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Percorsi di Vino vi vuole firmati!


No, non voglio che indossiate Gucci o Fendi ma, visto che la blogosfera ormai è territorio burloni e vigliacchi, in me è nata l'esigenza di conoscere con chi sto parlando anche perchè quando si commenta una cosa che ho scritto è come se quella persona stesse parlando con me. 

Voi conversate con gli anonimi? Io, di solito, no.

Fonte: webbando.com
A me non piace moderare i commenti, Percorsi Di Vino infatti non ha filtri, per cui da adesso in poi, i pochi commentatori senza un nome, sono caldamente invitati a svelarsi. 
Per gli altri la mia stretta di mano virtuale vale e varrà per sempre visto che li considero miei amici.


Cesanese? No, Cesanesi al Percorsi di Vino Wine Fest


Se organizzi una Wine Fest sei come lo sposo, non mangi nulla, non bevi nulla (o quasi) e vai da una parte all’altra come fossi una pallina da flipper.
Nonostante ciò, stremato, sono riuscito a partecipare alla degustazione di Cesanese che avevo organizzato.
Con grande emozione ed orgoglio posso dire che c’erano tutti quella sera, i migliori produttori e, soprattutto, i migliori Cesanesi in circolazioni.
Cesanesi, sì, al plurale, perché occorre distinguere tra Cesanese del Piglio, Cesanese di Olevano Romano e Cesanese d’Affile. Tre uve con caratteristiche diverse che Anton Maria Coletti Conti, Damiano Ciolli e Formiconi interpretano nel migliore dei modi e che Pierluca Proietti, Presidente della Strada del Vino Cesanese, ci ha raccontato nel migliore dei modi.

Veduta del Piglio
Il Cesanese ha origini antiche, riporta alla memoria i territori della Valle dell’Aniene che, dopo esser stati abitati dalle popolazioni italiche degli Equi e degli Ernici dall’anno 1000 a.C., divennero nel 133 a.C. colonia romana, con la conseguente suddivisione del territorio in piccoli appezzamenti e successiva deduzione ai coloni delle aree da coltivare
La tradizione vuole infatti che il termine Cesanese nasca nei luoghi dell’omonima terra, un tempo ricoperta di boschi, dove già da tempi antichi il vitigno veniva impiantato in terreni collinari che all’occorrenza venivano disboscati; da qui il termine Cesanese, vino prodotto nelle “caesae”, “luoghi dagli alberi tagliati”.
I primi testi storici in cui è citato il nome di Cesanese risalgono a Giuseppe Acerbi, archeologo con la passione per la botanica, che lo descrive come un vitigno “atto a produrre un vino generosissimo, acini sferoidi, azzurri, nerastri” ed è del 1888 la precisazione di Mengarini che per primo tratta in modo separato i due “Cesanesi”, Comune e d’Affile: “Essi differiscono – scrive – per alcuni caratteri: ad acino grosso, il comune o Velletrano, e ad acino piccolo, d’Affile o di Piglio, dov’è largamente coltivato”.

Veduta di Olevano Romano
Purtroppo in quell’epoca, tra fillossera – la malattia della vite che decimò i filari di tutta Europa nella seconda metà dell’Ottocento – e le condizioni dei coloni obbligati a versare ai proprietari terrieri gran parte del raccolto, il Cesanese visse un lungo periodo buio che si acuì nel territorio nel periodo postbellico dove le pessime condizioni socio economiche del territorio generarono un lento e inesorabile abbandono delle vigne.
Solo nel 1960 si ebbe la sterzata vincente quando un gruppo di vignaioli appassionati, convinti delle potenzialità del loro prodotto fondando la “cantina sociale del Cesanese del Piglio” che, grazie all’uso di nuove e moderne tecniche agronomiche ed enologiche, cominciò a produrre vini di grande qualità, in versione secca, che porteranno nel 1973 al riconoscimento della Doc del Cesanese di Affile, seguite negli anni successivi dalle Doc Piglio e Olevano. Nel 2008 arrivala Docg per il cesanese del Piglio.

Pierluca che spiega e io che...boh
Fatto questo breve ma necessario excursus torno al sodo della degustazione. Abbiamo bevuto con grande soddisfazione:

Romanico 2005Coletti Conti: sei anni e non sentirli, berlo significa avere ben presente che l’uva Cesanese, se trattata bene, può offrire grandi vini alla faccia di chi pensa che questo sia solo un rosso per i ciociari. Coletti Conti fa vini matrici e questo 2005, nonostante un’annata media, è ancora giovane e sprizzante nella sua straordinaria complessità dove ritrovo tutto il nero della frutta, delle spezie e del terreno. Bottiglia da magnum.

Coletti Conti in mescita

Cirsium 2005 – Damiano Ciolli: un vino che è uno spettacolo come eccezionali le vecchie vigne ad alberello da cui nasce il Cesanese di Olevano Romano. E’ un vino dove il terreno vulcanico si insidia inesorabilmente fornendo alla beva un carattere ferroso ed ematico da scena del delitto. 

Damiano Ciolli
Capozzano 2008 – Formiconi: questo Cesanese di Affile è una mano santa contro chi di questi tempi soffre di raffreddore: mettetelo al naso e la sua straordinaria balsamicità libererà le vie nasali. Beva nervosa per via di un tannino ancora da domare ma come classe e persistenza è un vino che non teme confronti.


Cirsium 2007 – Damiano Ciolli: rispetto al 2005, dove c’era il 50% di legni nuovi e 50% di secondo passaggio, la cantina ha provato anche un salasso col 10% dell’uva. Rispetto al vino degustato per la guida Slowine, ho trovato questa annata in fase di chiusura visto che lo spettro aromatico giocava “solo” su toni di marasca, mora e radici perdendo una buona parte di mineralità che ora è nascosta nella linfa vitale del vino. Sono riuscito a trovare l’ago nel pagliaio?

Cisiniamum 2009 -  Formiconi: è il Cesanese base della piccola azienda formata da Livio, Walter e Vito Formiconi. Ha tutto quello che deve avere un Cesanese d’annata, tanta frutta, tanta speziatura e una beva potente e succosa. Era un’anteprima, dovrebbe uscire in commercio a giorni.

Romanico 2008 – Coletti Conti: un’esplosione di materia sia al naso che in bocca che ti conquista e non ti lascia più. Sicuramente, ad oggi, la migliore espressione di Cesanese del Piglio mai uscita in commercio. Bere questo vino significa capire perché Antonello è un Signore e un gran Maestro per tutti.

Percorsi Di Vino Wine Fest: i tanti ringraziamenti e le prime foto!


E' sempre difficile scrivere qualcosa di sensato e poco banale quando ti porti sulla pelle una giornata come quella di ieri. Tante ore passate intensamente tra amici  vecchi e nuovi. Amici, sì, perchè tutta la gente che è venuta ieri, compresi i produttori che erano presenti solo virtualmente causa neve e impegni vari, mi ha dimostrato affetto, stima e, soprattutto, amicizia.
Vorrei ringraziare perciò tutte le persone che hanno permesso il successo della festa a partire da Dino De Bellis, grande chef ed amico perchè senza di lui tutto questo sarebbe stato impossibile.
Un abbraccio enorme va a Simona e Gianfranco Fino che si son fatti 600 Km nel maltempo. 
Ringrazio tantissimo Elena Fucci perchè è arrivata stremata a fine serata nonostante si sia svegliata alle 6 di mattina per me.
Grazie a tutta l'allegra truppa dei toscani a cominciare da Michele Braganti, Paolo Cianferoni e Roberto Bianchi che, assieme a Davide Bonucci dell'Enoclub Siena, hanno tenuto un bellissimo laboratorio sul terroir di Radda in Chianti.
E grazie a tutti gli altri "toscanacci" come Stefania, Marco e chi più ne ha più ne metta.
Grazie a Luciano Ciolfi perchè ha prodotto un grande Brunello 2006.
Grazie a Giuseppe Mottura, grande persona ed unico autoctono laziale a pranzo :-))
Grazie a Antonello Coletti Conti, Pierluca Proietti, Damiano Ciolli e Walter e Livio Formiconi per produrre un grande Cesanese e per averlo comunicato.
Grazie a Cinzia Merli, Giovanni Ascione, Anselmo Guerrieri Gonzaga, Marina Cvetic e Rocco Cipollone, Luca Ferraro, Riccardo Campinoti, Massimo de Marco, Andrea Andreozzi, Gian Paolo per aver contribuito alla festa col loro grande vino.
Grazie a Daniela SenzaPanna Delogu e Isa Mattei, grande amiche e grandi aiutanti di cucina.
Grazie a Barbara, a Settimio e ad Elvira per averci aiutato enormemente in sala.
Grazie a Armando "Aramis" Castagno che anche se per poco ha illuminato tutti noi.
Non vi posso citare tutti ma chi è venuto sa perfettamente quanto è stata importante la sua presenza per me.
Per ultimo vorrei poi ringraziare Stefania De Carlo perchè senza di lei, sicuramente, non sarei quello di oggi.

Ora, basta sentimentalismo e via con le foto scattate da me in attesa di quelle ufficiali di Andrea!



















Percorsi Di Vino Wine Fest: è quasi ora....


Hai voluto la bicicletta? E mò pedali come se dice a Roma!

 

Ci siamo quasi, tra le aziende partecipanti/patrocinanti, sono riuscito all'ultimo ad inserire Podere Il Saliceto, una giovane realtà che merita rispetto, grande rispetto, per il suo Lambrusco di Modena. Sarà un onore proporlo sia a pranzo che nel pomeriggio tra i pochi invitati.

Ah, i laboratori. Tutti completamente esauriti, come me, tranne la Wine Session delle 19 dove ne vedremo delle belle e....delle vecchie dalla mia cantina.

In cucina, oltre la prenza di Dino De Bellis, avremo una guest star del mondo dei food blog: Daniela di Senza Panna. Una scusa per conoscerla è quella di venire da noi!

Che aspettate? Tutti a Roma per i tre anni di Percorsi di Vino!

Percorsi Di Vino Wine Fest: il 30 Gennaio tutti a Roma

Percorsi Di Vino, il mio diario enologico di bordo, il prossimo 30 Gennaio compierà tre anni e per festeggiarlo sto organizzando una Wine Fest a Roma presso L’Incannucciata di Dino De Bellis (via della Giustiniana 5, Roma).

Saranno presenti i seguenti produttori di vino:

Bele Casel
Caparsa
Coletti Conti
Gianfranco Fino
Elena Fucci
I Botri di Ghiaccioforte
Le Macchiole
Le Ragnaie
Masciarelli
Monteraponi
Nanni Copè
Podere S.Lorenzo
Ronci di Nepi
Sergio Mottura
Tenuta S. Leonardo
Val delle Corti

Tutti assieme festeggeremo il wine blog con un pranzo conviviale (inizio ore 13.00) a cui seguirà un pomeriggio dedicato alle degustazioni libere e ai seguenti laboratori del gusto (gratuiti e aperti a tutti):

Ore 15.00: Apertura degustazioni libere con i vini dei produttori presenti

Ore 15.30: Il Terroir di Radda in Chianti (a cura dell’Enoclub Siena).

Ore 16.30: Presentazione progetto “Il PostVino” a cura di Fabio Cagnetti. Evento riservato a blogger, giornalisti ed operatori di settore. Durante la presentazione verrà degustata una verticale storica di Carema della Cantina Produttori Nebbiolo di Carema:

1970 etichetta bianca
1971 etichetta rossa
1974 etichetta rossa
1978 etichetta rossa
1978 etichetta bianca

Ore 18.00: Tutti i volti del Cesanese. Relatori: Anton Maria Coletti Conti, Pierluca Proietti, Andrea Petrini. Previsti ospiti speciali!

Ore 19.00: Wine Session a sorpresa.

Se vorrete passare a trovarmi anche solo per un bicchiere o per partecipare ai laboratori prenotatevi al 377/1615140 o info@percorsidivino.com

Bere in Giappone: non solo sakè


Questo fine settimana andremo a scoprire come si beve in un paese molto lontano dal nostro, non solo per via della grande distanza.
Il Giappone sarò oggetto di studio da parte di Percorsi di Vino cercando di capire che bevono i nostri amici dagli occhi a mandorla con un occhio, ovviamente, sul nascente e crescente mercato del vino.
Iniziamo il "percorso formativo" andando a leggere quanto pubblicato poco tempo fa da Wine News  relativamente alla tappa nipponica che il Vinitaly Tour.


Il mercato del vino del Giappone è ancora piccolo, con 2 soli litri procapite all’anno, ma non mancano i luoghi dedicati ai cultori del vino come, ad esempio, la catena di supermercati Isetan, e in particolare quello nel quartiere di Shinjuku: in uno dei più grandi food store della capitale giapponese, c’è un’area tutta dedicata solo al vino, dove accanto ai dominatori francesi di Bordeaux, Borgogna e Champagne, l’Italia ha un ruolo di primo piano. Qui il vino del Belpaese non è diviso regione per regione, concetto difficile da comunicare al cliente giapponese, ma per “zona”: Nord, Centro e Sud. 
Fondamentali, per vendere il vino italiano, le “fiere” nei punti vendita, ovvero periodi dedicati alla produzione tricolore in cui staff specializzato spiega tutte le caratteristiche delle etichette. 750 le etichette da tutto il mondo, con un 25% di referenze del Belpaese, con la fascia di prezzo che va per la maggiore che si conferma intorno ai 2.500 yen (22 euro), dove contano molto le etichette che riportano “medaglie” o premi, che rendono allettante la bottiglia per un consumatore che probabilmente non conosce a fondo il panorama vinicolo italiano. Curiosità: i giapponesi acquistano solitamente 2 bottiglie alla volta, una di vino rosso e una di vino bianco.


Per chi invece vuole un luogo dove il vino sia il protagonista assoluto c’è il Wine Market Party, nel quartiere di Ebisu: aperto nel 1994, contra 1.000 etichette da tutto il mondo, con il 15% rappresentato dall’Italia, dove si trovano, nell’area principale del negozio, tutti i vini sotto ai 2.500 yen, ma anche una speciale “cantina” dove vengono conservate e proposte le bottiglie più pregiate e costose (e dove la quota di presenza italiana sale al 30%). Ma qui non si trovano solo bottiglie: i wine lovers possono comprare tutti gli accessori più disparati per servire il vino, dai classici cavatappi e secchielli per il ghiaccio, a dei “kimono vesti-bottiglia”, oltre ai tanti manga dedicati o ambientati nel mondo di Bacco, come il famoso “The Drops of God” (Le Gocce di Dio), creato da Tadashi Agi (pseudonimo che rappresenta il team dei fratelli Yuko e Shin Kibayashi, 4.300.000 copie vendute solo in Giappone), capace di far impennare le vendite del vino di cui si parla in ogni numero.

Ma se è vero che il mercato del Giappone è diverso da tanti altri mercati asiatici per il maggiore livello di competenza dei consumatori, è anche grazie a luoghi dove si studia letteralmente il vino.
Come l’“Academie du Vin”, fondata nel 1987 dal britannico Steven Spurrier sul modello di quella di Parigi (del 1972), dove ogni anno, nella sola sede del quartiere di Shybuya “istruisce” ogni anno 4000 studenti, con corsi per semplici appassionati o per chi vuole diventare sommelier superando l’esame della Japan Sommelier Association. Lo studente medio? Il 65% è donna, sui 35 anni e con una buona capacità di spesa, visto che per 2 ore di lezione del corso di primo livello si pagano 8000 yen, che salgono a 10000 se si punta a livelli più alti.


I corsi sono specializzati per Paese produttore, con l’Italia che attira il 20% degli studenti, con dei percorsi di formazione che prevedono non solo degustazioni, ma anche presentazioni di vini alla presenza dei produttori (invitati tramite gli importatori) e, di tanto in tanto, anche viaggi organizzati nei Paesi di cui si è scelto di approfondire la cultura enologica.


Il Timorasso Spumante Tasting Panel visto dalle food blogger


Non vorrei fare il classico comunicato stampa dove per ogni cazzata che si organizza in giro alla fine si dice sempre che è stato un trionfo ma, per questo tasting panel, la parola adatta non può che essere SUCCESSO. Non tanto per le valutazioni del vino ma, piuttosto, per la partecipazione che si è scatenata in Rete dove tanti amici, tanti blogger ed appassionati di vino hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa lanciata da me e Paolo Ghislandi.
In tutto questo fermento la parte del leone o, meglio, delle leonesse l’hanno fatta le food blogger che, tralasciando un po’ la parte più tecnica della degustazione hanno abbinato il Timorasso Spumante a tantissimi piatti originali.

Un esempio? SOS Torta ci ha cucinato un buonissimo risotto allo spumante, Peperoni e Patate ha creato l’abbinamento con una mousse di San Daniele e patate in sfoglia di mele su besciamella, Tavole e Fornelli ci ha mangiato biscotti salati al timo e senape, Fior di Frolla  ci ha accompagnato una squisita quiche ai funghi porcini, patate e Emmentaler, mentre Con Amore per Amore  ha realizzato uno squisito matrimonio con le capesante.

Il risotto di SOS Torta
La mousse di Peperoni e Patate
Quiche ai funghi porcini, patate e Emmentaler
Con Amore per Amore e le capesante

Non è finita qua però. Anzi.

Zucchero&Sale c’ha mangiato i gamberi fritti alle mandorle e pepe, la Fucina Culinaria ha azzardato con la preparazione di una bavarese “Spumante & Nocciole”, la russa Rossa di Sera ha tentato un abbinamento regionale con le Tagliatelle con tartufo nero e panna acida, Pane Burro e Marmellata ha realizzato dei succulenti Spaghetti alla chitarra con Patè di Palamita, Rosamarina piccante e Datterini confit, Acquolina ha creato un matrimonio tra Timorasso e Tagliatelle all'uovo con porcini freschi mentre Sonia nel Paese delle Stoviglie ha creato un’unione autunnale con degli ottimi sformatini di zucca.

Gamberi fritti alle mandorle e pepe
I gustosi sformatini di zucca
Tagliatelle con tartufo nero e panna acida
Gli spaghetti di Pane Burro e Marmellata
Tagliatelle all'uovo con porcini freschi
La bavarese di Fucina Culinaria

Non è finita qua!!

Amara Dolcezza ha creato ed abbinato i Blinis con panna acida, Tocco di Zenzero ha abbinato il Chiaror Sul Masso ai rigatini di farro con crema di topinambur, salsiccia, toma e pichin mentre Daniela Senza Panna c’ha mangiato dei fantastici tortelli cacio e pepe con salsa carbonara made in Antica Osteria L’Incannucciata.
Chiude la carrellata la Kitty' s kitchen con un happy hour a base di spiedini di pollo fritto all’americana.

Blinis con panna acida
Rigatini di farro con crema di topinambur, salsiccia, toma e pichin
Tortelli cacio e pepe con salsa carbonara
Spiedini di pollo fritto all’americana

Spero di non essermi dimenticato nessuno e...al prossimo tasting panel!!


Il Timorasso Spumante Tasting Panel visto dagli amici di Percorsi Di Vino

 
E ora tocca a noi, noi che abbiamo organizzato il TSTP passiamo dall’altra parte della barricata e diventiamo per una sera giudici del “Chiaror Sul Masso”, il Timorasso Spumante di Paolo Carlo Ghislandi di Cascina I Carpini.
La serata è di quelle divertenti, ci sono gli amici di Percorsi Di Vino, qualche food blogger e la mia Stefania accanto a me che sta diventando sempre più brava col vino.
Davanti al tavolo due bottiglie di spumante, una vera chicca per appassionati visto che sul mercato, stranamente, non si trova spumante analogo.
Prima delle note edonistiche vorrei descrivere questo Timorasso Spumante dal punto di vista tecnico, sapete quanto ci piace riempirci la bocca con tanti paroloni a noi sommelier, no?


Chiaror Sul Masso è un vino bianco spumante Brut da uve Timorasso della vendemmia 2008 e sviluppa un tenore alcolico del 13% Vol.
L’uva è stata vendemmiata in due tempi, la prima parte a fine agosto, la seconda a fine settembre 2008
Entrambe le masse hanno subito estrazione a Freddo ( Prefermentativa ) per circa 48 ore in vasche di acciaio a temperatura controllata
La fermentazione è partita spontaneamente a bassa temperatura ed ha proseguito per circa 3 settimane lentamente.
Ho mantenuto la permanenza sulle fecce fini fino Aprile 2009 quando poi il vino si è chiarificato per sedimentazione.
La rifermentazione ha proceduto per circa un mese in autoclave secondo il metodo Martinotti lungo al termine del quale si è proceduto a microfiltrazione in acciaio alla fine di agosto 2010.
Chiaror Sul Masso è stato imbottigliato il 28.08.2010 e ne sono state prodotte 3780 Bottiglie.

Tutto chiaro no?

Bene inizia il nostro panel. Prima cosa che abbiamo notato è il packaging della bottiglia che ci è sembrato migliorabile. In particolare non ci ha convinto molto il dorato dell’etichetta e la bottiglia l’avremmo fatta di colore più scuro e meno verde. Questione di lana caprina, lo ammetto.

Passiamo alla degustazione.

Il Chiaror Sul Masso, si può anticipare, è uno spumante dalle due anime: la prima si mostra appena versato (freddo) nel bicchiere mentre la seconda esce fuori prepotentemente col tempo.
Vediamo nel dettaglio.
Appena aperto lo spumante, dal colore paglierino scarico, si svela nel bicchiere timidamente, presentando un quadro olfattivo caratterizzato da sensazioni di fiori di campo e frutta a polpa bianca alle quali si unisce, deciso, un soffio minerale di buona intensità. Al gusto prevalgono le note dure, ci impressiona soprattutto la sapidità del vino che rende tutto il sorso di buona persistenza. 
Chiusura giustamente amarognola.


Tutto qua? Manco per sogno perché la vera anima del Timorasso, quella irrequieta e vigorosa, esce fuori solo col tempo, quando il vino si è scaldato e tutto il suo bagaglio organolettico non è più costretto nella gabbia delle basse temperature.
Tutti i presenti notano il cambiamento e rimangono ammaliati da questa nuova vita del Chiaror Sul Masso che, dopo venti minuti, muta da Clark Kent a Superman.
Soprattutto al sorso ci rendiamo conto che quello che prima era appena sussurrato ora, invece, è gridato con garbo, il “nuovo” spumante aprendosi ha acquisito maggiore personalità, struttura e progressione. Il tempo anche stavolta è stato galantuomo.


Per il futuro un solo consiglio: vorremmo che il buon Ghislandi azzardasse ancora di più aumentando il tempo di permanenza del vino sui lieviti passando, magari, dallo Charmat al più aristocratico Metodo Classico.
In tutti i casi fornire una maggiore complessità al vino sarebbe la ciliegina sulla torta. Avanti così Paolo!


La lotta sulle guide del vino


Ricordate questo post?
 
E’ passato un anno ma scriverei sempre le stesse cose: "E che diamine, prima che uscissero le anticipazioni tutti a dire che le guide sono obsolete, che sono una cavolata, etc. Ora, invece, ci sta gente che si sta scannando, giornalisti o blogger che cercano a tutti i costi lo scoop, gente che spara m***a sui direttori dandogli dei venduti. Un gioco al massacro che non condivido”.
 
 
Non è cambiato molto oggi rispetto a ieri anche se, rispetto ad un anno fa, su Percorsi di Vino ho deciso di pubblicare le liste UFFICIALI dei vincitori delle varie guide per semplice volontà di informare i miei pochi lettori. Non divulgare nulla sarebbe ipocrita, le guide ci sono e rappresentano una realtà importante del nostro mondo e, vuoi o non vuoi, tutti alla fine le leggiamo.
Ma le polemiche e gli scoop  no, quelle le lascio agli altri, non mi interessano.


Di questa idea fortunatamente è anche Giancarlo Gariglio, responsabile della guida Slow Wine che sul sito si sfoga scrivendo queste parole:”Mi stupisce non poco in questi giorni vedere tutti blog, siti e giornali occuparsi delle liste dei premiati delle principali Guide italiane. In principio lo strumento virtuale si era proposto come alternativa alle Guide cartacee e ora, mi pare, che piuttosto funga da cassa di risonanza. Queste benedette liste insomma aumentano probabilmente l'audience dei vari blog. Quello che mi chiedo da giorni, scorrendo i vari siti è se anche Slow Wine 2011, la pubblicazione a cui abbiamo lavorato per ben un anno di tempo, debba entrare in questo agone di soffiate, commenti, polemiche e chiacchiere. Non vorrei essere frainteso, non è che ci sentiamo superiori e quindi al di sopra delle cose dei comuni mortali. Tutt'altro. È che mi domando se all'attuale situazione del vino italiano siano utili discorsi di questo tipo.”


La risposta caro Giancarlo è NO, perchè spesso queste polemiche sono sterili e non aggiungono nulla di costruttivo al fenomeno guide. L’Italia del vino ha bisogno di unità, tutti noi comunicatori, con le dovute differenze, dovremmo remare verso un traguardo solo: la qualità
A me non importa se l’obiettivo sia raggiunto prima da Slow Food o da L’Espresso, l’importante è raggiungerlo tutti assieme perché è questo che l’appassionato o il semplice consumatore si aspetta da noi.