente allo stesso tempo. Naso su note di frutta di rovo matura, erbe medicinali, spezie nere e la classica nota mentolata. In bocca ha grande struttura, perfettamente centrato su morbidezza, freschezza e sapidità. Chiude con grande persistenza su ricordi fruttati.
Il San Leonardo 1999, di un rubino tendente al granato, ha un naso dominato ancora una volta da note di eucalipto seguite da lievi tocchi di minerale, tabacco e prugna. Alla gustativa il vino è ricco, polposo, con un tannino ancora non del tutto domato. Nonostante l’età, al palato, sembra più giovane del millesimo precedentemente descritto. Chiude di media persistenza su ricordi minerali.

My first post in English. San Leonardo 2001 - Tenuta San Leonardo

Tenuta San Leonardo is an ancient walled settlement in the province of Trento. It extends to almost 300 hectares of what was once a medieval fief. Approximately 20 of these hectares are planted to vine on fairly loose-packed hillside soil. The vines face north-south at between 150 and 200 metres above sea level. Higher up, Cabernet Franc and Cabernet Sauvignon are grown on sandy soil while Merlot has found a welcoming home on the pebbly soil slightly lower down.
The vine training systems vary, some of the vine stock is trained over the traditional "pergola Trentina" trellises and the rest is pruned to the modern, rational Guyot system, which is less productive but more suitable for producing wines with good concentration. Tenuta San Leonardo was the first estate to introduce the Guyot system of cane pruning into the province of Trento. The age of the vines ranges from 10 to 25 years and planting densities vary from 4,000 to 5,500 vines per hectare. Known to the world as San Leonardo, the best quality wine of the estate is a Bordeaux blend: 60% Cabernet Sauvignon, 30% Cabernet Franc and 10% Merlot. The three grape varieties are fermented and matured separately. During the early months this takes place in large stainless steel tanks followed by 24 months in new and used French barriques. The proportions of the blend are decided only after rigorous sample tasting, barrique by barrique. The wine needs about one year of bottle ageing before release onto the market.

2001 is my preferred vintage. This wine is pure aristocratic elegance, it is the pure expression of Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga. San Leonardo shows a deep ruby red color and nuances of garnet red, with a little transparency. The nose reveals intense, clean, pleasing, refined and elegant aromas that start with hints of blackcurrant and black cherry followed by aromas of vanilla, violet, blueberry, licorice, chocolate, sweet pipe tobacco and eucalyptus. With extraordinary purity, full body, and remarkable freshness, elegance, and persistence. This is one of the finest wines ever made by this estate. It will be drinkable at a young age, but will evolve over three decades or more.

Tempo di merlot in competizione. Tutti contro Petrus e Masseto, ma è vero gloria?

Da alcuni giorni sto ricevendo notizie di una serie di competizioni enologiche, sia nazionali che internazionali, che hanno per oggetto i vini a base merlot. Dando uno sguardo ai premiati delle passate edizioni mi convinco sempre più che si tratta di concorsi "secondari" o comunque atti a dare risalto a prodotti che spesso sono un pò bistrattati o, meglio, ignorati dallla grande critica enologica. Che valenza hanno questi concorsi? Che spessore può avere il vincitore di un concorso di merlot italiani quando vini come il Masseto non sono in gara? Sono solo domande che mi pongo pur riconoscendo la grande bontà dei vini partecipanti.
Tornando alla cronaca pura, da ieri fino a domenica prossima si terrà in Trentino, precisamente nella città di Aldeno, la Mostra Merlot di Italia http://www.merlotditalia.it/ che tra i vari vincitori annovera il Sante Rosso 2006 Merlot Piave Doc dell'azienda agricola Cecchetto come miglior merlot d'Italia 2008.
Ne avete mai sentito parlare? Io nella mia ignoranza non lo conoscevo per cui sono andato a spulciare qualche notizia in più scoprendo che il vino viene prodotto solo nelle migliori annate e sviluppa un concetto moderno ed attuale: la tracciabilità delle uve (articolo 18 Reg. CE N. 178/02). L'azienda ha censito ogni pianta di ciascun filare, ha registrato il sesto d’impianto di ogni appezzamento dei 49 ettari di vigneto e ha annotato ogni fase di lavorazione in appositi registri. La favorevole annata 2006, ha permesso di individuare nel vigneto Largoni alle particelle 97-98-125, 14 filari delle migliori uve Merlot selezione 181, che lasciate surmaturare sono state raccolte a mano e vinificate con particolare cura. Interessante, no?
Altro concorso supermegascoppiettante che promette grandi sorprese sarà il Mondial du Merlot http://www.mondialdumerlot.com/ che si terrà per la prima volta a Lugano il 15 e 16 novembre 2008. Il concorso premierà, secondo loro, l’eccellenza dei produttori di Merlot di ogni parte del mondo. Tra le finalità più importanti del concorso, vi sono quelle di mettere in evidenza le qualità e le diversità del vitigno Merlot, di offrire ai produttori l’opportunità di confrontarsi, diventare un osservatorio privilegiato delle tendenze del settore e di essere un punto di riferimento serio per i consumatori.

Sono già in stato ansioso per conoscere il nome del vincitore o dei vincitori. Pensate che sarà Petrus? ahahahaha

Verticale storica di S.Leonardo: l'eleganza nel bicchiere

Ve lo dico subito, questo post non è obiettivo. Volete sapere perché? Semplice, andrò a descrivere una pura emozione, una emozione di tipo enoico che solo il S.Leonardo può darmi. Quindi, se volete sapere perché questo vino è il mio preferito, continuate a leggere, altrimenti…..

La Tenuta S. Leonardo si trova in Trentino, a metà strada tra i paesi di Masi e di Borghetto, nel cuore della Vallagarina, area che da Castel Beseno sopra Rovereto si estende verso sud sino a Borghetto, e compone una piccola comunità organica cementata da forti ragioni storiche, culturali ed economiche, posta nella parte più meridionale del Trentino, immediatamente confinante con la provincia di Verona.
La famiglia Guerrieri Gonzaga è proprietaria della Tenuta da oltre 200 anni, ma la storia del S.Leonardo risale a tempi molto più recenti ed ha un preciso nome e cognome: Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga che, dopo la scomparsa del padre, prese in mano le redini dell’azienda. Avvalendosi degli studi di enologia e delle esperienze maturate in Francia e in Toscana, e con i preziosi consigli di un grande esperto come il dottor Giacomo Tachis, primo grande enologo del S.Leonardo, Carlo Guerrieri Gonzaga ha cercato di valorizzare al meglio i suoi vini attraverso la scelta dei vitigni più adatti (il Lambrusco a foglia tonda, il Marzemino e il Teroldego hanno lasciato spazio ai vitigni dell'Haut Médoc quali Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot), la cura dei vigneti (adozione del sistema guyot ottenendo rese per ettaro da 50/60 quintali), l'attenta selezione in vendemmia, il rigore delle pratiche di cantina, la pazienza nell'affinamento, le straordinarie potenzialità di questo territorio e di creare, anno dopo anno, vini che ne rispecchino e ne esaltino il carattere peculiare.

Il San Leonardo è un classico “taglio bordolese” e nasce da un sapiente assemblaggio del vino di
tre uve, vinificate ed invecchiate separatamente: Cabernet Sauvignon 60%, Cabernet Franc 30%, Merlot 10%. Dopo una permanenza in piccole vasche di cemento, dove viene avviata la fermentazione malolattica, i vini trascorrono almeno sei mesi in botti di rovere di Slavonia da 60 ettolitri per poi sostare in piccoli fusti di rovere francese, nuovi, ma anche di secondo e terzo passaggio, per un periodo di 24 mesi. Prima dell'imbottigliamento viene effettuato il taglio e le esatte proporzioni vengono decise solamente dopo una severissima degustazione barrique per barrique (in questa fase sono estremamente preziosi la lunga esperienza e il talento di grande assaggiatore dell’attuale enologo, Carlo Ferrini). Prima della commercializzazione il vino viene affinato in bottiglia per almeno 18 mesi. San Leonardo è prodotto solo nelle annate che assicurano un risultato qualitativo all'altezza e quando tutti gli elementi assicurano di poter ottenere un vino di grande personalità e carattere. Per questo motivo sono stati "saltati" millesimi come il 1984, il 1989 (annata grandissima in Piemonte e a Bordeaux ma non in Trentino), il 1992, il 1998 e il 2002.


LA DEGUSTAZIONE

Nella splendida cornice del Parco dei Principi di Roma, alla presenza del Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga e dell’enologo Carlo Ferrini, si è svolta una bellissima degustazione di 16 annate di S.Leonardo:

1985 - Rosso granato con riflessi arancio. Al naso il vino presenta sentori terziari di cardamomo, tabacco, china, cappero, lievemente salmastro. La bocca è sapida, levigata, con un tannino ormai alla fine della corsa ma sostenuto ancora da una buona spalla acida. Chiude con lievi note di scorza d'arancia. Elegante nonostante tutti gli anni.

1986 - Rosso granato, più cupo rispetto alla precedente annata. All’olfatto il vino ha netti sentori di goudron, catrame e cuoio; più maschile dell'85. In bocca il vino è maggiormente tannico rispetto alla precendente annata pur avendo meno acidità e meno persistenza. Grande potenza anche se stona una una nota troppo alcolica nel finale.

1987 - Rosso granato scuro. Il naso, poco espresso, gioca su note di prugna, salamoia ed ematiche (ferro?). In bocca il vino è un compendio dei precendenti assaggi in quanto presenta una acidità vibrante, come il 1985, e una buona potenza alcolica, come il 1986. Chiude con buona persistenza e sapido.


1988 - Rosso granato compatto, senza alcuna unghia aranciata. I naso viene pervaso immediatamente da una bella nota balsamica, seguita da sensazioni di frutta rossa in confettura e note affumicate. Splendido alla gustativa con una bocca elegante e un tannino fine sorretto da una buona acidità. A detta dell'attuale enologo Carlo Ferrini un San Leonardo didascalico nella sua prima grande annata.

1990 - Rosso granato. Al naso arrivano di nuovo le sensazioni mentolate, seguite da accenni di humus, terra bagnata e rabarbaro. Bocca molto ricca, strutturata, densa, con tannini avvolgenti sorretti da una acidità meno vibrante rispetto al 1988. Finale lungo con reminiscenze di tabacco e accenni minerali.

1991 - Rosso granato con lieve sfumatura mattonata scura. All’olfattiva il vino si presenta con aromi Al di tabacco scuro,cuoio, fungo, sottobosco. Manca stavolta la vena balsamica. In bocca è avvolgente, sapido, con un tannino e la nota alcolica in evidenza. Elegante nonostante il peccato della scarsa persistenza in bocca.

1993 - Rosso granato scuro. Al naso ritorna in maniera prepotente la bella nota balsamica, seguita da sentori di tabacco da pipa, scorza di arancia, tamarindo e legno di cedro. Attacco gustativo di gran classe ed eleganza caratterizzata da un tannino finissimo sorretto da una bellissima vena acida. Superiore ai precedenti. Da paragone.

1994 - Granato leggermente scarico. Naso leggermente chiuso dove trapelano note minerali e di china molto fresche che vanno a fondersi ad una sensazione di affumicato. Nessuna nota balsamica. Alla gustativa il vino è morbido e si amplia in bocca attraverso una bella nota sapida. Chiude non troppo persistente su note minerali.

1995 – Color granato scuro. Al naso torna la bellissima note mentolata seguita da aromi di tabacco a cui seguono rabarbaro, tamarindo, erbe officinali, noce moscata e chiodo di garofano. Palato importante: Palato importante: l'impatto è dominato da acidità e tannini avvolgenti, acui fa seguito un bel ritorno di frutta. Giovane, ancora da aspettare per qualche anno.

1996 - Granato cupo. L’olfatto gioca su note ben distinte di china, caffè e un chiaro sentore mentolato che ricorda l'After Eight . La bocca ha una buona corrispondenza al naso e tutta la struttura del vino si caratterizza per il grande equilibrio. Pronto.

1997 - Rosso rubino tendente al granato. Naso intenso in cui spiccano eucalipto e ginepro. Ad una seconda olfazione escono le note di frutta nera, cuoio e leggeri sentori speziati. La bocca è elegantissima, calda, caratterizzata da tannini morbidi, dolci e carezzevoli e da una chiusura molto persistente su note agrumate. Di maggior struttura rispetto alle annate precedenti. A detta dell'enologo il paradigma di ciò che vuole ottenere dal San Leonardo nel futuro.

1999 - Rosso rubino tendente al granato. Naso dominato ancora una volta da sentori di eucalipto, seguiti da sentori minerali, tabacco e prugna. Alla gustativa il vino è ricco, polposo, con un tannino evidente anche se leggermente slegato se paragonato all’annata precedente. Chiude di media persistenza su ricordi minerali.

2000 - Rosso rubino scuro. Vino che al naso, oltre alla “classica” note balsamica e di frutta rossa, comincia ad esprimere anche sentori floreali di viola. Alla gustativa presenta un tannino e un’acidità perfettamente integrati anche se si sente una nota alcolica che ricorda l’annata calda.

2001 - Rosso rubino. Naso su note medicinali, mentolate poi appena fruttato e speziato. Caratteristico. In bocca ha buona struttura e morbidezza anche se ancora si percepisce una barrique ancora non completamente digerita. Chiude con grande persistenza su ricordi fruttati.

2003 - Rosso rubino inteso. Naso che gioca su sentori di ribes, mirtillo, di prugna secca e di note note balsamiche come la clorofilla e la menta, per poi continuare con note di erbe aromatiche. La bocca risulta essere di gustosa tessitura, polposa, caratterizzata da una sapidità che si percepisce nettamente. Un'altra interpretazione del San Leonardo con un maggior estratto dovuto all’annata che va a discapito, forse, di una snellezza di beva che verrà col tempo.

2004, non in commercio - Rosso rubino. Naso che gioca su effluvi di grafite, eucalipto e su note ancora poco espresse di frutta rossa. Armonico al palato, il vino possiede una buona progressione gustativa e sembra, nonostante l’età, che le sue componenti strutturali siano già perfettamente equilibrate. Di buona persistenza, chiude su note fruttate.

Grazie al sito della Tenuta S.Leonardo per il contributo di contenuti e immagini.