Visualizzazione post con etichetta 2009. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 2009. Mostra tutti i post

La storia di Montevertine ha lo sguardo del Pergole Torte e il volto di Martino Manetti


La storia della famiglia Manetti e di Montevertine la puoi ascoltare durante una cena nella parole appassionate di Martino oppure la può facilmente dedurre ascoltando il messaggio emozionale che ti portano le vecchie e le nuove annate dei suoi vini che oggi, senza alcun dubbio, rappresentano l'avverarsi di un sogno di una famiglia e la scommessa vincente di un vitigno per qualcuno non grandissimo: il sangiovese (ok c'è anche del canaiolo....). 

Il Sodaccio di Montevertine 1987: un'annata piccola piccola, per qualcuno, regala un vino bono bono con un naso frizzante dove trovi la complessità della frutta rossa disidratata, arancia amara su tutte, i fiori da diario e una mineralità ancora galoppante. La bocca mi è piaciuta davvero tanto, il vino è vivissimo, fresco, sprizza acidità da ogni atomo con un'ampiezza e una persistenza inaspettate. 


Cannaio 1995: prodotto con uve selezionate di sangiovese e canaiolo, appena versato nel bicchiere sembra di odorare l'entrata di una miniera o di una fonderia tanta era la ruggine, il ferro e la nota di goudron che sprigionava. Poi, con l'ossigenazione, ecco far capolino le sensazioni di fiori secchi e la caramella mou. Bocca meno espressiva del precedente vino, forse un filino più corta e ampia ma, nonostante tutto, di grande eleganza ed austerità. 

Montevertine Riserva 1996: come alla Scala, dopo un concerto, dopo aver bevuto questo vino ci si alza in piedi e si applaude Sergio Manetti per qualche ora. E' un vino buonissimo, finissimo, borgognone (spero di non urtare la sensibilità di qualcuno) che ha caratteri di gioventù ed eleganza veramente rari da trovare in un vino di quindici anni. 


Pergole Torte 2001: non sarà a livello della mitica Riserva '90 ma bere questo sangiovese in purezza, ad oggi, è un'esperienza commovente e per certi versi didattica perchè capisci, facendo un paragone calcistico, la differenza tra Cristiano Ronaldo e Messi: il primo è un grande calciatore mentre il secondo è un fuoriclasse. Ecco, il Pergole 2001 ha quei numeri in più che ti fanno capire che questo vino, rispetto ad altri, ha una marcia in più. E' tutto di più e non servono tecniche speciali di degustazioni per capirlo. 

Martino Manetti durante la serata
Pian del Ciampolo 2002: come può un un vino base in una annata considerata sfigata diventare un gioiellino di bevibilità e piacevolezza? Le cose sono due: o chiedete un consulto ad Harry Potter oppure, meglio, chiamate Martino Manetti. amo sempre di puù questo vino! 

Montevertine 2009: L'annata, che promette veramente bene a Radda in Chianti, dà vita ad un vino che, nonostante sia stato appena imbottigliato, è già godibilissimo. Nette sono le sensazioni di ciliegia, fruttini di bosco e fiori rossi che ben si amalgamano alla vena minerale del vino. Bocca freschissima dotata di tannini setosi e ritorni di frutta rossa croccante e viola. Buono davvero. 

Pergole Torte 2009: se tanto mi dà tanto, soprattutto paragonandolo alle recenti annate 2007 e 2008, questo Pergole ha davvero tanta roba, oggi ancora inespressa ed inesplorata, che potrebbe portarlo col tempo a vette che ad oggi possiamo a malapena immaginare. Da comprare e tenere in cantina perchè è davvero giovane. A Martino brillano gli occhi a parlarne per cui....

Brezza d'Estate 2009 di Cascina I Carpini


Era da un po’ che non bevevo il Brezza d’Estate di Cascina I Carpini per cui, aperta la nuova annata 2009, la prima cosa che mi son detto mettendo il naso nel bicchiere è stata:”Cavolo, altro che Brezza, questo vino è un uragano di profumi!”
In effetti, rispetto al millesimo precedente, il primo prodotto, trovo questo timorasso dei Colli Tortonesi molto migliorato, più seducente nei profumi che inizialmente riportano alle erbe aromatiche per poi virare verso la mela limoncella, la susina, il fieno per poi sfoderare, una volta ossigenato, un’anima minerale di grande purezza.


All’assaggio non cambia una virgola, il timorasso si caratterizza per intensità con la preziosa rifinitura di guizzi freschi e sapidi che sostengono struttura e persistenza del vino. Sono curioso di capire come evolverà questo timorasso nel tempo per cui tre bottiglie me le tengo in cantina e, tra qualche anno, faccio una comparativa con i grandi nomi dei Colli Tortonesi come Walter Massa, Mariotto e Mutti. Penso proprio che Paolo Ghislandi accetti la sfida.
Ah, ultima nota tecnica: il Brezza d'Estate matura in vasche d'acciaio e affina in bottiglia per almeno 18 mesi.

“Quando il cardo fiorisce e da
un albero la cicala canora diffonde
l’armonioso frinire battendo
le ali, è giunto il tempo
dell’estate… All’ombra e con
il cuore sazio, beviamo allora
il vino generoso godendo del
dolce alitare di Zefiro sul viso.”
(Esiodo)

Botti di fine anno: Ka Mancinè e il Rossese di Dolceacqua


Si ritorna alle origini, al nome del mio blog, a quel percorso che dovrebbe condurre tutti, io e i miei pochi lettori, a raggiungere la serenità edonistica che ci può fornire una buona bottiglia di vino, non un prodotto qualunque, ma il figlio della Terra e del Sudore. 

Per fine anno voglio regarvi una chicca.

Vi racconto un rosato, una tipologia poco capita che, stagionalmente, riscuote un certo successo solo in estate per via della moda del momento.
Oggi vi porto in Liguria, a Soldano (IM), all’interno della piccolissima azienda Ka Mancinè dove Maurizio Anfosso, ex rappresentante, ha realizzato il sogno della sua vita: creare il suo Rossese di Dolceacqua ridando vigore alle vigne storiche di proprietà (alcune dei primi del '900 coltivate ad alberello) site all’interno della zona “Galeae” (Galera in dialetto ligure), cioè nel luogo dove storicamente venivano portati e fatti lavorare i prigionieri saraceni catturati durante le battaglie d'Almeria (1147) e Tortosa (1148).


Maurizio Anfosso è un tutt’uno con Ka Mancinè, vigna e cantina vengono gestite personalmente col solo aiuto dei propri parenti durante la vendemmia.
Pochissime le bottiglie prodotte. Nel 2006, il suo “anno zero”, il suo vino, realizzato in 1.500 unità, ha subito conquistato premi e critica ed oggi, a quasi cinque anni, trovare una sua bottiglia è davvero difficile, tutta la sua produzione è contingentata e, ovviamente, venduta tutta “en primeur”.

Maurizio Anfosso e...famiglia
Lo Sciakk 2009, VdT rosato, è il risultato di una cura e di una gestione maniacale sia del vigneto (resa 30 q/ha) sia della vinificazione (in bianco con lieviti autoctoni per 20 giorni) del Rossese che nel bicchiere si esprime, per la tipologia, ai massimi livelli.
Se guardi dove sono posizionate le vigne capisci subito che hai di fronte un vino mediterraneo, la frutta rossa croccante dopo un veemente inizio lascia il posto alla macchia mediterranea, il naso ci conduce in un sentiero dove mirto, ginepro, alloro, corbezzolo e lentisco rappresentano sensazioni che catturano la mente e l’anima.
Bevo lo Sciakk, una, due, tre volte, non smetto di poggiare le labbra sul bicchiere, la freschezza del sorso e il fine equilibrio mi trascinano in un vortice color rosa che faccio fatica a contenere.


L’unico rammarico? Aver saputo che Maurizio abbia prodotto nel 2009 solo 733 bottiglie (!!). 
Io per il 2011 ho già fatto la mia prenotazione. L’ultimo che arriva chiude la porta.

Il vigneto
Il vigneto

Le foto sono tratte da www.vinoalvino.org e www.sole-liguria.com

Bianchi della Maremma Toscana: l'Ex Rubro di Poggio al Toro


Chi non risica non rosica.
 
Questa è il motto che, indelebile, aveva in mente Vincenzo Ciaceri quando, assieme ai suoi enologi, ha pensato all’Ex Rubro, puro sangiovese Bio vinificato in bianco la cui idea sfidante è stata raccolta in Italia da pochissimi produttori.
Il sangiovese, infatti, è un vitigno tosto, difficile, che in questo caso diventa davvero scorbutico per via dei rischi non indifferenti nell’attendere in vendemmia uno sviluppo aromatico importante evitando, nel contempo, un’eccessiva colorazione dell’acino che porterebbe problemi durante la fase di ammortamento.

Le Vigne
Con la vendemmia (anticipata) i problemi non sono finiti perché un’altra partita importante Vincenzo Ciaceri l’ha dovuta giocare nel momento della pressatura: in queste fasi, infatti, si dovrà cercare di azzerare l’ammostamento delle uve in vigna, caricare la pressa manualmente con le uve intere (se e solo se l’agostamento del legno sarà perfetto, altrimenti si rischiano sgradevoli cessioni da parte del raspo) e calibrare l’intensità della pressatura in modo da estrarre più aromi possibili senza estrarre colore.
Paure ed ansie, soprattutto di tipo tecnico, che si sono dissolte man mano che il vino prendeva forma e si affinava in bottiglia.

La Cantina
L’Ex Rubro 2009, bevuto poco tempo fa a tavola con amici, ha sorpreso tutti, me per primo, per via di due caratteristiche fondamentali: la grande freschezza del vino e, soprattutto, la grandissima bevibilità.
Col produttore di Poggio al Toro non sono d’accordo, invece, su un punto: l’Ex Rubro non va servito troppo freddo. Le basse temperature, infatti, nascondono  l'anima del sangiovese, ingabbiano un po’ la struttura  e la complessità che, invece, vengono fuori alla grande quando il vino comincia a scaldarsi leggermente nel bicchiere. E’ in questo momento che escono fuori tutte le caratteristiche del sangiovese di razza, il naso sembra tuffarsi in una macedonia di frutta bianca e gialla non troppo matura a cui seguono note di fiori di campo e una leggera ma profonda sapidità.


In bocca l’Ex Rubro gioca tutte le sue carte su equilibrio e freschezza, caratteristiche che rendono, come detto in precedenza, la beva assolutamente compulsiva. Un vino non solo per l’estate, per chi vuole bere sano anche nel quotidiano. Fa anche rima!


Nuove forme di comunicazione 2.0: l'Alto Adige di Alois Lageder


Mi sembra che qualcosa si stia muovendo attorno al mondo dei blog, forse qualcuno, di ampie vedute, sta capendo che questo è un mondo utile per divulgare informazioni in maniera rapida, efficace e spesso a costo zero.
Lo sanno bene all’Isola d’Elba dove il Comune di Capoliveri ha invitato alcuni wine blogger per raccontare la locale Festa dell’Uva e, soprattutto, lo sanno bene il Alto Adige, posto magnifico che in Italia, più degli altri, negli ultimi mesi ha capito e sta sfruttando al meglio le potenzialità del vino 2.0.


L’occasione per incontrare i vini e lo spirito altoatesino mi è stata data dai responsabili dell’Alto Adige/Sudtirol che hanno portato a Roma uno dei produttori di punta della zona: Alois Lageder.
L’appuntamento era fissato alle 19.30 al Loft di Roma, una bellissima struttura in centro di Roma che ha accolto blogger (finalmente!) e giornalisti per una chiacchierata informale sul tema "I vini altoatesini tra tradizione e innovazione".
Lageder è un bel personaggio ed è molto curioso sul mondo dei wine blog. Durante la nostra chiacchierata in terrazza, con la bellissima Roma sullo sfondo, si è parlato in maniera informale un po’ di tutto, soprattutto della sua filosofia aziendale improntata sul concetto olistico. Ciò significa cercare di comprendere e rispettare quanti più elementi possibili nelle nostre attività quotidiane: i ritmi, i cicli e le forze della natura, l’uomo e la sua cultura, la tecnologia, l’universo, il passato e il futuro, la tradizione e la modernità. 

Alois Lageder
È con questo spirito che dal 2004 Lageder pratica la viticoltura biodinamica considerando il vigneto come il simbolo più bello della complessità olistica poiché è un sistema completo in cui interagiscono molti fattori diversi, tutti strettamente legati fra loro generando un microcosmo dove suolo, clima, uomo e il cielo, con i cicli delle costellazioni, generano un legame indissolubile che, alla fine, si esprimerà nella qualità del vino. 
La cantina viene vista con lo stesso spirito del vigneto. In questo luogo la natura, le persone, la cultura, la tecnologia, il cosmo, il passato e il futuro, la tradizione e la modernità interagiscono formando un insieme unico che avrà riflessi sul vino, il prodotto finale di tutto ciò.
Lageder è orgoglioso quando mi spiega che le uve raccolte nei suoi vigneti di proprietà, circa 50 ettari coltivati in maniera biodinamica, confluiscono nella linea Tenutæ Lageder, la linea di punta dell’azienda dove tutti i vini spiccano per territorialità e purezza espressiva. “Il nostro obiettivo – precisa Alois Lageder – non è produrre vini maestosi o di grande impeto, magari per arrivare primi a una degustazione alla cieca, ma semmai ottenere dei vini ben differenziati e di spiccata profondità, quelli che fanno venire voglia di un secondo bicchiere, e che si sposano bene coi cibi e le pietanze più apprezzate.”

I vigneti Lageder


Purtroppo al Loft sono rimasto solo il tempo di un aperitivo ma quel singolo calice di vino bianco, accostato alle creazioni dello chef stellato Karl Baumgartner, mi ha fatto capire cosa intendeva Lageder durante la nostra piacevole conversazione.
Il Beta Delta 2009 (Chardonnay e Pinot Grigio) è un vino freschissimo, da servire non troppo freddo per non ingabbiare la buona complessità dei profumi floreali ed esotici che sono ben racchiusi all’interno di una cornice minerale e sapida. Accarezza il palato e lo rinfresca con la sua fervida vena acida e la buona sapidità. Discreta la struttura. Un vino che va giù da solo e che potrebbe diventare un ottimo compagno quotidiano per la nostra tavola.


 Aveva ragione Alois…..ah se aveva ragione..

Come saranno i Bordeaux 2009? Chiedetelo a Parker o ai cinesi!


Non sono più vini avvicinabili, almeno per noi poveri mortali che delle valutazioni Parkeriane ce ne freghiamo e che il vino lo beviamo e non lo conserviamo all’interno dei caveau bancari.
L’annata 2009, secondo Wine Advocate, è un millesimo da non mancare soprattutto se esaminiamo alcuni dei punteggi assegnati da Parker:

Angelus 96-100
Lafite 98-100
Latour 98-100
Petrus 96-100
Le Pin 95-98
Clinet 97-100
Clos l''Eglise 96-100
Mission Haut Brion 98-100
Montrose 96-100

Secondo James Suckling, altro sedicente guru del vino d’oltreoceano, i prezzi dei grandi premier cru saranno elevatissimi, molto simili a quelli stabiliti in passato col millesimo 2000 o 2005, con punte di ordinaria follia, aggiungo io, nel caso volessimo acquistare un Lafite 2009. Questo sarà il vero vino cult, un bordeaux talmente ricercato ed apprezzato dai cinesi che, in questa annata, hanno preordinato circa 100.000 casse, ovvero una domanda che supera di tre volte l’offerta. Che gli andasse di traverso!

Se quanto detto finora non vi ha fatto scappare e siete ancora intenzionati ad acquistare qualche grande premier cru 2009, allora seguite i consigli che Paolo Repetto, responsabile di Vinifera, ha messo on line per tutti noi:

Il 2009 a Bordeaux è un'annata veramente eccezionale su tutta la linea.

Tutti i vini sono già stati eccezionalmente quotati dalla critica internazionale (James Suckling di Wine Spectator ha segnalato 14 vini a un potenziale di 100/100).

Ciò significa che la domanda sarà estremamente elevati per questa annata (simile alle annate 2000 e 1982).
I produttori di Bordeaux sono ottimisti sull’annata 2009, confrontandola con l’annata “epica”del 2005, nella convinzione che il 2009 potrebbe essere addirittura migliore. Questi giudizi sono basati sulla superba qualità delle uve portate in cantina.

Christian Moueix, che gestisce Petrus, ha affermato: “Non ho mai visto niente di simile nella mia carriera, una carriera che dura dal 1971!”

Jean-Charles Cazes, la cui famiglia gestisce Lynch-Bages, è ugualmente fiducioso e colpito dalla qualità. Dopo aver degustato i vini il 1 ° dicembre, li ha descritti come “ricchi e potenti, morbidi e raffinati allo stesso tempo” come il padre si ricordò della grande vendemmia 1982!
Soprattutto, considerando l'attuale domanda di Lafite e Mouton, i rapporti provenienti da Baron de Rothschild sono molto buoni, con enologo Philippe Dhalluin che dichiara di aver visto raramente frutto perfetto come quest'anno.


Qual è la migliore strategia di acquisto per il 2009?

Le indicazioni suggeriscono i prezzi di rilascio saranno sostenuti, vicini a livelli dell’annata 2005.
Nonostante questo, si suggerisce agli investitori di attivarsi il più presto possibile al fine di ottenere il miglior ritorno sui loro investimenti. Si prevede che questa annata “blockbuster” attirerà grandi patrimoni da nuovi investitori sul mercato.
Consigliamo in particolare di concentrarsi su Latour, Lafite Rothschild e Mouton Rothschild.
Rapporti provenienti da Bordeaux suggeriscono che Latour avrà le migliori performance nella classifica di punteggi, seguito da vicino dal sempre performante Lafite Rothschild.

Latour e Lafite: note per il 2009

La reputazione Lafite Rothschild ha continuato a salire nei primi mesi del 2010 e la domanda per il famoso Bordeaux Grand Cru Classé non mostra segni di cedimento. Lafite Rothschild è in vetta alle classifiche di investimento Liv-ex per il 2009, con una crescita di oltre il 17% in tutte le annate. In particolare, la performance del 2008 En Primeur è stata incredibile. Al secondo posto Chateau Latour (+12% di crescita).
Con Latour ora più presente che mai nei negozi di vino a Hong Kong (che ricordo dal 2009 ha azzerato i dazi doganali sul vino), i primi mesi del 2010 hanno visto i suoi prezzi aumentare notevolmente.
Considerando che il 2009 è già stato lodato come un 'vintage blockbuster' con i punteggi a tutti i livelli attesi a livello dell’annata 2005, i prezzi futuri di questi vini saranno simili a quelli attualmente oggetto di scambi commerciali per il 2005.

E’ presumibile che il prezzo di Latour e Lafite 2009 sarà intorno agli 11.000/12.000 euro la cassa (x12) al momento della consegna (primavera 2012).

Questo potrà offrire agli investitori un rendimento straordinario nei 24 mesi.

Per capire il potenziale di investimento della vendemmia 2009, bisogna guardare la “grande” vendemmia più recente, che è stata la 2005. Analogamente a quest'anno, la vendemmia 2005 è stata rilasciata a prezzi molto elevati (in effetti la 2005 è utilizzata come riferimento per i prezzi di quest'anno), e così fare una comparazione 2009-2005 dovrebbe dare una buona indicazione la possono aspettarsi i rendimenti degli investitori.
Con l'inflazione e l'afflusso di cinesi e compratori asiatici nel mercato, bisogna aspettarsi che la maggioranza dei vini del 2009 potrà superare le prestazioni della 2005. Inoltre, anche i punteggi dovrebbero superare quelli relativi all’annata 2005.
Riservando ora l’acquisto, gli investitori possono garantirsi il prezzo di emissione iniziale. Ogni anno i prezzi tendono ad aumentare molto rapidamente nel corso delle settimane, soprattutto a ridosso del rilascio, pertanto, è di grande importanza per l'investitore garantirsi il loro vino il più presto possibile.

E voi che fate? Investite in vino?

- 1 ad Eat-Alia 2009 - Roma, 5/6/7 Dicembre

Vi aspettiamo tutti a Roma a Palazzo Rospigliosi per una tre giorni dove Percorsi di Vino e i tanti ospiti della manifestazione daranno vita ad una grande varietà di laboratori del gusto che, da come mi dicono, sono già quasi tutti esauriti.
Col mio blog, ovviamente, seguirò in diretta la manifestazione sperando di fornire materiale interessante per tutta una serie di approfondimenti, sulla birra artigianale e sul vino, che posterò nei giorni successivi all'evento. Allora che dire...SEGUITECI!

Ad EAT-ALIA 2009 andremo a Nord e Sud di Roma...

Tra Nord e Sud di Roma è uno dei laboratori di EAT-ALIA del quale sarò relatore, un percorso gustativo che ci farà viaggiare all’interno del territorio laziale, nel comprensorio dei Castelli Romani per quanto riguarda i salumi (il nord) e nei pressi dell’antica città di Nepi, cuore di un territorio ricco di storia, per lunghissimi anni dimora di Papi (il sud).
Come è prodotta la vera Coppietta di Frascati? Quale è la sua storia? Avete mai provato il gusto della vera porchetta fatta ancora totalmente a mano disossando la carne che poi viene condita con aglio, rosmarino, sale e pepe, legata a mano e cotta in forno?

Sapori unici, quasi dimenticati, che riscopriremo la prossima domenica grazie al
Salumificio Castelli, una bella realtà aziendale laziale che oggi Mauro Castelli, artigiano norcino da quattro generazioni, porta avanti con grande orgoglio cercando di tenere viva la tradizione e la cultura della gastronomia locale promuovendo la conoscenza del territorio attraverso la produzione di salumi di eccellenza.
Coppa di testa, spianata romana, coppiette di Frascati e tronchetto porchettato, verranno da me e Marco Greggio (esperto di analisi sensoriale) sapientemente abbinati ai vini della Tenuta Ronci di Nepi, interessantissima realtà vitivinicola che a sud di Roma, nei pressi di Nepi, si estende per circa cinquanta ettari, di cui venti vitati, su fertili colline dal clima dolce e temperato della riserva naturale del parco della Valle del Treja.L’azienda di Simone e Sabrina Improta si avvale della consulenza di Luigi Moio per la parte enologica e produce grandi vini IGT da uve Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Montepulciano, Merlot, Petit Verdeau, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Falanghina e Trebbiano giallo Imperiale.

Per questa degustazione l’
Oro di Né, chardonnay in purezza molto equilibrato e persistente, verrà abbinato alla coppa di testa Castelli per un matrimonio di sapori che esalterà le caratteristiche peculiari di entrambe i prodotti.

Il
Vigna Manti, chardonnay in purezza passato in barrique per sei mesi, sarà invece proposto insieme alla spianata romana Castelli, un abbinamento sicuramente inusuale, per certi versi temerario, ma che darà delle risposte sicuramente interessanti.

I
l Veste Porpora, blend di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot, è il primo rosso della degustazione e lo abbineremo ad un grande classico delle fraschette dei Castelli Romani: le coppiette di Frascati.

L’ultimo vino della Tenuta Ronci di Nepi che andremo a degustare sarà il Ronci, Cabernet Sauvignon al 100%, che con i suoi sentori di frutta croccante e spezie nere, la sua grande struttura e la sua persistenza, sarà il perfetto partner del tronchetto porchettato, altra grande specialità del salumificio Castelli realizzato con le parti pregiate del suino magro lavorate esclusivamente a mano seguendo le tecniche per la preparazione della porchetta.

Non vi è venuta l’acquolina in bocca? E allora che aspettate? Prenotate subito il laboratorio di degustazione su
www.eatalia.eu e seguite Percorsi di Vino!

Percorsi di Vino ad EAT-ALIA 2009

Dal 5 al 7 Dicembre 2009 il Palazzo Rospigliosi di Roma ospiterà la seconda edizione di Eat-Alia, l’evento enogastronomico dedicato all’eccellenza italiana.
Dopo il grande successo riscosso durante la scorsa edizione grazie ai prodotti tipici delle tradizioni regionali italiane, Eat-Alia ritorna per l’edizione 2009 nella prestigiosa location di Palazzo Rospigliosi.

Anche quest’anno Eat-Alia si focalizzerà principalmente sul tasting e la conoscenza diretta dei produttori da parte del pubblico, con lo scopo di offrire allo stesso modo un contatto diretto con le aziende produttrici e gli op
eratori locali.

Eat-Alia oltre ad essere un evento en
ogastronomico commerciale riesce a fondere qualità, cultura, tradizioni, arte e musica. Eat-Alia offre al pubblico l’opportunità di frequentare brevi corsi di degustazione e laboratori del gusto.

Saranno organizzati convegni e dibattiti per offrire agli ospiti le nozioni base di un corretto consumo del vino e dell’abbinamento col cibo.
A Roma, per gli appassionati di wine&food, si conferma dunque l’appuntamento per la seconda edizione Eat-Alia 2009 presso Palazzo Rospigliosi in via XXIV Maggio 43.

Eat-Alia apre le porte al pubblico Sabato 5 e Domenica 6 dicembre 2009. Nella giornata di Lunedì 7 Dicembre, Eat-Alia sarà aperta esclusivamente al pubblico di operatori del settore, creando così uno speciale momento di incontro B2B.

E io in tutto questo?? Sono il responsabile dei laboratori del gusto della manifestazione assieme a Stefania e condurrò alcune degustazioni molto ma molto interessanti. Quali? Basta leggere il programma della manifestazione su
www.eataliablog.com oppure rimanete sintonizzati su Percorsi di Vino

Percorsi di Vino miglior wine blog secondo Blog Cafè

E' UN PREMIO CHE VORREI CONDIVIDERE CON TUTTI VOI. COME SCRITTO IN PRECEDENZA IL MIO NON E' IL MIGLIOR BLOG DEL VINO, CI SONO TANTI MAESTRI DA CUI DEVO IMPARARE. IL MIO E' SOLO UN VIAGGIO, UN PERCORSO PERSONALE ALLA SCOPERTA DELLA CULTURA DEL VINO. UN VIAGGIO EMOZIONALE CHE VOGLIO CONDIVIDERE CON TUTTI VOI. NON L'HO FATTO DURANTE IL PREMIO PER EMOZIONE, TE LO DICO ORA...GRAZIE STEFANIA,SENZA LA TUA SPINTA UN ANNO FA STO BLOG NON LO AVREI MAI FATTO.
GRAZIE A TUTTI

Blog Cafè, ultimi quattro giorni per votarmi!

Siamo al giro di boa, mancano solo quattro giorni e finalmente sapremo chi saranno i vincitori del Blog Cafè 2009. Come forse sapete (o non sapete) sono tra i finalisti del concorso come migliore Blog del Vino. Meritato o non meritato per me già essere in questa finale è un grande riconoscimento di stima che i lettori (per qualcuno solo amici e parenti) di Percorsi di Vino mi hanno dato.
Se ancora non avete votato e se ritenete che il mio Blog sia interessante e non il migliore come qualcuno cerca di sostenere, allora votatemi qua

P.S.: ho visto che la giuria ha inserito un premio speciale he affiancherà i tre premi decisi dalle votazioni pubbliche.

Queste le Nomination del Premio Speciale:

www.dissapore.com
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/
http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/

Chissà, alla luce di questi nomi forse qualcuno ora dirà che Blog Cafè ha fatto giustizia....

E su Blog Cafè anche Il Giornale la pensa come me...

Meno male che, sulle polemiche scaturite dopo le nomination di Blog Cafè, non sono il solo a pensare che dovremmo essere tutti uniti senza creare caste di wine blogger.
In tale ambito particolarmente piacere mi ha fatto l'articolo pubblicato su Il Giornale di Domenica 12 Aprile 2009.

Questo il testo integrale: Tra le cento iniziative che animeranno il prossimo Squisito all’interno della Comunità di San Patrignano, dal 1° al 4 maggio, info squisito.org, una premia chi fa informazione golosa in internet. È la terza edizione del Blog Café e, come le precedenti, è accompagnata da polemiche perché c’è sempre chi fatica ad afferrare il lato gioioso delle cose. Tre categorie (miglior blog sul vino, migliore su ristoranti e dintorni golosi, migliore in assoluto) e tutti liberi di inserire i blog preferiti, cosa che ha sconvolto alcune certezze della parrocchia web perché è difficile controllare oltre seimila votanti. Ora il gioco è alla seconda tornata, tutti chiamati a scegliere tra le nomination. I risultati a inizio maggio a Squisito. Chi volesse votare sappia che a livello cibo sono in corsa I Piaceri della Vita; Mediterraneo in Cucina (Marcello Valentino) e Una Finestra di Fronte; per il vino Divino Scrivere, Percorsi di Vino e VinoGlocal; mentre per il Blog dei Blog ecco Andrea Graziano...food & co., Cuciniamo insieme ad Andrea e Maidireristorante.


Al Vinitaly 2009 ricchi premi e cotillons!

Castello Banfi è stato premiato recentemente col Premio Internazionale Vinitaly. Il riconoscimento, nato nel 1996, vuole premiare l'impegno di chi, imprenditore, giornalista, azienda, si è particolarmente distinto a livello internazionale in favore del settore vitivinicolo.

Massima espressione dell'imprenditorialità legata all'agricoltura, e da sempre votata all'eccellenza, cresciuta in oltre venti anni sotto l'egida dell'alta qualità, la Castello Banfi ha vinto il Premio Internazionale Vinitaly "perché rappresenta oggi uno dei principali ambasciatori del made in Italy nel mondo. Forza trainante del "modello Montalcino", indissolubilmente legata al territorio che emerge con intensità ad ogni sorso dei suoi vini, la Castello Banfi è riuscita a coltivare l'innovazione tecnologica, con un'ottica di produzione e di tutela dell'ambiente, senza dimenticare mai l'importanza della tradizione".

Se queste motivazioni fossero lette da Mr. Bean forse sarebbero più credibili. Ma come si fa a dire che Banfi rappresenta tutto ciò che è scritto in neretto??? Vi prego ditemi che non è vero e che ho letto un pesce d'Aprile!!

Tre Bicchieri 2009 Gambero Rosso - Slow Food

Ieri sono usciti gli ambiti Tre Bicchieri 2009 della guida Vini d'Italia curata da Slow Food e Gambero Rosso. Purtroppo, ancora una volta, devo annotare un risultato deludente per la mia regione, il Lazio, che vede premiate ancora una volta solo due cantine, la ormai onnipresente Falesco col suo Montiano 2006 e Sergio Mottura che resta al top col suo Grechetto Latour a Civitella 2006. E il resto? Apparente calma piatta, così come, secondo la guida, accade da anni. Infatti, spulciando l'archivio storico, si può notare con estremo disagio che è almeno dal 2002 che il Lazio non riesce a prendere più di due premi e sempre con le stesse aziende: Paola Di Mauro, Falesco, Sergio Mottura. Tutto questo sembrerebbe far pensare, a chi sfoglia la guida, che nel Lazio, in anni alternati, ci sono solo tre realtà vitivinicole che fanno qualità. Ma è proprio vero? Siamo veramente così lontani dalla Toscana e dal Piemonte che vengono premiati ogni anno con decine e decine di vini?

Lancio questa riflessione nella profonda convinzione che la mia Regione meriti di più, soprattutto meriterebbe il coraggio da parte delle guide, di tutte le guide, di premiare anche altri vini e altre aziende. La guida ne "L'introduzione del Lazio su Vini d'Italia 2009" parla comunque di passi in avanti dal punto di vista qualitativo dell'intera Regione soprattutto nella zona di Latina, Viterbo e nell'area del Frusinate dove, la DOCG Cesanese del Piglio, sta spingendo molti produttori nella ricerca della qualità. In tale ambito, pertanto, mi domando perchè un produttore come Coletti Conti, da tempo ai vertici qualitativi col suo Romanico, non sia stato mai premiato. Davvero il suo cesanese è peggio di un Artas di Castello Monaci? Oppure, è così lontano il Mater Matuta di Casale del Giglio, premiato comunque da altre guide, dal Sàgana di Cusumano?
Ci vuole coraggio ragazzi per cambiare davvero le cose, bisogna rischiare e cominciare ad andare contro corrente se si vuole invertire davvero la rotta ed uscire dal vostro presunto immobilismo che, come viene scritto all'interno della stessa guida, nel dinamico panorama vitivinicolo nazionale significa compiere un effettivo passo indietro. Fatelo voi un passo avanti....

Buon fine settimana

Il vino che vorrei con....Terre Colte

Vi piacerebbe diventare Enologi di un’azienda da semplici appassionati di vino?
Oggi è possibile grazie all’iniziativa di Terre Colte, azienda vinicola di Luogosano (Av)
www.terrecolte.com che ha lanciato l’iniziativa denominata “IL VINO CHE VORREI”. In pratica, chiunque può partecipare compilando, a partire dal primo settembre 2008, sul sito dell’azienda, un’apposita scheda con la quale esprimere le proprie preferenze circa il suo vino ideale. Le scelte verteranno sui tipi di uve da utilizzare e relative percentuali di assemblaggio, sul tipo di affinamento e invecchiamento e sulla filtrazione del vino. Non mancherà la richiesta di proporre il nome per il vino.
Naturalmente, la scheda è predisposta dall’enologo di Terre Colte, in modo da guidare le persone nella compilazione della scheda fornendo informazioni semplici sulle scelte più appropriate. Al termine dell’iniziativa, a giugno 2009, l’azienda valuterà le schede ricevuta e, attraverso il supporto dell’enologo, provvederà ad assemblare le proposte con maggiori percentuali, realizzando il vino prescelto dalla maggioranza dei partecipanti.
Per quanto riguarda il nome, verrà scelto mettendo a votazione i tre nomi ritenuti più validi.
Per finire, ogni bottiglia prodotta avrà un collarino riportante i nomi di tutti i partecipanti all’iniziativa, al fine di riconoscere ufficialmente a tutti il ruolo di “ENOLOGI” dell’azienda.