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Da Gelardini e Romani tra Bordeaux e grandi Brunello!


Ogni volta che varco la porta della Gelardini e Romani, prima della loro asta, è come se diventassi Lucignolo nel Paese dei Balocchi. Le foto qua sotto riescono a dare un’idea?



Casse di legno e bottiglie dei migliori vini del mondo.

Per noi poveri squattrinati l’unico momento clou della giornata riguarda la degustazione che la precede dove, con molta generosità, vengono offerti al bicchiere parte dei vini che successivamente si litigheranno all’asta. L’ultima volta si è bevuto con più o meno soddisfazione: 

Fontodi Flaccianello della Pieve IGT 2001: celebrato più volte da Wine Spectator, a me non ha convinto moltissimo visto che mi sono trovato di fronte ad un vino abbastanza evoluto giocato su sensazioni di fiori rossi secchi e arancia amara. Bocca un po’ cortina e scissa tra acidità e quel che rimane del tannino. Bottiglia non in forma? 

Chateau de Pez 2004: profilo olfattivo vegetale a cui si alternano tocchi di frutta rossa ed eucalipto. Bocca giovane ma abbastanza equilibrata con tannino fine e finale di discreta persistenza. Non lascia particolari ricordi al mio palato. Un Bordeaux che vale quanto costa: 40 euro in enoteca. In Italia si beve meglio. 

Chateau Grand-Puy-Lacoste 2002: mi ha ricordato il primo Maggio quando mio zio accende il barbecue in terrazzo e fa i peperoni arrosto. Solo quelli. Bocca vegetale, certamente equilibrata ma a Bordeaux ho bevuto meglio. 

Château Rauzan-Ségla 1990: naso di fiori secchi, terra, humus, cenni mentolati. Bocca magra, corta, in decisa caduta libera la struttura. Comincio a capire che per bere grandi Bordeaux devo spendere il mio stipendio.

Château Rauzan-Ségla 1982: per me tappo completo, per Gelardini il vino deve essere così. Ah beh, allora è morto e sepolto e puzza pure…

Brunello di Montalcino Biondi Santi 1997: ti aspetti un giovincello paffutello e invece davanti hai un signorotto di Montalcino con tanto di gobbetta sulle spalle. Naso di toffee alla liquirizia, caramello, fungo porcino, radici, sensazioni ematiche, cassis. Bocca decisamente più dinamica e viva da quarantenne post viagra. Le cose sono due: o il vino conferma che l’annata ’97 è decisamente sopravvalutata oppure stavolta le bottiglie della Gelardini e Romani non sono in forma. Tanta palestra!

Brunello di Montalcino Biondi Santi Riserva 1961: finalmente è lui, un grande Brunello Biondi Santi. Certo, il naso è crepuscolare, però il tramonto che vedo è di quelli indimenticabili, da cartolina. Bocca non ai livelli della Riserva 1955 però, ragazzi, che classe questa struttura ancora ben salda dove l’acidità è più che sferzante. Un sangiovese che ha perso molto del suo colore ma che mantiene un’anima e una spina dorsale da applausi a scena aperta.

Prossimo appuntamento? Sabato prossimo c'è l'asta primaverile presso l'Os Club con annesso Riesling Festival che prevederà la presenza di 5 produttori della Mosella: AJ Adam, Karthauserhof, JJ Christoffel, Dr.Heidemanns-Bergweiler, Lothar Kettern.

OS Club by night

Sassicaia 1979 vs Tignanello 1979

La scorsa settimana, durante l’asta di Gelardini & Romani, ho incontrato questi due trentunenni che sedevano in bella mostra alla mia destra. Strano vederli insieme, spesso sono da soli, a volte girano in verticale con i loro fratelli, per cui l’occasione era troppo ghiotta per non parlare un po’ con loro, analizzarli, comprenderli, nonostante il poco tempo davanti e le tante persone che premevano per incontrarli.

Monsieur Sassicaia mi dice che è nato in un’annata climaticamente sfavorevole, diciamo sfigatella, in una fase storica che vorresti scordare soprattutto per le notizie di cronaca del tempo che parlano di brigate rosse, neofascisti, governo Andreotti ed invasione russa in Afghanistan.
La cattiva stella sotto cui è nato Monsieur Sassicaia la possiamo ritrovare anche quando gli chiedo di farmi sentire i suoi profumi, voglio capire che odore ha perché è tutt’altro che espresso, intenso, aromaticamente ha un’anima sfuggente, purea di frutta rossa e poco altro, nulla che faccia pensare al tempo che fu. Forse in bocca va meglio, non è così ritroso, il vecchio ragazzo esce dalla sua timidezza iniziale, si muove, scalpita, malgrado oggi la sua struttura sia morbidamente fusa, compressa, tempo fa potevamo parlare di eleganza, oggi potrei dire che è esclusivamente voglia di non morire. E’stato un piacere conoscerla Monsieur Sassicaia ’79, un vero peccato non averla incontrata prima.

Mr Tignanello, nonostante abbia la sua stessa età di del Sassicaia, pare suo figlio, nelle zone interne del Chianti Classico l’annata, a dispetto della costa, è stata molto più regolare, a tratti calda, con un sangiovese giunto a piena maturazione che ha dato vita a vini moderatamente potenti e longevi. Quello che ho davanti, infatti, è un bel ragazzo di 31 anni, con qualche capello bianco stile Richard Gere anni ’90, che ha un’anima ed un carattere decisamente di impatto, elegantissimo il terziario che ho trovato, quasi noir, giocato su toni di prugna, fieno bagnato, tabacco e spezie nere.
Bevendolo possiamo apprezzare la sua progressività, intensità e la rara eleganza. Lo ammetto, il 1980 mi era piaciuto di più, forse per la struttura tutt’altro che svanita, forse per la maggiore complessità organolettica, però questo millesimo rimane un’altra, l’ennesima, versione di un vino che sembra non morire mai, un highlander che ancora oggi darebbe vita ed epiche battaglie con qualche Brunello pari annata (vedi alla voce Soldera Riserva).

E’ terminata la serata, i due toscani ormai finiti e sfiniti giacciono in un angolino della sala, in penombra, a vederli ora da lontano sembrano simili ma, tutti quelli che li hanno incontrati quel pomeriggio, sanno che non è così, sono figli diversi dello stesso tempo che dopo 31 anni ancora possono raccontare, in un bicchiere, di un territorio e delle sue differenze. Roba da numeri uno.

Gelardini e Romani ed il Gran Galà Grand Cru d’Italia

Lo scorso venerdì a a Roma, nella fantastica sede di Villa Aurelia, la Gelardini&Romani Wine Auction ha presentato il Gran Galà Grand Cru d’Italia, una serata volta alla scoperta dei 28 vini del Bel Paese più ricercati ed apprezzati dai collezionisti di tutto il mondo. Masseto, Monfortino, Biondi Santi, Gaja, Tignanello, Pergole Torte, Messorio, Dal Forno e molti altri vini sono stati classificati in base ai maggiori livelli di prezzo e alla minore percentuale di lotti invenduti dalla prima Casa d’Aste italiana specializzata in vino.
“Non è nostra intenzione promuovere l’ennesima guida sui vini – affermano Flaviano Gelardini e Raimondo Romani, i fondatori della Casa d’Aste -”nè, tantomeno, volevamo dare patenti di bontà ma, sfruttando un criterio oggettivo, e cioè le nostre aggiudicazioni, siamo riusciti a selezionare, per fasce di prezzo, i Grand Cru d'Italia più richiesti sul mercato, tanto che, come abbiamo spiegato nell'articolo uscito su "Il Mondo", se si vuole investire con sicurezza nel vino, non c'è niente, in Italia , al di fuori di questa lista.

E quale è la lista?

- Toscana - Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi
- Veneto - Amarone Riserva Dal Forno
- Piemonte - Barolo Monfortino G. Conterno

- Toscana - Super Tuscan Masseto Tenuta dell'Ornellaia

- Toscana - Super Tuscan Redigaffi Tua Rita
- Piemonte - Barolo Brunate Voerzio

- Piemonte - Barolo Rocche del Falletto B. Giacosa

- Veneto - Amarone Riserva Quintarelli
- Toscana - Super Tuscan Sassicaia Tenuta San Guido

- Piemonte - Barolo Sperss Gaja

- Toscana - Super Tuscan Solaia Antinori
- Toscana - Super Tuscan Messorio Le Macchiole
- Toscana - Brunello di Montalcino Riserva Soldera
- Toscana - Brunello di Montalcino Madonna del Piano Valdicava
- Piemonte - Barbaresco Asili B. Giacosa

- Piemonte - Barbaresco S.Stefano B. Giacosa

- Piemonte - Barolo Cascina Francia G. Conterno
- Piemonte - Barolo Granbussia A. Conterno
- Toscana -Super Tuscan L'Apparita Castello di Ama

- Piemonte - Barbaresco Gaja
- Toscana
- Super Tuscan Ornellaia Tenuta dell'Ornellaia

- Piemonte - Barolo Vigneto Arborina E. Altare

- Piemonte - Barolo Cannubi Boschis Sandrone
- Toscana - Super Tuscan Pergole Torte Montevertine

- Toscana - Super Tuscan Saffredi Le Pupille
- Toscana - Super Tuscan Tignanello Antinori
- Toscana Super Tuscan Oreno Sette Ponti

- Toscana - Super Tuscan Flaccianello Fontodi


Se cliccate qua trovate anche la suddivisione per fasce di prezzo presente sul sito ufficiale della casa d’aste. Percorsi di Vino ha seguito l’evento in parte, ho dovuto lasciare sul più bello causa i mille impegni per la programmazione di EAT-ALIA 2009 del prossimo 5/6/7 Dicembre a Roma. Però qualcosa ve la posso dire e cioè che:

• Il posto era da sogno e l’organizzazione come al solito;


• L’evento era troppo mondano per i miei gusti, troppe babbione e troppa gente con la puzzetta sotto il naso che, secondo me, non sa nemmeno la differenza tra un Brunello e un
o Chardonnay. La stessa gente ha poi invaso il buffet della California Catering nemmeno fossero tutti concorrenti dell’Isola dei Famosi;

• Il vino della serata è stato, come mi aspettavo, il Masseto 2007 che con €466,00 a bottiglia ha ottenuto l’aggiudicazione, per bottiglia, più alta dell’asta, superiore anche ai 1er Cru di Bordeaux (Cheval Blanc, Margaux e Latour che si sono fermati a €419,40). D'altra parte Chateau Lafite Rothschild 2008 registra l’aggiudicazione più elevata fra le Magnum con €855,40. Le aggiudicazioni sono state in linea con la Classificazione dei 28 Grand Cru d’Italia. Invenduti solo i lotti relativi ai Magnum di Solaia 2007 e di Barbaresco di Gaja 2007, maison quest’ultima che ha registrato la più alta percentuale di lotti invenduti dell’intera asta, tanto che meno del 50% dei lotti di Gaja hanno trovato un acquirente, contro una media di invenduti del resto dell’asta molto vicina allo zero.

Ultima considerazione: perché la gente sta in fissa per il Masseto, un vino certamente buono ma che non vale nemmeno un unghia rispetto a certi Bordeaux che costano uguale o di meno e che durano qualche decade in più? Potenza del marketing….

Sassicaia 2000 oppure Ornellaia 2000?

Stesso millesimo e due "miti nel bicchiere". Degustati all'ultima asta romana di Gelardini & Romani la comparazione è stata oggetto di discussione tra i "sassicaisti" (che brutto termine ho coniato) e gli "ornellisti" (pure quest'altro....).
Secondo me sono vini ben diversi, il primo molto fine, elegante e forse molto più pronto di un Ornellaia a cui gioverebbe un altro pò di bottiglia visto il tannino ancora non troppo digerito.
In particolare, ho trovato il Sassicaia 2000 di un bel colore rubino intenso con unghia leggermente granata, al naso i classici sentori del cabernet sono abbastanza nitidi, esce subito la belle nota di peperone seguita da più eleganti sensazioni di frutta rossa matura, caffè, sottobosco, cacao, che si fondono con un bella vena balsamica e speziata. Al palato si capisce subito perchè il Sassicaia è un gran vino in quanto armonicità, eleganza e consistenza si fondono perfettamente originando tannini setosi e un finale che non finisce mai. Lo comparo ad una ballerina étoile della Scala.
L'Ornellaia 2000 già al naso è un vino più maschio, forse è il merlot gli aggiunge quella componente di vigoria, chi lo sa. Resta il fatto che anche questo vino ha un colore ancora molto vivo, giovane, un rosso rubino intenso che promette e mantiene, differenziandosi con il sassicaia, un naso molto più fruttato, qua c'è sia frutta rossa matura che frutta nera di rovo e solo in un secondo momento escono profumi di cioccolato fondente, liquirizia e un leggero vegetale. La bocca non mi ha convinto molto: sicuramente un vino di grande corpo ed equilibrio, ma i tannini li ho trovati ancora in fase di evoluzione, non perfettamente integrati nonostante siano passati otto anni. Finale lunhgissimo che chiude con una leggerissima scia amarognola. Lo paragono ad un pugile con un grande futuro davanti.