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La Casta, il vino e il Lei non sa chi sono io!!


Il senatore Rusconi a Fiumicino. Fonte: Corriere.it
Questa simpatica persona ritratta nella foto è il Senatore Rusconi che, secondo quanto riporta Corriere.it, ieri in virtù del suo "patentino" da politico ha violato una delle leggi base della sicurezza aeroportuale: impossibile portare nel bagaglio a mano liquidi eccedenti i 50 ml. Io, che amo io vino, sono sempre costretto ad imbarcare le bottiglie che compro in giro con tutti i rischi connessi (rotture, furti, etc.).
Loro, la Casta, invece sono immuni a tutto questo e, come scrive Alessandra Aracri sul Corriere, alla fine Antonio Rusconi, senatore lombardo del Pd, ha evitato quello che è successo a tutti noi comuni mortali un pò sbadati: perdere l'aereo e tornare all'imbarco. O perdere la bottiglia e lasciarla al controllo di sicurezza. 

Fonte:ilmovimentodegliindignati.blogspot.com
La prossima volta provo a dire che sono suo figlio, vediamo se funziona.....

La bottiglia ecologica è di carta!


È stata annunciata in Inghilterra l'imminente immissione sul mercato della prima bottiglia di vino interamente fatta di carta. Anche se agli enofili rischia di andar di traverso il primo sorso del loro vino preferito, l'azienda che ha realizzato questo prodotto innovativo ha già intavolato trattative con una importante catena di supermercati e assicura che la bottiglia di carta sarà sugli scaffali ai primi del nuovo anno. 
Davanti alle preoccupanti previsioni che nei prossimi sette anni l'Inghilterra non avrà più terreni a disposizione da adibire a discariche per i rifiuti, l'azienda della bottiglia di carta sostiene che i contenitori biodegradabili saranno una soluzione importantissima al problema, tanto per i consumatori che per i produttori. 
La bottiglia di carta pesa soltanto 55 grammi, rispetto ai 500 grammi di una bottiglia di vetro, e ciò significa che i costi di spedizione verranno considerevolmente ridotti. Inoltre, l'emissione di anidride carbonica per il nuovo contenitore arriva solo al 10 per cento di quella della classica bottiglia di vetro. La bottiglia di carta può essere inserita nel composter e si degrada nel giro di poche settimane.

Fonte: http://www.bortonevivai.it
Greenbottle, l'azienda che propone la novità, produce già la prima bottiglia di latte in carta al mondo, in rodaggio presso i supermercati Asda, nel sud ovest dell'Inghilterra, apprezzata dalla clientela più sensibile alle tematiche ambientali. Annualmente in Inghilterra vengono utilizzati oltre 15 milioni di bottiglie di plastica, la stragrande maggioranza delle quali finisce nelle discariche, dove impiegano quasi cinque secoli per decomporsi. 
«Per quel che riguarda il latte, nei negozi dove sono disponibili, si vendono due-tre bottiglie di carta per ogni confezione di plastica» spiega Martin Myerscough, un imprenditore del Suffolk, inventore della bottiglia di carta. Myerscough ha messo in piedi la sua azienda quando ha appreso, dal gestore di una discarica, che le bottiglie di plastica rappresentano il peggiore grattacapo per quanto riguarda lo smaltimento. 
Tuttavia, ha voluto conservare la forma della bottiglia del vino nel tentativo di rassicurare il consumatore. «Avremmo potuto spingerci oltre, ma abbiamo inventato un nuovo concetto e non è nostra intenzione spaventare il pubblico. Se vogliamo convincere il consumatore a modificare le sue abitudini, occorre invogliarlo gradualmente».

Il terremoto a Roma dell'11 Maggio, Bendandi e la fine del mondo nel 2012


Esuliamo anche oggi dal carattere cazzaro ed enologico del blog perchè leggendo in giro un pò di info e, soprattutto, toccando con mano certe realtà, mi chiedo se ancora oggi il mondo viva nel Medioevo.
L'articolo apparso sul Corriere della Sera di oggi è abbastanza eloquente: a Roma c'è gente che è scappata, ha chiuso il negozio, si è presa le ferie.
Mi domando: cosa accadrà quando nel 2012 è prevista la fine del mondo.


Riporto integralmente l'articolo. Fa riflettere.

Niente panico. Anzi, «mandate i figli a scuola». «Basta con gli allarmismi», se terremoto sarà «si tratterà al massimo di qualche scossa lieve». E tutte le istituzioni locali impegnate a dire: non ci muoviamo da Roma. E ad invitare i cittadini a non farsi prendere dalla psicosi invitandoli alla «serenità e alla ragione». Ma intanto in Rete la paura cresce. E, per stare tranquilli, i cinesi dell'Esquilino hanno già chiuso i negozi, fatto i bagagli e lasciato la Capitale. Perché il mercoledì 11 maggio 2011, una profezia di un secolo fa ha previsto a Roma un sisma di tale intensità da raderla al suolo con tutta la sua storia ultramillenaria.

L'ALLARME E GLI INVITI ALLA CALMA - Sul web la psicosi cresce e si alimenta da mesi. Ne parlano decine di gruppi su Facebook e gli studiosi si interrogano sulla veridicità delle profezie dell'astronomo e sismologo Raffaele Bendandi. Così il Campidoglio deve correre ai ripari per tranquillizzare i romani, definendo il terremoto di mercoledì 11 maggio «una leggenda metropolitana». E attiva lo 060606: chiunque chiamerà il numero di servizio di Roma Capitale troverà personale informato e pronto a tranquillizzare tutti sulla mancanza di dati scientifici a supporto di questa potenziale emergenza. Per una maggiore informazione, il personale che risponderà rimanderà il cittadino al sito www.protezionecivileromacapitale.it o al numero verde 800854854. Mercoledì l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia organizza anche un open day dalle 10 alle 20 dal titolo «Conoscere e prevenire aiuta ad avere meno paura».

ESPOSTO DEL CODACONS - Ma intanto il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma contro tutti quei soggetti (blog, siti web, tv, radio, giornali, ecc.) che hanno in qualsiasi modo diffuso e alimentato la notizia del terremoto: denuncia per procurato allarme e abuso di credulità popolare. La Protezione civile, dal canto suo, specifica che «prevedere i terremoti è impossibile allo stato attuale delle cose. Ogni anno abbiamo in Italia oltre 10 mila terremoti registrati dai sismografi, quindi è probabile che mercoledì ci sarà qualche piccola scossa nel nostro Paese. Ma questo non significherebbe nulla». Da giorni, racconta Mauro Dolce, responsabile dell'Ufficio Rischio Sismico e Vulcanico della Protezione Civile, «i nostri centralini e le nostre caselle di posta elettronica sono intasate da richieste di chiarimenti sulla data dell'11 maggio 2011. Roma non si trova al centro di una zona sismica. La sismicità locale è circoscritta all'area dei Colli Albani». Quindi - conclude Dolce - «non assicuro nulla, ma è estremamente improbabile che mercoledì ci sarà il terremoto di cui si parla. E comunque la probabilità che domani si verifichi il terremoto a Roma è uguale a quella di domani, dopodomani, tra un anno e tra cento anni».

«APPELLO ALLA RAGIONE» - Le istituzioni invitano alla calma. La governatrice del Lazio Renata Polverini dice: «Io sono tranquilla». L'assessore capitolino alla famiglia Gianluigi De Palo invita le famiglie: «Non vi allarmate, mandate a scuola i vostri bambini: più del terremoto, è preoccupante l'allarmismo che si è diffuso. Non possiamo farci bloccare dalla paura perché non ci sono elementi scientifici a supporto di questa previsione». Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti però annulla tutti i suoi appuntamenti fuori Roma «per stare in città, anche perché i capitani sono gli ultimi a scendere dalla nave..», scherza. E aggiunge: «Ci sono già tante paure vere, per questo evitiamo di aggiungerne di finte. Quindi l'appello è alla serenità e alla ragione, risolviamo i problemi veri e non inventiamone di nuovi». 

I CINESI VANNO VIA - Non sono convinti però i cinesi dell'Esquilino. Molti di loro da giorni hanno chiuso i loro negozi nella zona intorno alla stazione Termini e hanno lasciato Roma. «Sono terrorizzati e non parlano di altro - racconta un barista della zona -: già oggi alcuni sono chiusi e i loro titolari sono andati via da Roma». Serrande chiuse a piazza Vittorio e nelle vie limitrofe in particolare via Principe Amedeo e via Rattazzi che colleziona l'en plein.

Fonte: Corriere della Sera

Avere un blog ed esser famosi conviene sempre? Il caso Sabina Guzzanti


Chi non è di Roma forse non lo saprà ma, di questi tempi, la cronaca di Roma dei vari giornali riporta cause ed effetti di una importante truffa che in questi anni è stata perpetrata a vari vip, principesse e politici locali. Qua trovate tutte le info del caso.
Tra i truffati risulta anche Sabina Guzzanti, paladina della sinistra che, all'interno del suo blog, ammette di essere stata infinocchiata per circa 400 mila euro.

Fonte: mentecritica.net
Apriti cielo! I lettori del blog si sono spaccati in due e i più critici le hanno contestato di parlare bene e razzolare male, soprattutto in riferimento al suo orientamento politico che contrasterebbe con l'investimento di capitale in stile Berlusconi.

Ora arrivo al punto che oggi, ovviamente, nulla ha a che fare col vino ma sicuramente c'entra con i blog in generale.

La Guzzanti, che forse era abituata ad essere solo adulata e mai contestata dai suoi lettori, risponde alle proteste pubblicando sul blog una lettera con cui attacca i dissidenti scrivendo testualmente "...e voi qui sotto svitatelli miei che dire? vi perdono perché non sapete di che parlate e perché parlate. sfogatevi ancora un poco e poi sfogatevi su qualcos’altro quando vi sarete annoiati. le palle per prendervela con chi dovreste non ce l’avete. mi rendo conto che vi sentiate delle merde e non vi do torto.
So che vi imbestialirete ancora di più ma fatevi questa domanda: se volessi lisciarvi e blandirvi, credete che non ne avrei la capacità? non vi voglio respingere. se continuerete a frequentarci piano piano sono sicura che ci potremo capire. per adesso però siete impresentabili. se volete diventare persone civili c’è tanto lavoro da fare, dovete essere molto tenaci". 

Non solo, ad una recente intervista sul Corriere della Sera definisce come ossessionati i commentatori dei blog, in generale.

Tralasciando ogni commento sul fatto di cronaca, la vicenda pone un importante interrogativo per chi, come me, ha un blog: perchè aprire un blog?

Percorsi Di Vino per me è una sorta di diario personale che ho voluto condividere con chi avesse la stessa mia passione: il vino. 
Un wine blog e non un freddo sito internet perchè amo leggere anche le opinioni dei miei pochi lettori, è bello scambiarsi idee e, nei limiti della decenza, critiche perchè tutto ciò mi può aiutare a crescere culturalmente.
Chi ha un blog spesso è troppo abituato a ricevere elogi da lettori che vengono coccolati e preservati come pietre preziose. 

E quando le cose vanno male? Siamo tutti ossessionati e rompipalle?

Ma apriti una Fanzine no!?!!?

Sunday Wine News: lo Champagne diventa verde...


La notizia è tratta dal sito del Corriere della Sera, una bella notizia visto che la filosofia naturale/biologica inizia anche dal packaging.

A dieci giorni della vendemmia dello champagne, le grandi case produttrici si preparano a un altro dei piccoli impercettibili cambiamenti che hanno fatto la grandezza del «vino del diavolo»: una bottiglia più leggera di 65 grammi, grazie a un vetro leggermente più sottile e a una forma (impossibile accorgersene a occhio nudo) appena più slanciata. All'inizio del Novecento il contenitore standard pesava 1,3 chili; un fardello degno della nobiltà del contenuto, ma poco pratico. Per via di aggiustamenti successivi (il penultimo nel 1973), la bottiglia si è alleggerita fino alla nuova soglia, fissata in 835 grammi.


«In questo modo riusciremo a trasportare più bottiglie consumando meno carburante. Un doppio vantaggio, per l'ambiente e per i nostri bilanci», dice Daniel Lorson, portavoce del Civc (Comitato interprofessionale del vino di Champagne), l'organismo che raggruppa coltivatori, produttori e distributori del vino. La fabbrica della Saint Gobain a Épernay è riuscita nella sfida di realizzare una bottiglia che rispondesse a molte necessità: fondo uguale all'attuale, per non costringere tutta la filiera a cambiare macchinari e dimensione delle casse; aspetto quasi identico, per non infastidire i consumatori e mantenere la sensazione di prestigio; vetro più sottile, per ridurre il peso; spalla leggermente allungata, per non offrire una goccia in più dei consueti 75 cl; capacità di sopportare comunque l'eccezionale pressione di 6 chilogrammi per centimetro quadrato (il prosecco e altri vini frizzanti di solito ne generano la metà).

Dopo la raccolta dei grappoli tra pochi giorni, l'imbottigliamento ad aprile e tre anni di fermentazione, la spedizione delle nuove bottiglie di champagne in tutto il mondo comporterà emissioni di carbonio inferiori del 25 per cento rispetto alle attuali 200 mila tonnellate l'anno. Secondo i calcoli del Civc, sarà come togliere dalle strade 4 mila piccole automobili. I primi a sperimentare le bottiglie più leggere sono stati, con grande discrezione, già a partire dal 2003, i marchi Pommery e Heidsieck; stavolta il cambiamento dovrebbe riguardare tutte le case produttrici. Il passaggio allo «champagne verde» è stato deciso in parte per rispondere all'offensiva ecologica della California, dove il Wine Institute ha messo a punto una lista di 230 tecniche per produrre vino a basso impatto ambientale.


Ma le considerazioni climatiche fanno parte della storia dello champagne: la sua stessa nascita si deve alla piccola era glaciale del Seicento, quando il raffreddamento della regione decretò la fine dei suoi magnifici vini rossi: l'uva non riusciva più a maturare abbastanza. Si passò ai vini bianchi, all'inizio pessimi, poi migliorati - e di molto - con l'invenzione del metodo champenoise, cioè l'aggiunta di zuccheri e lieviti per la fermentazione in bottiglia. Oggi la preoccupazione è in senso contrario. Il riscaldamento climatico fa maturare bene i grappoli, provocando l'entusiasmo di Benoît Gouez, il capo della cantina di Moët et Chandon: «Lo champagne non è mai stato così buono». Ma più a sud, a Vouvray, l'uva è così matura che si è costretti a cambiare metodo, perché aggiungere altro zucchero porta spesso all'esplosione della bottiglia. L'attenzione per il clima fa guadagnare in immagine, risparmiare in spese di trasporto, e forse allontana i rischi di una catastrofica fine delle bollicine.

Dopo la crisi finanziaria e la riduzione dei consumi che hanno portato alle due disastrose annate 2008 e 2009 (lo scorso Natale a Parigi si trovavano bottiglie di champagne sotto i 10 euro), oggi i produttori sono molto ottimisti. Nei primi cinque mesi dell'anno le vendite sono aumentate del 20 per cento. Rompendo con la tradizione, che prevede contatti solo poche ore prima della vendemmia, le maison si sono già accordate per raccogliere tanta uva da riempire 301 milioni di (più lievi) bottiglie.

Le colline del Prosecco e la tutela Unesco

Leggendo questo articolo sul Corriere della Sera di ieri mi è venuto in mente una cosa: se le colline del Prosecco mirano a diventare patrimonio Unesco, con tutto il rispetto, perchè allora non estendere la proposta alle colline di Montalcino oppure alla Valpolicella? Potrei andare avanti con un milioni di bellissimi posti in Italia che nessuno si caga a livello politico. Si vede, in questo caso, che Giancarlo Galan aspira a prendere il posto di Zaia. Che ne pensate? Intanto date una letta qua sotto!

Le colline del Prosecco si presentano con l’abito delle feste per la candidatura a patrimonio dell’umanità dell’Unesco: oltre seimila ettari di vigneti iscritti all’albo di denominazione Docg, che hanno prodotto nel 2009 più di 60 milioni di bottiglie, per un valore di 380 milioni di euro. A proporre la candidatura è stato ieri il ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto per 15 anni, che ben conosce le colline della Marca, e del Coneglianese in particolare. «È uno dei paesaggi rurali più significativi d’Europa - ha dichiarato il ministro -. Si tratta di un’ulteriore occasione per far conoscere al mondo la bellezza di un territorio che già conta cinque siti patrimonio dell’umanità». È passato meno di un anno dall’ingresso delle Dolomiti, perla del Veneto, fra i siti dell’Unesco. E ieri le colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene hanno brindato alla futura nomination.

La notizia della candidatura infatti, girata all’Unesco dal ministro Galan, è giunta nel bel mezzo del festival del Prosecco superiore di Valdobbiadene e Conegl
iano «Vino in Villa», ospitato nel castello di San salvatore a Susegana: non poteva esserci momento più adatto. E non ha sorpreso per niente gli addetti ai lavori: «Da tre anni abbiamo avviato un percorso rivolto a questo obiettivo - ha commentato il direttore del consorzio di tutela del prosecco Giancarlo Vettorello -. Ci imbarchiamo in un percorso lungo e impegnativo che dovrebbe portare questo territorio, terra di vino vitale e spumeggiante, in un’area vitivinicola protetta dall’Unesco, al pari di altri grandi territori del vino come la valle del Porto in Francia». Le pregiate bollicine Docg continuano ad essere uno dei prodotti trevigiani più ricercati sul mercato, sia nazionale che internazionale. Neanche la crisi ha messo in dubbio il loro valore, e la produzione nel 2009 ha registrato addirittura un segno più, con ben 8 punti percentuali di aumento rispetto all’anno precedente, un terzo della quale volato al di là dei confini.

Nel corso della mattinata in Villa, il presidente del consorzio Franco Adami aveva peraltro rimarcato come la Docg assegnata poco più di un anno fa avesse cementato l’identità del Prosecco con il territorio, portando valore aggiunto ad entrambi, aumentando la considerazione del prosecco delle colline trevigiane sui 40 mercati esteri di esportazione. «Il 2010 - ha detto Adami - si apre all’insegna della ripresa e con le scorte in diminuzione». Aggiunge Etile Carpenè, presidente della storica azienda: «Questa proposta di riconoscimento è per noi una grande festa».


Fonte: Corriere della Sera

Senza alcol o con alcol sintetico. Che vino volete?

Su internet e sulla carta stampata ormai non si parla d’altro, soprattutto dopo i severi limiti imposti dalla legge. Di cosa parliamo? Semplice, dell’alcol e del suo utilizzo o, meglio, del suo possibile non uso in campo enologico.

Due sono le correnti ideologiche: produrre vino senza alcol oppure produrre vino con alcol sintetico.

Per quanto riguarda il primo punto, come sappiamo, dal al 1° agosto è possibile vendere ed
acquistare in tutta Europa il vino senza alcool, nel quale è stato eliminato parte dell'alcol naturalmente contenuto attraverso pratiche enologiche industriali (che vi illustrerò in un altro post).
Lo scopo di produrre un vino dealcolato può essere duplice e cioè: pro
porre nuovi prodotti per le comunità ebraiche e musulmane e creare prodotti che possano permettere di superare i test alcolometrici.
La domanda, come diceva qualcuno, nasce spontanea: può dirsi vino, che è il risultato di una fermentazione alcolica, quello a cui poi, durante il processo produttivo, viene tolto tutto l'alcol?


Davvero un vino senza alcol mantiene tutti i benefici del vino di qualità?


Risponde a questa seconda domanda Andrea Poli, direttore della Nutrition Foundation of Italy, che sul Corriere.it osserva: «Sono francamente perplesso. I benefici cardiovascolari del vino, c'è poco da girarci intorno, derivano dal suo contenuto di alcol: non a caso si osservano anche con altre bevande alcoliche.
La proporzione di effetti positivi sul sistema cardiovascolare che dipende dalla presenza dei tanto decantati antiossidanti, resveratrolo in primis, è molto piccola: prima di tutto perché mediamente queste sostanze sono assorbite in maniera modesta dal nostro organismo, per cui per garantircene quantità consistenti dal vino dovremmo bere fino a star male – spiega l'esperto –. In secondo luogo, l'uomo ha un elevatissimo potere antiossidante “intrinseco”: se diciamo che il nostro “livello antiossidante base” è mille, introdurre resveratrolo attraverso il vino potrà spostare di uno o due questo valore. In sostanza, credere in un potere cardioprotettivo di un vino senza alcol è illusorio: per godere dei benefici del buon vino sul cuore non resta che berlo responsabilmente», taglia corto Poli.

Per rispondere, invece, alla domanda se un vino così possa esser chiamato tale, dal mio punto di vista la questione nemmeno si pone. Il vino deve essere vino, deve essere il risultato della f
ermentazione alcolica attraverso la quale lo zucchero si trasforma in alcol e altre sostanze. Commercializzare prodotti diversi con questo nome potrebbe generare confusione, a questo punto chiamiamoli bevande, surrogati, ma non vino. Se poi consideriamo l’aspetto sensoriale degustativo, è risaputo e fin troppo evidente che l'alcol svolge un ruolo fondamentale sia nell'equilibrio del vino sia nella percezione gustativa e tattile. Un vino senza alcol, mediamente, sarà sicuramente di mediocre qualità, un prodotto certamente diverso e come tale dovrebbe essere visto.

Pensate inoltre che i giovani ameranno questa bevanda? Per alcuni il vino senza alcol rappresenterebbe una delle soluzioni anti-sballo, non si rischia l’ubriacatura e tutte le possibili conseguenze. Di nuovo, su questo tema, Poli manifesta più di un dubbio: «I ragazzi che bevono non lo fanno certo perché vogliono godere dei benefici del vino. Se lo fanno, soprattutto, è per cercare gli effetti ansiolitici e disinibitori dell'alcol. Commercializzare un vino senza alcol con la pretesa di convincere i ragazzi a berlo perché così non sballano mi sembra avviarsi verso il più sicuro degli insuccessi: se funzionasse, certo, sarebbe risolutivo. Ma non credo che un vino simile possa far presa sui giovanissimi».

A questo punto le vie di uscita sono due: bere moderatamente (la mia preferita) oppure bere i vini con alcol sintetico……

Ma alla fine, sto vino fa bene o male ai denti?

Prima di immergermi totalmente su Eat-Alia 2009, oggi vorrei fare qualche piccola considerazione su un tema di scottante attualità, direi quasi fondamentale per la sopravvivenza della Repubblica Italiana e cioè: ma il vino fa bene o male ai nostri denti?????
La domanda è fondamentale perchè leggendo quello che scrivono i giornali non ci sto capendo più nulla e questa cosa sta disturbando notevolmente il mio sonno. Voglio sapere, sapere subito, altrimenti divento come il signor Livore!! Tutto parte da una notizia letta sul Corriere della Sera del 21 ottobre 2009 che sostanzialmente afferma l'opportunità preferire vini a pH elevato (minore acidità) se non si vuole che lo smalto dei denti venga intaccato inesorabilmente e diventi pieno di chiazze bruttissime. Quindi, se proprio dobbiamo bere vino, se proprio vogliamo farci del male, che almeno questo sia rosso visto che i bianchi sono inevitabilente più acidi. Prima mazzata per i bianchisti.

Oggi, a distanza di quasi due mesi, esce quest'altra
notizia: noooooooooooo il vino non fa male ai denti, anzi bevetene tanto visto che recenti studi medici rilevano che un calice di vino rosso al giorno leva il dentista di torno. In pratica i ricercatori dell'Università di Pavia hanno scoperto che alcune sostanze contenute nella bevanda sono in grado di neutralizzate l'attacco allo smalto dei denti da parte di batteri come il famigerato Streptococcus mutans, ritenuto responsabile dei danni a incisivi, molari e compagnia bella. I batteri si "nutrono" dei residui di cibo, degli zuccheri e intaccano lo smalto dei denti favorendo la carie. Le sostanze contenute nel vino rosso invece creano una specie dei pellicola protettiva attorno ai denti che impedisce ai batteri di attaccarvisi e compiere la loro opera di devastazione.

Quindi usiamo il vino rosso come colluttorio al posto del Listerine? Seconda mazzata per i bianchisti.


Ora, dopo aver letto questi articoli, mi rispondete alla domanda? Fa bene o male sto vino?
Pure i ricercatori, un pò di coerenza no?

Voi abbinate il vino rosso col pesce?

Sarà che io un bel bicchiere di Chianti, servito non troppo caldo, a volte lo abbino con goduria alla zuppa di pesce, sarà che i giapponesi non sono cime in fatto di vino, sarà che mi sembra la solita notizia scientifica che poi verrà subito smentita, però leggiamo lo stesso quello che ci scrive il Corriere della Sera (e che molti blog hanno già ripreso):

I giapponesi non sono esattamente i più grandi estimatori del buon vino. Ma proprio dalla terra del sakè arriva la prova scientifica di quanto dalle nostre parti è considerato quasi l'ABC dell'abbinamento fra vino e portate: con la carne si beve il vino rosso, col pesce il bianco. FERRO – Il diktat, secondo i nipponici, sarebbe nato perché i vini rossi, in abbinata a orate e gamberi, lasciano in bocca un retrogusto spiacevole, «pescioso», per colpa del loro contenuto di ferro, mediamente maggiore rispetto a quello dei vini bianchi. I ricercatori, che hanno pubblicato i loro risultati sul Journal of Agricultural and Food Chemistry , hanno apparecchiato un pasto a base di frutti di mare ad alcuni volontari, tutti conoscitori dei vini (c'è da chiedersi dove li abbiano trovati in Giappone, ma questa è un'altra storia). Poi hanno servito loro 38 vini rossi e 26 bianchi (ma anche due tipi di sherry, un porto e un madeira), con un contenuto variabile di ferro che dipendeva dal Paese d'origine, dai vitigni presenti, dall'annata. Il verdetto è chiaro: quando il vino conteneva una maggior quantità di ferro (e questo accade soprattutto coi rossi) dopo il pasto restava in bocca più facilmente un sapore poco gradevole. Tanto che il problema scompariva se al vino «ferroso» si aggiungevano enzimi in grado di legare il ferro.

ECCEZIONI – Takayuki Tamura, che ha coordinato gli esperimenti e lavora per un'azienda giapponese produttrice di vini, sottolinea come il ferro sia il fattore-chiave nella scelta del vino da abbinare al pesce: «Fino a oggi era impossibile prevedere «a scatola chiusa» se una bottiglia potesse essere più o meno adatta a un pranzo a base di pesce, perché non sapevamo quali elementi contribuivano a lasciare un sapore sgradevole dopo il pasto. Ora sappiamo che bisogna guardare il contenuto di ferro». Ciò non significa che tutti i rossi siano da evitare, come si affretta a specificare Tamura: «I rossi poco “ferrosi” possono costituire un ottimo abbinamento». Il giapponese così si salva in corner: le eccezioni alla regola infatti non mancano, e da qualche tempo pare quasi chic scegliere un bel rosso per accompagnare un branzino. «Con il pesce si può tranquillamente bere anche un vino rosso o rosato – spiega Terenzio Medri, presidente dell'Associazione Italiana Sommelier –. L'importante è che si rispetti l'unica regola aurea degli abbinamenti fra vino e cibo: nessuno dei due sapori deve sovrastare l'altro, come in un matrimonio perfetto. La nostra associazione già da anni sperimenta in questo senso, nella ricerca dell'equilibrio fra il gusto della pietanza e quello del vino: se uno dei due elementi prevale sull'altro, l'abbinamento è sbagliato». Come si riconoscono le “accoppiate” giuste? Con l'allenamento del palato, secondo Medri: «Studiando e provando, diventa del tutto naturale capire quando si raggiunge l'equilibrio perfetto».

Fonte: Corriere.it

Gambero Rosso e Slow Food. Fine di un amore?

La notizia è stata riportata ieri da Francesco Arrigoni sul sito del Corriere della Sera (http://webwinefood.corriere.it/2009/03/guida_vini_ditalia_divorzio_ga.html).
Gambero Rosso e Slow Food sembrano, e il condizionale è d'obbligo, sulla strada della separazione, più o meno consensuale, a causa di una serie di dissapori che, secondo l'autore dell'articolo, si possono così sintetizzare:
  • il cambiamento di proprietà e amministratori della società editrice del Gambero Rosso (la GRH spa) la cui quota di capitale è detunuta da una fiduciaria (e sui reali proprietari si sono fatte molte ipotesi tra le quali quelle di Paolo Panerai di Milano Finanza e l’imprenditore vinicolo Zonin, ma che da questi sono sempre state seccamente smentite;
  • l'estromissione dal Gambero Rosso di Stefano Bonilli;
  • la nascita della Federazione Vignaioli Indipendenti, la cui costituzione è stata ampiamente supportata da Slow Food che in tal modo abbandona le logiche dei grandi marchi per venire incontro ai piccoli vignaioli che spesso sulle guide trovano poco spazio.

Il futuro? E' tutto da vedere, intanto sul forum del Gambero Rosso ho aperto un topic per capire cosa ne pensano di tutto questo gli enoappassionati. Chissà che non mi risponda Cernilli...
(http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?f=13&t=58115&sid=c446951ce7b3a58b39e4d0c76a31fcb4)