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Fergie dei Black Eyed Peas lancia il suo nuovo vino

Ormai, per chi ha soldi e successo, il vino più che una passione è investimento e immagine. Fergie, voce femminile dei Black Eyed Peas non è altro che l'ultima star della musica che ha deciso di diventare "vignaiola" attraverso l'acquisizione di una tenuta in California, precisamente nella zona di Santa Ynez Valley (Santa Barbara).

Fonte:http://www.thedrinksbusiness.com

L'azienda, chiamata Ferguson Crest, produrrà un bianco da uve Viognier e due rossi da uve Syrah e Cabernet Sauvignon. Piccole quantità: 1000 casse di Syrah e molto meno per il Cabernet e il Viognier. Si attendono prezzi in linea con lo star system.

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Pare, comunque, che in America ultimamente molti cantanti stiano avvicinandosi a Bacco. Oltre a Fergie, anche Drew Berrymore ha cominciato a produrre pinot grigio mentre Dave Stewart degli Eurythmics, assieme all'australiana Mollydooker Winery, ha prodotto l'ennesimo Syrah maturato in legno nuovo chiamato Ringmaster General Shiraz 2010. Costo? 78 dollari a bottiglia.

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Investire sul vino? Arriva Noble Crus, il primo fondo sul vino

La diversificazione è uno dei primi obiettivi di ogni investitore, tuttavia il processo di globalizzazione ha portato ad una crescente correlazione tra i diversi mercati internazionali, mentre il fenomeno del leveraging ha comportato che asset class tradizionalmente slegate dal settore finanziario, come ad esempio le opere d’arte, siano in realtà fortemente influenzate dalle dinamiche degli indici azionari. Nel contesto attuale, a prescindere dal segmento dei fondi comuni total return, risulta praticamente impossibile trovare forme di investimento liquide, realmente decorrelate dai mercati, come riesce ad essere il Nobles Crus, il primo fondo che investe in vini d’annata.

L’ideatore dell’iniziativa è Michel Tamisier, che dopo una lunga esperienza internazionale in Bnp Paribas, JP Morgan e Carmignac, ha deciso di sviluppare l’idea di investire in temi di passione, attraverso strumenti trasparenti e facili da capire, per sfuggire alla complessità attuale dei prodotti finanziari, in grado tuttavia di offrire performance e diversificazione; “tutto questo sembra molto ovvio oggi dopo la crisi, però il progetto risale al 2007. Investire in temi di passione deriva di una domanda semplice, cosa può volere un investitore benestante dopo avere comprato tutti i prodotti esistenti sul mercato ed avere partecipato a tutte le bolle speculative? La risposta è molto semplice, un prodotto che capisce e che possa piacere personalmente”, come spiega Tamisier.

Cosi è nato il concetto di Passion Investment e dopo il lancio del primo comparto Nobles Crus nel gennaio 2008, la Sicav Lussemburghese Elite’s Exclusive Collection, promossa da Elite Advisers, dovrebbe offrire dei fondi che investono in altri temi di passione quali arte, auto, diamanti, francobolli, gioielli e orologi da collezione, ma anche in altri temi ancora più di nicchia; “già nel corso del prossimo trimestre l’autorità lussemburghese dovrebbe autorizzare un nuovo comparto”.

Il Nobles Crus è un fondo aperto ed investe nei migliori vini del mondo e nelle migliore annate, secondo tre criteri; “una qualità estrema, perché solo tali vini vedono il loro prezzo salire anche in periodi di crisi; il potenziale d’invecchiamento, perché è il miglioramento del vino anno dopo anno che fa salire i prezzi; la notorietà, per motivi di liquidità i vini devono essere conosciuti in tutti i mercati compresi quelli emergenti”.

Il vino viene conservato nelle condizioni ottimali, all’interno del porto franco di Ginevra.
La gestione è propriamente attiva, attraverso la costante compravendita di vini, ed è affidata a Christian Roger, un gestore di grande esperienza e un appassionato della materia, che dopo un’esperienza ventennale nel settore bancario, ha deciso nel 1998 di dedicarsi esclusivamente alla sua passione per il vino. “Oggi Roger rappresenta uno dei maggiori esperti al mondo, vantando tra l’altro il titolo di Membro permanente del Gran Judy Europee di degustazione”.

Su questo mercato ancora poco standardizzato, è molto difficile trovare un parametro di riferimento, “seguiamo il Liv-ex 100 Index che tuttavia investe in prevalenza su Bordeaux di tutte le annate, in vini più recenti, ma anche di primo, secondo e terzo Crus. Nobles Crus invece, oltre ai Bordeaux, prende posizione su Borgogna e i vini esteri, privilegiando unicamente i premiers Crus su annate interessanti, ed infine i vini più vecchi”, un elemento che spiega l’extra rendimento del fondo rispetto al benchmark.

Passione, trasparenza, ma soprattutto diversificazione e performance; “dal 1950 non abbiamo mai visto i prezzi dei più grandi vini del mondo scendere, questi rimangono stabili durante le crisi per ripartire una volta superate. Nel 2008 il mercato dei vini d’eccellenza è andato bene, ed ha sentito l’impatto dell’attuale congiuntura soltanto all’inizio del 2009, quando il settore si è fermato per poi ripartire a settembre”.

Investendo in beni tangibili il Nobles Crus non è UCITS III, può tuttavia essere sottoscritto presso qualsiasi istituto in Italia, in modalità “Private Placement”, usando il codice ISIN del fondo (LU0332753077), come per qualsiasi altro strumento del risparmio gestito, sebbene spesso le banche stesse non conoscano questa modalità operativa.

Fonte: http://www.bluerating.com/


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INVESTIRE IN VINO - PRIMA PARTE

Avete mai pensato di bere un Picasso? Oppure un Monet? No? Sicuri? Certo, avete ragione, non è possibile, anche se non è che stessi scherzando così tanto. Nel mondo, infatti, sempre più persone investono nel vino inteso come bene rifugio per i propri risparmi. Acquistare grandi bottiglie è considerato un investimento alternativo che, alla stessa stregua delle opere d'arte, segue regole differenti da quelli del mercato finanziario comune. «Una bottiglia di Chateau Margaux è unica, non può scambiarsi con un’altra bottiglia di un anno diverso, oppure dello stesso anno ma di un cru differente, è un bene fisico e infungibile, mentre i mercati trattano normalmente con beni immateriali», spiega Claudio Zara, docente di economia dei mercati e degli intermediari finanziari all’Università Bocconi di Milano.

Ma perchè si investe nel vino? La risposta è semplice: se l'investimento è mirato a certe bottiglie (le c.d. blue chips del vino), si ottengono guadagni molto elevati in tempi anche relativamente brevi. Un esempio? Chateau Le Pin 1998, cassa da 12 bottiglie, nel 1999 valeva 800 sterline. Nel 2003 valeva 1.550 sterline, con un incremento del 27% annuo.

Un esempio nostrano riguarda Biondi Santi, storica griffe che ha creato il Brunello di Montalcino, che è la cantina a più alto indice di rendimento in Italia: la Riserva 1955 - unico vino del nostro Paese inserito tra i dodici migliori del Novecento nella classifica di Wine Spectator, la “bibbia” enologica degli Usa - si è rivalutata del 141.923% sul valore iniziale e la Riserva 1945 si è incrementata dell’85.112%.

Quali sono allora i vini su cui investire? Per essere considerato una blue chip la bottiglia deve avere delle caratteristiche specifiche:

  • il vino deve essere raro, nel mondo devono circolare poche bottiglie;

  • il vino deve avere una conservazione perfetta e, pertanto, deve provenire da cantine certificate. In tale ambito, pertanto, la bottiglia avrà un valore maggiore se proviene da un famoso collezionista o, meglio, dalla stessa azienda produttrice;

  • il vino, soprattutto dopo dall'avvento di Parker, deve aver avuto delle recensioni critiche estremamente positive (100 punti Parker);

  • il vino deve provenire da una grandissima annata;

  • il vino deve essere longevo.
Solitamente gli investitori puntano molto sui vini francesi, in particolari sui vini bordolesi provenienti dai grandi Chateaux: Lafite, Margaux, Mouton-Rothschild, Latour, Haut Brion, Petrus, Cheval Blanc e d'Yquem. Sempre in Francia una bottiglia molto ricercata proviene dalla Borgogna: parliamo della mitica Romanée Conti che, soprattutto con l'annata 2005, sta raggiungendo quotazioni che sfiorano i 10.000 euro. Le blue chips italiane sono in primis i toscani Sassicaia (mitica l'annata 1985), Brunello Biondi Santi, Masseto, Ornellaia, Tignanello e Solaia. Seguono poi i piemontesi con i grandi Barolo di Sandrone, Gaja, Conterno, Ceretto, Giacosa, Mascarello. Ma un buon andamento nelle aste inernazionali, lo stanno anche avendo alcune "creazioni" della nuova enologia italiana: un segno molto positivo nelle quotazioni delle aste anche per i "giovani" miti come l'umbro Sagrantino di Montefalco "25 anni" di Arnaldo Caprai, il toscano Sammarco e la Vigna d'Alceo del Castello dei Rampolla, le Pergole Torte del toscano Montevertine, il Turriga, il Siepi, il Fontalloro, il Redigaffi, il Messorio, il Terre Brune, il Montiano, il Montevetrano, il Flaccianello.


Fonti: winenews.it e la Repubblica/Affari & Finanza