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Le Iene e la degustazione del vino alla cieca. Ma quanto sono bravi i sommelier italiani?


Le Iene la scorsa settimana hanno mandato in onda un servizio sul vino dove i sommelier Luca Gardini e Nicola Bonera, e i Master of Wine Charlie Arturaola e Debra Meiburg hanno giocato a riconoscere alla cieca alcuni vini italiani. Chi sarà stato il più bravo? Basta cliccare qua sotto e scoprirete quante cazzate si possono dire quando non si conosce l'etichetta di un vino.


Se nasce il Principato di Filettino io mi invento il loro vino


Il sito internet già ce l'hanno, lo stemma e la moneta pure per cui, visto che a Filettino stanno facendo le cose sul serio, mi candido a diventare consulente di vino del Principato.



La prima cosa che farei è creare il Vino del Principe.

A quelle latitudini, siamo a circa 1000 metri s.l.m., si farebbe sicuramente viticoltura di montagna, estrema, ma se piantano viti sull'Etna perchè non metterle anche a Campo Staffi? Col riscaldamento globale tra qualche anno anche a Filettino farà abbastanza caldo per cui, evviva la faccia, pianterei sangiovese grosso con esposizione sud. 
Magari, visti i chiari di luna a Montalcino di questi giorni, il Principato potrà tutelare finalmente come si deve questo vitigno e, con tutti i soldi che avremo, cloneremo Giulio Gambelli che ci farà da consulente per la creazione del "Fu Brunello", da invecchiare in anfora tanto prima o poi i tradizionalisti diventeranno modernisti e venderemo di più.

Avete in mente altre idee?


I Sommelier del cibo?


Due giorni fa su Repubblica è uscito questo articolo che, come un pò tutte le ricerche scientifiche un pò futili, fa un pò ridere visto il tema trattato.

Sembra, infatti, che le persone in sovrappeso abbiano un naso sopraffino anche se la loro ipersensibilità alle fragranze pare sia confinata solo agli odori del cibo e non a tutti gli altri aromi. Lo sostiene una ricerca dell'università di Portsmouth, in Inghilterra, condotta su 64 volontari. 

TEST - Ai partecipanti sono stati fatti annusare due diversi odori, uno di cibo e l'altro no. Entrambi gli aromi sono stati diluiti in acqua per essere presenti in concentrazioni man mano inferiori e capire così quando l'odore non veniva più avvertito dai volontari. I test sono stati eseguiti quando i soggetti avevano fame e anche dopo mangiato, per verificare se la sazietà potesse interferire con l'olfatto. Primo risultato, l'odore non relativo al cibo viene percepito meglio da affamati. E, paradossalmente, è vero l'opposto con il profumo di cibo: i volontari lo percepivano meglio da sazi che prima di pranzo. «Questa è stata la prima sorpresa: dal punto di vista evoluzionistico, verrebbe da dire che è più opportuno essere maggiormente sensibili al cibo prima del pasto», nota il coordinatore della ricerca, Lorenzo Stafford del Dipartimento di Psicologia dell'università inglese. 


SOVRAPPESO - Perché mai allora dovremmo essere più sensibili agli odori del cibo dopo aver mangiato? «Forse perché così siamo più capaci di riconoscere e rifiutare gli alimenti quando non sono più necessari - ipotizza Stafford -. Del resto l'olfatto influenza il senso del gusto: questi dati sembrano indicare che l'odorato abbia un ruolo nei processi di segnalazione dell'appetito e della sazietà. E non a caso c'è chi ha provato a mettere a punto metodi per potenziare o ridurre l'olfatto per aiutare chi vuole perdere peso». 
Già, ma proprio chi è sovrappeso sembra più sensibile al cibo: la seconda sorpresa infatti è arrivata quando sono stati messi a confronto gli indici di massa corporea dei partecipanti con le loro capacità di discernere gli odori. Chi era sovrappeso è risultato più sensibile agli odori di cibo, molto poco a quelli non relativi agli alimenti. In altri termini, se una persona con qualche chilo di troppo entra in una pasticceria dopo pranzo viene sopraffatta dai profumi, si ritrova l'acquolina in bocca e difficilmente resiste dall'addentare un pasticcino. «L'acuito senso dell'olfatto di chi è sovrappeso potrebbe effettivamente incoraggiare a mangiare di più, anche quando si è sazi, facilitando l'accumulo di peso», osserva Stafford. Che però sottolinea come i suoi dati siano preliminari e su troppo pochi soggetti per poter essere conclusivi; per di più, i test sono stati fatti con un solo tipo di odore, per cui i risultati potrebbero essere diversi con altri. Si vedrà; nel frattempo, meglio non andare dal fornaio o in pasticceria dopo pranzo, se non vogliamo vanificare gli sforzi per stare a dieta.


Dalla serie i pancioni non potranno essere mai buoni sommelier del vino? E chi glielo dice a Cernilli?

Il vino visto dagli altri. Andiamo oltre Luca Gardini?


Da sommelier considero Luca Gardini un grande professionista e saperlo campione del mondo mi ha reso molto felice, in Italia abbiamo ottimi comunicatori del vino e  lui, senza dubbio, è uno dei più preparati.

Vedere però il video della sua meritata vittoria mi ha fatto pensare….


Sguardo fisso, mano ferma, uno, dieci, cento descrittori olfattivi, profumi incredibili, sensazioni aromatiche che forse nemmeno i grandi “nasi” della profumeria conoscono, termini gustativi codificati, indecifrabili per il grande pubblico.

Terminologia per pochi, ecco il mio dubbio. Siamo sicuri che tutto questo sia comprensibile al grande pubblico? Così facendo si comunica il vino al meglio?

Ho fatto una piccola prova e ho mostrato il video ad alcuni miei amici “normali”, non “enostrippati” come me o pochi altri che, lo sappiamo, rappresentiamo un campione poco rappresentativo. Il mondo là fuori è fatto di consumatori che acquistano il vino al supermercato, persone che, nella migliore delle ipotesi, sanno a malapena che il Brunello di Montalcino è di origine Toscana.


Come far avvicinare al vino questa moltitudine di persone? Come detto in precedenza, facendo vedere il video di Luca Gardini, che adotta una terminologia dell’Associazione Italiana Sommelier, la maggior parte dei miei amici “normali” ride per non piangere, confessa che forse conosce il solo profumo della ciliegia e, per sintetizzare le loro risposte, se quelle di Gardini devono essere le capacità di un esperto di vino allora per loro non c’è speranza, rimarranno eterni ignoranti.


La gente scappa di fronte a quel video, la gente scappa anche di fronte a certe mie spiegazioni, troppi termini, troppe cose da sapere, da riconoscere, troppa la paura di sbagliare e sentirsi inadeguato. 

No, così non va, se vogliamo rendere il vino popolare bisogna cambiare registro, arrivare come dice qualcuno al BUONO o NON BUONO impartendo al neofita pochi strumenti per giungere a quella conclusione. Non basta, bisogna inserire il vino all’interno di un quadro generale dove si metta al centro il territorio di provenienza, le storie contadine, la vigna, la terra, il sole.


Una sorta di manifesto lo avevo postato sul blog tempo fa, è ora che dalla teoria passi alla pratica!

Il segreto per un olfatto bionico? L'irrigazione nasale, è ovvio!

Andando ogni tanto alle terme mi è capitato di leggere, tra i vari trattamenti proposti, questo: IRRIGAZIONE NASALE.


Incuriosito ed anche un pò impaurito dalla cosa ho cercato un po’ di notizie su internet e devo dire che quello che ho trovato mi ha svelato un mondo che non conoscevo e che potrebbe essere utile per tutti quelli che dicono di non sentire l’odore di banana nello chardonnay o l’odore di goudron nei vini invecchiati.

La parola d’ordine da oggi in poi è:
STURATEVI IL NASO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Per avere un olfatto da campione dovete farvi passare nelle cavità nasali soluzioni idrominerali, in genere soluzioni saline ipertoniche, attraverso un ampolla che viene chiamata lota neti (in inglese neti pot). Una volta riempito questo aggeggio con la soluzione salina, non dovete far altro che piegare la testa ed infilare il becco del lota nei nella narice superiore e, cercando di non strozzarvi, far uscire il liquido dall’altra narice ben aperta.



Dopo questa doccia nasale tutti i profumi saranno perfettamente nitidi e sarete dei campioni nel riconoscere esteri, eteri, alcoli e terpeni.

A me la tecnica fa ribrezzo solo a guardare la foto, mi tengo le mie allergie e la voglia di sparare stronzate quando tento di riconoscere il profumo del vino…

Flora e Fauna del Roma Wine Festival 2010

Passando tra i banchi del Roma Wine Festival puoi scoprire davvero un mondo, un universo fatto di persone eterogenee che prendono questo genere di manifestazioni in maniera molto seria perché proprio qui possono soddisfare il proprio ego. Di cosa sto parlando? Ma di loro!!!

Quello che…..la sa lunga: è il classico capogruppo, il presunto esperto di vino che porta in gita l’allegra truppa inebetita di amici che a mala pena sanno la differenza tra un Barolo ed un Prosecco. Frasi del tipo:”Senti che ti faccio assaggiare” oppure “Vieni qua che ti faccio bere una chicca indimenticabile” sono il suo cavallo di battaglia, il suo ultimo escamotage per far colpo sulla bellona del gruppo che pende dalla sue labbra. Il problema si porrà, magari, quando un giorno qualcuno dirà loro che gli ha fatto bere vini indecenti….


Quello che…c’ho la guida che mi guida
: è il classico appassionato che, in qualunque manifestazione vada, ha la sua guida protettrice, una sorta di angelo custode che consiglia lui cosa bere o non bere. Sei un produttore premiato con tre bicchieri o cinque grappoli? Allora verrai tartassato dalle mille domande che potranno spaziare su tutto lo scibile dell’enologia mettendo a dura prova la controparte che deve anche resistere a circa otto ore di fiera senza avere una sedia a disposizione. Sei un produttore non premiato da nessuna guida, nemmeno quelle contenute su Cioè o Gente Motori? Allora fai schifo, nemmeno ti guardo visto che il tuo è vinaccio da quattro soldi. Ad avercene di gente così, magari qualche grande vino a piccolo prezzo ancora lo trovo.


La ghepardona enogastronomica
: è un classico, possiamo andare alla sagra della cipolla di Tropea oppure all’inaugurazione del più burino dei ristoranti, e lei c’è. Parlo di loro, delle donne imbellettate, un misto tra Liz Taylor ed Eva Grimaldi che, cariche di profumi e innalzate da metri di tacchi, si aggirano per i banchi senza una meta precisa. Si vogliono far vedere, il Roma Wine Festival per loro è come un ricevimento al Quirinale, in abiti da sera e succinti cercano l’uomo della loro vita oppure cercano il prossimo amante da spennare. Non gliene frega nulla del vino, loro sono là per dare una svolta alla loro vita….


Er magnone compulsivo: trattasi di esemplare onnivoro a digiuno da tempo immemore che attende questo genere di eventi enogastronomici per rifarsi dall’astinenza con gli interessi da usuraio. Solitamente sono persone distinte, ben vestite, che si attaccano come sanguisughe ai banconi dove vengono serviti salami, prosciutti e ogni tipo di formaggio. Non ti fanno passare, si riempiono il piatto fino a formare una sorta di Torre Eiffel alla norcina, fanno la fila n volte finchè il tavolo non è sgombro da ogni mollica di pane o resto di pecorino. Non gli piace bere, lo fanno solo per ingurgitare il cibo e per non strozzarsi, venti euro di ingresso le pagano solo se ottengono alimenti per un valore più che proporzionale. Da evitare durante la fase di masticazione per possibili lapilli non meglio identificati..


Il sommelier disintegrato
: sono stanchi, sudati, versano vino come se fossero all’interno di una catena di montaggio. E’ il sommelier da evento enogastronomico, una vittima del sistema che è tenuto d’occhio per ore dal vigilante produttore che ha insegnato loro la storiella da raccontare e che non aspetta altro che una loro dimenticanza per redarguirli davanti alla platea. Traditi da un infame destino qualora debbano servire vini di serie B, il loro bancone in tal caso avrà come avventori solo quelli che…la sanno lunga. Se, invece, servono grandi vini il loro successo durerà una sera, forse due, un po’ come i protagonisti del Grande Fratello si sveglieranno il giorno dopo da un sogno che non è divenuto realtà.



I vini delle annate sfigate: Brunello di Montalcino Caprili 2003

Eccone un altro, un altro di quei vini che nessuno degli enosnob comprerebbe perché figlio di un’altra annata considerata “sfigata”: la 2003.
Vini cotti
, vini “colazione” da spalmare sul pane come marmellate, troppo caldo in tutta Italia per cui le uve si sono maturate troppo e subito non raggiungendo una buona maturazione tecnologica. Ah sì? Balle! Di nuovo.

Prendete questo
Brunello di Montalcino 2003 prodotto da Caprili, vicino di campo di Soldera, stagnolatelo e stappatelo di fronte ai vostri amici sommelier con la puzza sotto il naso. Shhhhhhh, non fatevi scoprire, non cascate nei tranelli che vi tenderanno con astuzia, fategli fare la degustazione tecnica del vino e poi, tà tàààààààààààààà, lasciateli di stucco.
Anche io, degustando questo splendido Sangiovese, sono rimasto tale, ve lo confesso, perché di fronte ad un’integrità e ad una freschezza di beva così si stenta a credere che sia un vino di un’annata considerata calda.
Il naso è tutt’altro che maturo, concentrato, parte inizialmente sussurrato con note fruttate di ciliegia croccante, poi escono le note più dure e maschie del vino, un leggero boisè, ruggine, tabacco, cardamomo, pepe nero e pietra bagnata. Altro che martellatone americano.
E’ al sorso che il vino, come avevo anticipato, sorprende tutti, è fresco, vivo, con una soffice trama tannica ed una vena acida che ben equilibrano la componente morbida che, forse, ha nell’alcol un po’ troppo esuberante, l’unica nota leggermente stonata.

Ora togliete la stagnola e, come faceva il mago Silvan, sorprendente tutti con un vinoso “Sim Sala Bim”.

P.S.: il Brunello Biondi Santi 2003 mi dicono sia un esempio ancora migliore.

Tanti auguri ad un caro amico

Oggi compie la bellezza di 41 anni un caro amico, una delle poche persone che sa parlarti di vino in maniera sempre emozionante, unica, mai banale. Come lui ce ne sono pochi al mondo, credetemi, e non lo dico per piageria.
Auguri di cuore ad Armando Castagno.

Beata Eno-Ignoranza!!


Il post non brillerà certo di originalità visto che la foto sopra ormai è stata già pubblicata da molti siti e forum enogastronomici però io ancora sto ridendo e, per questo, vorrei condividere tutto questo con voi.

Anzi, dopo essermi fatto un giro su internet e dopo una chiacchierata con alcuni amici enotecari e sommelier sul tema, aggiungo all’argomento altri strafalcioni che queste persone, durante il loro lavoro, hanno sentito e dovuto gestire:

Mi può versare un spumnate metodo champignon?”

Mi può dare uno Champagne proveniente da Cramant?”. Risposta:” Questo non e' uno champagne vero, e' un Cramant". Si era confuso con il Cremant (ndr).

Coppietta all'aperitivo:"Ci porti per favore due greci? Volevano indicare due bicchieri di vino greco di tufo.

Un sommelier durante una degustazione:” Vi porto questo vino piemontese sconosciuto, la lacrima di Morro d'Alba.."


Si si allarga il discorso all'enogastronomia in generale le cose si fanno ancora più tristi visto che, un recente sondaggio, ha messo in luce alcune (gravi) mancanze dell'italiano medio in cucina.

La dieta mediterranea? Un'alimentazione ipocalorica a base di pesce. Il capocollo? Un formaggio stagionato. La tinca? Un vino. La parmigiana? Un piatto tipico a base di formaggio.

A questo punto mi sorge un dubbio. Non è che tutte queste persone hanno incontrato lui??

La strana coppia di sommelier ad honorem: Carlo Conti e Biondi Santi

Scorrendo le notizie su internet mi sono imbattuto in questa particolare notizia vinosa: Carlo Conti e Franco Biondi Santi diventeranno sommelier ad honorem. Vediamo le motivazioni: il presentatore fiorentino e il padre del Brunello di Montalcino riceveranno l'attestato domenica 13 dicembre nei saloni del Grand Hotel di Firenze in Piazza Ognissanti in occasione di Eccellenza di Toscana, presentazione al pubblico dei vini prodotti in Toscana, che hanno ottenuto 4 e 5 grappoli di gradimento nella guida DUEMILAVINI 2010 edita da Bibenda.
La toscanita' vitivinicola che Carlo Conti riserva alle nostre etichette, proponendosi cosi' come ambasciatore per i nostri vini e il nostro territorio, e' la motivazione principale che ha spinto l'Associazione Italiana Sommelier a conferire proprio a lui l'attestato di sommelier ad honorem.
Un tributo alla storia enologica e' la motivazione che riguarda Franco Biondi Santi, che da decenni rappresenta la storia del vino in Toscana, afferma il Presidente AIS toscana Osvaldo Baroncelli. E' stata la sua famiglia, continua il Presidente, alla fine dell'ottocento a 'inventare' il Brunello e ancora oggi si conferma fedele custode di una delle tradizioni enologiche piu' illustri del nostro paese. Alle eccezionali ed inimitabili caratteristiche organolettiche dei suoi vini - afferma Baroncelli - si somma la forza evocativa del marchio, uno dei pochi brand che puo' ancora oggi competere con i miti dei vini francesi. La famiglia e l'azienda Biondi Santi continuano a rappresentare la storia del vino in Toscana, espressione genuina di un territorio simbolo del mondo vitivinicolo. La ricerca assoluta della qualita', sommata alla tipizzazione dei prodotti legati al territorio, rappresentano gli elementi portanti sui quali da sempre poggia l'azienda e la sommeliere toscana, conclude Baroncelli. e' orgogliosa di poter consegnare questo premio a Franco Biondi Santi". Le etichette del Granducato segnalate nell'edizione 2010 della guida sono quasi 800, a testimonianza della crescita qualitativa del prodotto 'made in Tuscany'.
Tra queste, quasi 300 hanno raggiunto le massime quotazioni di quattro e cinque grappoli: il massimo punteggio e' stato raggiunto da 55 etichette, mentre i quattro grappoli sono stati attribuiti a ben 241 vini di Toscana.

Dopo Bruno Vespa anche Carlo Conti....il mago Zurlì no? Mah....

E' in arrivo l'albo dei sommelier?

La notizia l'ho letta poco tempo fa sulla home page del Gambero Rosso. All'inizio non ci volevo credere, pensavo di aver letto male ma, invece, è tutto vero. I senatori Gamba, Butti, Saia, Totaro e Amoruso hanno posto in essere un disegno di legge per la discliplina della professione di sommelier.
Leggendo la bozza di decreto si legge che questo ha come obiettivo la"regolamentazione organica e uniforme della professione di sommelier, che ne disciplini le caratteristiche, i contenuti e i limiti dell’attivita, le forme e i requisiti di accesso, la formazione". La parte più "significativa" del decreto, e per me aberrante, è contenuta negli articoli 2,3 e 4. In pratica l'articolo 2 prevede l'istituzione di un albo provinciale dei sommelier istituito, presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Fantastico no? Scommettiamo che dovremo pagare quale euro per l'iscrizione? E poi, che utilità avrebbe questo albo? Non basta andare presso le associazioni di formazione come ad esempio AIS o FISAR e farsi dare un elenco dei sommelier certificati? Mah, un altro ordine professionale, come quello degli avvocati, degli ingegneri, etc.... L'articolo 3 prevede che per essere certificato sommelier bisognerà passare un esame (statale?) le cui modalità e contenuti saranno stabiliti dai vari Ministeri. Cioè...io che sono sommelier AIS devo fare un altro esame? E l'AIS e/o le altre associazioni di formazione che ne pensano di tutto questo? Forse l'articolo 4 va loro incontro stabilendo che "l’ammissione all’esame di abilitazione per l’esercizio della professione di sommelier di cui all’articolo 3 è subordinata ad una specifica formazione didattico-professionale conseguita, in alternativa, con diploma di laurea, diploma di istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione, statale o legalmente riconosciuto, oppure mediante corsi di specializzazione almeno biennali che prevedano adeguata formazione e addestramento attivati presso scuole di specializzazione universitaria ovvero presso istituti, associazioni o aziende, e comunque secondo programmi e in base a criteri di valutazione degli aspetti didattici e professionali specificatamente indicati nel decreto di cui all’articolo 3, comma 2". Quindi la novità del decreto sarà la creazione di un diploma di laurea specifico per esercitare la professione di sommelier? E se una persona ha fatto un corso di specializzazione di un anno e mezzo (vedi AIS) che succede? Deve fare altri sei mesi di corso (e pagare altri soldi) per poter dare sto benedetto esame statale? Oppure ci sarà una sanatoria per tutti i sommelier già diplomati per i quali l'esame verrà abbonato? Tante domande a cui chiederò delle risposte, all'AIS, alle altre associazioni di formazione e, soprattutto, ai nostri simpatici senatori...

Bibenda Day 2009 - Luci ed ombre

Girovagando in rete ho trovato sul sito di Bibenda la lista dei vini che saranno presenti sabato 14 marzo al Rome Cavalieri per una nuova "puntata" dell'evento dell'anno targato AIS Roma - Bibenda. Ecco la lista:

Bollicine:
Champagne Brut L. d’Harbonville 1996
Ployez-Jacquemart
Champagne Brut Fuste Rosé Clos des Goisses 2000 - Philipponnat
Champagne Grand Cru Blanc de Noirs Brut Contraste - Selosse
Franciacorta Brut Sigillo Teatro alla Scala 2000 - Bellavista
Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1993 – Ferrari

Bianchi Italiani e Stranieri:
Vallée d’Aoste Chardonnay Frissonnière Cuvée Bois 2002 – Les Crêtes
Trebbiano d’Abruzzo 1996 – Valentini
Gavi dei Gavi 1989 – La Scolca
Riesling Auslese Wehlener Sonnenuhr 1994 – Joh. Jos. Prüm
Montrachet Grand Cru 2004 – Domaine Bouchard Père & Fils
Ermitage Blanc Ex-Voto 2005 - Guigal

Vini Rossi Italiani:
Barbaresco Asili Riserva 1996 – Bruno Giocosa
Regaleali Cabernet Sauvignon 1988 – Tasca d’Almerita
Chianti Classico Riserva 1971 – Castell’in Villa
Langhe Nebbiolo Sperss 1988 – Gaja
Torgiano Rosso Rubesco Riserva Vigna Monticchio 1977 - Lungarotti

Vini Rossi Stranieri:
Château La Mission Haut-Brion 2001 - Château La Mission Haut-Brion
Ribera del Duero “Unico” 1987 - Bodegas Vega Sicilia
Beaune 1959 – Leroy
Château Angélus 2005 - Château Angélus
Chateauneuf-du-Pape Hommage a Jacques Perrin 2004 - Château de Beaucastel
Vini Dolci:
Vin de Costance 2001 – Klein Constantia
Acininobili 1993 – Maculan
Riesling Beerenauslese Erdener Treppchen 2006 – Dr. Loosen

Butto giù qualche riflessione:

  • fortunatamente all'AIS hanno capito che fare un pre-evento il giorno prima facendo cantare Mimmo Locasciulli e Büne Huber, leader e vocalist dei Patent Ochsner, famosissima (??) rockband bernese, equivale ad un karakiri al quale nemmeno il Barbaresco 2004 ha potuto rimediare;
  • aumenta sempre di più il costo dell'evento e le bottiglie diventano sempre di meno. L'altr'anno si pagavano 150 euro per 25 etichette (sempre divise tra bottiglie di grande qualità e rarità ad altre meno blasonate), oggi se ne devon pagare 180 per 24. E sapete nel 2005 quanto si pagava? Ben 100 euro (!!!) per 31 etichette. Capisco l'inflazione galoppante ma in tempi come questi sarebbe meglio non esagerare. Qualcuno mi dirà che la qualità dei vini è diversa, sta migliorando col tempo, ma dobbiamo tener presente che se si vuole fare cultura del vino non bisogna creare eventi più "popolari" e meno elitari;
  • bella la lista dei vini rossi, con la chicca del Beaune 1959 di Leroy di grande interesse. Peccato per i vini dolci la cui lista e importanza col passare del tempo sta perdendo di qualità. Belli i tempi in cui trovavamo l'Yquem!

Pubblicità (non) occulta del vino....

Leggevo ultimamente di Mara Venier che forse verrà multata dall'Autorità Garante perchè durante l'Isola dei famosi metteva in mostra dei gioielli da lei creati. In generale, spesso durante le trasmissioni TV si vedono prodotti il cui marchio viene coperto con un pezzetto di nastro nero per evitare che si capisca la marca.
Ora, se questo è vero, allora non capisco quello che ho visto in questi giorni: ben due trasmissioni TV (EAT Parade e Domenica In) dove "eminenti" esperti di vino e sommelier professionisti, senza che passasse in sovraimpressione la scritta "Messaggio Pubblicitario", elogiavano le virtù di alcuni vini mostrando in maniera molto diretta l'etichetta della bottiglia oppure menzionando, senza troppi giri di parole, esplicitamente
il produttore.
E questa non è una forma di pubblicità? Perchè questa forma promozionale può passare in TV e altre no? Non dovrebbe esistere nel mondo del vino e della sommelierie una deontologia atta a limitare ste "marchette" che tutto fanno meno che fornire credibilità a questo o quel produttore? Fortunatamente qualcuno è più serio e, proprio l'altro ieri sera, al TG5 durante l'ennesimo servizio su come brinderanno gli italiani, un sommelier ha parlato di spumante italiano facendo vedere bottiglie....rigorosamente senza etichetta. Scemo lui o scemi gli altri?

E' possibile comunicare il vino senza vendersi l'anima, yes we can!

Eat-Alia, parte da Fiano Romano la scommessa di Cosimo Erede..

Grandi vini italiani, accompagnati da miele, formaggi, salumi e dolci preparati dalle mani esperte di produttori e artigiani, proprio come una volta: arriva Eat-Alia http://www.eatalia.eu/, la rassegna enogastronomica che racconta il mondo del gusto e delle tipicità italiane.Una lunga lista di produttori http://www.eatalia.eu/espositori.php provenienti da tutta Italia, che nel Castello di Fiano Romano, esporranno e promuoveranno i loro prodotti ma avranno anche la possibilità di venderli direttamente al pubblico. In convenzione e col supporto tecnico dell'Associazione Romana Sommelier, verrà allestito un banco di assaggio di vini IGT, DOC e DOCG laziali e non solo.

Molti gli eventi in programma per le due giornate di manifestazione, che si aprirà con una conferenza. Figuranti in costume medievale accompagneranno la permanenza dei visitatori nelle sale, ad opera dell'Associazione Culturale Giovanna d'Arco di Cerveteri, da anni attiva nel settore della rievocazioni storiche, nell'organizzazione di banchetti, feste e matrimoni medievali. Per le giornate di sabato e domenica è stata organizzata un'agenda di incontri, dedicati esclusivamente agli operatori, durante i quali le aziende potranno presentarsi e presentare i loro prodotti ad un pubblico selezionato, per incentivare ed affinare i network commerciali B2B. Attireranno l'attenzione dei grandi appassionati le degustazioni guidate dedicate a rari vitigni italiani; per la giornata di sabato è prevista la degustazione "I vini delle sabbie", dedicata ai rari vini provenienti da vitigni da piede franco; mentre nella giornata di domenica, si svolgerà la degustazione "Vitigni rari piemontesi". Per il pubblico dei tanti appassionati che visiteranno la manifestazione, è stato indetto un piccolo concorso fotografico <http://www.eatalia.eu/news-dettaglio.php?id_news=19> amatoriale dal titolo "La mia Eat-Alia": uno sguardo, un sorriso, un momento particolare o simpatico della permanenza all'interno del Castello Ducale di Fiano Romano i giorni 6 e 7 dicembre. In palio una macchina fotografica digitale e vini offerti dalle aziende Cascina I Carpini (AL) e Li Seddi (OT).

Percorsi Di Vino sarà presente alla manifestazione, sarà occasione per incontrare amici vecchi e nuovi. Se andate non mancate di provare i vini laziali di Sergio Mottura, Cantina Cerquetta e Casale Marchese, vere chicche enologiche del panorama della mia Regione. A presto con un articolo dettagliato!

Playboy wines: il famoso coniglietto diventa sommelier?

Vabbè la notizia non sarà certo in anteprima visto che altri autorevoli siti l'hanno già data, ma la cosa è talmente ghiotta che Percorsi di Vino non poteva esimersi dal dare il suo eno-giudizio.
Secondo voi saranno le famose conigliette di playboy a fare la vendemmia e a schiacciare l'uva con i loro leggiadri piedini? Sarebbe il sogno di ogni cantiniere avere un vino così. Un sogno, è vero, perchè le cose sono molte diverse visto che qua al posto delle maggiorate conigliette c'è una società, la Personal Wine che ha annunciato un accordo di licenza con Playboy Enterprises al fine di utilizzare le immagini hot su una nuova serie limitata di vini da collezione.Ogni mese Personal Wine rilascerà sul mercato una bottiglia di vino con l'immagine della copertina di Playboy. I vini sono selezionati da sommelier professionisti di vino che hanno anche il compito di selezionare la copertina che ritengono possa meglio rappresentare il profilo organolettico di ogni tipologia di vino.

Le aziende vitivinicole partecipanti, tra cui la "nostra" Tenuta Sette Ponti Oreno, produrranno un vino a "tiratura limitata" per un totale di 550 bottiglie per ciascuna tipologia, roba da far impazzire il più incallito dei collezionisti.

L'intera collezione potrà essere acquistata dal mese di settembre sul sito www.personalwine.com / Playboy e www.playboywines.com per un totale di 1.567 dollari.

I vini sono venduti al dettaglio ad un costo che oscilla tra i 90 e i 380 dollari a bottiglia.

QUANTOOOOOOOOOOO??????????????

Ma siamo veramente sicuri che vogliamo bere un "grandissimo" Napa Valley Gargiulo Money Road Cabernet Sauvignon 2005 (abbinato alla copertina del luglio 1966), per la modica spesa di 145,63 dollari? Ma non è meglio bersi alla stessa cifra un Barolo Riserva Le Rocche del Falletto 2000 di Giacosa e vedersi magari un bel video di Playboy?

Non è che tra un pò la crisi economica spingerà Playboy, alla ricerca costante di entrate alternative, a pubblicizzare anche le bacchette per mangiare il riso nei ristoranti cinesi?

Lasciamo fare il vino ai veri vignaioli e lasciamo berlo a chi lo sa veramente apprezzare e non a chi spende, se poi lo farà davvero, cifre enormi per accaparrarsi l'ennesimo feticcio da sistemare sul camino.

Gli strumenti del Sommelier: il Tastevin

Questo articolo è tratto da Dolium, il trimestrale di approfondimento dell'Enoclub Roma (www.enoclubroma.it). Visitate il sito e associatevi per far parte della nostra grande famiglia.

Il tastevin è uno strumento fondamentale per ogni sommelier, anche se nel tempo il suo utilizzo è stato via via sostituito dal bicchiere. Le origini sono antichissime, probabilmente si possono far risalire fino a 3500 anni fa,ma è con lo sviluppo nella borghesia francese del XVII secolo che trova la ,sua consacrazione. Esistono due modelli fondamentali di tastevin: il bordolese e il borgognone. Il borgognone ha la forma di una tazza, è largo circa8,5cm e alto 2,9cm. Il bordolese invece è più largo con un diametro di11,2cm ed altezza di 4,8cm. Per degustare il vino rosso il tastevin, staccato dalla sua catena, deve essere impugnato con la mano destra. In questo modo il vino rosso va a riempire le incavature o cupole. Quando invece si degusta un vino bianco il tastevin va impugnato con la mano sinistra ed il vino servito con la mano destra. In questo modo il vino bianco va a riempire le striature presenti sul fondo e contrapposte alle cupole. L’ombelico centrale funge da bolla di livello oltre la quale il vino non deve mai andare durante la degustazione. L’esame olfattivo viene effettuato esaminando il vino nelle che ricopre con un velo le perline centrali intorno all’ombelico. Le perline permettono di ossigenare meglio il vino agitando il tastevin. Il tastevin è in argento per favorire la dispersione dell’anidride solforosa presente nei vini bianchi giovani; una volta usato, non va bagnato ma pulito con un panno in modo da non indurre la formazione di muffe. Il tastevin non può essere usato con gli spumanti perché non permette di valutare il perlage. Oggi, l’erede del tastevin è il bicchiere ISO ottimo non solo per l’esame visivo ma soprattutto per quello olfattivo, poiché garantisce un migliore percorso degli odori al naso rispetto al tastevin caratterizzato da una forma molto aperto. In Borgogna da anni è presente la Confraternita del tastevin a conferma di quanto sia importante dal punto di vista storico-culturale questo strumento.