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Sorsi di Chianti Classico

L'AIS Roma ha riaperto l'anno accademico portando nella capitale una nutrita truppa di produttori chiantigiani che hanno presentato al fino troppo nutrito pubblico romano le ultime annate in commercio.

Purtroppo questo tipo di degustazioni a banchi di assaggio, con tanto di folla sgomitante alla ricerca dell'aperitivo fighetto, non mi hanno permesso di avere una panoramica completa dell'offerta enologica della serata. Anzi, posso dire che mi è andata di culo se sono riuscito ad approfondire cinque/sei produttori sui cinquanta presenti per cui, di seguito, le note di degustazione sono estremamente parziali e riguardano solo la mia personale selezione chiantigiana.

Chianti Classico "Coltassala" 2008 - Castello di Volpaia (sangiovese e mammolo): da un solo vitigno posto a 450 metri s.l.m. nasce questo vino che sprigiona sentori di prugna, marasca, pepe nero. Bocca abbastanza fresca, sapida, con fitti tannini e chiusura speziata. Sarà apprezzato dagli amanti dei Chianti "pop". 


Chianti Classico Riserva "Rancia" 2009 - Felsina  (100% sangiovese): non c'è nulla da fare, questo Chianti rimane sempre buono e di grande bevibilità anche quando è giovane e scalpitante. Elegante, minerale, succoso, fresco, cosa chiedere di più ad un vino che è già leggenda?


I Sodi di S. Niccolò 2008 - Castellare di Castellina (sangioveto 85%-90% e malvasia nera 15-10%): non è un Chianti Classico ma, come per altri vini mito, rimane un sorso emozionante. Quest'annata, in particolare, genera un vino molto mediterraneo a cui si aggiungono tracce di sandalo e tabacco. In bocca è equilibrato, sapido, con tannini di buona fattura. Ancora giovane darà il meglio di sè tra qualche anno.

Chianti Classico Riserva "Borro del Diavolo" 2008 - Ormanni (100% sangiovese): anche con questo Chianti non si sbaglia (quasi) mai. Questa annata regala un vino profondo, minerale, con velati profumi di terra rossa, sottobosco, spezie e sprizzante balsamicità. In bocca è compatto, caldo, sontuoso. Ha tutto le caratteristiche per farci godere a  lungo.


Chianti Classico Riserva 2008 - Castello della Paneretta (90% sangiovese e 10% canaiolo): in molti di indicavano di passare al banco n°10 dove c'era un Chianti davvero interessante. Avevano ragione. Questa Riserva, affinata in botti grandi di 30 Hl, ha un naso fresco con ricordi di frutta di rovo, foglie di tabacco, corteccia di pino, violetta. Bocca elegante, equilibrata, scorrevole, con notevole nota sapida e freschezza in chiusura di sorso. L'Espresso lo scorso hanno gli ha dato 18.5. Bravi, piacevole sorpresa davvero!


Chianti Classico 2010 - Monteraponi  (90% sangiovese e 10% canaiolo): il vino del  Braganti è davvero buono, a partire da questo Chianti base che, sebbene in bottiglia da pochi mesi, è davvero buono e dotato di bevibilità sorprendente. Se tanto mi dà tanto, questa annata promette davvero bene. 

Chianti Classico Riserva “Il Campitello” 2008 – Monteraponi (90% sangiovese, 8% canaiolo, 2% colorino): è il vino che più mi è piaciuto tra quelli degustati durante la serata romana. Non c’è nulla da fare, il terroir di Monteraponi riesce a sfornare dei vini di rara eleganza e profondità. Tutto in questo vino è al punto giusto anche se non è certo un mostro di complessità come la Riserva “Baron Ugo” che a sto punto aspetto con grande ansia.  


Chianti Classico Riserva “Il Poggio” 1998 - Castello di Monsanto (90% sangiovese, 7% canaiolo, 3% colorino)  : appena l’ho visto ho gridato:”E’ mio!!!. Era, penso, l’unica vecchia annata presente in degustazione e, per chi come me ha partecipato alla verticale di un anno fa a Roma, questo vino rappresentava una perla di riprovare. Naso affascinante, ferroso, terroso, sembra di entrare in una vecchia cava abbandonata. Poi, col tempo, escono le note di fiori secchi e spezie nere. Bocca tradizionale, imponente, morbidezze e durezze del vino sono quasi perfettamente fuse per donare un sorso di grande eleganza e persistenza. E’ un vino mito e questo assaggio, per l’ennesima volta, lo ha dimostrato.

Vincenzo Mercurio e i suoi vini: appunti disordinati di degustazione

Vincenzo Mercurio è un giovane e bravo enologo, candidato anche all'Oscar 2012, che sta facendo la fortuna di molte aziende italiane, principalmente campane.
Pochi giorni fa il frutto del suo lavoro, i "suoi" vini, sono stati presentati all'interno di un evento AIS Roma che, come al solito, ha visto la partecipazioni di molte persone visto anche lo splendido banchetto di prodotti tipici dove spiccava il sempre ottimo Conciato Romano di Manuel Lombardi.

Non potevo degustare tutte le tipologie di vino presenti, pena lo strappo della patente in caso di posto di blocco, per cui mi sono limitato a degustare poche cose. Ciò che segue è la trasposizione disordinata dei miei appunti, soprattutto di bianchi (visto il caldo) con un intruso finale...

Vincenzo Mercurio. Fonte:irpiniadabere.it



Biancolella di Ponza 2011 (da vigne vecchie), IGT Lazio bianco: fresco, sapido, beverino, un vino apparentemente facile che regala il meglio a tavola.

Cantine I Favati (Cesinali – Avellino)

Pietramara etichetta bianca, Fiano di Avellino DOCG 2010: piace molto questo Fiano che sa di agrume, frutta gialla acerba, erbe e soffi minerali. Bocca tipica, fresca, giovane.


Terrantica etichetta bianca, Greco di Tufo DOCG 2010: grande struttura che viene rimarcata da un impianto olfattivo che sa di miele, frutta gialla matura, ginestra, erba aromatica. Bocca armonica, elegante, di spessore.

SanPaolo (Tufo – Avellino)

Fiano di Avellino DOCG Lapio 2011: tanta frutta e struttura, in linea con i caratteri della zona. Giovane e ancora da "curare".

Fiano di Avellino DOCG Montefredane 2011: un Fiano minerale e fruttato che deve ancora crescere per essere equiparato ai più grandi della zona.

Greco di Tufo DOCG Montefusco 2011: diverso dal Greco precedente. Questo è più fresco e dinamico, grande agrume finale.

La sala. Fonte: Luciano Pignataro Wine blog


Grecomusc’ Campania IGT bianco 2010: questa è stata un pò la delusione della serata. Il Grecomusc’ è un vino che amo e che seguo da tanto e questa annata mi è sembrata più mansueta ed addomesticata delle altre. Non dico che il vino non c'è ma, rispetto al suo carattere "selvatico", questo bicchiere mi è sembrato troppo lineare, standardizzato e poco complesso. Ok, c'è sempre la bella vena minerale a condire tutto però... Spero solo che sia troppo giovane e che debba evolvere come sa.

Luigi Tecce (Paternopoli – Avellino)

Anfora 2009, vino da tavola da uve aglianico: quando da lontano ho visto Tecce col suo cappello radical-chic avrei voluto chiedergli il perchè di questo vino ma, visto il drappello di gente attorno, ho desistito. Sottolineando che amo Tecce e il suo Poliphemo, non comprendo le motivazioni che hanno spinto il bravo vignaiolo a vinificare un aglianico in anfora soprattutto in un periodo dove la terracotta è abbastanza inflazionata. L'aglianico di Tecce è troppo immaturo per poterlo giudicare, sa di DAS e terra e in bocca è tutto un mosaico da definire. Guardo il bicchiere e rimango dubbioso. Troppo. Magari me lo spiegherà Vincenzo la genesi di questo vino. Spero.

E' ora di andare via, il tempo è tiranno e le chiacchere certo non aiutano. Troppo i vini che non ho avuto il piacere di bere. Per chi volesse approfondire, però, c'è questo bell'articolo di Mimmo Gagliardi tutto da leggere.

Diventare sommelier via radio? Con Fede e Tinto e AIS si può.....?? Ah, vabbè!


Leggo dalla pagine di WineNews che è stato organizzato il primo “Corso On Air per Sommelier”, un’esclusiva di RaiRadio2 in collaborazione con l’Ais-Associazione italiana sommelier, in onda dal 23 febbraio ogni giovedì alle ore 20,00 su “Decanter”, la trasmissione  sul wine & food con Fede & Tinto, al secolo Federico Quaranta e Nicola Prudente.

Fede e Tinto. Fonte: Grappatime.it
In pratica ogni giovedì ai microfoni di Radio2 si alterneranno i docenti ufficiali dell’Ais per istruirci su tre aree tematiche: l’arte del bere giusto, le vigne e le cantine d’Italia e il corretto abbinamento del vino con il cibo. 
Sette puntate per ciascuna sezione, sempre disponibili anche on demand tramite il podcast (info: www.radio2.rai.it). 
Si legge sul sito, inoltre, che gli ascoltatori, aspiranti sommelier, potranno testare la loro preparazione grazie ai test di verifica pubblicati online dopo ogni sezione, e coloro che supereranno la prova, riceveranno un diploma ufficiale Ais e riceverano un abbonamento annuale alla rivista “Bibenda” dei sommelier Ais e la sua guida ai migliori vini d’Italia.

Vi piace l'idea? Sentire parlare di vino sulla radio non è malaccio, solo voglio capire questo diploma che valenza ha visto che, almeno a Roma, per diventare sommelier AIS si sborsano più di 2000 euro. I veri sommelier sono pronti alla rivolta?

 Fonte: WineNews

Antonello Maietta e i suoi Spunti di Svista


Caro Presidente Maietta, chi scrive di vino sul web, si sa, oltre a commettere possibili reati ed essere un visionario è anche una persona che si documenta molto per nutrire la propria passione. Proprio in questo ambito, in orari post  lavorativi, mi sono recentemente imbattuto in alcuni post riguardanti l'Associazione Italiana Sommelier (meglio ora?) che in quest'ultimo periodo, a mio modesto parere, non se la sta passando bene a livello comunicativo.
Caro Maietta, essendo un frequentatore del web, avrà certamente letto la dichiarazione di Daniele Cernilli, responsabile della comunicazione Associazione Italiana Sommelier, il quale imputa all'autorevole figura del Presidente Associazione Italiana Sommelier, quindi lei, la responsabilità di aver allontanato Franco Ziliani dall'Associazione anche se, giorni dopo, lo stesso Ziliani riferisce di un vostro colloquio basato su futuri progetti del sito dell'Associazione che rappresenta.

C'eravamo tanto amati. Fonte: Pignataro Wine Blog
Signor Presidente, la strana coppia Cernilli/Ziliani le ha fatto fare una discreta figuraccia per cui sono qua a chiederle se conferma o smentisce quanto scritto da Ziliani o Cernilli che a livello comunicativo, ci tengo a  sottolineare, pochi giorni fa ha dovuto "subire" lo strano editoriale di Ricci sul mondo del vino raccontato via web.
Bel pasticcio, non trova? Che ne pensa ora di questo Spunto di Svista?

La risposta di Franco Ricci su Bibenda7


Ecco cosa ha scritto oggi Ricci su Bibenda7.

Che ho detto:
  1. Che Ais non è un acronimo di comunicazione penetrante perché riprodotto nel tempo da oltre 30 Marchi e quindi non andrebbe usato. Che dice Antonello Maietta? Dice: “non facciamo passare il termine Ais, ma comunichiamo la nostra associazione con il nome per esteso, Associazione Italiana Sommelier”.
  2. Che scambiarsi pareri sul web, nei forum o altro durante l’orario di lavoro è reato.
Che dicono l’ex Ministro Brunetta e la Legge dello Stato? Uguale.

Ah, e questo qua sotto l'ho scritto io?  

Ci danno pensiero, però, altri tipi di messaggi: alcuni navigatori della rete, ad esempio, anziché apparecchiare la tavola aspettando gli amici, per servire un piatto caldo e un bel bicchiere di vino per viverne insieme qualità ed emozioni, quel bicchiere se lo bevono invece virtualmente. 
Mi riferiscono, perché io non frequento, che hanno lanciato la moda di giudicare il vino e parlarne in maniera interattiva con più persone, scambiandosi pareri positivi o negativi di quella e di quell’altra etichetta. 
Insomma, delusioni o esaltazioni di Barolo o di grandi Champagne, vengono trasmesse da una stanza, seduti davanti a un computer.
Una visione distorta del vino, diciamo noi, abituati a far capire il meraviglioso prodotto, dalla Sicilia al Piemonte, nelle aule dei nostri corsi, avvezzi ad assaggiare insieme lo stesso vino e, soprattutto, in uguale bicchiere...  
Siamo profondamente convinti che non si possa parlare opportunamente e tecnicamente di un vino semplicemente sulla base del ricordo d’averlo bevuto.

Vabbè, tutto ok, non c'ho capito un cazzo io e tutti noi che scriviamo sul web siamo dei rincoglioniti che, oltre ad interpretare male le parole, commettono anche reato.
Ognuno guardi nel suo orticello e alla polvere sotto al tappeto. Grazie.

Daniele Cernilli cosa penserà dell'editoriale di Ricci su Bibenda?


Mi riferiscono, perché io non frequento, che hanno lanciato la moda di giudicare il vino e parlarne in maniera interattiva con più persone, scambiandosi pareri positivi o negativi di quella e di quell’altra etichetta. Insomma, delusioni o esaltazioni di Barolo o di grandi Champagne, vengono trasmesse da una stanza, seduti davanti a un computer.  

Una visione distorta del vino, diciamo noi, abituati a far capire il meraviglioso prodotto, dalla Sicilia al Piemonte, nelle aule dei nostri corsi, avvezzi ad assaggiare insieme lo stesso vino e, soprattutto, in uguale bicchiere... Siamo profondamente convinti che non si possa parlare opportunamente e tecnicamente di un vino semplicemente sulla base del ricordo d’averlo bevuto.

Riflettendo ieri a mente fredda mi è venuto in mente che Daniele Cernilli, amico e collaboratore di Ricci, non dovrebbe essere molto d'accordo con le parole del patron di Bibenda visto che proprio l'ex direttore del Gambero Rosso, ora responsabile della comunicazione di AIS, ha un interessantissimo wine blog dove non solo si parla di vino virtualmente ma, pensate un pò, i lettori possono anche commentare un articolo disquisendo di delusioni o esaltazioni di Barolo o di grandi Champagne. 

Ma a Ricci lo hanno informato di tutto ciò perchè, a mio modesto parere, questo è un altro autogol provocato dall'editoriale. A meno che Cernilli sia immune da tutto ciò....


L'editoriale di Bibenda che non avrei mai voluto leggere.


L'avevo rimosso come un brutto sogno ma Andrea Federici mi ha fatto ripiombare nell'incubo di Natale: l'editoriale di Franco Ricci all'interno dell'ultimo numero di Bibenda
Poche righe, tante inesattezze e una figura da ignorante (come lui stesso ha ammesso) che un uomo del suo ruolo avrebbe dovuto evitare. Cosa ha scritto lo trovate di seguito.

ADESSO CI SI METTE PURE IL VINO! 

Oramai il messaggino, o meglio l’SMS, ha sostituito tutto, o quasi. Pur nella sua brevità, ha sostituito la lettera, il biglietto di auguri, la telefonata, una sana litigata e tanto altro.
Certo, è una considerazione ormai fatta e rifatta, in questi ultimissimi anni.

Passi pure, purtroppo, tutto questo, anche perché nessuno potrà far tornare in auge il biglietto d’auguri. Ci danno pensiero, però, altri tipi di messaggi: alcuni navigatori della rete, ad esempio, anziché apparecchiare la tavola aspettando gli amici, per servire un piatto caldo e un bel bicchiere di vino per viverne insieme qualità ed emozioni, quel bicchiere se lo bevono invece virtualmente.
 
Mi riferiscono, perché io non frequento, che hanno lanciato la moda di giudicare il vino e parlarne in maniera interattiva con più persone, scambiandosi pareri positivi o negativi di quella e di quell’altra etichetta.
Insomma, delusioni o esaltazioni di Barolo o di grandi Champagne, vengono trasmesse da una stanza, seduti davanti a un computer.
Una visione distorta del vino, diciamo noi, abituati a far capire il meraviglioso prodotto, dalla Sicilia al Piemonte, nelle aule dei nostri corsi, avvezzi ad assaggiare insieme lo stesso vino e, soprattutto, in uguale bicchiere... Siamo profondamente convinti che non si possa parlare opportunamente e tecnicamente di un vino semplicemente sulla base del ricordo d’averlo bevuto.

Ma forse va bene anche questo? L’importante è parlarne del vino!
Quello che invece non va bene è che questi scambi “culturali” avvengono soprattutto durante il giorno, durante un orario in cui normalmente la maggioranza si trova al lavoro. Forse è noia, o poco interesse del proprio mestiere, fatto sta che al posto di archiviare pratiche in un qualunque ufficio di una qualunque Compagnia di Assicurazioni o di compilare della modulistica in un altro qualunque ufficio di un qualsiasi Ministero, il signor X parla del vino con altri colleghi collegati.
L’importante è che passi il tempo della noia del proprio lavoro. Senza sapere, o forse sì, che tutto ciò è reato.

Ora, visto che Ricci si confessa estraneo al mondo del web 2.0, il mio pensiero va a quelle persone che gli riferiscono certe cose perchè, se l'ignoranza è scusabile, la malafede un pò meno. 

Prima inesattezza: gli riferiscono che è stata lanciata la moda di giudicare il vino e parlarne in maniera interattiva con più persone, scambiandosi pareri positivi o negativi di quella e di quell’altra etichetta. Vorrei dire al suggeritore di Ricci che i forum sul vino esistono da diversi anni, forse 10, e che il fenomeno è tutt'altro che una moda. Forse è il futuro. Chi ha suggerito questa cosa a Ricci magari ha acceso il computer ieri.

Seconda inesattezza: il vino ce lo beviamo invece virtualmente anzichè con gli amici. Il suggeritore di Ricci deve sapere che ogni vino che viene recensito e condiviso su internet è stato bevuto realmente, il 99% all'interno di cene o degustazioni dove invitiamo tanti amici appassionati.Basta andare alla sezione Eventi del Forum del Gambero Rosso. Non ci facciamo seghe virtuali, grazie!

Terza inesattezza: non si può parlare tecnicamente di vino sulla base di un ricordo. Il suggeritore di Ricci deve sapere che esiste il blocchetto degli appunti su cui scrivere immediatamente le impressioni della bevuta. Ah, questo se sei un vecchio che ama la carta. I più cool hanno il telefono connesso ad internet e scrivono i loro appunti in tempo reale...

Quarta inesattezza: scriviamo dall'ufficio commettendo reato. Il suggeritore di Ricci forse pensa che siamo tutti figli della pubblica amministrazione e magari ignora che esiste del tempo libero (non si lavora 24 ore al giorno) a cui dedicare la propria passione. Basta un'ora, non di più.

Spero davvero, come scrive Andrea Federici, che qualcuno si accorga dell'autogol e faccia fare a Ricci pubblica ammenda. La finisco qua va che altrimenti commetto davvero reato....



Franco Maria Ricci e la futura rivoluzione AIS BIBENDA


Alla fine se ne sono accorti anche loro che c'è un pò di confusione quando si parla di AIS, Bibenda e tutti gli annessi e connessi. Ecco quello che scrive Ricci su Bibenda 7: 

Pochi giorni fa si è tenuta a Milano la Riunione dei Delegati dell'Associazione Italiana Sommelier. Il Presidente Antonello Maietta in apertura ha evidenziato quanto AIS sia un marchio pericolosissimo per la sua riconoscibilità.
Infatti, ne ha fotografato una decina che avevano lo stesso acronimo: c'era AIS Associazione Italiana Sociologia, c’era Associazione Italiana Soccorritori, c'era Associazione Italiana Strumentisti ma anche Ambiente Igiene e Sicurezza...
Mentre Antonello parlava ai Delegati il mio pensiero è andato immediatamente al nostro lavoro, pensiero che negli ultimi anni è divenuto costante e martellante, per il successo del brand.
L'ultimo "strafalcione" della comunicazione, in ordine di data, è del 9 Dicembre scorso su IL TEMPO di Roma, dove una notizia su DUEMILAVINI è stata titolata: "In libreria le guide Ais vini e ristoranti" (sic!).
Ma non è soltanto Ais a non dare chiarezza di comunicazione, per DUEMILAVINI va anche peggio.
Il nome, soltanto per pochi informati intimi significa il riferimento all'anno di nascita 2000. Per gli altri si tratta della selezione di n° 2.000 vini. Poi, e solo poi, si scopre che invece sono 16.500 e oltre. E questo nonostante sia la Guida più amata e più venduta in Italia.
Decisione immediata: dal 2013 si chiamerà BIBENDA e avrà nuovi contenuti e un nuovo look. Per Ais ci stiamo pensando. 

Secondo me Ricci si prenderà tutta l'AIS, prima o poi lo farà e tutto verrà messo sotto Bibenda Holding....


L'AIS Fiumicino ha modificato il sito. Ma allora servo a qualcosa!


Ma allora qualcuno mi legge! Vi ricordate il post sull'AIS Fiumicino dove, impersonando l'avvocato del diavolo, consigliavo all'associazione di togliere dal sito la pubblicità di questi produttori di vino?


Non ci crederete ma, evidentemente leggendomi, l'hanno fatto per cui da oggi la loro home page risulta pulita e senza "sbavature". Eccola qua!!

SITI AMICI

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AIS Fiumicino e la pubblicità poco occulta


Trovo un pò stonato e suscettibile di mille interpretazioni il fatto che sul sito internet dell'AIS Fiumicino ci siano delle pubblicità di aziende vitivinicole. 


Non so se la pubblicità venga più o meno pagata ma, per ragioni di opportunità, non sarebbe meglio evitare che qualcuno pensi che certe aziende vengano "spinte" dall'associazione perchè amiche (i banner sono effettivamente sotto la scritta "Siti Amici")? Io so che non è così però gli altri lo sanno?
Interpretando ancora la parte l'avvocato del diavolo potrei tirar fuori anche il discorso della Guida Duemilavini di Bibenda Editore: molte delle aziende citate le troviamo tra quelle pagine. In un mondo di polemiche e di malpensanti non è meglio prevenire invece che curare? Lancio la palla sperando che qualcuno chiarisca la cosa.

Il Riesling in 700 battute? Missione impossibile anche per Bibenda7


Quando me l’hanno detto non ci volevo credere per cui, curioso come una scimmia, sono andato a vedere se Bibenda 7 n° 3 del primo aprile contenesse davvero quell’articolo.


La faccia di Valeria Rossi è simile a quella della Clerici che, in versione sommelier, cerca di spiegare in 700 battute cos’è il Riesling. Un pò come spiegare in mezza paginetta l’origine dell’universo....

Scorro l’articolo e noto come questo vitigno venga localizzato in Italia SOLO in Trentino Alto Adige ed in Friuli tralasciando le varie espressioni piemontesi, sicuramente le migliori in Italia e, per completezza, quelle lombarde (oltrepò pavese) e toscane.
Se poi mi scrivi che il Riesling di San Michele Appiano è un il punto di riferimento del nostro Paese allora comincio a tremare…

Fonte: Grappolorosso.blogspot.com
Vado avanti nella lettura e leggo, nella parte storica, che “l’origine più probabile del Riesling Renano è quella della vallata del Reno, in particolare la Mosella”.
Deglutisco e ripenso alla mia severa insegnante di geografia che avrebbe “infartato” ad una espressione del genere perché, cara Valeria, c’è la valle del Reno e quella della Mosella, due fiumi diversi tra loro….

La Mosella
Tiro avanti e leggo che…bla bla bla…è in Austria che il Riesling renano occupa un posto di massimo livello tra i vitigni in campo internazionale…bla bla bla..i suoi sentori da giovane sono questi mentre quelli da “vecchio” sono quest’altri.

FINE

Fine???? E la Mosella? Mi dici che il Riesling è originario della zona e non scrivi due, dico due righe sulla grandezza di questi vini in Germania? Metti l’Austria e non il paese di elezione di questo vitigno?

Capisco le 700 battute, l’essere sintetici con un argomento da tesi di laurea ma….in Redazione non c’è nessuno che controlla?


P.S.: la Rossi si è cimentata questa settimana col Pinot Nero. Altra missione impossibile, per le 700 battute, ma il risultato è gradevole. Brava.

Il Top delle guide dei vini 2011


Interessante articolo apparso su Civiltà del Bere che fa un sunto dei vari premii che le Guide del Vino hanno attribuito nel 2011. Leggiamo insieme.

L’ingresso di una nuova Guida, Slow Wine, attenta a territorio e ambiente, non cambia il panorama dei vini-top. Si confermano eccezionali Sassicaia e Riserva del Fondatore Giulio Ferrari. Al vertice anche Radici Taurasi Riserva e Barolo Le Rocche del Falletto
4 vini hanno ottenuto la citazione d’eccellenza su tutte le 6 Guide:
  • Campania: Mastroberardino Radici, Taurasi Riserva Docg 2004
  • Piemonte: Giacosa Bruno Le Rocche del Falletto, Barolo Riserva Docg 2004
  • Toscana: Tenuta San Guido Sassicaia, Bolgheri Sassicaia Doc 2007
  • Trentino-Alto Adige: Ferrari-Fratelli Lunelli Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, Brut Trentodoc 2001
13 vini hanno ottenuto la citazione d’eccellenza su 5 delle 6 Guide
  • Abruzzo: Cataldi Madonna Luigi Tonì, Montepulciano d’Abruzzo Doc 2007
  • Basilicata: Fucci Elena Titolo, Aglianico del Vulture Doc 2008
  • Lombardia: Ca’ del Bosco Cuvée Annamaria Clementi, Franciacorta Docg 2003
  • Marche: Oasi degli Angeli Kurni, Igt Marche Rosso 2008
  • Piemonte: Conterno Giacomo Barolo Monfortino Riserva Docg 2002; Gaja Barbaresco Docg 2007; Sandrone Luciano Barolo Cannubi Boschis Docg 2006
  • Sardegna: Argiolas Turriga, Igt Isola dei Nuraghi 2006
  • Toscana: Isole e Olena Cepparello, Igt Toscana Rosso 2007; Petrolo Galatrona, Igt Toscana Rosso 2008; 
  • Trentino-Alto Adige: Cantina Caldaro Castel Giovanelli – Serenade, Goldmuskateller Alto Adige Passito Doc 2007; Foradori Granato, Igt Vigneti delle Dolomiti Rosso 2007
  • Veneto: Allegrini Amarone della Valpolicella Classico Doc 2006.


Nel placido mare delle Guide enologiche italiane irrompe un nuovo protagonista di non poco conto: Slow Food, che con la sua capillare rete di soci è stato capace, dopo la scissione dal Gambero Rosso con cui aveva firmato la Guida Vini d’Italia sino all’anno precedente, di realizzare e diffondere in pochi mesi una propria pubblicazione, complessa e basata sui principi storici del sodalizio di Bra, il cui slogan è “buono, pulito e giusto”. Ecco allora che ai vini-frutto, ai tre bicchieri, ai cinque grappoli… si affiancano i “Vini Slow”, bottiglie che oltre a una qualità eccellente hanno mostrato particolare attenzione a territorio, storia e ambiente. E le colonne del nostro Top delle Guide da cinque sono diventate sei.
 
Cominciamo col dire che, sebbene i criteri selettivi di Slow Food siano peculiari e abbiano individuato addirittura 243 etichette “esclusive” (quelli che noi definiamo cuori solitari, i vini eccellenti secondo una sola Guida), il nuovo vademecum enoico non ha creato notevoli sconquassi al vertice, e quindi i vini-top sono pressappoco quelli di sempre. 
Anche analizzando le etichette che hanno mancato l’en plein per un solo voto, non risulta che Slow Food abbia cambiato il panorama dei vini italiani più apprezzati. Si confermano al vertice la leggenda Sassicaia della Tenuta San Guido, annata 2007, e la Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2001 dell’omonima Casa spumantistica trentina; raggiungono l’ambito e raro plauso unanime anche la Riserva di Radici Taurasi Mastroberardino (2004) e il Barolo Riserva 2004 Le Rocche del Falletto firmato da Bruno Giacosa.
Anche per quest’edizione ci discostiamo dalle notizie date in anteprima da altre testate. Il sito di WineNews, ad esempio, comunicava che quest’anno un solo vino mette d’accordo tutte le Guide. È doveroso spiegare perché, dal nostro osservatorio, la situazione è un po’ diversa. Dipende tutto, onestamente, dai criteri di valutazione di Luca Maroni e dal peso che si vuole dare ai suoi punteggi. Il portale citato, probabilmente, ha utilizzato un primo elenco di Maroni, riguardante una selezione dei “migliori”, divulgato dalla LM edizioni a novembre. Però il critico romano sostiene che l’ottimo sia rappresentato dai vini-frutto, da lui inventati, che partono da 84/100. Sono moltissimi, 7.633, ed è per questo che, per rendere il giudizio “omogeneo”, cioè paragonabile a quello delle altre Guide, noi abbiamo ritenuto di includere nel Top delle Guide solo i Migliori vini pubblicati nell’Annuario di Luca Maroni che partono dai 90/100, e sono 465 (sono 390 i cinque grappoli, 402 i tre bicchieri, 415 i super tre stelle della Guida Veronelli ecc.). Inoltre, come spieghiamo a pag. 100, se un vino mette tutti d’accordo, tranne Maroni, ma è comunque un vino-frutto (da 84/100 in su), lo segnaliamo tra i top-wine.


Ecco quindi affiancarsi al Radici Riserva Mastroberardino (95/100) il Sassicaia, che ha collezionato tutti i giudizi di eccellenza dalle altre Guide e pure i 90/100 da Maroni. Infine, Le Rocche del Falletto di Bruno Giacosa e Giulio Ferrari Riserva, che sono vini-frutto anche se non entrano nel primo elenco diffuso dalla LM edizioni.
Solo quattro etichette, dunque, su 1.734 premiate dalle Guide hanno saputo accontentare tutti. Un gradino sotto, con il ragguardevole risultato di 5 eccellenze su sei Guide, ci sono 13 vini: il Montepulciano d’Abruzzo Tonì 2007 di Cataldi Madonna, l’Amarone 2006 di Allegrini, due Barolo, un Barbaresco, due SuperTuscan, un Franciacorta (la Cuvée Annamaria Clementi 2003 di Ca’ del Bosco), un Aglianico del Vulture, il marchigiano Kurni 2008, il Turriga 2006, il trentino Granato di Foradori e il passito altoatesino Serenade della Cantina Caldaro.
Per chi ama le statistiche, sommando i vini da 5 e quelli da 6 eccellenze scopriamo che rappresentano solo lo 0,98% dell’universo eccellente nel 2011; se vogliamo allargare l’osservazione sino a includere i vini che sono stati premiati da due Guide, essi sono il 22,09% del totale. Dunque il 77,91% delle etichette-top sono la scelta distintiva di una sola pubblicazione. 
Questo nostro censimento è tradizionalmente suddiviso in due capitoli: quello dei vini e quello delle aziende. La seconda parte consente di monitorare le scelte stilistiche, o strategiche se vogliamo, delle Guide, e di riflettere sulla produzione vinicola italiana in senso più ampio. Se le etichette-top sono quattro, le griffes che (anche per vini diversi) hanno messo tutti d’accordo sono nove: oltre ovviamente alle quattro che producono i vini citati sopra, si registra la presenza dell’abruzzese Masciarelli, della franciacortina Ca’ del Bosco, dei piemontesi Gaja e Sandrone, e della toscana Petrolo. Le cocche, le Cantine che presentano vertici di qualità solo per una Guida, sono 605 su 1.054 aziende, il 57,4%, un risultato ampio ma è evidente che sulla scelta dei produttori vinicoli da premiare c’è meno “dispersione” rispetto alle singole etichette.

 
Come sempre, il principe della soggettività è Luca Maroni: l’83,65% dei vini che hanno ottenuto un punteggio superiore ai 90/100 è sua esclusiva scelta non condivisa da nessun’altra Guida. Subito dopo, in questo senso, c’è la nuova Slow Wine, con il 60% circa di vini premiati solo da questa. In effetti, sono le due pubblicazioni che denunciano sin dalla prefazione un criterio di giudizio particolare: per Maroni l’indice del vino-frutto (con un suo assioma per cui un vino possa essere considerato tale) e per Slow Wine la pretesa di particolari attenzioni ambientali o etiche.
Come si sono comportate le Guide di fronte alle solite questioni regionali? Chi “vince” tra le due eterne contendenti (vedere tabella a pag. 114)? Il Piemonte. Con 354 vini eccellenti (il 20,4%) stacca la Toscana, che può vantarne 315 (il 18,16%). Una differenza di 39 può essere spiegata con il “peccato originale” di Slow Food, il cui cuore batte a Bra (Cuneo). Per la cronaca, l’anno scorso in testa c’era la Toscana con 25 vini di vantaggio, mentre il Piemonte aveva perso per strada 96 etichette-top. Insomma, quest’anno si è capovolta la situazione. Al terzo posto (131 vini, corrispondenti al 7,55% del totale) si conferma il Trentino-Alto Adige, regione piccola ma ad alta concentrazione qualitativa, grazie ai vignaioli del Sudtirolo, con i loro Pinot nero e Gewürztraminer, e ai sempre più amati e conosciuti Trentodoc. Al quarto il Veneto, 128 vini (7,38%). Fanalino di coda è il piccolo Molise, con 4 etichette eccellenti, una in meno di un anno fa.


Questo il quadro generale e se analizziamo le preferenze regionali Guida per Guida scopriamo che solo Luca Maroni mette la Toscana, anziché il Piemonte, al vertice ed è l’unico a dare particolare rilievo al Lazio (14 eccellenze). Inoltre, altra curiosità, mentre le pubblicazioni “spalmano” medaglie e premi tra tante regioni in maniera più o meno equilibrata, la Guida Veronelli è iperfocalizzata su Piemonte (135 vini eccellenti) e Toscana (121), cioè 256 su 415 vini premiati, forse per via del radicamento in queste regioni dei due curatori, Daniel Thomases e Gigi Brozzoni.
 
Nel nostro Top delle Guide, tra le varie informazioni pubblicate, non manca il numero di bottiglie prodotte di ciascun vino: non sono, a dire il vero, tutte “chicche introvabili”. Guardando il vertice (6 o 5 eccellenze) a parte tre (attorno alle 6.000 bottiglie) sono tutti vini oltre le 10.000 bottiglie e il Sassicaia 220.000. Quest’ultimo è decisamente una Blue Chip del vino, come abbiamo definito le etichette pluripremiate a grande diffusione. Ne abbiamo estratto una tabella (pag. 106), per rendere onore a chi riesce a coniugare quantità e qualità. Quest’anno il Marina Cvetic S. Martino Rosso (400.000) scalza dalla vetta il Tignanello (340.000). Terzo nella classifica delle Blue Chips è il Duca Sanfelice Cirò Riserva di Librandi (300.000).


Fonte: Civiltà del Bere

Daniele Cernilli lo trovate all'AIS Roma


Qualche giorno fa tutti i maggiori wine blog d'Italia si stavano dando battiglia sulle sorti di Daniele Cernilli che, uscito dal Gambero Rosso, è ormai libero di fare quello che vuole e dove vuole.
I bene informati già sapevano di un avvicinamento dell'ex direttore del crostaceo con l'AIS di Roma e, soprattutto, con l'amico Franco Maria Ricci ma, cosa che non ho letto, nessuna gola profonda aveva ipotizzato cosa andasse a fare di preciso Cernilli presso l'Associazione Sommelier di Roma.

Cernilli a lavoro
I dettagli dell'operazione si sapranno ad Aprile quando uscirà la "solita" intervista esclusiva su WineNews ma, per chi come me ieri era al Rome Cavalieri per la degustazione Antinori, la nebbia sembra essere meno fitta.
Daniele Cernilli era là assieme a Daniela Scrobogna a condurre la degustazione. Durante la presentazione della serata Ricci, inoltre, ha anticipato che il panciuto degustatore scriverà anche per l'AIS (Bibenda è diventata nazionale) e si occuperà della didattica. 

Franco Ricci. Fonte: Luciano Pignataro
Per cui, in soldoni, avremo Ricci come sempre all'organizzazione e, forse, Cernilli come supervisore della didattica e battitore libero nelle migliori degustazioni. Ce lo vedo poco a condurre una serata su vini di scarso interesse mediatico. 

Possiamo dire amen? 

P.S.: stavolta ho "fregato" sul tempo WineNews visto che alle 16.51 è uscito questo articolo sul futuro dell'ex direttore del Gambero. 

Cosa dice? “Da aprile per Ais Roma e Bibenda, tornerò a fare corsi e master, che misi a punto tanti anni fa. Mi occuperò, inoltre, della rivista “Bibenda” e della guida “Duemilavini”, curando alcune regioni”.
Farò - spiega Cernilli a WineNews - anche parte della commissione finale della guida, ma in serbo ci sono anche altri progetti; la mia sarà una collaborazione a tutto campo. Mi piacerebbe contribuire alla realizzazione di edizioni in lingua straniera, in particolare in inglese, un’innovazione necessaria”.