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Villa Gemma Masciarelli: ancora sorsi di grande Abruzzo


Ogni volta che incontro Marina e Rocco ritornano sempre le emozioni della storica verticale di Villa Gemma che organizzai assieme a molti amici in ricordo dell'appena scomparso Gianni Masciarelli. Da allora è come se quella parte d'Abruzzo non mi abbia più lasciato e questo legame, che a tratti sembra esser diventato di sangue, lo ritrovo ogni volta che davanti a me ho ritrovo un bicchiere di Villa Gemma, il vino di Gianni, quel vino che, come amava dire, "ha lo stesso sapore della mia terra".


Con Marina e Rocco abbiamo ripercorso di nuovo la vita di questo grande Montepulciano d'Abruzzo partendo dall'annata 1997 della quale, recentemente, avevo avuto "cattive" notizie. Nel mio bicchiere, invece, il vino si presenta con tratti terziari molto nobili che vanno dall'humus alla prugna fino ad arrivare al caffè. Un dipinto a tinte autunnali che in bocca non cede ancora nulla allo scorrere inesorabile del tempo visto che l'acidità e, soprattutto, il tannino sono ancora vivace e mordono le gengive. Un vino per nulla arrancante che potrà dare spettacolo ancora per molti anni.

Il Villa Gemma 1999 rappresenta la profondità e il lato oscuro del Montepulciano d'Abruzzo. Rispetto al 2008 non ha perso nulla di cià che aveva: china, fiori appassiti, cioccolato fondente, liquirizia, mineralità scura. E' un vino cervellotico, forse non di primo impatto ma proprio per questo lo amo e, penso, continuerò ad amarlo per molto tempo. Piccola annotazione: questa annata, forse in passato sottovalutata, sta dando vita ad una serie di piccoli capolavori enologici, Osso San Grato in primis.


Il Villa Gemma 2001 probabilmente è il più completo della batteria perchè, ad oltre dieci anni dalla vendemmia, rappresenta un Montepulciano nel pieno della sua maturità rinunciando sia ad esuberanze giovanili sia a cali di tensione dovuti all'età. Di un colore rubino impenetrabile si presenta al naso con un proporzionato intreccio di odori: frutta rossa ancora croccante, scatola di sigari, toni balsamici, cenni di humus e china. In bocca è superbo, formato da una intelaiatura tannica moderatamente vellutata e da una progressione da motore diesel. Succoso. Ha ancora ampi margini di miglioramento.

Il Villa Gemma 2003 è ricco, abbondante ed impetuoso senza però strafare. Il naso è un cesto di frutta rossa, sa di lavoro e fatica per gestire una vendemmia per nulla facile. Gianni però ce l'ha fatta anche stavolta, lo pensi quando porto il vino al palato che è certamente di buon peso ma affascina e seduce come come le forme di Crystal Renn. Ad oggi è un perfetto compagno di tavola, se poi l'abbinate ad un germano reale al forno......


Bevuto a Natale: Emidio Pepe Montepulciano d'Abruzzo 1995



Guardo la bottiglia perplesso, so bene che Emidio Pepe, ultimo contadino vero dell'Abruzzo del vino, divide da sempre gli enoappassionati per il suo essere non omologato e per la variabilità delle sue bottiglie che rischiano di mandarti all'inferno o in paradiso in un attimo.
Guardo la bottiglia perplesso e mi dico che sarà per la prossima volta, che questo è il prezzo che devo pagare per la "naturalità" della cantina e per una artigianalità contadina (imbottigliano, dicono, ancora a mano) che spesso incenso ma che oggi, mentre scrivo, stramaledico visto il risultato finale: vino gettato via. Sì, non ce l'ho fatta a berlo tutto.
Appena apro la bottiglia e verso il montepulciano nel bicchiere la prima sensazione che ho avuto è di essere all'interno di una scena del crimine di CSI: l'odore ematico che si sprigionava dal bicchiere era talmente forte che, se chiudevo gli occhi, immaginavo di essere dentro ad uno dei film splatter Peter Jackson.

Poco dopo, però, arriva lui, il vero killer di Natale: Monsieur Brettanomyces. Da quel momento in poi non c'è ne è stato più per nessuno. Lascio il vino respirare per ore, lo travaso, lo lascio anche un giorno ad ossigenare. Nulla. Il vino sa di fattoria, di cavallo, non altro in questo odore, per molti considerato caratteriale e tipico, che mi possa affascinare a tal punto di proseguire con questo vino che in bocca, bisogna sottolinearlo, risulta davvero ottimo come equilibrio e lunghezza anche se minato da quel retrogusto tremendo. Apro un'altra bottiglia del '95. Lo stesso odore.

Mi perdonerà Emidio se scrivo queste cose, so perfettamente che ferirò la sua anima fiera di vignaiolo, però in una carriera prestigiosa come la sua certi incidenti possono accadere. Penso anche che non sia la prima volta che glielo dicono.
Ricordo ancora il suo Montepulciano 1977. Ecco, rivoglio quelle sensazioni e sono sicuro che in futuro le ritroverò nei suoi vini.

Il vino ecologico è realtà?


Interessante articolo tratto da Il Correre della Sera. Che sia la svolta ecologica del vino?
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La cantina è per definizione un luogo buio. Al massimo c'è qualche lampadina per poter eseguire i lavori. La Società agricola Salcheto di Montepulciano invece ha ribaltato concetti sedimentati da secoli e ha trasformato la propria cantina, inaugurata il 29 settembre in corrispondenza con l'inizio della vendemmia nella zona doc delle colline senesi, nel primo esempio mondiale di una cantina non collegata alla rete di distribuzione elettrica (off grid), con la luce del sole che penetra all'interno dei locali tramite una serie di collettori luminosi. 

Progetto della nuova cantina. Fonte: Intravino

PROGETTO - «Il progetto è in linea con gli obiettivi del Protocollo di Kyoto», ha affermato Domenico Andreis, coordinatore del gruppo Salcheto carbon free. «Se si applicasse il nostro modello all’intera produzione vinicola nazionale, si potrebbero ridurre le emissioni di 2,3 milioni di tonnellate equivalenti di CO2». «La cantina è un edificio sostenibile ideale in cui produrre il nostro vino riducendo al minimo l’impatto ambientale attraverso lo sfruttamento delle risorse presenti nell’azienda agricola, senza distogliere terre alla coltivazione», ha aggiunto Michele Manelli, presidente di Salcheto. 

Fonte: Italia a Tavola
OFF GRID - Il 54% della produzione della nuova cantina viene soddisfatto dal risparmio energetico ottenuto da innovative dotazioni tecniche: collettori solari che convogliano la luce solare all’interno, i giardini verticali e il recupero di ventilazioni naturali fredde notturne che isolano dal caldo estivo, i vinificatori che sfruttano il gas autoprodotto dalla fermentazione per movimentare i vini. Fondamentale l’utilizzo delle biomasse prodotte in azienda da cui si ricava il 29% della produzione energetica necessaria (35% da cippato da vigneto che fornisce 110 mila kWh/anno, 9% da cespuglietti, 14% da siepi razionali e il 42% da coltivazione arborea).
Il 15% dell’energia viene inoltre ricavata dal geotermico che sfrutta 400 metri di sonde interrate a bassa profondità lungo i filari. Infine, la poca energia elettrica necessaria è prodotta dal fotovoltaico (2%). Rispetto a una cantina tradizionale, inoltre, la potenza termica da 200 kW passa a 150 kW, la potenza frigorifera da 230 kW a 100 kW e per quanto riguarda la potenza elettrica da 80 kW a 50 kW. «Abbiamo investito 350 mila euro, ma questo ci consentirà di risparmiare 46 mila euro di bollette all’anno», ha specificato Manelli. Un investimento, quindi, che sarà ammortizzato in 7-8 anni. Forse meno se il costo dell'energia, come probabile, aumenterà.

NON POTEVA MANCARE IL VINO PER I 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA


I 150 anni d'Italia in un vino: arriva il ''rosso tricolore'' dell'Unita' del Paese che racchiude in un'unica bottiglia l'Italia del vino, una selezione dei vini da vitigni autoctoni piu' rappresentativi - dal Sangiovese al Sagrantino, dalla Barbera al Nebbiolo, dalla Corvina al Montepulciano, passando per Aglianico, Primitivo e Nero d'Avola fino al Cannonau - dei territori di tutte le regioni italiane, dalla Val d'Aosta alla Sicilia. 

Roberto Cipresso, winemaker italiano di fama internazionale, lo ha creato per le Citta' del Vino, che presenteranno la bottiglia n. 0 de ''Il Taglio per l'Unita''' il 5 novembre al ''Merano International Wine Festival''. ''La speciale cuve'e sara' realizzata in 150 magnum, tante quanti gli anni della storica ricorrenza, che - sottolinea il presidente delle Citta' del Vino Giampaolo Pioli - saranno donate al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come omaggio negli incontri ufficiali con i ''grandi'' della terra''.


E' inoltre il risultato di un raffinato assemblaggio eseguito personalmente da Roberto Cipresso che ha unito i vini prodotti esclusivamente con piu' di 20 vitigni autoctoni italiani messi a disposizione da oltre 30 aziende selezionate da lui stesso in rappresentanza di tutte le regioni italiane.

''Il risultato - aggiunge il presidente delle Citta' del Vino Giampaolo Pioli - e' un vino che esprime il concetto di unita' del Paese, intensamente desiderata nel momento in cui fu conseguita nonostante la condizione di frammentazione e la presenza di realta' complesse, differenti, che comunque riuscirono a sentirsi una cosa sola, forse proprio in virtu' di quelle differenze. Oggi c'e' bisogno di riscoprire quell'entusiasmo, e non esiste altro prodotto che sia il simbolo di tutta l'Italia come il vino''. 
Le diverse regioni d'Italia sono presenti all'iniziativa.

Fonte: Asca

La degustazione dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso in poche parole


Domenica scorsa, all’interno di un girone dantesco dove caldo e calca hanno preso il sopravvento, si è svolta la degustazione dei Tre Bicchieri 2011 del Gambero Rosso.
Tanti i vini assaggiati che descriverò non in termini organolettici, ma con poche e significative frasi. A buon intenditor….

Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Podium '08 Gioacchino Garofoli : per me il vino bianco col rapporto qualità prezzo migliore del mondo. Se fossimo in Francia verrebbe venduto molto caro…

Frascati Sup. Epos '09 Poggio Le Volpi: aromatico, troppo. Alla cieca non lo piazzerei nel Lazio.

Grechetto Poggio della Costa '09 Sergio Mottura: un altro grandissimo vino bianco. Tra fiori e mineralità.

Aglianico del Vulture Macarico '07 Macarico: non lo conoscevo e, dopo averlo bevuto, ho capito quello che mi sono perso fino ad ora.

Aglianico del Vulture Titolo '08 Elena Fucci: se la Fucci questo ha messo tutti d’accordo ci sarà un motivo? Grande vino!

Montepulciano d'Abruzzo '06 Valentini: da brividi per quanto è buono!


Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo '09 Valentini: me l’hanno servito ghiacciato e questo lo ha forse penalizzato. Da rivedere.

Trebbiano d'Abruzzo '08 Valentini: è Lui, senza se e senza ma.

Iskra '05 Marina Cvetic: un montepulciano degno della (bravissima) moglie di Gianni Masciarelli. Arriverà ai livelli del Villa Gemma?

Fiano di Avellino '08 Ciro Picariello: a me anche se giovanissimo piace da impazzire, profondo come gli occhi dei coniugi Picariello.

Lambrusco di Sorbara del Fondatore '09 Cleto Chiarli: non sarà il capostipite della “nouvelle vague” di questa tipologia di vino ma parlare del produttore di annate di Lambrusco mi ha rinfrancato il cuore…e la gola.

Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Brut '01 Ferrari: dirò la solita banalità ma, pur trovandolo sottotono, dopo di lui....il vuoto.

Primitivo di Manduria Es '08 Fino: un primitivo che ogni anno mi sorprende sempre più e uno dei grandi rossi di Italia senza dubbio. Mi dicono che il 2010 sarà spaziale.. 

Harmonium '08 Firriato: per molti ma non per tutti....io sono tra i tutti.

Marsala Vergine Ris. '81 Pellegrino: uno schiaffo a chi con questo vino ci mischia l’uovo. Ma l’avete mai bevuto un grande Marsala?

Barolo Le Rocche del Falletto '04 Bruno Giocosa: il sommelier mi dice che la bottiglia non era perfettamente ok ed era anche l'ultima. Risultato? Pure con i difetti era un grande Barolo!

Barolo Monfortino Ris. '02 Giacomo Conterno: finito prima di iniziare…

Gattinara Vign. Osso S. Grato '06 Antoniolo: buonissimo, può dare la stessa dipendenza dell’eroina…

Bolgheri Sassicaia '07 Tenuta San Guido: rimane lui, grandissimo ed elegante nonostante il caldo tropicale e la jungla. Grande futuro!

Brunello di Montalcino Ris. '04 Biondi Santi - Tenuta Il Greppo: immenso, lo berranno i miei nipoti senza problemi.


Le Pergole Torte '07 Montevertine: fortuna che l’avevo bevuto a Radda in Chianti e so quanto è buono. Domenica le temperature sahariane lo hanno demolito un po’.

Messorio '07 Le Macchiole: meditteraneo da impazzire.

Redigaffi '08 Tua Rita: ha carattere solare e mediterraneo, la sensazioni di radici ed erba medica e netta e travolgente. Grande!

Solaia '07 Marchesi Antinori: non mi emoziona e non mi incanta come il Sassicaia. Da rivedere con meno casino intorno.

Il Villa Gemma, Gianni Masciarelli e la terra d'Abruzzo

Un lungo filo conduttore lega il 5 ottobre 2008 con il 17 maggio 2010: l’amore verso Gianni Masciarelli, un uomo di Abruzzo, un vignaiolo di terra e di sole che nella sua vita ha dato tanto al mondo del vino e, forse, ha raccolto troppo poco.
Marina Cvetic, sua figlia Miriam e Rocco Cipollone poco tempo fa a Roma hanno tenuto una piccola ma significativa verticale di Villa Gemma, una delle massime espressioni del Montepulciano d’Abruzzo assieme ad Emidio Pepe ed Edoardo Valentini.
Marina parla di suo marito
con tanto amore e rispetto, ci parla di Villa Gemma, una vigna unica, generosa, dove Gianni amava portare i figli raccontando loro dell’uva, della potatura, della vendemmia, un amore incondizionato verso una territorio che Marina non ha paura ha definirlo simile ad un giardino zen, dalle proprietà magiche e spesso terapeutiche per il corpo e per l’anima. Oggi il vigneto ha circa 16 anni, presenta una densità media di 9000 ceppi per ettaro e una produzione di circa 56/58 q/ha. Il risultato? Un Montepulciano concentrato come amava Masciarelli, impetuoso e profondo come la terra da cui nasce.

Il 1994 è frutto della vecchia vigna ormai espiantata ed è figlio di una bella annata. Al naso intenso, viscerale, gioca su note di frutta rossa matura, cioccolato al latte, fiori rossi macerati, dattero, fico, possiamo perderci tra le spezie dolci che vengono avvolte da una fresca balsamicità. In bocca è vivace, la frizzante acidità e un tannino maturo sostengono la struttura del vino che rimane di grande equilibrio. Nobile la scia sapida finale che diventa protagonista del nostro palato. Nella verticale proposta rimarrà un vino unico nel suo genere.

Il 1998 sembra un vino totalmente diverso rispetto al precedente, complice forse un’annata non al top noto all’olfattiva i caratteri della terziarizzazione, c’è poco frutto, gli aromi di cuoio e caffè sono netti, poi tutto è terra, spezie nere, radici, china, rabarbaro e una balsamicità meno netta ma più avvolgente della 1994. In bocca tornano le note olfattive, ci si accorge subito però la struttura è più esile del millesimo precedente, il vino ha meno amplificazione, meno progressione anche se rimane ampio ed emozionante. Finale meno sapido del precedente. Bella espressione di un’annata normale.


Il 1999 ci porta all’interno di un’altra dimensione aromatica, il vino sembra più crudo, diretto, nette in questo caso sono le sensazioni erbacee, minerali, percepisco anche un sottofondo selvatico e solo alla fine, sommessamente, esce la frutta rossa e un fresco floreale. Il palato ci conferma che l’uva non ha preso tantissimo sole, la sovramaturazione cara a Gianni Masciarelli ha dovuto per una volta cedere il passo a caratteri enologici meno gridati ma comunque eleganti. Un bicchiere per veri intenditori di Villa Gemma.

L’annata 2000, grandiosa, ha dato vita forse ad uno dei sogni reconditi di Gianni Masciarelli: produrre il Villa Gemma perfetto, l’archetipo del suo Montepulciano, potente, concentrato ma, al tempo stesso, di straordinaria eleganza gustativa. Nel mio bicchiere ho un vino grasso, imponente già alla visiva, che esprime tutta la sua complessità e la profondità al naso dove ritroviamo tutto ciò che abbiamo scoperto nei precedenti millesimi. Non avrei spazio per inserire tutti i descrittori aromatici. In bocca mi rendo conto ancora di più che sono davanti ad un monolite, nel vino tutto è perfettamente fuso, il tannino, di grandissima maturità, sembra diventare un elemento di morbidezza, l’equilibrio è supremo così come la progressione finale del vino, lenta ed inesorabile. Se amate il Montepulciano è vino da avere a qualunque costo.


Il
2001 sarebbe il miglior vino della serata se non fosse stato offuscato dalla precedente versione. Ha un naso che parte da nette sensazioni floreali, di violetta appassita, per poi aprirsi in tutta la gamma aromatica vista per il 2000 senza però avere la sua esplosività. Una sorta di vino scia che rappresenta un altro tassello verso una perfezione che, col passare del tempo nel vigneto e con la maggiore esperienza in cantina, si sta raggiungendo anno dopo anno. Bocca che rispetto al Villa Gemma 2000 è leggermente più morbida e con un tannino più levigato. Per il resto stessa progressione e persistenza.

Aprire il Villa Gemma 2005 rappresenta il consueto infanticidio che i degustatori perpetrano normalmente durante le verticali. Naso caldo ed avvolgente, ancora da interpretare nella sua chiusura giovanile che, comunque, lascia percepire una dolcezza di frutta e fiori rossi abbinata ad una bella scia balsamica. Al sorso è potente, esuberante ancora un po’ nell’alcol e nelle durezze anche se in bocca, alla fine, tutto magicamente prende il suo posto, un tetris che porta ad un profilo aromatico retrolfattivo che ci lascia intuire il grande futuro di questo vino. Da aspettare ma non troppo.

Fattoria Le Casalte - Vino Nobile di Montepulciano 2006


Il Nobile di Montepulciano è un vino che difficilmente è riuscito a piacermi, spesso, soprattutto nelle nuove annate, è troppo legnoso e, comunque, troppo internazionalmente pompato per poter piacere alle mie papille gustative.

Tutto questo fino a poco tempo fa, fino al giorno in cui
Armando Castagno mi fa fatto bere qualcosa di diverso, di sconosciuto, di nuovo, che ha generato in me un’esplosione sensoriale che richiede, per nutrirsi e per nutrirmi, altre dosi di quel prugnolo gentile. L’artefice inconsapevole di questa rinascita gustativa, oltre a Castagno, è stata l’azienda Le Casalte, piccola realtà agricola sita in località Sant’Albino, vicino Montepulciano, che col suo Vino Nobile base, millesimo 2006, mi ha permesso di capire quanto sbagliavo bollando come “non affine ai miei sensi” tutta una prestigiosa denominazione come quella del Vino Nobile di Montepulciano. La storia della Fattoria Le Casalte è un bellissimo racconto di famiglia. Tutto iniziò nel '75, quando Guido Barioffi e sua moglie Paola, decisero di acquistare un vecchio casale in rovina, sulle colline di Montepulciano. Ci volle tutta la caparbietà e la determinazione di Guido, che si mise a studiare enologia e agronomia non conoscendo nulla del settore, perchè in poco più di 30 anni di sacrifici, il sogno di una casa in campagna si trasformasse in una piccola azienda vinicola.



Per amore di un cavallo, dal '95 la figlia Chiara cominciò a passare i fine settimana a Montepulciano, cominciando a scoprire una realtà di vita ben diversa da quella cittadina di Roma. Sarà proprio lei ad affiancarsi successivamente al padre nella gestione dell'azienda. Oggi sono 13 gli ettari in produzione su questo altopiano a sud di Montepulciano posto a circa 400 metri s.l.m dove, con una media di 34 anni, possiamo trovare solo vigneti di Sangiovese, Canaiolo e Mammolo. Nulla di internazionale.

In cantina, grazie al lavoro di Paolo Salvi e, soprattutto, di Giulio Gambelli, tutto è perfettamente “tradizionale”: vinificazione in vasche di acciaio, spesso affiancate da tini tronco-conici e maturazione in botti grandi per circa due anni.

Nulla di pirotecnico, di gridato, così come il
Vino Nobile di Montepulciano 2006 che ora è nel mio bicchiere, una giusta combinazione di prugnolo gentile (80%), canaiolo (15%) e mammolo (5%) che creano una finezza aromatica e gustativa tutta da scoprire.
L’impatto olfattivo non è da vinone, anzi, tutto è sussurrato, le pennellate aromatiche sono lievi ma decise, ci sento il ferro, una bella nota minerale, cenni di spezie e di un frutto maturo che è lontano dall’essere stucchevole, sciropposo. In bocca si conferma ampio e vellutato, non invade la bocca come un barbaro, la vena acida è sorprendente come la bevibilità del vino che, per un Nobile di Montepulciano, non è cosa da poco.

Un vino certamente non facile, per chi cerca potenza e immediatezza consiglierei di virare verso altri prodotti. Se, invece, volete cercare, scavare tra le intime emozioni di ciò che bevete, questo è il mio e il vostro vino.

Fattoria del Cerro Vinsanto "Sangallo" 2003

Fattoria del Cerro, acquistata nel lontano 1978 da Saiagricola S.p.A., anni difficili quelli, quasi pionieristici, quando Montepulciano e i suoi vini stavano vivendo un singolare periodo di crisi, sia d'immagine che di vendite. La denominazione di origine controllata è garantita non era ancora entrata in vigore e lo sarebbe stata solo a partire dalla vendemmia del 1980 e i vini sarebbero poi stati messi sul mercato solo dal Gennaio del 1983.

La Fattoria del Cerro non solo ha tenuto duro ma è stata anche traino della crescita qualitativa di tutto il comparto del Vino Nobile e oggi, con i suoi 93 ettari iscritti all'Albo del Vino Nobile, è la più grande realtà privata produttrice di Vino Nobile di Montepulciano, in provincia di Siena. L’azienda, però, con i suoi 173 ettari di vigneto totale non produce solo Vino Nobile e Rosso di Montepulciano, ma commercializza tutta una gamma di vini che spazia dal Chianti dei Colli Senesi allo Chardonnay di Toscana, dal Brandy fino ad arrivare, ovviamente, al Vinsanto di MontepulcianoSangallo”, vino dolce prodotto in onore di Antonio Giamberti da Sangallo - detto il Vecchio che costruì nei primi del ‘500 la Chiesa di San Biagio a Montepulciano, capolavoro tardorinascimentale che possiamo visitare nella città poliziana.

Il Vinsanto, come da tradizione, è a base di Pulcinculo (Grechetto) e Trebbiano i cui grappoli sono stesi sui cannicci per avvizzire. In tale ambito, l’attività di appassimento avviene all’interno della Fattoria del Cerro che, per questo, ha destinato l'ampio sottotetto del "Podere Argiano" che, essendo ben aerato e giustamente umido, è il miglior ambiente per farle giungere sane fino a gennaio, o addirittura a febbraio, quando vengono pigiate. Il vino viene poi fatto maturare all’interno dei classici caratelli per minimo tre anni al fine di permettergli di sviluppare complessità ed armonia, caratteristiche tutte che ritroviamo nei grandi vini dolci.

Nel mio bicchiere è stato versato il millesimo 2003, di un suadente colore oro fulvo che al naso esprime un quadro olfattivo caratterizzato da frutta stramatura, uva sottospirito, vaniglia, cannella, leggero mentolato ed una punta di tabacco biondo. In bocca il calore e la dolcezza dell’annata calda vengono subito compensati da una bella vena acida che impedisce, fortunatamente, ogni stucchevolezza. Palato cremoso, ricco di ritorni di frutta stramatura e spezie dolci. Chiude sapido con una persistenza che certo non ci fa strappare i capelli.
Un Vinsanto buono anche se il confronto con altre tipologie potrebbe risultare abbastanza deleterio, sia per la complessità che per la persistenza complessiva del vino.
Da provare forse in annate migliori?

Marramiero: verticale mistica di Inferi

Oggi mi riposo, oggi Percorsi di Vino ha un graditissimo ospite, Alessandro Sinibaldi (Master sommelier AIS di Roma) che scrive per il blog un interessantissimo articolo su un grande Montepulciano d'Abruzzo. Grazie Alessandro e spero di rileggerti ancora nel futuro!

“Guarda il calor del sol che si fa vino giunto all’umor che della vite cola”.

E’ con questa citazione di Dante (Alighieri) che desideriamo parlare dell’azienda creata da Dante (Marramiero), e ora gestita dai figli Enrico e Patrizia, e non a caso, visto che i vini prodotti hanno nomi come “Inferi”, “Altare”, “Incanto”, “Anima” o “L’eleusi”.

L’azienda, in provincia di Pescara, posta tra il mare abruzzese davanti e il Gran Sasso e la Maiella dietro, su un cocuzzolo a 270 m di altezza e su terreni prevalentemente argillosi, possiede un totale di 30 ha in cui troviamo Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino e altri vitigni per un totale di quasi 500.000 bottiglie. Il direttore commerciale è Antonio Chiavaroli, che milita lì da 25 anni, e l’enologo Romeo Taraborrelli.
Il vino di punta dell’azienda è il “Dante Marramiero”, un Montepulciano da uve selezionate e da vigne di 40 anni di età. Viene prodotto solo in annate particolarmente favorevoli e, in particolare, sono uscite sul mercato la 1998, ’99 e la 2001. Il vino esce dopo una maturazione in tini e in acciaio di 24 mesi, un invecchiamento in piccolo legno nuovo di 24 mesi e in bottiglia di 18 mesi.

L’oggetto del nostro interesse, però, è l’ ”Inferi”, Montepulciano d’Abruzzo DOC, che abbiamo avuto occasione di assaggiare in una verticale delle annate dispari dal 1993 fino al 2003 organizzata dall’AIS di Roma.

Anche qui Montepulciano quindi, in una delle sue vesti migliori come solo produttori di gran classe di queste zone (oltre a Marramiero citiamo, per limitarci ai famosi, Valentini e Masciarelli) ci hanno abituato.

Il vigneto da cui proviene il vino è stato piantato negli anni ’70 a pergola abruzzese e con circa 1600 ceppi/ha (sesto d’impianto di 2,5 m x 2,5 m) per una resa complessiva di 60-80 q/ha. La pergola riduce l’irraggiamento solare sui grappoli favorendo lo sviluppo dei polifenoli e degli aromi ed è rimasta come forma di allevamento solo nei vigneti storici, per essere surclassata nelle vigne più recenti dalle classiche forme a spalliera, come guyot e cordone speronato, che presentano, rispetto al tendone, una minore dipendenza da annate cattive.

Le piante, ormai in piena maturità, godono di un impianto radicale profondo che permette loro di superare i periodi più siccitosi e di estrarre dal terreno tutto il meglio delle sostanze minerali. Ed è proprio questo uno dei marcatori più caratteristici di questo vino: una sapidità in bocca veramente eccezionale, quasi rugginosa ed ematica in certe annate, abbinata ad una freschezza propria del vitigno.

La maturazione delle uve è tardiva e viene effettuata intorno alla metà di ottobre.

La fermentazione, in acciaio, avviene in circa 10-12 giorni con il metodo Ganimede ad una temperatura di 24-28 °C. Durante il processo di fermentazione, si sviluppano grandi quantità di anidride carbonica: dai 40 ai 50 litri di gas per ogni litro di mosto. Il fermentatore Ganimede consente di raccogliere il gas, concentrarlo e riutilizzarlo per poter rompere il cappello delle vinacce ed effettuare il rimescolamento in modo uniforme e naturale, senza dover utilizzare pompe o energia elettrica e con una migliore cessione di aromi e colore. Dopo, il mosto viene lasciato a macerare con le bucce cui segue la pressatura soffice e la sosta in acciaio per quasi un anno, e quindi la maturazione in barriques di primo passaggio e di 5 legni diversi (4 francesi e 1 di Slavonia) di varia capienza per 12 mesi. Il passaggio degli antociani dalle bucce al mosto è praticamente completo, come testimonia il colore delle vinacce esauste sostanzialmente chiaro. Completa una sosta in bottiglia per circa 6 mesi. La malolattica viene effettuata in acciaio. Il risultato sono circa 3500 bottiglie che escono, franco cantina, a circa 10 euro (prezzo per distributori e ristoratori).

Il colore è rosso rubino abbastanza trasparente ma con bella carica antocianica e unghia granata. La gradazione alcolica è sui 14%.

Passiamo ora alle annate in degustazione:

1993 colore granato abbastanza trasparente e leggera unghia aranciata. Naso molto interessante di spezie dolci, prugna, rabarbaro, china, etereo, con accenni di caffè e cioccolato ed una leggera foglia bagnata. In bocca si notano subito freschezza e notevolissima sapidità. I tannini sono morbidi ed eleganti. Nel retrobocca è ematico, con ritorni di prugna e fiori secchi. Lunghissimo.

1995 Al naso si presenta diverso rispetto al 1993, con note di salamoia d’olive evidenti, scorzetta d’arancio in rabarbaro, prugna e leggero fumé. Lasciato nel bicchiere ha una permanenza maggiore delle altre annate in degustazione. In bocca fresco, estremamente sapido con note di fico secco. Tannino leggermente più avvertibile dell’annata precedente, ma sempre con trama molto fitta. Lunghissimo.

1997 Ancora naso diverso, più simile alla ’93, con netta prevalenza di note minerali e quasi di cenere. Un leggero goudron e ancora rabarbaro, prugna e erbe aromatiche. Compare anche un leggero balsamico. In bocca è saporito, fresco, bel tannino. Scalpitante. Lunghissimo.

1999 Ancora una leggera salamoia, Stavolta, però, compaiono le note vinose. Ciliegia, erbe aromatiche e spezie dolci, chiodi di garofano in primis. In bocca fresco e sapido con retrogusto di liquirizia. Tannino di qualità. L’annata è stata più fresca e piovosa rispetto al 1997, che ha causato un ritardo nella vendemmia alla seconda metà di ottobre

2001 rubino più concentrato rispetto alle annate precedenti con buona carica antocianica. Naso simile al ’99, con fruttato di ciliegia nera, spezie, rabarbaro e erbe aromatiche (ginepro e mirto). Ancora mineralità e balsamicità. In bocca fresco e sapido con retrogusto di liquirizia. Tannino ancora un pò irruento ma ben fatto. Molto persistente.

2003 Colore rubino. Profumi di macchia mediterranea, spezie dolci, viola. Discreta balsamicità. In bocca fresco e sapido ma meno complesso degli altri. Un pò corto. Tannino ancora indomito ma di buona qualità.


“Vi invito a non tradire mai il Lavoro, ma, da qualunque parte esso venga, a desiderarlo ed amarlo, perché in esso si trova, e se si perde si ritrova, Fiducia, Serenità e Benessere” (Dante Marramiero)

Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 12.00. Allo stand dell'indimenticato Gianni Masciarelli

Allo stand dell’indimenticabile Gianni Masciarelli siamo quasi di casa, infatti dopo aver organizzato la verticale di Montepulciano Villa Gemma in occasione del lutto che ha colpito tutta l’enologia italiana, con Marina Cvetic e Rocco Cipollone (responsabile vendite Italia) è nata una simpatica amicizia fatta di stima reciproca. Difficile dimenticare il loro invito al Castello di Semivicoli dove, con altri amici del Gambero Rosso, siamo stati trattati da veri e propri ospiti d’onore.

Il bellissimo stand della Masciarelli è stracolmo ma, nonostante ciò, Rocco ci trova uno spazio, un tavolino solo per noi che subito viene riempito di piatti stracolmi di pane, olio e buonissimi salumi e formaggi abruzzesi. L’ospitalità di queste persone è commovente, questa è l’accoglienza dell’Abruzzo, Terra ora deturpata dal terremoto ma che, contando su queste persone, non può non risollevarsi in fretta.

Tutti insieme decidiamo di non degustare i vini aziendali (Villa Gemma in testa) perché, oltre a conoscerli molto bene, siamo curiosi di provare la gamma dei vini che Masciarelli seleziona e distribuisce in tutta Italia.

Abruzzo, Piemonte, Borgogna e Mosella sono i territori dove si cercano piccole grandi perle enologiche da poter importare/distribuire nel nostro Paese. Rocco Cipollone ci fa degustare veramente tanta roba, Riesling e Pinot Nero vengono versati nei nostri bicchieri con cadenza estremamente serrata perché la gamma di prodotti è estremamente ampia e noi abbiamo poco tempo e, soprattutto, vogliamo lasciar spazio anche ad altri ospiti che aspettano in piedi.

Tra i vari vini degustati, interessanti sono stati i Riesling “targati” Weingut St.Urbans-Hof.

La cantina, il cui nome si ispira al santo protettore del vino, è stata fondata nel 1947 da Nicolaus Weiss, calzolaio con la passione del vino, a Leiwen, piccolo paese sul fiume Mosella. Oggi la cantina dispone di 35 ettari di vigneto ed è condotta da Nik Weiss che, dopo essere cresciuto nell’azienda, cura ogni suo aspetto, dalla coltivazione del vigneto fino all’imbottigliamento del vino. St.Urbans-Hof produce grande Riesling, uva che Nik coltiva in modo tale da catturare il terroir individuale della proprietà attraverso la coltivazione intensiva del terreno, il posizionamento preciso dei germogli, la potatura verde, le basse rese per ettaro, la raccolta a mano selettiva attraverso l’ausilio di vecchi cesti chiamati “hotten”, la vinificazione attraverso lieviti indigeni e la maturazione nella tipiche grandi botti di legno.

Tra i vari riesling 2008 che Rocco e Marina ci hanno fatto provare, ho trovato il St. Urban-Hof QbA abbastanza elegante, fresco e fruttato e con quel pizzico di residuo zuccherino che lo rende morbido e un po’ “piacione”.

L’Ockfener Bockstein Riesling Kabinett 2008, da uno dei migliori vigneti della valle della Saar, è una delizia al naso con un minerale che si fonde con sensazioni floreali di fiori di sambuco e frutta esotica. Bellissima l’acidità. Un riesling di grade beva.

Il Piesporter Goldtröpfchen Riesling Kabinett 2008, da uno dei migliori cru aziendali, è un riesling più impegnativo di quelli precedenti, si percepisce anche al naso che nel bicchiere c’è più profondità e struttura. Naso vagamente vegetale che si combina con note di ribes bianco, uva spina e pompelmo, scorza di arancia e litchi. In bocca è sapido e fresco e con soli 7,5% di alcol rappresenta un vino che potremmo bere in un attimo durante una fresca sera di estate.

L’ultimo riesling è la versione Auslese del precedente vino. Frutto di uve parzialmente colpite da botrite, presenta un naso più “maturo” dove si possono cogliere le note di nocciola, mela cotogna e miele. Al palato è naturalmente denso, pieno, anche se non manca di eleganza e freschezza. Finale di grande persistenza dove tornano le note di frutta gialla matura, quasi in confettura. Da bere da qui all’eternità.

Il Vin Santo 1999 di Villa Sant'Anna. Puro edonismo!

E' molto semplice parlare di Vin Santo toscano e riferirsi immediatamente all'eccellenza rappresentata dall'Occhio di Pernice Avignonesi. Meno facile, però, e forse più interessante, è parlare del Vin Santo di Villa Sant'Anna 1999, degustato durante una serata AIS a Roma, che per poco non mi faceva traballare dalla sedia per la sua carica emozionale.
Villa Sant'Anna è un'azienda toscana tutta al femminile dove la titolare, Simona Ruggeri Fabroni, nel nome di una secolare tradizione di famiglia continua a produrre vino aiutata dalle sue valenti figlie Anna e Margherita. Si è formato così un team di donne che con amore e competenza si dedicano costantemente al perfezionamento dei loro vini, impiantando nuovi vigneti ad alta densità per ettaro, rinnovando tempestivamente botti e barriques, riservando la massima diligenza alla cura delle centenarie cantine sotterranee della proprietà dove tutti i vini vengono invecchiati ed affinati a temperatura naturale.
Villa Sant'Anna produce tutti vini di territorio, dal Chianti dei Colli Senesi al Rosso di Montepulciano, dal Vino Nobile di Montepulciano (interessante mi dicono sia il Poldo) al Vin Santo che cercherò di descrivere in queste poche note.
Le migliori uve dell'azienda (40% Trebbiano, 40% Malvasia, 20% vitigno autoctono detto "Pulce in culo") vengono accuratamente selezionate e poi appassite naturalmente su stuoie in ambienti aerati; vengono quindi lavorate fino al raggiungimento della giusta maturazione zuccherina (normalmente a fine marzo dell'anno successivo). Il mosto fiore messo e sigillato con ceralacca in piccoli caratelli di una capacità massima di 80 litri, a contatto della madre, compie una lentissima fermentazione ed un affinamento che a Villa Sant'Anna viene protratto almeno per sette anni.
E nasce così il Vin Santo 1999, denso, viscoso e dal colore molto simile all'aceto balsamico. Al naso il vino esprime tutta la sua complessità e la sua finezza: tamarindo, giuggiole, uva sultanina, fico secco al forno, mallo di noce, nocciola, sono tutti i ricordi olfattivi che il Vin Santo ci trasmette grazie al lungo affinamento e alla maestria e l'amore con cui è stato vinificato ed...aspettato.
Al palato non si può notare il grande estratto e l'estremo equilibrio del vino che, sebbene abbia 16,5 gradi alcolici, scorre nella nostra gola senza alcun problema.
Vino certamente da meditazione da bere magari insieme ad un sigaro toscano. Puro edonismo!

Febbraio, tempo di anteprime: Vernaccia di San Gimignano, Chianto Classico, Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino

Febbraio sarà un mese di grandi Anteprime in Toscana: iniziamo con la Vernaccia di San Gimignano la cui annata 2008 potrà essere degustata in anteprima lunedì 16 febbraio ore 10,30 nella Sala Dante del Palazzo Comunale di San Gimignano. L’evento sarà accompagnato anche da una degustazione dei vini dell'Alta Valle del Rodano che sarà presente con tre produttori, Domaine Gerard et Jean Louis Chave e Domaine Chapoutier con i loro Hermitage Blanc, Domaine Voge con il Saint-Péray Blanc.
Altra anteprima importantissima è quella del Chianti Classico, in programma il 17 e 18 febbraio prossimi nella suggestiva cornice della Stazione Leopolda di Firenze dove i produttori presenteranno il Chianti Classico 2007, la Riserva 2006 e le anteprime da botte 2008. Il vino non sarà l’unico protagonista della manifestazione: come di consueto uno spazio della Leopolda sarà interamente dedicato all’olio DOP Chianti Classico, con un banco di degustazione dedicato al Gallo Nero in versione verde.
Pochi giorni dopo e sarà tempo di degustare il Vino Nobile di Montepulciano. L'Anteprima 2009 scatterà giovedì 19 febbraio con la giornata riservata alla stampa. Sarà invece la volta degli operatori commerciali del settore vinicolo domenica 22 e lunedì 23 febbraio. Si potranno degustare le ultime annate di Vino Nobile DOCG e di Rosso DOC che saranno prossimamente immesse sul mercato. Si tratta, in particolare, della vendemmia 2006 e Riserva 2005 per la denominazione che richiede più lungo invecchiamento e dell'annata 2008 per il più "giovane" Rosso DOC. I banchi d'assaggio saranno sistemati nella tensostruttura montata in Piazza Grande, attrezzata per quest'evento e perfettamente climatizzata.
Il culmine della settimana delle Anteprime riguarderà il Brunello di Montalcino. Dal 20 al 23 Febbraio, nella suggestiva Fortezza di Montalcino, si rinnoverà il consueto appuntamento annuale per la presentazione della nuova annata del Brunello. Organizzato dal Consorzio omonimo, "Benvenuto Brunello" sarà un occasione di grande richiamo per professionisti ed appassionati del prezioso toscano. I prodotti in proposti in degustazione saranno il Rosso di Montalcino 2007, il Brunello di Montalcino 2004 e l'Olio extra vergine d'oliva IGP 2008.


E Percorsi Di Vino sarà là!

Piccoli vignaioli laziali crescono: l'azienda agricola TreBotti

Indovinello. Se una famiglia fa di cognome Botti cosa può fare nella vita? E se i fratelli che vogliono produrre vino sono tre? Allora l'azienda vitivinicola non potrà che chiamarsi Trebotti!!
Nel Lazio non sono in pochi a puntare su questi giovani produttori di origine trevigiane che recentemente, nel 2003, hanno acquisito alcuni terreni collinari nella zona della Valle Teverina e sull’Oasi di Alviano, circa 18 ettari di terreni collinari, che offrono un perfetto laboratorio naturale ove sperimentare e creare vino di qualità, seguendo i dettami dell’agricoltura biologica.

La vendemmia 2005 è stata la prima della storia della TreBotti, le varietà di uve bianche sono le tipiche della DOC Orvieto, quali Grechetto, Trebbiano e Malvasia, cosí come le varietà rosse, quali Montepulciano e Sangiovese.I nuovi vigneti sono di Montepulciano, Grechetto e di Aleatico, vitigni autoctoni frutto di un progetto con la Facoltà di Agraria della Tuscia, dai quali è nato il Bludom, aleatico passito rosso, un vino davvero interessante e sul quale punterei per il futuro.

Con una produzione di 900 bottiglie l'anno, questo vino, che definirei da pura meditazione, si presenta con un bel colore rosso rosso rubino intenso e presenta al naso un complessi ed eleganti sentori di ciliegia, mirtillo, mora, confettura di fragole, rosa rossa, viola appassita e pepe rosa.

In bocca entra caldo, intenso, morbido, con un bell'equilibrio tra alcolicità e dolcezza su un leggerissimo sfondo tannico. Finale persistente con lunghi e piacevoli ricordi di frutta di rovo e fiori rossi passiti. Che bella sorpresa per un vino che al pubblico costa non più di 15 euro. Da provare con la pasticceria secca laziale o con una bella fetta di gorgonzola....mmm che gusto!!

Resoconto del pranzo in onore di Gianni Masciarelli

Sono tornato da pochissimo tempo ma devo buttare giù qualche riga perchè le emozioni che ho provato oggi sono state fantastiche, uniche, e vanno trascritte immediatamente. Giornata fantastica a Roma dopo l'acquazzone di ieri. Al ristorante Antica Osteria l'Incannucciata lo chef Dino De Bellis mi aspetta con tutto il suo staff che già prepara la tavolata da trenta persone. Insieme agli altri ragazzi del forum del Gambero Rosso iniziamo a stappare le tante bottiglie (tre per ogni annata per dieci annate) incontrando qualche problemino con l'estrazione dei tappi soprattutto dei millesimi 1998 e 1999. No problem, scaraffiamo il tutto e risolviamo.
Arrivano pian piano gli invitati e, quando alle 13.30 arriva anche Marina Cvetic con la figlia e il direttore commerciale dell'azienda Masciarelli, possiamo iniziare il pranzo che si apre con un bellissimo discorso della nostra ospite d'onore che ricorda il marito e la sua passione per il Montepulciano d'Abruzzo. Brividi.
Iniziamo il luculliano banchetto con una zuppeta d'orzo squisita che abbiniamo ad un Villa Gemma bianco 2007 che rappresente un degno "aperitivo" con la sua bella freschezza e sapidità. Passiamo poi ad uno spledido piatto di affettati di abruzzo (salame e prosciutto di pecora, mortadella di camposto, formaggio Gregoriano primosale ai frutti di bosco) che abbiniamo al Villa Gemma 2003, giovanissimo ma dalla grande personalità e con un naso esplosivo di frutti rossi, cacao in polvere, peonia e vaniglia. In bocca già abbastanza equilibrato con un tannino ben integrato e con un lungo finale fruttato. Di grande prospettiva. A seguire si è bevuto il Villa Gemma 2001, vino di grande spessore ed eleganza che presenta un naso su toni di frutta nera, grafite, chiodi di garofano, mentolo e vaniglia. Bocca ampia, possente, giustamente tannica, dove c'è ancora tanto frutto che accarezza un finale è lungo e setoso.
I tortelloni al pecorino con pomodorini e guanciale, strepitosi, fanno da preludio alla degustazione del Villa Gemma 2000, che presenta la stessa spina dorsale del 2001 con l'unica differenza caratterizzata da una maggiore alcolicità che lo fa rendere forse un pò più rustico in linea con il vero spirito del Montepulciano d'Abruzzo.
Proseguiamo con gli gnocchi al ragù di castrato abbinati, secondo me, splendidamente col Villa Gemma 1999, vino di grande finezza che presenta un bouquet di frutta nera matura, cioccolato al latte, caffè, cuoio e liquirizia. In bocca ancora frutto e note di tostatura, ottimi tannini, lungo il finale. Preseguiamo col Villa Gemma 1998 che presenta un naso di bella personalità ed eleganza dove giocano le sensazioni di prugna secca, sottobosco, fungo porcino e una bella balsamicità. La bocca è complessa, strutturata e corrispondente al naso. Finale lungo su ritorni di mirtillo e humus. Grande vino, forse quello che presenta per primo netti sentori terziari.
Lo splendido maialino all'uva accompagna un bellissimo Villa Gemma 1997, vino che regala potenza e finezza grazie alle sue intriganti note speziate e fruttate che regalano un'esperienza organolettica di grande impatto emotivo. Come tutti gli altri, anche questo vino regale un finale lunghissimo, immenso.
La stuzzicante variazione d'agnello preparata dallo chef è un'ottima spalla al Villa Gemma 1995. Grande struttura, consistenza per un vino monumentale che presenta un bellissimo naso di bacche mature, chiodi di garofano, grafite, cuoio, viola macerata in alcol. In bocca si apprezza lo splendido equilibri del vino che è perfettamente bilanciato in ogni sua parte. Grandioso e per molti vino della serata.
Passiamo poi alla selezione di formaggi di Rotolo Gregorio che viene abbinata al Villa Gemma 1994, dal naso intrigantissimo di bosco, goudron, radice di liquirizia, caffè, scatola di sigari. Bocca superba e di grande freschezza ed equilibrio per un vino che a me è piaciuto tantissimo e che berrei anche come vino da meditazione.
Segue il Villa Gemma 1993, che come è stato detto da uno degli invitati, rispetto al millesimo e alla storia dell'enologia abruzzese di quei tempi, è un vino sorprendente dove le sensazioni di frutta nera, china e tamarino sono ben fuse con una fase gustativa dove l'equlibrio e la finezza rappresentano il filo conduttore per un finale piacevolmente lungo e armonioso.Una splendida ricotta mantecata con arance e zafferano ci accompagna alla degustazione dell'ultimo vino della batteria, il Villa Gemma 1992 che, forse, complice una bottiglia non perfettamente a posto non riesco ad apprezzare in quanto caratterizzate da note evolute, quasi marsalate in bocca. Un vero peccato per un vino che molti, in precedenza, davano sul podio della giornata.
E ora i doverosi ringraziamenti: anzitutto a Marina Cvetic, persona di squisita gentilezza e competenza, per aver partecipato a questo splendido incontro e per averci invitato a visitare in Abruzzo l'azienda. Verremo tutti! Ringrazio poi Dino De Bellis e tutto lo staff del ristorante Antica Osteria l'Incannucciata per il grande lavoro che hanno svolto, grazie a tutti voi di cuore. Un sentito ringraziamento lo vorrei fare poi ai ragazzi del forum del Gambero Rosso che sono venuti da tutta Italia per onorare la memoria di Gianni Masciarelli.
L'ultimo ringraziamento, importantissimo, a Stefania, mia compagna, che mi ha dato la carica per organizzare tutto questo. Grazie....

Pranzo in ricordo di Gianni Masciarelli

Caro blog, stavolta ti scrivo perchè devo annunciarti che domani ho organizzato a Roma un pranzo per rendere omaggio a Gianni Masciarelli. Ospite graditissima sarà Marina Cvetic e tutto il suo staff che ci aiuterà a comprendere meglio il passato, il presente e il futuro del Villa Gemma che verrà degustato in verticale, dal 1992 al 2003.
Soprattutto ci aiuterà a capire chi era davvero Gianni Masciarelli e quanto c'è di suo nel suo vino.
Ringrazio Dino De Bellis per l'aiuto che ci darà abbinando i vini alla sua fantastica cucina. Soprattutto ringrazio Stefania, la mia ragazza, perchè mi ha sopportato in questi giorni un pò frenetici per via delle numerose defezioni ed imprevisti che ci sono stati nel corso dell'organizzazione.
Nei prossimi giorni posterò foto, commenti e note di degustazione....

Il Vinsanto Toscano: un mito mondiale. Terza parte: la realizzazione

Nella seconda parte abbiamo parlato della pressatura. Proseguendo, diciamo che il mosto ottenuto viene messo in piccole botti (quasi sempre di rovere, ma anche di castagno) chiamate caratelli, di una capacità che mediamente varia dai 50 ai 90-100 litri. I caratelli non sono come le barriques, non si cambiano dopo 3-4 anni ma devono durare moltissimo e venire cambiati solo quando perdono in maniera irreparabile oppure danno odori sgradevoli al Vinsanto. All'interno del caretello viene immesso il mosto dopo decantazione e (ma qui ci addentriamo in uno dei misteri del Vinsanto) "la madre". Questa è una specie di sedimento scuro e denso. E' formato da famiglie di fermenti e/o lieviti che hanno la capacità di vivere e moltiplicarsi in un ambiente così ricco di zucchero come, appunto, il mosto. Chi usa la madre non la getta mai, ma la travasa da un caratello all'altro.
I produttori si dividono in due famiglie: quelli che usano la madre e quelli che la ritengono inutile. In effetti il mosto fermenta anche senza la madre, ma i suoi sostenitori danno per certo che il suo apporto dia caratteristiche uniche e soprattutto una certa omogeneità, anno dopo anno, al prodotto.
Il caratello non viene colmato ma riempito al massimo per due terzi, altrimenti il mosto, fermentando, lo farebbe esplodere. Molto sigillano ermeticamente la botticella, addirittura murandone l'apertura. Altri, più modernisti, si limitano a tapparla, mantenendosi la possibilità di controllare l'andamento della fermentazione. Una volta nel caratello il mosto viene messo in una zona soggetta a sbalzi termici. Di solito si usano delle soffitte o i soppalchi. Qui, fermentando quando il calore esterno lo permette e fermandosi quando il freddo blocca i lieviti, il nostro futuro Vinsanto nasce con tutta la calma del mondo. Mediamente ci vogliono infatti oltre 5 anni per ottenere un buon prodotto, ma vi sono cantine che allungano l'invecchiamento sino ai dieci.
Un momento particolare è l'apertura dei caratelli. Si tratta di una vera e propria festa. In religioso silenzio si rimuove la muratura o la ceralacca, poi si toglie il tappo e si annusa. Se l'odore è quello giusto si tira un sospiro di sollievo anche se, può capitare, che dopo anni di attesa si debba buttare tutto il contenuto, madre compresa. Per evitare questo, forse, si è creata una scuola "moderna" di fare Vinsanto. Si parte dalle stesse uve e dagli stessi sistemi di appassimento, le cose cambiano durante la fermentazione che avviene anche in barriques (rigorosamente senza madre) aperte, per poter meglio controllare il processo. I tempi di maturazione e fermentazione sono più brevi anche se per i Vinsanti DOC si deve sempre rispettare il disciplinare.

Il Vinsanto Toscano: un mito mondiale - prima parte

Gira da sempre una grossa frottola pseudo storica sul come sia nato il nome Vinsanto. Pare sia stato coniato addirittura nell'unico Concilio Ecumenico tenutosi a Firenze nel 1439. Narra la leggenda che durante uno dei banchetti ufficiali il Patriarca Bizantino, assaggiando uni vino dolce locale esclamasse estasiato "Ma questo è come il vino di Xantos!", riferendosi a quello prodotto nella Licia (oggi Turchia) di cui Xantos era capitale storica. Altra variante, puramente senese, parla di un frate francescano che durante la peste del 1348 curava le vittime con il vino normalmente usato per celebrare la messa. Sembra che avesse ottenuto buoni risultati visto che subito si diffuse la convinzione che tale vino possedesse proprietà miracolose, fosse cioè un Vino Santo.

In realtà il termine deriva quasi sicuramente dal fatto che veniva usato per la messa, visto che il vino normale, tenuto all'aria aperta, si ossidava velocemente e diveniva imbevibile.

Ma come si produce tale vino? Il Vinsanto è figlio di una tradizione che si declina in centinaia, forse migliaia di modi, tanti quanti sono e sono stati i produttori di questo vino. Se infatti l'enologia moderna ha preso fortemente piede nella produzione di vini rossi e bianchi, standardizzando talune procedure, per il Vinsanto il discorso è completamente diverso. Come dice un famoso produttore di Montepulciano "Sul Vinsanto si può dire tutto e il contrario di tutto: è un mistero, dopo quelli ecclesiali, tra i più incomprensibili." Non esistono studi che raccolgano dati cercando di trarne un senso comune ed anche se ci fossero nessun produttore accetterebbe di cambiare il proprio modi di fare il Vinsanto seguendo teorie altrui.

Per questo vedremo per prima cosa di spiegare il processo in grandi linee e poi cercheremo di presentare le principali "scuole di pensiero".
In primo luogo parliamo dell'uva. Storicamente il Vinsanto toscano nasce da un uvaggio di Trebbiano e Malvasia Bianca. C'era pure un terzo vitgigno, il San Colombano, ormai praticamente estinto. In alcune zone, tipo Montepulciano, viene usato anche il Grechetto. Di questa triade l'anello debole è sicuramente il Trebbiano, con grappoli troppo grossi e dalla buccia troppo sottile per reggere bene l'appassimento. Le uve vengono raccolte prima della vendemmia dei rossi e scelte con attenzione: solo i grappoli migliori, quelli che non hanno nessun chicco mangiato o schiacciato vengono presi per il Vinsanto. Sono raccolte in due modi: "a prenzoli" o "a grappoli".


Continua...............

Vino fatto in casa....la nuova frontiera dell'enologia(?) made in USA...

Avete mai pensato di produrre un buon Amarone? Avete mai pensato di mettere nella vostra cantina decine di bottiglie di Montepulciano o Chardonnay con la vostra etichetta? Le nuove frontiere dell'enologia di massa sono aperte, per cui se volete diventare il nuovo Marchese Incisa della Rocchetta non dovete più usare terra, uva, sole e tanto lavoro....basta una semplice telefonata ed ecco a voi che la società E. C. Kraus http://www.eckraus.com vi manderà a casa uno stupendo kit per la produzione del vostro vino da bere nelle grandi occasioni. Con voi tutte le enoteche chiuderanno lo so. La ricetta è molto semplice, non bisogna studiare agronomia ed enologia, e perchè mai? Che servono ormai al giorno d'oggi? Basta seguire le semplici istruzioni della società e che trovate sul sito internet http://www.eckraus.com/wine-making-steps.html. Se non sapete l'inglese ve le sintetizzo:
  1. in base al tipo di vino che vuoi fare, taglia a pezzettoni la tipologia di frutta indicata nella confezione, stando chiaramente attento a togliere i noccioli grandi;
  2. mescola il tutto con quanto c'è nella busta che trovate nella confezione e metti il tutto, ad eccezione dei lieviti, nel fermentatore primario (che devi chiaramente comprare a parte) insieme ad un pò di acqua;
  3. lascia riposare per 24 ore;
  4. versa nel composto i lieviti che trovi nella confezione e fai fermentare per 5/7 giorni. Ovviamente la temperatura non è indicata, tanto a che serve?;
  5. passati i 5/7 giorni versa il tutto nel secondo fermentatore facendo attenzione, altrimenti POTRESTI COMPROMETTERE TUTTO, a non versare i sedimenti;
  6. attacca al secondo fermentatore il gorgogliatore http://www.eckraus.com/LK210.html e lascia che il mosto fermenti per 4/6 settimane o almeno finchè non diventi CHIARO......
  7. al termine della fermentazione, versa tutto nelle bottiglie e.....MUORI. Chiaramente se vuoi diventare biodinamico devi prendere un pò di residuo della fermentazione e metterlo nella bottiglia. Fa molto fico con gli amici.........
IO NON HO VERAMENTE PAROLE E VORREI CHIEDERE ALLE AUTORITA' ITALIANE COME SI POSSA PERMETTERE A UNA DITTA AMERICANA DI VENDERE PREPARATI PER PRODURRE VINI ITALIANI COME SANGIOVESE, MONTEPULCIANO, BARBERA, VALPOLICELLA, ETC... IO PENSO CHE, IN TAL SENSO, IL PRODOTTO ITALIANO VENGA SMINUITO AD UNA SEMPLICE POZIONE CHE TUTTI POSSON FARE. COME TUTELIAMO I VERI VIGNAIOLI? E' COSì CHE SI FA UN BAROLO? http://www.eckraus.com/WINEMAKING/Ingredient_Kits_-and-_Concentrates/European_Select_(7.5_L)/Page_1/ES113.html