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Alla scoperta delle "Terre da Cabernet" con Tenuta San Leonardo, Castello del Terriccio, Montevetrano e Tasca d'Almerita


Lo scorso 8 Ottobre a Roma, nella splendida dimora di Palazzo Taverna, il  mondo del vino è andato controtendenza celebrando il principe dei vitigni alloctoni: il Cabernet.
Quattro storiche aziende italiane, la trentina Tenuta San Leonardo, la toscana Castello del Terriccio, la campana Montevetrano e la siciliana Tasca d’Almerita hanno dato vita ad un progetto comune, denominato “Terre da Cabernet”, con l’intento di mostrare al pubblico quanto di buono c’è in questo vitigno col quale, già negli anni settanta e ottanta, ha permesso loro di creare vini dalla grande personalità e territorialità.
L’iniziativa è stata presentata a Roma dal Professor Attilio Scienza, tra i massimi esperti al mondo in materia di vitivinicoltura, che ha raccontato come il Cabernet, quello che Secondat Montesquieu definiva “il vitigno perfetto” già nel 1785, sia il figlio di Cabernet franc e di Sauvignon blanc.

 

Dopo essersi affermato in Francia attorno al 3° secolo d.C. a seguito della ripresa della coltura della vite voluta da Probo, il Cabernet arriva ufficialmente in Italia per la prima volta nel 1820, importato dal C.te di Sambuy, che lo pianta in una sua proprietà nei pressi di Marengo, nei quali i suoli era molto simili a quelli del Medo. Il vino ottenuto venne denominato dapprima Castelceriolo e poi Marengo.
In Piemonte il M.se Leopoldo Incisa della Rocchetta introduce questo vitigno nel 1860 nella sua collezione ampelografica di Rocchetta Tanaro e scrive testualmente “…è un vitigno di robustezza ordinaria, ma vigoroso, che ama un terreno più fertile del Cabernet franc e dà ogni anno una produzione uniforme. L’uva ha un sapore distinto, ma un po’ aspretto. Il vitigno è da ritenersi fra i più pregevoli e degni di essere propagati”.
In Toscana nei vigneti del duca Salviati i primi vigneti di Cabernet sauvignon furono piantati nel 1873, anche attraverso il matrimonio con cui una nobile francese e forse da queste viti venne prelevato il materiale di propagazione utilizzato per creare i vigneti di Sassicaia dal M.se Mario Incisa della Rocchetta.
Inizia il mito italiano del Cabernet, un viaggio che, nel corso del tempo, ci ha condotto fino ai giorni nostri a Palazzo Taverna dove San Leonardo, Lupicaia, Montevetrano, Tasca d'Almerita ci hanno presentato i loro gioielli da “Terre da Cabernet”.


Si parte con i vini più giovani e Anselmo Guerrieri Gonzaga, coadiuvato dal sommelier Andrea Gori, ci presenta il suo San Leonardo 2005, un vino che da subito si esprime sulle caratteristiche intrinseche del vitigno fornendo aromi vegetali (peperone su tutti) a cui seguono odori di spezie nere, fragola, mirtillo, cuoio, anice e una fantastica nota balsamica che infonde freschezza a tutto il contesto. Al palato è raffinato, ampio, ha un tannino ricamato e una acidità ancora vispa. Chiusura vegetale e di liquirizia. Il San Leonardo 2001, presentato successivamente, incanta per eleganza e profondità. Davvero una grande versione e il miglior vino della giornata.


Scendiamo più a sud e Pucci Rossi ci presenta il suo Lupicaia 2005. Altro clima rispetto al Trentino, in queste terre da cabernet c’è tanto sole e mare e, rispetto al San Leonardo, il vino si presenta più cupo, austero, con una nota vegetale meno avvertibile mentre salgono in cattedra gli aromi minerali, di macchia mediterranea e frutta nera. Al gusto è chiuso, manca la nota fresca che invita alla beva ripetuta. Chiude su note di eucalipto e di frutta di rovo. Il Lupicaia 2001, nonostante sia sicuramente più complesso e godibile del precedente, non mi fa strappare i capelli mancando, per me, di quella spinta emozionale propria dei grandissimi vini.


Scendiamo in Campania da Silvia Imparato. Il suo Montevetrano 2005 è il vino più chiuso e ritroso di tutta la batteria e, alla cieca, non lo collocheremmo certo al sud d’Italia. Solo col tempo, pazientemente, si riescono a percepire sensazioni di humus, ginepro, chiodi di garofano, frutta di rovo matura e un leggerissimo peperone. Al palato la piccola percentuale di aglianico del vino si fa notare fornendo con una beva scalpitante caratterizzata da un tannino marcato e da un alcol ancora perfettamente da integrare. Lungo il finale. Il 2001 risulta più evoluto al naso dove si evincono nette note di torrefazione e cannella. Palato più aggraziato, fresco e persistenza infinita.


Ci spostiamo all’interno della Tenuta Regaleali di Tasca d’Almerita che per prima, già nel lontano 1984, ha creduto ad impiantare in Sicilia il Cabernet Sauvignon.
Il millesimo 2005 del loro omonimo vino si esprime da subito su sensazioni di mora di rovo, bacche di mirto, toni vegetali, il tutto all’interno di un quadro olfattivo più dolce e morbido dei precedenti colleghi. Bocca simile al San Leonardo per setosità tannica e bevibilità, manca forse un guizzo di freschezza e di armonia. Rispetto alla precedente annata il Cabernet Sauvignon 2001 mi è parso più minerale e meno vegetale/fruttato, una versione più austera che si riflette anche al palato dove la sensazione ferrosa non ti lascia nemmeno nel lungo finale.


Ultima nota: Terre da Cabernet è un progetto che guarda anche alla solidarietà visto che uscirà un prezioso cofanetto, in 500 esemplari, contenente i quattro Cabernet delle quattro cantine, che sarà venduto sul mercato al prezzo di 250 euro per raccogliere fondi per Wine For Life.

Alla prossima!


Quello che non sapete di Tenuta di San Leonardo

Venerdì sono stato in Trentino per visitare un’azienda che amo e che, come vedrete, amerò ancora di più dopo averla girata in lungo ed in largo. Sto parlando di Tenuta San Leonardo.

Ospite di Anselmo Guerrieri Gonzaga, con Stefania ed altri due amici, abbiamo potuto scoprire un’oasi dove non solo si beve gran bel vino (e dopo parlerò della nuova etichetta) ma, soprattutto, un luogo dove si ricerca, si coltiva e si valorizza la memoria. Già, perché la tenuta traspira storia da ogni mattone, da ogni suo granello di terra, da ogni vigna.

Il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga e, successivamente, Anselmo hanno ricercato e valorizzato il loro passato che, peraltro, è la storia di un territorio e della sua gente: come scrive il sito internet aziendale, le prime testimonianze della Tenuta risalgono al 900 d.C., quando il vescovo di Verona Nokterio concesse in usufrutto al Vescovo di Trento alcune terre da lui possedute in Val Lagarina, boschi, prati e vigneti ubicati nel sito di Sarnis. Furono però, tre secoli dopo, i Frati Crociferi (un ordine assai diffuso in Europa, che rimase a San Leonardo sino al 1656) ad incrementare e a dare uno sviluppo moderno alla coltura della vite nel loro monastero. Nel corso dei secoli la Tenuta è stata teatro di numerosi episodi storici: nel corso delle due guerre mondiali, ad esempio, San Leonardo ospitò dapprima il Comando del XXIX Corpo d'Armata italiano ed è proprio qui che l'Austria formulò la richiesta d'armistizio. Durante la seconda guerra mondiale, inolltre, San Leonardo fu sede della sezione del Controspionaggio del Comando superiore tedesco sul fronte italiano.

Quello che mi ha sbalordito è l'assenza di boria in tutto questo, c'è solo la consapevolezza di un grandissimo patrimonio che vuole essere condiviso con tutti noi grazie alla costituzione del museo etnografico della civiltà contadina, una organica raccolta di testimonianze ed oggetti della civiltà contadina nell'area della bassa Vallagarina e dei Campi Sarni, un ricco archivio agricolo "dal 1500 al 1960" relativo all'azienda e alla storia della famiglia dei marchesi Guerrieri Gonzaga, proprietari e viticoltori a San Leonardo sin dal XVIII secolo, con un particolare interesse per la figura della marchesa Gemma Guerrieri Gonzaga nata de Gresti di San Leonardo, che nel 1916 svolse un'opera meritoria per favorire il rimpatrio dalla Russia e dalla Siberia di dodicimila prigionieri trentini, triestini e istriani, soldati dell'esercito austro-ungarico, detenuti in oltre cento campi di concentramento in Siberia.

La storia, la bellezza dei vigneti e delle cantine della Tenuta, la grande coesione, l’eleganza e la cordialità delle persone di San Leonardo, la splendida cappella fondata nel 900 d.C., sono tutti ricordi, solide certezze, che mi hanno permesso e mi permetteranno nel tempo di avere una concezione a 360° del loro vino, solo in questo modo potremmo apprezzare e capire appieno cosa si cela dietro bicchiere di San Leonardo o di Terre di San Leonardo…….

C’è un novità infatti: a Merano è stato presentata la nuova etichetta aziendale, un classico taglio bordolese frutto di un attento assemblaggio delle uve della Tenuta. "Terre" ricalca le orme del suo fratellone maggiore nascendo dal medesimo terroir.

Un second vin in stile puramente francese che non vuole avere la stessa eleganza e complessità del San Leonardo ma che, invece, risulta estremamente bevibile e di grande immediatezza. Un vino quotidiano, costando meno di 10 euro, che vorrei avere sempre nella mia tavola, una sorta di anticipo di quel godimento edonistico che è stato il San Leonardo 1996, gentilmente offertomi da Anselmo, e che con i miei amici ci siamo bevuti anzi, sgargarozzati, alla Casa del Vino.

A presto.

P.S.: mi son scordato di dire una cosa: sia Carlo che Anselmo Guerrieri Gonzaga, oltre al patrimonio culturale del territorio, tengono moltissimo a preservare i loro boschi, le loro piante, i loro fiori, grazie a progetti di salvaguardia mirata di tutto il micromondo San Leonardo.

My first post in English. San Leonardo 2001 - Tenuta San Leonardo

Tenuta San Leonardo is an ancient walled settlement in the province of Trento. It extends to almost 300 hectares of what was once a medieval fief. Approximately 20 of these hectares are planted to vine on fairly loose-packed hillside soil. The vines face north-south at between 150 and 200 metres above sea level. Higher up, Cabernet Franc and Cabernet Sauvignon are grown on sandy soil while Merlot has found a welcoming home on the pebbly soil slightly lower down.
The vine training systems vary, some of the vine stock is trained over the traditional "pergola Trentina" trellises and the rest is pruned to the modern, rational Guyot system, which is less productive but more suitable for producing wines with good concentration. Tenuta San Leonardo was the first estate to introduce the Guyot system of cane pruning into the province of Trento. The age of the vines ranges from 10 to 25 years and planting densities vary from 4,000 to 5,500 vines per hectare. Known to the world as San Leonardo, the best quality wine of the estate is a Bordeaux blend: 60% Cabernet Sauvignon, 30% Cabernet Franc and 10% Merlot. The three grape varieties are fermented and matured separately. During the early months this takes place in large stainless steel tanks followed by 24 months in new and used French barriques. The proportions of the blend are decided only after rigorous sample tasting, barrique by barrique. The wine needs about one year of bottle ageing before release onto the market.

2001 is my preferred vintage. This wine is pure aristocratic elegance, it is the pure expression of Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga. San Leonardo shows a deep ruby red color and nuances of garnet red, with a little transparency. The nose reveals intense, clean, pleasing, refined and elegant aromas that start with hints of blackcurrant and black cherry followed by aromas of vanilla, violet, blueberry, licorice, chocolate, sweet pipe tobacco and eucalyptus. With extraordinary purity, full body, and remarkable freshness, elegance, and persistence. This is one of the finest wines ever made by this estate. It will be drinkable at a young age, but will evolve over three decades or more.

Verticale storica di S.Leonardo: l'eleganza nel bicchiere

Ve lo dico subito, questo post non è obiettivo. Volete sapere perché? Semplice, andrò a descrivere una pura emozione, una emozione di tipo enoico che solo il S.Leonardo può darmi. Quindi, se volete sapere perché questo vino è il mio preferito, continuate a leggere, altrimenti…..

La Tenuta S. Leonardo si trova in Trentino, a metà strada tra i paesi di Masi e di Borghetto, nel cuore della Vallagarina, area che da Castel Beseno sopra Rovereto si estende verso sud sino a Borghetto, e compone una piccola comunità organica cementata da forti ragioni storiche, culturali ed economiche, posta nella parte più meridionale del Trentino, immediatamente confinante con la provincia di Verona.
La famiglia Guerrieri Gonzaga è proprietaria della Tenuta da oltre 200 anni, ma la storia del S.Leonardo risale a tempi molto più recenti ed ha un preciso nome e cognome: Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga che, dopo la scomparsa del padre, prese in mano le redini dell’azienda. Avvalendosi degli studi di enologia e delle esperienze maturate in Francia e in Toscana, e con i preziosi consigli di un grande esperto come il dottor Giacomo Tachis, primo grande enologo del S.Leonardo, Carlo Guerrieri Gonzaga ha cercato di valorizzare al meglio i suoi vini attraverso la scelta dei vitigni più adatti (il Lambrusco a foglia tonda, il Marzemino e il Teroldego hanno lasciato spazio ai vitigni dell'Haut Médoc quali Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot), la cura dei vigneti (adozione del sistema guyot ottenendo rese per ettaro da 50/60 quintali), l'attenta selezione in vendemmia, il rigore delle pratiche di cantina, la pazienza nell'affinamento, le straordinarie potenzialità di questo territorio e di creare, anno dopo anno, vini che ne rispecchino e ne esaltino il carattere peculiare.

Il San Leonardo è un classico “taglio bordolese” e nasce da un sapiente assemblaggio del vino di
tre uve, vinificate ed invecchiate separatamente: Cabernet Sauvignon 60%, Cabernet Franc 30%, Merlot 10%. Dopo una permanenza in piccole vasche di cemento, dove viene avviata la fermentazione malolattica, i vini trascorrono almeno sei mesi in botti di rovere di Slavonia da 60 ettolitri per poi sostare in piccoli fusti di rovere francese, nuovi, ma anche di secondo e terzo passaggio, per un periodo di 24 mesi. Prima dell'imbottigliamento viene effettuato il taglio e le esatte proporzioni vengono decise solamente dopo una severissima degustazione barrique per barrique (in questa fase sono estremamente preziosi la lunga esperienza e il talento di grande assaggiatore dell’attuale enologo, Carlo Ferrini). Prima della commercializzazione il vino viene affinato in bottiglia per almeno 18 mesi. San Leonardo è prodotto solo nelle annate che assicurano un risultato qualitativo all'altezza e quando tutti gli elementi assicurano di poter ottenere un vino di grande personalità e carattere. Per questo motivo sono stati "saltati" millesimi come il 1984, il 1989 (annata grandissima in Piemonte e a Bordeaux ma non in Trentino), il 1992, il 1998 e il 2002.


LA DEGUSTAZIONE

Nella splendida cornice del Parco dei Principi di Roma, alla presenza del Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga e dell’enologo Carlo Ferrini, si è svolta una bellissima degustazione di 16 annate di S.Leonardo:

1985 - Rosso granato con riflessi arancio. Al naso il vino presenta sentori terziari di cardamomo, tabacco, china, cappero, lievemente salmastro. La bocca è sapida, levigata, con un tannino ormai alla fine della corsa ma sostenuto ancora da una buona spalla acida. Chiude con lievi note di scorza d'arancia. Elegante nonostante tutti gli anni.

1986 - Rosso granato, più cupo rispetto alla precedente annata. All’olfatto il vino ha netti sentori di goudron, catrame e cuoio; più maschile dell'85. In bocca il vino è maggiormente tannico rispetto alla precendente annata pur avendo meno acidità e meno persistenza. Grande potenza anche se stona una una nota troppo alcolica nel finale.

1987 - Rosso granato scuro. Il naso, poco espresso, gioca su note di prugna, salamoia ed ematiche (ferro?). In bocca il vino è un compendio dei precendenti assaggi in quanto presenta una acidità vibrante, come il 1985, e una buona potenza alcolica, come il 1986. Chiude con buona persistenza e sapido.


1988 - Rosso granato compatto, senza alcuna unghia aranciata. I naso viene pervaso immediatamente da una bella nota balsamica, seguita da sensazioni di frutta rossa in confettura e note affumicate. Splendido alla gustativa con una bocca elegante e un tannino fine sorretto da una buona acidità. A detta dell'attuale enologo Carlo Ferrini un San Leonardo didascalico nella sua prima grande annata.

1990 - Rosso granato. Al naso arrivano di nuovo le sensazioni mentolate, seguite da accenni di humus, terra bagnata e rabarbaro. Bocca molto ricca, strutturata, densa, con tannini avvolgenti sorretti da una acidità meno vibrante rispetto al 1988. Finale lungo con reminiscenze di tabacco e accenni minerali.

1991 - Rosso granato con lieve sfumatura mattonata scura. All’olfattiva il vino si presenta con aromi Al di tabacco scuro,cuoio, fungo, sottobosco. Manca stavolta la vena balsamica. In bocca è avvolgente, sapido, con un tannino e la nota alcolica in evidenza. Elegante nonostante il peccato della scarsa persistenza in bocca.

1993 - Rosso granato scuro. Al naso ritorna in maniera prepotente la bella nota balsamica, seguita da sentori di tabacco da pipa, scorza di arancia, tamarindo e legno di cedro. Attacco gustativo di gran classe ed eleganza caratterizzata da un tannino finissimo sorretto da una bellissima vena acida. Superiore ai precedenti. Da paragone.

1994 - Granato leggermente scarico. Naso leggermente chiuso dove trapelano note minerali e di china molto fresche che vanno a fondersi ad una sensazione di affumicato. Nessuna nota balsamica. Alla gustativa il vino è morbido e si amplia in bocca attraverso una bella nota sapida. Chiude non troppo persistente su note minerali.

1995 – Color granato scuro. Al naso torna la bellissima note mentolata seguita da aromi di tabacco a cui seguono rabarbaro, tamarindo, erbe officinali, noce moscata e chiodo di garofano. Palato importante: Palato importante: l'impatto è dominato da acidità e tannini avvolgenti, acui fa seguito un bel ritorno di frutta. Giovane, ancora da aspettare per qualche anno.

1996 - Granato cupo. L’olfatto gioca su note ben distinte di china, caffè e un chiaro sentore mentolato che ricorda l'After Eight . La bocca ha una buona corrispondenza al naso e tutta la struttura del vino si caratterizza per il grande equilibrio. Pronto.

1997 - Rosso rubino tendente al granato. Naso intenso in cui spiccano eucalipto e ginepro. Ad una seconda olfazione escono le note di frutta nera, cuoio e leggeri sentori speziati. La bocca è elegantissima, calda, caratterizzata da tannini morbidi, dolci e carezzevoli e da una chiusura molto persistente su note agrumate. Di maggior struttura rispetto alle annate precedenti. A detta dell'enologo il paradigma di ciò che vuole ottenere dal San Leonardo nel futuro.

1999 - Rosso rubino tendente al granato. Naso dominato ancora una volta da sentori di eucalipto, seguiti da sentori minerali, tabacco e prugna. Alla gustativa il vino è ricco, polposo, con un tannino evidente anche se leggermente slegato se paragonato all’annata precedente. Chiude di media persistenza su ricordi minerali.

2000 - Rosso rubino scuro. Vino che al naso, oltre alla “classica” note balsamica e di frutta rossa, comincia ad esprimere anche sentori floreali di viola. Alla gustativa presenta un tannino e un’acidità perfettamente integrati anche se si sente una nota alcolica che ricorda l’annata calda.

2001 - Rosso rubino. Naso su note medicinali, mentolate poi appena fruttato e speziato. Caratteristico. In bocca ha buona struttura e morbidezza anche se ancora si percepisce una barrique ancora non completamente digerita. Chiude con grande persistenza su ricordi fruttati.

2003 - Rosso rubino inteso. Naso che gioca su sentori di ribes, mirtillo, di prugna secca e di note note balsamiche come la clorofilla e la menta, per poi continuare con note di erbe aromatiche. La bocca risulta essere di gustosa tessitura, polposa, caratterizzata da una sapidità che si percepisce nettamente. Un'altra interpretazione del San Leonardo con un maggior estratto dovuto all’annata che va a discapito, forse, di una snellezza di beva che verrà col tempo.

2004, non in commercio - Rosso rubino. Naso che gioca su effluvi di grafite, eucalipto e su note ancora poco espresse di frutta rossa. Armonico al palato, il vino possiede una buona progressione gustativa e sembra, nonostante l’età, che le sue componenti strutturali siano già perfettamente equilibrate. Di buona persistenza, chiude su note fruttate.

Grazie al sito della Tenuta S.Leonardo per il contributo di contenuti e immagini.