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Villa Gemma Masciarelli: ancora sorsi di grande Abruzzo


Ogni volta che incontro Marina e Rocco ritornano sempre le emozioni della storica verticale di Villa Gemma che organizzai assieme a molti amici in ricordo dell'appena scomparso Gianni Masciarelli. Da allora è come se quella parte d'Abruzzo non mi abbia più lasciato e questo legame, che a tratti sembra esser diventato di sangue, lo ritrovo ogni volta che davanti a me ho ritrovo un bicchiere di Villa Gemma, il vino di Gianni, quel vino che, come amava dire, "ha lo stesso sapore della mia terra".


Con Marina e Rocco abbiamo ripercorso di nuovo la vita di questo grande Montepulciano d'Abruzzo partendo dall'annata 1997 della quale, recentemente, avevo avuto "cattive" notizie. Nel mio bicchiere, invece, il vino si presenta con tratti terziari molto nobili che vanno dall'humus alla prugna fino ad arrivare al caffè. Un dipinto a tinte autunnali che in bocca non cede ancora nulla allo scorrere inesorabile del tempo visto che l'acidità e, soprattutto, il tannino sono ancora vivace e mordono le gengive. Un vino per nulla arrancante che potrà dare spettacolo ancora per molti anni.

Il Villa Gemma 1999 rappresenta la profondità e il lato oscuro del Montepulciano d'Abruzzo. Rispetto al 2008 non ha perso nulla di cià che aveva: china, fiori appassiti, cioccolato fondente, liquirizia, mineralità scura. E' un vino cervellotico, forse non di primo impatto ma proprio per questo lo amo e, penso, continuerò ad amarlo per molto tempo. Piccola annotazione: questa annata, forse in passato sottovalutata, sta dando vita ad una serie di piccoli capolavori enologici, Osso San Grato in primis.


Il Villa Gemma 2001 probabilmente è il più completo della batteria perchè, ad oltre dieci anni dalla vendemmia, rappresenta un Montepulciano nel pieno della sua maturità rinunciando sia ad esuberanze giovanili sia a cali di tensione dovuti all'età. Di un colore rubino impenetrabile si presenta al naso con un proporzionato intreccio di odori: frutta rossa ancora croccante, scatola di sigari, toni balsamici, cenni di humus e china. In bocca è superbo, formato da una intelaiatura tannica moderatamente vellutata e da una progressione da motore diesel. Succoso. Ha ancora ampi margini di miglioramento.

Il Villa Gemma 2003 è ricco, abbondante ed impetuoso senza però strafare. Il naso è un cesto di frutta rossa, sa di lavoro e fatica per gestire una vendemmia per nulla facile. Gianni però ce l'ha fatta anche stavolta, lo pensi quando porto il vino al palato che è certamente di buon peso ma affascina e seduce come come le forme di Crystal Renn. Ad oggi è un perfetto compagno di tavola, se poi l'abbinate ad un germano reale al forno......


Bevuto a Natale: Emidio Pepe Montepulciano d'Abruzzo 1995



Guardo la bottiglia perplesso, so bene che Emidio Pepe, ultimo contadino vero dell'Abruzzo del vino, divide da sempre gli enoappassionati per il suo essere non omologato e per la variabilità delle sue bottiglie che rischiano di mandarti all'inferno o in paradiso in un attimo.
Guardo la bottiglia perplesso e mi dico che sarà per la prossima volta, che questo è il prezzo che devo pagare per la "naturalità" della cantina e per una artigianalità contadina (imbottigliano, dicono, ancora a mano) che spesso incenso ma che oggi, mentre scrivo, stramaledico visto il risultato finale: vino gettato via. Sì, non ce l'ho fatta a berlo tutto.
Appena apro la bottiglia e verso il montepulciano nel bicchiere la prima sensazione che ho avuto è di essere all'interno di una scena del crimine di CSI: l'odore ematico che si sprigionava dal bicchiere era talmente forte che, se chiudevo gli occhi, immaginavo di essere dentro ad uno dei film splatter Peter Jackson.

Poco dopo, però, arriva lui, il vero killer di Natale: Monsieur Brettanomyces. Da quel momento in poi non c'è ne è stato più per nessuno. Lascio il vino respirare per ore, lo travaso, lo lascio anche un giorno ad ossigenare. Nulla. Il vino sa di fattoria, di cavallo, non altro in questo odore, per molti considerato caratteriale e tipico, che mi possa affascinare a tal punto di proseguire con questo vino che in bocca, bisogna sottolinearlo, risulta davvero ottimo come equilibrio e lunghezza anche se minato da quel retrogusto tremendo. Apro un'altra bottiglia del '95. Lo stesso odore.

Mi perdonerà Emidio se scrivo queste cose, so perfettamente che ferirò la sua anima fiera di vignaiolo, però in una carriera prestigiosa come la sua certi incidenti possono accadere. Penso anche che non sia la prima volta che glielo dicono.
Ricordo ancora il suo Montepulciano 1977. Ecco, rivoglio quelle sensazioni e sono sicuro che in futuro le ritroverò nei suoi vini.

Tre Bicchieri Gambero Rosso 2012 Abruzzo e Molise


ABRUZZO

Montepulciano d’Abruzzo San Calisto 2008 – Valle Reale
Montepulciano d’Abruzzo I Vasari 2008 – F.lli Barba
Montepulciano d’Abruzzo Cocciapazza 2008 – Torre dei Beati
Montepulciano d’Abruzzo Spelt 2007 – La Valentina
Montepulciano d’Abruzzo Amorino 2007 – Podere Castorani
Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Adrano 2008 –Villa Medoro
Montepulciano d’Abruzzo Colline Termane Pieluni Ris. 2008 - Illuminati
Pecorino 2009 – Cataldi Madonna
Pecorino 2010 – Tiberio
Trebbiano d’Abruzzo 2009 – Valentini
Trebbiano d’Abruzzo Marina Cvetic 2009 - Masciarelli

MOLISE

Molise Aglianico Contado Ris. 2009 – Di Majo Norante

La Banca Solidale del vino: un sogno diventato realtà

Non facciamo gli ottimisti da quattro soldi, il terremoto in Abruzzo di un anno fa ha fatto e sta facendo ancora molti danni, sia materiali sia economici.


In questo anno molto personalità pubbliche e private si sono mosse per dare una mano ai residenti delle zone terremotate per permetter loro di rialzarsi nel più breve tempo possibile, per garantirgli un futuro, un’ancora di salvezza.

Una di queste persone è stata
Antonio Paolini, abruzzese e giornalista enogastronomico, che ha raccolto le grida d’aiuto di decine tra ristoratori e gestori di enoteche e wine bar che vorrebbero riaprire ma non possono, troppo il danno economico subito per via delle tante bottiglie rimaste sotto le macerie.
La sfida Paolini la lancia qualche mese fa chiedendo la solidarietà dei produttori di vino. L’idea è creare una banca solidale del vino. I produttori che aderiranno manderanno 12 bottiglie della loro azienda e un comitato di “saggi” (sommelier, rappresentanti dei commercianti e delle guide dei vini) le distribuirà in base ai bisogni degli esercenti locali.



Bene, il sogno è diventato realtà perché proprio ieri ho letto su vari giornali che sono state raccolte oltre 1700 bottiglie da tantissimi di produttori italiani di vino e due consorzi, il Soave ed il Sagrantino.


Il 7 luglio, alla presenza delle autorità aquilane, di una delegazione del Comune di Teramo, del comandante della Caserma, il generale Fabrizio Lisi, e di alcuni produttori, tra cui il presidente del Consorzio del Soave, Arturo Stocchetti, e la Confraternita del Sagrantino, prenderà il via l'organizzazione della distribuzione.

Paolini ce l’ha fatta, un’altra goccia nel mare si è aggiunta.

Il Villa Gemma, Gianni Masciarelli e la terra d'Abruzzo

Un lungo filo conduttore lega il 5 ottobre 2008 con il 17 maggio 2010: l’amore verso Gianni Masciarelli, un uomo di Abruzzo, un vignaiolo di terra e di sole che nella sua vita ha dato tanto al mondo del vino e, forse, ha raccolto troppo poco.
Marina Cvetic, sua figlia Miriam e Rocco Cipollone poco tempo fa a Roma hanno tenuto una piccola ma significativa verticale di Villa Gemma, una delle massime espressioni del Montepulciano d’Abruzzo assieme ad Emidio Pepe ed Edoardo Valentini.
Marina parla di suo marito
con tanto amore e rispetto, ci parla di Villa Gemma, una vigna unica, generosa, dove Gianni amava portare i figli raccontando loro dell’uva, della potatura, della vendemmia, un amore incondizionato verso una territorio che Marina non ha paura ha definirlo simile ad un giardino zen, dalle proprietà magiche e spesso terapeutiche per il corpo e per l’anima. Oggi il vigneto ha circa 16 anni, presenta una densità media di 9000 ceppi per ettaro e una produzione di circa 56/58 q/ha. Il risultato? Un Montepulciano concentrato come amava Masciarelli, impetuoso e profondo come la terra da cui nasce.

Il 1994 è frutto della vecchia vigna ormai espiantata ed è figlio di una bella annata. Al naso intenso, viscerale, gioca su note di frutta rossa matura, cioccolato al latte, fiori rossi macerati, dattero, fico, possiamo perderci tra le spezie dolci che vengono avvolte da una fresca balsamicità. In bocca è vivace, la frizzante acidità e un tannino maturo sostengono la struttura del vino che rimane di grande equilibrio. Nobile la scia sapida finale che diventa protagonista del nostro palato. Nella verticale proposta rimarrà un vino unico nel suo genere.

Il 1998 sembra un vino totalmente diverso rispetto al precedente, complice forse un’annata non al top noto all’olfattiva i caratteri della terziarizzazione, c’è poco frutto, gli aromi di cuoio e caffè sono netti, poi tutto è terra, spezie nere, radici, china, rabarbaro e una balsamicità meno netta ma più avvolgente della 1994. In bocca tornano le note olfattive, ci si accorge subito però la struttura è più esile del millesimo precedente, il vino ha meno amplificazione, meno progressione anche se rimane ampio ed emozionante. Finale meno sapido del precedente. Bella espressione di un’annata normale.


Il 1999 ci porta all’interno di un’altra dimensione aromatica, il vino sembra più crudo, diretto, nette in questo caso sono le sensazioni erbacee, minerali, percepisco anche un sottofondo selvatico e solo alla fine, sommessamente, esce la frutta rossa e un fresco floreale. Il palato ci conferma che l’uva non ha preso tantissimo sole, la sovramaturazione cara a Gianni Masciarelli ha dovuto per una volta cedere il passo a caratteri enologici meno gridati ma comunque eleganti. Un bicchiere per veri intenditori di Villa Gemma.

L’annata 2000, grandiosa, ha dato vita forse ad uno dei sogni reconditi di Gianni Masciarelli: produrre il Villa Gemma perfetto, l’archetipo del suo Montepulciano, potente, concentrato ma, al tempo stesso, di straordinaria eleganza gustativa. Nel mio bicchiere ho un vino grasso, imponente già alla visiva, che esprime tutta la sua complessità e la profondità al naso dove ritroviamo tutto ciò che abbiamo scoperto nei precedenti millesimi. Non avrei spazio per inserire tutti i descrittori aromatici. In bocca mi rendo conto ancora di più che sono davanti ad un monolite, nel vino tutto è perfettamente fuso, il tannino, di grandissima maturità, sembra diventare un elemento di morbidezza, l’equilibrio è supremo così come la progressione finale del vino, lenta ed inesorabile. Se amate il Montepulciano è vino da avere a qualunque costo.


Il
2001 sarebbe il miglior vino della serata se non fosse stato offuscato dalla precedente versione. Ha un naso che parte da nette sensazioni floreali, di violetta appassita, per poi aprirsi in tutta la gamma aromatica vista per il 2000 senza però avere la sua esplosività. Una sorta di vino scia che rappresenta un altro tassello verso una perfezione che, col passare del tempo nel vigneto e con la maggiore esperienza in cantina, si sta raggiungendo anno dopo anno. Bocca che rispetto al Villa Gemma 2000 è leggermente più morbida e con un tannino più levigato. Per il resto stessa progressione e persistenza.

Aprire il Villa Gemma 2005 rappresenta il consueto infanticidio che i degustatori perpetrano normalmente durante le verticali. Naso caldo ed avvolgente, ancora da interpretare nella sua chiusura giovanile che, comunque, lascia percepire una dolcezza di frutta e fiori rossi abbinata ad una bella scia balsamica. Al sorso è potente, esuberante ancora un po’ nell’alcol e nelle durezze anche se in bocca, alla fine, tutto magicamente prende il suo posto, un tetris che porta ad un profilo aromatico retrolfattivo che ci lascia intuire il grande futuro di questo vino. Da aspettare ma non troppo.

Frode sui vini: lo scandalo si allarga?

Vi ricordate quanto scritto da me due post fa?
Bene, le cose sembra stiano peggiorande perchè ho trovato quest'altro articolo su internet: secondo il sito leggimi.eu nelle mire della GdF per frode in commercio alcune aziende del Chianti Docg e dell'Igt Toscano, ma non solo. Sono 17 gli indagati e 42 le aziende vinicole coinvolte nel Centro-Nord Italia. Gli indagati, secondo la GdF di Siena, reperivano 'sistematicamente enormi quantita' di vino non rispondente al disciplinare (Igt o Docg), anche di bassissima qualita', per poi procedere a miscele per un quantitativo stimato pari a circa 10 milioni di litri'. Queste venivano poi rivendute sul mercato con denominazioni di pregio .Le aziende coinvolte risiedono in gran parte in Toscana e in Abruzzo, Trentino, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna.

I 41 vini del Gambero Rosso al G8 in Abruzzo. E' davvero la migliore lista?

Sul sito del Gambero Rosso oggi è comparso un articolo col quale si annuncia con un certo orgoglio che il famoso crostaceo decapode sarà il portabandiera dell'eccellenza enogastronomica italiana durante il prossimo G8 che si terrà a L'Aquila tra l'8 e il 10 di Luglio.
Come si legge nell'articolo, la selezione operata dal Gambero Rosso, mira a far conoscere alcuni dei prodotti simbolo (dai salumi ai formaggi, dalla pasta ai dolci) firmati dalle migliori aziende artigianali italiane e affiancati dai vini di 60 delle cantine italiane di maggior prestigio.

«Non è stato facile – afferma Daniele Cernilli, direttore del Gambero Rosso – decidere chi inserire nell'elenco, vista la quantità e l'altissima qualità complessiva delle produzioni. Tenendo anche conto della provenienza degli ospiti, abbiamo voluto offrire un esempio delle più antiche tradizioni della cultura gastronomica italiana ma anche della capacità dei produttori di salvaguardare e valorizzare i diversi territori del Paese, ognuno ricco di storie, profumi e sapori assolutamente unici e irripetibili».

Tra i vini presenti la scelta, in maniera non troppo casuale, è finita su:

1. Albea - Selva
2. Albea - Petrarosa
3. Albea - Raro
4. Albea - Petranera
5. Albea - Lui
6. Allegrini - Veronese Palazzo della torre igt ‘06
7. Argiolas – Turriga ‘04
8. Az. Agr. Cottanera - Fatagione '06
9. Braida - Bricco dell'Uccellone '06
10. Brancaia - Blu '01
11. Bucci - Verdicchio dei Castelli di Jesi Villa Bucci Ris. '06; Verdicchio Cl. Sup.
12. Cantina sociale di Santadi - Terre Brune '05
13. Castello del Terriccio - Lupicaia '05
14. Cavit - Teroldego Rotaliano D.O.C. Bottega Vinai 2007
15. Colle Massari - collemassari montecucco ris. DOC 2005
16. Cuomo Marisa - Costa D'Amalfi Fiorduva '07
17. Donnafugata - Passito di Pantelleria Ben Ryé '07
18. Elio Grasso - Barolo Gavarini Chiniera '05
19. Ferghettina - Franciacorta Brut DOCG
20. Feudi San Gregorio - Greco di Tufo Cutizzi '07
21. Gianfranco Fino - primitivo di manduria es '07
22. La Broglia - Gavi docg del Comune di Gavi Bruno Bbroglia
23. Livio Felluga - Friulano '08 doc COF
24. Lorenzo Begali - Valpolicella Cl. Sup. Ripasso '07
25. Mastroberardino - Taurasi Centotrenta Ris. '99
26. Montevetrano - Montevetrano
27. Morgante - Don Antonio
28. Perticaia - Montefalco sagrantino docg '05
29. Saiagricola, Colpetrone - Montefalco Sagrantino '05
30. Saiagricola, Fattoria del Cerro - Nobile di Montepulciano '06
31. Saiagricola, Tenuta dell'Arbiola - Carlotta Barbera d'Asti '06
32. Saiagricola, Villetta di Monterufoli - Malentrata - Val di Cornia
33. San Felice - Chianti Cl. Il Grigio Ris. '05
34. Santa Barbara - Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Stefano Antonucci Ris. '06
35. Settesoli - Mandrarossa Grecanico igt Sicilia '08
36. Sorelle Bronca - P. di Valdobbiadene Extra Dry particella 68 '07
37. Tenuta di Capezzana - Carmignano Villa di Capezzana doc '05
38. Tenuta Sette Ponti - Crognolo '06
39. Trabucchi - Valpolicella Sup. Terre di S. Colombano '05
40. Uberti - Franciacorta
41. Vistorta - Friuli Grave Merlot Vistorta '06

Questa lista rappresenta davvero il meglio dell'enologia italiana? Oppure, come penso io, è solo un insieme di vini provenienti da aziende che, in qualche modo, fanno parte del circuito del Gambero Rosso?

Si diceva che a pensar male si commette peccato però spesso ci si prende....

Vedi qua

E poi qua

Potrei sbagliarmi, certo, però, con tutto il rispetto, una cantina come Albea addirittura presente con cinque vini al G8? E la SAI agricola? Mah, voi che ne pensate?

Marramiero: verticale mistica di Inferi

Oggi mi riposo, oggi Percorsi di Vino ha un graditissimo ospite, Alessandro Sinibaldi (Master sommelier AIS di Roma) che scrive per il blog un interessantissimo articolo su un grande Montepulciano d'Abruzzo. Grazie Alessandro e spero di rileggerti ancora nel futuro!

“Guarda il calor del sol che si fa vino giunto all’umor che della vite cola”.

E’ con questa citazione di Dante (Alighieri) che desideriamo parlare dell’azienda creata da Dante (Marramiero), e ora gestita dai figli Enrico e Patrizia, e non a caso, visto che i vini prodotti hanno nomi come “Inferi”, “Altare”, “Incanto”, “Anima” o “L’eleusi”.

L’azienda, in provincia di Pescara, posta tra il mare abruzzese davanti e il Gran Sasso e la Maiella dietro, su un cocuzzolo a 270 m di altezza e su terreni prevalentemente argillosi, possiede un totale di 30 ha in cui troviamo Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino e altri vitigni per un totale di quasi 500.000 bottiglie. Il direttore commerciale è Antonio Chiavaroli, che milita lì da 25 anni, e l’enologo Romeo Taraborrelli.
Il vino di punta dell’azienda è il “Dante Marramiero”, un Montepulciano da uve selezionate e da vigne di 40 anni di età. Viene prodotto solo in annate particolarmente favorevoli e, in particolare, sono uscite sul mercato la 1998, ’99 e la 2001. Il vino esce dopo una maturazione in tini e in acciaio di 24 mesi, un invecchiamento in piccolo legno nuovo di 24 mesi e in bottiglia di 18 mesi.

L’oggetto del nostro interesse, però, è l’ ”Inferi”, Montepulciano d’Abruzzo DOC, che abbiamo avuto occasione di assaggiare in una verticale delle annate dispari dal 1993 fino al 2003 organizzata dall’AIS di Roma.

Anche qui Montepulciano quindi, in una delle sue vesti migliori come solo produttori di gran classe di queste zone (oltre a Marramiero citiamo, per limitarci ai famosi, Valentini e Masciarelli) ci hanno abituato.

Il vigneto da cui proviene il vino è stato piantato negli anni ’70 a pergola abruzzese e con circa 1600 ceppi/ha (sesto d’impianto di 2,5 m x 2,5 m) per una resa complessiva di 60-80 q/ha. La pergola riduce l’irraggiamento solare sui grappoli favorendo lo sviluppo dei polifenoli e degli aromi ed è rimasta come forma di allevamento solo nei vigneti storici, per essere surclassata nelle vigne più recenti dalle classiche forme a spalliera, come guyot e cordone speronato, che presentano, rispetto al tendone, una minore dipendenza da annate cattive.

Le piante, ormai in piena maturità, godono di un impianto radicale profondo che permette loro di superare i periodi più siccitosi e di estrarre dal terreno tutto il meglio delle sostanze minerali. Ed è proprio questo uno dei marcatori più caratteristici di questo vino: una sapidità in bocca veramente eccezionale, quasi rugginosa ed ematica in certe annate, abbinata ad una freschezza propria del vitigno.

La maturazione delle uve è tardiva e viene effettuata intorno alla metà di ottobre.

La fermentazione, in acciaio, avviene in circa 10-12 giorni con il metodo Ganimede ad una temperatura di 24-28 °C. Durante il processo di fermentazione, si sviluppano grandi quantità di anidride carbonica: dai 40 ai 50 litri di gas per ogni litro di mosto. Il fermentatore Ganimede consente di raccogliere il gas, concentrarlo e riutilizzarlo per poter rompere il cappello delle vinacce ed effettuare il rimescolamento in modo uniforme e naturale, senza dover utilizzare pompe o energia elettrica e con una migliore cessione di aromi e colore. Dopo, il mosto viene lasciato a macerare con le bucce cui segue la pressatura soffice e la sosta in acciaio per quasi un anno, e quindi la maturazione in barriques di primo passaggio e di 5 legni diversi (4 francesi e 1 di Slavonia) di varia capienza per 12 mesi. Il passaggio degli antociani dalle bucce al mosto è praticamente completo, come testimonia il colore delle vinacce esauste sostanzialmente chiaro. Completa una sosta in bottiglia per circa 6 mesi. La malolattica viene effettuata in acciaio. Il risultato sono circa 3500 bottiglie che escono, franco cantina, a circa 10 euro (prezzo per distributori e ristoratori).

Il colore è rosso rubino abbastanza trasparente ma con bella carica antocianica e unghia granata. La gradazione alcolica è sui 14%.

Passiamo ora alle annate in degustazione:

1993 colore granato abbastanza trasparente e leggera unghia aranciata. Naso molto interessante di spezie dolci, prugna, rabarbaro, china, etereo, con accenni di caffè e cioccolato ed una leggera foglia bagnata. In bocca si notano subito freschezza e notevolissima sapidità. I tannini sono morbidi ed eleganti. Nel retrobocca è ematico, con ritorni di prugna e fiori secchi. Lunghissimo.

1995 Al naso si presenta diverso rispetto al 1993, con note di salamoia d’olive evidenti, scorzetta d’arancio in rabarbaro, prugna e leggero fumé. Lasciato nel bicchiere ha una permanenza maggiore delle altre annate in degustazione. In bocca fresco, estremamente sapido con note di fico secco. Tannino leggermente più avvertibile dell’annata precedente, ma sempre con trama molto fitta. Lunghissimo.

1997 Ancora naso diverso, più simile alla ’93, con netta prevalenza di note minerali e quasi di cenere. Un leggero goudron e ancora rabarbaro, prugna e erbe aromatiche. Compare anche un leggero balsamico. In bocca è saporito, fresco, bel tannino. Scalpitante. Lunghissimo.

1999 Ancora una leggera salamoia, Stavolta, però, compaiono le note vinose. Ciliegia, erbe aromatiche e spezie dolci, chiodi di garofano in primis. In bocca fresco e sapido con retrogusto di liquirizia. Tannino di qualità. L’annata è stata più fresca e piovosa rispetto al 1997, che ha causato un ritardo nella vendemmia alla seconda metà di ottobre

2001 rubino più concentrato rispetto alle annate precedenti con buona carica antocianica. Naso simile al ’99, con fruttato di ciliegia nera, spezie, rabarbaro e erbe aromatiche (ginepro e mirto). Ancora mineralità e balsamicità. In bocca fresco e sapido con retrogusto di liquirizia. Tannino ancora un pò irruento ma ben fatto. Molto persistente.

2003 Colore rubino. Profumi di macchia mediterranea, spezie dolci, viola. Discreta balsamicità. In bocca fresco e sapido ma meno complesso degli altri. Un pò corto. Tannino ancora indomito ma di buona qualità.


“Vi invito a non tradire mai il Lavoro, ma, da qualunque parte esso venga, a desiderarlo ed amarlo, perché in esso si trova, e se si perde si ritrova, Fiducia, Serenità e Benessere” (Dante Marramiero)

Piccoli Appunti dal Vinitaly. Ore 12.00. Allo stand dell'indimenticato Gianni Masciarelli

Allo stand dell’indimenticabile Gianni Masciarelli siamo quasi di casa, infatti dopo aver organizzato la verticale di Montepulciano Villa Gemma in occasione del lutto che ha colpito tutta l’enologia italiana, con Marina Cvetic e Rocco Cipollone (responsabile vendite Italia) è nata una simpatica amicizia fatta di stima reciproca. Difficile dimenticare il loro invito al Castello di Semivicoli dove, con altri amici del Gambero Rosso, siamo stati trattati da veri e propri ospiti d’onore.

Il bellissimo stand della Masciarelli è stracolmo ma, nonostante ciò, Rocco ci trova uno spazio, un tavolino solo per noi che subito viene riempito di piatti stracolmi di pane, olio e buonissimi salumi e formaggi abruzzesi. L’ospitalità di queste persone è commovente, questa è l’accoglienza dell’Abruzzo, Terra ora deturpata dal terremoto ma che, contando su queste persone, non può non risollevarsi in fretta.

Tutti insieme decidiamo di non degustare i vini aziendali (Villa Gemma in testa) perché, oltre a conoscerli molto bene, siamo curiosi di provare la gamma dei vini che Masciarelli seleziona e distribuisce in tutta Italia.

Abruzzo, Piemonte, Borgogna e Mosella sono i territori dove si cercano piccole grandi perle enologiche da poter importare/distribuire nel nostro Paese. Rocco Cipollone ci fa degustare veramente tanta roba, Riesling e Pinot Nero vengono versati nei nostri bicchieri con cadenza estremamente serrata perché la gamma di prodotti è estremamente ampia e noi abbiamo poco tempo e, soprattutto, vogliamo lasciar spazio anche ad altri ospiti che aspettano in piedi.

Tra i vari vini degustati, interessanti sono stati i Riesling “targati” Weingut St.Urbans-Hof.

La cantina, il cui nome si ispira al santo protettore del vino, è stata fondata nel 1947 da Nicolaus Weiss, calzolaio con la passione del vino, a Leiwen, piccolo paese sul fiume Mosella. Oggi la cantina dispone di 35 ettari di vigneto ed è condotta da Nik Weiss che, dopo essere cresciuto nell’azienda, cura ogni suo aspetto, dalla coltivazione del vigneto fino all’imbottigliamento del vino. St.Urbans-Hof produce grande Riesling, uva che Nik coltiva in modo tale da catturare il terroir individuale della proprietà attraverso la coltivazione intensiva del terreno, il posizionamento preciso dei germogli, la potatura verde, le basse rese per ettaro, la raccolta a mano selettiva attraverso l’ausilio di vecchi cesti chiamati “hotten”, la vinificazione attraverso lieviti indigeni e la maturazione nella tipiche grandi botti di legno.

Tra i vari riesling 2008 che Rocco e Marina ci hanno fatto provare, ho trovato il St. Urban-Hof QbA abbastanza elegante, fresco e fruttato e con quel pizzico di residuo zuccherino che lo rende morbido e un po’ “piacione”.

L’Ockfener Bockstein Riesling Kabinett 2008, da uno dei migliori vigneti della valle della Saar, è una delizia al naso con un minerale che si fonde con sensazioni floreali di fiori di sambuco e frutta esotica. Bellissima l’acidità. Un riesling di grade beva.

Il Piesporter Goldtröpfchen Riesling Kabinett 2008, da uno dei migliori cru aziendali, è un riesling più impegnativo di quelli precedenti, si percepisce anche al naso che nel bicchiere c’è più profondità e struttura. Naso vagamente vegetale che si combina con note di ribes bianco, uva spina e pompelmo, scorza di arancia e litchi. In bocca è sapido e fresco e con soli 7,5% di alcol rappresenta un vino che potremmo bere in un attimo durante una fresca sera di estate.

L’ultimo riesling è la versione Auslese del precedente vino. Frutto di uve parzialmente colpite da botrite, presenta un naso più “maturo” dove si possono cogliere le note di nocciola, mela cotogna e miele. Al palato è naturalmente denso, pieno, anche se non manca di eleganza e freschezza. Finale di grande persistenza dove tornano le note di frutta gialla matura, quasi in confettura. Da bere da qui all’eternità.

Mobilitiamo il mondo del vino in favore degli amici abruzzesi

Questa settimana, invece di comprarci una bottiglia di vino, usiamo quei soldi per una buona azione. Aiutiamo i nostri amici dell'Abruzzo con una donazione alla Croce Rossa Italiana.

Per effettuare donazioni alla CRI si posso utilizzare i seguenti sistemi:

Conto Corrente Bancario n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.
Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono: IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020 Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO
Conto Corrente Postale n. 300004 intestato a: "Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma c/c postale n° 300004 Codice IBAN: IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004 Causale: Causale PRO TERREMOTO ABRUZZO

Donazioni on line: È anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della CRI all' indirizzo:http://www.cri.it/donazioni

Volevo parlare del Vinitaly....

ma le ultime notizie dall'Abruzzo mi hanno molto turbato per cui prima di scrivere due righe su come è andata al Vinitaly vorrei dedicare un pensiero a questa bellissima Regione e ai suoi abitanti. Ho tanti amici in Abruzzo, alcuni di questi sono produttori, e il mio abbraccio in questo momento va a tutte le persone che stanno soffrendo perchè hanno perso una persona cara oppure la casa. Posso solo lontanamente immaginare l'angoscia che stanno provando in queste ore. Non so cosa succederà ora al padiglione Abruzzo del Vinitaly, non penso e non credo che i presenti abbiano voglia di bere e brindare con tutti gli appassionati che giustamente visitano i loro stand.
A tutti voi la solidarietà mia e di Percorsi di Vino.


Tornando al futile, io e Stefania siamo rientrati solo ieri notte da Verona e non abbiamo avuto tempo di buttar giù nemmeno una riga sulla nostra presenza al Vinitaly, sulle tante emozioni provate per un vino bevuto o solo per una stretta di mano.
Queste ultime righe le vorrei dedicare proprio a loro, a tutte le persone speciali che ho incontrato durante la mia tappa veronese, uomini e donne che mi hanno lasciato un segno nell'anima, a volte per la loro competenza e professionalità, a volte per il loro calore umano, a volte per la loro umiltà da vignaioli che, per me, rappresenta la massima virtù per chi produce vino.


Ed è per tutto questo che fin da ora ringrazio:

  • Luciano di Podere San Lorenzo per la sua passione e generosità, caratteristiche tutte che ritrovo nel suo Brunello 2004;
  • Ciro Picariello perchè dietro la sua modestia si nasconde un grandissimo Fiano:
  • Contrade di Taurasi perchè il suo Grescomusc' lo trovo sempre più interessante ed espressivo;
  • Marisa Cuomo perchè, nonostante tutte le difficoltà del caso, riesce a creare dei fantastici vini estremi;
  • Paolo Ghislandi di Cascina I Carpini perchè è un amico e il suo Rugiada del Mattino lo berrei anche a colazione;
  • Borgo del Tiglio perchè il suo Chardonnay 1995 è stata pura emozione;
  • Antica Casa Vinicola Garofoli perchè il suo Serra Fiorese rappresenta l'anima del Verdicchio delle Marche;
  • Marina Cvetic, Rocco Cipollone e tutto lo staff della Masciarelli perchè, oltre a fare grandi vini di territorio, sono persone dal cuore grande come una casa. A voi tutto il mio pensiero in questo momento delicato.
  • Anselmo Guerrieri Gonzaga perchè pur incontrandolo per la prima volta mi sembrava di conoscerlo da sempre;
  • Davide Canina di "Terra dei Vini" perchè è un altro "pazzo" come me;
  • Tutto lo staff dell'azienda piemontese Erede di Chiappone Armando perchè il suo Barbera d'Asti Superiore Nizza "Ru" abbinato al salame è pura goduria;
  • Maurizio Fava per avermi fatto conoscere Oscar Bosio dell'azienda vitivinicola La Bruciata. Con loro si può davvero entrare nel mondo del moscato a 360°;
  • Anton Maria Coletti Conti e Giuseppe Mottura perchè, oltre ad essere degli amici, rappresentano il Lazio dal punto di vista qualitativo. Avanti così ragazzi.
  • Cosimo Errede e tutto il suo staff perchè ci vuole davvero passione e tanta tenacia per stare 5 giorni al Vinitaly :-)) Sei er mejo!!
  • Riccardo dell'azienda agricola Le Ragnaie di Montalcino perchè fa del gran Sangiovese pur avendo la moglie americana.....
A presto con gli appunti del Vinitaly 2009!

Resoconto del pranzo in onore di Gianni Masciarelli

Sono tornato da pochissimo tempo ma devo buttare giù qualche riga perchè le emozioni che ho provato oggi sono state fantastiche, uniche, e vanno trascritte immediatamente. Giornata fantastica a Roma dopo l'acquazzone di ieri. Al ristorante Antica Osteria l'Incannucciata lo chef Dino De Bellis mi aspetta con tutto il suo staff che già prepara la tavolata da trenta persone. Insieme agli altri ragazzi del forum del Gambero Rosso iniziamo a stappare le tante bottiglie (tre per ogni annata per dieci annate) incontrando qualche problemino con l'estrazione dei tappi soprattutto dei millesimi 1998 e 1999. No problem, scaraffiamo il tutto e risolviamo.
Arrivano pian piano gli invitati e, quando alle 13.30 arriva anche Marina Cvetic con la figlia e il direttore commerciale dell'azienda Masciarelli, possiamo iniziare il pranzo che si apre con un bellissimo discorso della nostra ospite d'onore che ricorda il marito e la sua passione per il Montepulciano d'Abruzzo. Brividi.
Iniziamo il luculliano banchetto con una zuppeta d'orzo squisita che abbiniamo ad un Villa Gemma bianco 2007 che rappresente un degno "aperitivo" con la sua bella freschezza e sapidità. Passiamo poi ad uno spledido piatto di affettati di abruzzo (salame e prosciutto di pecora, mortadella di camposto, formaggio Gregoriano primosale ai frutti di bosco) che abbiniamo al Villa Gemma 2003, giovanissimo ma dalla grande personalità e con un naso esplosivo di frutti rossi, cacao in polvere, peonia e vaniglia. In bocca già abbastanza equilibrato con un tannino ben integrato e con un lungo finale fruttato. Di grande prospettiva. A seguire si è bevuto il Villa Gemma 2001, vino di grande spessore ed eleganza che presenta un naso su toni di frutta nera, grafite, chiodi di garofano, mentolo e vaniglia. Bocca ampia, possente, giustamente tannica, dove c'è ancora tanto frutto che accarezza un finale è lungo e setoso.
I tortelloni al pecorino con pomodorini e guanciale, strepitosi, fanno da preludio alla degustazione del Villa Gemma 2000, che presenta la stessa spina dorsale del 2001 con l'unica differenza caratterizzata da una maggiore alcolicità che lo fa rendere forse un pò più rustico in linea con il vero spirito del Montepulciano d'Abruzzo.
Proseguiamo con gli gnocchi al ragù di castrato abbinati, secondo me, splendidamente col Villa Gemma 1999, vino di grande finezza che presenta un bouquet di frutta nera matura, cioccolato al latte, caffè, cuoio e liquirizia. In bocca ancora frutto e note di tostatura, ottimi tannini, lungo il finale. Preseguiamo col Villa Gemma 1998 che presenta un naso di bella personalità ed eleganza dove giocano le sensazioni di prugna secca, sottobosco, fungo porcino e una bella balsamicità. La bocca è complessa, strutturata e corrispondente al naso. Finale lungo su ritorni di mirtillo e humus. Grande vino, forse quello che presenta per primo netti sentori terziari.
Lo splendido maialino all'uva accompagna un bellissimo Villa Gemma 1997, vino che regala potenza e finezza grazie alle sue intriganti note speziate e fruttate che regalano un'esperienza organolettica di grande impatto emotivo. Come tutti gli altri, anche questo vino regale un finale lunghissimo, immenso.
La stuzzicante variazione d'agnello preparata dallo chef è un'ottima spalla al Villa Gemma 1995. Grande struttura, consistenza per un vino monumentale che presenta un bellissimo naso di bacche mature, chiodi di garofano, grafite, cuoio, viola macerata in alcol. In bocca si apprezza lo splendido equilibri del vino che è perfettamente bilanciato in ogni sua parte. Grandioso e per molti vino della serata.
Passiamo poi alla selezione di formaggi di Rotolo Gregorio che viene abbinata al Villa Gemma 1994, dal naso intrigantissimo di bosco, goudron, radice di liquirizia, caffè, scatola di sigari. Bocca superba e di grande freschezza ed equilibrio per un vino che a me è piaciuto tantissimo e che berrei anche come vino da meditazione.
Segue il Villa Gemma 1993, che come è stato detto da uno degli invitati, rispetto al millesimo e alla storia dell'enologia abruzzese di quei tempi, è un vino sorprendente dove le sensazioni di frutta nera, china e tamarino sono ben fuse con una fase gustativa dove l'equlibrio e la finezza rappresentano il filo conduttore per un finale piacevolmente lungo e armonioso.Una splendida ricotta mantecata con arance e zafferano ci accompagna alla degustazione dell'ultimo vino della batteria, il Villa Gemma 1992 che, forse, complice una bottiglia non perfettamente a posto non riesco ad apprezzare in quanto caratterizzate da note evolute, quasi marsalate in bocca. Un vero peccato per un vino che molti, in precedenza, davano sul podio della giornata.
E ora i doverosi ringraziamenti: anzitutto a Marina Cvetic, persona di squisita gentilezza e competenza, per aver partecipato a questo splendido incontro e per averci invitato a visitare in Abruzzo l'azienda. Verremo tutti! Ringrazio poi Dino De Bellis e tutto lo staff del ristorante Antica Osteria l'Incannucciata per il grande lavoro che hanno svolto, grazie a tutti voi di cuore. Un sentito ringraziamento lo vorrei fare poi ai ragazzi del forum del Gambero Rosso che sono venuti da tutta Italia per onorare la memoria di Gianni Masciarelli.
L'ultimo ringraziamento, importantissimo, a Stefania, mia compagna, che mi ha dato la carica per organizzare tutto questo. Grazie....

Pranzo in ricordo di Gianni Masciarelli

Caro blog, stavolta ti scrivo perchè devo annunciarti che domani ho organizzato a Roma un pranzo per rendere omaggio a Gianni Masciarelli. Ospite graditissima sarà Marina Cvetic e tutto il suo staff che ci aiuterà a comprendere meglio il passato, il presente e il futuro del Villa Gemma che verrà degustato in verticale, dal 1992 al 2003.
Soprattutto ci aiuterà a capire chi era davvero Gianni Masciarelli e quanto c'è di suo nel suo vino.
Ringrazio Dino De Bellis per l'aiuto che ci darà abbinando i vini alla sua fantastica cucina. Soprattutto ringrazio Stefania, la mia ragazza, perchè mi ha sopportato in questi giorni un pò frenetici per via delle numerose defezioni ed imprevisti che ci sono stati nel corso dell'organizzazione.
Nei prossimi giorni posterò foto, commenti e note di degustazione....