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La Franciacorta odia le Bollicine

Dopo essersi incazzati perchè non volevano essere chiamati Spumante, in Franciacorta da pochi giorni è iniziata la guerra alle Bollicine. Sembrerebbe, in una delle zone a più alta vocazione per questa tipologia di vino, una contraddizione ma, a leggere le parole del Consorzio Franciacorta, l'appello fatto a tutti i comunicatori del vino è più che serio.

"Chiamiamo il vino con il proprio nome e non con termini che ne generalizzano e ne uniformano le peculiarita', appiattendone, di fatto, la qualita' percepita - spiega Maurizio Zanella, Presidente del Consorzio Franciacorta -. 'Bollicine' e' un termine obsoleto e senza futuro. Il tempo presente ci offre una nuova occasione per affermare i nostri vini di qualita', cominciando dal consolidare la cultura di base in materia e da un appropriato linguaggio". 


"E' necessario - aggiunge Zanella - iniziare un nuovo percorso per valorizzare i grandi vini anche dal punto di vista 'nominale'. Con impegno e passione il Franciacorta ha raggiunto il traguardo dei 50 anni; a questo punto, credo sia maturo per un passo successivo, importante per poter definitivamente trovare, a livello nazionale ed internazionale, un posizionamento coerente e rispondente all'eccellenza che esprime". "E che non si chiami piu' spumante - continua Zanella - per nessun motivo al mondo

La similitudine tra 'spumante' e Franciacorta e' da bandire in qualsiasi citazione. Non per velleita' o principio, ma per decreto ministerialeOggi il Franciacorta, come anche altri vini di qualita', esige piu' rispetto, eleganza, identita', che il termine bollicine, ormai, non e' in grado di dare - conclude il presidente Zanella. Franciacorta, Champagne e Cava: in Europa, solo questi 3 vini possono utilizzare un unico termine per identificare in modo preciso un vino, un territorio e il metodo di produzione".

Quindi, ricapitolando, se chiamo il vino col termine spumante vi incazzate e magari mi prendo pure una denuncia, se faccio riferimento alle bollicine vi incazzate....Qua tutti si incazzano ma, per caso, avete chiesto ai produttori di Champagne se il continuo riferimento a quella zona e a quei vini fa incazzare loro?


Spiegatemi il senso di questo comunicato stampa!


Vado sul sito internet di Vinitaly 2011 e leggo questo comunicato stampa:


DEBUTTA NATURE DI RONCO CALINO: IL NUOVO FRANCIACORTA NATURALE

Si chiama “Nature 2007” ed è la novità che Ronco Calino, giovane azienda di Franciacorta, presenta a Vinitaly 2011. “Nature 2007” è un Franciacorta D.O.C.G. ottenuto da uve Chardonnay e Pinot nero, un prodotto, come dice il nome stesso, assolutamente naturale
Tutto il processo produttivo legato a questo vino è pressochè artigianale: a partire dalla la vendemmia - quando si pratica una selezione manuale e meticolosa dei grappoli - fino al termine della maturazione del vino - 30 mesi all’interno dell’azienda stessa - durante i quali si assecondano unicamente le trasformazioni naturali che avvengono in bottiglia
Il risultato è un vino che presenta un perlage molto fine, continuo e persistente e si caratterizza per un’ottima consistenza e pastosità, ha un bouquet di grande eleganza e complessità, ricco di sentori di frutta con note di ananas e frutti rossi ma anche fiori bianchi e miele di agrumi.  

Qualcuno mi può spiegare perchè questo Franciacorta deve essere naturale visto che viene prodotto come tutti i normali spumanti metodo franciacorta?
La rifermentazione in bottiglia è naturale, la trasformazione dello zucchero in alcol è naturale ma, per chi scrive il comunicato stampa, essere naturale significa solo essere artigianali.

Perchè devo essere preso per il c....?


Pensieri di vendemmia 2010

Come avete già capito leggendo il mio precedente articolo, quando si parla vendemmia, banalizzando, mi incazzo sempre perché in un territorio come l’Italia, costituito da molteplici microclimi, non si può generalizzare e dire, come al solito, tutto bene, sarà l’annata del secolo. 

Leggendo i giornali, spulciando su internet, non è così.

Ci sono tante storie di vendemmia da raccontare come quella di un  pensionato di Nomi, il signor Ivo Riolfatti, uno dei soci della Viticoltori di Nomi che quest’anno lascerà l’uva sulle vigne. Non la raccoglierà perché ormai il suo valore è talmente basso da non permettergli nemmeno di pagare i braccianti durante la vendemmia.
E non è, purtroppo, l’unico caso in Italia.

La cantina di Nomi
Poi c’è il volto della vendemmia antimafia, quella fatta dai giovani della cooperative sociali del sud che stanno cercando di riportare alla legalità i tanti vigneti confiscati gli anni passati alla mafia. A tutte queste persone va il mio pensiero.  

C’è poi la vendemmia nera, alla faccia delle cinque stelle, come è capitato nell’imolese dove una grandinata dai chicchi grandi come albicocche sta rischiando di mandare al diavolo un anno di lavoro. Qualcuno degli ottimisti di Assoenologi potrebbe passare da queste parti?


C’è la vendemmia tecnologica, quella da cantine ricche, che usa il mini-elicottero per campionare le uve mediante mappe, dette 'mappe di vigore', che consentono di vendemmiare in tempi diversi le porzioni del singolo vigneto ottenendo vini base dalle personalità ben distinte e valorizzando le caratteristiche intrinseche di ogni cru. Parola di Guido Berlucchi!

Il mini elicottero
Facebook non poteva mancare all’appello e Planeta, importante cantina siciliana, non si è sfatta sfuggire l’occasione di mettere on line tutte le fasi della raccolta delle uve, una carrellata di immagini che ogni giorno andranno a comporre l’Almanacco della Vendemmia
La vendemmia è un rito che si ripete ogni anno sempre uguale e sempre diverso.  Cambia il clima, cambiano le persone e i colori, ma non le emozioni e le tensioni per tutti noi – si legge in un comunicato dell’azienda –.  Sarà un racconto di persone al lavoro, di mosti, di uve, che da Sambuca di Sicilia e Menfi si sposta verso Noto, poi a Vittoria, per finire a ottobre sull’Etna. Circa 70 giorni, dallo chardonnay al carricante, attraverso profumi, sapori e colori sempre diversi”. 

Immagine della vendemmia di Planeta
C’è poi la vendemmia che a Camerano si festeggia con la maxi bottiglia da 27 litri di Rosso del Conero  e Benvenuta Vendemmia, ennesimo evento del Movimento Turismo del Vino che si propone, soprattutto in Puglia, di creare meno caos nei Pronto Soccorso cittadini a causa degli ubriachi.
E allora…buone vendemmie a tutti!

Moët & Chandon e il marketing estivo dello Champagne

Che lo Champagne non se la passi bene lo confermano i dati: le vendite totali di Champagne francese nel 2008 sono state di 322 milioni di bottiglie, registrando un calo del 4,8% rispetto all’anno precedente, mentre nel 2009 le esportazioni hanno subito un forte calo, circa il 9% in meno. Non mi sorprende, pertanto, che qualche Maison francese stia tentando tutte le strade per cercare di invertire il trend negativo. A tutto, però, c’è un limite e questo, dal mio punto di vista, l’ha superato Moët & Chandon, storica casa produttrice di Champagne che sta usando il marketing del vino nella maniera peggiore.

Il motivo di ciò? Eccovene due

Il primo si chiama Moët & Chandon Ice Imperial ed è uno champagne elaborato da Benoît Gouez ((chef de cave di Moët et Chandon dal 2005) per essere bevuto con giaccio o, se volete, « on the rocks ». Sarà distribuito presso i migliori stabilimenti balneari del mondo.
Quindi da ora in poi lo Champagne sarà considerato alla stregua del San Bitter bianco? Non è finita qua.


Sempre per l’estate la stessa Maison lancia le “Summer Bubbles”, palle di Natale dorate che, aprendosi, nascondono frutta secca disidratata che, secondo loro, non aspetta altro che essere messa all’interno dello flute.
E così abbiamo fatto pure la Sangria di lusso…


La Franciacorta e tutto il Trentodoc ringrazia sentitamente!

QR Code, il vino diventa multimediale!

A vederlo sembra un quadrato composto da tanti puntini neri, ma se lo si inquadra con la fotocamera del telefonino, si trasforma e racconta tutto di sé. Si chiama Qr Code ed è l’abbreviazione inglese di «quick response» (risposta rapida), l’erede del “vecchio” codice a barre.

Come scrive Panorama, primo giornale ad aver utilizzato il codice a fini commerciali, il QR Code rappresenta oggi una sorta di trait d’union tra il mondo cartaceo e quello multimediale di internet. Una porta d’accesso a contenuti aggiuntivi
che per la loro natura digitale non troverebbero spazio sulla carta e che invece arrivano, via web, direttamente sullo schermo del telefonino, basta avere un apposito software di lettura e la connessione internet.
Una semplice inquadratura e quei puntini ci sveleranno un mondo fatto di link a siti web, frasi, brevi audio o video.



In Giappone li utilizzano già da dieci anni, addirittura è stata creata una struttura commerciale, la N building, dove per la facciata, per non deturpare l’ambiente con cartelloni vari, è stato usato un codice QR che, con la sua lettura, vi proietterà sul sito che comprende oltre la presentazione del negozio anche tutti i dati e le informazioni dello stesso.


Anche negli Stati Uniti il QR Code è diffuso da molti anni: Ikea, ad esempio, ha stampato il codice su una serie di volantini; basta fotografarlo e si ottiene un coupon di sconto da detrarre alla cassa.
In Europa sta man mano prendendo piede: la Pepsi, in Danimarca, ha ideato affissioni e lattine con il Qr code. Chi lo inquadra ottiene una bibita gratis e le informazioni sui concerti che Pepsi sponsorizza a Copenaghen. Nel Regno, altro paese dove i tag bidimensionali stanno spopolando, l’uscita in dvd del film 28 Weeks later è stata lanciata, fra l’altro, posizionando un tag sul sito web del film e su affissioni outdoor nella città di Londra con l’obiettivo di incrementare la community dei fan del film.
In Italia il Qr Code sta diventando solo oggi diffuso: Panorama, Ciak, La Gazzetta dello Sport ed altri giornali stanno usando il codice che troveremo, tra l’altro, impresso presso gli stand dei Presidi Slow Food al prossimo Salone del Gusto di Torino.

Ovviamente, non potevano mancare le applicazioni per quanto riguarda il vino. Immaginate di essere in un’enoteca o presso il vostro ristorante preferito, puntate il telefono sul codice e potrete avere tutte le informazioni possibili e immaginabili sul vino che state comprando o scegliendo dalla carta dei vini: la storia dell’azienda, le vigne, la cantina, gli abbinamenti e i premi saranno tutte informazioni a portata di clic, così come la possibilità di acquistare on line il vino a prezzi vantaggiosi qualora fosse di particolare gradimento.

Il mondo del vino sta man mano scoprendo l'utilità di questo innovativo codice: Rocca di Frassinello, Nino Negri, l'Azienda Agricola San Giovanni e, soprattutto, Il Mosnel, sono solo alcuni dei produttori che stanno tracciando la via verso un "nuovo" modo di comunicare il vino.

Ce la faranno? Personalmente la cosa non mi dispiace anche se, non essendo un amante del telefonino, trovo la cosa un pò frustrante. Ah, la tecnologia!

P.S.: il QR Code che vedete all'inizio del post dovrebbe essere quello del mio blog. Che mi dite se funziona?

Ca' Del Bosco - La Cuvèe Annamaria Clementi in una splendida verticale storica

Il Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi di Cà del Bosco sicuramente è uno dei rari spumanti italiani che possono contrastare l’eleganza e la complessità degli champagne francesi. Durante l’ultimo Roma Vino Excellence Maurizio Zanella e Ian d’Agata hanno condotto una verticale storica di otto grandi annate di questo Franciacorta vinificato solo dai migliori cru di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero e solo nelle grandi annate. L’Annamaria Clementi è il frutto dell’assemblaggio dei migliori vini base, di almeno 10 partite diverse, che danno vita ad una cuvée che rimane in affinamento sui lieviti per circa sette anni.

2001
: da un’annata importante in Franciacorta ne deriva un vino di grande eleganza e personalità che porge i suoi aromi in maniera delicata ma inesorabile. Bella la nota floreale e di frutta matura, non c’è alcuna sensazione di burro, vaniglia e crosta di pane. Bocca di grandissimo equilibrio e persistenza. Diventerà grande.

1998
: l’annata relativamente calda si sente già al naso con un sensazioni di confettura di frutta gialla (mela e pera), agrumi leggermente canditi, leggere note tostate. Sicuramente meno floreale e leggiadro del 2001 anche in bocca dopo c’è più struttura a scapito di una acidità un po’ latente nel finale.

1995
: il vino comincia a maturare, nette ora si fanno le sensazioni di fieno, spezie gialle orientali a corollario di una nota surmatura (c’è chi la chiamerebbe morbida) che lo rende meno elegante della precedente annata. Sento stranamente il legno. Fino ad ora l’annata meno convincente.

1993
: grandissima annata in Franciacorta. Naso caleidoscopico dove giocano le note agrumate, di fiori gialli, mango, litchi, miele, un insieme di aromi che sembrano tradire il lungo affinamento (5 anni e 6 mesi). Bocca di grande eleganza, piacevole grazie all’equilibrio tra le note sapido-fresche del vino e le note morbide tipiche del Franciacorta invecchiato. Da bere e ribere senza soluzione di continuità.

1990
: ancora un’annata calda e ancora un vino dai toni aromatici morbidi, al naso si avverte una note di caramella al miele Ambrosoli davvero intensa, poi arriva la frutta matura e una avvolgente nota tostata. Bocca molto armonica, calda, persistente, un Franciacorta che gioca tutte le sue carte sulla morbidezza.

1988
: questa annata, così come le successive, sono state sboccate apposta per questa verticale. Naso fine, elegante, per nulla gridato, la frutta matura è declinata in tutte le sue più eleganti versioni e trovo, finalmente, una nota minerale che aggiunge complessità al quadro olfattivo. In bocca trovo corpo, equilibrio, struttura senza che nulla venga ceduto ad una possibile ossidazione. Piacevolissimo.

1984
: sarò stato sfigato io ma ho beccato tre bottiglie, e dico tre, tappate. Ce ne era una quarta che non mi è arrivata che mi dicono di ottima fattura. Sì, vabbè, però…..

1979
: seconda grande annata dopo la mitica ’78. Naso di grande complessità, si percepiscono nette le note di mela renetta, miele di castagno, frutta secca, spezie e un eco minerale di grande eleganza. In bocca grande sapidità, avvolgenza, persistenza. Con un guizzo di freschezza in più avrei gridato al miracolo gettandomi ai piedi di Zanella. Rimane, comunque, un grandissimo Franciacorta, il migliore della batteria se paragonato alla sua età. Lo Champagne è avvisato!

Andiamo in enoteca? Sì, da Ikea.....

Articolo che fa riflettere quello de Il Sole 24 Ore che dedica una spazio importante al rapporto tra vino e grande distribuzione.

In particolare, nell'articolo a firma di Manuela Soressi, si parla di grandi e piccole manovre che coinvolgono il vino, ormai ritenuto anche dalle principali multinazionali distributive come un prodotto-chiave per attrarre i consumatori. Perché, a dispetto della crisi dei consumi, il vino è sempre di più una bevanda che fa status e che, soprattutto sui mercati più giovani (come quello statunitense), detta gusti e mode. Inquesto modo si aprono nuovi canali commerciali che possono rivelarsi un'opportunità interessante anche per il vino made in Italy.

La sperimentazione di Starbucks

La prima notizia che ha attratto l'interesse dei mass-media è la caduta di un tabù: Starbucks, la catena di caffetterie più grande del mondo con oltre 16mila punti vendita in una cinquantina di paesi, ha sdoganato l'alcol. Si tratta solo di un test, ma, viste le dimensioni e la potenza del gruppo, è un segnale da non sottovalutare. Starbucks ha scelto la sua città natale, Seattle, per verificare un nuovo format, trasformando uno dei suoi locali storici in “15th Avenue Coffee and Tea”. Se l'insegna non lascia presagire molto di nuovo, in realtà all'interno le novità non mancano: a cominciare dall'offerta di vini e birre, con menu del giorno, che si affiancano ai classici te e caffè. E poi musica dal vivo con dj set per un locale che si dichiara “ispirato da Starbuck'” ma che calca soprattutto la mano sull'atmosfera europea, cibi e bevande comprese.

Franciacorta in salsa svedese

Starbucks non è solo sulla strada della valorizzazione del vino. Anche Ikea ha novità in questa direzione. Nei bar di alcuni store italiani viene proposto il prosecco biologico, mentre in altri nella zona ristorante è comparsa l'enoteca Ikea, con bottiglie di vino bianco, rosso e prosecco fornite da un produttore della Franciacorta e in vendita nel banco frigorifero del ristorante. Insieme al vino, Ikea suggerisce anche i calici perfetti per la degustazione.

Chianti e Lambrusco sugli scaffali di mezzo mondo

È il caso di Auchan (presente in 13 paesi e con 39,5 miliardi di euro di fatturato 2008) che ha varato di recente l'Operazione Prodotti Paesi Latini nel Mondo per promuovere prodotti, sapori e stili alimentari dei principali paesi europei. Nell'iniziativa commerciale, che ha preso il via in settembre, è coinvolto un assortimento di referenze provenienti da Spagna, Portogallo, Francia del Sud e Italia. Gli “ambasciatori” del food&beverage italiano sono circa 200, perlopiù private label, in rappresentanza delle principali merceologie, a partire proprio dal vino. La catena distributiva ha aspettative positive su questo progetto internazionale, che è stato messo a punto sulla base del successo riscosso da Operazione Prodotti Italiani 2008, un altro mega-evento promozionale che ha visto 171 referenze italiane sbarcare nei punti vendita della catena presenti in sette paesi (Francia, Spagna, Portogallo, Ungheria, Romania, Polonia e Cina).

Una particolare attenzione viene dedicata al prodotto forse più nobile della tradizione alimentare italiana: il vino, che attualmente rappresenta il 5% del fatturato export realizzato dall'insegna. Dal 2008 Auchan porta la cultura vinicola italiana in Ungheria, Romania, Polonia, Cina, Francia, Spagna, e Portogallo con i prodotti che partecipano all'Operazione Vini dal Mondo. La collezione, che oggi comprende un Chianti, due Lambrusco e un Primitivo di Manduria, viene etichettata per l'occasione con la traduzione nelle lingue dei Paesi di destinazione.
Inoltre, in occasione di Vinitaly 2009, Auchan Italia ha presentato alle strutture acquisti di 13 Paesi la produzione vinicola italiana e li ha messi in contatto con fornitori potenzialmente interessati all'esportazione diretta verso altri paesi della rete Auchan.
Così 10 etichette italiane, fra cui un Nero d'Avola, un Valpolicella e un Barolo, entreranno anell'assortimento continuativo degli ipermercati Auchan in 9 paesi europei.

Il Franciacorta decreta la morte dello spumante?

Interessante l'articolo che ho trovato su Ansa.it dove si legge di un Maurizio Zanella molto determinato nel carcare di affossare o, meglio, di migliorare il concetto generale di spumante.
Lo spumante "é una parola morta, non esiste più. Perché è banalizzante; non si può fare di tutta un'erba un fascio, con dentro il dolce Asti, il fresco Prosecco e il più complesso Franciacorta. Meglio parlare di denominazioni, che valorizzano le specifiche metodologie di produzione, le aziende vitivinicole, le aree a vocazione spumantistica. Un valore aggiunto e di fatto una marcia in più anche nelle vendite all'estero dove è evidente che il vino vada trattato per zone d'origine".

A sancire il de profundis dell'espressione 'spumante' è il presidente del Consorzio di Tutela del Franciacorta Maurizio Zanella, in un appello-provocazione che trova già sponda nell'iniziativa 'Brindo italiano' promossa dal ministro delle Politiche agricole Luca Zaia. Centinaia di magnum da tre litri, con il nome dell'iniziativa e il logo del Mipaaf impresso sull'etichetta, sono state prodotte e messe a disposizione dai Consorzi, per la distribuzione alle principali trasmissioni televisive delle reti televisive nazionali e regionali per brindare in Tv con bollicine Made in Italy. Con 'Brindo italiano', sottolinea Zanella, "si è sdoganato lo stop allo spumante, espressione che non compare nelle etichette dove invece si parla di denominazione.

E si chiama finalmente per nome il prodotto, dando priorità all'identità, piuttosto che all'esigenza di fare massa critica". Tra Natale e la prossima Epifania le bottiglie vendute di Franciacorta ammontano a 4,5 milioni, prevalentemente ordinate al ristorante e in enoteca o scelte per i pacchi-dono.

Per il Franciacorta i consumi a fine anno sfiorano appena il 30% mentre per altre denominazioni può rappresentare quasi metà fatturato. Mentre le vendite 2009, commenta il presidente del Consorzio lombardo, "sono soddisfacenti, in linea con l'anno precedente. E in tempi di crisi mantenere le quote di mercato (all'88% con vendite in Italia e 12% quota export) e i prezzi, che mediamente al pubblico si aggirano sui 16-17 euro, è un bene. Con le vendemmia appena conclusa la produzione si attesta sui 13 milioni di bottiglie che andranno in commercio nel 2011. Ma Franciacorta - conclude Zanella - ha capacità potenziale di superare i 20 milioni di esemplari, sperando di proseguire questo trend di crescita a due cifre. Il 2009 si chiude inoltre con la felice e importante esperienza di impiego stagionale offerto ai cassintegrati della zona, reso finalmente possibile dai voucher".

Tutto giusto non trovate? Solo che questa cosa i francesi l'avevano fatta qualche decina di anni fa.....

(fonte: Ansa)

Tutta la Franciacorta di Ricci Curbastro

Ospite all’AIS di Roma qualche settimana fa, questa storica Azienda Agricola della Franciacorta, con sede a Capriolo (BS) e capitanata oggi da Riccardo Ricci Curbastro, è oggi una importante realtà vitivinicola che, con i suoi 26 ettari vitati, produce circa 200.000 bottiglia l’anno.
Interessantissimi i vini proposti in degustazione, una vera sorpresa Ricci Curbastro che ha incantato la folla presente proponendo una piccola verticale sia del suo Franciacorta Satén Brut (annate 2002, 2003, 2004, 2005), sia dell’Extra Brut (annate 2000, 2002, 2003, 2004) per poi terminare con il Franciacorta Rosè Brut e il Franciacorta non dosato “Gualberto”. Il Franciacorta Satén Brut (100% Chardonnay), a prescindere dai millesimi che analizzeremo successivamente, si è mostrato un vino estremamente elegante e sempre contraddistinto da un bel connubio tra note agrumate e minerali, caratteri tutti che ritroveremo all’interno dei vari bicchieri degustati anche se le singole annate influenzeranno non poco la percezione della loro complessità/intensità.
Iniziamo la verticale con il Franciacorta Satén Brut 2002, fresco, delicato, che al naso si caratterizza per eleganti sentori di
agrumi canditi, frutta tropicale, pera, mela e una grande mineralità che contribuisce a fornire profondità al quadro aromatico globale. Bocca che, nonostante gli anni, è ancora dotata di grande acidità e sapidità. Chiude lungo e piacevole su una bella scia minerale. Fermenta in legno per otto mesi prima del tiraggio in bottiglia.
Il Franciacorta Satén Brut 2003, figlio di un’annata calda, riprende tutti i caratteri del millesimo ed in bocca è più rotondo del precedente, la frutta è ancora più candita e più “cotta”, ritorna il minerale, troviamo una interessante nota fumè seguita da sensazioni di mandorla amara. Alla gustativa ritroviamo le stesse sensazioni olfattive anche se, rispetto l’annata precedente, la freschezza tende un minimo ad essere sovrastata dalla sensazione pseudo calorica portata dall’annata. Ottimo se abbinato a piatti con tendenza acida che, in questo caso, viene bilanciata dalla morbidezza del vino.
Con il Franciacorta Satén Brut 2004 il naso presenta una intensa dolcezza sfaccettata con note floreali ancora vive di biancospino, muschio, sambuco, agrumi, erbe aromatiche e la “classica”nota minerale di sottofondo. Bocca dove tornano tutte le componenti olfattive. Buon equilibrio tra acidità e morbidezza e grande persistenza.
Il Franciacorta Satén Brut 2005 è ancora un bimbo in fasce, non troviamo più le note dorate del colore, i riflessi tendono ancora al verdolino così come poco maturo ci appare il quadro aromatico dove troviamo l’erba limoncella, la pesca bianca, la mela golden, il mandarino, mentre una lieve nota burrosa tradisce un legno non ancora totalmente assorbito dal vino. Al palato il Franciacorta è gradevolmente fresco, intenso, morbido con una suadente scia sapida a chiudere la deglutizione. Di grande avvenire.
Passiamo ora al Franciacorta Extra
Brut (50% Chardonnay e 50% Pinot Nero), un vino per palati raffinati, un vino da prendere o lasciare che fa 48 mesi sui lieviti ed un vino che Ricci Curbastro fa uscire sempre millesimato. In tal caso, a differenza degli Champagne, le uve sono provenienti sempre tutte dalla stessa annata a prescindere dalla sua “grandezza”.
Il primo Franciacorta Extra Brut presentato è del 2000. Di uno splendido colore oro rosso al naso si apre con una iniziale note salina che poi viene seguita da
sapori di cotogna, miele, ciliegia (durone di vignola), agrumi canditi, susina, pera, pan grillè, nocciola e un intenso soffio minerale. Che naso fantastico! Bocca più minerale che fresca che chiude con un leggero amaricante finale che ci invita a berne un altro sorso. Peccato sia finito anche in azienda.
L’annata 2002 porta al naso un ventata di freschezza con i suoi intensi effluvi di pompelmo, camomilla, acacia, susina, nocciola e una lieve nota di pasticceria da forno. Gran millesimo questo 2002 anche in bocca dove il Franciacorta è ricco, intenso, minerale lasciando una bocca fresca delicatamente agrumata. E poi dicono che i vini di quest’anno son da buttare….
Il 2003 si conferma come il Brut, intenso al naso dove lime, pompelmo, mandarino, pesca matura e frutta tropicale candita dipingono un quadro aromatico mediterraneo. Bocca importante e voluminosa, l'aspetto fruttato dolce e maturo, causa annata calda, non è accompagnato da un'acidità fervida che potrebbe bilanciare a dovere il palato. Sicuramente un vino più di potenza che di finezza.
Il 2004, ancora una volta, lascia intravedere la sua bella gioventù con sensazioni agrumate, di pan grillè e mela golden. In bocca è molto fresco, frutto sottile accarezzato da un'acidità molto ben bilanciata. Bella la persistenza. Chiude su note di crosta di pane e frutta. Attendiamo una maggiore complessità dal vino.
Chiusura della degustazione con due interessanti Franciacorta: il Brut Rosè e il “Gualberto” Pas Dosè 2003. Il primo, di uno splendido colore corallo, al naso è molto immediato aprendosi su note intense e pulite di lampone, ciliegia, ribes, rosa, caramella all’amarena ed erbe di campo. In bocca una garbata astringenza e una delicata effervescenza lo rende di grande beva ed abbinabile anche ad una bella tagliata al rosmarino.
Il “Gualberto” Pas Dosè 2003 presenta un uvaggio insolito (Pinot Nero 70% e Chardonnay 30%) per un Franciacorta e matura in bottiglia almeno 60 mesi. Vino di grande morbidezza nonostante l’assenza di zuccheri, si caratterizza per una fusione di aromi agrumati, minerali e floreali. La bocca è rotonda e asciutta, tornano le note olfattive ben amalgamate con l'acidità che rinfresca un corpo importante ma non ingombrante. Buona persistenza.

A Natale se ne vedono di tutte, anche l'abbinamento tra Franciacorta e cioccolato

Girovagando per la rete (http://www.alimentapress.it/dblog/articolo.asp?articolo=2898) mi sono imbattuto in questo articolo. All'inizio non volevo credere ai miei occhi, però poi leggendo bene l'incubo si è trasformato in realtà: stanno davvero abbinando lo spumante, Franciacorta che sia, al cioccolato, alimento che, data la sua grassezza lo vedo abbinanato solo ad un ottimo distillato, ad esempio un rum agricolo. E questi invece che fanno? Sfruttando l'ignoranza delle persone, enologicamente parlando, ci stanno facendo credere che possa reggere questo tipo di abbinamento. Provare per credere? No grazie! A voi il giudizio dell'articolo:

Quando due piaceri s’incontrano nasce un abbinamento sublime e insolito. Questo il pensiero alla base della proposta che, per la prima volta, fa incontrare il Franciacorta Rosè e il cioccolato goloso.
Una proposta unica di Bersi Serlini, cantina in Franciacorta dal 1886, e di T’a - sentimento Italiano, il nuovo Brand di Tancredi e Alberto Alemagna. Una Magnum Rosé (Chardonnay 70% and Pinot Noir 30% ) e 15 cioccolatini (latte 40% con aggiunta di Gianduia) sono racchiusi in una seducente confezione che comunica attraverso un contrasto di colori che esaltano le caratteristiche dei due prodotti: un caldo e voluttuoso marrone cacao con inserti di un acceso e dirompente rosa fucsia. L’effetto del Franciacorta Bersi Serlini Rosè su questo cioccolato, a lungo studiato dai maestri cioccolatieri di T’a – sentimento italiano, è sorprendente: morbido cioccolato, solleticato da delicate bollicine che liberano un piacere profondo.
Un regalo originale che parla di piacere e di gusto a chi durante le feste vuole per sé e per i propri cari un momento unico, nella migliore tradizione delle famiglie Bersi Serlini e Alemagna. Cioccolato&Rosè è distribuito in scatole limited edition nelle migliori enoteche, gastronomie e boutique del cibo goloso.
Bersi Serlini, in Franciacorta dal 1886, è una storica azienda che si contraddistingue per la forte vocazione alle bollicine DOCG e produce vini con immutata passione da tre generazioni. Otto i Franciacorta prodotti, otto le tipologie di questo straordinario vino che raccontano l’unicità e l’originalità di un’azienda che ha saputo coniugare tradizione e modernità, territorio e innovazione, passione e cultura. Arricchiscono e completano la gamma dei prodotti le piccole produzioni di Curtefranca DOC, bianco e rosso, e quella delle grappe. Le bollicine Bersi Serlini sono quasi interamente prodotte con uve Chardonnay, il vitigno per eccellenza, che dona eleganza e finezza, finissimo perlage e profumi floreali nel bicchiere. Energia elegante, bollicine finissime, danza nel bicchiere, piaceri intimi ed eleganti nel palato. Energia pronta a festeggiare. I vigneti, 35 ettari interamente di proprietà dell’azienda, sono coltivati applicando i principi della Coltura Ecoambientale, con un ridotto utilizzo di trattamenti e quindi un maggiore rispetto per l'ambiente. T’a - Sentimento Italiano è un brand nuovo e giovane che combina tradizione e creatività. Il cioccolato T’a – Sentimento Italiano, fatto a regola d’arte, nato dal desiderio di Tancredi e Alberto Alemagna, giovanissimi e appassionati, di raccogliere un’eredità familiare votata alla qualità e all’innovazione, è proposto come lusso goloso da concedersi soli o da condividere in ogni occasione.

Cà del Bosco - Cuvée Annamaria Clementi Franciacorta DOCG 2001

Bevuto ieri sera durante una serata passata all'AIS di Roma, questo spumante metodo classico o, meglio, questo Franciacorta come amano chiamarlo i produttori della zona, viene prodotto dal 1979 unicamente con le migliori uve (60% Chardonnay, 20% Pinot Bianco e 20% Pinot Nero), rigorosamente selezionate. Leggendo la scheda tecnica si scopre che il mosto, dopo aver iniziato la fermentazione alcolica in vasche d'acciaio termocondizionate, viene travasato in piccole botti di rovere, dove termina la fermentazione alcolica e si svolge anche la fermentazione malolattica. Segue la maturazione in piccole botti di rovere per un periodo di 7 mesi nelle cantine interrate alla temperatura costante di 12°C. L'azienda informa inoltre che lo sciroppo di dosaggio è composto unicamente da vini bianchi maturati in piccole botti di rovere e da una minima quantità di zucchero e che la permanenza sui lieviti è di circa 5 anni e mezzo.

Degustando il Franciacorta possiamo subito notare che ci troviamo di fronte ad un prodotto di grande eleganza in quanto nel bicchiere il perlage si presenta molto fine e persistente. Il naso è abbastanza complesso e di grande pulizia aromatica, dove si percepiscono nettamente note di frutta secca, in particolare nocciola tostata, lievito, burro, cedro candito, scorza di arancia, mela.
In bocca lo spumante si presenta molto fresco, ricco, di grande struttura anche se non ancora perfettamente equilibrato visto che, data la giovinezza, la componente acida è ancora prevalente sulle altre. Finale decisamente lungo su ritorni di frutta secca e agrumi.
Un grande spumante italiano che cerca di togliere quote di mercato allo Champagne francese anche se, secondo me, non è così concorrenziale dato che allo scaffale costa più di 60 euro. Sapete a quel prezzo quanti Champagne di grande eleganza si possono acquistare? Tantissimi. E secondo voi tra uno Champagne e un Franciacorta, a parità di prezzo, il consumatore medio cosa preferirà?

E' giusto affrontare con spavalderia la corazzata francese, però ci vorrebbe un minimo attenzione commerciale da parte dei produttori spumantistici italiani, franciacortini e non, perchè altrimenti rischiamo di farci male perchè, ancora oggi, la storia e il fascino risiede ancora sotto la bandiera dei nostri cugini d'oltralpe.

Georges Roumier - Chambolle-Musigny Les Cras 2001

Nel 1924 George Roumier si stabilisce a Chambolle-Musigny per rilevare la direzione dell’azienda di famiglia della moglie. All’epoca l’essenziale della produzione era venduta alle case commerciali locali. Dal 1945 ogni sforzo si concentra sullo sviluppo dell’imbottigliamento e della relativa commercializzazione dei vini. È il figlio Jean-Marie, tra gli anni ’60 e ’70, ad ampliare il patrimonio viticolo acquisendo parcelle nelle denominazioni di Corton-Charlemagne e Musigny. Nel 1982 suo figlio Christophe lo affianca nella gestione dell’azienda che oggi lavora quasi 12 ettari ripartite in 9 denominazioni. “Il nostro obiettivo è di tradurre, nel rispetto delle annate, il carattere di ciascun territorio. Queste finalità impongono dei principi rigorosi nella condotta delle vigne, nella vinificazione e nella maturazione dei vini. La cultura della vigna è basata su pratiche rispettose dell’ambiente cioè senza l’ausilio di fertilizzanti ed erbicidi. Le raccolte sono manuali, le selezioni rigorose, a cui fa seguito una diraspatura parziale. La macerazione prefermentativa a temperatura ambiente permette la moltiplicazione dei lieviti indigeni che daranno inizio a una fermentazione di 18-23 giorni in fusti aperti. Il controllo della temperatura con rimontagli e pigiature permettono di dare una maggiora estrazione ai vini. La maturazione avviene in piccole botti di rovere per un periodo compreso tra i 15 e i 18 mesi. La porosità del legno permetterà la lenta micro-ossigenazione del vino, ammorbidendo i tannini e amplificandone le complessità. L’importanza del dosaggio è fondamentale, infatti la percentuale di botti nuove varia a seconda della loro origine, tostatura e in base alla struttura dei vini. I vini di Chambolle-Musigny sono fini ed eleganti, la nota boisé dovrà rispettare la loro natura. A seconda del carattere dell’annata stimo che una percentuale di legno nuovo del 15-25% si adatta alle denominazioni comunali in modo di non alterare la loro finezza. La percentuale salirà progressivamente per le denominazioni Premiers Crus (25-40%) e per quelle Grands Crus (40-50%)”.

La produzione si basa su alcune tra le più prestigiose denominazioni della Côte de Nuits tra cui spiccano per rinomanza quelle Grands Crus di Bonnes Mares, Musigny, Clos Vougeot e quella Premier Cru di Chambolle-Musigny Les Amoureuses.

Bonnes Mares è un vino frutto di un assemblaggio di 2 parcelle (1.45 ha) con caratteristiche geologiche diverse, il vino è profondo e vigoroso dove dominano i frutti rossi.

Il Musigny è prodotto da vigne molto vecchie, è di una complessità e personalità uniche. La piccola parcella di vecchie vigne (0.32 ha) situata nel Clos de Vougeot da un vino potente, talvolta duro in gioventù, dove l’invecchiamento svliluppa un magnifico bouquet.

Les Amoureuses è considerato, ufficiosamente, il terzo Grand Cru di Chambolle-Musygny, la piccola parcella (0.39 ha) da un vino di incomparabile delicatezza”.

Appellations" prodotte:

Grands Crus: Bonnes-Mares – Corton-Charlemagne - Clos de Vougeot – Musigny;

Premiers Crus: Chambolle-Musigny Les Amoureuses, Chambolle-Musigny les Cras, Chambolle-Musigny Clos Brussière;

Villages: Chambolle-Musigny.

Lo Chambolle-Musigny Les Cras 2001 è un bellissimo premier cru figlio di una annata di grande aderenza territoriale e che ha prodotto vini che stanno maturando rapidamente.
Il pinot noir da me degustato si caratterizza inizialmente per delle note minerali (zolfo) che ben presto spariscono e lasciano spazio a sentori di fruttini neri di bosco, caffè, rabarbaro. Bella anche la nota floreale di petali appassiti che lascia spazio ad una carezzevole nota verde di erba tagliata.
Al palato il vino si caratterizza per l'eleganza del tannino e per una bella freschezza dovuta ad una gradevole vena acida. Finale di media lunghezza giocato su note fruttate.
Un vino godibilissimo ora e che troverà la sua massima espressione in tre-quattro anni.

Fonte: http://vinidiborgogna.wordpress.com/ per le info sul produttore

Mini Verticale Bellavista - Uccellanda: lo chardonnay secondo la Franciacorta

La Franciacorta, oltre ad essere un territorio molto vocato per produrre spumanti di buona qualità, si conferma anche un luogo particolarmente felice per la realizzazione di grandi chardonnay, certo non come quelli della Borgogna, ma che comunque presentano, e la degustazione che seguirà ne è una prova, un elevata potenzialità di invecchiamento tipica, e questa volta lo possiamo affermare senza problemi, dei grandi vini francesi.

La degustazione, svoltasi all'AIS di Roma con la presenza del produttore, ha posto a confronto tre annate: 2004, 2003, 1998.

Il Bellavista Uccellanda proviene da uve provenienti dal vigneto denominato Uccellanda, coltivato in frazione Nigoline, nel Comune di Cortefranca, ad una quota altimetrica media di 300 metri s.l.m.. I filari sono disposti parallelamente alle curve di livello, in numero variabile a seconda della profondità delle terrazze. L’esposizione del vigneto è totalmente verso Sud-Est. La raccolta avviene a perfetta maturazione dopo un’attentissima selezione in pianta. Dopo la pigiatura, sottoponiamo il mosto ad una leggera macerazione con le bucce e quindi ad una fermentazione in pièces da 228 litri dove, per circa 12 mesi, esso svolge tutta la sua completa evoluzione.Il vino Uccelanda terminerà la sua evoluzione in contenitori inox dove riceverà il freddo dell’inverno; nella seconda primavera dalla vendemmia, se la commissione di degustazione darà parere favorevole, il vino verrà imbottigliato e si affinerà per almeno altri 6 mesi prima di essere commercializzato.

Il 2004, di un giallo paglierino con lievi riflessi verdi, presenta al naso dolci effluvi di fiori bianchi, frutta gialla matura con note che ricordano la mela golden e l'albicocca matura. Il quadro olfattivo si chiude con delle belle note burrose tipiche del passaggio in legno. Al palato il vino mostra buona ampiezza, piacevole succosità e un finale discretamente lungo giocato su note fruttate e vanigliate.

Il 2003, dn un bel giallo paglierino, ha un olfatto di discreta intensità e finezza che si apre con delle belle note di fiori bianchi (tiglio, acacia) e gialli (mimosa) e sentori di frutta gialla matura. In bocca il vino gioca la sua carta vincente sulla notevole sapidità e freschezza che, combinandosi, prolungano la persistenza al palato.

Il 1998, di un giallo oro con riflessi verdi, presenta al naso bellisime note di pan grillè, miele di castagna e un sentore di nocciola tostasta che, dopo dieci anni di invecchiamento, non dipende più dalla barrique ma dal territorio che, ricordo, è formato da un terroir di tipo morenico-glaciale. In bocca il vino è morbido,cremoso, sorretto da una grande acidità e sapidità. Chiude lungo su note tostate e fumè. Chi lo diceva che il vino bianco non poteva essere invecchiato?
(le foto sono tratte dal sito aziendale)