Visualizzazione post con etichetta bordeaux. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bordeaux. Mostra tutti i post

Tesco venderà Chateau Lafite. Ripensiamo al concetto di vino del supermercato?

La crisi sta cambiando il mondo, anche quello del vino. Non è passato troppo tempo da quando gni enosnob ti guardavano dall'alto in basso quando dicevi che andavi a comprare il vino al supermercato. Bene, da oggi anche loro dovranno mettere via la loro faccetta impertinente visto che anche i c.d. Fine Wines, finita la bolla speculativa, stanno cominciando a volare basso, molto basso, quasi strisciando.

Lafite 2009. Fonte: The Drink Business

Tesco, infatti, comincerà a vendere Chateau Lafite ed altri premier cru bordolesi. Avete capito bene. Non parliamo di grandi catene di supermercati gourmet, ma proprio della Tesco, una catena di supermercati UK che in Italia è assimilabile a quella che una volta era la Standa.

Ohhh ma dove sono tutti i cinesi che facevano a gare a comprare i grandi Bordeaux? Prezzi impazziti, asta milionarie per una qualche cassa di taglio bordolese d'annata. Tanti comunicati stampa, tanta pubblicità per poi finire sugli scaffali di qualche supermercato "pop"?

Dan Jago, colui che in Tesco si occupa di alcolici, in una recente intervista ha dichiarato che stanno per iniziare le vendite dell'annata 2009, stanno solo decidendo il prezzo che, giura, sarà concorrenziale anche se non sarà una vendita en primeur.


I vini saranno venduti inizialmente in 25-30 supermercati della Gran Bretagna in bottiglie singole al fine di evitare che il vino sia acquistato da grandi investitori.

Speriamo che questo sia l'inizio di una nuova era dove anche noi comuni mortali potremo ritornare a bere Bordeaux senza impegnarci un rene.

Fonte: The Drink Business

Vino in fialetta? Pare piaccia....



Devo dire che inizialmente, vedendo il packaging, la mia mente più che in enoteca è volata presso la Diagnostika sotto casa mia dove regolarmente mi succhiano il sangue. La fialetta da studio medico piena di liquido rosso evoca sanguinosi ricordi.
Sicuramente Laurent de Crasto, enologo e Bruno Mautès, sommelier, non hanno questi fantasmi nelle loro menti visto che nel 2007, zitti zitti, hanno aperto la WIT (Wine in Tube) al fine di fornire una modalità ai vignaioli di mandare campioni del loro vino in giro senza troppi costi.
L'idea di per sè è abbastanza originale: si prende una fialetta di vetro da 6 o 10 cc brevettata, si scrive il marchio e la si chiude con un tappetto in alluminio con la garanzia che il vino conserva al suo interno tutte le caratteristiche del terroir di provenienza.

Assortimento Terroir Roussillon

Il successo, spiegano i due soci, è stato talmente forte che due anni dopo, nel 2009, questo servizio è stato lanciato su vasta scala cosicchè oggi queste fialette non sono più usate solo per fini di marketing ma rappresentano vere e proprie mini bottiglie di vino che posso essere vendute ad enoteche, ristoranti e privati.

Dicono, perchè io non frequento, che così c'è la possibilità di poter degustare a casa un grande vino senza aprirsi una classica bottiglia di vino da 0.75.

Se andate sul loro sito, clicca qua, è possibile acquistare oltre 80 vini diversi suddivisi tra Bordeaux, Borgogna, Jura, Languedoc Roussillon, Loira, Provenza e Rodano.

Qualche azienda interessante ci sarebbe pure come, ad esempio, Château Guiraud che vende 15 fiale del suo Sauternes 2002, in pratica una  magnum spezzettata, a circa 172 euro, spedizione esclusa.


La domanda del giorno è: comprereste e berreste il vostro vino preferito in fiala senza che questo comporti differenze di costo rispetto ad una bottiglia normale?

Mentre ci pensate vi dico che Wine in Tube pare sia talmente un successo che la società ha venduto nel mondo circa 1.6 milioni di fialette. Ah, però....

Foto tratte dal sito ufficiale

Se il Cile batte Bordeaux e Sassicaia....

Udite, udite, o appassionati di vino che spendete migliaia di euro per comprare grandi Bordeaux o per qualche bottiglia di Sassicaia e Tignanello. Quel vino, il vostro vino, non vale una cicca se confrontato al grande Seña, un cileno tutto pepe che a Londra, durante una verticale dal 1995 al 2010, ha battuto i grandi vini del Vecchio Mondo come Lafite, Margaux, Sassicaia e Tignanello.

In pratica un tavolo di "esperti" degustatori ha messo al primo e secondo posto del podio le annate 2008 e 2012 del Seña staccando di molto Sassicaia 2005 e Margaux 2001 che tutti, su carta, davano per favoriti. Ed invece....tiè!

Seña 2008

Ah, la classifica vede all'ultimo posto il Lafite 1995 che ha preso solo 31 punti, in pratica 50 punti in meno rispetto al Seña 2008. Visti i prezzi delle bottiglie, dove il cileno risulta essere meno cara di oltre 1/5 rispetto al Bordeaux, le cose sono due_ o le degustazioni alla cieca sono davvero rappresentative dell'oggettiva bontà del vino a prescindere dalla fama oppure meglio cambiare giurati per evitare bestemmie...

La classifica completa è comunque la seguente:

Seña 2008 – 81


Seña 2010 – 80

Sassicaia 2005 – 75



Margaux 2001 – 75

Seña 2001 – 73



Tignanello 2008 – 57


Seña 2005 – 52


Seña 1997 – 48


Seña 1995 – 43


Lafite 1995 – 31

Dalla Rete: il prezzo del Bordeaux va giù...

In principio è stato il blasonatissimo Château Lafite Rothschild fissando il prezzo del suo “grand vin” 2011 a 420 euro a bottiglia (-30% sul prezzo del 2010, che era di 600 euro), poi la corsa al ribasso, ad oggi, sembra non trovare più ostacoli, interessando il resto degli Chateaux, in una specie di “effetto domino” dalle proporzioni decisamente ampie. Ecco, in sintesi, quello che sta provocando anche nella zona vitivinicola più importante del mondo, la crisi globale. Una conferma a quello che Winenews aveva pronosticato come il “sussulto più importante della tradizionale campagna di vendita en primeur bordolese, preludio “ad un affaticamento della domanda per i prestigiosi premier cru di Bordeaux” (vedi articolo del 20 aprile 2012).


Fatto sta che oltre 40 chateaux (tra cui Haut Brion, Angelus, Calon Segur e Kirwan), in questi giorni, stanno fissando i prezzi dei loro vini più importanti al ribasso, causando a dir poco lo sconcerto dei negociants e degli operatori commerciali. Haut Brion insieme agli altri Premier Cru Classé Lafite e Margaux ha fissato il prezzo del suo “grand vin” a 360 euro, in calo del 45% rispetto allo scorso anno. In discesa anche l’azienda “sorella” Mission Haut Brion, -64% sul prezzo 2010, a 216 euro.
Un fenomeno che sta colpendo anche i vini che occupano una posizione secondaria nella classificazione del 1855, a riprova che a chiedere un ridimensionamento del prezzo potrebbero non essere soltanto i mercati interessati ai vini di prima fascia. Così, secondo www.decanter.com, Château Calon Segur costa 39,60 euro (-40%), Clinet 50 euro (-41,8%), Angelus 138 euro (-38,7%), Ferriere 19,60 euro (-14,04%), Langoa Barton 31,20 euro (-29,90%), e Château Kirwan 28,50 euro.
Una battuta d’arresto senza appello sui prezzi (stellari) spuntati dalle annate 2010, 2009 e 2005, che ha riportato il loro livello ai valori del 2008, e che potrebbe però rivelarsi una vera e propria inversione di tendenza. Berry Bros & Rudd di Londra, uno dei più antichi Fine wine merchants, ha evidenziato il fatto che etichette come Margaux, Palmer, Lynch Bages e altri valevano 8 milioni di sterline, quest’anno, invece, 1,2 milioni di sterline. Evidentemente, considerare il fatto che la 2010 si tratti di un’annata più economica, non spiega fino in fondo una differenza così importante.


Il problema è che questa tendenza sembra sempre più riflettere la domanda proveniente dall’Asia, che si è raffreddata. E negli Stati Uniti, nonostante che l’economia stia crescendo di nuovo, solo i collezionisti di lunga data dei vini di Bordeaux sembrano essere interessati a fare acquisti importanti.
Dal punto di vista dei futures sui vini dell’annata 2010, poi, le cose, evidentemente, potrebbero cambiare nei prossimi mesi. Gli ordini potrebbero aumentare, ma l’incertezza economica non aiuta. Haut-Brion, infatti, ha reso noto il prezzo del suo vino più importante proprio nel giorno in cui i mercati finanziari hanno segnalato una forte preoccupazione per le sorti della Grecia e delle altre economie europee in difficoltà. E la domanda più semplice è: e se l’euro va giù? Qual è l’incentivo per acquistare ora? 

Articolo tratto da Winenews.it

Château Margaux diventa biologico e mette il tappo a vite?


Interessante articolo apparso su WineNews che vorrei condividere con voi.

Mi auguro che in due o tre anni la produzione di Château Margaux sarà al 100% biologica”. Così Paul Pontallier, direttore dell’azienda simbolo di Bordeaux, racconta a “The drinks business” quello che dovrebbe essere il corso futuro dello Château, che punterà sul biologico principalmente come scelta di qualità. E probabilmente non sarà l’unica rivoluzione in casa Château Margaux: dalla degustazione di diversi vini, diverse annate e diverse tappature, Pontallier è rimasto particolarmente colpito dalla chiusura a vite, rispetto alla quale si dice “intellettualmente preparato, altrimenti perché l’avremmo sperimentato?”.


Ho notato che il vino da uve coltivate in maniera tradizionale è stato il più tannico, mentre mi è piaciuto di più l’organico, proprio per i tannini, decisamente migliori, più morbidi. Come pratica generale vogliamo puntare sull’agricoltura biologica, che pratichiamo, parzialmente, da 25 anni, e ora siamo davvero molto vicini a diventare un’azienda biologica.” Anche perché, a prescindere dai protocolli, “non usiamo pesticidi o insetticidi da oltre 10 anni, anche se abbiamo continuato ad usare prodotti chimici contro la peronospora, l’oidio e la botrite, perché il rischio di perdere un’intera annata è troppo grande”.

Per le chiusure, Pontallier ha definito “catastrofichele bottiglie invecchiate con tappi artificiali. “Dei vini versati - Cabernet Sauvignon 2003 - i migliori sono stati quelli tappati con il sughero naturale, dimostratisi più giovani e freschi”, secondo Pontallier, mentre il vino invecchiato in “tappo a vite impermeabile era probabilmente il mio preferito, specie per la bocca morbida. Per ora può essere il vino migliore, ma come sarà tra 5 o 10 anni? Mi affascina l’evoluzione.” 

Certo, se la sperimentazione dovesse dimostrare una capacità di invecchiamento importante, anche Château Margaux prenderebbe in considerazione l’ipotesi: “Perché no, siamo intellettualmente preparati per questo, altrimenti perché l’avremmo sperimentato? La nostra priorità numero uno è quella di rendere il vino migliore possibile, e se il tappo a vite si dimostrerà la scelta migliore, allora non so come potremmo resistere alla tentazione di cambiare”. Perché anche un’azienda tanto ricca di storia, non ha paura dell’innovazione e del cambiamento, “non smetteremo mai di sentirci come studenti”.

La chimica del Bordeaux


Continuando il discorso sui bordolesi proprio ieri ho letto su Teatro Naturale un interessante articolo sulla identificazione della molecola che caratterizza i vini di Bordeaux.
Ernesto Vania, sul sito, scrive che grazie all'Università di Bordeaux, all'Inra e all'Ecole Nationale d’Ingénieurs des Travaux Agricoles de Bordeaux si è potuta identificare la molecola che forse meglio di altre è associata ai vini bordolesi.

Fonte: Teatro Naturale
Si tratta dell'etil-2-idrossi-4-metilpentoato che sarebbe stato direttamente all'aroma di "mora fresca", che è stato isolato utilizzando la gas cromatografia-sensoriale olfattometria (GC-O) e la gas-cromatografia a due dimensioni(GC-GC-MS).
Prioritariamente è stato eseguito un frazionamento in HPLC di estratti di vino rosso su una colonna C18. 
Si è così arrivati alla produzione di quattro frazioni con aromi di more e frutta rossa, che sono stati poi analizzati mediante GC-O, GC-GC-MS e GC-MS.
Si sono quindi isolati 10 esteri, corrispondenti a descrittori di frutta rossa o mora, che sono stati caratterizzati con GC-MS.
L'etil 2-idrossi-4-metilpentoato (etil Leucate, EL) è stato identificato per la prima volta come un composto, presente nel vino, associato direttamente all'aroma di mora fresca. 

Sono anche state individuate le soglie di percezione. Incredibilmente la soglia di percezione più elevata, 900 mg/l, è relativa a vino dearomatizzato.
La soglia di percezione di 300 mg/l è invece stata individuata in una soluzione "vino simile" (alcol 12%, pH 3,5).
E' stato inoltre scoperto che l'etil-2-idrossi-4-metilpentoato può interagire, a livello aromatico, con l'etil butanato. 


Per capire tutto l'articolo ho dovuto rigiocare col Piccolo Chimico che, però, non mi ha dato soddisfazione sulla domanda della settimana: ma sti Bordeaux francesi, sono davvero così buoni ed eterni?

Château Haut-Bailly 1990: l'immortalità del Bordeaux la metto in dubbio!


C'è un un solo grande sbaglio che l'appassionato può fare: avere pregiudizi nei confronti di un vino, che siano negativi o, come in questo caso, positivi. 
Avete presente un amico che porta a cena uno Château Haut-Bailly 1990? Questa persona verrà visto come un mito dalla maggioranza degli ospiti che, grazie a lui, potranno condividere un'esperienza enoica unica ed inimitabile. 
Il vino francese è il vino francese, Bordeaux è Bordeaux, a prescindere da tutto e da tutti!

Fonte: http://www.taste-a-wine.com
Ma siamo sicuri che Bordeaux sia sempre sinonimo qualità a prescindere? Avere nel bicchiere lo Château Haut-Bailly 1990 di certo non aiuta a rispondere positivamente alla domanda. Purtroppo.
All'inizio parte dolce, caramelloso, mi ricorda l'odore della Charms ai frutti di bosco, solo col tempo i profumi diventano più dignitosi ed evolvono su note di tabacco da pipa, spezie scure, foglie secche macerate, fungo porcino, brodo.
La bocca è in linea col naso e dipinge di autunno il palato che conosce un tannino perfettamente fuso ma poco rinvigorito da una spinta acidità che stenta a far decollare la beva. Che dire, mi è sembrato un taglio bordolese già "scollinato" che non vale quello che costa, cioè oltre 100 euro. 

Non vorrei generalizzare ma, tranne poce eccezioni, ultimamente ho bevuto molti Bordeaux, anche importanti, con un'aspettativa media di vita molto bassa. Che esperienze avete avuto voi? Io un pò deluso lo sono...

Ah, ultima cosa: non dite nulla all'amico che lo ha portato a tavola...


Alle Galeries Lafayette di Parigi c'è la mia enoteca ideale


Se siete a Parigi e siete fanatici del vino non potete perdere uno dei posti più belli che un appassionato possa visitare: l'enoteca delle Galeries Lafayette
Fondate nel 1893, questi grandi magazzini sono la risposta francese ad Harrods soprattutto in termini di beni di lusso che, all'interno dei vari reparti disposti su sette piani, rappresentano spesso un mero sogno per un semplice turista come me. Soprattutto in fatto di vino.
Il reparto è diviso in due stanzone: la "Bibliotheque Des Vins" e, seguire, la "BordeauxThèque".
La prima sala non è altro che una "semplice" enoteca dove, tra i vari scaffali, possiamo trovare bottiglie di media qualità delle varie regioni vinicole francesi, dall'Alsazia alla Borgogna passando per la Provenza. Tante offerte, tanti libri e accessori sul vino e poco altro. All'inizio ero molto sconcertato, mi aspettavo di meglio, ma sapevo che da qualche parte si nascondeva la sorpresa. 
Infatti, in un angolino della prima sala, si nascondeva una parete tutta a frigo cantina contenente i (primi) tesori dell'enoteca: Romanée-Conti e Henri Jayer.





Due passi più là, un pò nascosta, c'è la "BordeauxThèque", una sorta di porta del paradiso per appassionati di taglio bordolese.
Ai quattro lati della sala i principali Premier Cru (Margaux, Lafite, Mouton Rothshild, Latour, Haut-Brion) francesi più Petrus e Chateau d'Yquem che si prende, con la sua "ruota" la parte centrale della stanza. 
Tutto qua? Già sarebbe molto ma la parte straordinaria è che ogni Chateaux è declinato nel tempo attraverso verticali storiche da brividi. Un esempio? Chateau d'Yquem prevede come prima bottiglia della verticale il millesimo 1899! La prima annate di Lafite disponibile è la 1938. E via così.....

La sala buia dove dormono i vecchi Bordeaux
La verticale di Lafite
La verticale di Petrus
La parte più bella è coreografica della sala, per me, è rappresentata dalla "ruota" del Sauternes dove, a partire dal 1899, Chateau d'Yquem si può ammirare in tutti i suoi colori...e sapori.



Come è logico pensare, i prezzi delle bottiglie sono un pò fuori mercato per i miei gusti visto che il Lafite 2000, venduto a 5000 euro a bottiglia, lo trovo a molto meno in giro per l'Europa. Ma, si sa, alle Galeries Lafayette si va per sognare e non per comprare....

Marqués de Riscal tra passato, presente e futuro


Vai da Marqués de Riscal e capisci subito la vera essenza dell'enoturismo che da queste parti, in Rioja, è una cosa seria: prenotazioni on-line, Agosto sempre aperto, visite in tre lingue, sala d'attesa con wine bar, etc..
Vai da Marqués de Riscal e, nonostante una struttura all'avanguardia, capisci che qua la storia ha radici molto lontane. 
E' il 1858 quando Don Guillermo Hurtado de Amézaga, Marqués de Riscal, diplomatico, giornalista con residenza a Bordeaux, inizia a collaborare con Jean Pineau, enologo di Chateau Lanessan, al fine di insegnare ai produttori locali della provincia di Álava (Rioja) i metodi di produzione usati nel Médoc. 
E' l'inizio di una nuova era perchè ai classici Tempranillo e Graciano si affiancheranno anche uve fino allora sconosciute come Cabernet Sauvignon, Merlot, Malbec e Pinot Nero. 
E' il 1860 quando sulla scia dell'entusiasmo il Marqués de Riscal fonda la sua cantina con l'obiettivo di ottenere il primo “ Grand Vin ” spagnolo.
E' il 1895 quando quando il suo Rioja vince a Bordeaux il prestigioso Diploma d’Onore. Per la prima volta questo riconoscimento viene conferito ad un vino non francese. 

E' l'inizio del mito Marqués de Riscal!

Da buoni enoturisti in vacanza abbiamo prenotato il giro della cantina per il 7 Agosto e, dopo averci marcato con un adesivo blu (il colore per il tour in spagnolo) abbiamo aspettato il nostro turno all'interno del wine bar della reception...

La reception con tanto di wine bar aziendale...
La prima tappa del tour è il classico video aziendale che mostra all'allegra truppa vita, morte e miracoli dell'azienda. Appisolante.
Dopo qualche minuto, scendendo di un piano, la nostra guida apre un portone gigantesco e ci porta all'interno della sala di fermentazione dell'azienda, una sorta di cattedrale d'acciaio dove troviamo 251 tini che devono contenere la bellezza di 2000 Kg di uva proveniente da 1300 ettari di vigneto aziendale (solo per la D.O. Ca Rioja)!!

una parte della cantina
La sala controllo. Altro che artigianalità!
Scendiamo di un piano ancora e ci troviamo nella "sala malolattica" dove incontriamo altre vagonate di tank in acciaio, 76 per la precisione, che subito dopo la fermentazione devono lavorare circa migliaia di litri di vino per trasformare l'acido malico in acido lattico.

Tank in acciao per la malolattica
Dopo tanto acciaio arriviamo finalmente al legno e alla conseguente sala (?!) affinamento dove, a perdita d'occhio, troviamo migliaia di barrique per tutti i gusti e tutti i legni. L'idea di fare una cantina stile Bordeaux qua è molto tangibile.



Vabbè ma la storia di Marqués de Riscal dov'è? La domanda trova subito una risposta quando, uscendo sul piazzale principale, la nostra guida apre la piccola porticina di quella che viene definita "La Cattedrale" ovvero la cantina di affinamento del vino in bottiglia localizzata all'interno della vecchia cantina del 1860. Tra silenziosi e bui corridoi, tra ragnatele e muffe si può finalmente respirare il passato di questa azienda. Ora ci troviamo in un piccolo grande museo del vino dove sono tenute ancora oggi bottiglie che risalgono a circa 150 anni fa. Purtroppo lo possiamo vedere solo da lontano, non si fidano degli enoturisti...

La vecchia cantina. Foto dal sito aziendale.
Vecchie bottiglie. Foto dal sito aziendale.
Dopo la (noiosa) visita della sala imbottigliamento giungiamo all'interno della nuova cantina di affinamento (9 milioni di bottiglie son tante!) dove troviamo grattaceli di vino che attende il momento giusto per essere venduto. Da notare la differenza tra Reserva (2anni di legno più un altro anno minimo di bottiglia) e Gran Reserva (32 mesi di barrique più altri 3 anni minimo di bottiglia).



L'ultima parte del tour, come di consueto, è dedicata alla degustazione del vino all'interno della "tasting room". Due i vini presentati: il Rueda Verdejo D.O. 2010 (100% Verdejo) e il rosso Marqués de Riscal Reserva 2006 (90% tempranillo e 10% graciano e mazuelo).

Il primo vino è un bianco che prevede macerazione a freddo e fermentazione di 20 giorni a temperatura controllata a cui segue breve affinamento. Per me è un classico vino estivo a tutto pasto che punta molto sulla freschezza e sugli aromi un pò "piacioni" di frutta esotica ed agrumi con un tocco d'erbaceo finale. Ottimo equilibrio, piacevole da bere. 
Da notare come Marqués de Riscal, nel 1972, fu la prima a creare all'interno della D.O. Rueda un'azienda dedicata esclusivamente alla produzione di vino bianco introducendo, nel 1974, sempre per la prima volta nella zona, l'uso del sauvignon blanc.


Il Marqués de Riscal Reserva 2006, maturato per due anni in botti di rovere americano ed affinato almeno un anno in bottiglia, rappresenta per l'azienda il classico stile Rioja: un vino fresco, fine ed elegante da poter invecchiare per anni. 
Per me rappresenta qualcosa di diverso, forse il futuro di Marqués de Riscal e non certo il passato perchè non è certo un vino "tradizionale". Anzi. 
Il naso inizialmente parte bene, minerale con tratti ferrosi, poi esce fuori la nota di frutta secca e, soprattutto, di legno che stanca l'olfatto e rende tutto troppo moderno.
In bocca è un vino abbastanza semplice che, a mio modesto parere, non ha alcun carattere di un vino di Riserva come lo intendo io. Ok, sarà abbastanza equilibrato, facile da bere, però da un vino di 5 anni mi aspettavo di meglio, soprattutto se ha il marchio storico di Marqués de Riscal. Dimenticato il passato troppo facilmente?



Una verticale di Château d'Yquem grande come una casa



La foto forse non rende l'idea della grandezza ma, in tutti i modi, siamo di fronte ad un pezzo di storia del vino mondiale. Se avete già un vostro appartamento e non sapete come spendere i prossimi 700.000 euro ecco un'idea per farvi un regalo costoso come una casa: una verticale storica di Château d'Yquem. Io, ovviamente, faccio da intermediario, sarò il vostro agente di fiducia a provvigione low cost. 
Avanti, cosa aspettate, la vostra cantina sarà talmente invidiabile che potreste avere a cena anche Paris Hilton... 

Ah, il dettaglio dell'offerta speciale....

Chateau d'Yquem Vintages Bottles Chateau d'Yquem Vintages Bottles Chateau d'Yquem Vintages Bottles
1890 1 1931 1 1970 1
1891 1 1932 1 1971 1
1892 1 1933 1 1972 WINE NOT PRODUCED
1893 1 1934 1 1973 1
1895 1 1935 1 1974 WINE NOT PRODUCED
1896 1 1936 1 1975 1
1898 1 1937 1 1976 1
1899 1 1938 1 1977 1
1900 1 1939 1 1978 1
1901 1 1940 1 1979 1
1902 1 1941 1 1980 1
1903 1 1942 1 1981 1
1904 1 1943 1 1982 1
1905 1 1944 1 1983 1
1906 1 1945 1 1984 1
1907 1 1946 1 1985 1
1908 1 1947 1 1986 1
1909 1 1948 1 1987 1
1910 WINE NOT PRODUCED 1949 1 1988 1
1911 1 1950 1 1989 1
1912 1 1951 WINE NOT PRODUCED 1990 1
1913 1 1952 WINE NOT PRODUCED 1991 1
1914 1 1953 1 1992 WINE NOT PRODUCED
1915 WINE NOT PRODUCED 1954 1 1993 1
1916 1 1955 1 1994 1
1917 1 1956 1 1995 1
1918 1 1957 1 1996 1
1919 1 1958 1 1997 1
1920 1 1959 1 1998 1
1921 1 1960 1 1999 1
1922 1 1961 1 2000 1
1923 1 1962 1 2001 1
1924 1 1963 1 2002 1
1925 1 1964 WINE NOT PRODUCED 2003 1
1926 1 1965 1 2004 1
1927 1 1966 1 2005 1
1928 1 1967 1 2006 1
1929 1 1968 1 2007 1
1930 WINE NOT PRODUCED 1969 1 Total Bottles: 107
« Total Vertical Collection »
£600,000 / HKD$7,710,000 / €696,000 / $990,000

I vini di Bordeaux vanno in Cina? E sti c....


Non berrò più Bordeaux perchè se lo comprano tutto i cinesi? Ecchissenefrega! 

Lo strillo sin da subito che dei cinesi, dei mercati del lusso e delle strategie commerciali dei vari chateaux francesi non me ne frega una mazza.
Il vino è cultura, amicizia e tavola oppure deve essere un prodotto finanziario? Per i "franzosi" sembra essere sostanzialmente la seconda cosa visto che, leggo sul Il Sole 24 Ore, i prezzi del Bordeaux pregiato sono raddoppiati in media dal 2005 e questa settimana, in concomitanza col Vinexpo, i produttori hanno messo in vendita en primeur l'annata 2010, ovviamente osannata dalla critica , con ulteriori aumenti tra il 20 e il 40 per cento. Una bottiglia di Chateau Pontet Canet 2010 costa 100 euro, un incremento del 39% rispetto al 2009 e del 113% rispetto al 2005.

Fonte: lettera43.it
Alla faccia della crisi e in barba ai "consigli" dell'amico Robert Parker che pochi giorni fa aveva ammonito i produttori di ridurre i prezzi del 10-20%, i grandi produttori di Bordeaux hanno trovato un nuovo eden: l'Asia. Un continente  che attira non poco visto che si può contare su circa due milardi di appassionati di vino con un consumo del nettare di bacco che è raddoppiato dal 2005 al 2009 con circa 1 miliardo di bottiglie vendute.

L'Asia che stiamo delineando si chiama soprattutto Cina e Hong Kong dove, i nuovi ricchi, investono non poco sul Bordeaux considerato una bevanda di immagine per i nuovi yuppies con gli occhi a mandorla.

Nel futuro del vino italiano vedo che non se ne fa abbastanza, perché in qualche anno i cinesi se lo berranno tutto - sostiene James Suckling durante una recente intervista - ad Hong Kong, Cina, Corea, i francesi sono molto conosciuti, ma ora è il grande momento anche per i vini italiani ...”.

Nel frattempo che in Italia si faccia sistema, su WineNews si legge che la Camera di Commercio di Bordeaux ha stretto un accordo con la città cinese di Dalian, vicino a Pechino, 7 milioni di abitanti e 36 di turisti ogni anno, che potrebbe valere un mercato da 1 miliardo di euro. L’accordo prevede non solo l’organizzazione di un “Festival Internazionale del Vino”, già fissato per luglio 2012, ma anche, nello stesso anno, la realizzazione di un “Village des Vins de Bordeaux”, che vedrebbe impegnati la Camera di Commercio francese e la Dalian Haichang Group, l’amministrazione della città cinese e l’Ufficio del Turismo di Dalian uniti per la promozione e l’allargamento del mercato del Bordeaux in primis, e del vino in generale, in Cina, che è già la prima destinazione straniera del grande rosso di Francia, con 33,5 milioni di bottiglie per 375 milioni di dollari nel 2010.

Fonte: lucianopignataro.it
Il risvolto di tutto questo? Che i prezzi dello Chateau Lafite diventeranno accessibili solo per i grandi marchettari per cui, con molto piacere, lascio loro i bordolesi e mi rifaccio con un bicchiere di San Leonardo, bordolese italico di grande godimento che, costando cinquanta volte in meno, ti fa gioire mille volte in più! 

Fonti: Il Sole 24 Ore e WineNews.it

L'asta del vino di Madoff


Vi ricordate di Bernard Madoff?


Questo "simpatico" personaggio è l'ex presidente della borsa Nasdaq che, qualche anno fa, ha architettato una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi causando ammanchi stimata tra i 23 e i 65 miliardi di dollari.

Bene, per cercare di far recuperare qualcosa ai suoi clienti, si è tenuta a New York un'asta on line dove sono state vendute le bottiglie di pregio della collezione privata dell'imprenditore ora in carcere.

In vendita c'erano etichette come Chateau Petrus 1975, 12 bottiglie di Chateau Mouton Rothschild 1996, sei bottiglie di Tignanello Antinori 1997, sei bottiglie di Chateau Beychevelle 1990, una bottiglia Chateau Cheval Blanc 1964 ma anche alcune bottiglie di Cinzano perché, chiaramente, si è deciso di mettere all'incanto tutti i vini della sua cantina di Palm Beach.
Fonte: http://money.cnn.com
L'asta, secondo quanto riportanto dalla Cnn, è stato un sucesso visto che il ricavato complessivo è stato circa il doppio dei 21.000 dollari stiamati.
Il lotto che ha fruttato maggiormente era composto da 12 bottiglie di Chateau Mouton-Rothschild del 1996, vendute per 6.800 dollari.
Il ricavato dell’asta andrà al fondo per le vittime delle frodi architettate da Madoff; per la stessa causa il mese prossimo saranno messi all’asta tutti i beni rimasti nella casa di Palm Beach. 

Fonti: Cnn e Ticinonline

Da Gelardini e Romani tra Bordeaux e grandi Brunello!


Ogni volta che varco la porta della Gelardini e Romani, prima della loro asta, è come se diventassi Lucignolo nel Paese dei Balocchi. Le foto qua sotto riescono a dare un’idea?



Casse di legno e bottiglie dei migliori vini del mondo.

Per noi poveri squattrinati l’unico momento clou della giornata riguarda la degustazione che la precede dove, con molta generosità, vengono offerti al bicchiere parte dei vini che successivamente si litigheranno all’asta. L’ultima volta si è bevuto con più o meno soddisfazione: 

Fontodi Flaccianello della Pieve IGT 2001: celebrato più volte da Wine Spectator, a me non ha convinto moltissimo visto che mi sono trovato di fronte ad un vino abbastanza evoluto giocato su sensazioni di fiori rossi secchi e arancia amara. Bocca un po’ cortina e scissa tra acidità e quel che rimane del tannino. Bottiglia non in forma? 

Chateau de Pez 2004: profilo olfattivo vegetale a cui si alternano tocchi di frutta rossa ed eucalipto. Bocca giovane ma abbastanza equilibrata con tannino fine e finale di discreta persistenza. Non lascia particolari ricordi al mio palato. Un Bordeaux che vale quanto costa: 40 euro in enoteca. In Italia si beve meglio. 

Chateau Grand-Puy-Lacoste 2002: mi ha ricordato il primo Maggio quando mio zio accende il barbecue in terrazzo e fa i peperoni arrosto. Solo quelli. Bocca vegetale, certamente equilibrata ma a Bordeaux ho bevuto meglio. 

Château Rauzan-Ségla 1990: naso di fiori secchi, terra, humus, cenni mentolati. Bocca magra, corta, in decisa caduta libera la struttura. Comincio a capire che per bere grandi Bordeaux devo spendere il mio stipendio.

Château Rauzan-Ségla 1982: per me tappo completo, per Gelardini il vino deve essere così. Ah beh, allora è morto e sepolto e puzza pure…

Brunello di Montalcino Biondi Santi 1997: ti aspetti un giovincello paffutello e invece davanti hai un signorotto di Montalcino con tanto di gobbetta sulle spalle. Naso di toffee alla liquirizia, caramello, fungo porcino, radici, sensazioni ematiche, cassis. Bocca decisamente più dinamica e viva da quarantenne post viagra. Le cose sono due: o il vino conferma che l’annata ’97 è decisamente sopravvalutata oppure stavolta le bottiglie della Gelardini e Romani non sono in forma. Tanta palestra!

Brunello di Montalcino Biondi Santi Riserva 1961: finalmente è lui, un grande Brunello Biondi Santi. Certo, il naso è crepuscolare, però il tramonto che vedo è di quelli indimenticabili, da cartolina. Bocca non ai livelli della Riserva 1955 però, ragazzi, che classe questa struttura ancora ben salda dove l’acidità è più che sferzante. Un sangiovese che ha perso molto del suo colore ma che mantiene un’anima e una spina dorsale da applausi a scena aperta.

Prossimo appuntamento? Sabato prossimo c'è l'asta primaverile presso l'Os Club con annesso Riesling Festival che prevederà la presenza di 5 produttori della Mosella: AJ Adam, Karthauserhof, JJ Christoffel, Dr.Heidemanns-Bergweiler, Lothar Kettern.

OS Club by night