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Il Vigna del Vassallo di Colle Picchioni: vecchio è bello!


Armando Di Mauro oggi è l’anima e il cuore di Colle Picchioni, storica azienda del Lazio che per anni è cresciuta in simbiosi con la mamma Paola, di cui ho parlato ampiamente qua, una delle prime donne a capo di un’azienda vitivinicola in Italia.
Armando lo si ama o lo si odia, troppo schietto ed onesto per un mondo spesso falso come quello del vino, difficile parlare di modernità in un contesto dove si stanno riscoprendo le antiche tradizioni contadine.

Filari di Colle Picchioni. Fonte: http://www.lucianopignataro.it
Colle Picchioni, come vedremo con un post ad hoc in futuro, è un’azienda che storicamente guarda al futuro e la scelta di passare da Giorgio Grai a Riccardo Cotarella, compiuta a metà anni ’90, testimonia le larghe vedute di Armando dopo che nel 1985 è passato al comando dell’azienda di famiglia.
Assieme a Slow Food Ciampino abbiamo calpestato le vigne e la cantina di Colle Picchioni fino ad arrivare alla sala di degustazione dove ci aspettava un’interessante verticale dei due vini di punta dell’azienda: Le Vignole, il bianco a maggioranza malvasia del Lazio con tocchi di trebbiano e sauvignon, e il Vigna del Vassallo, classico taglio bordolese.

Le Vignole 1998: odori e bevi questo vino e subito pensi:”Porca paletta, e questo da dove è uscito fuori?”. Già, perché questo bianco del Lazio, sconosciuto ai più, nessuno se lo aspetta così minerale, salmastro, di grande espressione fruttata. In bocca è vivo, vivissimo, dotato di grande freschezza e persistenza giocata su note di miele di acacia e frutta gialla matura. Da applausi. Botte grande da 20 Hl.

Le Vignole 2000: mmm, tre bottiglie e tre vini andati. Solo un caso?

Le Vignole 2003: è il primo anno di uso della barrique e il cambiamento di stile certo non è stato aiutato dall’annata calda che porta un profilo olfattivo morbido, vaniglioso, con tratti minerali e di frutta tropicale. In bocca il ricordo del 1998 è solo un lontano ricordo…

Le Vignole 2008: vino morbido e piacione, sa di miele e di albicocca. Bocca cremosa, estroversa, con un vino così non sbagli mai………


Vigna del Vassallo 1989: gli anni ’80 di questo vino continuano a fornire emozioni crescenti. Dopo una 1985 di grande impatto bevuta tempo fa, questa annata regala un taglio bordolese per certi versi ancora più appassionante fornendo un quadro olfattivo di forte impronta minerale, ematica, a cui seguono acuti di rabarbaro, terra umida, fiori rossi macerati, prugna secca. Bocca perfettamente integra dove tutto l’impalco strutturale è perfettamente fuso. A trovargli un difetto direi che forse è poco ampio e persistente in bocca.

Vigna del Vassallo 1990: subito ci accorgiamo di esser di fronte ad un grande vino. Questa annata, rispetto alla precedente, è meno minerale ma dona all’olfatto un frutto più giovane e vivo. Col tempo poi esce tutta la complessità e l’eleganza di un’annata che ai tempi prese i tre bicchieri: fungo porcino, humus, radici, carne, brace, macchia meditterranea, sono solo una parte dei descrittori che riesco a percepire. Gli applausi, però, sono tutti per la bocca che regala un vino ancora giovane, fresco, ampio, che entusiasma ancora per freschezza e fiera tannicità. Persistenza sfiziosamente sapida e terziaria. Chapeau!

Vigna del Vassallo 1993: tre anni in più regalano un taglio bordolese più materico, polposo, succoso, con le spalle grandi. Meno elegante e complesso della ’90, rimane comunque un vino giovanissimo, diretto, con un tannino ancora graffiante e una rusticità di fondo che lo legano indissolubilmente al territorio dei Castelli Romani.

Vigna del Vassallo 2008: ok, sono passati 15 anni dal precedente ma, a livello di stile, è come se fosse passata una vita. È un taglio bordolese moderno, segnato ancora molto dal legno, che seduce i neofiti per la decisa dotazione fruttata affiancata da toni speziati dolci. Al sorso il vino ha bisogno ancora di assestarsi, la struttura è ancora scissa tra la morbidezza dell’alcol ed un tannino che ancora litigano tra di loro. Da attendere con calma.


La vendemmia perfetta? Dicono si farà Montalcino


Basta con i vini surmaturi, via i tannini verdi, le stagioni e le annate non influenzeranno più il prodotto finale che sarà di grande qualità e...standard. 
Fantascienza? No, perchè lo dicono Attilio Scienza, professore ordinario di viticultura all’Università di Milano, Giampiero Maracchi, professore ordinario di agrometeorologia all’Università di Firenze ed ex-direttore dell’Istituto di biometereologia (Ibimet), e Riccardo Cotarella che, durante lo scorso Benvenuto Brunello, hanno presentato uno studio relativo alla vendemmia perfetta la quale fornirà, per tutte le annate, vini da lungo invecchiamento e con una elevata stabilità cromatica.

Attilio Scienza. Fonte: L'Acquabuona.it
In particolare la diagnosi scientifica, condotta sulla vendemmia 2010, asserisce che, programmando in anticipo la raccolta, il produttore potrebbe ottimizzare la composizione chimica dell’uva garantendo in tutte le annate un vino atto al lungo invecchiamento, evitando sovramaturazioni che spesso tolgono finezza al vino e lo fanno diventare troppo alcolico. Analogamente la composizione polifenolica equilibrata (tannini ed antociani) consente di produrre Sangiovese con una elevata stabilità cromatica nel corso dell’invecchiamento e della conservazione presso il consumatore.

Un risultato - commenta il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, Ezio Rivella - che ci conferma alla guida dell’enologia internazionale per la capacità di investire sul territorio e innovare costantemente la produzione, per garantire l’eccellenza che un grande bene come il nostro deve sempre avere”.

L’analisi è partita da tre tipologie di dati dell’anno 2010 a Montalcino, comparati con quelli dell’ultimo decennio: quelli meteorologici (quantità, carattere delle piogge e temperature), quelli sulla maturazione enologica e polifenolica dell’uva, che vengono rilevati dal Consorzio in 6 zone di Montalcino nella fase prevendemmiale, e infine quelli derivati dalle analisi sui mosti e i sui vini effettuate dal Consorzio del Brunello in gennaio.

Di qui l’elaborazione del modello che rende possibile prevedere il momento migliore per la vendemmia e quindi anticipare eventuali alterazioni dovute alla troppa o troppo poca permanenza dell’uva in vigna. Oltre alle informazioni sull’annata 2010, i dati permettono di evidenziare che Montalcino è un’area enologica d’eccellenza, uno dei pochi posti nel mondo in cui è possibile produrre con regolarità vini di altissimo livello usando un solo vitigno, cosa che accomuna Montalcino a pochissimi altri luoghi eletti, come la Borgogna, con il Pinot Noir, o la valle del Rodano, per il Syrah. Negli ultimi 10 anni, il Brunello ha avuto quattro annate eccellenti e quattro a 4 stelle e solo due vendemmie deludenti.

Montalcino, secondo gli esperti “rappresenta un ambiente ideale per l’applicazione dei modelli di previsione: dispone di una importante banca dati che in questi anni ha costruito pazientemente il Consorzio, coltiva un solo vitigno, il Sangiovese e malgrado la sua orografia fatta di versanti, altitudini ed esposizioni diverse ha un clima temperato caldo che nella parte verso la Val d’Orcia è continentale almeno alle altitudini maggiori, mentre è influenzato dal mare verso il Tirreno. 
La presenza di una notevole costanza nella successione delle fasi fenologiche è aiutata anche da una composizione fisica del suolo che non espone mai la vite a gravi rischi di siccità. Anche il viticoltore ha la sua importanza, in quanto pratica una viticoltura in grande armonia con l’ambiente, attuando forme di allevamento, di gestione della chioma, di controllo della produzione, di lavorazioni del suolo che hanno un effetto stabilizzatore sulle risposte della pianta nei confronti di annate con andamenti climatici anche molto diversi”.

Sparata pubblicitaria o meno su una cosa non sono d'accordo: a Montalcino non si coltiva solo un vitigno. Vedi alla voce merlot e cabernet!

Fonte: WineNews.it

Fonte: Dissapore.it

Territori diVini per Cantina Cremisan


Oggi vado a "Territori diVini", passerò una domenica pomeriggio all’insegna del vino e della solidarietà per sostenere la cantina di Cremisan, situata tra Gerusalemme e Betlemme, e gestita dai Salesiani dal 1885.


Alle 16.30 le porte del Museo Crocetti, via Cassia 492 verranno aperte al pubblico.

Alle 17.00 Emanuela Chiang, Coordinatrice del Progetto, illustrerà gli obiettivi raggiunti in questi anni di lavoro dedicato al potenziamento e al miglioramento della produzione vitivinicola di Cremisan. A seguire Giovanni Lai, docente dell'AIS - Associazione Italiana Sommelier terrà una degustazione guidata dei nuovi vini di Cremisan (due bianchi e un rosso) prodotti con la supervisione del noto enologo Riccardo Cotarella. Quaranta i posti a disposizione per la degustazione guidata.

  
Dalle 18 alle 23 si aprirà la serata di banchi d'assaggio e degustazione di vini (di oltre 25 cantine) per tutti, che si concluderà con un'asta di solidarietà. Dalle 21.00 il concerto "Simone Sala Trio".

I vini che la cantina di Cremisan produce vengono commercializzati nella Terra Santa, nei Paesi limitrofi e a breve anche in Italia. Il ricavato della vendita del vino va a beneficio delle opere sociali (scuole, centri di aggregazione giovanile, centri di formazione professionale, oratori) e del forno che i Salesiani gestiscono a Betlemme e a Nazareth. I beneficiari ultimi sono quindi i ragazzi, i giovani palestinesi e arabi israeliani che vivono in situazione di povertà, emarginazione e disagio economico e sociale.
 
Contributo di solidarietà: 15 euro.

Se siete da queste parti vi consiglio di partecipare, farete un bellissimo gesto. E’ Natale anche per il vino!


Luca Maroni e la lista dei suoi “I migliori vini d’Italia” 2011


Vabbè io la metto on line, ambasciator non porta pena...



Vini Bianchi

Prima fascia (98 punti)
 
Poggio Le Volpi, Donnaluce Lazio Bianco 2009
Montecappone, Tabano Bianco 2009

Seconda fascia (96 punti)  
Cardeto, Soliano Chardonnay 2008
Vetrete, Cre’ Vendemmia Tardiva 2009
Tenuta San Pietro, Gavi Gorrina 2008
La Vis, Traminer Aromatico Maso Clinga 2009

Terza fascia (95 punti)  
Cantina Altarocca, Chardonnay Bianco D’Altrarocca 2009
Di Lenardo, Chardonnay Father’s Eyes 2009
Vie di Romans, Chardonnay Vie di Romans 2008
Masseria Frattasi, Donnalaura Riserva 2008
I Capitani, Fiano di Avellino Gaudium 2009
Cantina Todini, Grechetto Bianco del Cavaliere
Terre della Custodia, Grechetto Colli Martani Plentis 2008
Ceraudo Roberto, Imyr 2009
Argillae, Panata Bianco 2009
Casale del Giglio, Petit Manseng 2009
Vallona, Pignoletto Permartina 2007
Fazi Battaglia, Rie Verdi 2009
Tenuta Ca’ Bolani, Sauvignon Aquilis 2009
Pescaja, Solo Luna Arneis 2009
Maremmalta, Vermentino Le Strisce 2007
Bruni, Vermentino Vendemmia Tardiva Perlaia 2009

Vini Rossi 

Prima fascia (97 punti)
 
Rocca di Frassinello, Baffo Nero 2007
Bellicoso, Barbera d’Asti Merum 2008
Elio Perrone, Barbera d’Asti Mongovone 2008
Nugnes, Falerno del Massico Riserva Caleno 2007
La Tosa, Gutturnio Riserva Vignamorello 2009
Firriato, Harmonium 2008
Farnese, Montepulciano d’Abruzzo Riserva Opi 2006
Feudi di San Marzano, Primitivo di Manduria Sessantanni 2007
Terre del Gufo, Timpanara 2008

Seconda fascia (96 punti)  
Tenuta Terre Nobili, Alarico 2009
Isabella Mottura - Tenuta Corte di Tregoniano, Amadis 2008
Tenuta dell’Arbiola, Barbera d’Asti Superiore Romilda XII 2007
Castello di Cicognola, Barbera Castello di Cicognola 2007
Albea, Lui Nero di Troia 2008
Serracavallo, Magliocco Vigna Savco 2006
Pasetti, Montepulciano d’Abruzzo harimann 2005

Terza fascia (95 punti)  
Accordini Stefano, Amarone Classico Acinatico 2006
Tenuta dell’Ammiraglia - Frescobaldi, Ammiraglia 2007
Maculan, Crosara 2008
Velenosi, Ludi 2007
Bove, Montepulciano d’Abruzzo Indio 2007
Valle Reale, Montepulciano d’Abruzzo San Calisto 2007
Icardi, Pafoj Rosso 2007
Ducato Grazioli, Riserva del Presidente 2008
Lungarotti, San Giorgio 2005
Mastroberardino, Taurasi Radici Riserva 2004

Vini Rosati

Prima fascia (97 punti)
 
Tenuta Ulisse, Merlot Unico Rosato 2009

Seconda fascia (93 punti)  
Monteci, Bardolino Chiaretto 2009
Cantina Tollo, Cerasuolo Hedòs 2009

Terza fascia (92 punti) 
Leone de Castris, Five Roses Anniversario 2009
Vigneti Pittaro, Valzer in Rosa 2009

Vini Dolci 

Prima fascia (97 punti)  
Abraxas, Passito di Pantelleria 2008
Cantina alle Isarco, Kerner Passito Nectaris 2007
Signae, Semèle 2007

Seconda fascia (96 punti)  
Ca’ Lustra, Fior d’Arancio Passito Zanovello 2008
Tiefenbrunner, Gewürztraminer Linticlarus Vendemmia Tardiva 2008
Livo Felluga, Picolit 2007
Altavita, Solesia Passito 2008

Terza fascia (95 punti) 
Isolabella della Croce, Brachetto d’Acqui Trentasei 2009
Tasca d’Almerita, Malvasia Capofaro 2009
Tenuta Gorghi Tondi, Oro di Dora 2008
Trabucchi d’Illasi, Recioto Terre del Cereolo 2006
Nals Margreid, Passito Baronesse Baron Salvadori 2008
Lis Neris, Tal Lùc 2007

Vini Spumanti

Metodo Classico - Cesarini Sforza, Aquila Reale Riserva 2003
Metodo Classico Rosé - Cantine del Notaio, La Stipula Rosé Brut 2008
Charmat - Vanzini, Pinot Nero Spumante Extra Dry
Charmat Rosé - Girardi Spumanti, Monchera Rosae Cuvée Rosé
Prosecco - Valdo, Prosecco di Valdobbiadene Cuvée del Fondatore
Lambrusco - Ariola, Marcello Lambrusco
Spumante dolce - La Montecchia, Fior d’Arancio 2009

Paola Di Mauro e quella testardaggine chiamata Vigna del Vassallo

Oggi vorrei parlarvi di Colle Picchioni, un’azienda vitivinicola che ha fatto un po’ la storia della mia Regione, il Lazio, essendo uno di quelle che ha sempre fatto qualità nella zona di Marino, nei Castelli Romani, anche in tempi non sospetti.
Tutto nasce nel 1976, su un piccolissimo appezzamento di terreno che la famiglia Di Mauro aveva acquistato otto anni prima per sfuggire dal caos cittadino ed immergersi nell’incanto di un posto a metà strada tra Albano e Marino. Colle Picchioni è Paola Di Mauro, donna forte che, stufa di bere il vino del contadino che fino ad allora coltivava le sue vigne, decise di farselo in proprio.


La signora Di Mauro, però, non sapeva nulla di enologia ma, caparbia e sognatrice come era, si mise a studiare per trasformare quel fazzoletto di terra in una piccola azienda vitivinicola, la sua.
A quel tempo non aveva assolutamente struttura, macchinari, mano d’opera, la giudicavano pazza, i due figli la giudicavano colpevole di "sprecare i soldi in campagna". La deridono: "Perchè ti spezzi la schiena sulla terra... Se proprio non sai come buttare i soldi vai in crociera!".

Lei va avanti lo stesso.

La sua prima vendemmia, nel 1974, venne portata avanti con mezzi di fortuna costruiti con i materiali del ferramenta.
Il “gioco” si fa importante, le piace tanto il vino che produce. Compra altri quattro ettari, si rifornisce di botti di legno, di una diraspatrice e con l' aiuto di Bianca, la sua colf mantovana, travasa il vino.

Nasconde la diraspatrice al marito mimetizzandola con un imbuto e con dei tubi di legno
. Inizia a produrre 10-12 mila bottiglie l' anno.

La svolta
avvenne in concomitanza di un vecchio Vinitaly, nel 1983 quando Paola di Mauro incontrò Giorgio Grai, uno tra i più geniali enologi italiani. Tra i due c' è subito la scintilla. Grai è un tipo franco, uno capace di dire davanti a tutti "lei ha fatto una merda" oppure "cambi mestiere". Grai assaggia il Colle Picchioni, il vino della signora e dice: "Lei potrebbe fare figli magnifici. Perchè si ostina a farli con un po' di gobba?". La signora di rimando: "Se lei è tanto bravo mi dica come, ecco il mio numero di telefono". E tra i due nasce alla prima telefonata un grande amore professionale.
Da quel momento in poi arrivarono i primi successi grazie soprattutto a Veronelli che non smetteva di decantare il vino di Colle Picchioni. La costanza qualitativa del vino e l’inserimento dell’azienda nelle principali guide fecero il resto, la storia.


Oggi l’azienda è condotta da Armando Di Mauro, il figlio di Paola, che ho avuto l’onore di avere al mio fianco in una splendida cena tra amici all’interno della quale abbiamo ripercorso un pezzo di storia del suo Vigna del Vassallo, taglio bordolese da omonima vigna il cui nome è una dedica al lavoro dei vassalli dei principi Colonna a cui appartenevano originariamente i terreni dell’azienda.

Armando, durante la cena, ci porta in degustazione la prima (1981) e l’ultima annata (2008) del Vigna del Vassallo.
Il 1981, purtroppo, era sul viale del tramonto, troppi capelli grigi e troppe rughe per essere ancora quel vecchio playboy di una volta.
Il 2008 è una vera e propria anteprima per i presenti, giovanissimo eppur già godibilissimo con la sua vigorosa impronta di frutta rossa croccante, rosa canina e terra vulcanica. Bocca di grande coerenza con il naso. Uno dei pochi grandi rossi del Lazio.


Piccola chicca: sapendo della presenza di Armando di Mauro, ho stagnolato un Vigna del Vassallo 1985 (grande annata per la zona dei Castelli Romani) al fine di testare la bravura dei miei compagni di bevuta. Ebbene, alla cieca anche i migliori posso sbagliare visto che il taglio bordolese laziale è stato scambiato anche per un Monfortino. L’unico a non avere dubbi sul vino, fortunatamente, è stato proprio Armando. Non è cosa da poco, credetemi, la lista dei produttori distratti è molto vasta e ne comprende alcuni davvero titolati.

Foto tratte dalla rete e dal sito www.collepicchioni.it

Quel (vino) rosso di D'Alema!

L’idea c’era da tempo. I dettagli sono stati messi a punto qualche tempo fa nel corso di una cena che non è sbagliato definire di «vertice», anche se atipica. Al tavolo c’erano, il líder máximo Massimo D’Alema, l’allora governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti e il «re» degli enologi Riccardo Cotarella. Tre personaggi di spicco a discutere, non di guerra tra le fondazioni democratiche e nemmeno dei riflessi occupazionali della crisi del comparto lusso o di disoccupazione umbra, ma di technicality; dettagli burocratici e produttivi relativi alla prossima impresa dalemiana: una tenuta di viti per produrre un vino. Rosso e di lusso, si intende.

La notizia l’ha data ieri il Giornale dell’Umbria che ha individuato in Montecastrilli, tra Todi e Terni, l’area scelta da D’Alema per il suo esordio tra i produttori di vini. Ma in ballo ci sarebbe anche un’altra proprietà, dalle parti di Otricoli, al confine con il Lazio. Alla fine entrambi i vigneti potrebbero finire tra le proprietà di D’Alema.
Nessuno nel Ternano si è sorpreso della scelta di Massimo D’Alema. Sono ormai storia le sue incursioni culinarie che hanno contribuito a lanciare il cuoco Gianfranco Vissani. Ed è noto che D’Alema apprezzi questa zona, che si trova a pochi chilometri dalla Capitale, ma dentro la macro regione rossa composta da Emilia-Romagna, Toscana e Umbria.
I dettagli sono ancora da definire. Il riserbo sull’operazione è totale. Il nome dell’ex premier non risulterebbe nemmeno tra i proprietari del vigneto che dovrebbe essere intestato a uno studio legale romano per essere poi gestito dai figli del presidente del Copasir. Si sa che il terreno non supererà i 4-5 ettari perché l’obiettivo non è tanto fare produzione di massa, magari da regalare alle feste del Pd, quanto portare poche bottiglie sulle tavole che contano.
I tempi comunque non saranno brevissimi e non per colpa della politica. Per maggio è in programma l’impianto delle viti. Questo significa che prima di avere bottiglie della premiata ditta D’Alema, bisognerà aspettare almeno cinque anni. Prima di allora, sarà costruita la cantina, dove si imbottiglierà il rosso.

Ancora non è stato deciso il nome. Scelta importante, con possibili ricadute anche politiche. Ogni riferimento al rosso, tanto per dirne una, finirebbe per assumere connotati politici e rischierebbe di imbarbarire un’operazione che invece punta tutto sul livello alto.
L’obiettivo di collocare il vino tra quelli di lusso è dimostrato anche dalla scelta dell’enologo, che sarà quasi sicuramente Riccardo Cotarella, orvietano che si è imposto nel mondo ed è diventato il tecnico di fiducia di personaggi del calibro di George Clooney, Roman Abramovich e anche di Silvio Berlusconi.
E questo è l’altro dato sensibile, che potrebbe rendere più amaro il vino dalemiano. Cotarella è un enologo di fama mondiale e non bada di certo all’appartenenza politica dei clienti e tantomeno dei vip che si affidano ai suoi consigli. Ma i tempi sono quelli che sono, e c’è da scommettere che, quando la cosa diventerà ufficiale, qualcuno griderà al complotto, applicando la proprietà transitiva al terzetto D’Alema-Cotarella-Berlusconi.
Due politici, un premier e un ex premier; il leader del centrodestra e uno degli azionisti di maggioranza del Pd; con lo stesso enologo. Roba da scatenare retroscena su un nuovo «dalemone», ma in versione country chic. Un inciucio innaffiato da un vino rosso umbro. Costosissimo però.

Fonte: Il giornale

Falesco Montiano: una imperdibile verticale di un grande rosso laziale. 2^ parte

Continuiamo con la descrizione della splendida verticale di Montiano andando a scoprire gli anni 2000.

2000: l’anno della svolta, entra in produzione la nuova vigna con un clone di merlot che si caratterizza per l’elevata resistenza alle stagioni siccitose. Cotarella si è reso conto che il clima sta cambiando. Dinamico dinamico al naso, manifesta toni di radice di liquirizia, rosa rossa, ciliegia, cassis, caffè. Si nota la gioventù delle nuove vigne in quanto manca di adeguata profondità e di quella nota mentolata che, complice l’annata calda, non esce come nei precedenti millesimi. Anche la bocca è giovane, pimpante, calda, caratterizzata da intense sensazioni fruttate e un tannino vibrante che copre un po’ la parte morbida del vino e lascia anche poco spazio alla sapidità finale del vino.

2001
: siamo di fronte ad una grande annata e ad un piccolo capolavoro enologico. Già il naso ci emoziona, ci stordisce con la sua intensità e i suoi caratteri aromatici che sono un tutt’uno col territorio. Sensazioni di menta, scorsa di arancio, violetta, ciliegia matura, ribes, mora, ferro, tabacco, spezie impreziosite da nobili ricordi di humus e gratife. Al palato è seta, tutto viene avvolto in una trama di grandissima eleganza, con un tannino “bordolese” e una lunga, lunghissima scia finale che si dipana tra ricordi di frutta, liquirizia e tocchi minerali. Un monumento e il miglior vino della verticale.

2003
: nonostante l’annata calda, Cotarella tira fuori un vino per nulla banale che si caratterizza per un interessante olfatto di ribes, ciliegia, macis, amarena, arricchiti da una lieve scia balsamica. In bocca è coerentemente potente, polposo, quasi masticabile e denuncia tutta la sua gioventù con un tannino scalpitante anche se rotondo e mai troppo asciugante. Arriverà a raggiungere un perfetto equilibrio col tempo. Torna la scia sapida finale.

2004: naso prepotente, caleidoscopico, il cui ventaglio olfattivo spazia tra le note di rosa rossa, viola mammola, ciliegia, mora, note balsamiche e un tocco di grafite. In bocca è ricco, pieno, deciso e lascia il palato con ottimi ricordi di frutta rossa, fiori, grafite e una lunga scia finale di pura sapidità. Non è ancora espresso in tutte le sue potenzialità, sembra ancora compresso, una materia che sta esplodendo. Ha tutte le potenzialità per diventare un grande vino.

2005
: annata anche questa sfigata dove temperature alte e pioggia in vendemmia non hanno creato le condizioni per un’uva perfetta. Naso chiuso, timido, che col tempo tira fuori qualche cenno di fiori rossi, frutta e un lievissimo balsamico. Tutt’altro che dinamico. Anche alla gustativa questo Montiano non eccelle, poca polpa e una struttura esile e poco amalgamata non invitano al prossimo sorso. Insieme all’annata ’96 è il peggiore della serata.

2006: uno dei miei preferiti, anche se giovanissimo promette di diventare, a mio parere, la 2001 del futuro. Lo si può notare subito mettendo il naso nel bicchiere: pieno, complesso, caratterizzato da intensissimi i profumi di frutta croccante, ciliegia e lamponi su tutti, poi si incuneano sensazioni di viola, rosa, ginepro, timo, chiodi di garofano, cannella, vaniglia. Al sorso c’è grande morbidezza, un velluto che accarezza il palato con gli intensi ricordi floreali e balsamici, poi escono le note più dure, un tannino evidente ma polposo, la grande freschezza e una avvolgente sapidità. Grandissimo già da ora ma, se lo aspettiamo, avremo di fronte un altro monumento enologico.

2007
: annata che abbiamo degustato in anteprima assoluta. Un bimbo in fasce con un naso più timido della precedente annata, meno verticale e maggiormente ricco di aromaticità scure, speziate, quasi fosse già leggermente evoluto. Ritorna al palato la caratteristica nota balsamica anche se, sempre rispetto alla 2006, la nota morbida è meno evidente a dispetto di una trama tannica virile accompagnata da degna sapidità. Un vino che sposa potenza giovanile ed accennata eleganza anche se, dal mio punto di vista, non arriverà mai a picchi di qualità estrema. Un vorrei ma non posso.

Falesco Montiano: una imperdibile verticale di un grande rosso laziale. 1^ parte

Il Montiano è un vino del Lazio e ne sono orgoglioso, soprattutto dopo la grandissima degustazione che si è tenuta all’AIS di Roma alla presenza di Riccardo Cotarella. Una verticale di tutte le annate in commercio (compresa la 2007 in anteprima) che ci ha confermato la grandezza di un vino fatto con passione ed orgoglio all’interno di un territorio, Montefiascone, che, a quei tempi, certo non brillava per qualità enologica.
Il Montiano si concretizza nella mente di Riccardo Cotarella nel 1987 durante una tour che l’enologo fece nelle zone di Saint-Émilion e Pomerol, territori particolarmente vocati per il merlot di cui Cotarella si innamora talmente tanto da volerlo piantare a cavallo tra Lazio e Umbria estirpando, non senza problemi con la popolazione, due vitigni classici della zona: Trebbiano e Malvasia. La sfida è iniziata: nel 1993, grazie all’impianto di vecchie marze di merlot provenienti da Château Cheval Blanc, viene prodotta la prima annata di Montiano, mille bottiglia circa, un vino destinato a fare la storia enologica italiana.

Andiamo a scoprire le varie annate presenti in degustazione:

1994: di un colore granato molto brillante, ha un naso senza cedimenti, balsamico, le cui caratteristiche vanno ad alleggerire un quadro generale fatto di sensazione scure, di humus, terra, prugna matura, cardamomo e ferro (ricordo che le viti sono piantate su un terreno prettamente vulcanico). Anche la bocca non cede nulla, perfetta l’amalgama tra componenti dure e morbide. Esaltante il tannino che, ancora in piedi, ci lascia presagire ulteriori evoluzioni del vino. Chiude sapido su sensazioni ferrose.

1995: rispetto al precedente, si notano in questo vino cenni olfattivi di grafite e macchia mediterranea che, col tempo, si arricchisce di una leggera nota di sottobosco, liquirizia e caffè. Sicuramente meno un quadro olfattivo meno scuro del precedente. Al palato il vino è di notevole avvolgenza, soprattutto si nota un tannino e una vena acida di grande carattere, di maggiore qualità rispetto al ’94. Chiusura sapida su toni minerali.

1996: un vino figlio di un’annata scarsa e questo lo riconosce lo stesso Cotarella. Naso ritroso, si percepiscono piccoli sbuffi minerali e tabaccosi. Null’altro. In bocca la fusione di elementi che abbiam trovato nelle precendenti annate non c’è, c’è una netta scissione tra le varie componenti. Esile di corpo ha un finale che non entusiasma per persistenza e profondità.

1997: si cambia nettamente marcia, di fronte abbiamo un vini figlio, stavolta, di una grande annata, sicuramente calda visto che per la prima volta il Montiano supera i 13%. Profilo aromatico intrigante giocato su note di eucalipto, violetta, prugna, sottobosco che, col tempo, vira ad un intenso minerale che sfuma su richiami di cuoio, tabacco e una leggera nota smaltata. In bocca ha lo stesso corpo e la stessa complessità dell’olfatto, tutto è fuso in maniera suprema, polpa, sapidità e freschezza sono equalmente distribuite. Finale grandioso che non cede nulla al tempo e che incanta con una chiusura fruttata e minerale. Da berne a secchiate!

1998: sembra una via di mezzo tra la ’96 e la ’97. Mineralità e un frutta nera caratterizzano il naso, poi sensazioni speziate di rabarbaro, cardamomo, humus, ferro. Non si percepisce la nota mentolata che caratterizzata alcuni millesimi precedenti. E’ un vino che ha un colore aromatico marrone. Bocca più severa del ’97, alla gustativa il vino rispetta pienamente il naso, è un Montiano maschio anche se forse cede qualcosa in sapidità e persistenza finale. Ancora da decifrare totalmente.

1999: naso molto espressivo e tenebroso che riporta a note di ciliegia matura, prugna appassita, tabacco scuro, grafite, tocco di goudron e lieve balsamicità. Il sorso conferma che siamo di fronte ad un vino più evoluto rispetto agli altri millesimi, torna il tabacco, il catrame, tutto è fermo sulla nota scura. Poco dinamico, cede qualcosa anche in freschezza e sapidità. Non penso abbia davanti molti anni.

Per gli anni 2000 dovrete attendere mercoledì....