Villa Gemma Masciarelli: ancora sorsi di grande Abruzzo
Bevuto a Natale: Emidio Pepe Montepulciano d'Abruzzo 1995
Poco dopo, però, arriva lui, il vero killer di Natale: Monsieur Brettanomyces. Da quel momento in poi non c'è ne è stato più per nessuno. Lascio il vino respirare per ore, lo travaso, lo lascio anche un giorno ad ossigenare. Nulla. Il vino sa di fattoria, di cavallo, non altro in questo odore, per molti considerato caratteriale e tipico, che mi possa affascinare a tal punto di proseguire con questo vino che in bocca, bisogna sottolinearlo, risulta davvero ottimo come equilibrio e lunghezza anche se minato da quel retrogusto tremendo. Apro un'altra bottiglia del '95. Lo stesso odore.
Mi perdonerà Emidio se scrivo queste cose, so perfettamente che ferirò la sua anima fiera di vignaiolo, però in una carriera prestigiosa come la sua certi incidenti possono accadere. Penso anche che non sia la prima volta che glielo dicono.
Il vino ecologico è realtà?
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| Progetto della nuova cantina. Fonte: Intravino |
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| Fonte: Italia a Tavola |
Il 15% dell’energia viene inoltre ricavata dal geotermico che sfrutta 400 metri di sonde interrate a bassa profondità lungo i filari. Infine, la poca energia elettrica necessaria è prodotta dal fotovoltaico (2%). Rispetto a una cantina tradizionale, inoltre, la potenza termica da 200 kW passa a 150 kW, la potenza frigorifera da 230 kW a 100 kW e per quanto riguarda la potenza elettrica da 80 kW a 50 kW. «Abbiamo investito 350 mila euro, ma questo ci consentirà di risparmiare 46 mila euro di bollette all’anno», ha specificato Manelli. Un investimento, quindi, che sarà ammortizzato in 7-8 anni. Forse meno se il costo dell'energia, come probabile, aumenterà.
NON POTEVA MANCARE IL VINO PER I 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA
''Il risultato - aggiunge il presidente delle Citta' del Vino Giampaolo Pioli - e' un vino che esprime il concetto di unita' del Paese, intensamente desiderata nel momento in cui fu conseguita nonostante la condizione di frammentazione e la presenza di realta' complesse, differenti, che comunque riuscirono a sentirsi una cosa sola, forse proprio in virtu' di quelle differenze. Oggi c'e' bisogno di riscoprire quell'entusiasmo, e non esiste altro prodotto che sia il simbolo di tutta l'Italia come il vino''.
La degustazione dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso in poche parole
Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Podium '08 Gioacchino Garofoli : per me il vino bianco col rapporto qualità prezzo migliore del mondo. Se fossimo in Francia verrebbe venduto molto caro…
Frascati Sup. Epos '09 Poggio Le Volpi: aromatico, troppo. Alla cieca non lo piazzerei nel Lazio.
Grechetto Poggio della Costa '09 Sergio Mottura: un altro grandissimo vino bianco. Tra fiori e mineralità.
Aglianico del Vulture Macarico '07 Macarico: non lo conoscevo e, dopo averlo bevuto, ho capito quello che mi sono perso fino ad ora.
Aglianico del Vulture Titolo '08 Elena Fucci: se la Fucci questo ha messo tutti d’accordo ci sarà un motivo? Grande vino!
Montepulciano d'Abruzzo '06 Valentini: da brividi per quanto è buono!
Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo '09 Valentini: me l’hanno servito ghiacciato e questo lo ha forse penalizzato. Da rivedere.
Trebbiano d'Abruzzo '08 Valentini: è Lui, senza se e senza ma.
Iskra '05 Marina Cvetic: un montepulciano degno della (bravissima) moglie di Gianni Masciarelli. Arriverà ai livelli del Villa Gemma?
Fiano di Avellino '08 Ciro Picariello: a me anche se giovanissimo piace da impazzire, profondo come gli occhi dei coniugi Picariello.
Il Villa Gemma, Gianni Masciarelli e la terra d'Abruzzo
Masciarelli, un uomo di Abruzzo, un vignaiolo di terra e di sole che nella sua vita ha dato tanto al mondo del vino e, forse, ha raccolto troppo poco.Marina parla di suo marito con tanto amore e rispetto, ci parla di Villa Gemma, una vigna unica, generosa, dove Gianni amava portare i figli raccontando loro dell’uva, della potatura, della vendemmia, un amore incondizionato verso una territorio che Marina non ha paura ha definirlo simile ad un giardino zen, dalle proprietà magiche e spesso terapeutiche per il corpo e per l’anima. Oggi il vigneto ha circa 16 anni, presenta una densità media di 9000 ceppi per ettaro e una produzione di circa 56/58 q/ha. Il risultato? Un Montepulciano concentrato come amava Masciarelli, impetuoso e profondo come la terra da cui nasce.
Il 1994 è frutto della vecchia vigna ormai espiantata ed è figlio di una bella annata. Al naso intenso, viscerale, gioca su note di frutta rossa matura, cioccolato al latte, fiori rossi macerati, dattero, fico, possiamo perderci tra le spezie dolci che vengono avvolte da una fresca balsamicità. In bocca è vivace, la frizzante acidità e un tannino maturo sostengono la struttura del vino che rimane di grande equilibrio. Nobile la scia sapida finale che diventa protagonista del nostro palato. Nella verticale proposta rimarrà un vino unico nel suo genere.
Il 1998 sembra un vino totalmente diverso rispetto al precedente, complice forse un’annata non al top noto all’olfattiva i caratteri della terziarizzazione, c’è poco frutto, gli aromi di cuoio e caffè sono netti, poi tutto è terra, spezie nere, radici, china, rabarbaro e una balsamicità meno netta ma più avvolgente della 1994. In bocca tornano le note olfattive, ci si accorge subito però la struttura è più esile del millesimo precedente, il vino ha meno amplificazione, meno progressione anche se rimane ampio ed emozionante. Finale meno sapido del precedente. Bella espressione di un’annata normale.

Il 1999 ci porta all’interno di un’altra dimensione aromatica, il vino sembra più crudo, diretto, nette in questo caso sono le sensazioni erbacee, minerali, percepisco anche un sottofondo selvatico e solo alla fine, sommessamente, esce la frutta rossa e un fresco floreale. Il palato ci conferma che l’uva non ha preso tantissimo sole, la sovramaturazione cara a Gianni Masciarelli ha dovuto per una volta cedere il passo a caratteri enologici meno gridati ma comunque eleganti. Un bicchiere per veri intenditori di Villa Gemma.
L’annata 2000, grandiosa, ha dato vita forse ad uno dei sogni reconditi di Gianni Masciarelli: produrre il Villa Gemma perfetto, l’archetipo del suo Montepulciano, potente, concentrato ma, al tempo stesso, di straordinaria eleganza gustativa. Nel mio bicchiere ho un vino grasso, imponente già alla visiva, che esprime tutta la sua complessità e la profondità al naso dove ritroviamo tutto ciò che abbiamo scoperto nei precedenti millesimi. Non avrei spazio per inserire tutti i descrittori aromatici. In bocca mi rendo conto ancora di più che sono davanti ad un monolite, nel vino tutto è perfettamente fuso, il tannino, di grandissima maturità, sembra diventare un elemento di morbidezza, l’equilibrio è supremo così come la progressione finale del vino, lenta ed inesorabile. Se amate il Montepulciano è vino da avere a qualunque costo.

Il 2001 sarebbe il miglior vino della serata se non fosse stato offuscato dalla precedente versione. Ha un naso che parte da nette sensazioni floreali, di violetta appassita, per poi aprirsi in tutta la gamma aromatica vista per il 2000 senza però avere la sua esplosività. Una sorta di vino scia che rappresenta un altro tassello verso una perfezione che, col passare del tempo nel vigneto e con la maggiore esperienza in cantina, si sta raggiungendo anno dopo anno. Bocca che rispetto al Villa Gemma 2000 è leggermente più morbida e con un tannino più levigato. Per il resto stessa progressione e persistenza.
Aprire il Villa Gemma 2005 rappresenta il consueto infanticidio che i degustatori perpetrano normalmente durante le verticali. Naso caldo ed avvolgente, ancora da interpretare nella sua chiusura giovanile che, comunque, lascia percepire una dolcezza di frutta e fiori rossi abbinata ad una bella scia balsamica. Al sorso è potente, esuberante ancora un po’ nell’alcol e nelle durezze anche se in bocca, alla fine, tutto magicamente prende il suo posto, un tetris che porta ad un profilo aromatico retrolfattivo che ci lascia intuire il grande futuro di questo vino. Da aspettare ma non troppo.
Fattoria Le Casalte - Vino Nobile di Montepulciano 2006
Il Nobile di Montepulciano è un vino che difficilmente è riuscito a piacermi, spesso, soprattutto nelle nuove annate, è troppo legnoso e, comunque, troppo internazionalmente pompato per poter piacere alle mie papille gustative.
Tutto questo fino a poco tempo fa, fino al giorno in cui Armando Castagno mi fa fatto bere q
ualcosa di diverso, di sconosciuto, di nuovo, che ha generato in me un’esplosione sensoriale che richiede, per nutrirsi e per nutrirmi, altre dosi di quel prugnolo gentile. L’artefice inconsapevole di questa rinascita gustativa, oltre a Castagno, è stata l’azienda Le Casalte, piccola realtà agricola sita in località Sant’Albino, vicino Montepulciano, che col suo Vino Nobile base, millesimo 2006, mi ha permesso di capire quanto sbagliavo bollando come “non affine ai miei sensi” tutta una prestigiosa denominazione come quella del Vino Nobile di Montepulciano. La storia della Fattoria Le Casalte è un bellissimo racconto di famiglia. Tutto iniziò nel '75, quando Guido Barioffi e sua moglie Paola, decisero di acquistare un vecchio casale in rovina, sulle colline di Montepulciano. Ci volle tutta la caparbietà e la determinazione di Guido, che si mise a studiare enologia e agronomia non conoscendo nulla del settore, perchè in poco più di 30 anni di sacrifici, il sogno di una casa in campagna si trasformasse in una piccola azienda vinicola.Per amore di un cavallo, dal '95 la figlia Chiara cominciò a passare i fine settimana a Montepulciano, cominciando a scoprire una realtà di vita ben diversa da quella cittadina di Roma. Sarà proprio lei ad affiancarsi successivamente al padre nella gestione dell'azienda. Oggi sono 13 gli ettari in produzione su questo altopiano a sud di Montepulciano posto a circa 400 metri s.l.m dove, con una media di 34 anni, possiamo trovare solo vigneti di Sangiovese, Canaiolo e Mammolo. Nulla di internazionale.
In cantina, grazie al lavoro di Paolo Salvi e, soprattutto, di Giulio Gambelli, tutto è perfettamente “tradizionale”: vinificazione in vasche di acciaio, spesso affiancate da tini tronco-conici e maturazione in botti grandi per circa due anni. Nulla di pirotecnico, di gridato, così come il Vino Nobile di Montepulciano 2006 che ora è nel mio bicchiere, una giusta combinazione di prugnolo gentile (80%), canaiolo (15%) e mammolo (5%) che creano una finezza aromatica e gustativa tutta da scoprire.
L’impatto olfattivo non è da vinone, anzi, tutto è sussurrato, le pennellate aromatiche sono lievi ma decise, ci sento il ferro, una bella nota minerale, cenni di spezie e di un frutto maturo che è lontano dall’essere stucchevole, sciropposo. In bocca si conferma ampio e vellutato, non invade la bocca come un barbaro, la vena acida è sorprendente come la bevibilità del vino che, per un Nobile di Montepulciano, non è cosa da poco.
Un vino certamente non facile, per chi cerca potenza e immediatezza consiglierei di virare verso altri prodotti. Se, invece, volete cercare, scavare tra le intime emozioni di ciò che bevete, questo è il mio e il vostro vino.
Fattoria del Cerro Vinsanto "Sangallo" 2003
d'immagine che di vendite. La denominazione di origine controllata è garantita non era ancora entrata in vigore e lo sarebbe stata solo a partire dalla vendemmia del 1980 e i vini sarebbero poi stati messi sul mercato solo dal Gennaio del 1983.
di Vino Nobile di Montepulciano, in provincia di Siena. L’azienda, però, con i suoi 173 ettari di vigneto totale non produce solo Vino Nobile e Rosso di Montepulciano, ma commercializza tutta una gamma di vini che spazia dal Chianti dei Colli Senesi allo Chardonnay di Toscana, dal Brandy fino ad arrivare, ovviamente, al Vinsanto di Montepulciano “Sangallo”, vino dolce prodotto in onore di Antonio Giamberti da Sangallo - detto il Vecchio che costruì nei primi del ‘500 la Chiesa di San Biagio a Montepulciano, capolavoro tardorinascimentale che possiamo visitare nella città poliziana.I
l Vinsanto, come da tradizione, è a base di Pulcinculo (Grechetto) e Trebbiano i cui grappoli sono stesi sui cannicci per avvizzire. In tale ambito, l’attività di appassimento avviene all’interno della Fattoria del Cerro che, per questo, ha destinato l'ampio sottotetto del "Podere Argiano" che, essendo ben aerato e giustamente umido, è il miglior ambiente per farle giungere sane fino a gennaio, o addirittura a febbraio, quando vengono pigiate. Il vino viene poi fatto maturare all’interno dei classici caratell
i per minimo tre anni al fine di permettergli di sviluppare complessità ed armonia, caratteristiche tutte che ritroviamo nei grandi vini dolci.Nel mio bicchiere è stato versato il millesimo 2003, di un suadente colore oro fulvo che al naso esprime un quadro olfattivo caratterizzato da frutta stramatura, uva sottospirito, vaniglia, cannella, leggero mentolato ed una punta di tabacco biondo. In bocca il calore e la dolcezza dell’annata calda vengono subito compensati da una bella vena acida che impedisce, fortunatamente, ogni stucchevolezza. Palato cremoso, ricco di ritorni di frutta stramatura e spezie dolci. Chiude sapido con una persistenza che certo non ci fa strappare i capelli.
Un Vinsanto buono anche se il confronto con altre tipologie potrebbe risultare abbastanza deleterio, sia per la complessità che per la persistenza complessiva del vino.
Da provare forse in annate migliori?
Marramiero: verticale mistica di Inferi
“Guarda il calor del sol che si fa vino giunto all’umor che della vite cola”.
L’azienda, i
n provincia di Pescara, posta tra il mare abruzzese davanti e il Gran Sasso e la Maiella dietro, su un cocuzzolo a 270 m di altezza e su terreni prevalentemente argillosi, possiede un totale di 30 ha in cui troviamo Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino e altri vitigni per un totale di quasi 500.000 bottiglie. Il direttore commerciale è Antonio Chiavaroli, che milita lì da 25 anni, e l’enologo Romeo Taraborrelli.Il vino di punta dell’azienda è il “Dante Marramiero”, un Montepulciano da uve selezionate e da vigne di 40 anni di età. Viene prodotto solo in annate particolarmente favorevoli e, in particolare, sono uscite sul mercato la 1998, ’99 e la 2001. Il vino esce dopo una maturazione in tini e in acciaio di 24 mesi, un invecchiamento in piccolo legno nuovo di 24 mesi e in bottiglia di 18 mesi.
L’oggetto del nostro interesse, però, è l’ ”Inferi”, Montepulciano d’Abruzzo DOC, che abbiamo avuto occasione di assaggiare in una verticale delle annate dispari dal 1993 fino al 2003 organizzata dall’AIS di Roma.
Anche qui Montepulciano quindi, in una delle sue vesti migliori come solo produttori di gran classe di queste zone (oltre a Marramiero citiamo, per limitarci ai famosi, Valentini e Masciarelli) ci hanno abituato.
Il vigneto da cui proviene il vino è stato piantato negli anni ’70 a pergola abruzzese e con circa 1600 ceppi/ha (sesto d’impianto di 2,5 m x 2,5 m) per una resa complessiva di 60-80 q/ha. La pergola riduce l’irraggiamento solare sui grappoli favorendo lo sviluppo dei polifenoli e degli aromi ed è rimasta come forma di allevamento solo nei vigneti storici, per essere surclassata nelle vigne più recenti dalle classiche forme a spalliera, come guyot e cordone speronato, che presentano, rispetto al tendone, una minore dipendenza da annate cattive.
Le piante, ormai in piena maturità, godono di un impianto radicale profondo che permette loro di superare i periodi più siccitosi e di estrarre dal terreno tutto il meglio delle sostanze minerali. Ed è proprio questo uno dei marcatori più caratteristici di questo vino: una sapidità in bocca veramente eccezionale, quasi rugginosa ed ematica in certe annate, abbinata ad una freschezza propria del vitigno.
La maturazione delle uve è tardiva e viene effettuata intorno alla metà di ottobre.
La fermentazione, in acciaio, avviene in circa 10-12 giorni con il metodo Ganimede ad una temperatura di 24-28 °C. Durante il processo di fermentazione, si sviluppano gra
ndi quantità di anidride carbonica: dai 40 ai 50 litri di gas per ogni litro di mosto. Il fermentatore Ganimede consente di raccogliere il gas, concentrarlo e riutilizzarlo per poter rompere il cappello delle vinacce ed effettuare il rimescolamento in modo uniforme e naturale, senza dover utilizzare pompe o energia elettrica e con una migliore cessione di aromi e colore. Dopo, il mosto viene lasciato a macerare con le bucce cui segue la pressatura soffice e la sosta in acciaio per quasi un anno, e quindi la maturazione in barriques di primo passaggio e di 5 legni diversi (4 francesi e 1 di Slavonia) di varia capienza per 12 mesi. Il passaggio degli antociani dalle bucce al mosto è praticamente completo, come testimonia il colore delle vinacce esauste sostanzialmente chiaro. Completa una sosta in bottiglia per circa 6 mesi. La malolattica viene effettuata in acciaio. Il risultato sono circa 3500 bottiglie che escono, franco cantina, a circa 10 euro (prezzo per distributori e ristoratori).Il colore è rosso rubino abbastanza trasparente ma con bella carica antocianica e unghia granata. La gradazione alcolica è sui 14%.
Passiamo ora alle annate in degustazione:
1993 colore granato abbastanza trasparente e leggera unghia aranciata. Naso molto interessante di spezie dolci, prugna, rabarbaro, china, etereo, con accenni di caffè e cioccolato ed una leggera foglia bagnata. In bocca si notano subito freschezza e notevolissima sapidità. I tannini sono morbidi ed eleganti. Nel retrobocca è ematico, con ritorni di prugna e fiori secchi. Lunghissimo.
1995 Al naso si presenta diverso rispetto al 1993, con note di salamoia d’olive evidenti, scorzetta d’arancio in rabarbaro, prugna e leggero fumé. Lasciato nel bicchiere ha una permanenza maggiore delle altre annate in degustazione. In bocca fresco, estremamente sapido con note di fico secco. Tannino leggermente più avvertibile dell’annata precedente, ma sempre con trama molto fitta. Lunghissimo.
1997 Ancora naso diverso, più simile alla ’93, con netta prevalenza di note minerali e quasi di cenere. Un leggero goudron e ancora rabarbaro, prugna e erbe aromatiche. Compare anche un leggero balsamico. In bocca è saporito, fresco, bel tannino. Scalpitante. Lunghissimo.
1999 Ancora una leggera salamoia, Stavolta, però, compaiono le note vinose. Ciliegia, erbe aromatiche e spezie dolci, chiodi di garofano in primis. In bocca fresco e sapido con retrogusto di liquirizia. Tannino di qualità. L’annata è stata più fresca e piovosa rispetto al 1997, che ha causato un ritardo nella vendemmia alla seconda metà di ottobre
2001 rubino più concentrato rispetto alle annate precedenti con buona carica antocianica. Naso simile al ’99, con fruttato di ciliegia nera, spezie, rabarbaro e erbe aromatiche (ginepro e mirto). Ancora mineralità e balsamicità. In bocca fresco e sapido con retrogusto di liquirizia. Tannino ancora un pò irruento ma ben fatto. Molto persistente.
2003 Colore rubino. Profumi di macchia mediterranea, spezie dolci, viola. Discreta balsamicità. In bocca fresco e sapido ma meno complesso degli altri. Un pò corto. Tannino ancora indomito ma di buona qualità.
“Vi invito a non tradire mai il Lavoro, ma, da qualunque parte esso venga, a desiderarlo ed amarlo, perché in esso si trova, e se si perde si ritrova, Fiducia, Serenità e Benessere” (Dante Marramiero)
Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 12.00. Allo stand dell'indimenticato Gianni Masciarelli
Il bellissimo stand della Masciarelli è stracolmo ma, nonostante ciò, Rocco ci trova uno spazio, un tavolino solo per noi che subito viene riempito di piatti stracolmi di pane, olio e buonissimi salumi e formaggi abruzzesi. L’ospitalità di queste persone è commovente, questa è l’accoglienza dell’Abruzzo, Terra ora deturpata dal terremoto ma che, contando su queste persone, non può non risollevarsi in fretta.
Tutti insieme decidiamo di non degustare i vini aziendali (Villa Gemma in testa) perché, oltre a conoscerli molto bene, siamo curiosi di provare la gamma dei vini che Masciarelli seleziona e distribuisce in tutta Italia.
Abruzzo, Piemonte, Borgogna e Mosella sono i territori dove si cercano piccole grandi perle enologiche da poter importare/distribuire nel nostro Paese. Rocco Cipol
lone ci fa degustare veramente tanta roba, Riesling e Pinot Nero vengono versati nei nostri bicchieri con cadenza estremamente serrata perché la gamma di prodotti è estremamente ampia e noi abbiamo poco tempo e, soprattutto, vogliamo lasciar spazio anche ad altri ospiti che aspettano in piedi.
Tra i vari vini degustati, interessanti sono stati i Riesling “targati” Weingut St.Urbans-Hof.
L
a cantina, il cui nome si ispira al santo protettore del vino, è stata fondata nel 1947 da Nicolaus Weiss, calzolaio con la passione del vino, a Leiwen, piccolo paese sul fiume Mosella. Oggi la cantina dispone di
Tra i vari riesling 2008 che Rocco e Marina ci hanno fatto provare, ho trovato
il St. Urban-Hof QbA abbastanza elegante, fresco e fruttato e con quel pizzico di residuo zuccherino che lo rende morbido e un po’ “piacione”.
L’Ockfener Bockstein Riesling Kabinett 2008, da uno dei migliori vigneti della valle della Saar, è una delizia al naso con un minerale che si fonde con sensazioni floreali di fiori di sambuco e frutta esotica. Bellissima l’acidità. Un riesling di grade beva.
Il Piesporter Goldtröpfchen Riesling Kabinett 2008, da uno dei migliori cru aziendali, è un riesling più impegnativo di quelli precedenti, si percepisce anche al naso che nel bicchiere c’è più profondità e struttura. Naso vagamente vegetale che si combina con note di ribes bianco, uva spina e pompelmo, scorza di arancia e litchi. In bocca è sapido e fresco e con soli 7,5% di alcol rappresenta un vino che potremmo bere in un attimo durante una fresca sera di estate.
L’ultimo riesling è la versione Auslese del precedente vino. Frutto di uve parzialmente colpite da botrite, presenta un naso più “maturo” dove si possono cogliere le note di nocciola, mela cotogna e miele. Al palato è naturalmente denso, pieno, anche se non manca di eleganza e freschezza. Finale di grande persistenza dove tornano le note di frutta gialla matura, quasi in confettura. Da bere da qui all’eternità.
Il Vin Santo 1999 di Villa Sant'Anna. Puro edonismo!
Villa Sant'Anna è un'azienda toscana tutta al femminile dove la titolare, Simona Ruggeri Fabroni, nel nome di una secolare tradizione di famiglia continua a produrre vino aiutata dalle sue valenti figlie Anna e Margherita. Si è formato così un team di donne che con amore e competenza si dedicano costantemente al perfezionamento dei loro vini, impiantando nuovi vigneti ad alta densità per ettaro, rinnovando tempestivamente botti e barriques, riservando la massima diligenza alla cura delle centenarie cantine sotterranee della proprietà dove tutti i vini vengono invecchiati ed affinati a temperatura naturale.
Rosso di Montepulciano, dal Vino Nobile di Montepulciano (interessante mi dicono sia il Poldo) al Vin Santo che cercherò di descrivere in queste poche note.Febbraio, tempo di anteprime: Vernaccia di San Gimignano, Chianto Classico, Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino
nella Sala Dante del Palazzo Comunale di San Gimignano. L’evento sarà accompagnato anche da una degustazione dei vini dell'Alta Valle del Rodano che sarà presente con tre produttori, Domaine Gerard et Jean Louis Chave e Domaine Chapoutier con i loro Hermitage Blanc, Domaine Voge con il Saint-Péray Blanc.Altra anteprima importantissima è quella del Chianti Classico, i
n programma il 17 e 18 febbraio prossimi nella suggestiva cornice della Stazione Leopolda di Firenze dove i produttori presenteranno il Chianti Classico 2007, la Riserva 2006 e le anteprime da botte 2008. Il vino non sarà l’unico protagonista della manifestazione: come di consueto uno spazio della Leopolda sarà interamente dedicato all’olio DOP Chianti Classico, con un banco di degustazione dedicato al Gallo Nero in versione verde.
Pochi giorni dopo e sarà tempo di degustare il Vino Nobile di Montepulciano. L'Anteprima 2009 scatterà giovedì 19 febbraio con la giornata riservata alla stampa. Sarà invece la volta degli operatori commerciali del settore vinicolo domenica 22 e lunedì 23 febbraio. Si potranno degustare le ultime annate di Vino Nobile DOCG e di Rosso DOC che saranno prossimamente immesse sul mercato. Si tratta, in particolare, della vendemmia 2006 e Riserva 2005 per la denominazione che richiede più lungo invecchiamento e d
ell'annata 2008 per il più "giovane" Rosso DOC. I banchi d'assaggio saranno sistemati nella tensostruttura montata in Piazza Grande, attrezzata per quest'evento e perfettamente climatizzata.Il culmine della settimana delle Anteprime riguarderà il Brunello di Montalcino. Dal 20 al 23 Febbraio, nella suggestiva Fortezza di Montalcino, si rinnoverà il consueto appuntamento annuale per la presentazione della nuova annata del Brunello. Organizzato dal Consorzio omonimo, "Benvenuto Brunello" sarà un occasione di grande richiamo per professionisti ed appassionati del prezioso toscano. I prodotti in proposti in degustazione saranno il Rosso di Montalcino 2007, il Brunello di Montalcino 2004 e l'Olio extra vergine d'oliva IGP 2008.
E Percorsi Di Vino sarà là!
Piccoli vignaioli laziali crescono: l'azienda agricola TreBotti
produrre vino sono tre? Allora l'azienda vitivinicola non potrà che chiamarsi Trebotti!!Nel Lazio non sono in pochi a puntare su questi giovani produttori di origine trevigiane che recentemente, nel 2003, hanno acquisito alcuni terreni collinari nella zona della Valle Teverina e sull’Oasi di Alviano, circa 18 ettari di terreni collinari, che offrono un perfetto laboratorio naturale ove sperimentare e creare vino di qualità, seguendo i dettami dell’agricoltura biologica.
Resoconto del pranzo in onore di Gianni Masciarelli
provato oggi sono state fantastiche, uniche, e vanno trascritte immediatamente. Giornata fantastica a Roma dopo l'acquazzone di ieri. Al ristorante Antica Osteria l'Incannucciata lo chef Dino De Bellis mi aspetta con tutto il suo staff che già prepara la tavolata da trenta persone.
Insieme agli altri ragazzi del forum del Gambero Rosso iniziamo a stappare le tante bottiglie (tre per ogni annata per dieci annate) incontrando qualche problemino con l'estrazione dei tappi soprattutto dei millesimi 1998 e 1999. No problem, scaraffiamo il tutto e risolviamo.
Iniziamo il luculliano banchetto con una zuppeta d'orzo squisita che abbiniamo ad un Villa Gemma bianco 2007 che rappresente un degno "aperitivo" con la sua bella freschezza e sapidità. Passiamo poi ad uno spledido piatto di affettati di abruzzo (salame e prosciutto di pecora, mortadella di camposto, formaggio Gregoriano primosale ai frutti di bosco) che abbiniamo al Villa Gemma 2003, giovanissimo ma dalla grande personalità e con un naso esplosivo di frutti rossi, cacao in polvere, peonia e vaniglia. In bocca già abbastanza equilibrato con un tannino ben integrato e con un lungo finale fruttato. Di grande prospettiva. A seguire si è bevuto il Villa Gemma 2001, vino di grande spessore ed eleganza che presenta un naso su toni di frutta nera, grafite, chiodi di garofano, mentolo e vaniglia. Bocca ampia, possente, giustamente tannica, dove c'è ancora tanto frutto che accarezza un finale è lungo e setoso.
preludio alla degustazione del Villa Gemma 2000, che presenta la stessa spina dorsale del 2001 con l'unica differenza caratterizzata da una maggiore alcolicità che lo fa rendere forse un pò più rustico in linea con il vero spirito del Montepulciano d'Abruzzo.
Lo splendido maialino all'uva accompagna un bellissimo Villa Gemma 1997, vino che regala potenza e finezza grazie alle sue intriganti note speziate e fruttate che regalano un'esperienza organolettica di grande impatto emotivo. Come tutti gli altri, anche questo vino regale un finale lunghissimo, immenso.
Passiamo poi alla selezione di formaggi di Rotolo Gregorio che viene abbinata al Villa Gemma 1994, dal naso intrigantissimo di bosco, goudron, radice di liquirizia, caffè, scatola di sigari. Bocca superba e di grande freschezza ed equilibrio per un vino che a me è piaciuto tantissimo e che berrei anche come vino da meditazione.
ccompagna alla degustazione dell'ultimo vino della batteria, il Villa Gemma 1992 che, forse, complice una bottiglia non perfettamente a posto non riesco ad apprezzare in quanto caratterizzate da note evolute, quasi marsalate in bocca. Un vero peccato per un vino che molti, in precedenza, davano sul podio della giornata.Pranzo in ricordo di Gianni Masciarelli
Soprattutto ci aiuterà a capire chi era davvero Gianni Masciarelli e quanto c'è di suo nel suo vino.Il Vinsanto Toscano: un mito mondiale. Terza parte: la realizzazione
ottenuto viene messo in piccole botti (quasi sempre di rovere, ma anche di castagno) chiamate caratelli, di una capacità che mediamente varia dai 50 ai 90-100 litri. I caratelli non sono come le barriques, non si cambiano dopo 3-4 anni ma devono durare moltissimo e venire cambiati solo quando perdono in maniera irreparabile oppure danno odori sgradevoli al Vinsanto. All'interno del caretello viene immesso il mosto dopo decantazione e (ma qui ci addentriamo in uno dei misteri del Vinsanto) "la madre". Questa è una specie di sedimento scuro e denso. E' formato da famiglie di fermenti e/o lieviti che hanno la capacità di vivere e moltiplicarsi in un ambiente così ricco di zucchero come, appunto, il mosto. Chi usa la madre non la getta mai, ma la travasa da un caratello all'altro.
ondo. Mediamente ci vogliono infatti oltre 5 anni per ottenere un buon prodotto, ma vi sono cantine che allungano l'invecchiamento sino ai dieci.Il Vinsanto Toscano: un mito mondiale - prima parte
stato coniato addirittura nell'unico Concilio Ecumenico tenutosi a Firenze nel 1439. Narra la leggenda che durante uno dei banchetti ufficiali il Patriarca Bizantino, assaggiando uni vino dolce locale esclamasse estasiato "Ma questo è come il vino di Xantos!", riferendosi a quello prodotto nella Licia (oggi Turchia) di cui Xantos era capitale storica. Altra variante, puramente senese, parla di un frate francescano che durante la peste del 1348 curava le vittime con il vino normalmente usato per celebrare la messa. Sembra che avesse ottenuto buoni risultati visto che subito si diffuse la convinzione che tale vino possedesse proprietà miracolose, fosse cioè un Vino Santo.In realtà il termine deriva quasi sicuramente dal fatto che veniva usato per la messa, visto che il vino normale, tenuto all'aria aperta, si ossidava velocemente e diveniva imbevibile.
Ma come si produce tale vino? Il Vinsanto è figlio di una tradizione che si declina in centinaia, forse migliaia di modi, tanti quanti sono e sono stati i produttori di questo vino. Se infatti l'enologia moderna ha preso fortemente piede nella produzione di vini rossi e bianchi, standardizzando talune procedure, per il Vinsanto il discorso è completamente diverso. Come dice un famoso produttore di Montepulciano "Sul Vinsanto si può dire tutto e il contrario di tutto: è un mistero, dopo quelli ecclesiali, tra i più incomprensibili." Non esistono studi che raccolgano dati cercando di trarne un senso comune ed anche se ci fossero nessun produttore accetterebbe di cambiare il proprio modi di fare il Vinsanto seguendo teorie altrui. Vino fatto in casa....la nuova frontiera dell'enologia(?) made in USA...
nella vostra cantina decine di bottiglie di Montepulciano o Chardonnay con la vostra etichetta? Le nuove frontiere dell'enologia di massa sono aperte, per cui se volete diventare il nuovo Marchese Incisa della Rocchetta non dovete più usare terra, uva, sole e tanto lavoro....basta una semplice telefonata ed ecco a voi che la società E. C. Kraus http://www.eckraus.com vi manderà a casa uno stupendo kit per la produzione del vostro vino da bere nelle grandi occasioni. Con voi tutte le enoteche chiuderanno lo so. La ricetta è molto semplice, non bisogna studiare agronomia ed enologia, e perchè mai? Che servono ormai al giorno d'oggi? Basta seguire le semplici istruzioni della società e che trovate sul sito internet http://www.eckraus.com/wine-making-steps.html. Se non sapete l'inglese ve le sintetizzo:- in base al tipo di vino che vuoi fare, taglia a pezzettoni la tipologia di frutta indicata nella confezione, stando chiaramente attento a togliere i noccioli grandi;
- mescola il tutto con quanto c'è nella busta che trovate nella confezione e metti il tutto, ad eccezione dei lieviti, nel fermentatore primario (che devi chiaramente comprare a parte) insieme ad un pò di acqua;
- lascia riposare per 24 ore;
- versa nel composto i lieviti che trovi nella confezione e fai fermentare per 5/7 giorni. Ovviamente la temperatura non è indicata, tanto a che serve?;
- passati i 5/7 giorni versa il tutto nel secondo fermentatore facendo attenzione, altrimenti POTRESTI COMPROMETTERE TUTTO, a non versare i sedimenti;
- attacca al secondo fermentatore il gorgogliatore http://www.eckraus.com/LK210.html e lascia che il mosto fermenti per 4/6 settimane o almeno finchè non diventi CHIARO......
- al termine della fermentazione, versa tutto nelle bottiglie e.....MUORI. Chiaramente se vuoi diventare biodinamico devi prendere un pò di residuo della fermentazione e metterlo nella bottiglia. Fa molto fico con gli amici.........
SI POSSA PERMETTERE A UNA DITTA AMERICANA DI VENDERE PREPARATI PER PRODURRE VINI ITALIANI COME SANGIOVESE, MONTEPULCIANO, BARBERA, VALPOLICELLA, ETC... IO PENSO CHE, IN TAL SENSO, IL PRODOTTO ITALIANO VENGA SMINUITO AD UNA SEMPLICE POZIONE CHE TUTTI POSSON FARE. COME TUTELIAMO I VERI VIGNAIOLI? E' COSì CHE SI FA UN BAROLO? http://www.eckraus.com/WINEMAKING/Ingredient_Kits_-and-_Concentrates/European_Select_(7.5_L)/Page_1/ES113.html







