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Il caviale come regalo di Natale...


Difficilissimo, perché costa un occhio della testa, ma se per le Feste vi dovessero regalare del vero caviale, cosa ci berreste? La risposta non è così scontata, anzi vi anticipo da subito che le bollicine non ci stanno molto bene.

Ma, anzitutto, cos’è il caviale e come servirlo a tavola? 

Il caviale è un alimento che si ottiene attraverso la lavorazione e la salatura delle uova di diverse specie di storione, il più grande pesce d'acqua dolce e salmastra diffuso in Europa.


Sebbene esistano circa una trentina di specie di storioni ed il caviale sia stato prodotto a partire da uova estratte da molte specie diverse e in varie zone del mondo, tre tipologie di caviale sono maggiormente note in quanto sono state costantemente presenti nei mercati internazionali. Esse infatti fanno riferimento a storioni che vivono principalmente nell’area più produttiva del mondo, quella del Caspio e vengono quindi pescati in Azerbaijan, Iran, Russia, Kazakistan e Turkmenistan:

Beluga (Huso huso): è la qualità più conosciuta e pregiata: si distingue per uova particolarmente grandi (fino a 3 mm di diametro) e grigiastre. Generalmente viene commercializzato in una confezione blu ed il suo costo è superiore rispetto alle altre qualità di caviale.


Asetra o Osetra (Acipenser gueldenstaedtii colchicus): proveniente dalla Russia e dall'Iran, ha uova grigie ed un sapore che ricorda vagamente quello delle noci. Generalmente viene commercializzato in una confezione gialla. Da molti viene considerato il caviale più raffinato.

Sevruga (Acipenser stellatus): è un caviale dal sapore deciso con aroma delicato; le uova sono piccole (1 mm circa di diametro) e grigie. Generalmente viene commercializzato in una confezione rossa. Lo storione Sevruga è piccolo rispetto alle altre varietà e si riproduce più velocemente; per questo motivo viene commercializzato ad un prezzo inferiore ed è più facile da reperire.

In genere la qualità del caviale è tanto maggiore quanto più le uova sono chiare. In base a questo criterio viene classificato in una scala di prestigio che comprende tre livelli. Il primo, chiamato 0, viene generalmente attribuito alle uova dal colore più scuro, le sigle 00 e 000 vengono invece assegnate, rispettivamente, ai caviali di tonalità media e chiara.
Oltre al colore è importante valutare altre caratteristiche come uniformità per dimensione e consistenza delle uova, profumo, percentuale in sale, ecc. La migliore qualità spetta al cosiddetto "royal caviar", una varietà di Osetra che vanta caratteristiche organolettiche particolarmente apprezzate.
Il caviale va servito fresco ma non freddo, poiché potrebbe essere compromesso lo sviluppo dell'aroma.
La confezione stessa - o una ciotola di cristallo - deve essere adagiata su un letto di ghiaccio tritato. Fate attenzione a non danneggiare le preziose uova nel travasarle nel recipiente di servizio e soprattutto non utilizzate mai cucchiaini di metallo: esistono in commercio apposite spatoline in vetro, madreperla, porcellana o corno. 


Per quanto concerne l’abbinamento, preferisco non accompagnare il caviale con le bollicine, soprattutto se parliamo di Champagne e Spumanti giovani, perché trovo che l’imponente nota salmastra del caviale associata a certe durezze del vino, sapidità in primis, generi un connubio di sapori forti che si esalteranno a vicenda creando un matrimonio non certo di rara eleganza gustativa. Soggettivo, ovviamente.
Per me meglio andare su un vino molto morbido, per cui se dovessi abbinare lusso con lusso la mia scelta cadrebbe su uno Chateau d’Yquem 1967, annata splendida per un vino infinito, come la persistenza del Beluga. 


Se non volete spendere un occhio della testa per il vino, proporrei di abbinare il caviale ad un più semplice Oppidum Moscato di Terracina Secco di Cantina S. Andrea, già abbinato egregiamente lo scorso anno ad EAT-ALIA con le ostriche. Le sue note di frutta esotica matura e la sua carica mediterranea dovrebbero contrastare la strapotenza del caviale che, è bene ricordarlo, i russi abbinano ad una “semplice” vodka ghiacciata. Potere dell’alcol che stronca tutto!



Fonte: Wikipedia

Un grande rosato siciliano: I vigneri - Vinudilice 2008

Durante lo scorso EAT-ALIA 2009, Sandro Sangiorgi ha tenuto un’interessante degustazione sui vini provenienti da vitigni allevati ad alberello.

Prima di entrare nel vivo della descrizione dei vini degustati vorrei spendere due righe (anche qualcosa in più) su questa particolare forma di allevamento della vite al fine di far capire a tutti di cosa stiamo parlando.
L'alberello è una modalità di allevamento della vite molto antica ed è diffusa in varie regioni dell'Europa e del Nordafrica laddove le condizioni ambientali rappresentano un fattore limitante che influisce sullo sviluppo della pianta. I principali fattori ambientali che condizionano tale scelta sono i seguenti:
  • basse temperature (Germania, Francia settentrionale);
  • clima caldo-arido (Spagna, Italia, Grecia, Nordafrica).

In Italia l'alberello è diffuso in particolare nelle regioni meridionali e nelle isole (specie in alcune zone della Sicilia), in vigneti non irrigui, sia in pianura sia in collina, e in vigneti di collina su terreni di bassa fertilità. Condizioni strutturali tradizionali che hanno influito sulla scelta di questa forma di allevamento sono la limitata estensione del vigneto e il basso livello di meccanizzazione, tipiche dei vigneti a conduzione familiare e integrati nella piccola proprietà contadina, la destinazione dell'uva alla vinificazione, il limitato fabbisogno di investimento per quanto concerne i sostegni.
L'alberello presenta diverse varianti, in relazione a condizioni ambientali pedoclimatiche e ad usi e costumi locali.

Il criterio di differenziazione si basa fondamentalmente sul tipo di potatura, ovvero sul numero di gemme lasciate, sul numero di branchette, sullo sviluppo in altezza del tronco e, naturalmente, sulle caratteristiche del vitigno.

Il Pàstena cita le seguenti tipologie:


Alberelli a potatura cortissima


A
dottato in passato in Calabria e Sicilia è oggi del tutto abbandonato. Le denominazioni di questa tipologia, facenti capo ad usi locali, erano testa di salice, capitozza, testa di cavolo. Questo sistema prevedeva il taglio cortissimo degli speroni, ridotti a monconi, in modo che la vegetazione sia sviluppata dalle gemme della corona, e si presta solo per i vitigni che producono tralci fertili da queste gemme (es. Carignan, Sangiovese, Zibibbo di Pantelleria).

Alberelli a potatura corta


Alberello a potatura corta, c
on speroni a 2 gemme (Paesi Baschi, Spagna).
È la tipologia più diffusa, in grado
di fornire buoni risultati in terreni poveri e con viti in grado di fruttificare sui tralci emessi dalle prime gemme basali. L'altezza del tronco varia dai 10 cm dell'alberello pantesco ai 40-50 cm dell'alberello a vaso.

Alberelli a potatura mista

Alberelli a potatura mista, co
n capi a frutto di 7-8 gemme (Andalusia).
Caratteristica comune di questi sistemi è la presenza
contemporanea di speroni e capi a frutto. I primi, tagliati corti, a 2-3 gemme, hanno la funzione di produrre i tralci da cui saranno selezionati i capi a frutto nella stagione successiva. I capi a frutto, che spesso assumono denominazioni tipiche secondo gli usi locali (es. stocco, archetto, partuto, rancinante, carriadroxia), hanno lo scopo di produrre i grappoli nella stagione in corso.

L'alberello, nonostante sia concepito p
er adattare la vite a condizioni ambientali difficili, oggi non è più diffuso come un tempo per due motivi; il primo è economico. Infatti, questo tipo di allevamento della vite è più costoso perché non consente la meccanizzazione e gli interventi agronomici sono quasi esclusivamente manuali. Inoltre per gestire questo tipo di vigneto necessitano conoscenze, capacità e professionalità specifiche e una lunga esperienza di vita vissuta sul territorio che non è oggi garantita da manodopera esterna.
L'alberello resta tuttavia una forma di allevamento adatta alle condizioni estreme o per esaltare specifiche doti di qualità del vitigno. A prescindere dai vecchi vigneti, ancora esist
enti, l'alberello è, ad esempio, una forma di allevamento adatta fronteggiare l'azione negativa dello scirocco in alcune lande della Sicilia, oppure per esaltare le doti di qualità dello Zibibbo di Pantelleria, coltivato sui suoli aridi e dell'isola battuti dallo scirocco, della Malvasia di Bosa, coltivata sui tufi trachitici poveri e siccitosi della Planargia, del Cannonau, vitigno che offre le sue migliori prestazioni qualitative sui suoli sabbiosi silicei dell'Ogliastra e di altre regioni della Sardegna, notoriamente poveri e siccitosi.

Detto questo, e inquadrato bene il contesto della degustazione, Sangiorgi,
rigorosamente alla cieca, ci ha versato sei vini, nettari sicuramente unici che, volta dopo volta, Percorsi di Vino tratterà in maniera particolareggiata al fine di rendere il dovuto onore ai vignaioli che li hanno prodotti.
Il primo vino che abbiamo bevuto è un rosato siciliano, prodotto da I Vigneri, azienda vitivinicola creata da Salvo Foti insieme ad un gruppo di viticoltori autoctoni etnei, con un solo intento: lavorare la vigna affinché i vini rappresentino l’espressione più genuina e tradizionale del territorio e della cultura etnea.
Questo consorzio di “alchimisti del vino” ha creato, come detto in precedenza, un rosato dal nome già intrigante, il Vinudilice, figlio della vigna Bosco (1300 m s.l.m.) dove sono allevate viti autoctone di Alicante, Grecanico, Minnella e altri minori.

La vigna, ultracentenaria, estesa 0,35 Ha
, è allevata ad alberello etneo con sesto d’impianto di m 1x1,equivalenti a 10.000 viti per ettaro.
La coltivazione è fatta a mano e con il mulo.

In vinificazione non sono utilizzati frigo, lieviti e filtrazione. Travasi ed imbottigliamento vengono svolti secondo le fasi lunari (e poi dite che non sono alchimisti).


Tornando alla degustazione vera e propria, pur non essendo un fan sfegatato di vini e vignaioli b
iologici/biodinamici,devo dire che questo rosato è davvero un gran vino, che stacca, purtroppo, dal 95% degli altri vini della stessa tipologia che si producono in Italia.
Per nulla banale già
al colore che più che cerasuolo sembrava essere un rosso scarico, il Vinudilice 2008 è un’onda si sensazioni aromatiche che prendono le sembianze del nocciolo di ciliegia, della fragolina di bosco, della rosa appassita, per poi, col tempo, virare verso spunti balsamici ed espressioni di idrocarburi e minerali.
Un rosato talmente complesso che può ricordarmi solo il Cerasuolo Valentini. In bocca il vino ha il carattere, l’impatto e il corpo di un rosso, la generosità alcolica (15,5%) è ampiamente equilibrata dalla sapidità, dal leggero tannino e d
alla notevole acidità donata da una delle vigne più alte al mondo.
Persistenza da record per un rosato. Circa 700 bottiglie prodotte per un costo che in enoteca si aggira sulle 30 euro. Se lo trovate compratelo senza indugio.

Le mie ultime "fatiche" ad EAT-ALIA 2009

Ieri sera, con la degustazione di Sandro Sangiorgi, si è chiusa la seconda edizione di EAT-ALIA, rassegna delle eccellenze enogastronomiche italiane. Dopo i circa dieci laboratori del gusto curati e, spesso, condotti da me posso dire di essere molto contento di come è andata soprattutto perché sia io che il pubblico presente hanno potuto scoprire molti prodotti interessanti.

Più che soddisfacente, ad esempio, è stato il laboratorio dove si presentavano i salumi di Castelli abbinati ad una realtà vinicola laziale molto interessante come la Tenuta Ronci di Nepi che è un’azienda che si trova, come facile intuire, a pochi passi dalla bella cittadina laziale di Nepi. In tale ambito, durante il gioco dei vari abbinamenti, ho scoperto un vino davvero notevole, il Vigna Manti, uno chardonnay da vecchie viti passato sapientemente in legno per qualche mese. Il Manti è un vino fine ed avvolgente, per nulla scontato nel suo bouquet aromatico, che ho trovato incredibilmente poliedrico nel suo matrimonio con i salumi castellani, soprattutto con la coppa di testa, la spianata romana e il tronchetto porchettato.

Altro bellissimo laboratorio è stato quello condotto da me e
Paolo Ghislandi di Cascina I Carpini che ha giocato col pubblico con i suoi vini gemelli (X e Y), cioè due barbera da lui prodotti ma vinificati uno con lieviti indigeni e l’altro con lieviti selezionati. Un contesto dove si è creato un vero e proprio panel di degustazione dove ogni invitato poteva dire la sua su tutte le varie difformità riscontrate, un gioco dove davvero tutti sono rimasti basiti quando, all’ultimo, Paolo ha scoperto le carte in tavola in anteprima assoluta (il panel di degustazione è stato tenuto in tutta Italia) svelando al pubblico che il vino Y, quello che alla fine è piaciuto di più, è stato creato con i soli lieviti presenti nella sua cantina di Tortona. Davvero un’esperienza ludica e istruttiva quella con Cascina I Carpini e che, a mio modo di vedere, dovrebbero perseguire altri produttori.

Infine, una delle mie soddisfazioni più grandi è stata quella di “duellare”, nel laboratorio di abbinamento con le ostriche, con due dei più grandi mastri birrai italiani e cioè
Teo Musso e Leonardo di Vincenzo. Con loro e con Paolo Mazzola, grande esperto di birra artigianale, abbiamo giocato, tirandoci spesso colpi di fioretto, nell’abbinamento tra il moscato secco e la Wayan di Teo e la Sally Brown, una stout molto interessante del Birrificio del Ducato. Il laboratorio, in particolare, prevedeva per il vino due possibili matrimoni gustativi, uno con il moscato secco di Terracina 2008 della cantina Sant’Andrea, di grande persistenza e morbidezza con i suoi sentori di frutta matura che ben si sposava con l’ostrica al naturale, così sapida e marina che tutto voleva meno che un vino di pari caratteristiche. L’altro moscato era francese, della Loira, un muscadet de sévre et maine sul lie che, come mi hanno ribattuto sia Teo che Leonardo, con la sua grandissima acidità e con i suoi sentori citrini (all’opposto rispetto al precedente moscato laziale) cozzava alla grande con le ostriche, sia al naturale che gratinate. Ottimo, anzi stupendo il matrimonio di quest’ultime con la speziata ed eterea Wayan de Le Baladin che Teo Musso ha portato nella sua versione per il mercato americano e che aveva ben due anni di affinamento sulle spalle. Alla fine chi ha vinto? Senza che Leonardo mi senta, per me un bel pareggio e palla al centro anche se devo ammettere che le birre artigianali di oggi, per complessità e carattere, nulla hanno da invidiare ai migliori vini del mondo.

Detto questo chiudo qua il mio report su EAT-ALIA, ringraziando tutta l’organizzazione, in primis
Cosimo Errede, per l’opportunità che mi è stata data e vi aspetto tutti alle prossimi eventi e laboratori del gusto sempre targati Percorsi di Vino. A presto.

Aggiornamento EAT-ALIA 2009

Sono cotto e stracotto, ieri sono stato chiuso a curare tutti i laboratori praticamente tutto il pomeriggio e la sera fino alle 22. Non ho potuto scrivere nulla nel frattempo ed ora mi sto già preparando per ripartire visto che alle 13 ho un interessante laboratorio con i salumi e i vini di una bella realtà laziale che è Ronci di Nepi.
Qualche flash di ieri: bellissa la Freisa di Chieri 2006 di Balbiano, un giovane produttore piemontese che sta puntando molto sul rilancio di questo vitigno molto spesso sottovalutato. Un vino elegante, fine, vellutato che mi davvero entusiasmato per la sua florealità ed aromonia di bocca.
Altra menzione speciale per le birre artigianali italiane, davvero grandi in tutte le loro tipologie. In tale ambito mi è piaciuta molto la Cometa di Atlas Coelestis, la 25 dodici di Birra del Borgo, la 77 del Birrificio Aeffe.
Oggi alle 18 grande evento con l'abbinamento birra, moscato ed ostriche. Presente Teo Musso.
A dopo...se ce la faccio

- 1 ad Eat-Alia 2009 - Roma, 5/6/7 Dicembre

Vi aspettiamo tutti a Roma a Palazzo Rospigliosi per una tre giorni dove Percorsi di Vino e i tanti ospiti della manifestazione daranno vita ad una grande varietà di laboratori del gusto che, da come mi dicono, sono già quasi tutti esauriti.
Col mio blog, ovviamente, seguirò in diretta la manifestazione sperando di fornire materiale interessante per tutta una serie di approfondimenti, sulla birra artigianale e sul vino, che posterò nei giorni successivi all'evento. Allora che dire...SEGUITECI!

Ad EAT-ALIA 2009 andremo a Nord e Sud di Roma...

Tra Nord e Sud di Roma è uno dei laboratori di EAT-ALIA del quale sarò relatore, un percorso gustativo che ci farà viaggiare all’interno del territorio laziale, nel comprensorio dei Castelli Romani per quanto riguarda i salumi (il nord) e nei pressi dell’antica città di Nepi, cuore di un territorio ricco di storia, per lunghissimi anni dimora di Papi (il sud).
Come è prodotta la vera Coppietta di Frascati? Quale è la sua storia? Avete mai provato il gusto della vera porchetta fatta ancora totalmente a mano disossando la carne che poi viene condita con aglio, rosmarino, sale e pepe, legata a mano e cotta in forno?

Sapori unici, quasi dimenticati, che riscopriremo la prossima domenica grazie al
Salumificio Castelli, una bella realtà aziendale laziale che oggi Mauro Castelli, artigiano norcino da quattro generazioni, porta avanti con grande orgoglio cercando di tenere viva la tradizione e la cultura della gastronomia locale promuovendo la conoscenza del territorio attraverso la produzione di salumi di eccellenza.
Coppa di testa, spianata romana, coppiette di Frascati e tronchetto porchettato, verranno da me e Marco Greggio (esperto di analisi sensoriale) sapientemente abbinati ai vini della Tenuta Ronci di Nepi, interessantissima realtà vitivinicola che a sud di Roma, nei pressi di Nepi, si estende per circa cinquanta ettari, di cui venti vitati, su fertili colline dal clima dolce e temperato della riserva naturale del parco della Valle del Treja.L’azienda di Simone e Sabrina Improta si avvale della consulenza di Luigi Moio per la parte enologica e produce grandi vini IGT da uve Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Montepulciano, Merlot, Petit Verdeau, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Falanghina e Trebbiano giallo Imperiale.

Per questa degustazione l’
Oro di Né, chardonnay in purezza molto equilibrato e persistente, verrà abbinato alla coppa di testa Castelli per un matrimonio di sapori che esalterà le caratteristiche peculiari di entrambe i prodotti.

Il
Vigna Manti, chardonnay in purezza passato in barrique per sei mesi, sarà invece proposto insieme alla spianata romana Castelli, un abbinamento sicuramente inusuale, per certi versi temerario, ma che darà delle risposte sicuramente interessanti.

I
l Veste Porpora, blend di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot, è il primo rosso della degustazione e lo abbineremo ad un grande classico delle fraschette dei Castelli Romani: le coppiette di Frascati.

L’ultimo vino della Tenuta Ronci di Nepi che andremo a degustare sarà il Ronci, Cabernet Sauvignon al 100%, che con i suoi sentori di frutta croccante e spezie nere, la sua grande struttura e la sua persistenza, sarà il perfetto partner del tronchetto porchettato, altra grande specialità del salumificio Castelli realizzato con le parti pregiate del suino magro lavorate esclusivamente a mano seguendo le tecniche per la preparazione della porchetta.

Non vi è venuta l’acquolina in bocca? E allora che aspettate? Prenotate subito il laboratorio di degustazione su
www.eatalia.eu e seguite Percorsi di Vino!

Percorsi di Vino ad EAT-ALIA 2009

Dal 5 al 7 Dicembre 2009 il Palazzo Rospigliosi di Roma ospiterà la seconda edizione di Eat-Alia, l’evento enogastronomico dedicato all’eccellenza italiana.
Dopo il grande successo riscosso durante la scorsa edizione grazie ai prodotti tipici delle tradizioni regionali italiane, Eat-Alia ritorna per l’edizione 2009 nella prestigiosa location di Palazzo Rospigliosi.

Anche quest’anno Eat-Alia si focalizzerà principalmente sul tasting e la conoscenza diretta dei produttori da parte del pubblico, con lo scopo di offrire allo stesso modo un contatto diretto con le aziende produttrici e gli op
eratori locali.

Eat-Alia oltre ad essere un evento en
ogastronomico commerciale riesce a fondere qualità, cultura, tradizioni, arte e musica. Eat-Alia offre al pubblico l’opportunità di frequentare brevi corsi di degustazione e laboratori del gusto.

Saranno organizzati convegni e dibattiti per offrire agli ospiti le nozioni base di un corretto consumo del vino e dell’abbinamento col cibo.
A Roma, per gli appassionati di wine&food, si conferma dunque l’appuntamento per la seconda edizione Eat-Alia 2009 presso Palazzo Rospigliosi in via XXIV Maggio 43.

Eat-Alia apre le porte al pubblico Sabato 5 e Domenica 6 dicembre 2009. Nella giornata di Lunedì 7 Dicembre, Eat-Alia sarà aperta esclusivamente al pubblico di operatori del settore, creando così uno speciale momento di incontro B2B.

E io in tutto questo?? Sono il responsabile dei laboratori del gusto della manifestazione assieme a Stefania e condurrò alcune degustazioni molto ma molto interessanti. Quali? Basta leggere il programma della manifestazione su
www.eataliablog.com oppure rimanete sintonizzati su Percorsi di Vino

I Vini delle Sabbie

Per "Vini delle Sabbie" si intendono quei vini prodotti con uve allevati su "terreni sabbiosi", cioè un suolo la cui tessitura preveda almeno l'85% di sabbua; se poi un "terreno sabbioso" ha anche meno del 6% di argilla, dal pundo di vista agronomico viene definito "non fillosserico", vale a dire è possibile teoricamente piantare la vite "franco piede", cioè senza portinnesto, che è invece prerogativa della viticoltura europea per le vicende a tutti note.

Durante una delle degustazioni guidate ad Eat-Alia, sono stati presentati alcuni "vini delle sabbie", provenienti da varie zone d'Italia, ciò a dimostrare che tali terreni sono sparsi nel nostro paese da nord a sud. In particolare sono stati presentati i seguenti vini:

Vermentino Li Pastini 2007 - Cantina Li Seddi

Da vigneti della bassa gallura, a 200 metri dal mare, è un vermentino che gioca tutte le sue carte su una splendida nota sapida (e non poteva esser altro) e su eleganti sentori di frutta gialla (susina e pesca) e fiori bianchi. Bevuto fresco la nota alcolica del vino, ben 15°, è ben equilibrata dalla vivace acidità. Buon finale dal tipico retrogusto ammandorlato.


Grecomusc' 2007 - Contrade di Taurasi
Contrade di Taurasi”, una piccola azienda agricola a conduzione familiare di 5 ettari, produce questo particolare vino da uve grecomusc' (che non è un clone del greco), prodotte da vigneti di età media di oltre 70 anni sparsi nel territorio di Taurasi e che Sandro Lonardo ha nel corso degli anni contribuito a salvare dall'oblio e dall'estinzione. Il vino nel bicchiere si presenta all'olfattiva un pò monocorde sulla frutta bianca e un bel minerale di pietra focaia. In bocca troviamo la vera sorpresa perchè il vino ha un grande equilibrio, freschezza e alcolicità si fondono insieme in un caldo abbraccio dando vita ad un vino dalla grande beva nonostante i suoi 15°.

Grecomusc' 2006 - Contrade di Taurasi

Rispetto al fratello minore, questo vino si caratterizza per sensazioni olfattive più fruttate e floreali. La lieve malolattica effettuata, rispetto alla versione 2007, determina una minore acidità che comunque è ancora una volta bene bilanciata dall'alcol che per questo millesimo si attesta attorno ai 14°.

Duna della Puja 2007 - Azienda Vitivinicola Mariotti

Giorgio Mariotti produce i suoi vini sui terrreni sabbiosi e salmastri del Bosco Eliceo, divenendo uno dei promotori della DOC nel 1989. Il cuore dell'azienda è il Fondo Luogaccio situato a San Giuseppe di Comacchio: all'interno del vigneto si trovano i resti della "Duna della Puja, che fornisce il nome al cru aziendale che abbiamo degustato. Da 100% uve Fortana, il vino di un bel colore rosso rubino, si presenta al naso con sentori di ciliegia, lampone, spezie dolci, rosa passita. In bocca il vino, come ben si presumeva dall'esame olfattivo, risulta morbido (forse troppo), caldo, vellutato. Finale di media persistenza su ritorni di frutta rossa matura. Un vino tecnicamente ineccepibile ma che non lascia particolari emozioni.

Serra della Contessa 2004 - Benanti

Un vino dell'etna, da terreni sabbiosi ricchissimi di minerali, il Serra della Contessa, da uve nerello mascalese e nerello cappuccio, si presenta di un colore rubino intenso con un naso dove si rincorrono le sensazioni di frutta nera di rovo, minerale e selvatico. In bocca è caldo, intenso, con un attacco leggermente tannico ben equilibrato dall'alcol. Finale persistente dove tornano i ricordi di mora e lampone. Vino ben fatto che a mio parere manca di personalità. L'Etna propone decisamente vini migliori e più emozionanti!

Di ritorno da Eat-Alia: piccoli appunti di un viaggio alla scoperta del gusto

Eccoci di ritorno dalla prima edizione di Eat-Alia, suggestiva kermesse enogastronomica organizzata da Cosimo Errede, col valido supporto di Pamela Guerra, all'interno del bellissimo Castello Ducale Orsini Bottoni nelcentro storico di Fiano Romano (Roma). Che dire, è stata una giornata ricca di emozioni perchè ho incontrato vecchi e nuovi amici e ho scoperto tantissime realtà enogastronomiche di grande interesse. Tanti sono i ringraziamenti che vorrei fare: anzitutto vorrei ringraziare Cosimo e Pamela per la loro ospitalità e la grande cura che hanno messo nel mettere in piedi una manifestazione simile. Ragazzi continiuate così. Dopo di che vorrei ringraziare Davide Canina de "La Terra dei Vini" con cui collaboreremo sicuramente in futuro a Roma, insieme al mio Enoclub, per promuovere i vini piemontesi da lui selezionati (seguiranno articoli ad hoc per le degustazioni effettuate). Menzione d'onore ai prodotti della Brencio di cui ho potuto degustare i buonissimi formaggi sott'olio e le formidabili marmellate. Aspetto campionatura....
Un altro incontro importante è stato quello con Luciano di Podere San Lorenzo per la passione che mi ha tramesso parlando della sua piccola grande azienda di Montalcino. Anche a te, se vorrai, ti dico a presto.....
Altro caloroso abbraccio va alle signore dell'ADRICESTA onlus per quanto fanno per i bambini più bisognosi. Bellissima e calorosissima è la vostra sciarpa e a presto per una serata di beneficenza, magari anche con Alessandro Preziosi come ospite d'onore.
Un altro caloroso ringraziamento va fatto poi alla regione Puglia per avermi fatto scoprire due realtà "golose": la prima è rappresentata da "Sapori di Casa", una piccola azienda familiare che produce sottoli, sughi, patè, sciroppati e confetture di grande qualità. Medaglia d'oro per la confettura extra di uva. L'altra bella realtà pugliese è rappresentata dall'azienda vitivinicola "I Colossi" che col suo Nero di Troia mi ha davvero sorpreso: una qualità del genere a cinque euro al dettaglio è difficilmente perseguibile. Continua così Nunzio, vedrai che sarai i tuoi sforzi verranno premiati. Ti aspetto a Roma!
Proseguo il mio percorso andando a ringraziare Paolo Carlo Ghislandi di Cascina Carpini perchè mi ha fatto cambiare idea sul barbera: è vero Paolo, vinificato come si deve da vita a grandissimi vini e il tuo Brama d'Autunno, di cui seguiranno note gustative, rappresenta un vero capolavoro. Sarò per me un onore presentarti a Roma! Grazie anche a tua moglie per il buonissimo Olio del Garda che mi ha fatto degustare, una vera perla.
Virtualmente vorrei poi stingere la mano, per la competenza e la passione dimostrata, ad altri produttori e esperti del settore che ho incontrato durante la mia permanenza ad Eat-alia: Domenico Sciutteri dell'associazione "Gustamente", il signor Sandro dell'azienda "Cantine Lonardo" per la singolare esperienza organolettica avuta durante la degustazione del suo "Grecomusc", Daniele Chiappone dell'azienda piemontese "Erede di Chiappone Armando" per il suo bellissimo Barbera d'Asti d.o.c. superiore Nizza 'RU', altro esempio di come si può fare un bel vino da uve barbera, e Filippo Ronco, grande capo vinixiano.
Concludo questa mia panoramica menzionando e ringraziando ancora una volta Cosimo Errede per la caparbietà con la quale ha raggiunto il suo sogno, tutti noi dovremmo prendere lezioni da lui in questo.
Al prossimo anno con Eat-Alia!

Eat-Alia, parte da Fiano Romano la scommessa di Cosimo Erede..

Grandi vini italiani, accompagnati da miele, formaggi, salumi e dolci preparati dalle mani esperte di produttori e artigiani, proprio come una volta: arriva Eat-Alia http://www.eatalia.eu/, la rassegna enogastronomica che racconta il mondo del gusto e delle tipicità italiane.Una lunga lista di produttori http://www.eatalia.eu/espositori.php provenienti da tutta Italia, che nel Castello di Fiano Romano, esporranno e promuoveranno i loro prodotti ma avranno anche la possibilità di venderli direttamente al pubblico. In convenzione e col supporto tecnico dell'Associazione Romana Sommelier, verrà allestito un banco di assaggio di vini IGT, DOC e DOCG laziali e non solo.

Molti gli eventi in programma per le due giornate di manifestazione, che si aprirà con una conferenza. Figuranti in costume medievale accompagneranno la permanenza dei visitatori nelle sale, ad opera dell'Associazione Culturale Giovanna d'Arco di Cerveteri, da anni attiva nel settore della rievocazioni storiche, nell'organizzazione di banchetti, feste e matrimoni medievali. Per le giornate di sabato e domenica è stata organizzata un'agenda di incontri, dedicati esclusivamente agli operatori, durante i quali le aziende potranno presentarsi e presentare i loro prodotti ad un pubblico selezionato, per incentivare ed affinare i network commerciali B2B. Attireranno l'attenzione dei grandi appassionati le degustazioni guidate dedicate a rari vitigni italiani; per la giornata di sabato è prevista la degustazione "I vini delle sabbie", dedicata ai rari vini provenienti da vitigni da piede franco; mentre nella giornata di domenica, si svolgerà la degustazione "Vitigni rari piemontesi". Per il pubblico dei tanti appassionati che visiteranno la manifestazione, è stato indetto un piccolo concorso fotografico <http://www.eatalia.eu/news-dettaglio.php?id_news=19> amatoriale dal titolo "La mia Eat-Alia": uno sguardo, un sorriso, un momento particolare o simpatico della permanenza all'interno del Castello Ducale di Fiano Romano i giorni 6 e 7 dicembre. In palio una macchina fotografica digitale e vini offerti dalle aziende Cascina I Carpini (AL) e Li Seddi (OT).

Percorsi Di Vino sarà presente alla manifestazione, sarà occasione per incontrare amici vecchi e nuovi. Se andate non mancate di provare i vini laziali di Sergio Mottura, Cantina Cerquetta e Casale Marchese, vere chicche enologiche del panorama della mia Regione. A presto con un articolo dettagliato!